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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: un letto di ospedale e due fedi nuziali al mio dito
MessaggioInviato: mercoledì 26 ottobre 2011, 15:05 

Iscritto il: giovedì 25 novembre 2010, 16:24
Messaggi: 225
Quelle che seguono sono alcune riflessioni scritte davanti al letto di ospedale in cui è stato mio padre fino ad oggi. Sono note molto intime, sebbene scritte con la precisa intenzione di rendervene partecipi.

Martedì 18.10.2011
Sono da poco passate le 6.30 del mattino ed io mi trovo qui in ospedale, seduto davanti al mio babbo che disteso nel letto snocciola la sua corona di rosario. Mi fa tenerezza vederlo lì, con le labbra rivolte verso l’interno della bocca per l’assenza della dentiera. Ho passato la notte qui, affrontando questo viaggio per lui. Questa sera ripartirò per la città in cui vivo, sebbene mi dispiaccia lasciare mio padre qui in queste condizioni. Devo farlo perché domani avrà inizio un’esperienza lavorativa che spero conduca ad un’assunzione. Eppure non vorrei lasciare il mio papà. Certo, la mia presenza è stata utile, ma in fondo non indispensabile e anche senza di me la mia famiglia potrà far fronte a questa difficoltà.
Ieri dopo il suo intervento, non particolarmente delicato in sé ma complicato da sviluppi che speravamo non ci fossero, anche se messi in conto tra le varie ipotesi, abbiamo dovuto insistere con lui perché io potessi restare qui. A volerla leggere superficialmente avrei avuto motivo di starci male pensando che lui non gradisse la mia presenza. Da come si esprime a volte, sembrerebbe così ma ormai queste cose non mi feriscono più. In realtà il motivo per cui mio padre non mi voleva qui era un altro e l’ha spiegato a mia sorella (che insisteva per farmi restare notando, sia che questo viaggio l’ho fatto per “stare vicino a papà”, sia che lui avrebbe fatto pure peggio qualora in quelle condizioni si fosse trovato uno di noi figli). Il suo ragionamento era semplice e rivelatore di un’incredibile tenerezza: “Mercoledì comincerà a lavorare, domani sera deve partire e viaggiare tutta la notte; se pure stanotte resta qua come farà?” Il mio papà è così. Burbero quanto vuoi ma di una sensibilità così accesa che potrebbe incenerirti con il suo calore. Bisogna saperlo comprendere però e, soprattutto, è necessario trovare la via giusta per avere accesso ad essa. Per farlo mi è stato necessario un cammino che è durato anni e che mi ha portato a vedere il progressivo passaggio dall’odio puro provato da bambino e adolescente all’amore viscerale che ora mi lega a lui. Ultimamente son solito dire che se morisse, io lo farei con lui. Per questo, sebbene la comunicazione tra noi sia piuttosto scarsa, cerco di stargli vicino il più possibile, consapevole ormai che forse mai avrò da parte sua quelle attenzioni e coccole che ho sempre invidiato (e tuttora lo ammetto, invidio) a tutti quei ragazzi e bambini incontrati sul mio cammino e osservati nel rapporto con il proprio genitore. Invano questa notte ho sperato che posasse la mano sinistra sul mio capo poggiato alla sponda del letto; se l’avesse fatto, mi sarei semplicemente liquefatto di felicità. Dicevo della comunicazione scarsa tra noi. Di sicuro però, quella che c’è non è meno vera e profonda. Papà è così. Con l’avanzare degli anni, gli acciacchi, le batoste prese, i nipoti che con le coccole l’hanno trasformato, è diventato un cucciolo “orsacchiottoso” (Boy-com perdonami se mi approprio di questo tuo neologismo :p) che fa finta di non sopportare coccole e attenzioni affettuose solo per non far vedere la sua emozione, il suo lato debole, la lacrimuccia che timidamente comincia a brillare all’angolo dell’occhio. Porello il mio babbo! Cresciuto in un ambiente duro, privo di affetto, unico tra i suoi fratelli a non aver potuto frequentare la scuola restando quindi analfabeta – quanto mi vergognavo da bambino e quanto invece ora ne vado fiero quando cerca di mettere insieme quattro parole di italiano: non mi vergogno più di lui! – costretto a lavorare nei campi in un’età in cui i bambini han solo bisogno di giocare, non era abituato a fare e ricevere coccole e attenzioni. Per lui l’assunto fondamentale è il lavoro: guai a poltrire nel letto oltre le 7.30 del mattino! Era la mia tortura in questo senso, perché si accorgeva che ero restio a seguirlo quando mi portava con sé. Lo odiavo e lo temevo e mi faceva schifo anche solo avere a che fare con oggetti toccati da lui. Era troppo severo con me e questo è un dato che le mie sorelle maggiori han brutalmente confermato insieme a tanti altri dettagli dolorosi, quando cominciai a far loro domande sulla mia infanzia per affrontare meglio la psicoterapia che avevo cominciato per fare chiarezza nel marasma caotico e buio che mi portavo dentro. Poi però qualcosa è cambiato tra me e lui. Negli anni dopo il diploma ho fatto una serie di scelte che mi hanno plasmato e lui in quelle scelte ha cominciato a rendersi conto del fatto che anch’io esisto. Apparentemente il rapporto non è cambiato molto, eppure per quel poco che ho scritto, è evidente che sia stato stravolto.
Ieri con la scusa dell’intervento gli ho sfilato le fedi nuziali. Sono ancora al mio anulare destro, enormi e pesanti a testimoniare cinquant’anni di una fedeltà che mi sorprende e ha molto da insegnarmi. Questi due anelli (la fede del matrimonio fu rubata insieme a tutti gli altri loro averi lasciando i miei con sole seicento lire per comprare il sale nelle tasche dei pantaloni di mio padre) in queste ore mi parlano silenziosamente. M’insegnano tante cose e possono farlo perché sono legate alla vita di un grande uomo il cui esempio in questo periodo della mia vita mi sta dando la forza di andare avanti senza arrendermi davanti alle difficoltà. Ora non m’interessa più pensare e sapere se il mio concepimento sia stato voluto oppure no, se lui si sia rifiutato di accettarmi (pur provvedendo sempre con coscienza alle mie necessità) perché di troppo in una famiglia già numerosa; come non mi interessa più ricordare la durezza che aveva nei miei confronti quando ero piccolo e poi adolescente. Non m’interessa perché ho avuto la fortuna di trovare la via di accesso al cuore grande del mio papà, per cui ho potuto perdonargli le sue involontarie mancanze e scoprire in lui un modello per la mia vita. A volte mi rattrista il fatto che di me non potrà mai sapere perché sarebbe un colpo troppo forte per lui, ma anche questo è un peso leggero da portare se paragonato al bene che gli voglio. Avrei tanto altro da aggiungere, ma ora è tempo di andare a sistemarlo. Grazie papà. Sei un grande!
TI VOGLIO BENE.

Ps: per quanto riguarda gli sviluppi che han complicato l'intervento, finalmente abbiam potuto tirare un sospiro di sollievo. Ieri, infatti, sono arrivati i risulati dell'esame istologico. NEGATIVI. Tornando a casa pensavo che anche le cose negative a volte sono gradite. Questa è una di quelle!



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E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare, perché mi piace ciò che pensi e che dici, perché in te vedo le mie radici.
...
E ti vengo a cercare perché sto bene con te.

Perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te


(F. Battiato, E ti vengo a cercare/La cura)
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 Oggetto del messaggio: Re: un letto di ospedale e due fedi nuziali al mio dito
MessaggioInviato: mercoledì 26 ottobre 2011, 18:59 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Felix!! E chi non lo vorrebbe un figlio così!!! Che belle cose hai scritto!! Insomma la vita val pur la pena di essere vissuta!! Un fortissimo abbraccio!



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 Oggetto del messaggio: Re: un letto di ospedale e due fedi nuziali al mio dito
MessaggioInviato: sabato 29 ottobre 2011, 0:26 
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Ciao Felix!

Hai dato voce a parecchie cose che sono anche dentro di me.

Grazie :)



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 Oggetto del messaggio: Re: un letto di ospedale e due fedi nuziali al mio dito
MessaggioInviato: sabato 29 ottobre 2011, 17:40 
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Molto intenso questo post, grazie per aver condiviso con "noi" situazioni e pensieri così personali.
In bocca al lupo per la salute del tuo papà e per la tua nuova esperienza lavorativa!! ;)



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ma non nasconderlo sotto il mantello
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a volte c'è qualcuno che deve vederlo
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 Oggetto del messaggio: Re: un letto di ospedale e due fedi nuziali al mio dito
MessaggioInviato: venerdì 4 novembre 2011, 2:10 

Iscritto il: giovedì 25 novembre 2010, 16:24
Messaggi: 225
progettogayforum ha scritto:
Felix!! E chi non lo vorrebbe un figlio così!!! Che belle cose hai scritto!! Insomma la vita val pur la pena di essere vissuta!! Un fortissimo abbraccio!


Caro Project, in questi giorni ho ripensato molto spesso a queste tue parole e, facendole risuonare in me, le ho collegate a quelle che ho scritto in questo post. Le riporto per comodità:
Felix ha scritto:
Ora non m’interessa più pensare e sapere se il mio concepimento sia stato voluto oppure no, se lui si sia rifiutato di accettarmi (pur provvedendo sempre con coscienza alle mie necessità) perché di troppo in una famiglia già numerosa; come non mi interessa più ricordare la durezza che aveva nei miei confronti quando ero piccolo e poi adolescente. Non m’interessa perché ho avuto la fortuna di trovare la via di accesso al cuore grande del mio papà, per cui ho potuto perdonargli le sue involontarie mancanze e scoprire in lui un modello per la mia vita. A volte mi rattrista il fatto che di me non potrà mai sapere perché sarebbe un colpo troppo forte per lui, ma anche questo è un peso leggero da portare se paragonato al bene che gli voglio. Avrei tanto altro da aggiungere, ma ora è tempo di andare a sistemarlo. Grazie papà. Sei un grande!
TI VOGLIO BENE.


Sento di dover fare una precisazione in merito per non dare adito a possibili scoraggiamenti in chi legge e si trova in una situazione conflittuale con i propri genitori, sia essa esplicita o, come lo è stato nel mio caso, solo intima e personale. Parlando a più livelli con varie persone ferite e sfiduciate, alle volte mi son sentito dire che per loro non è possibile nemmeno sperare in un miglioramento delle proprie condizioni e quasi non riescono a credermi quando dico loro o cerco di mostrare che migliorare è possibile. O non mi credono, oppure pensano che quello che ho passato in fondo non è poi stato così doloroso da affrontare. Bene, proprio in quest'ottica ci tengo a precisare che parole del tipo: "Ora non m’interessa più pensare e sapere [...], ricordare" non son da leggere nel senso di un cambiamento così perfetto in me da aver annullato le ferite o i brutti ricordi o il dolore per quello che è stato. Certe cose sono e rimangono nel mio cuore e a volte tornano a pesare e mi intristiscono fortemente. Piuttosto, vorrei che fosse chiaro che simili affermazioni nascono da una consapevolezza maturata nel tempo: io non sono solo il frutto del passato e non posso vivere semplicemente arroccato al dolore che mi è stato dato quando ero piccolo e adolescente; posso andare oltre, OGGI, perché sono io, con le mie scelte a determinare il corso della mia vita. Finchè son rimasto a piagnucolare e a leccarmi le ferite, non ho fatto che passi indietro spaventosi, al punto da rendermi incapace a credere anche solo per un attimo nelle mie capacità. Le ferite ci sono e sempre resteranno, ma sono io che posso decidere quanto spazio dare loro nel mio presente. Mai però potrò fingere o solamente pensare di poter vivere come se non fossero mai esistite. Capire questo mi ha aiutato a trovare molta serenità e a scoprire che in me c'è una volontà di ferro nel voler essere per quelli che mi sono accanto quella persona che avrei voluto avere accanto a me nella mia infanzia e adolescenza.

Quanto alla tua affermazione, beh, non credo che se ti sentisse mia madre la penserebbe come te. Alcune mie scelte fatte negli anni passati sono per i miei incomprensibili al punto che ancora ora, quando capita, arriva ad usare espressioni (anche a nome di mio padre che si limita a tacere) del tipo: "Sei il disonore della famiglia" oppure "Ci hai tagliato la faccia". E non mi riferisco alla mia omosessualità, visto che questo è un argomento talmente blindato in me nei loro confronti che mai potrebbero immaginarlo (sarebbe la mia e loro fine).

Eppure, caro Project, nonostante questo voglio bene ai miei genitori; ho perdonato loro il male che INVLONTARIAMENTE mi han fatto perché ho preferito e preferisco puntare l'attenzione sul bene che mi vogliono e del quale non posso assolutamente dubitare, anche se forse sono incapaci di accorgersi che in fondo non mi fanno del bene con le loro posizioni rigide e intransigenti. Fa tristezza sentirmi dire che sono il disonore della famiglia, ma pazienza... Anche qui vale quanto detto prima: io non dipendo totalmente dal passato nè dal giudizio che i miei hanno di me...

Ci tenevo a fare questa precisazione non per cercare commiserazione da parte tua e degli altri, ma per insistere sul fatto che le ragioni e i motivi per cambiare, crescere e migliorare e sorridere alla vita sono dentro ciascuno di noi e, come dici giustamente tu: "la vita val pur la pena di essere vissuta!!" e io vorrei poterlo tesimoniare sempre, fosse solo con un semplice sorriso nel momento più acuto del dolore...



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