Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Che cosa significa essere gay
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Nicomaco
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Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Nicomaco » giovedì 30 agosto 2012, 11:56

Riporto di seguito un articolo di Chiara Maffioletti comparso oggi su "Il Corriere" on line, dal seguente titolo: "Perché ci si vergogna di chiedere: sei gay?".

Immagino sia più o meno capitato a tutti. Si conosce qualcuno, gli si parla un po’ e poi, senza che nemmeno ce ne si renda perfettamente conto, ci si trova a pensare: ma sarà gay? Poi, però, la domanda resta solo latente nella nostra testa e al diretto interessato (o alla diretta interessata) si finisce per non chiederlo mai. O almeno, io non lo faccio e penso molti altri come me. Credo che per tanti la decisione di non domandarlo possa sembrare la più ovvia, ma invece per quanto mi riguarda apre una serie di interrogativi. Mi spiego:

Essere gay o non esserlo non è un fattore discriminante. Domandarsi se qualcuno lo è può essere una naturale curiosità, al pari del “sei fidanzato?” o del “dove abiti?”. Ma proprio perché è fondamentale considerare l’omosuessualità una normale variabile, perché ci si vergogna di parlarne?

Questione di pudore, mi rispondo da sola. Personalmente a una persona che conosco da poco tempo non chiedo neppure, appunto, se è fidanzata o sposata e quindi non chiederle se è gay si inserisce in questa scia. Ma basta essere un pochino più sincera con me stessa per rendermi conto che a una persona che conosco a malapena in effetti non domanderei se è fidanzata, ma a qualcuno che magari frequento da un po’, con cui sto diventando amica o semplicemente sono in simpatia, invece sì. Mi sembrerebbe un quesito piuttosto normale man mano che si procede con la frequentazione. Perché invece ci si vergogna di chiedere a una persona con cui abbiamo un rapporto se è gay?
Uno dei miei migliori amici, lo è. Ma nel suo caso non c’è stato bisogno di chiedergli nulla. Ne parla lui, tranquillamente. A suo avviso, la faccenda è molto semplice:


se pensi che non c’è nulla di male nell’essere gay, allora non c’è nulla di male nemmeno nel chiederlo…al massimo ti dice “no”

Me lo ripete spesso. E in effetti non dovrebbe essere una domanda imbarazzante. Ma forse il punto è che non tutti arrivano a parlare serenamente del proprio orientamento sessuale. Forse se vivessimo in un’epoca in cui i pregiudizi, gli stupidi preconcetti fossero del tutto spariti, ovunque, in ogni città e paesino, in ogni settore e ambiente, ecco allora forse sarebbe davvero una domanda senza implicazioni e un argomento neutro da affrontare. Ma non si può dire che oggi sia così. E quindi a volte ci si ritrova nella condizione ipocrita di domandarsi se una persona è gay oppure no, ma di non chiederglielo direttamente.
Interrogarsi su queste questioni ha valore proprio perché la battaglia dei diritti uguali per tutti non è stata ancora vinta, perché ognuno di noi potrebbe sostenere la causa e schivare ogni forma di omofobia proprio trattando l’omosessualità come fosse un elemento come un altro. Non come un fattore di cui vergognarsi o che va comunque evitato, trattato con le pinze. Perché quando si sentono certi ragionamenti (si fa per dire) su calciatori gay, nazionale e via dicendo, ci si rende conto di quanta strada dobbiamo ancora fare, come società, per essere davvero civili. Perché appartiene ancora al futuro il giorno in cui chiunque, che sia uno sportivo, un attore o un cantante, potrà evitare di essere chi non é per non rischiare di veder incrinarsi la sua carriera. Eppure, anche se è un punto fermo il concetto che una persona è una persona, a prescindere dal suo orientamento sessuale, e ci mancherebbe, esiste appunto questo limite: per quelli che la vivono come me, se qualcuno parla apertamente della sua omosessualità ci sente sollevati ed è tutto come prima; se invece la cosa non viene esplicitata, resta il dubbio, latente e innocente direi, ma inespresso
.

Ma perché se si parla di gay c’è dunque sempre la sensazione di camminare sulle uova? Non sarebbe meglio se tutti iniziassimo a considerare l’omosessualità come un fattore davvero neutro e la smettessimo dunque di trattarla come fosse appunto…un uovo?”.

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E’ un articolo interessante e anche condivisibile in molte parti, ma mi pare che la domanda del titolo nasconda e riconfermi involontariamente (in assoluta buona fede …) il pregiudizio verso i gay che l’articolo vorrebbe combattere. Anche a ritenere legittime domande del genere, resta che la domanda posta dall’autrice dell’articolo è unilaterale o unidirezionale. Nella vita quotidiana si pone mai la domanda “ma per caso, non sarai mica eterosessuale”?. Secondo me no. Quindi il fatto che ci si ponga solo il problema di domandare se una persona è gay tende a confermare che l’esserlo non è considerato “nella norma” … con tutto quel che consegue ... Direi allora che un buon indice del superamento dei pregiudizi si avrà solo quando le due domande si equivarranno e sarà del tutto spontaneo e naturale porre tanto la prima quanto la seconda.
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Telemaco
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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Telemaco » giovedì 30 agosto 2012, 13:20

Anche io concordo con la tua conclusione, Nicomaco. La giornalista si pone una domanda cretina; è palesemente scontato che c'è reticenza nel chiedere ad uno se è gay:

1) un eterosessuale si potrebbe sentire offeso, perchè "gay" è quotidianamente utilizzato come insulto.

2) un omosessuale potrebbe sentirsi "sotto torchio" e sa che confermando la risposta potrebbe doverne subire le conseguenze, cioè lui deve mettere in conto che la domanda possa essere fatta con finalità di scherno, di derisione, di esclusione, di discriminazione (per es. in ambiente lavorativo).

Da ciò è palese che una persona che fa tanto la gay-friendly come la giornalista percepisce reticenze a chiedere alla gente se è gay. Ha scoperto l'acqua calda.

Ma facciamo finta che fra gli interlocutori non ci siano pregiudizi sull'argomento.

Subentra il ragionamento di Nicomaco, che condivido: chiedere l'orientamento sessuale è come intromettersi prepotentemente nella vita privata di una persona. Sinceramente io non metterei mai in imbarazzo una persona chiedendole se è fidanzata o no (chissà quali problemi o casini potrebbero esserci dietro), figuriamoci se le chiederei mai l'orientamento sessuale.

Quindi non solo è ovvio che chiedere l'orientamento sessuale alla gente non viene particolarmente spontaneo, ma a mio parere è anche corretto che sia così, per banalissimo senso di educazione.

Poteva essere uno spunto interessante, ma messo giù in quel modo l'articolo sembra essere solo l'esternazione di fastidio di una comare pettegola che non può intrufolarsi fin dove vorrebbe nei cazzi altrui.
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Machilosa
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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Machilosa » giovedì 30 agosto 2012, 22:32

Trovo carino l'articolo e lodevole l'intenzione; più si parla di omosessualità in questi toni e meglio è; piano piano, cambierà la mentalità del grande pubblico.

In effetti, la domanda sembra un po' pretestuosa; credo che lo spunto iniziale fosse: "scriviamo un articolo gay-friendly; ok, da dove partiamo?"
Concordo con Telemaco; chiedere a qualcuno direttamente se è fidanzato suona davvero strano, a meno che non ci sia davvero tanta confidenza!
Pretendere però che l'omosessualità venga considerata la norma mi pare eccessivo; del resto siamo "appena" il 10% della popolazione!

Nicomaco
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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Nicomaco » venerdì 31 agosto 2012, 9:44

Forse non mi sono spiegato … essere considerati nella norma significa essere considerati normali e non persone malate o depravate. E’ un po’ come avere i capelli rossi credo … quante sono le persone che hanno i capelli rossi? … mi pare che siano non più del 10% della popolazione … anzi qui in Italia la percentuale sembra molto più bassa … eppure nessuno si sognerebbe di dire che avere i capelli rossi non è … normale …

Per il resto trovo che la domanda dell’autrice dell’articolo nasconda un certo candore e una certa ingenuità … e non so quanto possa contribuire alla causa …
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Alyosha
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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Alyosha » venerdì 31 agosto 2012, 16:35

Forse posso apparire banale ma credo che la questione posta dalla giornalista sia tutta interna al mondo etero e al mondo con cui un etero dovrebbe confrontarsi con l'omosessualità. Ci sono tanti pro e contro dell'atteggiamento proposto dalla giornalista e credo infatti che la ponga più come un auspicio che come una cosa da fare. Auspicherebbe trovarsi in una società dove chiedere se si è gay è come chiedere se siè fidanzati. Domanda comunque invasiva per la privacy di una persona ma che dopo un si può fare. Penso che a meno che il gay in persona non sia dichiarato la domanda possa solo risultare imbarazzante e che il vero atteggiamento sia mostrare disponibilità per la persona. Per la mia esperienza ci si accorge abbastanza in fretta se una persona è gayfrindly o meno o quanto meno se è apert allargomento. Poi per carità una amico può anche chiedere, ma sempre in un contesto di intimità e rassicurando sulla personale riservatezza. Insomma no, al momento non è proprio come chiedere se essere fidanzati.

Nicomaco
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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Nicomaco » venerdì 31 agosto 2012, 17:52

Sapete ragazzi … anche secondo me chiedere a una persona “sei gay?” non è equivalente a chiedere “sei fidanzato?”.
Ma la ragione è la seguente (vediamo se riesco a essere chiaro a sufficienza …).
Personalmente mi hanno chiesto diverse volte se ero fidanzato (con una ragazza …) o sposato e in contesti di amicizia, fiducia e stima reciproca secondo me non c’è nulla di male a rispondere di no o di si a seconda delle circostanze.
D’altra parte anche un gay può avere un fidanzato … no?
Il vero problema è che la domanda da confrontare con quella posta dall’autrice non è “sei fidanzato?”, ma una domanda più radicale e cioè “sei eterosessuale?”.
Quando mai nella vita di tutti i giorni ci si sente chiedere “sei eterosessuale”? A me non è mai capitato.
E allora domandarsi perché ci si dovrebbe vergognare a chiedere a una persona “sei gay?” trova, quasi, la sua risposta nella domanda stessa (scusate il gioco di parole ;-)).
Ci si vergogna perché l’omosessualità è generalmente considerata una condizione non equiparabile all’eterosessualità e quindi anormale e/o non desiderabile.
Pertanto porre domande del genere significherebbe entrare in un campo nel quale, per così dire, ci si vuole quanto più possibile “tenere alla larga”.
Il problema è quindi l’equiparazione e il rispetto reciproco tra gruppi sociali (etero e omo), che ancora non esiste.
O … forse … esiste solo nella direzione inversa: ad esempio personalmente io che sono omosessuale non mi vergognerei di chiedere a una persona con la quale ho molta confidenza se è eterosessuale … e credo che ciò dipenda dal fatto che la mia educazione (come quella di quasi tutti …) da già per scontato che esserlo sia perfettamente normale, né mi sentirei in imbarazzo entrando in questo modo nel mondo degli “etero” ...
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Torrismondo
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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Torrismondo » venerdì 31 agosto 2012, 21:47

Telemaco ha scritto: Quindi non solo è ovvio che chiedere l'orientamento sessuale alla gente non viene particolarmente spontaneo, ma a mio parere è anche corretto che sia così, per banalissimo senso di educazione.
Concordo. Del resto a me non è mai venuto spontaneo nemmeno chiedere ai miei amici se sono fidanzati o meno... non l'ho mai chiesto anche perché a me non interessa. Credo che la vita sentimentale sia totalmente privata, quindi è il singolo a dover decidere se dire le cose e a chi.
Nicomaco ha scritto: Quando mai nella vita di tutti i giorni ci si sente chiedere “sei eterosessuale”? A me non è mai capitato.

Nemmeno a me. Chiedere ad una persona se è gay infatti sembra presupporre una certa disparità tra le condizioni di "etero" e quella di "omosessuale": a che pro infatti, per un etero*, sapere se l'interlocutore è gay o no?
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* per un gay è differente, qualora volesse provarci. Anche se a me ha dato molto fastidio lo stesso quando un mio compagno di corso omosessuale ha voluto informarsi di me, cosa che ha provocato il suo inappellabile allontanamento.
Velle parum est: cupias ut re potiaris oportet (Ov. Ex Ponto I 1, 35)

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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da Alyosha » venerdì 31 agosto 2012, 22:55

Credo che la vita sentimentale sia totalmente privata, quindi è il singolo a dover decidere se dire le cose e a chi.
Questo è parzialmente vero Torris, l'orientamento sessuale e la vita di coppia hanno un importanza sociale e giuridica, altrimenti non si spiegherebbe nè il perché le coppie gay richiedono ul riconoscimento dei diritti di coppia, né perché lo Stato avrrebbe il dovere di regolamentare sulle coppie di fatto in genere. L'organizzazione sociale entra e come nella vita affettiva e sessuale di una persona a condizionarne i comportamenti. Dimentichi che chi è sposato porta una fede al dito e ce in genere tutti i fidanzamenti di lunga data portano/portavano al matrimonio. La fede al dito è esattamente un rendere pubblica la propria vita affettiva. In questo è chiaro che per come come la vedo si avrà piena parificazione quando non sarà più necessario nascondersi e chiedere se una è gay sarà come chiedere se uno è etero. Quessta domanda mi è stata posta mille volte. In un contesto solo ho risposto di si ed era in occasione dell'arrivo del mio ex compagno di scuola anche lui gay in mezzo ad una comitiva gay. L'amica di lui mi ha chiesto se lo fossi anch'io e in quel contesto con molta serenità ho risposto di sì. In tutti gli altri di no. E' chiaro che la nostra risposta è condizionata dal contesto e che se essere gay fosse una cosa come tutte le altre la domanda non apparirebbe imbarazzante. Mi rendo conto per concludere che in effetti per un etero, anche ben disposto, è difficile capire come si deve muovere nella situazione attuale. E lo ripeto forse solo dimostrare disponibilità e cordialità...

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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da FreedomTower » sabato 1 settembre 2012, 0:31

Io direi più che altro che si ha vergogna di rispondere, la domanda non ha nulla di male, come chiedere appunto se si è fidanzati o no, non condivido quanto detto sul fatto che chiedendolo è come se si mettesse in evidenza una disparità tra la condizione etero\gay perchè quando si chiede ad una persona se è fidanzata o no non c'è una disparità tra coppia\single.
Ritornando al fattore vergogna ovviamente rispondere di si può comportare specialmente qui in Italia discriminazione mentre rispondere di no comporta nel caso che uno sia etero sicuramente una seccatura, non per la risposta data ma per il fatto di aver dato l'impressione di non essere etero visto che l'immagine del gay è quella dell'effeminato per la maggior parte (1 è sbagliata, 2 è considerata come brutta cosa).
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Re: Perché ci si vergogna di chiedere "sei gay?"

Messaggio da barbara » sabato 1 settembre 2012, 9:28

Mi sembra difficile esprimere un'opinione sull'argomento. Credo che ogni domanda sia più o meno legittima in base alla situazione, al tipo di rapporto che c'è , alle intenzioni di chi la pone ecc. Certo in una società dove essere gay equivalga a preferire il gelato alla vaniglia rispetto a quello alla fragola (scusate l'esempio scemo :mrgreen: ) forse non dovrebbe nemmeno essere necessario indagare , a meno che non ci sia un'esigenza particolare. Se devo invitare una persona a cena gli chiedo se non ama qualche cibo , altrimenti magari no.
Allo stesso modo se ho un caro amico single e vorrei presentargli una mia amica, può aver senso sincerarsi se almeno non è gay. :mrgreen:
Ma non viviamo purtroppo in una società del genere e la giornalista pare non comprendere appieno il punto di vista dell'interlocutore.
Fra le sue ipotesi non contempla quella che la nostra vergogna possa essere un riflesso della vergogna o quanto meno il disagio che potrebbe provare chi ci sta davanti , e in quanto tale sarebbe una saggia vergogna.
Non lo contempla perché forse le sfugge ad esempio che l'interlocutore è giustamente preoccupato di evitare che la propria condizione venga risaputa da chi può discriminarlo, ad esempio sul lavoro. Questa giornalista , in quanto amica o collega di un gay, si renderebbe pienamente conto che l'informazione (in qualunque modo acquisita) andrebbe tenuta riservata oppure no?
Ma non gliene faccio una colpa; vedo che le sue intenzioni sono buone . Forse nella sua domanda è racchiuso il desiderio di dimostrare all'altro che lei è diversa da chi discrimina i gay o forse è il tentativo andare oltre una comunicazione che appare superficiale , ma credo che sia necessario del tempo prima che una persona eterosessuale possa capire la realtà di chi eterosessuale non è.

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