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 Oggetto del messaggio: GIUSEPPE E IL SUO AMICO (BAYARD TAYLOR) CAP. 6
MessaggioInviato: lunedì 29 maggio 2017, 0:48 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Il sesto capitolo del romanzo di Taylor è costruito su tre personaggi: Giuseppe è visto in rapporto sia a Miss. Blessing, che adopera nel suoi confronti mezzi di seduzione molto raffinati (che probabilmente non avrebbe adoperato se Giuseppe non fosse stato l’unico proprietario della più bella fattoria di tutta la zona), e l’amico Elwood che tenta di fargli capire che prima di buttarsi in una storia d’amore bisogna conoscere molto bene l’altra persona e bisogna capire qual è la propria strada. Giuseppe, che un’ora prima della festa a stento avrebbe pensato di potersi innamorare di Miss. Blessing, si ritrova, poche ore dopo coinvolto in un rapporto di coppia sostanzialmente non voluto. La seduzione messa in campo da Miss. Blessing e l’amicizia disinteressata di Elwood sono già due modelli di rapporto affettivo: il rapporto tra un ragazzo e una ragazza e il rapporto tra due ragazzi. Va detto subito che Miss. Blessing è un modello molto negativo di femminilità, una manipolatrice che riesce a legare a sé un ragazzo del tutto inconsapevole di quello che sta realmente avvenendo. È abbastanza comprensibile che il romanzo non abbia trovato il favore delle lettrici. Se vogliamo, il primo romanzo omosessuale d’America presenta qui il suo lato debole: la difesa dell’omosessualità si appoggia a qualche vena non trascurabile di misoginia. D’altra parte a metà ‘800, per Taylor, era fondamentale comunicare al giovane lettore omosessuale l’idea che per un gay il matrimonio è la scelta peggiore.

CAPITOLO VI.

IN GIARDINO.

Rachele Miller non era donna da fare qualcosa a metà. Non appena la questione fu definita, si diede anima e corpo ai necessari preparativi. Poteva esserci stata una qualche sorpresa in alcuni quartieri, quando il fatto era stato reso noto tra il vicinato dall'invito di Giuseppe, ma nessuna espressione di quella sorpresa aveva raggiunto la fattoria Asten. La signora Warriner, la madre di Anna, chiamò per chiedere se poteva essere utile, e anche per suggerire, indirettamente, il suo piano per intrattenere la compagnia. Rachele fiutò quest'ultima finalità e fu un po’ più acquietante di quanto avrebbe potuto essere giustificato per la sua coscienza, visto che nel momento stesso in cui stava ascoltando con molta apparente mansuetudine, era mentalmente occupata dai piani per superare la signora Warriner. Inoltre, il Rev. Mr. Chaffinch aveva gentilmente manifestato la sua volontà di essere presente, e il timbro dell'ortodossia più rigorosa era stato pertanto apposto sull'intrattenimento. Si sentiva insieme rassicurata e stimolata, man mano che il tempo si avvicinava , e sorprese persino Giuseppe dicendo: «Se conoscessi meglio Miss. Blessing, lei mi potrebbe aiutare molto a sistemare ogni cosa come si deve. Sembra che ci siano delle volte in cui è utile conoscere qualcosa del mondo.»
«Glielo chiederò!», esclamò Giuseppe.
«Tu, con tutti i pasticci che molto probabilmente combineresti, gli uomini pensano di dover solo accettare di invitare una compagnia, e questo è tutto! Ci sono cento cose da pensare e di quelle si devono preoccupare le donne; tu non potresti nemmeno immaginartele. Per quanto riguarda il fatto di parlare con lei, lei è uno degli invitati, e una cosa del genere non dovrebbe mai succedere.»
Giuseppe non disse altro, ma in silenzio decise di interpellare Miss. Blessing al suo arrivo: ci sarebbe stato ancora tempo. Lei, con il suo meraviglioso istinto, il suo potere di mettere insieme le persone le une con le altre e con l'influenza che aveva già acquisito sulla zia, avrebbe sicuramente visto da che parte la corrente si stava indirizzando e l’avrebbe guidata nella giusta direzione.
Ma, man mano che il giorno si avvicinava, Giuseppe si fece così inquieto e ansioso che sembrava non ci fosse niente di meglio da fare che salire dagli Warriner nella speranza ottenere un breve colloquio con lei, prima del ricevimento.
Fu molto fortunato. Anna era apparentemente molto impegnata con i compiti di famiglia e dopo i primi saluti lo lasciò solo con Miss. Blessing. Aveva previsto un po’ di difficoltà nel comunicarle il suo messaggio e perciò fu molto sollevato quando lei disse: «Adesso, Mr. Asten, vedo dal vostro volto che avete qualcosa di particolare da dirmi: riguarda domani sera, non è vero? Dovreste permettetemi di aiutarvi, se posso, perché ho paura di essere stata, senza capirlo esattamente, la causa di tanta fatica per voi e per vostra zia.»
Giuseppe aprì subito il cuore. Tutto quello che aveva intenzione di dire venne facilmente e in modo naturale alle sue labbra, perché Miss. Blessing sembrava percepire e capire la situazione, e gli venne incontro nella sua brillante e allegra acquiescenza. Quasi prima di rendersene conto, le aveva fatto conoscere ciò che era stato detto e fatto a casa sua. Quanto facilmente lei sciolse i dubbi e le difficoltà assurde che lo avevano tormentato in modo inutile! Quanto, chiaramente, attraverso il suo ottimo istinto femminile, afferrò quelle poche peculiarità della natura di sua zia, che dopo anni di stretta convivenza, lui non era riuscito a definire! Miss. Rachele, disse lei, era insieme timida e inesperta, ed era solo la lotta per nascondere questi difetti coscienti che la faceva sembrare non proprio insignificante ma irregolare nel suo modo di fare. La sua età e il suo carattere, nel vicinato, non le permettevano di apparire incompetente in qualsiasi emergenza; era un orgoglio molto naturale che deve essere trattato molto delicatamente e teneramente.
Giuseppe le avrebbe affidato tutta la questione, a lei, Miss. Blessing? Era una cosa grossa da chiedere, lei lo sapeva, relativamente straniera come era; ma credeva che una donna, quando la sua natura non fosse stata distorta dalle convenzioni della vita, avesse un talento naturale per smussare le difficoltà e rimuovere gli ostacoli per gli altri. I suoi amici le avevano detto che lei aveva questo potere; ed era una cosa molto positiva pensare così. Nel caso in esame, lei era sicura che non avrebbe commesso errori. Si sarebbe impegnata a fare in modo di non apparire una che suggerire qualcosa, ma solo una che dà una mano, in modo tale che Miss Rachele giudicasse da se stessa che altro fosse necessario fare.
«Ora», osservò, in conclusione, «questo suona come una vanità da parte mia, ma spero davvero che non lo sia. Dovere ricordare che in città noi siamo obbligati a conoscere tutte le piccole arti sociali, e gli artifici, temo. Non è sempre una nota a nostro credito, ma il cuore può essere ugualmente mantenuto genuino e incorrotto.»
Lei sospirò e abbassò gli occhi. Giuseppe sentì il fascino crescente di una natura così sincera e così fiduciosa, che faceva costantemente emergere in superficie i segreti dello stesso Giuseppe. La fiducia già stabilita tra loro era del tutto deliziosa, perché il loro senso di reciprocità aumentava man mano che si approfondiva. Si sentì così libero di parlare che non poté misurare l'adeguatezza delle sue parole, ma esclamò, senza prendersi nemmeno un attimo per pensare: «Ditemi, Miss. Julia, non avete suggerito voi questa festa a zia Rachele?»
«Non datemi troppo credito!», rispose lei; «Se ne è parlato e non ho potuto fare a meno di dire che sono d’accordo, ho tanto desiderato rivedervi – tutti - prima di andare via.» «E Lucy Henderson ha avuto qualcosa in contrario?» «Lucy, credo, volesse risparmiare fastidi a vostra zia. Forse non ha pensato che il primo problema era l’inesperienza, e non la mancanza di volontà di intrattenere la compagnia, e molto probabilmente lei ha aiutato a fare emergere questo fatto, proprio sembrando fare opposizione, quindi non dovete arrabbiarvi con Lucy, promettetemelo!» Lei lo guardò con un'espressione irresistibilmente assorta e gli porse la mano, che lui strinse così calorosamente da farle male. Ma lei restituì la stretta e ci fu un attimo di silenzio che Anna Warriner interruppe nel momento giusto.
Il giorno dopo, alla fattoria Asten, tutti i preparativi erano stati portati a termine tranquillamente e con successo prima che arrivassero i primi invitati. Il Rev. Mr. Chaffinch e alcuni altri ospiti appositamente scelti si presentarono nel pomeriggio. Con sorpresa di Giuseppe, gli Warriner e Miss Blessing si unirono a loro rapidamente. In realtà, era un accordo privato che sua zia aveva fatto, al fine di assicurare fin dall’inizio della festa quel servizio che lui aveva intenzione di rendere. Gli era sconosciuta una metà del segreto dell’ambiente sciolto e dell'armonia che sentiva si era realmente stabilita. Cercò segni o indicazioni di della gestione delle cose da parte di Miss Blessing, ma non ne trovò. Le due donne, incontrandosi a metà strada, non avevano bisogno di parole per capirsi, e Miss. Rachele, gradualmente si sentì sicura nel suo ruolo di padrona di casa e sperimentò un senso di trionfo che le era quasi sconosciuto.
Al tavolo della cena Mr. Chaffinch chiese una benedizione con fervore; un grande piatto fragrante di polli stufati con panna fumava davanti alle sue narici e il fatto che lui prendesse la sua quarta tazza di tè rendeva Rachel Miller sommamente felice. Il pasto fu gustato in silenzio, come accade quando c'è molto da mangiare e un vero desiderio e una vera capacità di mangiare; le lingue degli ospiti si scioglievano solo verso il proprio vicino e la soddisfazione li rendeva allegri.
«Ci avete intrattenuto quasi troppo sontuosamente, Miss Miller», disse l’ecclesiastico. «E adesso andiamo fuori nel portico e accogliamo i giovani quando arrivano.»
«Ho veramente bisogno di chiedervi, Mr. Chaffinch», disse lei, «se voi pensate che sia giusto per loro ritrovarsi insieme in questo modo.»
«Decisamente sì!», rispose lui, «cioè, fino a quando la loro conversazione è modesta e appropriata. È facile per le vanità del mondo intrufolarsi, ma noi dobbiamo vigilare, dobbiamo stare attenti. » Rachele Miller si si sedette vicino a lui, vedendo le porte del piacere perfetto aprirsi alla sua mente. Il vestito, il lavoro, l’ippodromo, la letteratura, le scorte di derrate, la politica, hanno il loro fascino per tanti diversi gruppi della razza umana; ma per lei non c'era niente su questa terra così piacevole da raccontare della tentazione, della caduta e del peccato, e del fatto che lei era ancora al sicuro. Il fatto che ci fosse sempre pericolo aggiungeva piacere a quelle sensazioni; si faceva un merito di una vigilanza che in realtà non era stata esercitata.
Gli ospiti più anziani avvicinarono le loro sedie e ascoltarono, dimenticando la dolcezza del tramonto che si estendeva sulle colline lungo la valle. Anna Warriner posò il braccio sulla vita della signorina Chaffinch e la attirò verso il campo falciato oltre il fienile; e nello stesso momento, per un caso fortuito, come sembrava, Giuseppe si trovò accanto a Miss Blessing, in fondo al prato.
Tutte le colline a occidente erano coperte da un'ombra fresca e larga. Una ricca vampata arancione toccava le cime del bosco verso est e si illuminava mentre il cielo sopra di esse si scuriva nel grigio-violaceo del prossimo crepuscolo. La freschezza umida e deliziosa che riempiva il letto della valle lentamente si insinuava lungo gli stretti declivi ramificati e già temperava l'aria intorno a loro. Ogni tanto un uccello cinguettava felicemente da un cespuglio vicino, o il muggito del bestiame si faceva sentire dai campi di pascolo: «Ah!» Sospirò Miss. Blessing, «tutto questo è troppo dolce per durare: devo imparare a farne a meno.» Lei lo guardò rapidamente e poi guardò altrove. Negli occhi di lei sembrava che ci fossero lacrime. Giuseppe stava per parlare, ma lei gli posò la mano sul braccio. «Silenzio!» disse lei; «Aspettiamo finché la luce non sia scomparsa.»
Il bagliore si era ritirato sulle vette delle colline lontane, ornandole con un sottile e meraviglioso splendore. Ma era solo un fatto momentaneo. Il momento successivo si spezzò sui rami inferiori irregolari e poi scomparve, come fosse spazzato via da una brezza venuta con l'improvviso sollevarsi del cielo. Lei si voltò in silenzio e camminarono lentamente insieme verso la casa. Al cancello del giardino lei si fermò:
«Quel superbo viale di bosso!» Esclamò; «Devo vederlo di nuovo, se non altro per dirgli addio.» Entrarono nel giardino e in un attimo il fitto muro verde, che emanava un profumo seducente per il cuore e ai sensi, li nascose dalla vista e quasi all’ascolto, degli ospiti sul portico. Guardando attraverso l'apertura sud del viale, sembravano soli nella valle in quella sera. Il cuore di Giuseppe batteva veloce e forte; era cosciente di una paura selvaggia, così fusa con il piacere, che era impossibile separare le due sensazioni. La mano di Miss. Blessing era sul suo braccio, e lui credeva che quella mano tremasse.
«Se la vita fosse così bella e pacifica come questa serata», sussurrò lei finalmente, «non dovremmo cercare la verità e la simpatia: potremmo trovarle ovunque.» «Non pensate che le si debba trovare?», chiese lui.
«Oh, in quanto pochi cuori potreste trovarla! Posso dirvi, e non mi fraintenderete, che fino a poco tempo fa ero soddisfatta della vita, per come la trovavo: pensavo che significasse divertimenti, vestiti e pettegolezzi e i comuni doveri quotidiani, ma adesso, adesso vedo che è l'unione di anime affini!»
Lei strinse entrambe le mani sul braccio di lui mentre parlava e si sporse leggermente verso di lui, come se si allontanasse dal mondo squallido e senza riparo. Giuseppe sentì tutto ciò che quell'azione esprimeva e rispose con voce instabile:
«Eppure, con una natura come la vostra, le troverete certamente.» Lei scosse la testa tristemente e rispose: «Ah, una donna non può cercare. Non ho mai pensato di poter dire a qualsiasi essere umano che ho cercato o aspettato una risposta. Non so perché lo dovrei dire adesso. Cerco di essere me stessa, come sono veramente, con tutte le persone; ma sembra impossibile: la mia natura si allontana da alcuni e viene attirata verso altri. Perché accade questo? Qual è il mistero che ci circonda?»
«Credete», chiese Giuseppe, «che due anime possano essere così unite che posano concedere la piena conoscenza di loro stesse l’una all’altra, come facciamo necessariamente davanti a Dio?»
«Oh», mormorò lei, «è il mio sogno! Pensavo di essere la sola a nutrirlo! Potrà mai essere realizzato?»
Il cervello di Joseph si mise in moto: la liberazione che aveva invocato sbocciò alla vita e lo ha spinse in avanti: le parole vennero alle sue labbra, senza che lui sapesse come
«Se è il mio sogno è anche il vostro, se entrambi siamo arrivati alla fede e alla speranza che non troviamo in nessun altro e che da sole soddisferanno le nostre vite, non è forse un segno che il sogno è finito e la realtà è cominciata? »
Lei nascondeva il viso tra le mani. «Non mi tentate con quello a cui avevo rinunciato, a meno che non possiate insegnarmi a credere di nuovo?» Esclamò lei.
«Io non vi tento», rispose lui con ansia, «io tento me stesso. Credo. » Lei si voltò all'improvviso, gli posò una mano sulla spalla, alzò il viso e guardò nei suoi occhi con un'espressione di passione e di gioia. Tutto il suo atteggiamento aveva il respiro della pausa dell'onda che sembra solo esitare un istante prima di gettarsi sulla spiaggia che l’aspetta. Giuseppe non aveva nessuna difesa, non sapeva nulla, non sognava nulla. Gli occhi bruno pallido, ora scuri, profondi e quasi pieni di lacrime, lo attirarono con forza irresistibile: il senso del suo proprio io timidamente reticente era svanito, sciolto nella forza di un istinto che lo possedeva corpo e anima, che lo piegava più vicino alla lieve forma che gli faceva tendere le braccia per rispondere al suo appello e lo lasciò, dopo un momento di vertigine, con la testa di Miss Blessing sul suo petto.
«Vorrei morire adesso», mormorò lei: «Non potrò essere un'altra volta così felice.»
«No, no», disse lui, piegandosi su di lei, «Vivi per me!»
Lei si rialzò, E lo baciò ancora e ancora, e questa franca, quasi infantile perfidia del cuore di lei sembrava richiedere a Giuseppe la resa totale del suo cuore. Lui le restituì le carezze con uguale calore, e il crepuscolo si approfondì intorno a loro, mentre stavano in piedi, sempre mezzi abbracciati. «Posso farti felice, Giuseppe?» «Julia, sono già più felice di quanto mai avessi pensato che fosse possibile.»
Con un improvviso impulso si allontanò da lui. «Giuseppe!» Sussurrò lei, «Ti ricorderai sempre che vita fredda, egoista, mondana è stata la mia? Tu non mi conosci, non puoi capire di quale scuola ho ricevuto gli insegnamenti. Ti dico, adesso, che ho dovuto Imparare l'astuzia, l'artificio e l'equivoco. Io sono scura accanto a una natura così pura e buona come la tua! Se tu mai dovessi imparare ad odiarmi, comincia adesso, Riprenditi il tuo amore: ho vissuto così a lungo senza l'amore di un nobile cuore umano, che posso vivere così fino alla fine!»
Lei si coprì di nuovo il viso con le mani, e il suo corpo indietreggiò come se temesse un colpo mortale. Ma Giuseppe la riportò indietro sul suo petto, toccato e persino umiliato da una tale auto-accusa. In quel momento lei alzò lo sguardo: aveva gli occhi umidi e disse con un sorriso pieno di pietà: «Credo che tu mi ami.»
«E io non ti abbandonerò», disse Giuseppe, «anche se tu fossi piena di male come sono io stesso.»
Lei rise e accarezzò la sua guancia: tutto il suo modo di fare sincero, luminoso e vincente ritornò immediatamente. Poi cominciarono quelle espressioni reciproche di beatitudine, che sono così inesauribilmente fresche per gli amanti e così infinitamente monotone per tutti gli altri; e Giuseppe, smarrito per il tempo, il luogo e le circostanze, le avrebbe prolungate fino alla notte, se non fosse stato per l'autocontrollo ormai ritornato di Miss. Julia.
«Sento le ruote», ammonì lei; «gli ospiti della sera stanno arrivando, e si aspetteranno che tu li riceva, Giuseppe, e la tua cara, buona, vecchia zia mi cercherà. Oh, il mondo, il mondo! Noi dobbiamo rinunciare a tutto questo e fare come se non ci fossimo mai incontrati. Sarò selvaggio se non mi darai tu un esempio di autocontrollo. Permettimi di guardarti una volta, una visione piena, preziosa e perfetta, da portare nel mio cuore per tutta la sera!» Poi si guardarono reciprocamente in viso, e guardare non bastava, e le loro labbra, senza l'uso di parole, pronunciarono un temporaneo addio. Mentre Giuseppe si affrettò verso il fondo del prato, per incontrare il flusso degli ospiti che si avvicinavano riempiendo il viale, Miss. Julia, nel punto più alto del giardino, raccolse delle foglie di amaranto per farne una corona che stesse bene sulla sua capigliatura, e cantava con una voce abbastanza forte da poter essere ascoltata dal portico: - «Sii sempre felice, leggera come sei, orgoglio del cuore del pirata!» [Pirates’ Chorus – Balfe - 1885]. Tutti quelli che erano stati invitati e un bel numero di quelli che non erano stati invitati, avvalendosi delle semplici abitudini della società di campagna, giunsero alla fattoria Asten in quella serata. Giuseppe, come padrone di casa, a volte sembrava un po’ confuso e agitato, ma il suo volto era florido, i suoi occhi azzurri brillavano e anche le sue più vicine conoscenze si stupivano del coraggio e della cordialità con cui svolgeva le sue funzioni. La presenza di Mr. Chaffinch manteneva la gioia della compagnia entro limiti del decoro; forse il numero di gruppetti di persone sembrava formare troppi circoli distinti o troppe atmosfere separate per parlare, ma quei circoli si dissolvevano facilmente, o si scambiavano persone tra loro. Rachele Miller non era incline a fare la parte di un detective morale nella casa che gestiva; non notò nulla che il più stretto senso della opportunità avrebbe potuto condannare.
All’inizio della serata, Giuseppe incontrò Lucy Henderson nella sala. Non poté notare il profondo cambiamento nel suo volto; notò soltanto che il suo modo di fare non era così attraente come di solito. Tuttavia, incrociando i suoi occhi, sentì il sangue che assurdamente correva verso le sue guance e le sue sopracciglia, la sua lingua esitava e balbettò. Questa mancanza di padronanza di sé lo indispettì; non riusciva a spiegarla; e tagliò corto il dialogo andandosene via all'improvviso.
Lucy si voltò a metà e lo guardò, con un'espressione più di sorpresa che di dolore. Mentre lo faceva, sentì che un occhio la guardava, e con un grosso sforzo entrò nella stanza senza incontrare la faccia di Elwood Withers.
Quando la compagnia si sciolse, Miss. Blessing, costretta a partire con gli Warriners, trovò un’occasione per sussurrare a Giuseppe: «Vieni presto!» Ci fu una lunga e fervida stretta di mano sotto il suo scialle, e poi il carro si allontanò. Non poté vedere come la sua mano passò a quella di Anna Warriner, che ricevette da lui una stretta che trasmise un'intera narrazione alla mente di quella giovane signora. I doveri di Giuseppe verso i suoi numerosi ospiti gli impedivano di prestare molta attenzione ad Elwood durante la serata; ma quando gli ultimi ospiti si preparavano a partire, si rivolse ad Elwood, consapevole di una sensazione di amicizia più tenera di quanto avesse mai sentito prima, e lo pregò di rimanere per la notte. Elwood teneva in mano una lanterna, con la quale aveva esaminato l'imbracatura di una carrozza che si era appena allontanata e lasciò cadere la luce della lanterna sul volto di Giuseppe. «Dici sul serio?» Chiese: «Non ti capisco, Elwood.» «Forse sono io che non capisco me stesso.» Ma un attimo dopo rideva, e poi aggiunse, nel suo tono solito: «Non importa, rimarrò.» Occuparono la stessa stanza; nessuno dei due sembrava incline a dormire. Dopo che ebbero parlato della compagnia in un modo che entrambi percepirono come impacciato e meccanico, Elwood disse: «Sai qualcosa in più sull'amore, adesso?»
Giuseppe rimase in silenzio, discutendo fra sé se dovesse confidare il meraviglioso segreto. Elwood si alzò improvvisamente nel suo letto, si chinò in avanti e sussurrò: «Lo vedo, non c’è bisogno che tu risponda: è Lucy Henderson?» «No; oh, no!» «Lei lo sa? La tua faccia ha raccontato un certo tipo di racconto quando l'hai incontrata stanotte.» «Lei non c’entra, proprio non c’entra!» esclamò Giuseppe: «Spero di no», disse Elwood tranquillamente: «Io l'amo.» Con un balzo Giuseppe attraversò la stanza e si sedette sul bordo del letto dell'amico. «Elwood!» Esclamò «e sei felice anche tu! Adesso posso dirti tutto, è Julia Blessing!»
«Ah! Ah!» Elwood rise, una breve, amara risata, che sembrava indicare altro che felicità. «Perdonami, Giuseppe!» Aggiunse, «ma c'è una certa differenza tra un guanto e un anello. Tu avrai una cosa mentre io ho l'altra. Avevo pensato per un po’ di tempo che tu ti interponessi tra Lucy e me; ma suppongo che la delusione renda gli uomini stupidi.»
Qualcosa nel petto di Giuseppe sembrava fermare il caldo diluvio dei suoi sentimenti, ma solo dopo una lunga pausa poté balbettare: «Ma io non sono come te.»
«E forse nessuno lo è, tranne me stesso. Non ne parliamo più; ci sono molte strade contorte che finiscono per portare alla strada giusta. Ma tu - non riesco proprio a capire. Come ha fatto lei - sei arrivato ad amarla?» «Non lo so; a malapena lo pensavo, fino a questa sera.»
«Allora, Giuseppe, vacci piano e cerca di capire quale sia la tua strada. Non sono io che posso dare consigli, dopo quello che è successo a me; ma forse conosco le donne un po’ più di te. È meglio avere una conoscenza più lunga di quella che hai avuto tu; un ragazzo non può sempre distinguere un capriccio improvviso da un amore che ha la presa della morte.»
«Ora posso rivolgere le tue parole contro di te, Elwood, perché tu hai cercato di dirmi che cosa è l’amore.»
«L’ho fatto; e prima che ne conoscessi anche solo la metà. Ma andiamo, Giuseppe: promettimi che non permetterai che Miss. Blessing venga a sapere tutto quello che provi fino a quando ...»
«Elwood», lo interruppe Giuseppe senza fiato, «Già lo sa, ora! Stavamo insieme questa sera.» Elwood cadde all’indietro sul cuscino con un gemito: «Io sono un ben misero amico per te», disse: «Voglio augurarti gioia, ma non posso, non questa notte. Il modo in cui le cose funzionano in questo mondo mi mette in imbarazzo in modo totale. Niente va come dovrebbe, e se non mi prendessi la testa in mano e non la tenessi girata in direzione della luce a viva forza, vedrei solamente oscurità, morte e inferno.»
Giuseppe ritornò al suo letto, e si stese in silenzio. C'era un gelo sottile nel cuore della sua felicità, che il ricordo di tutto lo splendore di quella scena tenera in giardino non poteva scongiurare.



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