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 Oggetto del messaggio: GIUSEPPE E IL SUO AMICO (BAYARD TAYLOR) CAP. 10
MessaggioInviato: domenica 9 luglio 2017, 19:03 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Nel decimo capito del romanzo “Joseph and his friend” Bayard Taylor mostra le insicurezze di Joseph. Il suo amico Elwood “stranamente” non comprende come abbia fatto Joseph a innamorarsi di Miss. Blessing; cerca di farlo ragionare, gli fa capire che i suoi comportamenti non sono da innamorato, Joseph lo tratta con amicizia ma è convinto che a Elwood Miss. Blessing non piaccia. Joseph invita allora Philip al matrimonio col ruolo di migliore amico, ma Philip fa presente che tra lui e la famiglia Blessing ci sono stati dei problemi e che quindi i Blessing potrebbero non gradire la sua presenza. Philip non chiarisce che tipo di problemi, dice solo che non riguardano personalmente Julia, ma consiglia a Joseph di sottoporre la questione agli stessi Blessing. Miss. Julia risponde con ritardo rimanendo sulle generali, ma lascia capire che l’amicizia tra Joseph e Philip non è gradita alla famiglia Blessing. Joseph va in città per incontrare Miss. Julia. Tutta la famiglia è coinvolta nei preparativi e non c’è veramente modo di spiegarsi. Nella stessa serata Joseph va a trovare Philip nella sua camera da scapolo. Joseph gli racconta la storia del suo innamoramento per Julia, ma Philip gli dice cose che hanno il sapore di una dichiarazione d’amore e alla fine restano a stringersi le mani in silenzio. In sostanza, agli occhi di Joseph comincia a profilarsi un rapporto di amicizia-amorosa e di complicità omosessuale lontanissimo dai ritualismi sociali della famiglia Blessing.
__________

CAPITOLO X.
IL DESTINO SI AVVICINA.

Mancavano solo due mesi al momento stabilito per il matrimonio e le giornate scorrevano rapidamente. Alcune righe arrivarono a Joseph da Philip Held, che annunciavano che era soddisfatto della forgia e della fornace, e che la vendita si sarebbe senza dubbio realizzata in poco tempo. Ma Held non prevedeva comunque di assumere l’incarico dei lavori prima di marzo e dava quindi a Joseph il suo indirizzo in città, con la speranza che quest'ultimo andasse a trovarlo o gli scrivesse.

La domenica dopo l'incidente, Elwood Withers venne alla fattoria. Sembrava che si fosse invecchiato nel breve periodo che era trascorso da quando si erano incontrati l'ultima volta; dopo la sua vera gioia iniziale per la salvezza e il recupero di Joseph, Elwood ricadde in uno stato d’animo silenzioso ma non ostile. I due giovani si arrampicarono sulla lunga collina dietro la casa e si sedettero sotto una nobile quercia sulla cima della collina, da dove si godeva di una bella vista della valle per molte miglia verso sud.

Parlarono meccanicamente, per un po’, della stagione, dei raccolti e degli altri argomenti che gli agricoltori non smettono mai di discutere; ma entrambi sentivano l'urgenza di temi più importanti e, tuttavia, erano lenti nell’avvicinarsi a quei temi. Finalmente Elwood disse: «Il tuo destino ormai è stabilito, suppongo?»
«È almeno combinato» rispose Giuseppe. «Ma non riesco a rendermi conto che tra due mesi sarò un uomo sposato.»

«Il tempo ti sembra lungo?»

«No,» rispose Joseph innocentemente; «È molto breve».

Elwood voltò la testa per nascondere un sorriso malinconico, qualche minuto prima di parlare di nuovo.

«Joseph,» disse allora, «sei sicuro, abbastanza sicuro di amarla?»

«Io la devo sposare».

«Non intendevo dire nulla di scortese», osservò Elwood con un tono dolce. «Il mio pensiero era questo: se tu dovessi mai trovare un amore ancora più forte che cresce in te, qualcosa che renderebbe il calore che tu senti adesso come il ghiaccio a paragone di esso, come potresti combatterlo? Mi sono posto questa domanda al posto tuo. Non penso di essere molto diverso dagli uomini dal cuore tenero, tranne che io mantengo la tenerezza del mio cuore così ben nascosta che poche persone la conoscono, ma se fossi al tuo posto, a due mesi dal matrimonio con la ragazza che amo, sarei infelice!»

Joseph si voltò verso di lui con i grandi occhi stupefatti.

«Infelice per la speranza e la paura» continuò Elwood; «Devo temere la febbre, il fuoco, l'omicidio, i tuoni! Ogni ora del giorno dovrei temere che qualcosa si possa insinuare tra noi, dovrei aggirarmi intorno alla sua casa ogni giorno, per essere sicuro che fosse viva! Dovrei prolungare il tempo negli anni e tutto perché sono un pazzo totalmente deluso e dal cuore tenero!»

L'espressione triste e ardente dei suoi occhi toccò Giuseppe nel cuore. «Elwood,» disse, «vedo che non è in mio potere di confortarti, se ti do dolore inconsapevolmente, dimmi come evitarlo! Volevo chiederti di stare accanto a me quando sarò sposato, ma ora devi considerare i tuoi sentimenti nel rispondere, non i miei. Lucy non è probabile che ci sia».

«Non farebbe nessuna differenza» rispose Elwood. «Pensi che sia un dolore per me vederla, perché sembra che io l’abbia perduta? No, sono sempre un po’ incoraggiato quando ho la possibilità di misurarmi con lei e di indovinare, talvolta una cosa e talvolta l’altra – che cosa ha bisogno di trovare in me. La forza della volontà non serve a nulla, quanto alla fedeltà, ciò che vale non può essere mostrato, a meno che non spunti fuori qualcosa per provarla. Comunque faresti meglio a non chiedermi di essere il tuo testimone. Né la signorina Blessing né la sorella ne sarebbero eccessivamente soddisfatte».

«Perché dici così?» Chiese Joseph; «Tu e Julia vi conoscete bene, e lei è sempre stata gentile con te».

Elwood era silenzioso e imbarazzato. Poi, riflettendo che quel silenzio, in quel momento, poteva esprimere più di un discorso, disse: «Ho un’idea nella mia testa, forse è una cosa sciocca, ma è lì. Ho parlato un bel po’ con Miss. Blessing, è vero, eppure non sento di conoscerla nemmeno un po’. Il suo modo di trattarmi era molto amichevole, eppure non credo di piacerle.»

«Bene!» Esclamò Giuseppe, con una risata forzata, anche se era molto infastidito:

«Non avevo mai pensato che tu avessi un’immaginazione così viva. Perché non sei sincero e ammetti che è a te che lei non piace? Mi dispiace, perché Julia sarà qui molto presto come mia moglie. Non c'è nessun altro cui possa chiederlo, a meno che non sia Philip Held ...»

«Held! Certamente si è preso cura di te, sono stato a Coventry il giorno dopo, e ho visto qualcosa di lui». Con queste parole Elwood si rivolse verso Joseph e lo guardò in faccia: «Avrà un incarico lì tra pochi mesi, lo sento dire», disse poi, «e credo che sia un po’ una bella fortuna per te. Ho scoperto che ci sono uomini, tutti, forse, così onesti e schietti come devono essere, ma due di loro parleranno a livelli diversi e non si capiranno mai completamente, mentre altri due spontaneamente parleranno tenendosi proprio esattamente allo stesso livello e non si perderanno mai. Ora, Held è il tipo di quegli uomini che possono cogliere qualcosa nella mente dell'uomo con cui stanno parlando; è un dono che deriva dall'essere sbattuto nel mondo tra tutte le classi di persone. Ciò che impariamo qui, sempre tra le stesse persone, non è il destino.» «Allora pensi che dovrei chiederglielo?» Disse Joseph, non comprendo pienamente tutto ciò che Elwood intendeva esprimere. «È uno di quegli uomini di cui ti puoi fidare se gli chiedi di fare qualsiasi cosa. Fai di lui un portavoce di un comitato per ricevere il presidente, fanne l’arbitro in una causa legale, il sovrintendente di una squadra ferroviaria, il leader in una riunione di preghiera (se lui fosse d’accordo), o qualsiasi altra cosa e se la caverà benissimo come se fosse abituato a quella cosa da sempre! Basta per te che io non conosco i modi di fare della città mentre lui li conosce; è considerato peggiore, a quanto ho sentito, fare un errore in società che commettere un vero peccato.»

Si alzò, e si affrettarono giù per la collina insieme. L’argomento fu tranquillamente lasciato cadere, ma, ciò non di meno, le menti di entrambi ne erano comunque occupate. Sentivano l'agitazione e la pressione di nuove esperienze, che erano arrivate all'uno attraverso una delusione e all'altro attraverso il successo. Non erano passati ancora tre mesi da quando cavalcavano insieme al crepuscolo verso casa Warriner e già la vita si stava aprendo davanti a loro, ma quanto diversamente! Joseph si sforzò di dimostrare la più gentile tolleranza verso l'umore dell'amico e di persuadere se stesso che i suoi sentimenti fossero invariati. Elwood, comunque, sapeva che un’ombra era caduta tra di loro: non era altro che la nuvola del suo grande tormento: lui conosceva anche il costo della propria giustificazione davanti a Joseph e pregò che non se ne presentasse mai l’occasione.

Quella sera, accomiatandosi, disse: «Non so se volevi avere sapere qualcosa della circolazione della notizia del tuo fidanzamento; ma suppongo che Anna Warriner ne abbia sentito parlare, e questo significa ...»

«Parlarne a tutto il quartiere, vero?» Joseph rispose: «Allora il danno è già fatto, se è un danno. È dunque bene che il giorno sia stato stabilito: il vicinato non avrà molto tempo per i pettegolezzi.»

Sorrise con tanta franchezza e allegria, che Elwood afferrò la sua mano, e con le lacrime agli occhi, disse: «Non avere niente contro di me, Joseph. Sono sempre stato onestamente tuo amico e desidero continuare ad esserlo.»

Andò quella sera in un casale dove sapeva che avrebbe trovato Lucy Henderson.

Lei sembrava pallida e affaticata, pensò lui, forse la sua presenza era diventata una limitazione. Se era così, lei doveva sopportare la sua scortesia: lasciarla andare era l'unico sacrificio che lui non poteva fare, perché si sentiva sicuro che il suo rapporto con lei dovesse finire con l'odio o con l'amore. L’unica cosa di cui era veramente certo era che tra loro non sarebbe potuta esistere nessuna forma calma e compiacente di amicizia.

Non molto tempo prima uno della famiglia gli aveva chiesto se avesse sentito la notizia; sembrava che ne avessero già discusso, e il suo arrivo ravvivò il flusso dei discorsi. Nonostante la sua determinazione, trovava impossibile guardare Lucy mentre le diceva il più semplicemente possibile che Joseph Asten sembrava molto felice della prospettiva del matrimonio, che era abbastanza grande da prendere moglie e che se Miss. Blessing si fosse adattata alle abitudini della campagna, loro avrebbero potuto andare avanti molto bene insieme. Ma più tardi, la sera, colse l’occasione per dirle: «Nonostante quello che ho detto, Lucy, non mi sento abbastanza a mio agio per il matrimonio di Joseph. Tu che ne pensi?»

Lei sorrise debolmente, mentre rispondeva: «Alcuni dicono che le persone sono attratte dal fatto che non si somigliano. Questo mi sembra un caso del genere; ma sono liberi di scegliersi i loro destini.» «Non c'è un modo per convincerlo – per convincerli - ... a rinviare? »

«No!» Esclamò lei con insolita energia, «assolutamente nessuno!»
Elwood sospirò, eppure si sentì sollevato.

Joseph non perse tempo e scrisse a Philip Held, annunciandogli che il suo matrimonio era ormai prossimo e supplicandolo – scusandosi molto per il fatto di chiedergli una simile manifestazione di fiducia dopo una conoscenza così breve - di assumere il ruolo dell'amico più vicino, se non c'erano altre ragioni private che glielo impedivano. Dopo cinque giorni arrivò la seguente risposta:

- Caro Asten: - Ti ricordi quella curiosa, vorticosa sensazione di cadere, quando la carrozza del treno oscillava sul bordo del terrapieno? Ho provato di nuovo quella sensazione leggendo la tua lettera, perché mi hai sorpreso oltre misura, non per la tua richiesta, perché è proprio quello che avrei dovuto aspettarmi da te, e anche adesso, come se ci conoscessimo da vent'anni, così le tue scuse sono la sola cosa che non va - Ma sto ingarbugliando le mie frasi, voglio dirti quanto volentieri ricambio il sentimento che ti ha indotto a farmi la richiesta, ma anche quanto sono imbarazzato per il fatto che non posso dire senza condizioni: «Sì, con tutto il mio cuore!» La mia grande sbalorditiva sorpresa è di sapere che stai per sposarti con la signorina Julia Blessing, una giovane signora che una volta ho conosciuto. E l'imbarazzo è questo: l’ho conosciuta in circostanze (in cui comunque lei non era personalmente implicata) che potrebbero rendere ora la mia presenza, come migliore amico dello sposo, non gradita alla famiglia: almeno è il mio dovere e anche tuo, se tu desideri ancora che io stia accanto a te - lasciare che la signorina Blessing e la sua famiglia decidano la questione. Le circostanze cui mi riferisco riguardano piuttosto loro che me. Penso che la cosa migliore da fare sia semplicemente informarli della tua richiesta e della mia risposta, e aggiungo che sono completamente pronto ad accettare qualunque alternativa loro preferiscano.

Ti prego di non pensare che ho trattato la tua prima lettera maleducatamente. Mi dispiacerebbe molto di più di quanto tu possa immaginare se succedesse così. Probabilmente arriverai in città un giorno prima del matrimonio e insisto che tu condivida in ogni caso il mio appartamentino da scapolo. Sempre tuo amico, Philip Held.

Questa lettera gettò Joseph in una nuova perplessità. Philip un ex conoscente dei Blessing! Prima, ma non ora; e quali sarebbero potute essere quelle misteriose "circostanze", che avevano interrotto così seriamente il loro rapporto? Era piuttosto inutile fare congetture; ma non riuscì a resistere alla sensazione che un'altra ombra pendesse su qualche aspetto del suo futuro. Forse aveva esagerato l’inspiegabile antipatia di Elwood verso Julia, che era stata solo implicita, non dichiarata; ma qui c’era un vero prendere la distanze da parte dell'uomo che gli era diventato così improvvisamente vicino e caro. Non pensò assolutamente di sospettare Philip di qualche colpa; Il candore e il calore allegro della lettera avevano dato gioia al suo cuore. Non c'era evidentemente niente di meglio da fare che seguire i consigli contenuti nella lettera e lasciare la questione alla decisione di Julia e dei suoi genitori.

La risposta di lei non arrivò a giro di posta, e nemmeno fino a quasi una settimana dopo; durante quell'intervallo lui si tormentava immaginando i motivi peggiori del suo silenzio. Quando la lettera finalmente arrivò, ebbe qualche difficoltà nel comprenderne l’importanza:

«Caro Giuseppe,» diceva lei, «dovresti davvero perdonarmi per aver messo così a lungo alla prova la tua pazienza. La tua lettera era così inaspettata, - intendo dire il suo contenuto -, e sembra che mamma e papà e Clementina non sarebbero mai d'accordo su cosa sarebbe meglio fare. Su questa faccenda, non posso dire che siano d'accordo ora: non sapevamo che tu fossi un amico intimo di Mr. Held (non riesco a pensare come possiate esservi conosciuti!) e sembra che questo fatto possa riaprire vecchie ferite, nessuna delle mie, per fortuna, perché non ho nessuna ferita. Dato che Mr. Held lascia la faccenda nelle nostre mani, c'è, capirai, ancora più necessità che noi siamo prudenti. Mamma pensa che lui non ti abbia detto nulla sul caso sfortunato, altrimenti avresti espresso un'opinione. Non potrai mai sapere quanto mi faccia felice la tua fedeltà, ma l’ho sentita dal primo momento che ci siamo incontrati.
Mamma dice che nei matrimoni molto privati (papà li chiama informali) non ci devono essere damigelle d’onore o amici dello sposo. La signorina Morrisey si è sposata in quel modo, non molto tempo fa; è vero che lei non è della nostra cerchia, e a rigore non appartiene a una delle migliori famiglie (questa è l’opinione di mamma, non la mia, perché capisco l'insolenza della società); ma noi potremmo benissimo fare altrettanto. Papà avrebbe gradito un ricevimento dopo; vuole invitare l’Esattore, il Sovrintendente e il Certificatore. Clementina ora non dirà nulla, ma so che cosa pensa, e lo sa anche mamma; comunque, il signor Held si è così allontanato dalla vita cittadina che non è una cosa importante. Suppongo che tutto debba ora essere piuttosto vago nella sua memoria; non mi scrivi molto di quello che ti ha riferito. Quanto è strano che lui possa essere tuo amico! Dicono che il mio vestito è bello, ma sono sicura che mi piacerebbe anche una mussola semplice. Potrò respirare liberamente solo quando tornerò alla quiete della campagna (e alla tua - alla nostra affascinante casa, e alla cara, buona zia Rachel!) e lontano da tutte queste forme convenzionali. Mamma dice che se c'è un amico dello sposo dovrebbero essercene due; sia questa una cosa molto semplice, o secondo l'usanza. In una questione talmente delicata, forse, il signor Held sarebbe competente a decidere tanto quanto noi; Almeno sono abbastanza disposta a lasciare la faccenda al suo giudizio. Ma quanto è insignificante tutta questa discussione, rispetto all'importanza della giornata per noi! Ora il giorno si sta avvicinando molto, ma non ho dubbi, perché confido in te totalmente e per sempre!»

Dopo aver letto la lettera con tanta freddezza quanta gliene era possibile, Joseph ne dedusse tre cose: che la sua conoscenza con Philip Held non era del tutto gradita alla famiglia Blessing, che loro preferirebbero lo stile più semplice per il matrimonio, e questo era in consonanza con i suoi gusti, e che Julia si aggrappava a lui come a un liberatore dai condizionamenti verso i quali la sua natura aveva ben poca simpatia. L’incoerenza di lei, lui pensava, derivava da un’agitazione che lui poteva capire molto bene, e la sua risposta era intesa a calmarla e incoraggiarla.

Era difficile far sapere a Philip che i suoi servigi non sarebbero stati necessari, senza implicare l'esistenza di un sentimento ostile verso di lui; e Joseph quindi accettò ancora più prontamente il suo invito. Era sicuro che la misteriosa difficoltà non riguardava Julia, anche se fosse stato così, non avrebbe dovuto certamente fare violenza ad un’amicizia così bene accetta, senza un motivo. Le giornate di settembre trascorsero velocemente, non con la persistente e passionale incertezza di cui parlava Elwood Withers, ma quasi troppo veloci. Nella fretta della preparazione, Joseph non aveva quasi il tempo di guardare al di là del prossimo evento e di stimarne le conseguenze. Era troppo ignorante di sé sesso per dubitare: la sua coscienza era troppo pura e perfetta per ammettere la possibilità di cambiare il corso del suo destino. Qualunque fosse stato il pettegolezzo del vicinato, non ne sentì nulla che non fosse gradevole. Sua zia era riconciliata interamente con una moglie che non avrebbe immediatamente, e probabilmente per lungo tempo, interferito con la sua autorità; e le ombre sollevate dai due uomini che amava di più sembravano infine essere gettate accidentalmente da nuvole oltre l'orizzonte della sua vita. Questo era il pensiero a cui si aggrappava, malgrado una vaga apprensione completamente priva di forma, che sentiva in agguato da qualche parte nel fondo del suo cuore.

Phillip lo incontrò al suo arrivo in città e dopo averlo portato nel suoi grazioso appartamento, in una casa che si affacciava su una delle piazze alberate, lo mandò bonariamente a casa Blessing, con l’avvertimento di tornare prima che la serata fosse completamente trascorsa. La famiglia era nella piena agitazione dei preparativi e, sebbene fosse accolto con cordialità, sentiva che per tutti, salvo che per Julia, lui era meno interessante degli uomini che arrivavano ogni quarto d'ora, portando mazzi di fiori e cucchiai d'argento con biglietti allegati, e scatole di cartone contenenti torte colorate. Anche della compagnia di Julia gli era permesso di godere solo in piccola parte; veniva continuamente chiamata da sua madre o da Clementina, per consultarsi su qualche indescrivibile rifinitura del vestito. Mr. Blessing era occupato nel seminterrato, con l'ispezione di varie ceste. Venne in salotto per salutare Joseph, al quale strinse entrambe le mani, con frasi così incoerenti che Julia alla fine si mise in mezzo. «Non devi dimenticare, papà,» disse, «che l'uomo sta aspettando: Joseph ti scuserà, lo so». Lei lo seguì nel seminterrato, e non tornò più. Joseph se ne andò presto la sera, incoraggiato dalle parole di Julia: «Non possiamo lamentarci di questa confusione, perché è per noi, ma saremo più felici quando sarà finita, o no?» Lui le diede un bacio di conferma e tornò alla stanza di Philip.

Quel gentiluomo era comodamente disteso in una poltrona, con un libro e un sigaro. «Ah!» Esclamò, «non trovi che una casa è più confortevole una sera qualunque più che quella prima del matrimonio?» «C'è una compensazione» disse Joseph; «tutto questo mi permette di trascorrere due o tre ore con te.» «Prenditi quell'altra poltrona e dimmi come è successo tutto questo. Vedi che ho già la curiosità di un tuo vicino.» Ascoltò seriamente mentre Joseph riferiva la storia del suo amore, occasionalmente facendo una domanda o facendo un'osservazione suggestiva, ma così dolcemente che sembrava che fosse come un aiuto. Quando tutto fu detto, si alzò e cominciò a camminare lentamente su e giù per la stanza.

Joseph desiderava chiedere a sua volta una spiegazione delle circostanze menzionate nella lettera di Philip, ma un dubbio frenava la sua lingua. Come in risposta al suo pensiero, Philip si fermò davanti a lui e disse: «Ti devo la mia storia, e tu l’ascolterai tra un po’, quando ti potrò dire di più. Ero un giovane di venti anni quando conobbi i Blessing, e non attribuisco la minima importanza, adesso, a tutto ciò che è accaduto. Anche se lo avessi fatto, Miss. Julia non vi avrebbe avuto alcun ruolo. Mi ricordo di lei chiaramente; era allora della mia età, o di un anno o due più grande; ma il suo è un volto che non cambia anche nel lungo periodo». Joseph fissò in silenzio il suo amico, ricordando l'età di quest'ultimo, ed fu sorpreso dall'aritmetica involontaria che gli rivelò l’età di Julia: era una cosa inaspettata, sgradita, ma inevitabile.

«Il padre era stato fortunato in alcune delle sue “operazioni”», continuò Philip, «ma non credo che la cosa sia durata a lungo. Non mi meraviglio affatto che lei sia arrivata a preferire una tranquilla vita di campagna a quagli alti e bassi che la famiglia aveva conosciuto. Generalmente, una donna non si adatta così facilmente ad un cambiamento di ambiente come uomo: dove c'è amore, tuttavia tutto è possibile.» «C'è! C'è!» esclamò Joseph, confermando il fatto a se stesso quanto al suo amico. Si alzò e si fermò accanto a lui.

Philip lo guardò con occhi severi e teneri:

«Che cosa posso fare?» disse.

«Che cosa dovresti fare?» Chiese Joseph.

«Questo!» Esclamò Philip, posando le mani sulle spalle di Joseph, «questo, Joseph! Posso esserti più vicino di un fratello. So che sono nel tuo cuore come tu sei nel mio. Non c'è nessuna fiducia tra noi che abbia bisogno di essere limitata, non c'è verità troppo segreta da essere velata. L'amicizia perfetta di un uomo è più rara dell'amore di una donna, e la maggior parte dei cuori sono soddisfatti di una cosa o dell'altra: non è così così per il tuo e il mio! L'ho letto nei tuoi occhi, quando li hai aperti sul mio ginocchio: lo vedo ora sulla tua faccia. Non parlare: stringiamoci le mani.»

Ma Joseph non poteva parlare.



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