BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Che cosa significa essere gay
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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » venerdì 15 novembre 2013, 20:28

Oggi è stato rivisto e corretto anche il capitolo 4 ed è stato messo in audio, la registrazione dura 36 minuti, pant pant!!ma il manuale comincia ad avere una certa concretezza. I primi 4 capitoli, e soprattutto il quarto erano i più lunghi, ma ormai sono fatti! Il resto dovrebbe essere molto più scorrevole. In Inglese ho tradotto e pubblicato solo il primo capitolo, cercherò prima di finire le registrazioni audio dell'intero manuale e poi penserò alla traduzione che sarà una faticata.

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » sabato 16 novembre 2013, 19:14

Rivisti e corretti i capitoli 5 e 6 del manuale e messa in Radio la relativa versione audio. La Radio è a 82 aufiofile!

barbara
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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da barbara » domenica 17 novembre 2013, 10:18

secondo me sarebbe bello farne un e book scaricabile anche gratis e che rimandi al sito di progettogay . E' un'idea che mi è venuta in mente così...

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » domenica 17 novembre 2013, 11:47

Che cosa intendi realmente Barbara? Il Manuale è già un book scaricabile, certo ha senso metterci i riferimenti al forum e agli audiofile della radio man mano che vengono prodotti e comincerò ad aggiungerli subito. Terminato il lavoro, che penso mi richiederà almeno fino a Natale, penso di mettere in appendice ad ogni capitolo dei post del forum strettamente pertinenti, uno o due per capitolo. In modo da calare ancora di più il discorso nel concreto.

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da barbara » domenica 17 novembre 2013, 14:51

pensavo ad un formato che possa essere letto con un ebook e che potesse essere diffuso anche attraverso altre vie,( penso a quelli pubblicizzati su Amazon), per aumentare la possibilità che venga scaricato.

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » lunedì 18 novembre 2013, 3:55

Non ne capisco nulla, ma magari! Certo bisognerebbe avere una versione definitiva del testo e ancora ce ne vuole un po'.

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da marc090 » lunedì 18 novembre 2013, 11:50

pensavo ad un formato che possa essere letto con un ebook e che potesse essere diffuso anche attraverso altre vie,( penso a quelli pubblicizzati su Amazon), per aumentare la possibilità che venga scaricato.
Non ne capisco nulla, ma magari! Certo bisognerebbe avere una versione definitiva del testo e ancora ce ne vuole un po'.
Il pdf potrebbe essere usato per le versioni desktop e per tutte le versioni in generali, mentre per la lettura su ebook reader si potrebbe pensare a qualcosa di specifico come il formato epub (http://it.wikipedia.org/wiki/EPub).
Ho visto che ci sono anche dei convertitori da PDF molto intuitivi.


Sicuramente lavorerei sull'impaginazione e sull'aspetto finale del tutto; ha bisogno di esser un po' migliorato.
Per prima cosa portarono via i comunisti, e io rimasi in silenzio perché non ero un comunista. Poi se la presero coi sindacalisti, e io che non ero un sindacalista non dissi nulla. Poi fu il turno degli ebrei, ma non ero ebreo.. E dei cattolici, ma non ero cattolico... Poi vennero da me, e a quel punto non c'era rimasto nessuno che potesse prendere le difese di qualcun altro.
Martin Niemoller


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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » lunedì 18 novembre 2013, 14:04

Direi che deve essere migliorato parecchio, anche a livello sostanziale.
come dicevo ieri a Marc090 vorrei aggiungere o integrare da qualche parte una storia "con l'esplicita premessa che si tratta di una storia inventata, cioè di un caso di scuola" per fare capire che in alcuni casi, rari ma esistenti, quando ci sono elementi oggettivamente "strani" in una relazione, è bene non fare gli eroi e tagliare corto. Pensavo a una storia di questo tipo (seguita ovviamente da adeguato commento punto per punto):

il ragazzo A conosce B, si piacciono, B ha già un ragazzo C, ma non dice nulla ad A e anzi corteggia marcatamente A, che si innamora. A e B si scambiano le foto ma B non passa ad A le proprie foto ma quelle di C, quindi A, pur parlando con B si innamora in realtà di C, o meglio delle parole di B e del copro di C. B è sempre irascibile o depresso, vede che A tende a fare il crocerossino e si lascia andare a discorsi tremendi, A si mette in ansia, e teme che B possa fare gesti insani, poi B dice al suo compagno C che è in rapporti con il ragazzo A. A e C combinano un incontro, A crede che sia C il ragazzo col quale ha parlato tanto e cerca di riprendere quei discorsi ma C lo prende per uno fuori di testa e gli dice che non ha senso e che sta parlando di un'altra persona, A gli cita il contatto del ragazzo col quale ha parlato tanto e C gli dice quello è del suo ragazzo e che A sta facendo il doppio gioco e lo manda a quel paese, A non ci capisce niente e ci resta malissimo, ricontatta B, che lo accusa di nuovo di fare il doppio gioco e di essersi messo in mezzo per rovinare la loro la vita, poi B va in crisi di disperazione e A lo consola e decidono di vedersi, A convinto di avere qualcosa da farsi perdonare incontra B, capisce chiaramente che le foto che B gli ha mandato erano quelle di C, ma B nega anche l'evidenza e A fa finta di niente perché B sta male e per stare bene ha bisogno di coccole, cioè di sesso, A non ne avrebbe la minima intenzione ma poi cede, B pretende delle prestazioni che ad A non stanno bene, B fa la scena ma A non molla, e B se ne va con aria di poter fare cose terribili. A lo richiama e lo supplica di tornare indietro ma B non ne vuole sapere. Poi C chiama A e lo accusa di aver rovinato la vita di B e anche la sua e lo minaccia se si farà risentire ancora da B, ma B di nascosto lo supplica di non sparire e di liberarlo da C che lo tiene succube... insomma, alla fine A prende la sua decisione: tagliare i ponti in via totale e definitiva con entrambi (abitano in città lontane e la cosa è possibile). Risultato: A ha vissuto tre anni della vita di ansie e di angosce violente perché è entrato in meccanismi patologici. Non è nemmeno un problema di colpa, quei due ragazzi non stavano giocando, per loro quello che facevano aveva un senso, ed è proprio per questo che bisogna imparare ad aprire gli occhi molto bene per distinguere l'innamoramento dalla dipendenza.

Poi vorrei aggiungere ad ogni capitolo una piccola antologia per riportare nel concreto i discorsi affrontati nel capitolo.

Chiedo a Marc090 se è possibile scaricare il Manuale in formato e-book anche se si è al di fuori dei circuiti commerciali.

barbara
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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da barbara » lunedì 18 novembre 2013, 19:14

prova a leggere qua
http://www.webhouseit.com/5-piattaforme ... uo-e-book/

se ci riesci , poi magari mi deciderò a pubblicare anche il mio romanzo... :mrgreen:

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Re: BOZZE DI UN MANUALE DI OMOSESSUALITA'

Messaggio da progettogayforum » martedì 19 novembre 2013, 3:12

Bisognerebbe capirne veramente qualcosa, ci vorrebbe gente esperta e comunque si tratta di pubblicare in funzione della vendita (con un prezzo) e mettendoci nome e cognome... intanto pensiamo a una versione potenzialmente definitiva.

Vi risporto qui la bizza del capitolo 7 ampiamente riscritto. La seconda parte è totalmente nuova e vorrei sapere che cosa ne pensate perché l'argomento non è ovvio per niente.

CAPITOLO 7 - ESSERE GAY E SENTIRSI BENE CON SE STESSI

Questo capitolo è dedicato allo stare bene con se stessi.
Quando non si sta bene con se stessi si prova un senso generalizzato di inadeguatezza, di incapacità di far fronte in modo efficace non a qualche specifica difficoltà ma più in generale ai problemi della vita ordinaria oppure si prova una specie di progressivo disinteresse verso settori molto importanti della vita sociale ma anche della vita affettiva e sessuale, queste sono le tipiche manifestazioni depressive del malessere alla base del quale c’è la convinzione che la situazione non potrebbe in nessun modo cambiare. In questi casi il malessere porta alla chiusura e all’isolamento.
In alcuni casi però il non stare bene con se sessi non assume aspetti radicalmente depressivi ma si manifesta anzi in una frenetica ricerca di soluzioni e quindi in una accentuata disponibilità al contatto affettivo e talvolta sessuale, spesso senza un adeguato controllo razionale, cosa che comporta il rischio di cacciarsi in situazioni non realmente volute e difficili da gestire.
Una delle cause fondamentali del non stare bene con se stessi è la bassa autostima. L’autostima deriva dall’equilibrio complessivo della personalità ed è indubbiamente correlata a moltissimi fattori di tipo familiare, sociale ed educativo e, in particolare, ai successi o agli insuccessi conseguiti e alla stima di cui si gode da parte delle altre persone. Tuttavia chi vive stati di disagio tende, in genere, ad identificarne la causa in uno o in pochi elementi concreti che possiamo definire elementi sintomatici della bassa autostima. Alcuni di questi elementi non hanno a prima vista nulla a che vedere con la sessualità, altri invece sono esplicitamente di tipo affettivo/sessuale. Provo ad elencarne alcuni, sulla base di quello che emerge nelle chat con i ragazzi.
Innanzitutto vanno citati gli elementi legati alla propria fisicità non sessuale: “sono troppo grasso”, espressione che si sente frequentemente; “sono troppo magro”, espressione molto più rara; “sono flaccido, non ho muscoli”; “sono troppo basso”; “sono troppo alto”; “sono troppo peloso”; “sono proprio glabro”. Queste espressioni, che indicano di per sé solo la percezione di una presunta inadeguatezza diventano sintomi di star male con se stessi quando assumono un carattere di idea fissa che interferisce in modo sensibile con la vita ordinaria. Quando ciò accade la percezione dell’inadeguatezza porta ad una più o meno coscientemente esasperata ricerca di soluzioni a quello che comincia a presentarsi come “un problema” e talvolta come “il problema”. Spesso i ragazzi che si definiscono troppo grassi o troppo flaccidi non lo sono affatto e la percezione dell’inadeguatezza è del tutto irrealistica, è il caso dei ragazzi esili che si sentono troppo grassi e si mettono a dieta ferrea e dei ragazzi che, pur avendo un fisico scolpito dall’attività addirittura quotidiana in palestra, ricorrono agli anabolizzanti per aumentare la massa muscolare. Questi elementi indicano stati di disagio di una certa entità che potrebbero richiedere interventi specialistici. La dimensione del disagio nella percezione dell’inadeguatezza si manifesta oltre che nella esasperazione di presunti problemi, nella ricerca di soluzioni che possono essere molto più dannose dei mali cui dovrebbero ipoteticamente porre rimedio.
Vanno poi ricordati gli elementi legati alla propria fisicità sessuale. Un numero non piccolo di ragazzi gay finisce per mettere da parte l’idea di vivere una sessualità di coppia per motivi legati al senso di inadeguatezza della propria fisicità sessuale. Anche in queste situazioni, come nelle precedenti, la percezione della inadeguatezza può essere assolutamente non realistica e la ricerca di soluzioni a presunti problemi può creare inconvenienti anche seri e qualche volta, quando un ragazzo pensa che la soluzione al presunto problema non ci sia o sia irrealizzabile, la risposta è addirittura la rinuncia alla sessualità fisica. Questa rinuncia in genere non è esplicita ma si manifesta attraverso continui rinvii oppure, quando la situazione non è più rinviabile, attraverso il moltiplicarsi di esitazioni e di riserve che arrivano ad esasperare l’altro partner, che non è a conoscenza della vera causa di quelle esitazioni e di quelle riserve. Talvolta la rinuncia alla sessualità comporta perfino il rifiuto della masturbazione, il cui esercizio, specialmente se condotto con riferimento alle immagini dedotte della pornografia, diventa causa importante di frustrazione sessuale. Non è raro il caso in cui i ragazzi finiscono inconsciamente per nascondere anche a se stessi la vera motivazione del senso di inadeguatezza e per coprirla con altre motivazioni in cui il riferimento alla fisicità sessuale è del tutto rimosso. Sul problema delle dimensioni del pene è cresciuto un florido mercato di pseudo-rimedi di carattere medico e chirurgico che promettono soluzioni sicure e apparentemente non pericolose del problema con prezzi che oscillano in rapporto alla categoria sociale oggetto dei messaggi promozionali. Per stare bene con se stessi è necessario accettare la propria fisicità sessuale e cominciare a capire che la sessualità di coppia non è l’imitazione di un video porno ed ha una dimensione essenzialmente affettiva piuttosto che prestazionale.
Vanno poi presi in considerazione, come sintomo di bassa autostima anche gli elementi di natura psicologica di tipo pessimistico e depressivo, che si manifestano in espressioni del tipo: “gli altri alla mia età hanno già realizzato tutto”, oppure: “tanto non combinerò mai niente”, o ancora: “tanto so che prima o poi mollerò tutto”. Spesso gli elementi di natura psicologica che spingono allo scoraggiamento e alla visione di sé come “elemento debole” si incrociano con elementi di reale o presunta inadeguatezza fisica. L’idea del disimpegno o dell’inutilità dell’impegno occupa in molti casi la mente dei ragazzi che si sentono psicologicamente inadeguati, le scelte diventano problematiche e l’irresolutezza finisce per prevalere. Questi ragazzi in genere non entrano in storie d’amore proprio perché, per loro, prendere una decisione impegnativa è difficile ma si innamorano in modo serio e sostanzialmente unilaterale di ragazzi “impossibili” ossia quasi sempre di ragazzi etero o di ragazzi gay che non li corrispondono, con i quali una vera relazione di coppia risulta di fatto impossibile.
Una particolare attenzione andrebbe dedicata alla tendenza a coinvolgere altri nella soluzione dei propri problemi, o addirittura ad affidarsi totalmente ad altri in modo eccessivamente fiducioso e senza il supporto di un controllo razionale adeguato, che si manifesta con espressioni del tipo: “però se conoscessi un ragazzo penso che le cose sarebbero molto diverse”, oppure: “con un ragazzo vicino non avrei paura di nulla” e simili. Vedo spesso ragazzi indecisi, dotati di scarsa autostima e facili allo scoraggiamento, mettersi alla spasmodica ricerca di un compagno, o di una compagnia, per cercare di trovare una risposta ai propri problemi. Si tratta di ragazzi che in genere da questa ricerca finiscono per ottenere ulteriori frustrazioni legate al fatto che in ragione della loro insicurezza, prestano scarsa attenzione alla scelta del proprio compagno e sono disposti a dare troppo rapidamente fiducia al primo ragazzo che mostri loro una qualche forma di disponibilità e con quel ragazzo cercano di creare rapporti molto stretti, che sono visti dall’altra parte come asfissianti e per ciò stesso non sono graditi. Ma in alcuni casi le cose sono più complesse e la ricerca della soluzione attraverso l’affidarsi totalmente ad un’altra persona porta alla costruzione di veri rapporti di dipendenza che hanno l’apparenza dei rapporti affettivi ma sono solo risposte disfunzionali, perché senza un vero controllo razionale, alla bassa autostima. Un ragazzo insicuro che tende a coinvolgere altri nella soluzione dei suoi problemi, ha bisogno di continue rassicurazioni, le chiede, le pretende, reagisce male quando non le trova, tende, inconsciamente, a costringere il suo compagno ad ascoltarlo per ore, lo tempesta di sms e di mail pretendendo continue conferme e non offrendone alcuna. Una caratteristica di queste situazioni è il discorso unidirezionale, il ragazzo insicuro parla e il suo compagno deve ascoltare, se ciò non accade il ragazzo insicuro si sente vittima e lo dimostra in modo molto chiaro, nel tentativo di richiamare l’attenzione del suo compagno, ma questo meccanismo non fa che esasperare la situazione. In altri casi il ragazzo che vive stati di disagio è disposto a qualunque cosa pur di avere una risposta affettiva, o presunta tale, da parte della persona cui si è totalmente affidato e da cui in sostanza è dipendente.
Mi capita spesso, nel parlare in chat con ragazzi che non hanno mai vissuto la realtà della vita di coppia, di osservare come per loro la vita di coppia sia una forma si simbiosi totale in cui tutto è e deve essere comune: la dedizione reciproca deve essere totale, si devono avere gli stessi amici, si deve andare sempre insieme agli stessi posti, e così via. Ma tutto questo, che è solo teoria, ripropone nella pratica reale della vita di coppia il modello di coppia come subordinazione dell’altro a sé o di sé all’altro. La vita di coppia è vista, in sostanza, come la realizzazione una perfetta comunione di ideali ma a questa perfetta comunione di ideali si cerca di arrivare senza un reale bilanciamento di interessi ma o con un tentativo di portare l’altro nel nostro mondo e di tenerlo in una condizione di sostanziale dipendenza attraverso una serie di ricatti affettivi, oppure accettando un ruolo di dipendenza dall’altro, cioè un forma di subordinazione sostanziale motivata in teoria da un sentimento d’amore ma in realtà da una profonda carenza di autostima. Non andrebbe mai dimenticato che la vita di coppia, e della coppia gay in particolare, trova il suo fondamento nella parità dei due componenti della coppia che porta alla ricerca di un “noi” che sia realmente una realtà nuova e non il risultato di un radicale sacrificio degli interessi dell’uno a quelli dell’altro. Non ha alcun senso ed è anzi causa di forte disagio identificare l’amore con l’acquiescenza totale e con l’obbedienza assoluta cioè in sostanza con la dipendenza dall’altro.
Il meccanismo che crea la dipendenza è semplice ed è analogo a quello che si manifesta nel rapporto tra un bambino e il genitore che finisce per essere dipendente dal bambino: il bambino vuole una determinata cosa, il genitore dice di no, allora il bambino piange e il genitore dice di sì per non vederlo piangere, il bambino è gratificato più che per aver raggiunto quello che desiderava, per essersi reso conto di avere un potere sul genitore. Questi meccanismi però sono naturali solo quando agiscono tra soggetti che non si trovano su un piano di parità e, tra due ragazzi gay, che dovrebbero volersi bene su basi molto più solide, sono sostanzialmente il segno di una forte asimmetria e di una sofferenza di coppia e in buona sostanza di un rapporto di sostanziale dipendenza.
Spesso chi non sta bene con se stesso ritiene che la sua spontaneità debba essere in qualche modo sostituta con comportamenti più adeguati o addirittura che i discorsi spontanei debbano essere sostituiti da discorsi che sembrano essere teoricamente più adeguati. Mi capita talvolta in chat di incontrare ragazzi che si sforzano di dire solo cose che a loro parere diano di loro un’immagine positiva e li facciano apparire come bravi ragazzi. L’elemento più tipico è la sublimazione della sessualità e la sua totale rimozione dal discorso. Con questo sistema si crea un dialogo che ha il sapore evidente della mancanza di spontaneità. Quando si riesce a superare il muro della sublimazione e i ragazzi riescono a parlare in modo libero della sessualità tendono a sottolineare la dimensione strana se non patologica di certi loro comportamenti, come la masturbazione e le fantasie sessuali sui loro amici, come se queste cose fossero il segno evidente della loro inadeguatezza. Dopo un discorso finalmente serio, frutto di una sincerità faticosa, noto lo stupore dei ragazzi che si aspettano chissà quali discorsi e si sentono solo dire: “Ok, ma dov’è il problema?” In sostanza questi ragazzi hanno una percezione del loro essere gay come cosa strana e della loro sessualità come cosa unica e assai lontana dalla sessualità altrui, e in particolare dalla sessualità degli altri ragazzi gay, che però loro non conoscono se non attraverso rappresentazioni decisamente poco realistiche.
Molte volte parlare serenamente della sessualità aiuta a ridimensionare e a vedere le cose in termini più oggettivi e fa capire che la sessualità è una dimensione ordinaria della vita di tutti e che essere gay significa essenzialmente innamorarsi di un ragazzo invece che di una ragazza.
Un’attenzione particolare in questa sede va dedicata al disagio derivante dall’idea stessa di essere o di poter essere gay. Mi è capitato più di qualche volta di essere contattato da ragazzi etero che avevano dubbi circa il loro orientamento sessuale, non cioè da ragazzi gay che avevano problemi di accettazione. Per alcuni di questi ragazzi parlare con me ha avuto realmente il senso di chiarirsi le idee per superare i dubbi. Con alcuni di questi ragazzi si sono mantenuti buoni rapporti anche a distanza di anni. Per altri ragazzi etero, invece, superare i dubbi era molto più difficile. Pur avendo essi una sessualità che oggettivamente non aveva assolutamente nulla che si potesse considerare gay, questi ragazzi non riuscivano a tranquillizzarsi e mi contattavano più volte perché per loro l’idea di poter essere gay era un contenuto tendenzialmente ossessivo che, anche se oggettivamente del tutto infondato, turbava profondamente la loro sessualità. Un esempio per tutti, quello di un ragazzo etero che non ha mai avuto fantasie masturbatorie gay, ma che non riesce a masturbarsi in modo soddisfacente pensando a una ragazza perché interviene l’idea di poter essere forse un gay che non si accetta, idea che rovina la sua vita sessuale, ma tutto questo accade a ragazzi che non hanno mai avuto interessi né affettivi né sessuali orientati verso altri ragazzi. Casi del genere, che si presentono come problemi di orientamento sessuale, di fatto, non hanno nulla a che vedere con la sessualità gay ma dipendono da stati di disagio legati spesso alla sessualità o all’affettività etero, ai rapporti familiari, ai rapporti di lavoro, all’insicurezza economica e a molti altri fattori, oltre che ovviamente ad una certa predisposizione alla ossessività. Queste situazioni possono essere al confine di vere forme di doc, ossia di disturbo ossessivo compulsivo, e ne possono essere anche la manifestazione.
Anche per i ragazzi gay, cioè per i ragazzi con fantasie masturbatorie esclusivamente gay, il fatto di essere gay può costituire una fonte di disagio, talvolta anche grave. L’identità sessuale gay può essere inconsapevolmente respinta o, in alcuni casi, diventa oggetto di consapevole e determinata auto-repressione. In questi casi la masturbazione in chiave gay è vissuta con sensi di colpa anche profondi, come un cedimento al male o come uno scivolamento in una dimensione patologica e l’ipotesi di una corrispondenza affettiva e sessuale con un altro ragazzo è allontanata in modo sistematico evitando a priori tutte le occasioni in cui potrebbe crearsi un minimo di intimità (viaggi con altri ragazzi, dormire a casa di amici). È il caso del “non voglio essere gay!” Queste situazioni di disagio sono segno di una dipendenza dal giudizio altrui e della necessità di essere accettati all’interno di un gruppo (famiglia, amici) alla quale si finisce per sacrificare anche la propria sessualità. La pressione esercitata dalla ricerca della omologazione può essere così forte di spingere un ragazzo a fare scelte cosiddette “secondo natura” (sessualità etero e matrimonio) che sono radicalmente “contro natura” per un gay.
Spesso, specialmente per ragazzi non giovanissimi, si creano situazioni di disagio quando l’accettazione arriva dopo i 25 o i 30 anni (e anche ben oltre). I ragazzi che si trovano in queste situazioni sono in parecchi casi ossessionati dall’idea di riguadagnare il tempo perduto e vivono tardivamente le esperienze affettive e sessuali tipiche dell’adolescenza. In tali circostanze i primi contatti con la sessualità di coppia possono creare imbarazzi e condizionamenti non piccoli, perché i modelli “a priori” di sessualità gay interferiscono anche pesantemente con la ricerca della sessualità specifica di coppia. È il cosiddetto imbarazzo sessuale che viene dall’inesperienza. Ci sono ragazzi grandi che vanno in crisi per la mancata erezione in situazioni in cui “in teoria” ci dovrebbe essere, o perché hanno difficoltà nel raggiungere l’orgasmo anche nella masturbazione individuale praticata alla presenza del proprio compagno, quando invece l’orgasmo nella masturbazione privata lo raggiungono benissimo. In questi casi il vero timore è che l’imbarazzo e l’inesperienza possano condizionare o addirittura distruggere dei rapporti affettivi serissimi.
La sessualità non va d’accordo con l’ansia e parlare di sessualità aiuta a diminuire l’ansia legata alla sessualità.
L’ultima parte di questo capitolo sarà dedicata all’esposizione e all’analisi di una storia di dipendenza affettiva. Premetto che la storia che esporrò e che analizzerò non è un a storia vera, ma un esempio di scuola per puntualizzare i concetti relativi alle patologie più gravi di un rapporto di coppia. Ciò non di meno gli elementi che prenderemo in considerazione si presentano di fatto nelle storie reali, studiarne qui il significato sarà utile per riconoscere per tempo gli elementi che sconsigliano seriamente la prosecuzione di un rapporto di coppia o sarebbe meglio dire di un presunto rapporto di coppia. Ma veniamo alla storia.
I personaggi sono 3, il primo Luca, è un ragazzo di 23 anni che, trattato dai suoi genitori come l’anello debole di casa, in rapporto ad un fratello 35enne sposato e ormai pienamente realizzato e livello sociale ed economico, Luca ha perso progressivamente la stima di sé ed è alla disperata ricerca di un ragazzo per risolvere i suoi problemi e per cominciare finalmente a sentirsi amato. Il secondo personaggio è Gianni, un 26enne che ha passato periodi di forte depressione ed ha finito per legarsi con un rapporto di sostanziale dipendenza al terzo protagonista della nostra storia, Riccardo, un 35enne dal carattere molto deciso e aggressivo che ha una piccola attività economica autonoma. Gianni non studia, non lavora e non cerca lavoro perché avrebbe grosse difficoltà ad inserirsi in un ambiente di lavoro. Riccardo è consapevole di tutto questo e lo mantiene a sue spese. La famiglia di Gianni, che ha sempre considerato Gianni come un malato, non a causa della sua omosessualità, che pure era nota alla famiglia, ma per la sua depressione, ha favorito il rapporto tra Gianni e Riccardo, consapevole del fatto che questo avrebbe finalmente allontanato Gianni dalla famiglia, fatto considerato altamente desiderabile dei genitori a causa delle frequenti crisi depressive di Gianni e della presenza di due fratelli minori ancora adolescenti.
Luca conosce Gianni su un sito di incontri, parla a lungo con lui, viene informato da Gianni della sua depressione ma non del fatto che Gianni convive da anni con Riccardo. Luca si identifica in Gianni e scatta in lui l’idea che nessuno meglio lui potrà assistere Gianni e che anzi Gianni, se opportunamente sostenuto da lui, potrà uscire dalla depressione e guarire completamente. Tra Luca e Gianni si sviluppa un rapporto che assume piano piano tutte le caratteristiche del rapporto d’amore. Luca si sente innamorato.
Il rapporto si sviluppa senza nessuna caratteristica patologica, poi intervengono degli elementi inattesi che destano qualche perplessità in Luca, Durante le loro conversazioni in chat, Gianni si assenta anche per lungi periodi di tempo, un giorno Gianni, parlando con Luca, attribuisce a Luca una frase che Luca ricorda di non aver mai detto, Luca evita di sottolineare la cosa che resta solo un fatto sporadico. Luca e Gianni si descrivono fisicamente l’uno all’altro, Gianni si dice snello e ben proporzionato, ma un paio di giorni dopo dice che mangia troppo e che forse sono le medicine che lo fanno ingrassare, anche questo fatto resta solo episodico. Un altro giorno Gianni dice a Luca di non chiamarlo l’indomani mattina perché andrà dal medico insieme coi suoi genitori, Luca non lo chiama e, nel pomeriggio, quando si risentono Gianni chiede a Luca perché non lo ha chiamato la mattina come al solito. Luca evita di ricordare a Gianni della visita dal dottore e gli dice che aveva da fare con la sua famiglia, Gianni dice solo “ah, ok! L’importante è che tu stia bene!” Questo fatto lascia Luca perplesso, ma nonostante tutto Luca evita di affrontare direttamente la questione.
I discorsi tra Luca e Gianni, piano piano arrivano a toccare la sessualità e i due decidono di scambiarsi le foto. Luca passa a Gianni le sue foto, ma Gianni passa a Luca le foto di Riccardo di alcuni anni prima, quando era decisamente un bel ragazzo e gli dice che sono le sue foto dell’estate scorsa. Le foto di Riccardo piacciono a Luca, che ovviamente le crede le foto di Gianni e Luca si sente ancora più innamorato.
Dopo qualche settimana, un venerdì, spacciandosi per Gianni, Riccardo, in una brevissima conversazione in chat propone a Luca di incontrarsi di persona la domenica successiva. Luca non si spiega la proposta ma ne è contentissimo. Prova a ricontattare Gianni ma ne ottiene sempre e solo brevi risposte interlocutorie. Gianni (in realtà Riccardo) farà un viaggio di alcune ore per raggiungere Luca nella sua città. Da parte di Luca le attese sono tante, quando arriva finalmente il giorno dell’incontro, in aeroporto, Luca riconosce immediatamente il ragazzo delle fotografie che però gli sembra un po’ troppo grande per avere 26 anni, ma giudica la questione secondaria. Luca si rende conto che la voce del ragazzo che ha davanti non somiglia molto a quella di Gianni che aveva sentito tante volte via skype, prova a riprendere allora i classici discorsi che faceva con Gianni e a tirare in ballo le depressione ma il ragazzo gli risponde bruscamente che non è per quello che si è fatto il viaggio. Luca prova ad insistere e a spiegare che ha capito che il ragazzo che ha davanti non è quello col quale ha parlato tante volte in chat. Riccardo lo aggredisce quasi violentemente, gli dice che Gianni e il suo ragazzo che Lui non si deve permettere nemmeno di nominarlo e conclude: “tu sei solo un porco che sta provando a metterci l’uno contro l’altro per rovinarci la vita perché tu sei fuori di testa!” e se ne va bestemmiando.
La sera Luca chiama al solito contatto skype di Gianni che gli risponde come se nulla fosse accaduto. Gianni sembra tranquillo e del tutto ignaro dei fatti, Luca evita di parlare di quello che è accaduto. Passano le settimane, le cose tra Luca e Gianni procedono bene e Luca dimentica le sue perplessità. Dopo un paio di mesi Gianni chiede a Luca di poterlo incontrare di persona, Luca alla fine accetta. Il giorno dell’incontro, in aeroporto Gianni riconosce subito Luca ma ovviamente Luca non riconosce Gianni che non è il ragazzo delle fotografie e a Luca non piace fisicamente.
Gianni si comporta con Luca in modo molto disinvolto, conosce bene gli argomenti tipici delle conversazioni con Luca e questo fatto tranquillizza Luca che però non sa che fare perché comunque il ragazzo che ha davanti non è quello delle fotografie, prova allora ad accennare al fatto in modo molto vago: “di persona non somigli molto a come sei in fotografia” ma Gianni non dà seguito alla cosa, Luca insiste “ma sei sicuro di avermi mandato le foto tue e non quelle in qualche altro ragazzo?” Gianni guarda Luca come se Luca fosse impazzito: “Ma che stai dicendo? Ma sei fuori di testa?” (la stessa espressione usata da Riccardo) poi prosegue il discorso e dice a Luca che adesso potranno finalmente realizzare insieme tutte le promesse che si sono fatti per mesi.
Luca prova ad accennare che non se la sente di avere rapporti sessuali con Gianni senza rimarcare ulteriormente il fatto che il ragazzo della foto era un altro. Gianni lo guarda preoccupato come se non si rendesse minimamente conto di quanto stava accadendo e gli dice che non capisce, che non sa perché adesso Luca è perplesso, perché è diverso da come lo aveva sempre conosciuto, e aggiunge che lo sente lontano, strano, che non è più il Luca di sempre, poi comincia a piangere, piange e ripete che in fondo nessuno si è mai preoccupato veramente di lui, che nessuno ha mai creduto ai suoi sentimenti, che nessuno lo ha mai amato, che per lui la vita non ha senso e che non ha senso nemmeno continuare a vivere e dice di volersene andare via subito, si dirige verso la stazione senza parlare, Luca lo insegue e lo supplica di rimanere, è preoccupato che Gianni possa fare gesti insani, gli dice che volersi bene è una cosa troppo importante e che lui è disposto a tutto pur di non perderlo e che ha un disperato bisogno della sua presenza.
Dopo un paio d’ore di insistenza da parte di Luca, Gianni appare meno ansioso. Gianni e Luca vanno insieme in albergo. Gianni vuole essere coccolato perché dice che ne ha assoluto bisogno, poi le coccole si trasformano in sesso, Luca si sente forzato ma non ha la faccia di dire di no e fino a un certo punto la cosa va avanti, ma Gianni pretende delle prestazioni che a Luca non stanno bene, Gianni si sente di nuovo frustrato e incompreso e ricomincia a piangere ma Luca questa volta non cede. Gianni riprende le sue cose e se ne va sconvolto con aria di poter fare cose terribili. Luca lo richiama e lo supplica di tornare indietro ma Gianni non ne vuole sapere e riparte.
Dopo qualche ora Riccardo chiama Luca e lo accusa di aver rovinato la vita di Gianni e anche la sua e lo minaccia se si farà risentire ancora da Gianni, ma Gianni, di nascosto, lo ricontatta e lo supplica di non sparire e di liberarlo da Riccardo che lo tiene succube... insomma, alla fine Luca prende la sua decisione: tagliare i ponti in via totale e definitiva con entrambi, per fortuna abitano in una città lontana e non è facile che si facciano risentire. Luca è tranquillizzato dal fatto di non avere dato a nessuno dei due l’indirizzo di casa o il numero di telefono fisso.
Risultato: Luca ha vissuto circa tre anni della vita di ansie e di angosce violente perché è entrato in meccanismi patologici. Non è nemmeno un problema di colpa, quei due ragazzi non stavano giocando, per loro quello che facevano aveva il senso della realtà, ed è proprio per questo che bisogna imparare ad aprire gli occhi molto bene per distinguere l'innamoramento dalla dipendenza.
Proviamo ora ad analizzare la vicenda dal punto di vista di Luca. Può certamente accadere che nei rapporti tra due ragazzi ci siano diversi punti di vista e anche profonde incomprensioni ma, attenzione, ben altro è che uno dei due abbia comportamenti che appaiono privi di una logica semplice e oggettiva. Intendo dire che per quanto uno possa non seguire la logica dell’altro, in ogni caso, in assenza di vere patologie, ciascuno riconosce che le cose dette o fatte dall’altro seguono una loro logica, che può anche non essere condivisa ma che è comunque una logica, cioè ha intrinsecamente un senso.
Quando all’interno di un rapporto ci si trova di fronte a comportamenti intrinsecamente illogici o incoerenti (esempio: ti mando le foto di un altro affermando che sono le mie e poi quando tu, vedendomi di persona, ti rendi conto che quelle foto non sono mie io insisto, contro l’evidenza, nel dire che invece sono proprio le mie), deve suonare il campanello di allarme, lo stesso vale quando il dialogo diventa sistematicamente un monologo, in particolare se è un monologo ripetitivo, o quando ci si trova di fronte a cambiamenti troppo improvvisi di umore o di argomento. Gli eccessi sono sempre sospetti, così l’eccesso stabile di toni tragici, il tono perennemente svagato di chi non va mai oltre le battute superficiali, l’ossessiva presenza o richiesta di conferme affettive dovrebbero mettere in allarme e dovrebbero risvegliare la razionalità. L’atteggiamento sbagliato di Luca, nella storia che ho appena raccontato, consiste nel non voler capire e nel rimuovere costantemente tutti gli elementi di allarme, abbandonandosi a reazioni esclusivamente emotive.

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