Definizioni

Che cosa significa essere gay
Alyosha
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Re: Definizioni

Messaggio da Alyosha » giovedì 3 febbraio 2011, 12:46

Felix cercavo di spegare che si tratta solo di punti di vista. Quando qualcuno parla, noti subito se sta dentro o fuori la "svolta linguistica" wittgeinsteniana. Perché il linguaggio in questaa visione non è considerato ne uno strumento del pensiero, ne tanto meno qualcosa di puramente convenzionale. Piuttosto è esattamente il luogo dove essere e pensiero si manifestano (immaginala come lo spazio dove sono collocati entrambi) rendendo possibile la loro esistenza e la loro comunicabilità reciproca. Se vuoi poi puoi pensare alle strutture lingustiche come a dei trascendentali (modello kantiano), oppure a degli universali immanenti (modello hegeliano). Personalemente vedo meglio la seconda opzione, anche se ritengo che Wittgenstein stesse scomodo nell'una e nell'altra posizione e che in quel lungo silezio durato 20 anni, avesse maturato una sorta di anarchia linguistica, molto poco considerata.
Tutto questo solo per dirti che in questa prospettiva ha davvero poco senso chiedersi quanto il linguaggio rifletta la realtà, perché la realtà è già da sempre linguisticmente organizzata e ha anche meno senso chiedersi se esiste un pensiero prima del linguaggio. Ovvero se esiste un pensiero prima della possibilità che ha di essere comunicato. Su questo punto basta pensare al fatto che i nostri pensieri in solitari sono un "linguaggio interno", vale a dire, discorsi fatti a se stessi. Anche il pensiero è infatti immediatamente linguaggio. Il problema diventa, allora, quali sono le condizioni affinché una proposizione possa ritenersi vera, o meglio valida intersoggettivamente, giacché, dalle condizioni di verità (più in là accettabilità razionale) della proposizione se ne deduce la verità (realtà) del pensiero e dell'essere.
Invito infine a considerare il fatto che "reale" e "vero" possono anche coincidere (non in tutti i sistemi filosofici), ma che reale difficilmente sta per "realtà concreta, tangibile, quella che in una sola parola si porge davanti a me. Per quella la parola migliore è "fattuale" o meglio "ciò che è nei fatti" (Wirklichkeit e non Realitaet) (distinzione presente in tedesco, ma che in italiano non esiste proprio). Reale è per esempio un teorema, una ragionamento corretto, una legge fisica etc. etc.

Blueboy
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Re: Definizioni

Messaggio da Blueboy » lunedì 7 febbraio 2011, 20:43

Condivido pienamente tutto quanto, Felix. Inoltre, hai saputo fornire esattamente ciò che serviva a me, cioè un esempio reale, un'esperienza vissuta: quando hai parlato del tuo tentativo di "definirti" e del tuo "non lasciarti la libertà di respirare" hai espresso nella pratica ciò di cui io parlavo. È esattamente questa la situazione su cui mi voglio concentrare; naturalmente non intendo diffidare dall'uso delle definizioni, in quanto sono ciò su cui si basa la comunicazione - il linguaggiò è composto di parole che hanno un significato. Cerco soltanto di incoraggiare a non sostituire i concetti che costituiscono le definizioni con la realtà delle cose e degli individui.

Un altro sentiero, sempre nell'ambito della sessualità. Quando le persone si accorgono di certi loro comportamenti e di certe loro reazioni in determinate circostanze, e questi comportamenti e reazioni sono diversi da quelli che hanno sempre manifestato o che si aspetterebbero di manifestare, si pongono delle domande. Alcune di esse derivano dal fatto che quegli atteggiamenti non corrispondono alla definizione che queste persone danno e hanno di se stesse.
Una persona prova attrazione per un individuo del suo stesso sesso. Questa è la prima volta che gli succede, non gli era mai capitato prima. Gli vengono dubbi su se stesso, su chi è e su cosa vuole veramente, magari anche sul perché. Nascono domande come: "Mi piace il mio compagno di banco: sono omosessuale?" oppure "Sono attratto dal mio collega: questo fa di me un gay?".
Cosa significano "omosessuale" e "gay" in queste due frasi? Al di là della loro denotazione, ovvero il significato immediato e dichiarato dell'essere orientati verso persone del proprio sesso, la carica connotativa di queste due parole è enorme: in altre parole, vi sono una gran quantità di attributi e apposizioni legati ad esse, un mucchio di concetti e immagini, di giudizi e pregiudizi, di stereotipi e di condanne. Non sto riferendomi in questo momento al turbamento derivante dalle conseguenze dell'eventuale opinione sociale, quanto all'interiorizzazione di essa e al contrasto che ciò può generare all'interno di un individuo.
Nella mente delle persone che si pongono tali domande, talvolta, questi concetti sono particolarmente radicati, e scatta in loro la tendenza a vedersi potenzialmente inquadrati nell'immagine che interiormente hanno degli omosessuali. Ciò rischia di escludere dalla loro attenzione il fatto di esistere prima delle definizioni. La confusione viene creata dalla constatazione di un'attrazione, dal fatto che questa è condivisa da una certa categoria di persone, per chiamarla così, e dal credere che l'omosessualità porti necessariamente con sé tutte quelle cose che le si associano. Succede che davanti ad un fenomeno sconosciuto non si parta con atteggiamento superiore e forte, e che invece ci si confronti con le nuove realtà con spirito passivo. È come trovare una cornice per strada e misurarcisi dentro. Il modo di essere di un individuo dovrebbe riuscire a superare le parole che incontra e definirsi in base a se stesso, mentre le identità meno forti o determinate possono essere soggette all'influenza delle definizioni rinvenute durante il cammino. L'indagine a questo punto non avviene più nei confronti di se stessi, ma si trasforma in un confronto dell'individuo con un insieme di concetti dall'origine discutibile. Così il baricentro si sposta su un piano fittizio, invece di concentrarsi sul proprio modo di essere in sé, cosa che sarebbe molto più costruttiva ed anzi eviterebbe il generarsi di pensieri dannosi.
Da qui anche il senso di diversità e di inadeguatezza persino nei confronti dell'immagine negativa, e la confusione di identità che questo può portare; ma qui ho inteso parlare solo delle definizioni, del carico che portano e delle difficoltà che da sole possono generare in relazione all'interiorità di un individuo.

Credo che in una situazione del genere una persona dovrebbe sempre tenere presente prima il proprio modo di essere piuttosto che le definizioni. Un individuo ha le proprie caratteristiche che non devono essere costrette a inserirsi in un modello o in una immagine. È importante capire che il modo di essere di una persone è libero, ha caratteristiche proprie ed esiste prima delle definizioni. Di esse può condividere pochi o molti aspetti, ma deve essere l'individuo a riconoscersi nelle definizioni, se sente di riconoscervisi, non le definizioni a costruire l'individuo.
      • Blueboy

Alyosha
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Re: Definizioni

Messaggio da Alyosha » martedì 8 febbraio 2011, 9:02

Mi piace molto la tua riflessione Blueboy. Nell'esperienza che tu descrivi e nella quale personalmente mi ci ritrovo molto. Le definizioni centrano tanto e in effetti si portano dietro una visione dell'omosessualità dentro la quale non mi ci ritrovo molto. L'altra volta leggevo una frase che mi lascia pensare molto a quello che ci siamo detti qua: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze” (Teorema di Thomas). Io sono per così dire un pò più estremista di te però, per me le definizioni creano realtà. Succede secondo me che la maggior parte delle persone che si scoprono gay cominciano ad adattarsi a quel modello ghettizzato di omosessualità, modello proposto dagi etero e dalla loro visione delle cose. Per un etero infatti il tratto distintivo di un gay è la sua attrazione fisica per il proprio sesso, quella è l'unica cosa che vede dell'omosessuale e quella è la definizione che di conseguenza ne da. Finisce però che chi si scopre gay, non avendo modelli e punti di vista sufficientemente alternativi, o sufficientemente diffusi, si adatta facilmente proprio a quel modello sessuocentrico fornitogli dall'etero, realizzandone la sua visione. Il gioco è presto fatto, s'è creata una realtà che prima non esisteva: Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze. Queste sono tecnicamente profezie che si autoadempiono. E secondo me su questo possiamo fare tanto. Possiano proporre un idea di omosessualità diversa, tutta da costruire, un idea che non parta da visioni del mondo prestabilite. E' una questione di autodeterminazione, per la quale il confronto possa avvenire tra persone che abbiano vissuto, anche solo indirerttamente, queste esperienze e sappiano un minimo di che si parla (odio quando ci parlano addosso, gente che non sa neanche quello che si prova). Secondo me non bisogna aspettare che siano gli altri a definirci, ne tanto meno provare a definirci in solitaria (quello sul serio non si può).

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Re: Definizioni

Messaggio da Cagliostro » martedì 8 febbraio 2011, 9:31

Io non sono omosessuale, non sono bisessuale, non sono etero:
SONO UNA PERSONA, le etichette vanno lasciate cucite sui vestiti.

p.s e oggi niente scuola
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Re: Definizioni

Messaggio da Alyosha » mercoledì 9 febbraio 2011, 7:57

"Sorrido Prendo un foglio scrivo viva..." Cagliostro :lol:!
Tu sei tu! Pare scontato, ma quella del Sé è la conquista di una vita.

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Re: Definizioni

Messaggio da Cagliostro » mercoledì 9 febbraio 2011, 11:50

boy-com ha scritto:"Sorrido Prendo un foglio scrivo viva..." Cagliostro :lol:!
Tu sei tu! Pare scontato, ma quella del Sé è la conquista di una vita.
E' proprio quel Sè che fa la differenza.
Ciao :)
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Re: Definizioni

Messaggio da Alyosha » mercoledì 9 febbraio 2011, 23:57


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Re: Definizioni

Messaggio da Cagliostro » giovedì 10 febbraio 2011, 0:10

boy-com ha scritto:Ops dimenticavo il link:
http://www.youtube.com/watch?v=EPRwo0OMbQ8
:oops:
Questa canzone mi piace molto.
Grazie :mrgreen:
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Re: Definizioni

Messaggio da Alyosha » giovedì 10 febbraio 2011, 0:30

Si è vero Cagliostro i tempi di peace and love sono finiti da un pò, ma che nostalgia però! :)
http://www.youtube.com/watch?v=db-hgFoYLeo
http://www.youtube.com/watch?v=M_bvT-DGcWw
Erano in effetti altri tempi però e forse oggi come oggi un pò si è persa la rotta. Ma vabbé, in effetti non è proprio neanche della mia generazione che si discute, anche a me l'hanno in buona parte raccontata questa storia.

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Re: Definizioni

Messaggio da Cagliostro » giovedì 10 febbraio 2011, 9:50

boy-com ha scritto:Si è vero Cagliostro i tempi di peace and love sono finiti da un pò, ma che nostalgia però! :)
http://www.youtube.com/watch?v=db-hgFoYLeo
http://www.youtube.com/watch?v=M_bvT-DGcWw
Erano in effetti altri tempi però e forse oggi come oggi un pò si è persa la rotta. Ma vabbé, in effetti non è proprio neanche della mia generazione che si discute, anche a me l'hanno in buona parte raccontata questa storia.
Ok, i casi sono due o tu vivi nel mio mp3 oppure hai scoperto che sono un dinosauro, perchè i PinK Floyd e John Lennon sono gli artisti che più mi piacciono in campo musicale.
Oggi non solo si è persa la rotta ma nei giovani c'è una voglia di autodistruzione che è difficile arginare. Io vedo ogni giorno i miei coetanei cercare emozioni sempre più forti per colmare il vuoto che si portano dentro. La colpa è prorio della famiglia e della società, perchè inculcare nelle menti ancora fragili di noi ragazzi la cultura del tutto subito e il continuare a dare prima ancora che il desiderio venga espresso ha portato a risultati devastanti.
Io sono stato fortunato, perchè ho avuto una nonna che mi ha insegnato a non bruciare le tappe e che se veramente si desidera qualcosa, bisogna conquistarsela con le proprie forze.
E' ora che gli adulti crescano e comincino a comportarsi come tali, altrimenti noi ragazzi saremo sempre dei perdenti.
Mi piace avere questo scambio di vedute con te :mrgreen:
Al prossimo post.
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