GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Che cosa significa essere gay
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GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da progettogayforum » domenica 19 agosto 2012, 20:04

Questo post proviene dall’esperienza diretta degli ultimi due mesi di scambi di mail e di conversazioni in chat con ragazzi che mi hanno fatto capire quanto sia difficile creare un rapporto personale profondo con l’altro, per il permanere di pregiudizi legati alla visione tradizionale della vita affettiva.

Il discorso merita molta attenzione perché spesso le incomprensioni, la tendenza alla drammatizzazione e alla esasperazione dei toni, e peggio ancora la tendenza ad interventi invasivi e poco rispettosi della persona dell’altro, contribuiscono concretamente all’aumento della dimensione problematica di certi fatti, che andrebbero invece capiti mettendo da parte i preconcetti.

L’analisi psicologica “standard” dei significati dei comportamenti, cioè l’analisi condotta sulla base di modelli “standard”, andrebbe ridimensionata a vantaggio di una comprensione più genuina e umana, cioè meno legata a pregiudizi e a modelli, più rispettosa dell’altro e nello stesso tempo più profonda dell’essere gay e delle relazioni affettive che in questo ambito si possono creare.

Se per un verso la dimensione emotiva è fondamentale e ci distingue dalle macchine, per l’altro verso l’emotività, secondo la visione standard, andrebbe controllata per evitare che dia luogo a fenomeni ansiosi che creano disagio e che complicano inutilmente la vita.

È difficile per tutti mantenere un vero equilibrio tra razionalità e affettività ma per i ragazzi gay non è raro arrivare a estremizzare i ragionamenti e a vedere le cose o in bianco totale o in nero totale senza nessuna sfumatura intermedia.

Espressioni come: l’amore non esiste, esiste solo l’egoismo, oppure: tutti mi dicono di volermi bene ma stanno solo cercando qualcosa per sé, perché tutti sono egoisti, sono complementari ad espressioni come: io non potrò mai innamorarmi di nessuno perché sono radicalmente egoista e penso solo a me stesso. In tutte queste frasi domina un estremismo radicale: o tutto o niente, e siccome l’esistenza degli affetti è considerata solo una favola, la visione apparentemente razionale consiste nel prendere atto dell’egoismo universale come regola di vita.

Alla base di tutti questi ragionamenti ci sono molto probabilmente delusioni affettive forti o esigenze affettive che non è facile soddisfare con le ordinarie relazioni interpersonali, anche con le ordinarie relazioni d’amore, perché la convivenza in coppia ha delle regole, richiede forme di adattamento alla realtà dell’altro, che non è mai lo specchio fedele, momento per momento, dei nostri desideri, cose che per un ragazzo che ragiona in termini radicali, che escludono per principio qualunque forma di compromesso, sono difficilissime da realizzare.

Va aggiunto che per certi ragazzi la tendenza all’analisi astratta dei fatti è dominante e procede in modo implacabile verso la demolizione del significato dei rapporti affettivi, che sono visti in termini astratti come forme di debolezza e di dipendenza dall’altro alle quali bisogna abituarsi a resistere.

Tuttavia al di là di questi ragionamenti radicali, in questi ragazzi c’è comunque un’esigenza affettiva profonda, che si manifesta in comportamenti che sono in netta contraddizione con le certezze logiche così marcatamente affermate, ma questa esigenza viene combattuta come una forma di debolezza e di schiavitù. A seconda del prevalere della dimensione affettiva fortemente auto-repressa o di quella razionale astratta si percepiscono forti oscillazioni dell’umore che danno a chi le vive il senso della propria inaffidabilità e quindi della inettitudine alla vita di coppia.

Spesso la sessualità prende il posto dell’affettività e diventa quasi una forma di affermazione della propria libertà di agire al di fuori dei coinvolgimenti affettivi. Va chiarito che situazioni come quella descritta si presentano tipicamente nei momenti di crisi della vita affettiva, quando un legame stabile, durato anni, viene meno, il meccanismo stesso che porta alla fine del legame di coppia, cioè la percezione della insoddisfazione, è vissuto quasi con sensi di colpa ma anche con forti esitazioni: per un verso si vuole chiudere il rapporto di coppia perché rappresenta un vincolo e una limitazione della propria libertà e per l’altro si percepisce, anche se in modo oscillante, l’importanza di quel rapporto che pure, teoricamente, si vuole chiudere ed è proprio su queste oscillazioni che il pensiero si concentra e che la sofferenza si acuisce.

Tralascio il fatto che stati emotivi così turbati possono creare difficoltà negli studi, nei rapporti con gli amici e con la famiglia e possono dare l’avvio ad una serie di reazioni a catena che può peggiorare sensibilmente le cose.

Che cosa è possibile fare in concreto? Francamente me lo sono chiesto parecchie volte e non ho trovato risposte convincenti al 100%. Data la coincidenza di questi stati emotivi con i momenti della crisi di coppia (siano gli stati emotivi causa o effetto della crisi di coppia), verrebbe spontaneo pensare che l’avvio di nuovi rapporti affettivi possa essere capace di catalizzare un ritorno ad una affettività meno estremizzata. Resta però che i nuovi rapporti, che potrebbero partire sul piano sessuale, difficilmente assumerebbero una dimensione affettiva, data la resistenza forte di fronte all’affettività.

Aggiungo che quando la sessualità diventa un modo per supplire ad un’affettività che è comunque respinta, la sessualità si carica di valenze che per il partner sono estremamente difficili da capire e questo non facilita i nuovi rapporti di coppia.

Prendere l’iniziativa sessuale, in questa ottica, significa farsi valere senza cedere all’affettività e lasciare l’altro non appena si presenta la possibilità che il rapporto assuma anche un valore affettivo diventa segno di autonomia e di indipendenza affettiva, fermo restando che si tratta di autonomia e di indipendenza teorica che poi, di fatto, non allevia il dolore del distacco.

Ecco che allora torna ad emergere il valore della semplicità. Chi sta vicino a ragazzi che vivono queste situazioni, che non sono affatto rare, non può tentare la via del ragionamento perché in termini strettamente logici il ragionamento astratto “aut-aut” ha tutta l’apparenza dell’evidenza assoluta, tipo: il determinismo assoluto è un dato fisico, noi quindi siamo rigidamente programmati! Controbattere questa affermazione in termini astrattamente logici non ha senso ma la debolezza di questa affermazione sta proprio nel fatto è astrattamente logica, se il determinismo fosse e fosse percepito come assoluto, il 99% dei prodotti della mente umana non avrebbe alcun senso. Quindi, messi da parte gli strumenti di carattere logico, che d’altra parte sono quelli che in questi ragazzi tendono a svalutare la vita affettiva, l’unica cosa che ha realmente un senso resta proprio una presenza affettiva “debole”, cioè una presenza che non metta in dubbio l’assoluta libertà dell’altro, che non lo obblighi a nessuna scelta e a nessuna coerenza.

Va chiarito che questi ragazzi, che, almeno in certe fasi, presentano veri problemi di disadattamento sociale, sono comunque portatori di un pensiero autonomo e divergente spesso assolutamente originale e coerente, in altri termini, il disadattamento deriva dal fatto che le reazioni emotive e l’affettività di questi ragazzi non si conformano agli standard, questo per un verso provoca sofferenza ma per l’altro, quando si stabilisce un contatto umano serio, permette di scoprire orizzonti del tutto nuovi e inediti della vita affettiva, non riducibili ai comuni denominatori che governano in genere l’affettività. In altri termini la sofferenza di questi ragazzi coincide con lo sforzo di creare un loro sistema autonomo e originale di pensiero, molto meno condizionato da standard e da preconcetti. Si tratta di un’opera molto difficile di preservazione del sé, che urta contro preconcetti e modelli standard di comportamento e che tende ad evitare l’ingabbiamento in quegli standard.

Parlare con questi ragazzi spiazza l’interlocutore perché lo mette di fonte ad un’affettività e ad un pensiero razionale realmente autonomi. Mantenere questi livelli di autonomia è difficile perché la socializzazione, che tende a stabilizzare l’affettività, tende anche a standardizzarla e a ricondurla a modelli di comportamento accettati. La fatica di dare alla luce un pensiero autonomo e un’affettività senza sovrastrutture produce sofferenza e senso di isolamento, ma permette, quando le permette, forme di scambio e di dialogo uniche.

C’è un atteggiamento che in genere manda in bestia questi ragazzi ed è quello del paternalismo di quelli che pensano di avere capito tutto e di avere la ricetta buona per tutte le situazioni. Paternalismo significa sostanziale incomprensione e sottovalutazione e addirittura valutazione in chiave patologica degli sforzi che questi ragazzi mettono in atto per rimanere se stessi e non finire standardizzati perdendo la loro individualità che è un valore assoluto.

Con questi ragazzi il dialogo può esistere solo alla pari, cioè solo se l’interlocutore accetta onestamente di confrontarsi cercando di aprirsi anche a cose che al primo contatto non capisce affatto. La semplicità, cioè la capacità di mettersi in gioco senza riserve, è allora la prima caratteristica per creare un dialogo proficuo. Chi ha in mente di risolvere i problemi dell’altro senza capire lo sforzo, la sofferenza e il lavoro di ricerca che è nella mente dell’altro, negherà all’altro l’apporto di un confronto costruttivo e a se stesso una importantissima possibilità di crescita umana.

Torrismondo
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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da Torrismondo » lunedì 20 agosto 2012, 14:24

Caro Project,
interessante analisi.
Se permetti vorrei provare a darti la mia testimonianza (intervento troppo lungo, perdonate)

Io penso di potermi inserire tra questi ragazzi iper-razionali, anche se mi sento più simile ad uno scettico piuttosto che al tipo di ragazzo manicheo che tu hai descritto. Io credo che l'amore esista (quello, come lo chiami tu, «del Mulino Bianco» no, non esiste) e che sia alquanto complesso relazionarsi con un'altra persona. In me la sessualità non ha preso il posto dell'affettività, ma devo riconoscere che non mi conformo agli standard, come tu dici, né in campo affettivo, né in campo amicale. Credo che questo derivi in larghissima misura dal mio carattere complesso che mi ha sempre portato ad estraniarmi dalla massa per poter esplicare il mio io, sempre da solo però (forse è il prezzo da pagare per essere autonomi) e in una parte minore dalla paura che ho nel instaurare rapporti con le altre persone: paura d'esser ferito, d'essere tradito (forse c'entra una delusione affettiva come hai detto, ma credo che sia anche più complessa la faccenda per quanto mi riguarda).

Ultimamente mi sto rendendo conto di "ritualizzare" i comportamenti e in amicizia e in amore, ad esempio: se lui mi chiede come va io, la volta dopo soltanto però!, posso ricambiare la domanda ed offrire un caffè. Se accetterà allora continuerò a salutarlo, ma non a sedermi in fianco se lui non contraccambierà. Dopo che avrà contraccambiato potrò sedermi di fronte, ma prima di sedersi di fianco aspetterò......" E' un comportamento molto cerebrale - e stupido - che finora non ha dato alcun risultato se non quello di spiazzare ed impaurire la controparte. Di questo sto cercando di liberarmi in campo amicale, con risultati, ma non sono ancora riuscito nell'altro campo. In ogni caso quando affermi che
progettogayforum ha scritto: C’è un atteggiamento che in genere manda in bestia questi ragazzi ed è quello del paternalismo di quelli che pensano di avere capito tutto e di avere la ricetta buona per tutte le situazioni.
[...]
Con questi ragazzi il dialogo può esistere solo alla pari, cioè solo se l’interlocutore accetta onestamente di confrontarsi cercando di aprirsi anche a cose che al primo contatto non capisce affatto.
dici il vero. Secondo me ci manda in bestia appunto perché stiamo ricercando da molto tempo una soluzione e trovarsi qualcuno che ce la propina in faccia in due secondi senza aver ascoltato tutto quello che abbiamo da dire dà fastidio. Non ci avremmo già pensato forse??? Per quanto mi riguarda non voglio ferire il mio interlocutore in questi contesti, solo vorrei fare capire quanto complesso è per me riuscire ad esprimermi e a fare capire le cose per come le vedo e le sento io.

Non dico che un carattere come il mio sia semplice, anzi, colgo l'occasione per scusarmi con tutti coloro che hanno subìto o subiranno cazziatoni oceanici da me o da gente come me :D Vi vogliamo molto bene in realtà, ma la razionalità è una brutta bestia a volte. :roll:
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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da progettogayforum » lunedì 20 agosto 2012, 22:55

Ciao Torrismondo,
cerco di spiegarmi attraverso degli esempi concreti. Noi immaginiamo la vita affettiva e anche quella sessuale attraverso categorie e attraverso teoremi che sono tutti da dimostrare e che spesso non hanno nessun fondamento reale, per esempio leghiamo la parola “amore” alla coppia stabile con stretta monogamia, ipotizzando un legame costante forte e indissolubile tra affettività e sessualità. Tutte queste categorie sono riprese di peso dal matrimonio eterosessuale e trasportate indiscriminatamente in campo gay. Sono cose già molto poco reali in campo etero, dove c’è comunque l’idea della tutela dei figli, e lo sono ancora di più in campo gay dove queste esigenze non ci sono affatto. Amare un ragazzo non è di per sé una condizione definitiva, irreversibile e indissolubile, è possibile amare profondamente un ragazzo e non essergli fedele a livello sessuale, è possibile amare più di un ragazzo nello stesso tempo, è possibile che il legame affettivo resti pur venendo meno l’interesse sessuale come è possibile che l’interesse sessuale duri nonostante il venir meno del rapporto affettivo. I comportamenti affettivi e anche quelli sessuali non sono di per sé conformi a nessun programma predeterminato, ma tutto questo è difficile da accettare anche se è reale ed ecco che la concezione quasi-matrimoniale della affettività-sessualità si fa strada e si afferma per garantire una sicurezza ma nello steso tempo per imporre vincoli sociali che sono del tutto innaturali.
Per tante persone adeguarsi agli standard è almeno in linea di principio ovvio e addirittura quasi-naturale per altri la spontaneità è molto più difficile da reprime e da controllare, a questi ultimi il comportamento dei primi appare inevitabilmente rituale, falso, in pratica un copione imparato a memoria e recitato. Da una parte c’è l’esigenza della standardizzazione e della regola e dell’altro c’è l’esigenza della libertà e della istintività. Si tratta di esigenze incompatibili. Agli occhi degli standard i non standard appaiono egoisti menefreghisti incapaci di rispettare le regole e di capire che le esigenze sociali standard sono indispensabili, in pratica dei disadattati sociali desinati al fallimento. Agli occhi dei non standard gli standard appaiono ipocriti repressivi, oppressori della propria e dell’altrui libertà, con un’espressione sintetica venditori della propria affettività e della propria sessualità in un do un des che non ha proprio niente né della vera sessualità né della vera affettività. Il manicheismo, per usare l’espressione di Torrismondo, c’è da entrambe le parti. Se due standard si incontrano, le loro visioni del mondo sono simili e non sarà per loro difficile capirsi, troveranno facilmente un loro equilibrio, come troveranno un loro equilibrio due non standard, ma ovviamente le una coppia di due standard e una coppia di due non standard sono diversissime e hanno equilibri basati su criteri radicalmente diversi. Molto più problematico e l’incontro di uno standard e di un non standard che porta alla formazione di una coppia. La coppia di questo tipo si regge sulle contraddizioni tra posizioni teoriche e comportamenti effettivi di entrambi i partner. Non è possibile una conciliazione sostanziale tra posizioni teoriche così diverse ma è possibile un contatto affettivo tra persone al di là delle posizioni teoriche. Per un non standard se è possibile perfino un rapporto vero con uno standard, è invece molto problematica la vita sociale, in cui sui valori standard, almeno formalmente, non si transige, da qui il disadattamento sociale che porta alla ricerca talvolta esasperata della propria individualità.
Il non standard si augura comunque di creare rapporti affettivi importanti ma siccome sa per esperienza che i suoi tentativi, proprio in quanto non standard, tendono quasi sempre al fallimento, ha bisogno di filtri, di regole, di rassicurazioni che lo inducano a pensare che in qualche caso almeno la probabilità di fare centro esista in concreto. La ritualizzazione selettiva nell’ambito della vita affettiva è il riflesso del disadattamento sociale. Ovviamente quando un codice non è condiviso, per gli altri è incomprensibile e chi tende ad applicarlo scende nella scala del gradimento. Tra l’altro è paradossale che un non standard finisca per seguire rituali si selezione ma non è raro che accada.
In realtà tutti hanno paura dell’affettività spontanea, la temono gli standard perché non è controllabile e la temono i non standard perché è in fondo un momento di debolezza che attenta alla loro libertà e alla loro autonomia individuale, ma è proprio sul terreno dell’affettività spontanea, mettendo da parte gli scudi ideologici, che le persone si possono oggettivamente incontrare. Un abbraccio, un lasciarsi andare ad un comportamento affettivo apparentemente contraddittorio permette di superare il muro di Berlino tra i due gruppi e di far vivere rapporti che possono sembrare dall’esterno e spesso sembrano agli stessi partner delle cose assurde ma che hanno una loro forza e un loro significato al di là di qualsiasi schema.
E’ vero che la razionalità, quando non lascia spazio alla spontaneità affettiva è una brutta bestia, sta a noi non arroccarci in visioni astratte e preconcette della vita affettiva.

editore
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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da editore » mercoledì 22 agosto 2012, 11:27

Mi sembra che questo ragionamento derivi a sua volta da un astrazione eccessiva delle tipologie uname fra standard e non-standard, che di fatto perde ogni aggancio con la realtà.
Non so ma questi "non starndard" che hai descritto, mi paiono un po' quelli che di tanto in tanto vengono a piagnucolare su answer che "i gay sono tutti egoisti", che "l'amore gay non esiste", ecc.: persone sì realmente disadattate, che proiettano sugli altri i propri difetti e accusano gli altri di avere i difetti per cui loro stessi sono stati mollati; perché se fossero, per contrasto a quel che dico, tutto questo concentrato di valori e virtù basterebbe che si mettessero assieme tra di loro. Sono a mio avviso soggetti infantili che razionalizzano la loro immaturità affettiva dietro una sorta di ragionamento (pseudo)razionale disfattista.

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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 22 agosto 2012, 13:58

Quella di editore è una tipica risposta standard e testimonia che esistono eccome punti di vista lontanissimi, è ovvio comunque che ho estremizzato il discorso ma per rendere più evidente una dialettica che, magari non così estremizzata, esiste eccome.

Torrismondo
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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da Torrismondo » mercoledì 22 agosto 2012, 16:26

Sì project, il tuo secondo intervento è abbastanza "estremizzato", poi ovvio che permangono le differenze del caso, e varie gradazioni.

Per quanto mi riguarda non posso definirmi così assolutamente "non-standard", ma piuttosto, come avevo già esplicato, uno scettico che tenta di avere - probabilmente per una sorta di protezione da eventuali effetti negativi - una certa autonomia. La mia razionalità non può essere messa da parte, appunto perché è un fatto mio, è come sono costituito. Eliminarla vorrebbe dire negare il mio io; però forse può essere incanalata e, in certi casi, evitare di essere un impiccio.

Su fedeltà e monogamia ho dei pareri differenti dai tuoi: anch'essendo "convenzioni" prese di peso dal mondo etero, tuttavia ritengo che possano essere applicabili perché si tratta solamente di una scelta. In campo affettivo io credo si possa amare solo una persona per volta ed esserle fedele perché si tratta solo di una scelta che non è impossibile fare. A me possono piacere tanti ragazzi, ma se scelgo di costruire un rapporto mi concentro su uno e questo pretendo anche dall'altra parte. Non dico che la coppia debba essere una simbiosi al di fuori della quale non esiste nulla, anzi io preferirei avere anche la mia vita al di fuori del partner, però secondo me il fatto che il partner sia uno e uno soltanto è condizione indispensabile per formare una coppia. Altrimenti o mi faccio soltanto amici, o ho solo storie di sesso, ma non un rapporto d'amore. Poi le sbandate eventuali possono capitare e si possono capire, non in eterno però. Almeno per me.
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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da marc090 » mercoledì 22 agosto 2012, 17:30

Lo scrivo più che altro per rispondere ad Editore:

Secondo me il discorso iniziale è un chiaro tentativo di riassumere alcuni dei comportamenti più tipici con cui veniamo a contatto e che per molti di noi risultano inspiegabili... si tratta di spiegare come fondamentale possono convivere persone con visioni del mondo completamente diverse, come e perché esistono.

Ovviamente non si può che generalizzare, ma, per non andare Off Topic, a me sembra di vedere moltissimi individui e modelli che hanno fatto parte, anche in senso lato, di diversi momenti della mia vita..
Per prima cosa portarono via i comunisti, e io rimasi in silenzio perché non ero un comunista. Poi se la presero coi sindacalisti, e io che non ero un sindacalista non dissi nulla. Poi fu il turno degli ebrei, ma non ero ebreo.. E dei cattolici, ma non ero cattolico... Poi vennero da me, e a quel punto non c'era rimasto nessuno che potesse prendere le difese di qualcun altro.
Martin Niemoller


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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da editore » mercoledì 22 agosto 2012, 21:26

Ho soltanto voluto dire che se i soggetti "non standard" sono quella categoria di persone ho in mente io, con questi individui non solo è inutile interloquire - poiché non sono né "razionali", né, tanto meno, "onesti intellettualmente" - ma è proprio meglio stargli alla lontana e lasciandoli nel loro brodo; anche perché, come ha detto Projet, questi rifiutano le paternali, ma sono i primi a farle agli altri gay come se avessero la verità in tasca.

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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da Fortezza » venerdì 24 agosto 2012, 23:27

Carissimo Project,

Dopo le tue lunghe esperienze di vita, dalla chat o con mails di altre persone sento di sentirmi forse parte in causa o meno, pur essendone contento, in questa tua bellissima riflessione dopo i nostri scambi di opinioni e le mie storie che ti ho raccontato.
Ma vorrei, se posso, anche dare un mio personale commento sperando di non andare off topic.
Tutti nella propria vita partono da una visione affettiva in base al vissuto, all'educazione alla società che ti circonda o anzi al “mondo” che ti circonda”. Non sto facendo distinzioni tra il mondo eterosessuale o omosessuale ma credo che in ognuno di noi ci sia quel amore o quel sentirsi realizzati in base alle persone con cui si vuole condividere una vita o una storia, ma sempre partendo dal presupposto di poterle vivere o poterle realizzare per come sono state insegnate, interpretate e immaginate (psicologicamente parlando) nel nostro inconscio o subconscio. Non sto parlando di modelli standard o meno: tutti cresciamo da un'infanzia, da un'adolescenza dove certi valori, tra cui l'amore, devono, secondo una mia personale interpretazione, esserci o ritrovati nella vita adulta. Parlo anche di ambizioni, di rispetto, di soddisfazioni che fan si che ognuno di noi possa appunto sentirsi realizzato; parlo anche di valori come la giustizia, la solidarietà, il rispetto in ogni campo della vita quotidiana, l'onestà etc, anche questo è “amore”. Certo viviamo anche una sessualità ma quella penso faccia parte del nostro essere animali in parte evoluti e diversa in ognuno di noi. Dell'amore si sono scritti poemi, romanzi, tragedie, film e chi più ne ha ne metta, forse perché dentro di noi vogliamo l'amore, vogliamo la pace con noi stessi, con il Mondo, con la società. Forse non si tratta di essere egoisti o meno. Può un vigliacco, un ladro, uno sfruttatore essere un egoista? Si, ma per chi ? Per sé stesso forse, certo. Ma allora dov'è l'amore in lui ? O perché certa persone si ostinano a cercarlo o a farlo cercar loro in sé stessi ? Perché siamo egoisti, Ma egoisti per cosa poi ? Per una nostra pace interiore? Altrui ?
Non tutti siamo però uguali, non tutti riescono o meno a trovare nella loro vita o nel loro io o sé quell'equilibrio che ci possa far sentire bene con noi stessi e con il mondo perché molti non conoscono, o non vogliono far conoscere i sentimenti, l'amore, la giustizia e via discorrendo. Riflettiamo negli altri, forse con la ragione, quel qualcosa che inconsciamente vogliamo avere o ritrovare facendoci essere forse e purtroppo egoisti verso noi stessi e verso gli altri. Ma dopo tutto come esistono persone egoiste esistono anche persone umane, disponibili e si cercano, forse in loro, il nostro opposto o meglio il nostro equilibrio per appunto ritrovare, quell'affettività quell'amore sognati ma castrati da un mondo completamente diverso dalle nostre visioni. E qui entrano in gioco tutti gli aspetti della vita.
Non esiste solo questo Forum con tutte le problematiche annesse ma anche altri Forum dove il succo rimane lo stesso: non si tratta di essere gay, bisex o eterosessuali: siamo “persone” e nelle persone cerchiamo, si il nostro opposto (forse), ma anche LE persone che condividono gli stessi ideali, le stesse premure, gli stessi amori per noi stessi e per il prossimo, senza ingiustizie, guerre e così via. Abbiamo la parola, abbiamo la ragione, abbiamo dei valori: usiamoli senza crearci in tutti noi le illusioni. Come dici tu: parlare per costruire! costruiamo un amore allora, costruiamo la nostra vita.
Ma l'amore purtroppo ci rende ciechi e cerchiamo di combattere quella cecità con la ragione che ti riporta purtroppo a fare i conti con tutto quello che si desidera da in una vita. Etero o omo che sia.
L'amore non è un'illusione, penso. E' il più bel sentimento in OGNI campo della vita. Viviamola allora !

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Re: GAY TRA RICERCA AFFETTIVA E PENSIERO DIVERGENTE

Messaggio da progettogayforum » sabato 25 agosto 2012, 0:25

beh, sì, Fortezza, in quello che hai scritto ci sono due cose che mi hanno colpito molto, la prima è:

"parlo anche di valori come la giustizia, la solidarietà, il rispetto in ogni campo della vita quotidiana, l'onestà etc, anche questo è “amore”"

e la seconda:

"Ma l'amore purtroppo ci rende ciechi e cerchiamo di combattere quella cecità con la ragione che ti riporta purtroppo a fare i conti con tutto quello che si desidera da in una vita. Etero o omo che sia.
L'amore non è un'illusione, penso. E' il più bel sentimento in OGNI campo della vita. Viviamola allora !"

Direi che non posso non essere d'accordo con queste cose!

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