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 Oggetto del messaggio: GIUSEPPE E IL SUO AMICO (BAYARD TAYLOR) CAP. 16
MessaggioInviato: mercoledì 16 agosto 2017, 15:26 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Il capitolo XVI, di “Joseph and his friend” è dedicato ai problemi, ma sarebbe forse meglio dire ai turbamenti, di Joseph e a quelli di Philip. Joseph non può che rimproverare se stesso per essere stato precipitoso e ingenuo e per non aver dato ascolto ai consigli prudenti di Philip, ma ormai considera la situazione irreversibile e ritiene che neppure la nascita di un figlio potrebbe rimettere le cose posto tra lui e Julia. Philip lo mette anche in guardia contro la facile intraprendenza del suocero, ma probabilmente anche in questo caso Joseph non è in grado di ragionare con la dovuta lucidità e esce più rassicurato che intimorito dal colloqui con Philip sull’affare del petrolio.
L’autore descrive in modo preciso le problematiche economiche ma dimostra un atteggiamento del tutto diverso nel descrivere il rapporto tra Philip e Msr. Hopeton, che Julia, in qualche modo, aveva intravisto. Tuttavia, mentre Julia inquadra la storia del rapporto tra i due come una classica storia di adulterio, Taylor insiste soprattutto sulla separazione tra i due e sulle motivazioni di quella separazione, che tuttavia non risultano mai chiare. È evidente che ci sono stati dei fraintendimenti, che tra i due si è arrivati a recriminazioni pesanti, ma la ragione resta nell’ombra del non detto e forse nel non detto neppure all’interno della coppia. I due si riconciliano, dimostrano un grande rispetto reciproco, nessuno dei due incolpa l’altro per quanto è successo tra loro, ma il loro addio non prevede alcun tentativo di ricostruire un rapporto, neppure di amicizia. Alla fine del capitolo si creerà invece un’amicizia tra Emily (Mrs. Hopeton) e Lucy, due donne deluse per ragioni diverse e condannate a vivere nella malinconia.
___________

CAPITOLO XVI.
IL PROBLEMA DI JOSEPH E QUELLO DI PHILIP.

Alla fine scoprì la verità nuda, repulsiva e inesorabile. Non c'era più alcun punto d'appoggio per il dubbio, alcuna possibilità di continuare il suo disperato auto-inganno. Da quel giorno tutta la gioia, la fiducia, la speranza sembrarono scomparire dalla vita di Joseph. Quello che era andato perso era irrecuperabile: l'illusione di pochi mesi aveva fissato il suo destino per sempre.
La sua sensazione di indignazione era così forte e penetrante - così bruciante sulla sua coscienza da incidere su di lui come un sordo dolore fisico - che una revisione giusta e temperata della sua situazione era impossibile. Falsa in una cosa, falsa in tutto: questa era la sola conclusione inevitabile. Ovviamente lei non lo aveva mai amato. Le sue arie da ragazzetta timida, il suo caldo abbandono al sentimento, le sue lacrime e i suoi rossori, erano simulati ad arte: forse, anzi, aveva riso dentro di sé, sì, aveva deriso la tenerezza credulona di lui! L’assunzione di un ruolo da parte di Julia divenne quindi di un'arroganza insopportabile. Quale diritto aveva lei, che era colpevole di un delitto per cui non c'è nome né punizione, di capovolgere la giustizia segreta dell'anima e di pretendere di essere ricompensata?
Così ragionava Joseph con se stesso, nelle sue solitarie meditazioni; ma l'incantesimo non era così completamente rotto come lui immaginava. Purtroppo, come avrebbe potuto capire prima, c'era un glamour nella maschera di allegria e di dolcezza di Julia, che faceva sembrare la sua decisione dura e crudele. In presenza di lei non poteva ricordare chiaramente i suoi propri torti: la passata illusione era stata ciò non di meno una realtà; e non poteva fare alcuna affermazione che non coinvolgesse la sua misera umiliazione. Così la profondità e la forza vitale della sua lotta interiore non potevano essere indovinate da Julia. Lei vide solo gli umori irritabili, la naturale resistenza maschile che aveva spesso osservato in suo padre, forse anche il fastidio di rinunciare ad alcune fantasie "romantiche", che lei credeva fossero comuni a tutti gli uomini giovani e mai permanenti. Neanche una rottura aperta avrebbe potuto separarli in modo così rapido come questa vuota routine esterna di vita.
Joseph colse la prima occasione di fare visita a Philip, che trovò occupato alla forgia e alla fonderia. «Questa sarebbe la vita per te!» Affermò lui: «non abbiamo a che fare solo con le forze fisiche, umane e elementari: noi orientiamo e creiamo il potere, e tuttavia obbediamo alla regola di mettere soldi nelle nostre borse.»
«È questo uno dei segreti della tua forza?» Chiese Joseph.
«Chi ti ha detto che ne ho?»
«Lo sento» disse Joseph; e mentre lo diceva ricordava il sospetto indegno di Julia.
Vieni a casa a vedere un momento Madeline e la casa che ha messo su per me. Stiamo molto bene, per essere fratello e sorella, specialmente perché la sua volontà è quasi ostinata come la mia.»
Madeline era molto raggiante e allegra, e Joseph non vedeva certamente i segni di una volontà ostinata nel suo bel volto. Era vestita con molta semplicità ed era impegnata con un certo lavoro d'ago, lavoro che non interruppe.
«Potresti passare già per un membro della nostra comunità», lui non poté fare a meno di dire.
«Penso che i vostri agricoltori più democratici mi accetteranno», rispose, «quando sapranno che sono la governante di Philip. L'unica disputa che abbiamo avuto, o probabilmente avremo, è in relazione allo stipendio,»
«È una creatura incoerente, Joseph», disse Philip. «Avevo l'obbligo di offrirle tanto quanto lei guadagnava con le lezioni di musica prima che arrivasse qui, e adesso non riesce a trovare abbastanza lavoro per giustificare quello stipendio.»
«Come posso farlo, Philip, se mi tenti ogni giorno con passeggiate, escursioni, botanica, geologia e disegni dal paesaggio naturale?»
Una tale franchezza, una tale fiducia affettuosa traspariva attraverso gli allegri pettegolezzi dei due, che Joseph ne era insieme consolato e addolorato. «Se solo avessi avuto una sorella!» Sospirò a Philip, mentre camminavano giù per il poggio.
Gli amici presero la strada della valle, Joseph portava il cavallo alla briglia. Il ruscello era pieno d’acqua fino alle sponde, e cristallino: banchi di piccoli pesci passavano come foglie alla deriva sul fondo di ghiaia e profumate bacche d’acqua sfioravano la superficie dei vortici. Al di sopra, le chiome dei grandi olmi e dei sicomori erano riempite dal verde delizioso luccichio del fogliame tenero. Era una scena e una stagione per una felicità oziosa.
Eppure le prime parole che Philip pronunciò, dopo un lungo silenzio, furono: «Posso parlare adesso?» C'era un amore e un dolore infinito nella sua voce. Prese Joseph per mano.
«Sì», sussurrò quest'ultimo.
«È successo» continuò Philip; «Non puoi nascondertelo più a lungo: il mio dolore è che non ho avuto il coraggio di avvisarti, anche a rischio di perdere la tua amicizia ... c'era così poco tempo ...»
«Tu hai tentato di mettermi in guardia, Philip! Mi sono ricordato mille volte delle tue parole e del turbamento che appariva sul tuo volto mentre parlavi. Sono stato uno stupido, un cieco, un pazzo miserabile e la mia follia ha rovinato la mia vita!»
«È Strano», disse Philip pensieroso «che solo una natura perfettamente buona e pura possa cadere in una simile squallida trappola, eppure "la virtù è l’unica ricompensa di se stessa " così è stato ripetuto costantemente nelle nostre orecchie! È l’inferno per un solo errore: anzi, non è nemmeno un errore ma un fraintendimento innocente! Ma vediamo cosa si può fare: non esiste un terreno comune sulla base del quale le vostre nature possono stare insieme? Se dovesse esserci un figlio» - . Joseph rabbrividì. «Una volta sembrava una speranza troppo grande, troppo meravigliosa,» disse, «ma ora non oso desiderarlo. Philip, sono troppo gravemente ferito per pensare lucidamente: non c'è niente da fare se non aspettare. È una infelice sorta di conforto il fatto di avere la tua simpatia, ma temo che tu non possa aiutarmi.» Philip vide che Joseph era arrivato al limite della sopportazione: il viso era pallido fino alle labbra e le sue mani tremavano, lo condusse alla sponda, si sedette accanto a lui e gli posò il braccio sul collo, il silenzio e la carezza erano più rilassanti per Joseph di qualsiasi parola, presto si calmò e si ricordò di una parte importante della sua missione che era di mettere al corrente Philip della speculazione sul petrolio e di chiedere i suoi consigli. Discussero la questione a lungo e seriamente. Con tutte le sue domande e le informazioni piuttosto imperfette che Joseph poteva dare, Philip non poteva accertarsi se il progetto fosse una semplice truffa o un ben ragionato affare commerciale. Due o tre dei nomi erano rispettabili, ma l'agente principale, Kanuck, gli era sconosciuto; inoltre, l'apparente preminenza di Mr. Blessing nell'impresa non gli ispirava molta fiducia. «Quanto hai già pagato per le azioni?» Chiese: «Tre rate, che, stando a quello che pensa Mr. Blessing, sono tutto ciò che ci può essere richiesto, ma ho i soldi per una quarta rata se fosse necessaria. Mi scrive che il titolo è già aumentato di valore del cento per sento.» «Se è così», disse Philip, «lascia che ti consigli di venderne la metà, in una sola volta. La somma ricevuta coprirà le tue passività e la metà che ti terrai come capitale di rischio non ti darà più nessuna ulteriore ansia.»
«Ci avevo pensato, ma sono sicuro che mio suocero si opporrà ad un simile passo con tutte le sue forze. Tu certamente lo conosci, Philip, dimmi francamente la tua opinione sul suo carattere.» «Mr. Blessing appartiene a una classe di persone che mi è abbastanza familiare», rispose Philip; «Ma dubito che tu lo comprenda, è un amabile e magnifico avventuriero, sicuramente mai volutamente disonesto, ma talvolta impegnato in transazioni che non avrebbero retto ad un esame attento, la sua vita è stata un continuo su e giù. Dopo una speculazione andata a buon fine, si dà al lusso, è munifico e assurdamente sicuro di sé; il suo successo è ben presto buttato via: poi scivola in povertà senza perdere il buon umore, perché non crede mai che possa durare a lungo. È inaffidabile per il suo temperamento troppo sanguigno, eppure questo stesso temperamento gli dà un certo potere e una certa influenza. Alcuni dei nostri uomini migliori sono in rapporti di familiarità con lui, stanno in guardia contro i suoi approcci pecuniari, ridono dei suoi progetti stravaganti, ma di tanto in tanto lo trovano utile. Ho sentito Grey, l'editore, dire una volta che si parla di lui come uomo "pieno di utili entusiasmi ", e suppongo che questa frase colga sia la sua forza che la sua debolezza.»
Nel complesso, Joseph si sentì più sollevato che inquieto. Il cuore era più leggero nel suo petto quando montò il suo cavallo e cavalcò verso casa.
Philip lentamente procedeva nella sua passeggiata, prestando la sua mente a pensieri in cui Joseph era una figura importante ma non la figura principale. C'era una forza positiva, si chiese, in una più ampia esperienza pratica della vita? Questa esperienza aveva veramente rafforzato la base del carattere che deve sostenere un uomo, quando una crisi morale inaspettata piomba sopra di lui? Sapeva di apparire forte a Joseph; ma quest'ultimo, ora, stava sopportando la sua terribile prova con una pazienza emersa da una certa fonte di forza elementare. Joseph era stato semplicemente ignorante, mentre lui era stato orgoglioso, impaziente, e – ora lo confessava a se stesso - debolmente geloso. In entrambi i casi un errore era passato al di là della fase plastica in cui la vita potrebbe ancora essere rimodellata: e si era indurito in un destino inesorabile. Quale sarebbe stata la fine di tutto questo? Un passo leggero interruppe le sue riflessioni. Alzò lo sguardo e quasi si trovò faccia a faccia con Mrs. Hopeton. Il viso di lei era sconvolto dalla camminata e dal caldo dolce del pomeriggio. Teneva con sé un mazzo di fiori selvatici, di azalee rosa, di sigillarie delicate, di valeriana e di scarlatti calici-dipinti. Lei per prima ruppe il silenzio chiedendo di Madeline: «È occupata con alcuni importanti lavori di cucito, - le tende, credo, sta diventando una governante esperta», disse Philip, «sono contento per lei, che sia qui. Deve essere molto piacevole per voi, dopo tutte le vostre peregrinazioni.» «Devo considerarla, suppongo», rispose Philip, «come l'unico tipo di casa che avrò mai, finché dura. Ma la vita di Madeline non deve essere mutilata perché succede che la mia lo sia.» Il colore caldo lasciò la faccia di Mrs. Hopeton, che si sforzò di rendere la sua voce fredda e stabile, mentre diceva: «Mi dispiace di vedervi diventare così amaro, Mr. Held.» «Non credo che sia la mia natura, Mrs. Hopeton, ma voi mi avete fatto trasalire per un ricordo che aveva esaurito la mia capacità di auto-rimproverarmi, e stava per diventare una ragione per maledire me stesso: non c'è amarezza che possa somigliare a quella di vedere con quanta superficialità si è buttata via una fortuna irrecuperabile.»
Lei stava davanti a lui, silenziosa e turbata. Era impossibile non capire, ma sembrava altrettanto impossibile rispondergli. Lei lanciò uno sguardo agli ardenti occhi grigi di lui, al suo bel volto maschile e agli sprazzi lucidi di sole sui capelli dorati, e sentì un colpo di freddo nel suo cuore. Mosse un passo, come per finire discorso. «Solo un momento, Mrs. Hopeton-Emily!» disse Philip. «Non potremo incontrarci di nuovo, per anni, non voglio ricordare inutilmente il passato, intendo solo parlare della mia offesa, per riconoscerla e per liberarvi da qualsiasi quota di responsabilità nel malinteso che ci ha fatto ciò che siamo. Potete sentire il peso di un errore non perdonato, ma non mi permetterete di alleggerire il mio?» Un cambiamento più morbido si notò nella figura imponente di lei. Il suo braccio si rilassò e i fiori selvatici caddero in terra: «Sbagliavo, innanzitutto,» continuò Philip, «non confidandovi francamente il segreto di un'illusione e di una delusione giovanile. Ero stato trattato con crudeltà: era una cosa sciocca, non vale la pena di raccontarla ora, ma il lievito di sfiducia che aveva lasciato dietro di me non era stato completamente eliminato dalla mia natura, e allora ho avuto anche dei problemi privati, che il mio orgoglio - dolente, proprio allora, per molti rimorsi insignificanti, di fronte ai quali ora dovrei ridere - mi ha indotto a nascondere: non c’è bisogno che io vada oltre le apparenze che mi spinsero ad una manifestazione di carattere tanto ingiusta quanto poco virile - ma basta dire che tutte le circostanze si combinavano per rendermi impaziente, sospettoso, ferocemente geloso, non mi sono mai fermato a riflettere che voi potevate non conoscere la serie delle aggravanti che precedettero la nostra incomprensione. Non capii fino a che punto stavo dando espressione a quelle aggravanti e stavo trasferendo inconsciamente su di voi le colpe degli altri. Anzi, pretesi una resa incondizionata del vostro orgoglio femminile, perché una donna aveva già scelto di fare un giocattolo del mio verde amore giovanile. Non serve a nulla parlare di nessuna delle particolarità del nostro litigio; perché vi confesso di essermi incautamente e miseramente sbagliato. Ma è arrivato il momento in cui potete permettervi di essere generosa, in cui potete permettervi di parlare del mio perdono. Non per ciò che io avrei potuto essere per voi, ma come ad una vera donna, che tratta col suo fratello uomo, io vi chiedo perdono!"
Mrs. Hopeton non poteva cancellare il ricordo della vecchia tenerezza che in lei supplicava a favore di Philip. Lui non aveva pronunciato alcuna parola che potesse offenderla o allarmarla: erano tranquillamente divisi da un golfo che non avrebbe potuto mai essere attraversato da un ponte e forse era un bene che una riconciliazione puramente umana dovesse chiarire ciò che era stato torbido in passato e dovesse riunirli con un legame puro, anche se eternamente triste: lei si avvicinò lentamente verso di lui e gli diede la mano: «Non solo tutto è perdonato, Philip», disse, «ma ora è doppiamente mio dovere di dimenticarlo. Non crediate, però, che io non abbia avuto altro che ricordi di disapprovazione. Il mio orgoglio era altrettanto insopportabile come il vostro, perché mi portò all’atteggiamento di sfida che allora non eravate in grado di sopportare. Anche io ero arrogante e imperiosa. Ricordo ogni parola che pronunciai e so che non avete dimenticato quelle parole. Ma lasciate che ci sia una giustizia finale equa tra noi: dimenticate le mie parole, se potete, e perdonami!»
Philip prese la mano di lei e la tenne dolcemente nella propria. Nessuna forza al mondo avrebbe impedito ai loro occhi di incontrarsi. Dalla distanza lontana di tutte le gioie morte, sopra gli abissi del destino, la sola potenza che il tempo e la volontà non possono domare, prese rapidamente possesso delle loro nature. Gli occhi di Philip erano scuriti e ammorbiditi dal velo delle lacrime che si raccoglievano: disse con una voce rotta: - «Sì, vi perdono! - ma ho pensato che il perdono potesse essere la pace. Dimenticare? Sì, sarebbe facile dimenticare il passato, se … O Emily, noi non siamo mai stati separati fino ad ora!» Lei aveva ritirato la mano e si coprì il viso. Lui vide, dal tremito convulso della figura di lei, che lei stava reprimendo con forza la sua emozione, un momento dopo, alzò lo sguardo, pallido, freddo e quasi di sfida: «Perché dovreste dire altro?» Chiese: «Il perdono reciproco è nostro dovere, e il dovere ha un limite. Lasciatemi ora!» Philip sapeva di aver tradito se stesso, non osando dire un'altra parola si inchinò e si allontanò rapidamente. Mrs. Hopeton restò in piedi, con la mano premuta sul petto, finché non lui non scomparve tra gli alberi più lontani. Poi si sedette e lasciò che le lacrime fluissero liberamente. Poco dopo le grida festose e le voci dei bambini arrivarono al suo orecchio, raccolse i fiori caduti, si alzò e si avviò attraverso i prati verso la piccola scuola di pietra, ai piedi della collina più vicina. Lucy Henderson era già venuta verso di lei per incontrarla. C’era ancora un'ora di sole o forse due, ma il pieno e languido calore del giorno era finito, e la brezza che scendeva sulla valle portava con sé l'odore dell'erba fiorita primaverile. Le due donne si sentirono attratte l'una verso l'altra, anche se né l’una né l’altra aveva ancora indovinato la fonte di quell’istinto affettuoso. Ora, guardando il volto puro, dolcemente fermo e fiducioso di Lucy, Mrs. Hopeton, per la seconda o la terza volta nella sua vita, cedette ad un impulso improvviso e potente, e disse: «Lucy, prevedo che avrò bisogno dell'amore e della fiducia di una vera donna: dove troverò queste cose se non in te?» «Se il mio affetto ti soddisferà», disse Lucy, «O mia cara!» Disse la Mrs. Hopeton: «nessuna di noi due può stare sola. Dio ha prove singolari per noi, a volte, e la gestione e il superamento di un problema possono entrambi diventare chiari quando se ne parla. Il cuore può consumarsi nella propria amarezza. Vedi, io riverso la mia fiducia su di te, ma so che sei adeguatamente forte per riceverla.» «Almeno» rispose Lucy seriamente «non ho nessuna rivendicazione di essere forte a meno che io non voglia che quella forza sia messa alla prova.»
«Allora lascia che il la metta alla prova nel modo più severo tutta in una volta: potrei avere meno coraggio se rinviassi la cosa nel tempo. Puoi capire la natura della prova di una donna, quando il suo cuore resiste al suo dovere?» Un profondo rossore si diffuse sul volto di Lucy, ma lei si costrinse a incontrare lo sguardo di Mrs. Hopeton. Le due donne rimasero in silenzio per un attimo; poi Mrs. Hopeton getto le braccia intorno al collo di Lucy e la baciò: «Camminiamo!» Disse, «troveremo entrambe le parole di cui abbiamo bisogno.» Si allontanarono dai pascoli profumati e luminosi, in fondo alla valle, ai piedi del promontorio azzurro che attirava i loro occhi, e forse suggeriva ai loro cuori quel misterioso senso di speranza che si trova nei grandi spazi della campagna, Elwood Withers dirigeva la sua squadra di operai.
Sulla la collina orientale, Joseph Asten stava in mezzo ai suoi campi, riconoscendo appena la loro gioiosa crescita.
Il fumo della fucina di Philip si alzava sopra gli alberi verso nord: tanti cuori delusi, tante vite contrastate! Quale filo ritorto si sarebbe potuto tirare fuori dalle trame spezzate di questi destini, disegnati così vicini? Quali nuove forze, fatali o benefiche, si sarebbero potute sviluppare da questi elementi?
Mr. Hopeton, cavalcando verso casa lungo la strada principale, si disse: «È un paese piacevole, ma che lenta e umile vita vive la gente!»



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