punto della situazione.

Che cosa significa essere gay
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giorgio82
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punto della situazione.

Messaggio da giorgio82 » venerdì 9 novembre 2012, 17:24

Non so se è la sezione giusta, ma son certo che in caso contrario qualcuno di buon cuore provvederà a spostarlo.

Volevo solo fare una piccola analisi sul mio percorso,da condividere con chi di voi avrà voglia di dire la sua.

Negli ultimi mesi mi sono aperto tanto. Il mio mondo è un pò cambiato.La mia situazione attuale è una vita abbastanza serena, una maggiore consapevolezza di me stesso e una condizione favorevole a livello lavorativo, familiare, amicale.
Penso di avere tanto dalla mia vita: la mia città, la mia famiglia vicino(ma a distanza di sicurezza ;) ), tantissimi amici coi quali c'è un rapporto profondo costruito negli anni, un lavoro soddisfacente e divertente,una casa in cui vivo con un amico e dove spesso girano persone varie.
in più...ora praticamente tutti sanno di me, vivo la cosa in maniera serena e ne parlo apertamente con chiunque senza nessun tipo di ansia e paura (addirittura l'altro giorno mi confrontavo con mia madre su una piccola avventura fisdica avuta di recente con un ragazzo).

Il problema è che ancora fatico ad interagire col mondo gay.
ultimamente vado con una certa frequenza in un locale gay della mia città,accompagnato da amici e colleghi, ma davvero non sono in grado di interagire. Un pò perchè è un locale tipo discopub, tipo di locale in cui io potrei divertirmi una sera all'anno,ma dove non saprei proprio come fare per interagire con la gente. La mia difficoltà è che sono sicuramente in grado di creare relazioni interpersonali profonde e stabili,ma che per far questo mi ci vuole tempo.Eppure io creo rapporti bellissimi in tutti gli ambiti di cui faccio parte, scoprendomi una persona allegra e carismatica ed avendo spesso una sorta di ruolo di trascinatore nei confronti degli altri.Ma nel mondo gay proprio no.
Credo di non essere ancora in grado di valutare le persone davanti a me per quello che sono, ma di avere ancora il bisogno di catalogarle e giudicarle in quanto gay. Probabilmente sono ancora un pò irretito dallo stereotipo gay.
Faccio un esempio: se mi confronto con un mio amico etero che ogni sera finisce a letto con una donna diversa non mi fa nessun effetto, ci chiacchero, mi faccio quattro risate, approfondisco con lui le cose. Un ragazzo gay che vive nella stessa maniera mi blocca parecchio.Rientra nello stereotipo, percui, forse inconsciamente, lo valuto in maniera negativa, togliendomi l'opportunità di un approfondimento ed un confronto della persona in quanto tale.

Ora mi sento così:come se fossi ormai molto vicino al traguardo, ma non riuscissi a fare l'ultimo sforzo. Ho così deciso di andare a fare quattro chiacchiere da una psicologa.
Oggi ne ho parlato con entrambi i miei genitori in separata sede. Da entrambi è saltato fuori abbastanza infretta una forte anaffettività che fa proprio parte della nostra famiglia.
Un bacio, un abbraccio, una carezza è sempre stato qualcosa di fuori dalla nostra portata ed è ovvio che questo mi ha condiziona parecchio.

In rapporto alla sessualità faccio un pò fatica. Le pochissime esperienze che ho avuto sono state poco soddisfacenti, ma forse solo perchè erano totalmente sconnesse dall'affettività ed erano di certo un pò una forzatura di sperimentazione.
Eppure conosco ragazzi che vivono anche una sessualità fine se stessa senza che questa cosa crei in loro nessun tipo di problema, ma io davvero non ci riesco.( e il confronto con questi ragazzi a volte mi mette un pò a disagio...)

In sostanza vorrei riuscire a creare un giro di amicizie gay con cui uscire la sera, giusto per far 4 chiacchiere sentendomi a mio agio, come mi capita negli altri ambiti della mia vita. Vedo questo come obiettivo primario da conseguire.
Però a volte l'ormone ha il sopravvento e questo mi crea una sorta di sofferenza, senso di vuoto, inadeguatezza. Vorrei riuscire a stopparlo per un pò... (come dice Battiato "emanciparmi dall'incubo delle passioni"), lavorare sodo su me stesso e sui miei obiettivi per quesl tempo, e riattivarlo al momento opportuno...

Bom... ho messo un pò di tutto nel calderone... direi che per oggi può bastare...

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Telemaco
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Re: punto della situazione.

Messaggio da Telemaco » venerdì 9 novembre 2012, 17:50

Scusami ma sono un po' confuso. Cioè non capisco quale sia il tuo problema. Dal dato testuale la tua vita funziona bene, sei soddisfatto. Però vuoi andare dallo psicologo. O_o'

Cioè, mi pare che tu abbia notato di non sentirti a tuo agio nel parlare con uno che si vanta di essersi fatto tante persone; e credi di essere tu ad avere qualche problema a non essergli solidale...?!

Proprio non riesco a capire che cosa ti spinga a ritenerti sbagliato se non hai voglia di frequentare un locale gay. Sono piuttosto perplesso. Primo, sembra che tu ti debba annullare per seguire una specie di strada omologativa che porta ad un risultato molto preciso; secondo, sembra che questa esigenza addirittura debba essere raggiunta con un aiuto psicologico. Mah, che dire, a questo punto lasciati semplicemente trascinare dalla massa, fai quello che fanno gli altri e lascia che lo psicologo si occupi di persone che stanno male per davvero. Così non spendi nemmeno soldi.

Per entrare nel ghett... pardon nel "giro" non ci vuole la laurea, basta smettere di pensare autonomamente.

Comunque magari ho frainteso quello che hai scritto, correggimi se sbaglio.
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giorgio82
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Re: punto della situazione.

Messaggio da giorgio82 » venerdì 9 novembre 2012, 18:04

beh. di certo c'è un pò di confusione in me. Non voglio farmi trascinare in nessun ghetto, voglio solo essere libero di relazionarmi con chiunque esattamente per quello che sono, senza dovermi sentire da meno, senza dover giudicare gli altri proprio perchè ghettizzati...
Vorrei superare questa cosa e riuscire ad instaurare rapporti seri coi ragazzi gay della mia città.
Vorrei trovare la forza di essere sempre sereno e convinto di ciò che sono , di ciò che cerco, e dei miei valori, senza per questo dover escludere dai miei rapporti chi vive in maniera diversa.
Vorrei avere la capacità e la possibilità di uscire la sera in un locale qualsiasi, con dei ragazzi gay qualsiasi, relazionandomi normalmente e serenamente con loro, costruendo così pian piano delle relazioni, che è poi l'unico modo in cui riesco a costruire relazioni...

barbara
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Re: punto della situazione.

Messaggio da barbara » venerdì 9 novembre 2012, 18:20

Mi sembra che tu stia dicendo che sei riuscito a far accettare alle persone etero che conosci la tua omosessualità e a non sentirti a disagio con loro, ma non ti senti a tuo agio proprio con i tuoi "simili". In un certo senso ti senti forse più imbarazzato tu con altri gay di quando non si dimostrino i tuoi amici con te. Se è così, immagino che questa situazione sia piuttosto spiacevole da vivere. E' come se le persone etero che conosci si siano dimostrate più recettive e disponibili di te nei confronti dell'omosessualità altrui.
Ora è anche possibile che le persone gay che hai conosciuto siano troppo distanti da te come modo di pensare e che il tuo disagio derivi da questo(come mi sembra propenda Telemaco). Ma ho l'impressione che tu invece senta un blocco "a prescindere". Un conto è comunicare con dei ragazzi gay attraverso un forum e un conto è averci a che fare di persona.
Se ciò ti crea disagio , poterti confrontare con qualcuno di esterno penso possa aiutarti a trovare una risposta alla tua domanda e ridurre la confusione che hai.Sentirsi confusi complica le cose e spesso c'è bisogno di tempo per capirsi.

Alyosha
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Re: punto della situazione.

Messaggio da Alyosha » venerdì 9 novembre 2012, 18:32

Non lo so giorgio e se fossi etero e conoscessi una ragazza che cambia partner ogni sera che penseresti di lei? Faresti due cose probabilmente o ci finiresti a letto pure tu o ne avresti un pessimo giudizio e mi pare che posta così la cosa non cambi molto rispetto a quello che racconti. Ok magari da questo esempio risulta che oltre che omofobo sei anche maschilista :mrgreen: , però oggettivamente un uomo che cambia partner più volte con donne non ti tocca in nessuna misura, perché neanche fa scattare in te spirito di competizione o complessi di inferiorità, un gay che invece fa questo ti rimanda probabilmente ad una visione dell'omosessualità che ti "tocca" in qualche modo, nel sensso che ti turba.
Il gay rispetto ad altri gay vive una situazione oggettivamente diverse, la comunità gay e sia il luogo dopo cerca riconoscimento che il luogo dove ricercare un potenziale partner. Per gli etero è diverso il gruppo dei pari esplicita la propria sessualità rispetto ad un gruppo estero, per altro con una divisione ancora incoraggiata socialmente per quanto resa assai più flessibile (ancora resistono i bagni separati per intenderci, ma le classi miste per esempio sono una realtà da decenni consolidata). Questa differenza c'è e va tenuta presente. Quanto ai discopub penso che abbia un senso per te andarci con degli amici, ma trovare amici in quel contesto è difficile, al massimo qualche flirt. I luoghi determinano molto il tipo di incontri che si fanno. Mi chiedo perché invece non coltivare qualche hobby che ti dia possibilità di consocere persone e basta, contesti relazioni come corsi di ballo, sport di gruppo e cose simili. La quantità di gay scende sensibilmente, ma oltre a darti una possibilità di svago questi sono contesti dove puoi consocere persone in modo più spontaneo. Quanto ai discopub puoi andarci giusto una volta al mese, magari qualcuno che ti intriga lo trovi anche li, non oggi, non domani, ma chissà...

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Re: punto della situazione.

Messaggio da Telemaco » venerdì 9 novembre 2012, 20:56

giorgio82 ha scritto:beh. di certo c'è un pò di confusione in me. Non voglio farmi trascinare in nessun ghetto, voglio solo essere libero di relazionarmi con chiunque esattamente per quello che sono, senza dovermi sentire da meno, senza dover giudicare gli altri proprio perchè ghettizzati...
Ah, forse inizio a capire. Da un lato ti percepisci in competizione con quelli "facili" dall'altro però giudichi "non confacente" il loro comportamento e non sai come sbrogliare questo corto circuito perchè se tu ti omologassi otterresti disapprovazione su un certo versante, mentre se non ti omologhi rischi di ottenere disapprovazione sull'altro versante.

Beh, ti invito a riflettere su una cosa: il "giudizio negativo" che ti senti di dare verso certi comportamenti e certe scelte relazionali, non devi vederlo come una barriera formalistica. Cioè non devi immaginarlo come una "lezioncina" che tu adotti e poi ti fa sembrare il moralista di turno. Non è così. Quando analizzi il modo con cui SCEGLI di relazionarti alle persone, devi sempre tenere presente che è una TUA personalissima decisione: una decisione che scegli liberamente e volontariamente di adottare per sentirti coerente con la tua visione della vita e per sentirti a tuo agio rispetto ad una serie di considerazioni che hai riguardo alle relazioni umane; in base ad una tua visione complessiva delle cose, tu scegli, per te stesso, di adottare uno specifico comportamento e di scartare gli altri. E' una scelta tua; è una cosa personale, che devi sentire come un elemento della tua personalità. Sarebbe davvero poco sensato concepirla come un'autoimposizione, che si sancisce perchè "altrimenti non sta bene".

Perchè, appunto, se invece la metti sul piano formale della "regola di buona condotta" allora poi ti ritrovi certamente di fronte al problema di non sapere come gestire il "giudizio negativo" che ti viene da dare a coloro che "violano" quella regola.

Solo con questo passaggio formale potrai capire che l'unica "disapprovazione" di cui devi realmente tenere conto in maniera moolto meticolosa... è la tua disapprovazione verso te stesso! Quelle circostanziali degli altri gruppi di riferimento possono essere uno spunto, ma non devi permettere che sia un giudizio collettivo a imporre quale strada devi percorrere. Solo tu puoi giudicarti con cognizione di causa, in questo ambito. Cioè solo l'auto-giudizio ha senso.
Vorrei superare questa cosa e riuscire ad instaurare rapporti seri coi ragazzi gay della mia città.
Vorrei trovare la forza di essere sempre sereno e convinto di ciò che sono , di ciò che cerco, e dei miei valori, senza per questo dover escludere dai miei rapporti chi vive in maniera diversa.
Vorrei avere la capacità e la possibilità di uscire la sera in un locale qualsiasi, con dei ragazzi gay qualsiasi, relazionandomi normalmente e serenamente con loro, costruendo così pian piano delle relazioni, che è poi l'unico modo in cui riesco a costruire relazioni...
Non credo che vada proprio così. C'è un dettaglio che secondo me tu dai per obbligatorio, ma non lo è. L'ho sottolineato: pensi di essere "tenuto" a frequentare ragazzi gay qualsiasi. Non è così in realtà. Cioè bisogna essere più specifici.

Le persone possono essere avvicinate attraverso una frequentazione meramente superficiale; con questa puoi essere in grado di rivolgerti praticamente a chiunque.

E' chiaro però che vi è un'altra tipologia di frequentazioni, quelle approfondite, effettivamente autentiche e più "dense" di significato. In questo secondo caso non puoi assolutamente ficcarci l'aggettivo "qualsiasi", perchè è inevitabile che intervenga almeno un minimo di selezione. E di fatto la selezione si baserà su di te, su ciò che pensi, su ciò che ti fa sentire sereno e coerente con la tua impostazione mentale. Sarebbe una tortura dover relazionarsi per forza con persone che non condividono praticamente nulla di ciò che noi pensiamo. Anzi forse non è nemmeno materialmente possibile, perchè manca un presupposto basilare, cioè lo stare bene nel frequentarsi. E se viene meno ciò, viene meno anche qualsiasi interesse comunicativo.

Il nucleo fondamentale delle tue convinzioni, dei tuoi valori e della tua concezione delle cose non può risentire di questo, a meno che tu non sia così avventato da pensare che un'influenza ambientale diversa possa alterare le cose e costringerti a modificare ciò che non senti il bisogno di modificare. Non è così per fortuna, nel senso che hai una scelta. Hai la scelta di preservare le tue convinzioni e cercare persone che le rispettino.

E' questa la scoperta; il ricatto non può funzionare, perchè manca il male minacciato: il "se non ti omologhi sei tagliato fuori" non può funzionare perchè non ha senso avere paura di essere tagliati fuori da un gruppo sociale e "mentale" col quale non hai nulla a che spartire!

Le relazioni vere non le potrai comunque costruire con gente che non la pensa come te almeno nei valori basilari; potrai limitarti ad un'interazione di facciata. E se questa poi finisce, tanto di guadagnato.

Se la persona con cui ti relazioni non la pensa come te, non puoi cambiare ciò in cui confidi tu (sarebbe terribile e ingiusto!); cambi la persona.
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Re: punto della situazione.

Messaggio da Machilosa » venerdì 9 novembre 2012, 23:59

Sono d'accordo; fare realmente conoscenza in quel genere di locali è difficile; magari può essere possibile, ma anche io non ne sarei proprio capace. Forse non è neppure lo scopo di quel genere di locali. Per conoscere le persone ci sono molte altre attività; certo, coltivando degli hobbies conosci gente, ma resta il fatto che i gay in circolazione sono pochini. Purtroppo le associazioni LGBT non sono dovunque, ma credo siano la soluzione migliore.
Credo che coltivare amicizie gay sia comunque importante; fare ghetto non ha senso, ma anche emarginarsi è controproducente, secondo me; non dico perchè bisogna fare necessariamente parte di un giro, ma perchè, da un certo punto di vista, per sentirsi davvero normali è importante potersi confrontare anche con qualcuno che viva le nostre stesse situazioni e sensazioni, per sentirsi meno soli, meno "speciali". Inoltre, "gay chiama gay"; quando inizi a frequentare qualcuno, finisci inevitabilmente per conoscere l'amico dell'amico dell'amico; a quel punto, le probabilità di trovare qualche buon amico o anche un possibile fidanzato si moltiplicano esponenzialmente.
Certo, essere gay non basta per aver subito le basi su cui costruire un'amicizia solida; resta il fatto che, prima dell'orientamento sessuale, vengono molte altri caratteristiche ben più necessarie per potersi relazionare (come obiettivi, idee o interessi comuni).

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Yoseph
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Re: punto della situazione.

Messaggio da Yoseph » sabato 10 novembre 2012, 0:27

Alyosha ha scritto:Quanto ai discopub penso che abbia un senso per te andarci con degli amici, ma trovare amici in quel contesto è difficile, al massimo qualche flirt. I luoghi determinano molto il tipo di incontri che si fanno. Mi chiedo perché invece non coltivare qualche hobby che ti dia possibilità di consocere persone e basta, contesti relazioni come corsi di ballo, sport di gruppo e cose simili. La quantità di gay scende sensibilmente, ma oltre a darti una possibilità di svago questi sono contesti dove puoi consocere persone in modo più spontaneo. Quanto ai discopub puoi andarci giusto una volta al mese, magari qualcuno che ti intriga lo trovi anche li, non oggi, non domani, ma chissà...

In ciò sono d'accordo con Alyosha, per me per esempio il disco pub poteva essere divertente a 20 anni ma ora non ci trovo molto di interessante.
Forse é più importante condividere interessi con qualcuno a prescindere dall'orientamento sessuale. Pensa che io conosco delle persone gay ma non mi è mai saltato sulla testa di uscirci, eppure come ho spiegato in altri post avrei tanto bisogno di rompere l'isolamento in cui mi trovo, per il fatto che non credo che avremmo qualcosa da condividere, non basta il fatto che siamo tutti gay ad unirci. Loro sono persone che cercano sesso occasionale, che si fanno più di 100km al giorno per poter flirtare e bere un po', io invece amo di più parlare, conoscere una persona dentro. Il sesso dopo averlo provato quasi non m'interessa più, anche se non ne voglio sottovalutare l'importanza, ma senza un supporto affettivo per me non ha tanto senso, anche se capisco che ci sono dei momento in cui gli ormoni ci giocano brutti scherzi :lol: , lì credo che ci sia poco da fare, è difficile tenerli sotto controllo!

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