LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

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LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da progettogayforum » martedì 1 settembre 2020, 22:04

Ho ricevuto da un utente, con richiesta di pubblicazione il seguente documento, l’ho letto e penso che sia per tutti, me compreso, un argomento di riflessione importantissimo. Inserisco il testo nella sezione orientamento gay, anche se il testo non ha nulla di gay. Cercherò di chiarire separatamente i sentimenti che ho provato durante le lettura.

LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

La lettera di Michele:
"Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi. Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte. Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità. Tutte balle.

Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia. Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile. A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive. Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo.

Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione. Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare. Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno. Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri. Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino. Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene. Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità.

Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto."

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 2 settembre 2020, 1:35

Quando uno degli utenti di Progetto mi ha mandato la lettera di Michele, l’ho letta cercando di stamparmi nel cervello i contenuti. Più proseguivo la lettura più mi sentivo spiazzato. Quando sono arrivato alla fine sono rimasto in silenzio e mi sono detto che una lettera come quella di Michele non si può commentare e che Michele merita il massimo rispetto, che in questo caso vuol dire una meditazione silenziosa sugli abissi del dolore umano. Ciò che sgomenta è che Michele è stato lasciato solo ed è stato marginalizzato da un sistema sociale diventato una specie di meccanismo infernale inumano. Mi si strige il cuore a pensare che un giovane di 30 anni possa essere stato disperato fino a questo punto.

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da Alyosha » giovedì 3 settembre 2020, 11:17

Certe mail che ricevi, nonostante tutto dovrebbero renderti orgoglioso di un luogo che hai creato che ancora riesce ad accogliere parole così impegnative e cariche di sentimenti che si hanno difficoltà a decifrare. Chi legge dall'esterno può solo tacere e darsi il tempo di lasciarsi scivolare quelle parole, hai ragione. Si tratta di parole che mille volte io stesso avrei scritto, di una profondità d'animo che sai di avere e che sai perfettamente ti accomuna a poche altre. Anime di questo tipo quando si vedono si riconosco, neanche se lo dicono, ma sanno di somigliarsi. Che dire... "ci rivediam più tardi".

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da Help » domenica 20 settembre 2020, 4:44

progettogayforum ha scritto:
mercoledì 2 settembre 2020, 1:35
Quando uno degli utenti di Progetto mi ha mandato la lettera di Michele, l’ho letta cercando di stamparmi nel cervello i contenuti. Più proseguivo la lettura più mi sentivo spiazzato. Quando sono arrivato alla fine sono rimasto in silenzio e mi sono detto che una lettera come quella di Michele non si può commentare e che Michele merita il massimo rispetto, che in questo caso vuol dire una meditazione silenziosa sugli abissi del dolore umano. Ciò che sgomenta è che Michele è stato lasciato solo ed è stato marginalizzato da un sistema sociale diventato una specie di meccanismo infernale inumano. Mi si strige il cuore a pensare che un giovane di 30 anni possa essere stato disperato fino a questo punto.
Ho letto tutta la lettera e non sono d'accordo. Non conoscendo il contesto nello specifico non posso fare commenti appropriati sulla sua vita, ma posso farli su quello che leggo nella lettera.

È un insieme di lamentele e basta e il suo gesto sembra più un dispetto che una azione matura e studiata. In più è un costante evidenziare ciò che gli era dovuto senza mai dire cosa aveva dato per ottenerlo.

In breve, almeno per quello che leggo, Michele non merita alcun rispetto

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da Gherardo » domenica 20 settembre 2020, 22:12

Sono stato io a chiedere a Project di pubblicare questa lettera. Volevo che Michele avesse un posto anche sul forum, e che la sua storia potesse essere di conforto a quei ragazzi che come lui hanno sofferto profondamente e vivono momenti di grande drammaticità. Non ho retto allo sdegno di questa ultima risposta e ho deciso di iscrivermi al forum. Michele è amico mio. Un ragazzo bellissimo. Me lo porto sulle spalle ogni giorno. Mi prometto sempre che devo farcela anche per lui. Mai mi sarei aspettato di trovare scritto una cattiveria del genere. Ma come si fa a scrivere che non merita alcun rispetto? Una risposta che tanto più mi conferma quanto un ragazzo come Michele questo mondo non se lo sia mai meritato. Chi non può capire abbia la decenza di rimanere in silenzio. Davvero non c'era niente di meglio da dire? Ringrazio le persone che al contrario hanno scritto, o anche soltanto pensato, parole piene di affetto e pietà. Un saluto

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da Help » martedì 22 settembre 2020, 5:18

Giustificare un suicidio e renderlo eroico non fa comprendere la gravità dell'atto

Il forum è alla portata di tutti ed è frequentato da persone con un vissuto emotivo intenso. Se altre persone, rispecchiandosi nella storia, poi decidessero di trarre le stesse conclusioni?

Io la persona non la conosco, mi sono limitato a valutare questa lettera, e non ho niente di positivo da scrivere in merito. Se Michele ha fatto qualcosa degno di nota, da qui non si evince.

Se poi sono io a essere cattivo, così sia. Per me la lettera di un suicida non dovrebbe avere posto nel forum

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da genn » venerdì 25 settembre 2020, 2:19

Smettere di combattere è ingiustificabile, e non provo un minimo di compassione per chi fa questo gesto arrendendosi alla vita ( almeno che non si combatta contro gravi malattie) .
Ognuno di noi ha problemi più o meno gravi, ed il suicidio è la via più facile, irrispettosa ed egoistica che si possa fare!

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da Alyosha » venerdì 25 settembre 2020, 21:19

Gherardo sono contento ti sia iscritto, hai avuto un bel gesto di coraggio. Ti andrebbe di raccontarci un po' di te, la tua storia, di lui? Insomma presentarti qui con noi. Purtroppo i problemi restano sempre a chi resta, non sono mai di chi va e il dolore è uno spazio intimo che non sempre viene compreso. Faccio un lavoro che mi mette in continuo contatto con la malattia e la morte. Mi sono abituato ad entrare in punta di piedi in questo terreno scivoloso che è il dolore, centellinare le parole in modo che appaiano chiare rispettose, motivate.

Chissà perché la gente che pretende per sé comprensione e spera che non si traggano giudizi, non senza essere conosciuti almeno, poi ha così fretta di emettere sentenze. E' un mondo che taglia corto quello in cui viviamo, un mondo in cui ci siamo abituati in fretta a mettere stelline per esprimere voti e giudizi. L'ascolto è la prima forma di rispetto, chi ascolta impara, conosce, ma sopratutto si prende del tempo. Tempo per riflettere, tempo per manifestare vicinanza e poi chissà anche tempo per dare messaggi importanti. Nessuno intende incitare al suicidio o approvarlo come gesto, non credo che pubblicare un lettera di quel tenore lì significasse questo. Sono però parole ruvide, pensate per dare voce ad un profondo senso di disagio, parole che meritavano di essere ascoltate. Perciò è un bene che tu abbia preso questa scelta. A volte desideriamo solo essere visti e forse non è mai tardi per farlo.
Un abbraccio.

Gherardo
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LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da Gherardo » sabato 26 settembre 2020, 19:34

Non ho intenzione di far polemica su un ragazzo morto. È amareggiante tornare qua dentro. Siete riusciti a far diventare il ricordo di un amico un ricettacolo di malignità. Eppure avevate un'occasione splendida per creare un dialogo. Per discutere di un argomento di cui non si parla abbastanza, in cui mantenere la politica dello struzzo non farà che portare ad altre morti. Avete preferito fare i grandi leoni. Sputare sentenze perché oggi funziona così. Ma fatevi dire che se non avete niente di positivo da scrivere, non scrivete niente allora. La negatività fine a se stessa non giova a nessuno. Dovevate sfogarvi, bravi, ma di posti ce ne sono ben altri. Rimanete in silenzio, se non avete qualcosa di buono da dire. Nessuno ha chiesto il vostro sterile parere. Sul forum non ci deve essere posto per la mancanza di rispetto, l'insulto, la sfrontatezza puerile, non per il vissuto di un ragazzo che non ce l'ha fatta. Michele non ce l'ha fatta purtroppo. È chiaro. Nessuno inneggia al suicidio. Eppure parlare di coraggio, possibilità, scelte, con la vita degli altri è troppo facile. Entrate in essa, sentitevi schifosamente impotenti, abusati, violati, inadatti, toccate tutte le ferite che sanguinano e che non si chiuderanno mai. E poi venite a dirle, in faccia, parole così piene di arroganza. Non è morto uno sconosciuto, è morto un vostro fratello. Un ragazzo che per quanto non fosse gay poteva avere il vostro affetto, nascere nella vostra stessa casa, essere un membro della vostra comunità. E ciò che più vi importa è tirar fuori il petto. Dare la vostra. Far capire che voi ce l'avete fatta, e che ce la state facendo. Ma una frase come questa non ha alcun valore; fa rabbia, è soltanto una frase a metà. L'unico valore nella vita è poter dire che "ce l'abbiamo fatta". Io ce l'ho fatta, e Michele no: non è orribile poter dire una cosa del genere?. È una sconfitta, e lo è per chiunque.

Succede di non capire, ma non aver rispetto dei morti è inaccettabile. Credete di non conoscerlo? Un ragazzo come Michele lo incontrate tutti i giorni, lo avete nella vostra vita, lo vedete per strada, in metropolitana, sul bus, non ci fate caso ma c'è. E ci sarà sempre. Queste morti vi fanno storcere il naso, ma queste morti riguardano voi. Nessun uomo è un'isola, fatto interamente di se stesso. La morte di qualsiasi uomo mi toglie qualcosa, perché l'Umanità fa parte di me; e proprio per questo, non chiedere mai per chi suoni la campana; essa suona per te (John Donne, 1624). Ti ringrazio di cuore Alessio, ma dare in pasto un'altra intimità non serve a niente, non ce n'è il piacere, il motivo. Che brutta fine hai fatto Progetto! Eppure era meglio rispondere, mettere bene in chiaro che c'è anche altro al mondo, che esiste ancora affetto, pietà, gentilezza, ascolto. E nel post, grazie a dio, queste cose le hanno manifestate più persone. Non siamo nati per condividere l'odio, ma l'amore; quand'è l'ora di capirlo? E a quei ragazzi che potrebbero essere altri Michele stringo forte la mano, difendete il vostro dolore, ridimensionatelo se c'è bisogno, rendetevi certi che siete forti, che potete farcela. Non siete soli. Dovrete esserlo spesso nella vita ma non dovete esserlo anche in questo. Chiedo a Project di permettermi la grande eccezione di lasciare una mia mail in fondo al post, per chiunque avesse bisogno, per chi avesse intenzione di fare ciò che ha fatto Michele. Valgono a poco le parole, ma più delle parole vale il tempo. Non basterà a salvare una vita, ma possiamo provarci. Voi non mi conoscete; ma noi, chiunque voi siate, noi siamo amici. Grazie. atteone@protonmail.com

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Re: LA LETTERA DI MICHELE SUICIDA A 30 ANNI

Messaggio da Alyosha » domenica 27 settembre 2020, 13:46

Gherardo te lo dico veramente con semplicità: non dare mai per scontate le cose, intendo dire che molti leggono e pochi commentano. Anche chi può sembrare aggressivo nei commenti, penso che in realtà si difenda da un pensiero inquietante, infondo un tabù. L'argomento è davvero complesso e delicato, per questo mi avrebbe fatto piacere dedicargli un spazio maggiore. Quella è la lettera di chi ha commesso il gesto, tu la persona che l'ha subito e forse può aiutare far capire a chi ha in mente certe idee che c'è un mondo che si lasciano dietro le spalle, tante persone con le quali hanno intessuto legami profondi e magari il pensiero a quei legami li può trattene. Se siamo un filo ci spezziamo facilmente, se siamo immersi in una rete sappiamo reggere tanti pesi. Comunque il mio pensiero è andato subito a te, a come tu ti possa sentire. Mi spiace per le risposte che hai ricevuto, sono le parole peggiori che si potessero dire, mi rendo conto tu non te la senta. E' stata persa un'occasione importante per un dialogo su un argomento che invece potrebbe servire a tanti.

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