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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Per un concetto di empatia: il ''gay radar''
MessaggioInviato: mercoledì 30 gennaio 2013, 22:07 
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Iscritto il: venerdì 20 novembre 2009, 15:21
Messaggi: 191
Machilosa ha scritto:
mettersi le fette di prosciutto di fronte agli occhi, pur di non vedere, mi puzza tanto di omofobia interiorizzata.


Pensala come ti pare, non sono di certo qui per dimostrare niente a nessuno, né d'altra parte per farmi dare del represso perché ho espresso energicamente la mia opinione.
Se qualcun'altro avesse voglia di attaccarmi personalmente lo faccia pure via messaggio privato e chiudiamo la discussione, dal momento che non ho intenzione di sviare il topic.

EDIT:
Un quote tratto da un altro topic. Lo aggiungo perché mi capita di leggerlo proprio ora.
editore ha scritto:
...ogni volta che ti azzardi a dire che non c'è solo l'omosessuale tutto mossettine o ossessionato dal sesso [...], ti dicono che sei "represso", perché non sei insomma l'omosessuale che si vede bene che è gay, e che veicoli addirittura l'omofobia...



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"Warping the minds of men and shepherding the masses has always been your church's domain. You lure sheep with empty miracles and a dead god".
Sydney Losstarot - Vagrant Story
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 Oggetto del messaggio: Re: Per un concetto di empatia: il ''gay radar''
MessaggioInviato: mercoledì 30 gennaio 2013, 23:02 

Iscritto il: giovedì 27 dicembre 2012, 0:48
Messaggi: 72
Non posso mandare messaggi privati, spiacente.
Senti, mi rendo benissimo conto che lette così possano sembrare anche ''tutti i sintomi che rendono una persona gay'' ma non sono cose che vengono da un ''per sentito dire'' sono cose fenomenologiche: significa che ognuna è un fenomeno, ovvero qualcosa che accade nella realtà, di cui si fa esperienza e che come tale può essere raccontata. Da buon arendtiano diffido da clichè e pregiudizi; quel che abbiamo scritto tutti è un resoconto di esperienze personali che più e più volte ci hanno fatto capire fin dall'inizio qualcosa che è poi stato confermato dal verificarsi di ciò che avevamo previsto. Capisco che si possa essere piuttosto in astio col mondo perchè in quanto omosessuali mai e poi mai vorremmo essere visti come delle fighette che piangono istericamente come vuole lo stereotipo peggiore più comune, ma è un dato di fatto che molte delle caratteristiche qui raccolte si ripetono spesso in un gay.

Spesso non vuol dire sempre, come abbiamo detto più e più volte per ribadire che non si voleva fornire uno stereotipo, ma alcune caratteristiche che spesso ci accomunano, vuoi in funzione dell'omosessualità, vuoi in funzione della nostra personalità.
Nessuna delle caratteristiche che abbiamo elencato ti rappresenta? Ok, significa che nessuno quando ti vedrà penserà, tra le altre mille cose che si possono pensare di una persona, che sei gay. Nessun problema: sono il primo a sostenere che ognuno deve vivere la propria omosessualità come vuole, esteriorizzandola in manifestazioni loquaci quanto gli pare. Anche io sono tra quelli che fanno solo venire qualche dubbio ad un occhio attento.
Sostenere che tutte queste cose non esistano, da l'impressione che non si vuole che esistano. Ma ci sono, credimi; altrimenti come mai tante persone li avrebbero notati fenomenologicamente?

La differenza tra quello che intendi tu, ovvero lo stereotipo, e quel che abbiamo inteso noi, ovvero l'osservazione fenomenologica, sono diversi: il primo impone al pensiero un silenzio, e lo sostituisce del tutto; il secondo deriva dall'esperienza dei fatti del mondo, e come tale è innegabile. Il clichè, lo stereotipo, il pregiudizio, possono essere sradicati, il puro fatto che avviene e che può essere percepito dai più di certo no.
Ho cercato in ogni modo di spazzare via più luoghi comuni possibili per dar spazio anche a psicologia del linguaggio e compagnia, proprio per dare un minimo di scientificità alla cosa, e per evitare che degenerasse in clichès e banalità.

Se tu conosci tanti individui che sfuggono ad ogni singola caratteristica da noi elencata, evidentemente ha una minore validità di quanto pensassimo.
Da un eterosessuale ''ingenuo'' come dici tu, un discorso del genere non te lo puoi aspettare, dal momento che in quanto ingenuo prima di arrivare al fatto che non esistono caratteristiche fisse per gli omosessuali (cosa ribadita più volte nel corso del topic) sfrutterebbe la comodità offerta da pregiudizi e clichès: perchè mai andare a fondo nelle cose? Frocio=schifo, facile no?



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Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali.

Hannah Arendt.
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 Oggetto del messaggio: Re: Per un concetto di empatia: il ''gay radar''
MessaggioInviato: mercoledì 30 gennaio 2013, 23:03 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 20 ottobre 2010, 0:41
Messaggi: 2360
Ah ecco cos'era, mi chiedevo il perché di tanta veemenza, la solita storia dell' F e della minatezza, non avevo capito dovessi andare a parare lì... Comunque insisto a me il gayradar bippa e basta, anche quando si tratta di "insospettabili", non è per niente una questione di appariscenza, anche perché altrimenti non sarebbe un radar, visto che quelli apapriscenti li riconoscono tutti. Il simile conosce il simile, credo si tratti solo di questo. Dire che uno si accorge che una persona è gay, perché frequenta ragazze, si mette in mostra in pose oscene su facebook ecc. ecc. pare in effetti una semplificazione anche a me, per quanto è innegabile che in tanti casi questi siano segnali che colgano una certa tipologia di gay. Una volta tanto voglio dare ragioni a certe osservazioni, tanti di quelli indicati nel post sarebbero in effetti i criteri con cui un etero cercherebbe di individuare i gay. Trovavo simpatico come rispetto allo stereotipo è possibile parlare di omofobia interiorizzata in entrambi i casi, sia quando in qualche modo lo si riconosce come vero, che quando si tenta di confutarlo. Probabilmente perché lo stereotipo è tale proprio in quanto dice qualcosa di vero e qualcosa di falso o di vero e falso assieme. Io lo dico da un pò che bisogna liberarsi degli stereotipi, rinunciare proprio a determinati concetti (quello della F primo fra tutti) ne negarli, ne difenderli.


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