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 Oggetto del messaggio: GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
MessaggioInviato: lunedì 21 luglio 2014, 10:00 
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Nella fiaba di Cenerentola un principe azzurro compare all’improvviso, si innamora di Cenerentola e la trasforma da serva in regina. Questa fiaba, che ha alimentato i sogni di tante ragazzine e che, ovviamente, si può declinare anche in chiave gay, proprio perché alimenta i sogni, rischia di rendere traumatici i risvegli, quando, aperti finalmente gli occhi, ci si rende conto di aver costruito castelli in aria fondati sulle sabbie mobili di un mito. È indubbio però che il mito persiste perché anche se non è assolutamente realistico corrisponde ad un’esigenza profonda che non è tanto quella dell’amore in sé ma quella di dare una svolta alla propria vita. Cenerentola non sogna l’amore con un suo pari, ma sogna che l’amore possa essere la chiave della sua trasformazione in regina. Amore e riscatto sociale in questa fiaba compaiono solo insieme e l’amore è, anzi, solo strumentale. Cenerentola continuerebbe a sognare il suo bel principe se si accorgesse che non è un principe, che non diventerà re e non la farà regina, perché è solo un ragazzo come tanti altri, magari bello, ma con tutto il seguito dei suoi complessi e delle sue manie? Leggendo la storia in chiave gay, ovviamente, spariscono i balli e la corte e con queste cose sparisce la gratificazione pubblica, resta comunque l’idea che il principe azzurro compirà il miracolo e trasformerà il verme in farfalla, anche qui, quindi, l’amore è essenzialmente un mezzo e non un fine. Quanti gay sognano il principe azzurro e si illudono di trovarlo in questo o in quel ragazzo, quanti gay si svegliano traumaticamente dai loro sogni e invece di tenere i piedi ben saldi per terra si mettono comunque alla ricerca di un nuovo principe azzurro! La pia illusione in questo caso consiste nel credere che l’altro ci possa corrispondere al 100%, che il contato con lui possa essere totalmente gratificante, che l’altro non abbia difetti e debolezze di nessun genere o meglio che possa esistere in “nostro” principe azzurro. In tutto questo atteggiamento domina l’idea di egocentrismo, che è una della componenti più forti della personalità, ma qui domina al punto di richiedere all’altro di esistere in funzione nostra. L’altro, in tanto ha un senso e un valore, in quanto mi gratifica e corrisponde esattamente ai miei desideri. Ma questa forma di egocentrismo urta contro un dato di fatto insuperabile: l’altro è veramente altro da noi, ha i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi punti deboli, le sue fragilità e l’essere coppia è sempre parziale, c’è qualcosa di comune e ci sono cose che non possono essere comuni perché si tratta di persone diverse, con alle spalle storie diverse. Coppia, quindi, non sempre e comunque, non come ricetta per risolvere i problemi individuali ma solo se esiste una vera anche se parziale corrispondenza, coppia quindi, sempre e solo parziale e certo non coppia come realtà in cui i singoli vengono ad annullarsi. E quando non c’è relazione di coppia? La risposta è una sola: la solitudine, tanto demonizzata ma indispensabile per costruire l’equilibrio individuale. Solitudine non significa vita eremitica ma capacità di staccarsi dalle cose e anche dalle persone per tornare nella propria individualità, per recuperare il senso e il valore della parzialità e della relatività di un rapporto di coppia o di amicizia. Solitudine per imparare il valore dell’effimero e del relativo. Il mito del principe azzurro conduce alla dicotomia radicale o serva o regina, ma il buon senso dimostra come gli stati intermedi siano infiniti ed abbiano comunque un valore proprio perché possibili, il valore del relativo e del parziale, che però è reale, mentre il mito, proprio perché sublime, non ha nulla di reale. La solitudine come capacità di distacco è un valore fondamentale proprio perché aiuta a non buttare via tante realtà che pur non essendo gratificanti al 100% hanno comunque aspetti positivi, ovviamente non hanno solo aspetti positivi, ma non per questo devono essere svalutate e spazzate via. Per uno della mia età, poi, la solitudine diventa un abito mentale che non è affatto una forma di disagio ma risponde all’esigenza di tirare le somme e di ridare ordine all’esperienza. Quante volte il mito del principe azzurro produce ansia nella fase dei sogni e delusione nella fase del risveglio! Non sarebbe meglio tenere i piedi ben saldi per terra e cominciare a vedere le cose con distacco? Mi rendo conto che questi sono i classici ragionamenti dei vecchi per i quali il realismo non è una scelta ma una necessità. Certo è che ora la prima esigenza che sento è quella di riposare, non quella di sognare. Vorrei un contatto più immediato e diretto con la natura, in altri termini vorrei recuperare la solitudine, questa fedele compagna della vita.



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
MessaggioInviato: lunedì 21 luglio 2014, 10:41 
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La solitudine… questa parola di solito “spaventa” e non viene sempre vista di buon occhio, perché la si confonde con l’isolarsi dagli altri… la solitudine ha pregi e difetti come ogni cosa, ci permette di imparare a stare bene con noi stessi, ma purtroppo molte volte ci chiude anche al mondo esterno, e questo non va bene perché lo stare in mezzo alle persone ci aiuta a crescere e a confrontarci con gli altri..
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Nella fiaba di Cenerentola un principe azzurro compare all’improvviso, si innamora di Cenerentola e la trasforma da serva in regina. Questa fiaba, che ha alimentato i sogni di tante ragazzine e che, ovviamente, si può declinare anche in chiave gay, proprio perché alimenta i sogni, rischia di rendere traumatici i risvegli, quando, aperti finalmente gli occhi, ci si rende conto di aver costruito castelli in aria fondati sulle sabbie mobili di un mito.

Il problema principale delle fiabe, riguardo ai soggetti femminili, è il fatto che continuano a perpetuare lo stereotipo che una donna sia indifesa e per questo le è indispensabile la presenza di un uomo per poter cambiare vita… Cenerentola vive mille soprusi nella casa in cui vive, ma solo grazie a un uomo riesce a uscirne, e non con le proprie forze… la fiaba inculca il fatto che senza il principe una donna, o un gay, non sono nulla… il principe azzurro diventa la chiave per ottenere la felicità…
Cita:
Quanti gay sognano il principe azzurro e si illudono di trovarlo in questo o in quel ragazzo, quanti gay si svegliano traumaticamente dai loro sogni e invece di tenere i piedi ben saldi per terra si mettono comunque alla ricerca di un nuovo principe azzurro!

Molte volte c’è in noi un’insicurezza tale che sentiamo il bisogno di un “principe azzurro” che riesca a darci l’amore che non sentiamo per noi, e quindi quando ci rendiamo conto che un principe azzurro non va bene ne cerchiamo un altro, e questa cosa alla fine rischia di sfuggirci di mano… o forse cerchiamo proprio il principe azzurro perché non vogliamo accontentarci, perché pretendiamo il avere il meglio, e allora succede che molte persone dopo aver passato anni con una persona una mattina si svegliano e si chiedono come hanno fatto a passare il tempo con quel patner per cui adesso non sentono più nulla… questo succede quando vogliamo per forza idealizzare una persona a principe azzurro, caricarlo di aspettative e quando ci rendiamo conto che non è come lo vorremmo sentiamo il bisogno di rompere con questa persona… non è semplice vivere la solitudine… forse perché cresciamo incitati dai nostri genitori che lo stare da soli non è una cosa buona, che bisogna avere degli amici… per apprezzare la solitudine bisogna avere un qualcosa che ci distolga dai nostri problemi e dalle nostre insicurezze…
Cita:
Per uno della mia età, poi, la solitudine diventa un abito mentale che non è affatto una forma di disagio ma risponde all’esigenza di tirare le somme e di ridare ordine all’esperienza. Quante volte il mito del principe azzurro produce ansia nella fase dei sogni e delusione nella fase del risveglio! Non sarebbe meglio tenere i piedi ben saldi per terra e cominciare a vedere le cose con distacco? Mi rendo conto che questi sono i classici ragionamenti dei vecchi per i quali il realismo non è una scelta ma una necessità.

Il bello del passare del tempo è che si riesce ad avere una visione più lucida delle cose, quante volte pensiamo ai nostri errori e ci diciamo: “Dovesse capitarmi adesso quella cosa, mi comporterei in maniera diversa.”?. Le lezioni si imparano sbagliando, anche cento volte, ma se servono, ben vengano queste cento batoste per farci maturare, non possiamo pretendere di nascere sapendo già come cavarcela di fronte a ogni situazione, è impensabile… molte volte non è il fatto di essere “vecchi” a farci tenere i piedi ben piantati per terra, ma anche le esperienze che facciamo nella vita… più esperienze viviamo e più riusciamo a districarci nelle situazioni, anche perché vivere dentro una campana di vetro non serve a nulla… quante volte riusciamo a capire come è una persona solo parlandone per poco o per come si muove, quante volte ci capita di capire al volo quando una persona non è onesta con noi, oppure ci possiamo fidare? Quante volte ci capita di sentire delle cose, e pensare che grazie alla nostra esperienza non ci troveremmo in situazioni simili, perché sappiamo già come va a finire?



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
MessaggioInviato: lunedì 21 luglio 2014, 14:29 

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Caro Project,
anche io non credo che siano discorsi da vecchi, piuttosto il resoconto di una vita vissuta, su cui appunto grava l’esperienza. E credo proprio che l’esperienza, sofferta nel suo senso più alto, porti l’individuo ad accostarsi a quei parametri di saggezza che portano ad un equilibrio maturo. La cosiddetta vita di coppia è anche fin troppo stereotipata, spesso viziata da modelli di riferimento che si riassumono appunto nel paradigma di Cenerentola, o simili. Penso che talvolta dietro l’idea di coppia si sveli la paura dell’abbandono o dello stare soli. A tal punto che spesso si vuole firmare un contratto di reciproco rispetto. Un vincolo appunto. Da questo punto di vista la solitudine affina la ricerca interiore e spesso, indipendentemente dall’età, aiuta a capire che non vogliamo essere due ma in due.
Ti lascio uno stralcio di testo di Fabio Pusterla da Le terre Emerse.
Aprile 2006. Cartoline d’Italia:

Chi è questo che fuma accanto a me

il suo mezzo toscano tra mezze parole

di convenienza, e sorride

nell’aria tremolante del mattino, dà

uno sguardo

ai tetti, alle donne che passano, alle

nuvole,

ripiega il suo giornale di rapina, alza

la testa

e si avvia con la moglie col fare di chi

ha vinto ancora, come sempre sa

di avere vinto, e vinto cosa poi?

Lui è lui, io forse io, nessuno è noi.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
MessaggioInviato: lunedì 21 luglio 2014, 16:44 
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Isabella scrive: “Cenerentola vive mille soprusi nella casa in cui vive, ma solo grazie a un uomo riesce a uscirne, e non con le proprie forze… la fiaba inculca il fatto che senza il principe una donna, o un gay, non sono nulla… il principe azzurro diventa la chiave per ottenere la felicità…” è vero e si sarebbe tanto bisogno di riconquistare la propria individualità, anche per stare in coppia in un altro modo, cioè per essere in coppia per scelta consapevole e non per mero tentativo di sfuggire al senso di vuoto e all’insoddisfazione.
Una frase di Isabella mi ha fatto particolarmente riflettere: “vogliamo per forza idealizzare una persona a principe azzurro” credo che sia vero, ma in qualche misura anche che sia inevitabile, non saprei dire se per fortuna o purtroppo.
Isabella dice: “Le lezioni si imparano sbagliando, anche cento volte, ma se servono, ben vengano queste cento batoste per farci maturare” … eh si in un certo senso è vero, ma che differenza c’è tra maturazione e disillusione? Forse sono la stessa cosa.
Leggendo quello ce dice Nestore mi colpisce l’espressione: “l’esperienza sofferta nel suo senso più alto”. È vero l’esperienza si soffre. La consapevolezza della difficoltà, se non dell’impossibilità di essere realmente “in due” si vive in misura doppia, come propria consapevolezza personale, in fondo già almeno parzialmente acquisita e come sofferenza dell’altro che può provare il senso dell’abbandono perché magari ancora troppo legato al modello di Cenerentola e ancora lontano dal dare valore alle cose effimere e parziali. La poesia citata da Nestore è molto bella, posso dire di aver vissuto parecchie volte sensazioni come quella lì descritta.



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
MessaggioInviato: lunedì 21 luglio 2014, 18:17 
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progettogayforum ha scritto:
Isabella dice: “Le lezioni si imparano sbagliando, anche cento volte, ma se servono, ben vengano queste cento batoste per farci maturare” … eh si in un certo senso è vero, ma che differenza c’è tra maturazione e disillusione? Forse sono la stessa cosa.

La differenza fra maturazione e disillusione forse è un po' sottile.
Prendiamo per esempio l'amore. La disillusione significa dirsi che dopo parecchie batoste ci si dice che non si avrà mai nessuno e ci si rassegna, e se capita di infatuarsi di qualcuno si tende a essere pessimisti e dirsi in anticipo che andrà tutto a finire male. La maturazione significa che dopo parecchie batoste, si è in grado di capire se un'infatuazione per una persona può portare a qualcosa di concreto. Diciamo che la maturità ci permette di valutare le situazioni.



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
MessaggioInviato: lunedì 21 luglio 2014, 18:52 

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Come non darti ragione Isabella. Eppure con la maturazione ci sembra quasi di soffrire di più, per il solo fatto che certe acquisizioni pesano come macigni e non siamo più disposti a contrattare. quando ci pare di avere raggiunto un equilibrio interiore ed emotivo tendiamo a mantenerlo e non abbiamo più voglia di montagne russe, anche se siamo legati a chi ci paga il biglietto. è preferibile lasciarlo andare, pur soffrendo, perché in cuor nostro non corrisponde all'idea di completamento che faticosamente abbiamo raggiunto. e allora ci si completa con se stessi. non intendo che sia un processo definitivo. voglio solo dire che se l'altro,pur amandoci, non condivide con noi quell'equilibrio, beh, non è più completamento.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
MessaggioInviato: lunedì 21 luglio 2014, 19:10 
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Certo la maturità è la capacità di valutare le situazioni ma in realtà si dovrebbe dire la capacità di svalutarle, eliminando la dimensione proiettiva. Il sogno è egocentrico, si sogna di essere per qualcuno il centro della vita, poi si matura, o si invecchia, o ci si intristisce e ci si rende conto che possiamo essere il centro solo della nostra vita e di quella di nessun altro, in questo senso, come dice Nestore, non abbiamo più voglia di contrattare e di stare sulle montagne russe e lasciamo che le persone passino e vadano per la loro strada proprio perché ci rendiamo conto soprattutto delle impossibilità e tendiamo a non spenderci se non vediamo forme di compatibilità profonda, che sono però un evento quanto mai raro, ammesso e non concesso che esista.



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