BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Che cosa significa essere gay
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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » martedì 29 ottobre 2013, 21:40

Ecco il capitolo n.3
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CAPITOLO 3 – CAPIRE E RAGIONARE SENZA PANICO

Quando un ragazzo, che arriva alla consapevolezza di essere gay, vive in ambienti omofobi o è stato abituato a vedere l’omosessualità come una malattia, come una perversione o come un peccato, quel ragazzo sarà indotto a considerare l’omosessualità come una catastrofe incombente su di lui, in grado di schiacciarlo e di condizionare negativamente tutta la sua vita. In simili situazioni non è raro che lo sconforto possa essere così profondo da indurlo a pensare al suicidio come unica via d’uscita. Per un ragazzo che si riconosce gay e vive in un ambiente omofobo è indispensabile tenere presente che le valutazioni devono essere date a mente fredda, senza farsi prendere dal panico, e sulla base di una conoscenza reale di ciò si sta per affrontare. Si può anche essere terrorizzati dall’idea di essere aggrediti dai fantasmi ma oggettivamente i fantasmi non esistono. In primo luogo un ragazzo gay deve cercare di conoscere la realtà del mondo gay, intendo dire del vero mondo gay e non di quello della barzellette o delle leggende metropolitane, perché è proprio dalla confusione tra leggende metropolitane e realtà oggettiva che deriva la gran parte della paure nei confronti della omosessualità. Esiste quindi la necessità di tenere sempre presenti alcuni elementi di base circa l’omosessualità sui quali mi soffermerò ora.

Prima di tutto cerchiamo di capire quanti sono gli omosessuali e limitiamoci all’Italia. Dato che gli omosessuali pubblicamente dichiarati sono una frazione stimata di circa il 4% rispetto al totale, effettuare delle rilevazioni di dati che coinvolgano anche la grande massa dei gay, cioè i non dichiarati, è praticamente impossibile. Sono stati fatti allora dei test del tutto anonimi (e quindi potenzialmente veritieri su campioni anche ampi della popolazione) sulla base di due criteri distinti, uno consiste nel considerare omosessuali coloro che hanno o hanno avuto relazioni omosessuali e l’altro consiste nel considerare omosessuali coloro che si ritengono tali, indipendentemente dal fatto che abbiano o abbiano avuto una sessualità gay di coppia. I due sondaggi, condotti con i due diversi criteri, danno dei risultati secondo i quali coloro che si sentono omosessuali sono circa il doppio di coloro che hanno o hanno avuto una relazione omosessuale. Dalle statistiche di Progetto Gay risulta che, all’età media di anni 25,81, il 45,02% di coloro che si ritengono gay non ha mai avuto rapporti sessuali né etero né gay. Sullo stesso campione si rileva che la masturbazione avviene con fantasie gay in oltre il 99% dei casi. Questo fatto conferma che le fantasie che accompagnano la masturbazione sono l’indice fondamentale dell’orientamento sessuale. Le stime più attendibili della percentuale di coloro che si ritengono gay oscillano intorno all’8% della popolazione generale. Si tratta oggettivamente di una minoranza ma certo non di una minoranza esigua. Le rilevazioni danno risultati simili sia tra gli uomini che tra le donne. L’omosessualità è quindi una realtà che coinvolge uomini e donne più o meno nella stessa misura.

Dire che gli omosessuali sono circa l’8% della popolazione generale non è immediatamente significativo, vale quindi la pena di presentare lo stesso dato attraverso esempi immediatamente comprensibili: in un classe di 25 studenti in media ci sono due ragazzi omosessuali, in una scuola con mille studenti ci sono in media 80 studenti omosessuali, in Italia (circa 61 milioni di abitanti) ci sono circa 4.800.000 omosessuali, tra uomini e donne, grosso modo la popolazione dell’intero Veneto, questo numero comprende anche i bambini che statisticamente si riconosceranno omosessuali nel corso della vita. Si capisce che, per quanto minoranza, i gay sono comunque moltissimi. A fronte della percentuale complessiva stimata al 4% circa di gay dichiarati sul totale della intera popolazione gay, si osserva che il campione esaminato da Progetto Gay, di età media 25,81 anni, presenta una percentuale di gay pubblicamente dichiarati pari al 13,74%, il che significa che le generazioni più giovani hanno una maggiore propensione a dichiararsi pubblicamente, anche se comunque, in tutte le classi di età, il numero dei gay non pubblicamente dichiarati resta nettamente più alto di quello dei dichiarati. È comune esperienza di tutti che anche se ci sono in media 80 ragazzi gay su mille studenti non se ne individua praticamente nemmeno uno perché l’omofobia esiste eccome e il non dichiararsi è considerato come l’unica difesa possibile.

Sintetizzando quanto detto fino adesso possiamo concludere che i gay, anche se non riconoscibili, perché l’omofobia ambientale li spinge a non dichiararsi, sono ovunque intorno a noi e, questi ragazzi, anche se non sono pubblicamente dichiarati, sono comunque alla ricerca di un dialogo e di un contatto con altri ragazzi gay, perché il primo problema dei ragazzi gay consiste nel sentirsi soli.

Prima di procedere è bene soffermarsi un po’ su un altro genere di preconcetti, o per meglio dire, di favole legate alla realizzazione del sé. I ragazzi gay, come tutti i ragazzi, crescono con dei miti indotti dal clima culturale che hanno intorno, uno di questi è il mito del principe azzurro. È un mito che è stato creato per le ragazze, per indurle a non abbattersi ma a sperare nell’arrivo, prima o poi, del classico principe azzurro capace di trasformare Cenerentola in una regina. In realtà questo mito spinge a non agire aspettando che qualcuno cambi radicalmente la nostra condizione. Un mito del genere, fatte le dovute differenze, si può trasporre facilmente in chiave gay, a tra i gay provoca danni analoghi a quelli che provoca in campo etero, spingendo i ragazzi a sognare invece che a ragionare e ad aspettarsi soluzioni miracolistiche provenienti dall’esterno per i propri problemi e le proprie difficoltà, invece di darsi da fare impegnandosi seriamente in prima persona.

Per un ragazzo gay, più che per un ragazzo etero, è indispensabile la conquista di una propria autonomia perché, in genere, un ragazzo gay non può fare troppo affidamento sul sostegno che gli può venire dalla sua famiglia o dal contesto sociale. L’autonomia non è un mito analogo a quello del principe azzurro, ma è una realtà concreta ed essenziale. La vera autonomia esiste solo quando c’è una vera indipendenza economica, cosa certamente non facile da realizzate. L’autonomia, come indipendenza e quindi come libertà sostanziale di scelta, deve essere l’obiettivo di fondo di un ragazzo gay. Chi non può fare troppo conto sull’aiuto degli altri può reagire o con la passività e col fatalismo, lasciandosi andare ad accettare qualsiasi imposizione e qualsiasi adattamento, oppure guardando avanti con atteggiamento costruttivo, progettando il proprio futuro passo dopo passo e orientandolo prima di tutto alla conquista di una piena autonomia personale, cioè in primo luogo economica.

Gli strumenti concreti per la conquista di una vera autonomia sono solo due: lo studio e il lavoro. Studiare, per un ragazzo gay, ha almeno due funzioni, la prima è comune anche ai ragazzi etero e consiste nell’ampliare la propria cultura generale e nel dominare gli ordinari strumenti di analisi critica e di comunicazione e l’altra, specificamente gay, consiste nella scoperta del peso della omosessualità nella cultura, da Platone a Garcia Lorca, da Michelangelo a Pasolini, da Marsilio Ficino a Luchino Visconti. Rendersi conto del peso e del senso che la cultura omosessuale ha avuto e ha nello storia, nonostante le repressioni e le discriminazioni, significa ritrovare le proprie radici e riconoscersi in una tradizione di alta cultura e di grande dignità. Ovviamente lo studio ha anche una funzione strumentale e permette di accedere a lavori più qualificati e retribuiti che possono garantire una maggiore indipendenza.

Non va mai dimenticato che la ricerca di una vita di coppia non può in nessun caso sostituire la costruzione del sé attraverso l’indipendenza sostanziale, cioè attraverso l’indipendenza economica. Si deve stare in coppia perché ci si sta bene. Quando lo stare in coppia è strumentale ad altri fini la relazione di coppia poggia su basi fragilissime. Si sta bene in una relazione di coppia quando ci si sta per scelta e non per necessità.

Accade spesso che dei ragazzi gay arrivino a realizzarsi attraverso lo studio e poi attraverso la loro attività professionale, tutto ciò è altamente positivo ma nasconde in qualche caso la rinuncia aprioristica alla vita affettiva. Essere gay e cercare di realizzare prima di tutto la propria indipendenza non significa affatto dover rinunciare alla propria vita affettiva, quella vita affettiva però non può e non deve essere identificata con la totalità della vita, perché il benessere, che pure ha una fortissima componente affettiva, può essere di fatto impossibile quando mancano i suoi presupposti minimi che, in una vita adulta, sono inevitabilmente di natura economica. Quindi come non ha senso puntare in modo esclusivo sulla ricerca dell’autonomia economica mettendo da parte l’affettività, così non ha senso farsi travolgere dall’affettività trascurando i presupposti materiali del benessere individuale. Che un ragazzo giovanissimo possa farsi travolgere dall’affettività e dalla sessualità è ancora comprensibile, ancorché spesso inopportuno, ma un adulto non può non tenere i piedi per terra e deve dare allo studio e al lavoro uno spazio adeguato a permettere l’effettivo conseguimento, e possibilmente in tempi normali, se non accorciati, dell’indipendenza.

Sorge qui spesso una forma di scoraggiamento, gli studi appaiono molto difficili, molto lunghi, non ci si sente adeguatamente preparati e la tentazione di gettare la spugna si fa strada facilmente. È a questo punto che deve subentrare la volontà. I risultati derivano essenzialmente dal lavoro e dall’impegno personale e, da qualsiasi livello di parta, è sempre possibile fare ancora molta strada. Non sono i cosiddetti geni che vanno avanti ma le persone che hanno voglia di impegnarsi e che si impegnano concretamente per superare le difficoltà.

Troppo spesso siamo indotti a sottovalutarci per esimerci da un impegno serio e in questo modo tendiamo a confondere il non posso con il non ho voglia. Vale qui la metafora del contadino, se in un campo c’è un contadino che lavora e nel campo vicino ce n’è uno che non fa nulla, è ben vero che quello che lavora potrebbe anche perdere il raccolto a causa di condizioni meteorologiche avverse, ma resta comunque il fatto che quasi sempre il contadino che lavora avrà il suo raccolto per l’inverno e l’altro sarà ridotto alla fame.

Costruire, in qualsiasi ambito, richiede tempo e impegno, ecco perché i propagandisti di scorciatoie e i venditori di soluzioni facili sono quasi sempre venditori di fumo che indicano strade che non portano da nessuna parte. Ciò che è servito su un piatto d’argento nasconde spesso insidie. Mi riferisco ai siti di incontri e alle chat erotiche. Se è pur vero che è possibile trovare amici e anche un compagno in questi siti, resta comunque il fatto che la finalità di quei siti è un’altra e che la maggior parte delle persone non li frequenta per cercare l’amicizia o l’amore ma per cercare sesso disimpegnato.

Il problema di fondo di un ragazzo gay, cioè il problema della solitudine ha due soluzioni distinte: la prima consiste nel trovarsi un ragazzo, la seconda consiste nel trovarsi degli amici gay. Bisogna sottolineare subito che nessuna di queste due cose, da sola, può portare al benessere individuale. Mentre sembra ovvio che l’avere amici gay senza avere un ragazzo debba essere considerato insoddisfacente, non sembra invece che avere il ragazzo senza avere amici gay sia di per sé preclusivo del benessere individuale perché si presume che il proprio ragazzo sia insieme l’amante, l’amato, l’amico, il confidente, ecc. ecc..
L’esperienza insegna che, paradossalmente, le amicizie gay contribuiscono al benessere individuale addirittura più del fatto di avere un ragazzo perché le amicizie stabilizzano mentre le vicende amorose, specialmente all’inizio, destabilizzano o possono destabilizzare in modo molto forte.

La dimensione affettiva deve necessariamente trovare appoggio sui due binari del legame di coppia e dell’amicizia e mentre senza un legame di coppia si può stare certamente bene per lunghi periodi e al limite anche per tutta la vita, senza amici si sta decisamente soli. L’amicizia esorcizza la solitudine e nello stesso tempo allontana la paura della omosessualità perché consente una conoscenza personale e non superficiale di altri ragazzi gay, stimola al confronto e ci mostra come gli amici stanno impostando o hanno impostato le soluzioni dei problemi che ci accingiamo ad affrontare. Nell’amicizia, analogamente a quanto accade nell’amore, la differenza tra il vero amico e colui che non lo è non si evidenzia dalla apparente consistenza iniziale del rapporto ma dal suo articolarsi nel tempo a dalla sua capacità di resistere ai momenti di crisi e alle incomprensioni che inevitabilmente si realizzano in qualsiasi rapporto.

Quando si considera il fatto di essere gay come una calamità non ci si rende conto di una verità di fondo la cui negazione è alla base di ogni forma di paura di essere gay, cioè non ci si rende conto che per un gay, oggi, è realmente possibile essere felice, è possibile avere amici gay seri e non è nemmeno difficile, è un po’ più difficile trovare un partner con cui costruire un rapporto destinato a durare, ma questo è difficile anche per gli etero per i quali non è affatto scontato che il matrimonio rappresenti l’incarnazione del mito della famiglia ideale. Anche i gay devono guardarsi dai falsi miti in nome dei quali spesso si svalutano le persone e le situazioni reali. L’amore e l’amicizia non sono favole ma esercizi di realtà, cioè vere palestre in cui giorno dopo giorno si impara ad amare attraverso tentativi ed errori. Amare veramente significa amare una persona reale e non un modello teorico, ma amare veramente è possibile ed è una realtà che cambia la vita dall’interno perché comporta l’esperienza profonda dell’essere in due.

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da barbara » mercoledì 30 ottobre 2013, 8:42

bello! molto pratico. Mi piace molto :)

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da e^ip+1=0 » lunedì 4 novembre 2013, 0:03

Accidenti! In quest'ultimo periodo, purtroppo, son sempre passato di sfuggita su questo forum e non avevo letto la stesura di quest'interessantissimo manuale. è fatto davvero bene. Mi piace molto anche la parte statistica: è la prima volta che vedo davvero le cifre del fenomeno, le quali, quando si parla di omosessualità in generale, come fenomeno umano, la dicono molto più lunga di tanti discorsi.
A proposito di questo, qualche giorno fa avevo letto su Repubblica che la percentuale di omosessuali tra i 18 e i 25 anni che accetta la propria condizione è di circa il 20%. Non veniva presentata la fonte di questo dato. Tu scrivi, Project, che, all'età media di circa 25 anni, il 13,74% dei gay è dichiarato: il che torna perché non tutti coloro che hanno accettato la propria omosessualità si sono anche dichiarati.

progettogayforum ha scritto:L’amore e l’amicizia non sono favole ma esercizi di realtà, cioè vere palestre in cui giorno dopo giorno si impara ad amare attraverso tentativi ed errori. Amare veramente significa amare una persona reale e non un modello teorico, ma amare veramente è possibile ed è una realtà che cambia la vita dall’interno perché comporta l’esperienza profonda dell’essere in due.
Molto bello.

Sono ansioso, come credo molti altri, di conoscere i nuovi sviluppi di questo lavoro!

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » sabato 9 novembre 2013, 0:54

Vi comunico che ho messo in rete il MANUALE DI OMOSESSUALITA' DI PROGETTO GAY in formato pdf.

http://gayproject.altervista.org/manual ... ualita.pdf

Sono ovviamente graditissime le osservazioni e le segnalazioni di errori.
Si tratta del primo tentativo di trattare la materia in modo non accademico, facilmente comprensibile e nello stesso tempo abbastanza completo e basato sull'esperienza.

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da e^ip+1=0 » lunedì 11 novembre 2013, 23:58

Arcipuffolina, che lavoro! Ora lo stampo e me lo leggo con calma. Segnalo per ora, dalla scorsa che ho dato, che c'è un refuso nel titolo del capitolo 8 ("esucazione" invece di "educazione").
Comunque complimenti! :)

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » martedì 12 novembre 2013, 10:49

Grazie della segnalazione e^ip+1=0!! (non sono fattoriali, ma semplici punti esclamativi) se hai osservazioni anche sui contenuti o su cose da aggiungere o da integrare saranno graditissime!

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » martedì 12 novembre 2013, 19:04

Ho pubblicato il capitolo 1 del Manuale (in Inglese) sui tre siti in Inglese di Progetto Gay http://gayproject2.wordpress.com/2013/1 ... sexuality/

Ho caricato in Progetto Gay Radio la versione ascoltabile (mp3) del primo capitolo del Manuale: http://progettogayradio.blogspot.it/201 ... e-gay.html

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » giovedì 14 novembre 2013, 0:31

Ho ampiamente rivisto e riscritto il secondo capitolo del manuale, dedicato alla bisessualità, ho ripubblicato il manuale con il nuovo testo e ho messo in radio l'audio-file del secondo capitolo.
http://progettogayradio.blogspot.it/201 ... alita.html

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da barbara » giovedì 14 novembre 2013, 8:37

molto bello il 3 capitolo! ora con calma leggo gli altri :)

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » giovedì 14 novembre 2013, 22:54

Oggi il terzo capitolo del Manuale (Coming out) è stato ricorretto e ampliato, ne è disponibile anche la versione audio in Radio Progetto Gay (radio che è a 79 file audio)

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