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 Oggetto del messaggio: Gli Annali di Omosessualità di André Raffalovich
MessaggioInviato: mercoledì 29 aprile 2015, 1:32 
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Mi accingo a pubblicare online, a puntate, una mia traduzione di un testo, unico nel suo genere, ossia degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich. In realtà l’autore, nel titolo, usa il termine unisessualità e non omosessualità, ma il termine originale suonerebbe strano nel XXI secolo.

Mark André Raffalovich (Parigi, 11 settembre 1864 – 14 febbraio 1934) è un personaggio la cui vita e la cui opera sono piene di contraddizioni. Non era un medico anche se polemizzò con medici, psicologi e antropologi e scrisse di antropologia criminale. Fu soprattutto un omosessuale che raccolse una mole enorme di dati e di testimonianze sulla omosessualità che sono un’autentica miniera per la conoscenza dell’omosessualità alla fine dell’800.

Nato in una famiglia di ricchi banchieri ebrei di Odessa, fuggiti dalla Russia nel 1863, studiò a Oxford e si stabilì poi a Londra dove conobbe Oscar Wilde, il rapporto tra i due non fu mai di autentica simpatia. La vita di Raffalovich è comunque legata ad Oscar Wilde per un’altra ragione. Il Ritratto di Dorian Gray, capolavoro di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell'altà società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili.

Nel 1896 Raffalovich pubblica "Uranismo ed unisessualità: studio sulle diverse manifestazioni dell'istinto sessuale". Dello stesso anno sono gli “Annali dell’unisessualità”, di cui mi accingo a pubblicare la traduzione. Si tratta in pratica del primo tentativo di una pubblicazione scientifica di periodicità prevista come annuale, interamente dedicata allo studio dell’omosessualità e alla raccolta di documentazione in merito. Fino a questo punto Raffalovich appare come uno dei paladini della omosessualità; i suoi scritti sono enormemente più moderni di quelli di moltissimi uomini di scienza che si ritenevano esperti del settore.

Ma proprio dal 1896 la vita di Raffalovich e quella di Gray arrivano ad una svolta. Spinto da Gray, Raffalovich si converte al Cattolicesimo. Raffalovich entrerà nel terzo ordine domenicano, Gray diverrà sacerdote e Raffaolovich gli pagherà gli studi in seminario. Gray sarà nominato parroco ad Edimburgo e Raffalovich contribuirà in modo consistente alle spese per la sua nuova chiesa e si stabilirà in una casa accanto alla parrocchia dell’amico, per potergli rimanere vicino. Moriranno entrambi nel 1934 senza mai essersi separati e saranno sepolti nella stessa tomba.

Come avremo modo di vedere, per Raffalovich, anche nel 1896, la distinzione fondamentale non è tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra onesti e depravati, ossia tra quanti sono in grado di controllare le loro pulsioni e quanti ne sono invece dominati.



NOTE E DOCUMENTI
DI PSICOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

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Annali dell’unisessualità, di André Raffalovich. - Un progetto e un frammento di annali unisessuali. - La morale delle persone oneste. - Revisione critica dei libri e degli uomini: James, Maudsley, Dallemagne, Clement Dukes, Mabel Hawtrety Haverlock Ellis, Edward Carpenter, Howard, Hoche, Kurella, Krafft-Ebing, Næke, Penta, Lino Ferriani, Pelandi, Laupts, Legludic, Féré.
Appendice A: unisessualità francese. - Appendice B: unisessualità inglese. - Appendice C: Caso Cordes (Berlino). - Appendice D: Libri e letteratura frivola.

Quando si potrà inaugurare l’impresa che oggi sto per indicare? Conosciamo L’Année psychologique di Binet et Beaunis: un volume enorme che contiene alcuni articoli originali, molti rendiconti e una ricca bibliografia. È anche noto il giornale omosessuale una volta tentato dal poco giudizioso Ulrichs. Io non propongo né il tono di Ulrichs (e dei suoi numerosi imitatori), né le sue digressioni teoriche (1) né il peso dell’Année psychologique; non chiedo nessuna perorazione male intesa, nessuna pubblicazione troppo folta, ma mi piacerebbe vedere ogni anno un volume serio e ben nutrito, dedicato interamente all’unisessualità.

Vorrei che questo libro fosse caratterizzato da quella psicologia sana e maschile che, sola, può farci conoscere e capire l’unisessualità. Ci sono già abbastanza pensatori e osservatori capaci di accorgersi che gli invertiti non sono necessariamente né degenerati (2), né malati, né criminali; essi scoprono anche che gli invertiti non si dividono in passivi e attivi, la distinzione tra l’invertito maschio e l’invertito femmina spiega solo un piccolo numero di unioni unisessuali; essi cominciano a capire in un modo o nell'altro la mia classificazione, la mia divisione; passivi, effeminati, virili, ultra-virili.

In questi annali dell’inversione sessuale non ci si dovrebbe sottomettere alle affermazioni antiquate e retrograde. Si dovrebbero mettere da parte i luoghi comuni; non si parlerebbe affatto di antifisici, non si invocherebbe più la natura pretendendo che essa si contraddica in continuazione; ci si guarderebbe bene dagli epiteti infamanti (3), non li si metterebbe se non al posto giusto, e ci si ricorderebbe che il punto di vista scientifico e morale non è né eterosessuale né omosessuale (4).

Non ci si lascerebbe spaventare da coloro che affermano l'impossibilità di non essere guidati dalla equazione personale, dalla risposta individuale. Ci sono così tanti spauracchi dei quali bisogna rendersi conto e che bisogna evitare. Ci si terrebbe al corrente dei libri pubblicati, di quelli relativi all’unisessualità di quelli che la chiariscono in un modo o nell'altro. Si reagirebbe alla grande congiura contro la verità. Noi si disdegnerebbero alcuni libri frivoli (5) più di quanto non si disdegnano le confidenze di uomini frivoli quando si sa come farne uso, e ci sarebbero il tempo e lo spazio necessari per soffermarsi su opere significative e di peso.

Se vogliamo cogliere le verità sconosciute non possiamo cominciare certo alla leggera né superficialmente. E bisogna non avere paura né di infastidire né di divertire. Non si trascurerebbero neppure le ricerche storiche, le documentazioni vaste, e un giorno non saremo più costretti a leggere queste visioni storiche sorprendenti che ignorano l’unisessualità dei tempi cavallereschi e in cui il patriottismo interviene per chiamare italiano, francese, tedesco, greco, inglese, asiatico, ciò che appartiene a tutte le epoche storiche, a tutta la terra abitata. Le biografie dei morti sarebbero per noi sempre più interessanti (6).

Le osservazioni contemporanee sarebbero recepite; gli osservatori che ancora non si decidono a scrivere i loro romanzi o a pubblicare le loro memorie potrebbero venirci in aiuto. Gli stessi giornali fornirebbero una messe abbondante, anche se difficile da stimare in termini di valore, ma la cui attualità compenserebbe in qualche modo la mescolanza. Inizialmente un volume sarebbe sufficiente per l'Europa e l’America; ma a poco a poco ogni grande nazione da sola potrebbe produrre annualmente un simile volume. I documenti così raccolti, consultati, confrontati, controllati, fornirebbero agli avvocati, ai medici, agli educatori, ai genitori, gli uomini che conservano e rappresentano la coscienza mutevole della civiltà dei materiali necessari, le conclusioni inevitabili.

Ora mi accingo a cominciare con un frammento dell’annata 1896 questi annali molto al di sopra delle forze di un solo uomo, ma che richiedono una direzione per essere veramente utili e seri.

Prima di iniziare vorrei che si leggesse attentamente quello che Sainte-Beuve ha detto della moralità delle persone oneste; questo ci aiuterà a capire una delle grandi difficoltà dello studio della sessualità in generale e dell’unisessualità in particolare:

"Questa morale delle persone oneste non è la virtù, ma un composto di buone abitudini, buone maniere, metodi onesti basati solitamente su uno sfondo più o meno generoso, su una natura più o meno ben nata.

Essere di buona famiglia, come si dice, avere intorno a sé esempi onorevoli, aver ricevuto un'educazione che ha conservato i nostri sentimenti, non mancare di coscienza, preoccuparsi soprattutto di una giusta considerazione, ecco, con mille varianti che si possono facilmente intuire, con più fuoco e generosità quando siamo giovani, con più cautela e calcolo, ben inteso, dopo trent'anni, ecco più o meno quello che compone questa morale delle relazioni ordinarie, come ce la offre all’inizio la superficie della società di oggi, e che penetra nella società anche molto prima ... entrano a farne parte dei risultati filosofici, vi si mantengono delle abitudini e delle massime cristiane; è un compromesso che serve così alle esigenze della giornata.

In quello che ha di meglio, direi che è un cristianesimo razionalizzato o piuttosto passato allo stato di pratica sociale utile. È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto. Questa nuova forma dello spirito e delle abitudini pubbliche deve essere considerata come un progresso? socialmente, di sicuro; interiormente e profondamente parlando, la cosa è più dubbia.

Pascal diceva: Le invenzioni degli uomini avanzano di secolo in secolo: la bontà e la malizia del mondo in generale rimane la stessa. Ora questa morale delle persone oneste rientra piuttosto tra le invenzioni di uomini, e se si tratta di un progresso in questo senso, non va in profondità, non tocca affatto il fondo generale della bontà o della cattiveria umana ...

Uno dei metodi una delle strategie di questa morale consiste nell’ignorare tutto il male che essa non vede direttamente e che non salta agli occhi. La società, la cui facciata e i cui piani principali hanno di solito, nei momenti prestabiliti, un’apparenza onesta e decente, nasconde nelle cantine e nei sotterranei molte malvagità; e talvolta è una parete molto sottile che le divide ... Quando tutto questo non deborda visibilmente, la morale delle persone oneste non ne tiene alcun conto, e non suppone nemmeno che quelle cose esistano. »

Non potremmo definire meglio lo stato attuale della morale inefficace (per molti versi) delle persone oneste.
_________

(1) Il suo temperamento, la sua condotta, le circostanze, le sue disavventure, lo hanno portato alle peggiori stravaganze; ma questo declassato, questo ribelle, questo sessuale, questo sensuale accecato, ha svolto un ruolo di un’importanza riconosciuta, di un’ utilità ancora problematica, ma indubbia.
(2) Tranne che nel senso che farebbe di tutti gli uomini dei degenerati: l'assoluta armonia fisica e mentale non si verifica; su questo punto il determinismo e il cristianesimo potrebbero andare d'accordo. Il mio molto leale e simpatico avversario ed amico, il signor Dallemagne nel suo interessante articolo sul mio libro (e Uranisme et Uniseanialité, A. Storck, 1896) dice che devo avere "un parere molto personale sulla degenerazione - e temo che sia anche molto isolato - per credere che ci possono essere invertiti sessuali che non siano né degenerati né squilibrati. "(Annali della società di medicina legale del Belgio, Anno VIII, n. 2). Dovrei citare invece, per contro, i quattro articoli di M. P. Næcke sullo stesso libro (Zeitschrift fur psychiatrie, Irrenfreund, Centralblatt di Kurella, Archivio delle psicopatie sessuali di Penta) che crede certamente che degli invertiti sessuali possano non essere dei degeneri? Dovrei citare Havelock Ellis, e gli altri? Se il signor Dallemagne accetterà di trattare tutti gli uomini come degenerati, allora dirò con lui che tutti invertiti sessuali sono degenerati. La degenerazione mi sembra che somigli sempre di più al peccato della teologia e uno spirito scettico potrebbe divertirsi a fare risaltare questa somiglianza. Uno psicologo così delicato come W. James ha potuto superare abbastanza il suo pudore istintivo e acquisito da ammettere la probabilità, la possibilità dell’universalità dell’unisessualità. Egli ammette che tutti gli uomini ne sono capaci (Psychology, Volume 2, pagina 439). Ed è di mala voglia che il professor James è stato costretto a parlare così e a sostenere con la sua autorità una verità che tanti scrittori senza misura possono gridare troppo forte. La sua squisita prudenza su questo tema dà ancora più merito alla sua testimonianza. Credo che molti pensatori e scrittori stiano cominciando a reagire contro un’applicazione o troppo estesa o non abbastanza estesa della degenerazione. H. Maudsley per esempio in Alienist and Neurologist ha riportato il suo discorso, pronunciato nel mese di agosto 1895 davanti alla sezione psicologica della British Medical Association, egli si lamenta dell’abuso che si fa della teoria della degenerazione. Essa ha avuto, dice Maudsley, significato e valore, ma ha cambiato molto il senso della parola facendole significare tutte le specie e tutti i gradi di deviazione da un modello ideale, tutte le deviazioni da un modo di pensare e di sentire ideale, e queste deviazioni vanno dalle cattive abitudini di pensare e di sentire fino alla più grave idiozia, e alcune di queste deviazioni non sono più serie della lunghezza del naso o delle gambe. E sottolinea il pericolo delle parole che così tante persone utilizzano come se avessero un senso ben definito. Ognuno tira la parola un po’ dalla parte sua, ed una confusione grave è inevitabile. M. Tarde ha ottimamente detto queste cose della parola eredità.
(3) È spesso difficile. Ci sono delle glorificazioni dell’iperestesia sessuale scritte da uomini illustri e citate da medici così rivoltanti. E si riesce a mantenere il proprio sangue freddo solo ricordandosi delle grossolane indecenze eterosessuali. Quando l'erotismo si esprime in modo alto, le sessualità si equivalgono e si assomigliano.
(4) Mi riferisco al mio libro (Uranisme et Unisexualtté) e a quello del signor Legludic (Attentats aux mœurs). Spero che sia prossimo il tempo in cui non dovrò più citarmi, quando avrò solo l'imbarazzo della scelta per sapere a chi rinviare il lettore.
(5) Vedi Appendice D.
(6) Ne ho citati molti nel mio libro, ma ne conosco parecchi he aspettano ricerche coscienziose e penetranti.



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 Oggetto del messaggio: Re: Gli Annali di Omosessualità di André Raffalovich
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Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich
- Parte 2: L’educazione inglese e l’omosessualità

Nel presentare la seconda parte degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich, sento la necessità di fare una premessa. Si è detto da più parti che la sua conversione al Cattolicesimo ha profondamente mutato il suo modo di vedere l’omosessualità, ma bisogna riconoscere che molte delle posizioni di Raffalovich erano, fin dall’origine, di impianto tipicamente moralistico. Nel brano precedentemente pubblicato, Raffalovich cita Sainte-Beuve in un modo che autorizzerebbe ad aspettarsi dallo stesso Raffalovich un pensiero laico: “È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto.” Questa frase, però, può essere tranquillamente riferita a lui stesso, anche se certo non è un distruttore del Tempio! Per un verso desidera dire la verità sull’omosessualità ma per l’altro si limita a riabilitare solo la tendenza omosessuale dell’omosessuale casto. Questo atteggiamento è quello tipico della Chiesa cattolica. Ma le analogie tra il pensiero ecclesiastico e quello di Raffalovich vanno oltre: per entrambi, i ragazzi devono essere messi al riparo dalla tentazione, rendendo di fatto impossibile o quantomeno difficile il loro contatto con l’omosessualità, come se l’omosessualità fosse una malattia da prevenire. Raffalovich critica il sistema scolastico inglese perché non si occupa della educazione sessuale dei ragazzi, ma, bene inteso, l’educazione sessuale, per Raffalovich deve essere una educazione alla castità, cioè non una educazione alla sessualità in un clima di libertà e di rispetto, ma una sostanziale repressione della sessualità. Lascio ora il lettore al testo.
Project
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Sono le persone oneste che sono venute meno ai loro doveri e che ancora non si correggono; sono coloro che sono stati genitori e educatori così al di sotto del loro compito. Sono questi, oggi, che non vogliono che ci si veda chiaro. Sono loro che vanificano gli sforzi che si fanno per moralizzare l’infanzia e la giovinezza. Sono i custodi di molte turpitudini, i depositari di molti marciumi. Se vogliamo aiutare l'umanità, dobbiamo lottare proprio con queste brave persone (1) come dobbiamo lottare con la gente disonesta. Da un lato coloro che sono sessualmente onesti (eterosessuali o omosessuali), dall'altro lato coloro che sono sessualmente disonesti. Da una parte coloro che non vogliono rivelazioni sgradevoli che fanno riflettere e agire. D'altra parte coloro che trovano più facile soddisfare i loro vizi nell’oscurità e nell’incuria borghese.
Eppure è dall’Inghilterra, dove fiorisce l’unisessualità e imperversa ugualmente la morale delle brave persone, che arrivano delle minacce serie contro la tranquillità di quelle breve persone, e le minacce sono rappresentate dai padri e dagli insegnanti.
È con una donna che devo congratularmi in primo luogo. Una donna di esperienza e buon senso, la signorina Mabel Hawtrey, ha appena pubblicato un piccolo libro sulla coeducazione [educazione congiunta dei due sessi: classi miste, ambienti comuni per ragazzi e ragazze](2), e non solo io mi schiero dalla parte sua, ma consiglio a tutti coloro che si occupano di educazione o che sono interessati all’educazione, le calme e ragionevoli pagine della signorina Hawtrey. Scrive con una chiarezza insolita in una donna, che sarebbe ammirevole in un uomo. Questi tre capitoli dovrebbero essere tradotti in francese e in tedesco.
La signorina Hawtrey, che è molto consapevole del quadro dell'istruzione inglese, divide la colpa con molta giustizia tra insegnanti incompetenti e genitori che non vogliono scegliere docenti competenti, "C'è un insegnante, dice, in una delle nostre public schools (è ben noto il sistema inglese delle case, ciascuna guidata da un insegnante, che costituisce il collegio), che afferma di essere così ben sistemato da non potersi neppure accorgere se nel suo collegio ci sono degli studenti o se non ce ne sono. Ci si può solo meravigliare di vedere dei genitori mandare i loro figli da un uomo simile, ma non possiamo neppure prendere in considerazione tali collegi o tali maestri come tipici del sistema inglese. Le autorità spesso non hanno fatto il loro dovere, sono indietro, ma i genitori possono, in una certa misura, costringerle a correggersi." E ne fornisce degli esempi.
Troviamo costantemente, dice, che un ragazzo viene inviato in una public school perché ci andavano anche suo padre e suo nonno. Così si sacrifica l'istruzione e la salute del bambino ad una tradizione di famiglia, perché i collegi non sono tutti uguali, e un ragazzo che si troverebbe in buone mani un collegio dove i suoi antenati non sono stati educati, si rovina o perde il suo tempo là dove lo mandano per un rispetto quasi cinese, dove lo mandano per snobismo o per pigrizia. Così Eton e Harrow ricevono tanti bambini indiscriminatamente. Il Dr. Clemente Dukes medico di Rugby, ha detto cose molto serie in questa direzione. Ha parlato da medico e ha mostrato che è una colpa mandare in esilio dei ragazzi che hanno nevralgie, mali di petto o reumatismi, ecc. ecc., proprio dove il clima, l'umidità, il suolo, sarà loro dannoso. Le associazioni storiche, dinastiche, per così dire, non impediranno al piccolo di soffrire in un luogo famoso e malsano, ecc.. Il Dr. Dukes ha così alzato la voce contro i genitori che abbandonano ai maestri o ai medici (che non hanno scelto e di cui essi non hanno il diritto di fidarsi ciecamente) la cura della sessualità dei loro figli.
Questa è, naturalmente, anche l’opinione di Miss Hawtrey. Dato che in alcuni collegi non si prendono in considerazione i bambini il cui progresso è troppo lento (e non è sbagliato evitare di lasciare insieme bambini di età troppo diversa) sarebbe molto meglio mandare certi bambini là dove ci si occuperebbe meglio della loro salute. Ad Uppingham, Thring , l’ultimo preside, volendo aiutare i bambini affaticati dalla crescita, non aveva istituito esami preliminari e si occupava della sanità fisica prima di chiedere al cervello quanto esso ancora non poteva dare. Non posso soffermarmi su tutti i consigli che dà la signorina Hawtrey, ma i rapporti che essa delinea tra l'igiene dei bambini della scuola e la loro sessualità (la loro unisessualità dal momento che è di collegio che stiamo parlando, di studenti interni) sono istruttivi per tutti noi. I nuovi collegi inglesi sono più igienici rispetto ai vecchi, ma dato che non hanno il prestigio proveniente dalla generazioni precedenti, i genitori continuano a mandare i loro figli in scuole di cui conoscono le condizioni antiigieniche e insalubri. Vediamo che i rimproveri così spesso rivolti ai genitori sono ben meritati. In certi collegi (e dei migliori) i dormitori non sono ventilati, i bambini sono nutriti in modo insufficiente. Non si dà loro abbastanza né quello che bisognerebbe dare. Immaginate salumi, birra e formaggio, subito prima di andare a letto. Per dare un'idea di come il sistema educativo inglese viene messo in pratica, la signorina Hawtrey ci assicura di conoscere un solo collegio, fra tutti i collegi inglesi, dove poteva essere certa che i bambini avrebbero ricevuto un’alimentazione sufficiente e igienica.
Alcune precauzioni igieniche, lei dice giustamente, potrebbero ridurre l’unisessualità dei collegiali inglesi, e cita questa caratteristica antiigienica di Eaton, che non avremmo mai immaginato in Francia, dove si ammira, e spesso alla leggera, l’educazione inglese. Miss Hawtrey ha trovato che i costumi erano depravati soprattutto nei collegi in cui il direttore non nutriva abbastanza i ragazzi e non si preoccupava di procurare loro il riposo indispensabile. Così uno dei più orribili scandali unisessuali coinvolse i ragazzi di un collegio dove essi dovevano mangiare carne di maiale e carne conservata. Questi disgraziati erano costantemente rimandati presso i loro genitori con delle ferite alle gambe causate (diceva il rettore) da calci nel giocare a pallone. I medici finirono per scoprire nell’alimentazione di questi ragazzi la causa del male. Come potete pensare che siano casti dei ragazzi mal nutriti che dormono in camere poco areate?
Miss Hawtrey vorrebbe anche proteggere i ragazzi contro le tentazioni dalle quali possono fuggire. Non bisognerà mai dire loro bugie, lei dice; e si leva contro la tragica codardia dei padri che mandano i loro figli a correre dei pericoli, almeno in parte evitabili, senza la minima preparazione e senza dare loro il minimo aiuto.
Quanto ai bambini che, dalla prima infanzia, sia per ragioni congenite sia sotto l’influenza di avventure sfortunate, mostrano molto anticipatamente certi istinti, certi appetiti, bisognerebbe proprio evitare di mandarli in una public school. Essi hanno bisogno di un trattamento speciale, di una cura individuale. E questo trattamento non può essere dato loro che da persone che abbiano studiato la patologia morale e che abbiano chiaramente tratto profitto dal loro studio.
Ho lasciato parlare Miss Hawtrey perché spero di vedere il suo libretto tradotto in Francese e mi fermo congratulandomi con lei per la sua opera utile e bella.(3)
Restando su questo argomento. Non posso passare sotto silenzio la testimonianza del sig. Kegan Paul, editore ben noto (e anche traduttore di d'En Route) contro Eaton. Ci sono certamente, dice (Confessio viatoris, 1891), delle nature privilegiate la cui rivolta istintiva contro tutto ciò che è impuro, le preserva e le difende.
Queste giovani anime passano attraverso i pericoli della prima adolescenza ignare e innocenti; ma di norma il ragazzo inglese non è né ignaro né innocente. Per strappare questa confessione al sig Kegan Paul, c’è stato bisogno di un risveglio della sua coscienza, del coraggio della verità, perché nulla è più sgradevole per la morale della brava gente d’Inghilterra che la verità a proposito di Eaton. Quando il ragazzo inglese giovane lascia sua madre, continua il sig. Kegan Paul, nessuno gli insegna i rapporti della religione con la morale. Nessuno gli parla della sua anima se non dall’alto di una cattedra, cosa che ha ben poco affetto pratico: non ci si occupa di lui individualmente, non gli si presta soccorso quando è tentato, non gli si dà la mano per tirarlo su quando soccombe.
Il padre ha paura di suo figlio; i maestri hanno il torto di trattare tutte le trasgressioni come delle infrazioni scolastiche, un errore così grave e così diffuso! Essi hanno anche la comoda risorsa abituale di ignorare volentieri tutto ciò che non salta agli occhi. Ogni bambino è così respinto su se stesso, e non è abituato ad uscire dalle sue difficoltà vantaggiosamente.
Il sig. Kegan Paul, a Eaton dai 13 ai 18 anni, non vi trovò un uomo solo che potesse guidarlo, che potesse aiutarlo. Sua madre, ogni tanto, gli parlava bene della religione, ma dato che essa ignorava del tutto i pericoli dell’adolescenza, non era capace di dargli alcun aiuto.
________
(1) Non sto esagerando; e mi rammarico profondamente della verità di ciò che dico. Havelock in l’Alienist and Neurologist del mese di luglio parla molto ragionevolmente e molto apertamente della mancanza di volontà degli uomini incaricati della educazione inglese. I medici hanno molto da imparare, molto da insegnare. Ma i genitori dovrebbero sentire un po' meglio la loro responsabilità.
(2) Pubblicato da Kegan Paul, London, 1896.
(3) Ci si domanderà che cosa ella pensa della coeducazione dei sessi [classi miste, coesistenza di ragazzi e ragazze]. È possibile, dice, che non ci siano inconvenienti nel far crescere insieme dei bambini piccoli o dei giovani uomini e delle ragazze già grandi, ma all’epoca che precede la pubertà e durante l’esplosione della pubertà, non possono che esserci inconvenienti e pericoli nel mescolare i due sessi.



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 Oggetto del messaggio: Re: Gli Annali di Omosessualità di André Raffalovich
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Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 3: Havelock Ellis e John Addington Symonds


Premessa
La parte che segue degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich è dedicata all’analisi del libro Das Kontraere Geschlechtsgefühl [La sensazione sessuale contraria] del Dr Havelock Ellis e di J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896, che il Dottor Havelock Ellis aveva scritto insieme a John Addington Symonds. La presentazione che Raffalovich fa del libro, a quei tempi di difficilissima reperibilità e per di più in Tedesco, permette la diffusione delle idee di Havelock Ellis anche tra i lettori di lingua francese. Raffalovich, come risulterà evidente dalla lettura, dà giudizi sprezzanti sul contributo all’opera da parte di John Addington Symonds che taccerà apertamente della peggiore immoralità. Raffalovich e Addington Symonds sono personaggi diversissimi anche se entrambi omosessuali (il lettore potrà trovare una ricca biografia di Addington Symons nel volume Gay e Storia della Biblioteca di Progetto Gay, nella quale sono presenti anche due importanti opere intere di Symonds concernenti l’omosessualità e precisamente “Una questione di etica moderna” e “Una questione di etica greca”, ovviamente tutti i testi sono scaricabili gratuitamente dalla home del forum di Progetto Gay.) Raffalovick è sostanzialmente un moralista che parte dall’idea che l’omosessuale non sia necessariamente un malato di mente o un degenerato ma per lui, in buona sostanza, l’unica via che un omosessuale ha davanti per vivere una vita dignitosa è la castità. Addington Symonds, che è un uomo sposato e padre di famiglia, crede invece che l’omosessualità vada vissuta anche a livello fisico, con rispetto, con amore per il proprio compagno, ma vada vissuta. I due punti di vista non potrebbero essere più lontani. Secondo Raffalovich, Addington Symonds è un vizioso che approfitta della sua condizione di uomo ricco e colto per usare a livello sessuale di quanti sono di livello sociale più basso del suo, come un signore feudale approfittava dei suoi sudditi. In realtà leggendo quanto scrive Addington Symonds si ha un’impressione totalmente diversa. In sostanza il testo che segue di Raffalovich è l’espressione del moralismo introiettato da un omosessuale che per accettare la sua omosessualità deve necessariamente sublimarla. Nello stesso anno in cui scrisse questo testo Raffalovich si convertì al cattolicesimo e di lì a poco il suo amante si fece addirittura prete. Sono scelte probabilmente molto sofferte che vanno rispettate, certo, ma si sarebbe voluto da parte di Raffalovich un po’ più di rispetto per chi vede le cose più laicamente e ritiene che la sessualità abbia un valore anche nella sua fisicità.
Project

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Alcuni eccellenti articoli di Havelock Ellis in Alienist and Neurologist contenenti dei casi di unisessualità inglese e anche delle riflessioni sul trattamento dell’uranismo, che lo mostrano influenzato dal mio punto di vista, ci hanno fatto attendere con una certa impazienza il suo libro (Das Kontraere Geschlechtsgefühl von Dr Havelock Ellis und J. A. Symonds, Leipzig, Wigand, 1896) sull’inversione.

L’impossibilità di pubblicarlo in Inghilterra, la difficoltà farlo uscire prima in America, la sua prima apparizione in Germania, tradotto dall’energico Kurella, sono fatti curiosi.

Prima di analizzare il volume capitolo per capitolo ne indicherò la caratteristica più evidente, ciò che ne costituisce la forza e la debolezza: il libro è stato scritto in collaborazione con un invertito [John Addington Symonds] la cui fama letteraria è stata grande, il cui valore è stato sopravvalutato e la cui vita privata è stata pubblicata dopo la sua morte dai suoi amici con un candore che ci rivela, come attraverso un lucernaio, l'inferno dei sodomiti intellettuali. È questo invertito letterario, sposato, padre di famiglia, insaziabile in tutto ciò che riguarda l’unisessualità, che ha fornito al medico intelligente, istruito, un po' sorpreso, tanti materiali, tanti documenti; glieli ha dati alla rinfusa; gli ha trasmesso anche tutti i vecchi e brutti errori o quasi tutti. Il medico, dato che stimava il suo amico e dato che questi gli aveva offerto cose preziose, ha anche accettato delle intuizioni false che disonorano la ragione umana, delle menzogne alla Oscar Wilde(1) delle vanterie unisessuali, delle monellerie da effeminato: e tutto questo è collegato e messo insieme dal coscienzioso e intelligente Havelock Ellis. I materiali avrebbero potuto essere eccellenti, il suo modo di trattarli molto lodevole, senza quella sfortunata associazione [con Addington Symonds]; forse, senza quella collaborazione, il libro non sarebbe apparso così presto, ma allora avremmo avuto da Ellis qualcosa di meglio, perché avrebbe approfittato del nuovo slancio della psicologia sessuale e non si sarebbe impegolato nelle opinioni e nelle avventure di un amico da commiserare e da temere. Eppure il libro di Ellis può aiutare il progresso della scienza psicosessuale, e benché egli abbia poi trovato nel mio libro (come il suo articolo nell’Alienist and Neurologist di luglio suggerisce) e nelle sue stesse osservazioni molti correttivi a John Addington Symonds, non lo si può comunque accusare di difendere indebitamente il suo collaboratore. Ma lo ha comunque subito e non ha potuto evitare di essere sopraffatto dai suoi entusiasmi incontinenti. Ma alla fine la conclusioni di Ellis e le mie quadrano bene insieme.

Passo in rassegna il suo libro. Il primo capitolo enumera rapidamente alcuni fatti di unisessualità negli animali (cani, piccioni, ecc.) poi si sofferma un po’ sull’universalità dell’unisessualità. Si sospetta di John Addington Symonds quando si legge che le razze guerriere sono più unisessuali della altre: Cartaginesi, Sciti, Celti, Normanni, Tartari, indigeni della Nuova-Caledonia, Sioux di oggi, abitanti dell’Albania contemporanea. Presso i popoli guerrieri, eroici, l’unisessualità sarebbe una virtù, un legame. Mentre in Messico, in Perù, presso i Persiani, in Cina, presso gli Ebrei, presso o Maomettani, le leggi contro la sodomia sarebbero tassative: ma dato che l’uso ha prevalso sul diritto, tutto ciò che possiamo affermare è l’universalità dell’unisessualità.

Sono state molto studiate le pratiche unisessuali degli Indiani d’America, dagli Esquimesi dell’Alaska fino ai Brasiliani. Ogni razza ha potuto avere il suo punto di vista diverso, ma ovunque l’unisessualità è stata tollerata o incoraggiata. Holder nel 1889 ha pubblicato molti dettagli interessanti sull'inversione degli indiani del Nord America. Presso quelli del Montana l’invertito è chiamato Boté, cioè né uomo né donna; presso quelli di Washington è un Burdas, vale a dire, anche qui, né uomo né donna. Holder ha scoperto che il Boté indossa abiti femminili e fin dall'infanzia si abitua ad un approccio femminile. Ma è solo all’età della pubertà che ha rapporti sessuali (ovviamente unisessuali) e allora è come fellator che pratica sesso orale. Non è un sodomita anale, anche se questi indiani praticano anche la sodomia. Questi Boté sembrano amare molto la loro occupazione. La passione di tanti europei per il sesso orale non è l'infelice appannaggio dell'Europa. Il Boté esaminato da Holder non aveva mai avuto rapporti con una donna. Un piccolo ragazzo indiano (Holder lo racconta) andava a scuola indossando di nascosto vestiti da donna. Lo si puniva inutilmente. Finì per scapparsene e diventò un Boté. Ellis giustamente dice che noi non sappiamo se questi Boté sono uranisti per nascita o per educazione; ma dato che a mio parere l’unisessualità è sia congenita che acquisita, non sarà facile saperlo. Le razze inferiori, spiega Ellis, giudicano i gusti omosessuali con tolleranza, e presso di loro un uranista di nascita o rimarrebbe inosservato o farebbe parte di una casta sacra che darebbe una sanzione ai suoi gusti esclusivamente unisessuali.

In Europa, continua Ellis, si trova nelle classi inferiori una sorprendente mancanza di ripugnanza nei confronti dell'inversione. In Inghilterra il soldato si prostituisce senza difficoltà al signore che paga. Carlier, a quanto pare, ha fornito dettagli vivaci sull’unisessualità francese imparata ad Algeri. Non posso verificare tutto questo, ma non credo molto ai vizi imparati all'estero. Ellis racconta la storia di un soldato inglese che aveva imparato con i suoi compagni all'estero delle pratiche unisessuali e che le conservò al suo ritorno in Inghilterra, perché le donne della sua classe sociale erano così poco attraenti. Era una scusa forse più che una causa. John Addington Symonds ha raccontato ad Ellis di non aver trovato nel popolo più ripugnanza per le pratiche unisessuali che per quelle eterosessuali. Un invertito, in quattordici anni, avrebbe fatto proposte a più di cento uomini del popolo ed avrebbe avuto soltanto un rifiuto (di un individuo che più tardi si sarebbe offerto lui stesso), avrebbe avuto una sola volta paura di essere ricattato e avrebbe conservato con la maggior parte di questi uomini dei rapporti amichevoli. Questo invertito, nel frattempo aveva dovuto prendersi cura di questi uomini, procurare loro dei posti di lavoro, aiutarli a sposarsi, dare loro del denaro ecc.. Questo individuo rivoltante rinnovava il diritto del signore [medievale] quando era interesse dei suoi vassalli prestarsi alle sue esigenze, alle sue offerte di voluttà complete e prolungate. Alcuni erano certamente adulati. Ho già insistito sulla differenza di classe sociale e sul suo ruolo sessuale. La maggior parte erano probabilmente soprattutto curiosi, divertiti e venali.

Ma che fonte di degrado sociale è quest’uomo che compra così delle sessualità maschili, delle virtù o delle mezze virtù, dei corpi consenzienti o indifferenti! C'è una grande differenza morale tra gli atti sessuali compiuti da individui della stessa classe e da individui di classi diverse. Forse questo accadeva in Svizzera, dove Symonds trovò che le relazioni unisessuali prima del matrimonio non erano rare ed erano definite sciocchezze. Ricordiamo quello che Platen dice degli Svizzeri nel suo diario. Symonds aveva l’intenzione di scrivere sulla unisessualità svizzera.
Havelock Ellis tratta allo stesso modo l’unisessualità dei criminali e quella degli uomini di rilievo. Per me è come quella dei popoli guerrieri e non guerrieri. Il Dr. Wey, di Elmira (il penitenziario) nei suoi momenti pessimistici trova tutti i suoi detenuti "sessualmente perversi", ma ritiene che l'80% sia più vicino alla verità.
Nonostante l'universalità dell’unisessualità non possiamo negare che l'opinione pubblica maltratta gli unisessuali. Il consenso di tanti uomini del popolo, i loro gusti, le loro abitudini non cambiano le convenzioni sociali, i giudizi pubblici.

L'opinione pubblica, dice Ellis, come essa è ora, è la causa del fatto che gli uranisti si dividono in due categorie: una minoranza che crede l’uranismo sublime, ammirevole, superiore, e una maggioranza che agisce seguendo i suoi desideri e seguendo le circostanze. Il suo collaboratore [Addington Symonds] faceva parte certamente della minoranza folle; altrimenti non avremmo letto nel libro di Ellis che la santità e la carità dei grandi maestri della morale si basano sul loro uranismo. Questa è una bestemmia. Non ho mai sottinteso nulla di simile quando ho detto che la Chiesa trovava un buon posto per gli uranisti superiori che si elevavano al di sopra della loro sessualità. Non è affatto impossibile che certe virtù siano più facili per un uranista genio che per un eterosessuale, ma quando si tocca la carità, quando si considera il punto di vista morale che non è né eterosessuale né unisessuale, non ci può essere alcuna differenza tra la santità di uno e quella dell’altro. Ellis trascura curiosamente l’unisessualità del medioevo, così frequente – probabilmente perché il suo collaboratore aveva studiato il Rinascimento. E non dovrebbe dire che i contemporanei di Michelangelo non lo sospettavano. È esattamente il contrario della verità, e Michelangelo si mostrava molto sensibile a questi sospetti. Non bisogna dimenticarsi l’offesa (lo “snub” [l’affronto] come si dice in Inglese), inflitto da Walt Whitman, poco tempo prima della morte, a John Addington Symond. Andò su tutte le furie per le domande che Symonds gli faceva, domande che possiamo credere indiscrete se le si giudica a partire dall’indiscrezione abituale di Symonds. Il nobile vecchio non se ne fece spaventare. Walt Whitman trovò molto maleducato prendere da questo punto di vista quello che lui aveva scritto dei sonni a due, delle intimità maschili e dell’amore virile. Walt Whitman aveva voluto innalzare l’amore tra camerati, tra uguali, l’amore dei forti per i forti, non l’isteria del signore che brama con la stessa voluttà se ha la faccia tra le cosce di un inferiore o sul suo petto sudato.(2)

L’amore fisico più intimo tra uomini forti e gagliardi che condividono gli stessi pericoli, tra un uomo giovane e un adolescente, tra soldati o esploratori, non nuoce affatto allo sviluppo della razza, al matrimonio, all’amicizia, ma che cosa si potrebbe dire delle passioni di un malato di petto [come John Addington Symonds] per delle guide, per dei cocchieri, per dei gondolieri? Non c’è nulla di Platone, nulla di Shakespeare, nulla di Davide e Gionata, moto poco di Whitman, molto poco di August von Platen.

Ellis cita un errore abbastanza clamoroso di sir Richard Burton, che ha giocato un ruolo curioso nella storia delle perversioni sessuali. Burton credeva ad una zona sotadica comprendente il mezzogiorno della Francia, la Spagna, l’Italia, la Grecia, la costa dell’Africa, l’Asia minore, la Mesopotamia, la Caldea, l’Agfanistan, il nord-ovest dell’India (Sindh, Rendschab, Kaschmir), la Cina, il Giappone, il Turkestan, le isole dell’Oceano pacifico, il nuovo mondo. Ma Burton con la sua esperienza avrebbe dovuto sapere che questa zona sotadica dovrebbe comprendere i Normanni, i Celti, gli Sciti, i Bulgari, i Tratari e anche la Russia, l’Inghilterra, la Germania, l’Austria e la Svezia devono essere comprese in ogni enumerazione di questo genere. Questa teoria di Burton non ha dunque alcun senso. Symonds pretendeva che il Nord Italia fosse molto meno unisessuale del sud. Il suo gondoliere gli aveva detto che i soldati italiani venivano obbligati a dormire in mutande per evitare gli attacchi osceni dei siciliani e dei napoletani. Chiedo scusa di citare questi scherzi pesanti. Un prostituto disse a Symonds, a Napoli, di essere stato obbligato a lasciare Venezia, la sua patria, perché non trovava clienti se non tra gli Inglesi, i Russi e gli Svedesi, mentre a Napoli poteva vivere in eccellente compagnia e guadagnare molto. L’unisessualità inglese è, dice Ellis alla fine del primo capitolo, il vero argomento del suo libro. E dato che la società e la legge sono contrarie all’uranismo, bisognerà pure che quelli che osano resistere siano veramente naturalmente unisessuali. I costumi greci permettono di diventare unisessuali per moda; in Inghilterra, in Germania, negli Stati Uniti, non sarebbe così, secondo Ellis. Io penso che sia un errore, perché la moda gioca un ruolo importante anche oggi. Nel mondo del teatro, del caffè concerto, dei soldati, delle prigioni, nel mondo di Oscar Wilde e in molti altri ancora, si diventa unisessuali per cause sociali. Ogni piccolo mondo, ogni consorteria può rassomigliare alla Grecia sotto questo aspetto. Ma tutto questo richiede un’analisi troppo lunga e troppo complicata. “L’omosessualità dei Greci, conclude Ellis, non può spiegare quella degli europei di oggi,” Il terzo capitolo è interamente scritto da Symonds, è esclusivamente dedicato all’inversione greca, comincia alla pagina 37, per terminare alla pagina 126.

Il secondo capitolo, va da Westphal a Raffalovich passnado per Hœssli, Gasper, Ulrichs, Tarnowsky, Kraffl-Ebing, Moll, Schrenck Notzing, Chevalier, Lydston, Kiernan. Mi accontenterò di dire che sono stupito che Ellis mi dichiari incline ad avere simpatia per l’inversione ma affermi che raggiungo comunque, come ricompensa dei miei sforzi, un punto di vista imparziale e scientifico. “Se tutti quelli che hanno a cuore la riforma sociale sono probabilmente uranisti…”, questa frase (che fa pensare alle amenità che sono scomparse dalle discussioni scientifiche e letterarie) ha probabilmente una qualche giustificazione agli occhi di Ellis; altrimenti sarebbe un’affermazione abbastanza anti-scientifica degna piuttosto di John Addington Symonds che di un medico intelligente e abile.

Il quarto capitolo è soprattutto interessante per i numerosi casi di unisessualità inglese. Ne ho già parlato negli Archives : «Sono degli unisessuali inglesi» (ho detto della trentina di Inglesi che Ellis fa sfilare) «per la maggior parte robusti (almeno 16 si portano molto bene), compresi degli uomini molto distinti e conosciuti.

Leggendo questi casi, si è colpiti dal numero di invertiti, di unisessuali, di eterosessuali compiacenti che questa trentina di Inglesi hanno incontrato. Si lamentano molto più di dover vivere un’esistenza doppia che di non poter soddisfare i loro gusti, casti o sensuali o osceni, a casa nel letto dello zio o in quello del fratello più grande, o coricati con l’ufficiale in visita o con lo stalliere, o tra ragazzetti, soprattutto nel college, proprio nel college, nel college dove l’unisessualità è così diffusa, all’università, nel bel mondo, con degli sportivi o degli uomini di teatro, con degli artisti così come con dei soldati, con dei membri del clero, come con dei medici o dei sergenti di città o degli operai; dopo il matrimonio, oh! Allora con veemenza, con oscenità; in tutti i periodi, in tutti gli stadi della vita, questi Inglesi unisessuali si trovano tentati, lanciati, raggruppati.
Se ce ne sono di platonici, è perché vogliono esserlo. Quello che svierà gli osservatori che non hanno studiato abbastanza l’inversione sessuale, sarà trovare la sodomia tecnica in questi casi inglesi molto più frequente di quanto ci si sarebbe aspettato. Così essa compare tredici volte su trenta, ma non costituisce l’atto preferito se non sei volte su trenta. Non oserei affermare che l’atto sodomitico è preferito da un quinto degli invertiti, ma anche se questa fosse la proporzione usuale, questa preferenza non significherebbe che la sodomia è lo scopo sessuale di tutti quelli che la preferiscono. Ho già fatto osservare che, senza essere il desiderio naturale o preponderante dell’invertito, la sodomia, comunque è detestata soprattutto perché essa è riprovata, difficile, sgradevole tanto per l’attivo che per il passivo, ecc.. In una parola, in Europa, la sodomia è una voluttà degli ignoranti, dei criminali, dei crudeli, dei masochisti, dei sadici, di quelli che credono che sia l’atto necessario, come di quelli che la cercano dopo aver provato tutto. Non è inverosimile che questa gente rappresenti un quinto degli unisessuali.

Gli altri inglesi del sig. Havelock Ellis, che pure hanno praticato qualche volta la sodomia o anche che non l’hanno praticata, sembrano considerarla una grande prova d’amore. Io avrei detto di compiacenza; e questo è, forse, quello che vogliono dire. Ma al di là della facilità dei rapporti, delle relazioni, dei legami, quello che c’è di più sensazionale, di più serio in queste osservazioni, è la preponderanza dei sentimenti maschili, virili, della ricerca del maschio per il maschio, del simile per il simile, dell’uomo per uomo (3).»

Forse ci sono tante confessioni di sodomia perché questi casi venivano confidati piuttosto ad un amico che ad un medico?

I lettori di Ellis, io spero, saranno colpiti dal decadimento morale che queste persone sperimentano, se non si fermano, se si lasciano scivolare lungo il pendio delle loro inclinazioni fisiche. Questa è una lezione per tutti coloro che desiderano legalizzare delle facilitazioni per gli unisessuali o almeno mitigare le difficoltà; non esiteranno a mobilitarsi per fare cambiare le leggi ma impareranno forse che l'educazione morale è ancora più importante che la riforma della giustizia.

Il quinto capitolo, sull'inversione nelle donne, è il migliore del volume; questo non succede forse perché il suo collaboratore [Addington Symonds] non ci partecipa? Ellis sottolinea che l’unisessualità non è minore nelle donne che negli uomini, e anche quello che ho già detto, che le donne, dato che a loro è permessa una grande familiarità tra di loro, incoraggiate dalle abitudini sociali, sono sia più immuni dal pericolo di essere scoperte o tradite, che anche più tentate di soddisfare platonicamente, con intimità lecite, le loro inclinazioni sessuali o unisessuali. Più di un invertito, più di un ermafrodito psichico, ritiene possibile accontentarsi di un’intimità femminile, con gli uomini che ama. Non si può negare che noi permettiamo alle donne di soddisfare quello che Platone chiamava amore unisessuale onorevole.

L'universalità dell’unisessualità femminile sembra dover essere solo cercata per essere dimostrata.

Gli alberghi, i grandi magazzini sono, secondo Ellis, il teatro delle pratiche unisessuali femminili dovute all'esistenza antigienica, alla promiscuità notturna o incoraggiate da queste cattive condizioni. I nostri costumi facilitano unisessualità femminile, questo è certo, e le donne la fanno passare inosservata; e mi chiedo se con la luce che si sta diffondendo su questi temi, le convenzioni sociali non finiranno per rendere mal viste le carezze femminili così come lo sono quelle maschili. Un tempo un uomo abbracciava le donne per gentilezza; verrà forse un tempo in cui le donne non oseranno più abbracciarsi davanti alla gente?(4) Ellis racconta il caso interessante di una signora giovane B ... di 26 anni (padre tedesco, madre inglese, fratello invertito, sorella nevrotica che amava stare con le donne, ma con rigidi principi religiosi). La signorina B ... si è fidanzata una volta con un uomo che le piaceva, ma l'idea di avere un rapporto intimo con lui ha fatto rompere il fidanzamento prima del matrimonio. Le donne l’attirano vari modi. Ci sono, secondo lei, donne per gli uomini e donne per le donne.

Ha molte amicizie femminili ma ha avuto solo una relazione intima appassionata. Ha conosciuto una ragazza giovane che si è lasciata coprire di baci e di carezze, che non vedeva in questa relazione alcun impedimento al matrimonio ma che si sarebbe guardata bene dal parlarne a suo marito. Credo che questo caso sia tipico. La storia della signorina X… è più complicata ed è utile soprattutto perché ci riassume la vita di una donna sensuale, immorale, ma non del tutto folle, non ninfomane, che ha attraversato fasi comuni a tante persone invertite. A 14 anni aveva la passione di dormire con una cugina, ma senza attrazione sessuale. A 17 anni c’è stata la passione per una compagna, passione idolatrica, malsana, ma senza sessualità. A 19 anni, all’uscita dal collegio, un’amicizia con una ragazza giovane molto femminile, amicizia che, grazie all’attaccamento di questa ragazza e grazie alla tendenza a dominare e ad esercitare il suo potere della signorina X…, è diventata fisica e reciproca. Questo rapporto dura parecchi anni, poi l’amica ha degli scrupoli religiosi e morali e mette fine all’intimità fisica. La signorina X…, che era stata felice e soddisfatta durante questi anni, si deprime per questa rottura; i suoi desideri sessuali si iper-eccitano. Una giovane ragazza molto voluttuosa le fa delle avnces e la sig.na X… si lancia in una veemente passione fisica per la quale ha gradi rimorsi e grande vergogna. Quando la sua prima amica, messi da parte gli scrupoli, vuole riannodare la relazione, la sig.na X… rifiuta. Resiste per qualche anno alle tentazioni e si butta nel lavoro intellettuale. Poi una nuova relazione la unisce per parecchi anni a una ragazza giovane che le somiglia. Non si è mai masturbata, dice, ma l’onanismo psichico sembra avere giocato un ruolo importante. Normalmente è più tenera che appassionata; accarezza il corpo nudo della sua favorita, si lascia accarezzare, ma per pudore non pratica il saffismo completo: una distinzione che corrisponde, forse, alla differenza tra il coito perineale e il coito anale. Può controllare, dice, la sua tendenza, ma non la può distruggere.

È certamente un’invertita di livello superiore. Trova sbagliato che le donne eterosessuali diventino unisessuali per libertinaggio, per capriccio. Ha molta energia, il suo temperamento è nervoso. Sembra anche essere andata tanto avanti sulla strada del miglioramento, per quanto è possibile senza principi, senza religione pratica, senza sapere che la castità è una virtù positiva e non negativa.
Molti osservatori, dice Ellis, credono che in Francia, in Germania e in America l’inversione femminile sia in aumento. Se è veramente così, immagino che sia in parte dovuto alla scelta deliberata di parecchie donne, scelta motivata dall’imitazione, dalla formazione, dal disgusto di molti uomini verso il matrimonio, alla paura che molte donne provano all’idea di fare figli, e all’abbandono delle credenze religiose.

Nel sesto capitolo Ellis analizza questi casi di inversione. In questo capitolo noto soprattutto che la vecchia distinzione tra attivi e passivi, in realtà, non esiste. Ellis si chiede se il disgusto del sesso delle donne riscontrato in tanti invertiti non sia un’esagerazione di uno stato normale o che dovrebbe essere tale per tutti gli uomini. Forse, salvo che nel momento sessuale e dell’ossessione sessuale, l’uomo ha una certa antipatia per questo organo, antipatia che molte cose tendono a mascherare tra gli eterosessuali?(5)

Ellis cita una frase molto sensata di Symonds: Se tutti gli invertiti fossero effeminati, come spesso li si descrive, non potrebbero essere così numerosi senza fare aprire completamente gli occhi alla società.

Symonds credeva che qualche volta un eterosessuale fosse attirato da un uranista. Ho analizzato alcuni aspetti di questa situazione nel mio libro e rinvio ad esso i miei lettori per non allungare troppo questo articolo.

Ventidue dei casi di Ellis, cioè il 66%, avevano attitudini artistiche. Ma dato che sono stati raccolti da uno scrittore, c’è poco da stupirsi. E dato che Ellis insiste molto sulla unisessualità delle classi inferiori, non si potrebbe che dedurne l’universalità della bisessualità.

Il settimo capitolo si intitola “teoria dell’inversione”. Ellis crede che l’inversione sia soprattutto naturale ma che sia anche acquisita. Comunque tutto questo, per lui, è ancora un po’ vago. Non si potrà fare chiarezza che sapendo che l’eterosessualità, come l’unisessualità, è sia congenita che acquista. Se Meynert e Næcke negano l’istinto sessuale, questo deve essere perché essi hanno intravisto alcuni aspetti della verità. Ellis sembrerebbe suggerire che l’inversione è forse, per così dire, una variante, una varietà biologica e psicologica. Prese in un senso largo, la maggior parte delle sottolineature di Ellis tenderebbero ad una migliore conoscenza dell’universalità dell’unisessualità. Offre come cause preponderanti l’esempio nel college, la seduzione, la delusione amorosa, e il terreno di fondo, la predisposizione. Gli si potrebbe rispondere che la delusione amorosa può essere un sintomo di inversione. L’analisi della maggior parte delle cause che sembrano portare all’inversione è così difficile perché ci sono infinite sfumature, perché qualsiasi cosa agisce in grado maggiore o minore sula sessualità psichica e fisica.

Così ho potuto considerare una categoria di eterosessuali “che hanno avuto rapporti unisessuali per necessità, paura, povertà, giovinezza, inesperienza, mancanza di donne, esempi, letture, affetto, formazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impadronirsi di qualcuno potente, per isolamento sociale o sentimentale, per orgoglio, ribellione, ubriachezza, occasione, promiscuità ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.” Pensate ora a quelli nei quali invece c’è stata qualche modificazione della moto eterosessualità! Traggo una conclusione importante dal libro di Ellis: l’invertito non è necessariamente un malato o un degenerato. È l’esperienza di Ellis ed è anche la mia. Comunque, continua Ellis, ci può spesso essere nell’ascendenza, nella sua famiglia, una disposizione neuropatica. È possibile non trovare in qualche luogo questa disposizione? Esiste una sola famiglia al mondo assolutamente extraumana, sovrumana, intatta?

L’ottavo capitolo si occupa della questione legale. Ellis reclama innanzitutto un po’ di luce e di franchezza. Ha poca simpatia per quelli che vogliono a qualsiasi prezzo guarire l’invertito. Le terapie di Schrenck Notzing gli sembrano peggiori della malattia (6). Le guarigioni hanno poco valore. È molto meglio innalzare gli invertiti al di sopra di loro stessi che buttarli nel pantano eterosessuale. Preconizza “anche” la castità. L’ideale greco e Walt Whitman, l’amore platonico, l’amore onorevole, l’amore virile, sono anche utili. Non si ottiene nulla quando si aiuta un invertito a soddisfarsi con una donna come con un uomo. La società non assolve ai suoi doveri verso l’uranista, dice Ellis con ragione, essa lo getta nella malinconia, nell’esaltazione, nell’ipocrisia, nel vizio; ma non gli offre soccorso. Ellis crede che l’orrore che si ritiene di dover esprimere contro l’unisessualità in Inghilterra non dati che al XVIII secolo. Gli lascio la responsabilità di questa opinione. Il codice
Napoleone risponde più o meno a quello che Ellis reclama. L’Inghilterra, la Germania, l’Austria, la Russia, sono secondo lui le sole nazioni in cui l’unisessualità è un crimine. In Svizzera la legge varia da cantone a cantone, ma non si è severi. Ellis se la prende e a ragione contro la legge inglese del 1885 che rende un crimine qualsiasi atto unisessuale commesso da qualsiasi uomo in qualsiasi luogo.

Ho parlato già più di una volta dell’ipocrisia inglese su questo punto. Le leggi contro gli invertiti non li fanno diminuire. I trenta casi di Ellis non hanno mai avuto problemi legali, e comunque più di uno non uscirebbe quasi più di prigione se si applicasse la legge del 1885.

Ellis si sbaglia certamente affermando che l’inversione francese si propaga molto di più tra le classi inferiori. Dice anche che i clienti dei prostituti francesi sono stranieri. In Germania, in Austria, in Inghilterra, ci sono secondo lui più invertiti che in Francia. Il calo della popolazione sembra non avere, almeno per ora, alcun rapporto con l’unisessualità.

Secondo Ellis l’opinione pubblica sarebbe in sostanza passata attraverso tre stadi d’animo nei confronti dell’inversione corrispondenti ai punti di vista selvaggio, barbarico e civilizzato. All’inizio si considera l’inversione nei suoi rapporti con la diminuzione della popolazione e si tratta l’invertito in modo conseguente: stadio selvaggio. Poi l’inversione diventa un sacrilegio: stadio religioso. In seguito, come oggi, non si considera più l’inversione dal punto di vista economico o teologico ma dal punto di vista estetico. Non approvo né discuto questa generalizzazione abbastanza fantasiosa. Senza la severità economica e la severità religiosa, la severità estetica è ridicola e destinata a perire, questo è certo.

Ellis se la prende a buon diritto con il giudice inglese che si lamentava di non poter punire più severamente l’unisessualità condannando dei colpevoli a due anni di lavori forzati. È crudele e anche ignorante che sia dovere della giustizia incrudelire come fu allora suo dovere.

Il libro si chiude con delle appendici, una molto interessante sulla unisessualità dei vagabondi americani, sul modo con cui essi abbindolano e reclutano i loro favoriti, ecc.. È da leggere. C’è anche una lettera di un professore americano che vanta l’uranismo e assicura che lo stadio normale e superiore dell’uomo è lo psico-ermafroditismo, cioè la facoltà di amare sessualmente chiunque. È una cosa da persona guasta o acciecata dalla sensualità. L’appendice di John Addington Symonds sull’amore ispirato dagli uomini del popolo, o piuttosto sul desiderio sessuale che essi ispirano e soddisfano con (secondo lui) una tale compiacenza, è di uno spirito leggero e sprofondato nei sogni e nelle voluttà senza vergogna. C’è molto da dire di questa passione, Soldaten liebe [amore dei soldati], e se ne dice poco quando se ne vantano la prevalenza, gli idilli unisessuali, i rapporti sessuali variati, le emozioni che assalgono e abbrutiscono, quando si cita “il divino Loti” e i suoi Fleurs d'ennui (7); non bisognerebbe farsi ingannare da queste lodi dell’odore dei bei ragazzi nudi, o dalle confidenze del nobile italiano [Confessioni di un invertito nato] riguardo alla cinta che il suo Bonifacio aveva portato per due anni sulla pancia, non bisognerebbe confondere il lirismo sessuale e il cinismo con la psicologia o con la verità, e nemmeno con un cattivo e sporco buon senso. Le turpitudini suggerite dai soldati francesi, l’illusione della buona salute dei soldati inglesi (la cui sifilide è così tristemente nota) bastano per dare a Symonds il suo giusto valore intellettuale e scientifico.
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[1] Così è ad Oscar Wilde che si difende davanti a una giuria, a John Addington Symonds che va tubando dei versi unisessuali che bisogna lasciare Davide e Gionata. Ogni ambigua allusione ai tipi dell’amicizia devota è una mancanza di rispetto per la psicologia. L'amicizia può esistere al suo punto più alto al di fuori della sessualità, ed è ai praticanti sodomiti, a tutti quelli che strepitano e vogliono non solo essere degli onanisti a tutti i livelli, ma pretendono la legalizzazione, la legittimazione dell’onanismo orale, perineale, e anale, che si dovrebbero lasciare queste calunnie e, diciamo questa parola, queste indecenze. Havelock Ellis si è lasciato sorprendere. È lo stesso vale per il Dr. Laupts.
"L'amicizia non è una manifestazione dell'istinto sessuale, anche quando è più simile a certe manifestazioni di questo istinto. Non confondere l’amicizia entusiastica, piena e romantica, con l’unisessualità latente o nascosta è di grande utilità, e da un certo punto di vista, per alcune persone, di una grande difficoltà. Le stesse regole non si applicano più seguendo le epoche, i paesi, le persone, le età. La Bruyère diceva che il cuore che si è scaricato sull’amicizia non ha ancora fatto nulla per l'amore (eterosessuale); l'amicizia è un istinto naturale e spontaneo come l'amore materno e che dovrebbe essere anche esente da calunnia e da sospetto. L’amicizia-passione (o l’amicizia-gusto o l’amicizia-fantasia) come la passione religiosa o quella artistica o quella scientifica o quella patriottica, si manifesta nello stesso modo nell’unisessuale e nell’ eterosessuale. "( Uranisme et Unisexualité.)
[2] Si veda il libro di Ellis.
[3] Per il caso di Guy Olmstead che (a Chicago nel marzo del 1894) tentò di assassinare l suo vecchio amante W. Clifford, rinvio i miei lettori al libro di Ellis, se non hanno letto questa storia interessante nel Journal of mental science. Molti documenti vengono dall’America.
[4] Vedere Uranisme et Unisextialité, sezione delle soddisfazioni unisessuali.
[5] Più di un eterosessuale preferisce le donne vestite alla donne nude, senza essere per questo né feticista né invertito. Chi volesse affermare che amare la nudità della donna in ogni momento è il segno caratteristico dell’eterosessuale avrebbe ben presto da superare grandi difficoltà psicologiche. Non citerò qui l’aneddoto del gondoliere di Symonds perché richiama le dichiarazioni di tanti uomini forti, di tanti ercoli di una delle capitali d’Europa, secondo i quali: “Le donne erano fatte male e avevano cattivo odore”. Il gondoliere di Symonds affermava che l’uomo più brutto, nudo, era più bello della più bella donna nuda perché le donne avevano le gambe fatte male e un odore genitale esecrabile. Era stato sposato due volte ma non aveva mai visto le sue due mogli completamente nude.
[6] È anche il parere del sig. Féré, il dottor Laupts non osa pronunciarsi tra noi, dice.
[7] Mi propongo di studiare l’influenza del delizioso Pierre Loti sugli invertiti: se ne contano parecchi tra i suoi lettori.



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 Oggetto del messaggio: Re: Gli Annali di Omosessualità di André Raffalovich
MessaggioInviato: lunedì 4 maggio 2015, 21:22 
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Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich – Parte 4: L'Omosessualità nel dibattito scientifico di fine '800


Prima di abbandonare gli scrittori inglesi devo parlare dell’Amore omogeneo e del suo posto in una società libera di Edward Carpenter (1), un opuscolo utile e interessante. L’autore è un noto discepolo dell’illustre americano Walt Whitman. È scoraggiante vedere un uomo coraggioso come Carpenter forzato a fare ricorso alla Germania per assicurarsi una pubblicità legittima e naturale. L’opuscolo di Carpenter potrebbe comunque essere messo in vendita in Inghilterra senza problemi; il suo punto di vista è virile e logico. Carpenter dice che l’istinto unisessuale è universale; a fianco degli immancabili esempi greci ne cita alcuni dei selvaggi che dimostrano che l’istinto, la tendenza universale, nella sua manifestazione più impressionante, quella dell’amore colpo di fulmine, si incontra presso i Polinesiani; ma in Polinesia come altrove, i pregiudizi europei (cioè l’ignoranza del viaggiatore e la sua paura del suo pubblico) hanno oscurato e trascurato cose molto importanti (2).

Una volta scoperta l’universalità dell’unisessualità, a quel punto bisogna istruire tutti gli uomini intelligenti. Carpenter è d’accordo con Næcke, con Ellis e con me nel negare la degenerazione necessaria degli invertiti. Grazie alla polizia, grazie alle osservazioni cliniche, grazie alla prostituzione maschile delle grandi città, ecc., siamo arrivati a confondere i criminali, i malati e i viziosi con l’invertito bene equilibrato e decente o che può esserlo, che può diventarlo. Sotto la calma esteriore della vita inglese, dice Carpenter, in tutte le classi, si scrivono lettere, si formano legami tra persone dello stesso sesso, che non differiscono in nulla dalla corrispondenze e dalle relazioni affettive degli eterosessuali. E comunque l’opinione pubblica resta così ignorante, così male informata, e la legge si svia, se ne va nella direzione opposta alla ragione e al progresso della scienza. Dato che la sodomia è un atto estremo e reprensibile (Ellis trova che la sodomia delle persone di una certa età non dovrebbe essere perseguita dalla legge) la legge inglese è arrivata dal 1885 a perseguire tutte le familiarità unisessuali, cosa impossibile perché l’universalità dell’istinto unisessuale non significa universalità di un istinto sessuale asessuale, senza base sessuale, senza manifestazioni sessuali, e la condanna legale è a sua volta colpevole perché genera il ricatto e lo diffonde. Giudicare l’uranismo dal processo o dai procedimenti giudiziari equivale a giudicare il matrimonio attraverso il tribunale del divorzio (3).

Ed è chiaro che la misura in cui il fisico ha il diritto di unirsi al morale dipende dalla responsabilità della persona morale e seria che sa che c'è una morale unisessuale, non dalla competenza di una legge cieca, impotente ma pericolosa. Si potrebbe plaudire al progetto di Krafft-Ebing di applicare norme più severamente repressive di quelle di oggi, quando si tratta di minori, di raggiungere gli uomini in un modo veramente efficace insegnando loro che l’unisessualità ha la sua decenza come l’eterosessualità ha la sua, e ha anche il suo libertinaggio. Carpenter presenta il ruolo sociale (4) dell’unisessualità e si rammarica che un fattore della massima importanza sia considerato, proprio per colpa della società, un pericolo o una ferita. Ci conferma ciò che si dice dell’unisessualità americana tra le donne. Per quanto riguarda unisessualità degli uomini americani, essa ha dato luogo a fenomeni interessanti dal punto di vista mondano e sociale.

Carpenter sottolinea, come faccio io, che i legami più ingenui tra giovani uomini sono esposti al ridicolo o all’odiosità del biasimo, mentre tra le ragazze ci si può amare teneramente, con carezze. Questo è importante, e qui è bene non essere troppo d'accordo con il dottor Laupts che non solo attribuisce le tenere amicizie adolescenziali all’inversione e al desiderio fisico, ma che non vuole nemmeno permettere agli adolescenti le più innocenti familiarità. Se, come riconosce, e come è sempre più riconosciuta, la base dell'inversione si trova nella maggior parte degli uomini, reprimere le manifestazioni innocenti di amicizia o di incoscienza, perché ce ne sono di colpevoli, è il colmo dell'errore pericoloso (5).
Si può desiderare, senza alcuna paura, che l’opuscolo di Carpenter si diffonda in Inghilterra, nell’attesa che la scienza abbia il diritto di fare il suo dovere sociale tra gli Inglesi.

Il dott. Howard di Baltimora nell’Alienist and Neurologist (gennaio 1896) cita dei casi terrificanti di perversione sessuale. Secondo lui, la prigione e il manicomio ricevono a torto dei pervertiti che hanno bisogno di un altro trattamento. Nel medesimo tempo è anche certo che questi squilibrati sessuali, prima di commettere dei delitti, ai quali sono spinti dal loro difetto di resistenza morale, sono mal compresi dalla società, dai loro amici, dai loro genitori. Il dott. Howard parla di un uomo che ora si trova nella prigione del Connecticut per sottrazione di fondi a danno della banca dove era onorevolmente impiegato da molto tempo. Si sapeva che era onanista boccale, ma non ci si era preoccupati di togliergli il suo posto di responsabilità. L’onanismo boccale gioca nello squilibrato, nell’immorale, un ruolo molto pericoloso. Il dott. Howard si è dovuto occupare recentemente di un musicista di una quarantina d’anni, colpito, dal suo ventesimo anno, da crisi nervose che si calmavano se ingurgitava sperma. Un corista era stato la sua prima vittima, ma poi sembra aver fatto ricorso a chiunque. Rubava se non aveva il denaro per pagarsi un prostituto compiacente. Sono del parere che si possa ammettere (anche senza l’angoscia di questo sfortunato, anche senza la sua ossessione, anche senza delle crisi come le sue, che lo portarono più di una volta in prigione), che ogni uomo il cui desiderio sessuale abituale è di avere questo atroce nutrimento, è gravemente malato. Non voglio dire che l’onanista boccale è malato, o che questo vizio, diffuso in tutto il mondo abitato, sia una malattia più di qualunque altro vizio, o che un uomo per nulla degenerato e per nulla stupido non possa sotto l’influenza di una passione nefasta, di una corruzione contagiosa, di un’ora di super-eccitazione colpevole, non possa aver finito per soccombere a questa velleità così reprensibile, perché molti casi ancora inediti verrebbero un giorno a contraddirmi brutalmente, ma io affermo che questo atto, abitualmente consumato, spinto fino a questo limite, considerato come lo scopo sessuale, indica una malattia seria e pericolosa. E non affiderei mai un ruolo importante a un tale onanista.

Il musicista del dott. Howard era figlio di una madre molto nevrotica, nevrotico anche lui, allevato in modo contrario al buon senso, molto sovreccitato dalla musica, - e in lui l’unisessualità non era assoluta (perché aveva avuto dei momenti di eterosessualità) ma congenita e acquista e acquista, intensificata dalle circostanze, non controllata da una volontà superiore. Nulla in lui, nel fisico e nel morale, opponeva resistenza. Un trattamento avviato da qualcuno al corrente avrebbe potuto sottrarre questo disgraziato a questa ossessione patologica.

Quando veniva arrestato dopo aver compiuto quello che cercava, grazie alla compiacenza o alla venalità di un uomo, la vergogna e la paura portavano di conseguenza una seconda crisi. Se lo arrestavano prima non riusciva a stare tranquillo se non dopo avere ottenuto da un altro prigioniero la pacificazione. Morì verso i quarant’anni di una tubercolosi ereditaria. Tutto aveva contribuito a mandarlo in rovina.

La storia della signora W… non è più rassicurante. Dopo essere stata lesbica si sposò a vent’anni con un uomo robusto. Dopo dieci anni di matrimonio, interruppe ogni rapporto normale con lui e si dedicarono all’onanismo reciproco. (Lei aveva già preso l’abitudine di masturbarsi dopo il coito). La sua perversione sessuale divenne così violenta che si mise a correre appresso a tutti gli uomini che vedeva per la prima volta, li intratteneva a casa sua, li forzava a spogliarsi, poi si chiudeva da sola. Questa monomania del sesso dell’uomo, così improvvidamente incoraggiata all’inizio da suo marito, ha fatto in modo che venisse arrestata parecchie volte, ma “l’intervento sconsiderato” dei suoi amici l’ha sempre fatta rilasciare. Il dott. Howard dice che è molto intelligente, ed è comunque una donna rispettabile se si mette da parte la sua folle perversione.

Tutti questi casi sono desolanti e forse meno semplici di quanto possa sembrare all’alienista [psichiatra]. C’è stata evidentemente in loro una progressione, una discesa incoraggiata sia da loro stessi che dal loro ambiente e dal loro vizio. Il vizio ha la sua logica.

Il sig. Dott. Hoche di Strasburgo ha dato nel Neurologisches Centralblatt (diretto dal prof. Mendel di Berlino) delle note sull’unisessualità molto decise e molto degne di attenzione. Si dichiara contrario a molti pregiudizi, trova che i medici, e prima di tutto Krafft-Ebing, hanno torto nel mettersi in guerra contro il paragrafo 175 del codice tedesco che punisce i delitti unisessuali. Si può condividere o meno la sua valutazione ma bisogna pure riconoscere la verità che lui vede chiaramente: che i sentimenti unisessuali, le passioni unisessuali si sviluppano in individui ben portanti, non degenerati fisicamente né psichicamente. Per sostenere la sua tesi cita degli argomenti molto interessanti. Per quanto mi riguarda, trovo molto più importante oggi fare conoscere questa verità che cambiare le leggi.

La psicologia deve dire grazie a Dott. Hoche anche se la filantropia lo trova severo. Io credo che gli invertiti seri, quelli che contano, non vogliano affatto essere trattati come malati e come irresponsabili. Si riconosca innanzitutto la sanità di molti individui e poi le leggi si cambieranno senza fretta. Il sig. Hoche cita dei casi tra i più impressionanti di giovani uomini grandi (di più di vent’anni) che avevano rapporti fisici con donne e che avevano con i oro condiscepoli più giovani dei legami appassionati, dei legami che Platone colloca così in altro, le cui soddisfazioni sono i baci, le carezze, dei sonni a due nel medesimo letto, senza onanismo, senza pederastia ma con tutte le manifestazioni sentimentali attribuite all’eterosessualità.

Questi documenti del dott. Hoche, ai quali del resto rinvio i miei lettori, sono una lezione per quelli che si immaginano in vano che i rapporti eterosessuali, incoraggiati e facilitati, possano mettere fine ai legami unisessuali.

Congratulandomi con sig. Hoche per il suo atteggiamento serio, vado più avanti di lui. Sì, come disse l’abate Maurice de Beats al congresso di Brouxellel, essere padroni di sé è più che diminuire i propri impulsi, - La dignità e il senso umano consiste prima di tutto nell’essere padroni di sé.

Ma se si invitano gli unisessuali ad essere dignitosi e forti, non si ha il diritto di parlare in un altro modo agli eterosessuali.

E sarà sempre rivoltante per coloro i cui occhi hanno superato il paravento delle convenzioni, vedere la licenza eterosessuale considerata una cosa a parte e protetta. Gli eterosessuali comincino a correggersi! Questo potrebbero dire gli uranisti per tutto il tempo in cui i costumi eterosessuali resteranno così apertamente cattivi.

Personalmente trovo lo studio dell’unisessualità più urgente della riforma della legge, e comunque non nego che, visto il livello molto basso della moralità pubblica, gli invertiti non sono stati poi molto maltrattati dal paragrafo 175 del codice tedesco, ma se il codice Napoleone fosse in vigore in tutta l’Europa, la condizione degli uranisti sarebbe molto migliore, gli uranisti diventerebbero più utili? La prostituzione maschile, già così diffusa, aumenterebbe ancora. E molti individui deboli non passerebbero forse da questi atti all’abitudine, dall’abitudine all’abitudine consolidata e da lì allo scandalo?

Coloro che danno o promettono il loro sostegno a Krafft-Ebing non si chiudano in un atteggiamento di rifiuto, ma aprano gli occhi e si rendono conto di quello che vogliono e che sperano. Quando avranno ottenuto questo cambiamento del codice, gli uranisti che oggi si astengono per paura dalla unisessualità venale o dai rapporti con le classi inferiori, saranno forse più felici, saranno migliori? Gli amanti degli operai sono così necessari al benessere sociale? Io devo al dott. H. Kurella un caso molto curioso di simulazione di psicopatia sessuale in un ladro (6).

O. M…, nato il 16 aprile 1865, in una comunità di Moravi, viene arrestato nel mese di maggio del 1892 a Dresda per avere rubato un cappotto in un ristorante, per non avere pagato il conto in un albergo e per avere scroccato da tre a dieci marchi a molti medici di Saxe ai quali raccontava la sua psicopatia sessuale facendosi passare per un malato, appartenente alla clinica di Halle, che aveva bisogno di denaro per ritornarci. A Dresda si diede credito alla sua follia, al suo feticismo. Perché era al feticismo delle scarpe da donna che dava la colpa dei suoi furti. Lo si credette addirittura incurabile e lo si mandò in un manicomio. Fu mandato in manicomio il 31 dicembre. Ma lì non manifestò sintomi di alienazione; non fu rilevata alcuna straccia di feticismo, di masturbazione, di eccitazione in presenza di belle scarpe. Kurella si persuase in pochi mesi di acute osservazioni che questo O. M… era un abile truffatore. A ventun anni la comunità morava lo aveva espulso per furto e allora non aveva cercato di giustificarsi sulla base di una psicopatia sessuale. Nel 1888 dovette di nuovo abbandonare un incarico di istitutore per avere rubato e non pensò neppure di discolparsi invocando questa psicopatia sessuale. Nel 1889 compaiono le ricerche di Krafft-Ebing su feticismo (7). Nel 1890, O. M… si dichiara colpito da feticismo delle scarpe femminili, malattia descritta da Krafft-Ebing.

Non si può affermare che abbia letto Krafft-Ebing ma quando ci si ricorda che i prostituti e le prostitute parlano molto di anomalie sessuali, - che le librerie mettono Krafft-Ebing sotto le rubriche di “erotica” o “curiosa”, tra il marchese de Sade, Restif de la Bretonne, Crébillon figlio e Gamiani, - che tutto quello che Krafft-Ebing ha scritto penetra molto rapidamente “nelle alcove dei prostituti e delle prostitute”, - quando si sa che O. M… ha frequentato molto il mondo dei vagabondi, mondo per eccellenza soggetto alle aberrazioni sessuali e alle conversazioni erotiche, quando ci si ricorda che Kurella non ha sottolineato alcuna emozione in lui in presenza delle scarpe femminili più eleganti della città, sia al piede della donne che nelle vetrine nei negozi davanti ai quali passa abitualmente, si finisce ben presto per essere dell’avviso di Kurella.

Quello che sto per dire della teoria biologica di Kurella sull’inversione non mi giustificherà agli occhi degli adoratori radicali della biologia ma è dovuto al simpatico e interessante autore.

Kurella si lamenta che la patologica anatomica occupi gli psichiatri più della biologia; e guidato dalla sua esperienza, dal libro di Havelock Ellis, da quello di Laurent sui bisessuati, dagli articoli di Meige e di Brero sulla iconografia della Salpêtrière [noto cento ospedaliero parigino] tratteggia una teoria sulle “differenze che separano gli organi destinati alla riproduzione , o in altri termini i caratteri sessuali primordiali”.

“Il dimorfismo si stabilisce progressivamente su tutto il corpo; … le differenze che ne risultano sono designate col nome di caratteri sessuali secondari… Questa evoluzione può essere arrestata o pervertita. Nello stesso individuo questi due modi possono qualche volta manifestarsi simultaneamente… da lì una varietà infinita di anomalie di sviluppo che si traduce nella mescolanza in proporzioni variabili dei caratteri maschili e femminili nello stesso individuo… Una categoria di individui di apparenza bisessuata si avvicina infinitamente agli ermafroditi dell’antichità. Sono quelli i cui attributi sessuali primordiali, esenti d’altra parte da malformazioni congenite ingannatrici o da eventuali mutilazioni, hanno subito un arresto di sviluppo, sia a partire dalla nascita che anche solo al tempo della pubertà. Nel primo caso il corpo conserva indefinitamente i caratteri esteriori dell’infanzia. Gli attributi secondari dell’uno e dell’altro sesso restano imprecisi.

L’essere è rimasto neutro. Nel secondo, quasi per un’inversione evolutiva si vedono svilupparti i caratteri secondari del sesso opposto. È alla prima di queste sindromi morfologiche che si conviene il nome di infantilismo, alla seconda quello di femminismo…”. Meige dice ancora: “Al femminismo, che appare nel ragazzo, corrisponde nella donna un’anomalia morfologica inversa, alla quale si dà qualche volta il nome di mascolinismo; Il termine di virilismo sarebbe forse preferibile.
Questa forma è caratterizzata dall’aggiungersi degli attributi sessuali secondari del maschio su un individuo di sesso femminile.”

Io non seguirei Kurella in tutte le sue considerazioni sull’influenza chimica dei testicoli, ma lo trovo giustificato quando nega un confine preciso tra ermafroditismo, femminismo e virilismo, cioè l’inversione dei caratteri secondari e dei caratteri terziari. C’è una catena ininterrotta (questo è quello che ho detto a proposito dell’inversione psicologica) tra l’ermafroditismo vero (con la presenza della ghiandole dei due sessi, i caratteri secondari non sono differenziati, i terziari sono mescolati), lo pseudo-ermafroditismo (i caratteri terziari e secondari si avvicinano a quelli dell’altro sesso) e la condizione degli individui i cui caratteri primordiali e secondari sono stati normali, ma le cui ghiandole, non sviluppandosi, al tempo della pubertà, hanno arrestato lo sviluppo dei caratteri sessuali terziari latenti propri dell’infanzia, mente non si è arrestato lo sviluppo dei caratteri appartenenti al sesso opposto.

Secondo Kurella. Laurent non ha insistito abbastanza su questo fatto al quale Kurella tiene particolarmente: cioè sul fatto che in tutti gli individui che hanno l’inversione dei caratteri secondari c’è anche di femminismo o di virilismo, cioè l’inversione dei caratteri terziari.

Come io vado ripetendo, dome dice Kurella, tra l’uomo meno femminile e la donna meno virile, la catena è ininterrotta, ci sono tutte le gradazioni. A forza di rimescolare queste teorie, a forza di continuare le relative osservazioni, si arriverà a non differenziare più l’uomo dalla donna in questo modo così assoluto che è stato prevalente per così tanto tempo e la scoperta dei caratteri terziari della sessualità opposta negli unisessuali sarà ben presto seguita dalla scoperta di questi stessi caratteri negli eterosessuali (8).

Mi manca il tempo pe poter fare più che una menzione dei recenti articoli del prof. von Krafft-Ebing sui delitti con i bambini, sulla pedofilia erotica, sulla zoofilia erotica, ecc.. Tutti quelli che si interessano di psichiatria si tengono al corrente delle numerose osservazioni di Krafft-Ebing.

Questo infaticabile collezionista si occupa ora in modo molto specialistico del feticismo eterosessuale, e tutte le osservazioni che gli si potrebbero fare a Vienna sarebbero certamente molto bene accolte da lui. Avrei voluto parlare di Næke e delle sue considerazioni generali sulla psichiatria generale. Næke appartiene al partito del buon senso e le sue osservazioni sulla degenerazione hanno certamente pesato al Congresso di Ginevra. Ha ben ragione di trovare che si parla di degenerazione in modo troppo assoluto. “È una questione che si conosce molto male. Le sue stigmate che si definiscono come atavistiche non sono spesso che particolari patologie. È dunque insensato tirare conclusioni da fatti che non abbiamo il diritto di considerare come certi.” Gli Archivi di psicopatia sessuale inaugurati il 15 gennaio 1896 dal dottor Pasquale Penta, professore all’Università di Napoli, meritano di essere conosciuti. I collaboratori italiani sono numerosi e, alcuni stranieri, Legludic, Næcke, Haveiock Eliis e io, si trovano congiunti a medici, avvocati, magistrati di Napoli, Torino, Como, Padova, Verona, Palermo, Messina, Roma, Milano. Pasquale Penta è autore di molte opere tra le quali un volume sulle perversioni sessuali (I pervertimenti sessuali nell’uomo: Vincenzo Verzeni)(9) pieno di osservazioni e di note storiche ed etnografiche. Se non si può essere sempre d’accordo con lui sulle basi e sulle conclusioni, possiamo solo congratularci con lui ancora di più per la sua umanità e per il servizio che rende a chi è suo ausiliario senza essere suo partigiano. E ci dobbiamo felicitare anche col prof. Penta per il fatto che si serve della letteratura come delle opere specialistiche. Gli archivi di psicopatia sessuale contengono articoli originali e rendiconti molto interessanti e anche delle osservazioni mediche. È ancora troppo presto per separare le osservazioni psicologiche dalle osservazioni patologiche, ma in Pasquale Penta la preoccupazione per i malati e per i degenerati non esclude affatto l’ammissione di considerazioni di interesse più psicologico e di applicazione generale.

Tra i collaboratori di Penta, vorrei citare in modo particolare Lino Ferriani (Procupatore del Re a Como) che ha esaminato in tredici anni più di 2.000 criminali minorenni. Cita il caso terrificante di un giovane ragazzo di tredici anni che rubava per farsi masturbare dagli uomini.

E non posso nemmeno passare sotto silenzio l’articolo di Pelandi sulle ernie e le perversioni sessuali. Una nuova edizione tedesca di questo bel libro di Lino Ferriani sui delinquenti precoci è appena apparsa.

C’è lì non solo il risultato dei suoi 2.000 casi, ma anche una cura estrema e appassionata del proprio compito sociale. Quello che dice dell’educazione e del suo tragico scompiglio è in completo accordo con quello che io ho osservato dal mio punto di vista. Se alza la voce un po’ di più di come è abituale per noi è perché ha percepito più chiaramente di molti di noi la campana a morto delle convenzioni. Ha visto e sondato, nelle classi inferiori come nelle classi agiate, la detestabile educazione moderna, questa educazione dalla quale ci era aspettati così tanto. I genitori, gli educatori e i magistrati leggano il libro d Lino Ferriani.

La solidarietà umana (simboleggiata nei fatti, come l'assassinio di un eccellente sacerdote dai figli di una famiglia numerosa animalizzata dalla povertà, dalla negligenza, dall’abbandono e dalla malattia) emerge vivamente davanti al lettore di Ferriani. Forse un giorno gli uomini sapranno di nuovo ciò che hanno dimenticato, cioè che noi siamo parti di un tutto, dall’inizio dell’umanità fino alla fine, e che l’individualismo di oggi è la negazione della salute morale.
__________________________
[1] Pubblicato a Manchester per la circolazione privata, cioè destinato a non essere messo in vendita, da parte di “the labour press society”, 59, Tib Street, 1894, e poi tradotto in Tedesco a Leipzig naturalmente, centro delle pubblicazioni ”omogenee”. Una rivista inglese femminista e riformatrice ha, io credo, parlato bene di questo opuscolo.
[2] A questo proposito un amico che si interessa delle armi dei selvaggi mi ha detto che i viaggiatori che descrivono correttamente gli archi e le frecce dei selvaggi non dubitano affatto della unisessualità degli indigeni. Non do troppa importanza a questa osservazione di un uomo di spirito infastidito dalla superficialità dei viaggiatori, ma essa ci ricorda ciò che non si deve dimenticare, che i viaggiatori osservano poco e male. Se così non fosse avremmo certamente dei documenti che ci mancano e di cui gli Steinmetz [scalpellini, metaforico] farebbero un così vivo uso.
[3] Anche coloro che hanno più rovinato Oscar Wilde o coloro che lo giudicherebbero con gravità pari a quella di cui io stesso ho dato prova, Krafft-Ebing, ad esempio, non possono trattenere un'ondata di indignazione nel pensare all’immunità di tutti quei piccoli infami che dopo essersi venduti e consegnati a lui, sogghignarono pubblicamente il giorno della sua condanna. Era uno spettacolo disgustoso, immorale, mi assicura un avvocato presente a questa scena e che di certo non voleva fare una perorazione a favore di Oscar Wilde. D’altra parte anche l'atteggiamento del giudice era scioccante e anti-sociale. Accusati, accusatori, giudice, giuria, pubblico, tutti avevano bisogno di essere istruiti, purificati, migliorati.
[4] Daremo meno spazio ai fraintendimenti sul ruolo sociale dell’inversione se ci ricorderemo che il matrimonio e la paternità sono per l’uomo il ruolo sociale dell’eterosessualità. Ruolo sociale non significa abuso, ma uso utile.
[5] Un argomento interessante che Carpenter tocca, ma sul quale non vorrei insistere è l’ “In Memoriam” di Tennyson, il suo grande poema di lutto in cui la sua anima vedova piange la morte del suo amico Hallam. A proposito di Tennyson e di Fitzgerald, un altro famoso poeta, verrà un giorno in cui si dovrà scrivere un capitolo di psicologia della gamma alta. Entrambi avevano, con grande nobiltà, il coraggio dei loro sentimenti estremi versi il loro stesso sesso. Di questi sentimenti che la pruderie inglese non avrebbe approvato in uomini inferiori. E chissà che questi due nobili poeti non abbiano dovuto soffrire di questa pruderie più di quanto sappiamo ufficialmente. Ci sono stati tra gli Inglesi dei grandi romantici, dei platonici cristiani o stoici, degli uomini casti notevolissimi e silenziosi.
[6] Nel libro di Kurella sul criminale si trova un riassunto di questo caso.
[7] Ci sarebbe un capitoletto molto piccante da scrivere a proposito della lettura del grosso libro di Krafft-Ebing , e Hoche, Kurella,e Rœmer fornirebbero argomenti certamente divertenti e qualche volta difficili da dimenticare. Pur senza concedere loro troppo, non si può allo stesso tempo che congratularsi con Krafft-Ebing per aver fatto molto.
[8] Interessante è il paradosso di Kurella sulla prostituzione; è, lui dice, una inversione incompleta della donna, parallela all’ermafroditismo psicosessuale dell’uomo. Le prostituite non hanno il sentimento dell’onore femminile, i rapporti sessuali ordinari causano loro poca voluttà. Non bisogna, ci dice con ragione, confondere le prostituite con le Don Giovanni donna. Mi ritrovo di più con lui quando nota il ruolo enorme che gioca presso le prostituite il parassitismo sociale. Mi distacco invece completamente da lui, quando dice che l’uranista è bigotto, vano, capriccioso, teatrale, che si veste come una donna, ecc.: è l’effeminato omosessuale o eterosessuale, è Monsieur, fratello di Luigi XIV, ma non è August von Platen, non è il virile.
Ma dei lavori come quello di Kurella non possono che suggerire, che spingere al lavoro, allo studio della psicopatia sessuale. E l’ultra virile troverebbe spazio nella sua classificazione, nel suo allineamento, lo troverebbe certamente
[9] Napoli



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PARTE QUINTA

Si prova un certo imbarazzo quando si cerca ci capire come prendere in considerazione il libro del Dott. Laupts (Tares et poisons, perversion et perversité sexuelles. Une enquête médicale sur l’inversion. Notes et documents. Le roman d'un inverti-né. Le procès Wilde, La guérison et la prophylaxie de l’inversion del Dott. Laupts, Prefazione di Emile Zola. Paris, Georges Carré, 1896.) Il volume di Laupts sarà anche utile ma avrebbe potuto esserlo molto di più; no so se felicitarmi con lui o piuttosto prendermela con lui. E sia le felicitazioni che le critiche devono essere divise tra Laupts e gli scienziati della seconda metà di questo secolo, perché egli è di una estrema imparzialità e li accoglie tutti senza fermarsi neppure a rifiutare quelli che si rifiutano vicendevolmente. Potrei lanciarmi in un elogio critico di molte delle opinioni avanzate alla leggera o evidentemente false che sono contenute in questo volume, senza per questo occuparmi del dott. Laupts, perché il progetto della sua opera comporta un’ospitalità larga e abbastanza pericolosa. Il suoi contributi personali sono interessanti, anche quando sono discutibili, anche quando ci si sente costretti a rifiutarli. Mi sembrava che si dovesse mettere in luce l’errore fondamentale del suo lavoro, e cioè che è stato piuttosto portato a studiare l’inversione attraverso i libri che non attraverso una imparziale e penetrante osservazione della vita, e in più di qualche occasione l’equazione personale mette in crisi lo sperimentatore.

L’idea che il dott. Laupts si fa dell’uomo viene a compromettere la sua scienza e la sua scienza contraddice il suo ideale. E poi c’è ancora troppa sensibilità per studiare la sessualità; si inalbera, si costringe di nuovo, torna in dietro, si sfida, si incarta. Improvvisamente questo pudore misterioso che l’unisessualità impone a tanti uomini lo deruba del suo sangue freddo.

I lettori degli Archives d'anthropologie criminelle devono a Lacassegne e al dott. Laupts una ricerca sull’inversione e si ricordano dei documenti che fecero seguito a questa ricerca.

Il sig. Zola ha voluto di buon grado fornire l’autobiografia di un effeminato invertito-nato, che si trova riportata integralmente nel libro del dott. Laupts.(1)

Non sono affatto così indulgente verso l’invertito-nato del sig. Zola, come lo è Laupts, perché questa effeminatezza, questo amore per se stesso, questa vanità senza freno, mi sembrano spaventose da tutti i punti di vista e perché tutto il dilettantismo, tutto il lato pseudo-artistico di questo povero Narciso è piuttosto inconsistente, tranne che come indice psicologico. Ciò che può migliorare gli invertiti effeminati come questo italiano è il sacrificio della loro vanità, è il pentimento del loro cuore. Non vedo alcun rimedio per loro se non nella sofferenza, nella fede. La loro lussuria trova nella loro vanità, nel loro egoismo, nella loro piccolezza, la sua base più solida.

"Un invertito, dice Zola nella prefazione, è un disorganizzatore della famiglia, dell'umanità. L’uomo e la donna non stanno certamente qua giù che per fare dei bambini, ed essi uccidono la vita quando non fanno più ciò che è necessario per farne.” Questa frase da conquistatore, gettata lì per sfida alla scienza, alla storia e alla società, fa un effetto curioso all’inizio di un’opera scientifica. Vorremmo vederla trattata come un documento di alto significato psicologico; vorremmo soprattutto vederla pronunciata da un personaggio di quelle potenti armate del sig. Zola che marciano alla conquista di una città, di un'idea, di un mondo.

Essendo il volume di Dr. Laupts una raccolta di documenti psicologici più o meno estesi, più o meno facili, da decifrare, di opinioni di valore molto vario, la contraddizione ne è l'essenza. Così, dopo aver accolto con la più generosa e calda cordialità il mio studio su Oscar Wilde, Laupts si ispira ad esso così poco che si fa di Wilde un’idea completamente opposta alla mia.

Nessuno può desiderare più di me la riabilitazione morale di un uomo che io ho giudicato così severamente, ma non è il lavoro intellettuale che farà i miracoli; quello che è necessario è una fede interiore, un pentimento, non una semplice riabilitazione sociale.

Laupts rimuove molte idee: “Ora, io credo, senza osare di proclamarlo, che qualsiasi essere giovane, messo in un ambiente composto esclusivamente di esseri del suo sesso e sottratto ad ogni influenza del sesso opposto, sotto l’influenza di circostanze d’altra parte aleatorie (superlavoro cerebrale, isolamento, tristezza, anemia, cattivo esempio, ecc.), è suscettibile di inversione se non di fatto almeno nel “desiderio”. Se Laupts osasse parlare chiaro, se non complicasse le cose con tante citazioni contraddittorie, se dicesse “composta soprattutto di esseri del suo sesso” al posto di “esclusivamente”, se non dicesse “sottratto ad ogni influenza del sesso opposto”, la sua frase arriverebbe alla verità.

Alcuni, ci dice, si danno all’onanismo, a volte solitario. Anche in questo caso parla di predisposizione all’inversione o di ritardo della guarigione. Il vizio solitario è autofilia, e l’autofilia è inversione. Amarsi da soli sessualmente è invertirsi, amare i propri organi è prepararsi ad amare quelli del vicino. Tutti gli invertiti o quasi tutti, d’altra parte, sotto una forma o sotto un’altra, sono autofili. C’è della sessualità nel loro amore per se stessi.” Ci accorgiamo che Laupts cade nell’esagerazione, che domina in tema dell’onanismo. Ci sono d’altra pare tanti onanismi, da quello psichico fino a quello meccanico degli idioti. L’onanismo ci può essere nel caso degli eterosessuali privati di donne, che non hanno o non vogliono compensazioni unisessuali. E può anche esserci nel caso di un unisessuale che non osa dichiararsi ad un amico, a un complice, e che s’immagina un’avventura d’amore che porta a una voluttà fisica e reciproca. Si trova poi abbastanza spesso in quelli che amano giudicare severamente la condotta degli altri ma che non hanno il coraggio di essere casti loro stessi. L’onanismo può essere il piacere di un autofilo; ma non bisogna confondere tutte queste forme di onanismo. Ci felicitiamo pertanto con Laupts per aver fatto risaltare l’autofilia. Si troverà che parecchi eterosessuali, nei loro rapporti con le donne possono essere autofili.

L’autofilia è un incidente passeggero in molti uomini unisessuali o eterosessuali. Non ci si dovrebbe nemmeno stupire di scoprire in un eterosessuale un’autofilia prolungata. Nel suo progetto terapeutico Laupts rasenta la pericolosa illusione che la guarigione di un invertito consista nella sua conversione all’eterosessualità.

Come il sig. Havelock Ellis, il sig, Féré, e altri ancora, proclamano e continueranno a proclamare, non è l’unione con una donna qualunque che costituisce la guarigione di un invertito.

La conversione, la guarigione di un unisessuale non è solo in rapporto con l’eterosessualità, ma con la sessualità stessa. Se di un debosciato o di un sensuale incallito, si fa un temperante, un casto, un sobrio, molto è stato fatto. Se lo si butta nella dissolutezza eterosessuale si fa invece molto male.

La classificazione di Laupts: invertito nato feminiforme, feminifilo e masculifilo cerebrale, feminifilo e masculifilo occasionale, è incompleta perché egli non riconosce che il maschio e la femmina e non considera quindi che la metà degli invertiti. Tralascia del tutto la passione per la similarità, dei forti per i forti, dei virili per i virili, dei deboli per i deboli (2). Molti maschi cercano ciò che è maschio, che è anche maschio, o più maschio o un po’ più o un po’ meno maschio: non si possono equiparare tali unioni a quelle di un masculifilo e di un feminifilo, di un feminifilo e di un feminiforme.

Le note sull’amicizia dimostrano grande finezza e di riflessione, ma sono fondate su un errore psicologico che ho denunciato più di una volta.

In psicologia non si possono riportare tutti i sentimenti affettuosi all’egoismo e tutti i sentimenti altruistici a una base sessuale. Laupts cita un autore francese che spiega l’amicizia, l’altruismo, attraverso la pederastia degli antenati. La psicologia di James è migliore.

“L’amicizia, dice Laupts, non deve superare certi limiti. Ogni affetto esagerato tra maschi è ridicolo.” Secondo lui bisogna dire così ai bambini! È proprio contro questo sistema educativo che ho voluto reagire studiando l’infanzia degli invertiti: è proprio questa ingiusta affermazione che allontana i ragazzi dai loro genitori e dai loro maestri. Una morale che chiama ridicola e cattiva ogni specie di affetto esagerato tra giovani uomini è essa stessa cattiva e ridicola. E i pericoli di un eccessivo entusiasmo sono da temere meno di quell’ dell’eccesivo egoismo e dell’eccessiva scaltrezza. Un ragazzo capirà rapidamente perché gli si vuole insegnare una prudenza che a lui ripugna.

La storia, le letture, le conversazioni sono piene di affetti esagerati tra uomini, che sono collocati molto in alto. Non parlo nemmeno degli esempi greci e di quelli religiosi; ma i ragazzi non sentono forse lodare l’affetto, il disinteresse, non vedono forse delle amicizie intime?

Perché dovrebbero credere le loro amicizie infantili inferiori o meno importanti? È proprio l’errore di tanti genitori che il dott. Laupts vorrebbe raccomandare.

L’importante è innalzare l’uomo, non farne un fervente cultore del sesso femminile, un sempliciotto o un debosciato. Bisogna al contrario coltivare con cura la simpatia dei ragazzi, svilupparla, fare del nostro meglio perché questa simpatia non riguardi un solo ragazzo; bisogna cercare di sviluppare questa simpatia verso parecchie persone, verso molte cose. Bisognerebbe servirsi del grande affetto verso un amico per fare amare anche altri amici, per fare sorgere altre preoccupazioni. I grandi affetti giovanili non sono causati dalla sessualità nemmeno quando sono legati insieme in un certo momento. Sono talvolta un rimedio sovrano contro l’onanismo (3). Il ragazzo che dovesse imparare troppo presto a sopprimere il suo affetto debordante o a nasconderlo troppo, o a conservarlo per le sue amanti diverrebbe molto probabilmente l’uomo che noi deploriamo, l’uomo di cui abbiamo così rovinato l’amicizia che essa non può più aiutarlo contro l'eterosessualità pervasiva, marcescente, deprimente.

Ci si ricordi, leggendo Laupts, che la perversione proviene spesso da rapporti eterosessuali incoraggiati in età troppo acerba. Si contrappongano a Laupts autori come Hoche, Ellis, Dukes, Niemeyer...

Quanto alla reazione estetica di cui parla Laupts, sono sicuro che, andando più a fondo nell’ argomento, lui stesso si accorgerà facilmente che tutti i grandi artisti hanno preferito la bellezza della linea maschile: è una questione estetica e non di sessualità. È un fatto indiscutibile, sia che si studino poco sia che si studino molto la storia dell’arte e gli artisti. Inglobare tutti gli artisti tra gli uranisti mi sembra un lombrosismo.

Avrei preferito lodare senza riserve il dott. Laupts e il suo libro, ma ci sono delle verità troppo preziose perché non si cerchi di difenderle, e il desiderio del dott. Laupts di arrivare alla verità lui stesso, desiderio così lodevole e così sincero in lui, ne sono sicuro, non merita che franchezza.

In Francia i nostri ringraziamenti devono soprattutto essere rivolti al sig. Legludic. Negli Archivi di Antropologia criminale ho riferito dei suoi interessanti studi sull’unisessualità (Attentats aux mœurs di H. Legludic, Paris, Masson, 1896). Il sig. Legludic si è distaccato, grazie alla sua preziosa esperienza, dai pericolosi errori di Tardieu;

“Nella sua modestia, mostra in modo evidente che non ci si deve fermare alle categorie di Tardieu, ai segni psichici della pederastia…” (4) E mostra parecchie altre cose ancora, è al corrente dei lavori moderni, non ha preconcetti di carattere biologico e non è un muto che scrive per un retro-pensiero come tanti scrittori scientifici e non dei minori. Il sig. Legludic ha contribuito certamente alla verità e alla conoscenza della unisessualità più di quanto molti pensano che abbia fatto, all’estero e anche in Francia; forse, quando il suo libro sarà stato commentato, la sua azione non potrà essere messa in dubbio. Lui stesso continuerà a fare valere delle teorie sensate senza vergogna e senza questa paura che ancora paralizza spiriti molto distinti e scrittori molto noti. Il sig. Legludic riconosce la virilità di molti invertiti, la loro mancanza di decadimento fisico o morale e la necessità di non dare più credito agli stereotipi. Tra le sue aperture di orizzonti e le necessità che le teorie impongono al sig. Féré c’è un contrasto. Devo proprio alla cortesia del sig. Féré un piccolo e importate opuscolo: “la descendance d’un inverti, contribution à l’ hygiène de l’inversion sexuelle [La discendenza di un invertito, contributo all’igiene dell’inversione sessuale]. (Paris, Imprimerie Schlseber, 257, rue Saint-Honoré, 1896).

«Le perversioni genitali, comincia l’eminente medico di Bicétre, hanno molto preoccupato i medici e i moralisti negli ultimi anni. Forse apparivano più frequenti perché venivano studiate con più attenzione. Alcune si sviluppano sotto l’influenza dell’educazione, dell’imitazione, dell’immaginazione. Si può allora intervenire contro il male facendo affidamento sulle condizioni dell’ambiente, sull’immaginazione, sulla volontà… Ma se un certo numero di perversioni possono essere considerate acquisite perché si sono manifestate in un’età abbastanza avanzata, non è affatto detto che sia sempre così. Spesso si constata che le prime manifestazioni genitali sono state anomale e la perversione è una realtà congenita (5)… L’inversione sessuale, l’attrazione spontanea, sensuale, sentimentale o intellettuale, per un individuo del medesimo sesso è considerata dalla maggior parte dei medici come una segno di degenerazione…

Il punto è che esiste un certo numero di individui affetti da inversione istintiva del senso genitale che non presentano alcuna anomalia somatica grossolana e, in particolare, alcuna malformazione degli organi genitali interni o esterni.

L’esistenza di invertiti normali dal punto di vista morfologico può giustificare a prima vita l’opinione dei dissidenti che ammettono che gli invertiti possano non essere né degenerati né criminali né malati (6).

Raffalovich, che difende l’integrità intellettuale e morale degli invertiti superiori, stabilisce a buon diritto delle distinzioni tra gli invertiti o uranisti. Ci sono quelli casti, quelli moderati, quelli sensuali e quelli viziosi. Tra gli uranisti virili ci sono delle categorie, alcuni cercano l’uomo per le sue caratteristiche virili sia dal punto di vista psichico che sensuale, oppure secondo i casi o dal punto di vista psichico o dal punto di vista sensuale; altri cercano in un altro maschio una sensibilità più delicata di quella dell’uomo o della donna, altri infine amano il maschio come gli individui normali amano la donna.”

“Non sono affatto questi gli argomenti che i medici considerano nelle loro descrizioni, essi sono soprattutto interessati agli invertiti i cui amori sono amori femminili, che imitano la donna nei suoi gusti, nel suo abbigliamento, come nel suo comportamento così nell’atto sessuale quando lo ricercano.”

Se il sig. Féré non insistesse in modo così marcato sulla parola normale, nulla potrebbe essere migliore della sua analisi delle categorie che esistono secondo me. Ormai è già entrato nel circolo da cui l’eminente medico non uscirà più, circolo di cui la mia stima e il mio rispetto per lui e per i suoi lavori mi renderanno penoso il carattere vizioso. Ma ascoltiamo il sig. Féré:

“L’invertito che non è schiavo del suo istinto sessuale, quello che è casto, sia per temperamento, sia perché è abbastanza padrone di se stesso per non mettersi fuori da una legge che riconosce essere quella della natura, è inoffensivo dal punto di vista sociale. Colui che è capace di fare defluire verso un lavoro utile l’energia di una tendenza che egli riconosce come morbosa o come fuori della legge naturale può non solo essere inoffensivo, ma può essere un uomo utile.

L’invertito che obbedisce ai suoi impulsi diventa invece necessariamente un agente di corruzione.” Ma questa legge della natura è la legge del sig. Féré; l’invertito padrone di sé non considera per la maggior parte del suo tempo la sua tendenza “come morbosa o come estranea alla legge naturale.” È del tutto sbagliato ed è del tutto privo qualsiasi credibilità immaginarsi che gli invertiti si considerino al di fuori della natura.

Coloro che si autocontrollano, che si dominano, perché sono casti senza troppi problemi oppure con difficoltà, perché amano una vita calma e dignitosa, perché amano qualcuno più di se stessi, non sacrificano affatto un ideale, una convinzione e nemmeno un’abitudine in nome della natura, della legge di natura, di una sua volontà volontà; i filosofi, i pensatori, gli scettici non possono credere a delle tendenze morbose o contro la natura umana così diffuse, così parallele alle tendenze eterosessuali; e i credenti hanno ugualmente il diritto di considerare la natura umana decaduta e sensuale, suscettibile di tutte le sessualità. Il vero scettico e il vero credente, non hanno, nella stessa misura, il diritto di spaventarsi in presenza dell’unisessualità. Per l’uno come per l’altro la questione, malgrado la sua gravità, è semplice. I confessori cattolici e i confidenti laici sanno a che cosa si devono tenere e non si stupiscono delle tendenze e delle tentazioni che i deterministi confusi, o gli scettici indecisi, o i materialisti borghesi non sanno spiegate. L’agnostico sincero e senza pregiudizi, esattamente come il cattolico sincero e istruito, si confrontano senza turbamento col problema dell’unisessualità e ne intravedono le cause e la soluzione. Ma tra questi due punti di vista, che incertezze, che imbarazzi, come bisogna giocare con le parole, come si è obbligati a forgiarsi un ideale, una normalità che dipende dalla teoria che si ha o una degenerazione invisibile che si postula (7). E la ragione dipende spesso dall’equivoco, del terreno sul quale si fonda. Chi è medico, determinista, fisiologo, vuole spiegare tutto, soprattutto il morale attraverso il fisico, insiste perché la psicologia sia una sezione della fisiologia e nello stesso tempo non vuole mettere da parte certi pregiudizi propri o di altri. Senza saperlo, senza volerlo, ci si schiera dalla parte dell’opinione corrente più superficiale, mentre in apparenza si obbedisce a una scienza critica spietata. L’opinione pubblica non vuole prendere sul serio l’unisessualità; bene, la scienza si troverà d’accordo con l’opinione pubblica e si farà perdonare gli altri suoi atti di audacia.

“Solo la lunga abitudine è capace di lottare contro l’istinto. La resistenza agli istinti sessuali contrari ha tante più possibilità di essere modificata quanto più i tentativi di modifica sono fatti ad un’età più tenera. Non è quindi senza ragione che Raffalovich richiama l’attenzione sull’utilità che può avere lo studio dell’istinto sessuale nei bambini. L’induzione degli invertiti alla castità è l’indicazione fondamentale della loro educazione. I tentativi di raddrizzamento dell’istinto sessuale non possono portare che a fare dell’invertito un debosciato o un marito infelice, mentre attraverso la castità egli può tendere alle finalità più nobili. Deve imparare che non si obbedisce solo alla società dandole dei bambini: moltissimi uomini tra i più utili all’umanità hanno vissuto in celibato e castità. Il genio è, in generale, celibe e spesso continente.”

Tutto questo sarebbe quasi ammirabile se il sig. Féré tenesse più conto di tutte queste categorie, che lui stesso riconosce, e se avesse ammesso anche un fatto che prima o poi bisognerà pure ammettere: l’assenza di demarcazione netta tra unisessuale ed eterosessuale. Molti unisessuali sono più adatti a fare figli di parecchi eterosessuali.

L’uranismo assoluto e incoercibile è, bisogna ricordarlo, non solo congenito ma fortemente acquisito. E la volontà e l’abitudine hanno un ruolo più importante nell’orientare la sessualità di quanto in genere si pensa e di quanto io stesso ho detto nel mio libro. Non ho voluto imbarazzarmi e non ho voluto imbarazzare i lettori per i quali l’analisi delle sessualità è ancora un po’ nuova, con questo problema della scelta che fa l’uranista.

Aspettavo che si studiasse meglio l’istinto sessuale dei bambini prima di pubblicare una scoperta abbastanza sconvolgente. C’è da parte dell’uranista che cresce e c’è anche da parte dell’eterosessuale che cresce, una scelta deliberata, una selezione. Il bambino sceglie, rigetta, seleziona gli elementi della sua vita sessuale. Non ha nessuno che lo aiuti anche quando nessuno lo ha corrotto. C’è la tendenza congenita (possibile, come ha detto il prof. James presso tutti gli uomini) c’è il carattere del bambino e il suo ambiente, c’è la sua condotta, ci sono le sue abitudini, ci sono molti fattori, molti elementi determinanti, ma non si potrà mai dimenticarsi della volontà stessa del bambino, volontà più precisa ancora nei ragazzi grandi, negli adolescenti e nell’uomo fatto, più impressionabile probabilmente verso la fine dell’adolescenza. Perché si è per tanto tempo trascurata la possibilità di scelta dell’uranista? Per ignoranza, per negligenza e anche per non renderlo troppo responsabile. Gli scrittori che si occupano di unisessualità, anche i più rispettabili, i più sinceri, hanno spesso una tesi, un pregiudizio; devono mettere gli unisessuali al riparo dalle severità legali, penali e sociali e allora fanno risaltare la tendenza congenita e lasciano da parte l’unisessualità acquisita, falsano la verità semplificando e sviando. Il problema non è tanto che manchino di franchezza ma il fatto che lo scopo perseguito li spinge ad una prudenza e ad una difesa d’ufficio eccessiva.

“Ma questo genere di educazione (che orienta alla castità) non può avere buon esito che negli individui con tendenze moderate; per gli invertiti con impulsi violenti, fallisce certamente il suo scopo e i medici che cercano di fare dell’invertito uno che corre appresso alle ragazze, che non devono essere corrotte, per evitargli di diventare uno che corre dietro ai ragazzi onesti, lavorano in sostanza per il male minore.” Avrei creduto che l’educazione alla castità fosse altrettanto importante nell’educazione degli eterosessuali che in quella degli unisessuali, e soprattutto desiderabile per gli individui con pulsioni violente. La castità non è una castrazione morale, è un potere di subordinare gli impulsi fisici a degli altri impulsi, la volontà di mettere al posto dei pensieri osceni dei pensieri più appropriati. L’uomo non può impedirsi di avere pensieri osceni, slanci, emozioni, ma può avere anche altri pensieri, altri slanci e altre emozioni. L’uomo casto, eterosessuale o unisessuale, è colui che probabilmente è caduto più di una volta, ma che si è rialzato, che cerca di rialzarsi, che non cede perché gli altri cedono, che sa che è possibile non illanguidirsi. Un tale uomo è spesso un uomo con impulsi violenti.

E siccome M. Fere ha rilevato che "la guarigione dell’inversione" può essere chiamata piuttosto "una perversione dell’invertito", siccome egli considera "permesso mettere in dubbio l'utilità del trattamento e anche la legittimità del tentativo” non vedo come arrivi a dire che "i medici che tendono a rendere l’invertito uno che corre appresso alle ragazze "che non devono essere corrotte, per evitare che diventi uno che corre appresso ai ragazzi onesti, lavorano in somma per il “male” minore". Non è per malizia che attiro l’attenzione sulla contraddizione del sig. Féré, se è così importante, secondo lui, che l’invertito non diventi padre, come non temere che, stanco della “ragazze che non devono essere corrotte”, si permetta il lusso di una donna e di una famiglia? D’altra parte più di un invertito si lascerà catturare da una donna dignitosa, da una ragazza giovane e modesta, per arrivare poi ben presto al disgusto verso le ragazze. E poi la scelta non è tra “dei ragazzi onesti” e delle ragazze corrotte. Perché quest’uomo non dovrebbe contentarsi di ragazzi o di uomini corrotti? Ce ne sono tanti: e non è minimamente inverosimile che l’invertito con impulsi violenti possa cercare maschi maliziosi oppure contentarsi di donne virtuose. “Ma se l’educazione alla castità è spesso impossibile, se spesso ci si riduce a ricorrere a una deviazione sessuale per mancanza di meglio, perché il soggetto non è capace di perseguire uno scopo più alto, di attaccare il suo aratro a una stella [propriamente: puntare l’aratro verso una stella per fare il solco dritto]; non è comunque meno fuori di dubbio che l’avviamento verso la castità debba restare l’ideale del medico come dell’educatore. E il motivo fondamentale è che l’invertito, per quanto sia superiore, è sempre un degenerato. La perversione dell’istinto sessuale è una caratteristica di primo piano della degenerazione perché essa ha come conseguenza necessaria la dissoluzione dell’eredità… Se la razza si perpetua, gli invertiti non esistono per un motivo importante.”

Questa generalizzazione è più grandiosa che legittima; ma non è affatto esatta.

Sono soprattutto i viziosi, i debosciati, gli sfiniti, i sifilitici, gli alcolizzati che sono dei padri pericolosi. Gli invertiti contribuiscono alla perpetuazione della razza molto di più di quanto si creda. “l’orrore del coito (8) non esiste sempre o necessariamente; può comunque sopraggiungere in qualsiasi occasione. Un atto sessuale che non interessa, che è solo un atto sessuale, non ha molto di desiderabile per un uomo raffinato e civilizzato; - normalmente non è cosa facile per lui né per la bellezza fisica della donna, né per un quadro ideale, né per delle circostanza lusinghiere o romantiche.

L’uranista resta di sangue freddo [indifferente] con una donna. Ci vogliono fatti fortuiti e molto particolari per cambiare l’indifferenza sessuale in orrore… gli uranisti virili devono evitare la donna più di un tempo. In effetti la posizione sociale della donna, dopo che ha lasciato il gineceo, l’ha resa molto più sessualmente antipatica all’uranista. È l simbolo sociale della donna che impedisce a più di un uranista virile di avere rapporti eterosessuali.” Io sospetto che il sig. Féré non abbia studiato il ruolo storico dell’unisessualità, che non abbia analizzato le cause dell’astensione eterosessuale di molti uranisti di oggi. L’uranista vede ancora più chiaramente dell’eterosessuale quello che si può rimproverare alle donne. “La misoginia, l’orrore misto di paura per la donna come essere fisico, morale e intellettuale, è una malattia, una mania, una fobia: ma un semplice disdegno intellettuale, una semplice noia intima (ci sono uomini molto eterosessuali che trovano che la più grande prova d’amore sia sopportare il fastidio provocato dalla donna amata), un semplice fastidio possono essere superati attraverso l’affetto, la simpatia, la bontà o il rispetto per una qualità qualunque. – questo fastidio-sdegno è logico, frequente e deriva dal carattere della donna e della sua civilizzazione, che circonda la donna di tanta cortesia e raffinatezza. Molte donne ignorano la loro mancanza di attenzione o di memoria, i loro infantilismi, i loro difetti, tutto quello che hanno sentito tanto vantare, l’enigma che degenera in rebus. L’uomo annoiato, messo da parte da tutto quello che ho appena indicato (e che è così diffuso tra le persone più colte il cui cervello non è così raffinato come il loro atteggiamento) – oppure ributtato indietro dalla ristrettezza mentale o dell’opacità di altre donne che pure non si atteggiano, - o respinto dalle pretese,- quest’uomo non ha nulla di sorprendente. L’eterosessuale non si vergognerà di confessare questa noia, questa critica spesso inevitabile.

L'invertito sente o pensa le stesse cose, potrà essere più incline all'indulgenza dell’eterosessuale, più paziente, se non ha dovuto sopportare le donne ... "
Un invertito sano, senza anomalie somatiche, lontano dalla donna per cause psicologiche, per le idee, o per un senso di lontananza dei sensi, le cui cause sono così complicate, sia spontanee che volute, spesso si sposa; e non ho mai trovato il suo matrimonio peggiore di quello di un eterosessuale convinto, o la sua discendenza peggiore. Il matrimonio delizioso non esiste, ha detto La Rochefoucauld.

Si continua a ignorare che molti uranisti sarebbero ottimi padri e mariti, eppure io credo che tutti noi ne conosciamo. Un uomo sensato non esiterebbe a preferire come genero un uranista sano, virile e onorato, rispetto ad un ermafrodito psichico che ama con la stessa sensualità gli uomini e le donne.

“Se si potesse stabilire sulla base di fatti che l’invertito superiore non è un degenerato e può fornire una discendenza che rientra nella regola beneficiando dell’eredità delle sua qualità, l’indirizzamento verso la castità percorrerebbe una strada sbagliata”, dice il sig. Féré, che per castità sembra intendere il celibato perpetuo. Non pensa forse che l’indirizzamento verso la castità è il miglior indirizzamento verso un matrimonio casto e fecondo? Aiutiamo i ragazzi ad essere casti e gli uranisti e gli eterosessuali saranno, celibi o sposati, sposati o celibi, molto più utili alla società. Io non sono il sig. Féré in mezzo alla sue sottili e ingegnose definizioni della funzione sessuale, della negazione dell’istinto sessuale, ec. ecc.. Perché volendolo criticare arriverei forse a delle esagerazioni simili. Mi limito al caso interessante che egli cita dandogli un’applicazione troppo generale e larga.

Da una decina d’anni il sig. Féré segue un giovane epilettico che ha ora diciotto anni; da quattro anni non presente più alcun attacco convulsivo, ma è rimasto soggetto a crisi di eccitazione violenta di vario tipo. D’altra parte è quasi imbecille.

“Questo ragazzo è il figlio maggiore di una famiglia: due fratelli, di due e quattro anni meno anziani, sono completamente idioti; una sorella, nata due anni più tardi, ha finito per soccombere alle convulsioni all’età di sei mesi. La madre è morta di complicazioni puerperali partorendo questa figlia, era vigorosa e sana, non aveva mai provato turbe nevropatiche; lei ha due sorelle che hanno entrambe figli normali come loro.” Che cosa se ne sa? Sono cose che sono molto più facili da dire che da provare. Ho conosciuto dei bambini normali che erano molto strani. Conosco delle donne che si dicono vigorose e sane, senza turbe nevropatiche che io non vorrei mai come madri di futuri bambini. Il sig Féré ha la storia dei suoi vari parti? Dispone di un'analisi esatta del padre e della madre di questa donna? Ammettendo la sua buona salute, avrebbe potuto facilmente avere nella sua ascendenza tare molto gravi.

“Quanto al padre, è un uomo notevole, tanto dal punto di vista morfologico che dal punto di vista funzionale: è un uomo di un’intelligenza superiore.

Non si ha neppure notizia di nessuna tara nevropatica nella sua famiglia, Aveva solo un fratello di un anno più grande di lui, che ha oggi quarantasette anni e ha avuto una carriera brillante; è celibe…

La patogenesi si è evidenziata qualche mese fa." Il figlio maggiore fece un tentativo di pederastia su suo fratello. Il padre rimase molto colpito e rivelò al il medico che lui stesso dall'età di sei aveva amato gli uomini virili, uomini nudi.

Durante la pubertà i suoi gusti divennero più marcati, cercava compagni più grandi, più sviluppati. Non ha mai avuto sogni erotici in cui fosse presente una donna. Nei suoi sogni sognava baci e toccamenti. Si diede solo alla masturbazione solitaria. A sedici anni, si confidò col suo confessore che lo rassicurò e lo incoraggiò alla castità. Quando lasciò il collegio, quando fu lasciato a se stesso, egli ricadde nel suo sogno a occhi aperti, e si sottomise alle stesse sensazioni. Il sig. Féré non sottolinea che questo uranista era piuttosto effeminato perché i suoi gusti continuarono dopo la sua infanzia e la pubertà a preferire lo sviluppo virile. Questo non è ciò che ci si aspetta da un uranista virile superiore.

"Aveva rinunciato alla masturbazione, si sentiva abbastanza forte per rimanere casto, aveva bisogno di lavorare, mantenne il suo segreto. La sua famiglia gli consigliava il matrimonio, che avrebbe dovuto migliorare e garantire la sua situazione. Consultò un medico, che gli consigliò di praticare il coito e gli assicurò che il piacere sarebbe venuto da sé; gli fu prescritta l'idroterapia e un regime di eccitante (9). Le sue idee religiose unite ad una repulsione istintiva lo tennero per parecchio tempo nell’indecisione. Ma la vergogna di non poter essere un padre di famiglia e di non poter adempiere ai suoi doveri sociali, e forse anche la curiosità, alla fine prevalsero. Fece diversi tentativi infruttuosi, etc. Ci vollero più di sei mesi per avere un rapporto completo. Quelli che ebbe in seguito costituirono per lui un compito penoso. Pensò che nel matrimonio la maggior parte dei motivi che cercava di trovare per la sua ripugnanza sarebbero venuti meno, e si sposò. Ma la donna rimase per lui un oggetto di una repulsione che non poteva nascondere se non a prezzo di sforzi di cui non capiva più il senso, le carezze che le dava solo per dovere gli costatavano dei disgusti e degli sforzi indicibili; I rapporti completi sono stati molto rari, non più numerosi di quelli che erano stati necessari per ottenere i risultati di cui si lamentava. Le sue tendenze omosessuali si sono manifestate in diverse circostanze in cui era stato in relazione con degli uomini il cui aspetto corrispondeva alle sue preferenze, ma non si è mai lasciato andare a qualsiasi manifestazione. Dal momento che è vedovo, ha sempre resistito ai suoi desideri e non aveva dubbi che sarebbe stato in grado di mantenere lo stesso dominio di se stesso prima del suo matrimonio, se non fosse stato incoraggiato a superare il suo istinto. Quest’uomo che ha quarantasei anni, ha tutti gli attributi della virilità, è vigoroso, barbuto e non ha alcuna anomalia degli organi genitali, né alcuna anomalia apprezzabile dell’intelligenza o del carattere.”

La superficialità delle osservazioni mediche è riconosciuta da molte persone. E questo brano del sig. Féré ne è una prova ulteriore. Ho già notato il carattere effeminato delle tendenze sessuali di questo padre sfortunato, carattere persistente che non si modifica con l’età; sembra più che effeminato, quasi passivo. Se quegli uomini barbuti lo avessero corteggiato, spinto, preso con violenza, la sua passione si sarebbe rapidamente scaldata e arresa, a meno che egli non facesse appello ai suoi sentimenti religiosi. È alla sua passività sessuale che io attribuisco a difficoltà dei suoi rapporti con sua moglie; e poi quella donna lo amava? Lo avrebbe amato anche se fosse stato più sessuale? La sua frigidità, la sua timidezza mi sembrano più gravi dal punto di vista dell’eredità che non l’unisessualità. Se fosse stato eterosessuale sarebbe stato un padre mediocre. Ci sarebbero ancora parecchie cose da dire su questo argomento.

Mi accontento di dire che se si seguisse il consiglio del sig. Féré, se si considerasse questa progressione dell’anomalia in due generazioni successive come spiegabile in prima istanza con l’unisessualità paterna, e dato che c’è interesse “ad allontanare dal matrimonio tutti gli individui “che presentano queste anomalie a qualsiasi livello”, se ci si riuscisse, la popolazione della Francia e delle altre nazioni toccherebbe proporzioni inattese.
__________
[1] Con certi passaggi in Latino. Questa precauzione, che richiama la psychopathia sexualis di Krafft-Ebing, è talvolta spinta troppo oltre e produce in certi casi un effetto più scioccante di quello che avrebbe potuto fare il Francese. Krafft-Ebing riserva il Latino per i passaggi osceni e non per i dettagli voluttuosi. È una piccola differenza.
[2] Non nega quelle dei deboli.
[3] La prudenza, però, non deve mai essere abbandonata. Così Otto de Joux nel suo nuovo libro mette in evidenza il pericolo di lasciare dormire un ragazzo molto giovane accanto a suo fratello o tra le braccia di suo padre.
[4] Si veda il numero del 13 marzo 1896 degli Archivi di Antropologia criminale.
[5] Si veda la mia tavola riassuntiva delle sessualità (Uranisme et Unisexualité, Storck et Masson, 1896): Inversione sessuale congenita o uranismo:
(A) incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti;
(B) che si realizza cedendo alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si allea con l’eterosessualità acquista o cede ad essa;
(C) uranismo parziale che non esclude gli istinti eterosessuali già presenti prima o dalla pubertà, che soffoca questi istinti, si allea con essi o cede ad essi.
Eterosessualità congenita:
(A) incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti;
(B) che si realizza cedendo alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si allea all’unisessualità acquista o le cede;
(C) che non esclude gli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima o dalla pubertà, che soffoca questi istinti, si allea con essi o cede ad essi.
Inversione sessuale congenita o uranismo: (A) incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, che comprende tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna (1) perché non ne sentono il desiderio, (2) perché ne hanno un desiderio molto labile, così poco fisico e così poco importante, che non sono mai stati tentati di richiamare quel desiderio o di soddisfarlo.
Inversione sessuale congenita o uranismo, (B) incoercibile tutta la vita malgrado dei rapporti eterosessuali, che comprende tutti coloro che (3) hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione con una donna li avrebbe resi felici, e che hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcun cambiamento o anche hanno visto il loro uranismo aumentare. Anche se non sono impotenti di fronte ad una donna, la donna comunque non dà loro che gioia fisica, poca voluttà intellettuale, o addirittura nessuna. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con una donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo ribelle a questo atto, ecc. ecc..
[6] Havelock Ellis, Næcke... Si vedano anche le precisazioni già citate di Maudsley.
[7] Ricordiamoci delle critiche sensate di Maudsley.
[8] Si veda Uranisme et Unisexualité: Horreur vis-à-vis de la femme [orrore di fronte alla donna].
[9] Dell'alcol? E stato alcolizzato per qualche motivo?



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 Oggetto del messaggio: Re: Gli Annali di Omosessualità di André Raffalovich
MessaggioInviato: martedì 12 maggio 2015, 10:39 
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Appendice A: Unisessualità Francese

Nel mese di febbraio 1896 il caso Voignier (assassinio della piccola Ale Neut) fece venire alla ribalta il giovane Robin, che si era venduto a Voignier: nel 1888, la moglie di Voignier morì di dolore e di miseria e i suoi figlio ruppero i rapporti con lui.

Lui si diede quasi con una specie di frenesia alle sue abominevoli passioni; una sera, aveva portato nel suo alloggio di via Julien-Lacroix, 46, il giovane Robin, che poi lo avrebbe denunciato, che era ancora un ragazzino; Gli aveva dato un po’ di frutta, dei dolci e qualche soldo; poi lo aveva tenuto per tutta la notte nel suo letto. Robin non accettava solo di sottomettersi alle fantasie erotiche di Voignier; diventò il procacciatore del vecchio satiro; andava per lui a adescare le ragazzine intorno alle scuole.(1)
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Lione, 13 marzo. – La polizia ha appena messo le mani su una banda di sei individui che hanno audacemente sfruttato un ricco negoziante di derrate coloniali della nostra città, che aveva avuto un giorno l’imprudenza di ascoltare le propose di un tale L. …, Il negoziante per la paura di uno scandalo, di cui era minacciato, divenne la preda di quest’ultimo e dei suoi amici e dovette fornire loro molte somme di denaro.

Finalmente, uno dei complici, chiamato Cattaneo, si fece passare presso di lui per giudice istruttore e per 10.000 franchi si offrì di mettere fine al ricatto di cui il negoziante era l’oggetto. Ma, recatasi al palazzo di giustizia, la vittima di questa estorsione incontrò un vero giudice istruttore e tutta la banda fu arrestata. Cattaneo è stato catturato a Marsiglia (2).
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Sono appena morti, nel quartiere di Sant’Antonio, due vecchi la cui storia, benché molto toccante, ispira comunque una certa repulsione, ecc..

Ernest M… e Julien G… si erano conosciuti in collegio. Avevano fatto insieme tutto il corso degli studi, traducendo insieme l’Arte di amare di Ovidio, come più tardi dovevano leggere in tête à tête Chariot s'amuse.

M… aveva un certo patrimonio, G… era in una situazione delle più mediocri. Il primo mise la sua borsa, il suo appartamento e il suo cuore a disposizione del secondo , che accettò. E la loro vita non fu più che un lungo idillio, che nessuna nuvola venne ad oscurare.

Julien portava delle toilette femminili, sottovesti, pizzi, calze di seta, giarrettiere di nastro, quelle mille paroline della civetteria femminile cui gli amanti attribuiscono tanta importanza.

Ernest M... è morto pochi giorni fa di congestione polmonare, e non potendo Filemone fare a meno di Bauci [Filemone e Bauci sono una coppia mitica cantata nelle Metamorfosi di Ovidio], Julien, per il quale l'esistenza solitaria non aveva più fascino, disperato per la morte del suo compagno, si è asfissiato usando una stufa.
Il commissario di polizia, incaricato di fare un sopralluogo, l’ha trovato sul suo letto, vestito con un abito di velluto nero, col volto completamente truccato e una fotografia del suo amico sul petto (3).
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OLTRAGGI SU UN BAMBINO

Qualche giorno fa un giovane scolaro, Jules Ménard, di 12 anni, ha incontrato, uscendo dalla scuola, tre ragazzi di una ventina d’anni che col pretesto di fargli un regalo, lo hanno attirato nell’alloggio di uno di loto e gli hanno fatto subire degli odiosi oltraggi.

Ma il piccolo Ménard, che i genitori avevano portato al commissariato di Plaisance, non ha potuto fornire che spiegazioni vaghe sui miserabili che lo avevano attirato in questo agguato.

I servizi di Sicurezza sono stati allora incaricati di cercare questi ultimi, e ieri il sig. Cochefert ha mandato in camera di sicurezza i nominati Nollec, detto “Becco salato” e Thomas, detto “il Vecchio”, vagabondi della peggiore specie che, messi al confronto con la vittima dagli agenti, erano stati formalmente riconosciuti.
Il giudice sig. Damon è stato incaricato dell’istruzione di questa causa.(4)

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Un certo sig. L., di viale d’Antin, che vive di rendita, era andato a passare il carnevale a Nizza. Lì, sulla promenade des Anglais, una sera, fece la conoscenza con un uomo dall’atteggiamento molto distinto che si diceva membro della famiglia imperiale del Brasile.

Felice di avere avuto la fortuna di crearsi una così bella relazione, il sig. L… non lasciava più il preteso conte. Li si poteva incontrare insieme nei ristoranti alla moda.

Una sera che erano lontani dalla città, sulla promenade des Anglais, arrivarono due individui che si qualificarono come agenti della polizia del buon costume e che li misero in stato di arresto, affermando di avere a che fare con gente dalle abitudini inconfessabili. Proteste de sig. L…., proteste più violente del falso conte che offrì addirittura ai due agenti un biglietto da 500 franchi perché li lasciassero liberi.

Il sig. L… che aveva con sé solo 50 franchi, offrì 30 franchi, ma gli agenti rifiutarono con sdegno. M. L… tornò allora in albergo e portò subito il prezzo della sua libertà, 500 franchi, pur protestando sempre la sua innocenza.

Di ritorno a Parigi, il sig. L... raccontò la sua avventura a degli amici e questi gli dissero che molto probabilmente era stato vittima di un’estorsione, tanto più che una nuova richiesta di 1.000 franchi gli era stata indirizzata con la minaccia di divulgare i fatti.

Il sig. L… ha sporto denuncia alla Procura della Repubblica.(5)

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Un ragazzo di nove anni, Charles X…, figlio di un gioielliere di via Chapron, è scomparso improvvisamente giovedì scorso. I genitori desolati hanno fatto fare delle ricerche che non hanno dato nessun risultato, finché ieri il bambino è stato portato in commissariato da un uomo che si è subito dato alla fuga. Il giovane Charles, restituito ai suoi genitori, ha raccontato che in piazza della Repubblica aveva incontrato in individuo che lo aveva portato a Belleville nel suo alloggio, dove lo aveva trattenuto per quattro ore, facendolo passare per suo figlio.

Il bambino ha aggiunto di essere contento di ritrovare i suoi genitori perché l’uomo era sporco e gli aveva attaccato pidocchi e parassiti dopo essersi scatenato su di lui con i più odiosi attentati.

Il sig. X…. Ha fatto fare immediatamente un bagno al piccolo Charles e si è accorto, spogliano il bambino, che aveva subito i peggiori oltraggi.

È stata subito sporta denuncia contro l’immondo individuo, che è stato trovato a casa sua, in via des Envierges, a Belleville. Si tratta di un lavatore di piastrelle chiamato Jean Paulot di trentacinque anni. È stato messo in custodia.(1)

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Lo spaventoso crimine di Vincennes, l’assasinio del giovane Vasseur da parte di suo padre e di Boucher, ha fatto scendere dei dubbi sui costumi del complice di Vasseur padre. Abbiamo ancora in mente l'omicidio del giovane figlio (i cui modi erano unisessuali) da parte di suo padre e di Boucher, il suicidio del padre e la storia di Boucher (2):

Sì, disse Boucher a sig. Hamard che lo interrogava, è Vasseur padre che ha ucciso Eugenio. È un uomo molto violento. Da quando ha visto il figlio allontanarsi dalla retta vita, gliene è derivata un’amarezza enorme che ben presto si è trasformata in un odio feroce. Aveva solo un’idea in mente: sbarazzarsi di questo monellaccio , che non voleva fare nulla, che disonorava la famiglia, perché aveva dei costumi abominevoli.

Quattro anni fa – Eugenio aveva allora 13 anni – Vasseur padre attirò il figlio in una periferia, presso Saint-Cloud, sulle rive della Senna, e gli chiese le carte e il fazzoletto che aveva su di sé. Il bambino glieli diede. Allora il padre lo potrò verso la Senna per buttarcelo, ma il ragazzo si aggrappò a lui; cominciò una lotta terribile, Eugenio scivolò a terra, sfuggì al suo boia e se ne scappò.

Dopo quel giorno il ragazzo detestò il padre, ma per dire tutta la verità non pronunciò mai delle parole di morte contro chi lo aveva messo al mondo, mentre “il padre non aspettava che l’occasione per farlo sparire.”

Eugenio seguì Boucher nel bosco di Vincennes. Erano le otto, racconta Boucher. Lentamente, discutendo, noi salimmo sul plateau.

Improvvisamente, venendo fuori come una bestia feroce dalla boscaglia dove si era rannicchiato il padre si lanciò sul figlio e lo afferrò per il collo. Io ebbi paura… Il ragazzo si mise a gridare. Io mi precipitai su di lui e cercai di chiudergli la bocca con le mani. Ma lui mi morse così fortemente che mi allontanai per fermare il sangue che sgorgava dalla mia ferita e per controllare che nessuno venisse sulla strada…

Più nulla, il bambino non gridava più; nell’oscurità vedevo solo un’ombra accucciata. Mi avvicinai.
- E allora? chiesi al padre
- Ha pagato il suo conto, mi rispose semplicemente.
Inorridito, sollevai il cadavere per i piedi e lo portai dove è stato scoperto…
La complicità di Boucher si potrebbe spiegare col fatto che i suoi costumi erano inconfessabili e le sue relazioni con Eugenio erano di natura tale da incriminare le sue abitudini.

Era costantemente oggetto delle richieste di aiuto della vittima, e queste richieste quotidiane avevano l’apparenza di un ricatto esercitato dal ragazzo.

Minacciato diverse volte della divulgazione delle sue pratiche vergognose, Boucher si sarebbe deciso al crimine.

Questi sospetti non furono né confermati né contraddetti dai rendiconti che io ho visto del processo Boucher nel mese di ottobre. Fu condannato a dieci anni di reclusione. Le cattive frequentazioni dello sfortunato Eugenio Vasseur furono confermate. I suoi amici si chiamavano Bébé, Totor de la Maubert, Gaston du Latin, etc.

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Un borghese coraggioso, il sig. D .., che era fuggito per un paio di giorni da Arras, la sua residenza abituale, per venire a fare un po' di festa a Parigi, notò l'altro ieri, in serata, una persona giovane e gentile, di cui cominciò la conquista.

Tentò l’assalto sul campo e, dopo qualche scambio di frasi, la posizione fu conquistata. I nostri due amanti si stabilirono in tête-à-tête in un ristoratore presso Place de la Bastille e tutto andò alla perfezione.

La cena fu delle più divertenti e il Don Giovanni di provincia era felice con la sua compagna; aveva un po' la pelle ruvida, la sua voce era un po' rotta come per l’abuso di alcol, i "piedi un po’ robusti", ma ... D non era un nemico della robustezza.

La donzella sapeva difendersi contro i tentativi galanti del suo compagno con un fascino che non faceva che eccitalo di più, dato che la resistenza ha sempre costituito, nella donna che si brama, una seduzione in più.

Questa non è certo una ragazza, pensava dentro di sé il coraggioso borghese: non difenderebbe così. È ovviamente una brava operaia che sto spingendo alla dissolutezza; forse è pure sposata; che briccone fortunato sono!

E il nostro viveur meditava di concludere la serata con una notte delle più ... piccanti.

Quando gli sembrò che l'ora del pastore fosse suonata, si fece più pressante e insistette perché la giovane donna lo accompagnasse al suo albergo, in boulevard Beaumarchais, solo per un momentino. E lei finì per accattare.

Una volta in camera, la ragazza chiese timidamente che la candela fosse spenta mentre si spogliava; il suo compagno acconsentì al desiderio in modo molto galante, attribuendo quella richiesta al pudore.

Ma quando ritenne il momento opportuno, accese un fiammifero e non fu certo poco sorpreso di vedere ...

Dio mio! È facile! Vide quello che avrebbe visto se avesse guardato se stesso in lingerie in uno specchio! La giovane donna era un giovane uomo.

Subito, stupito, il nostro provinciale entrò presto in una collera spaventosa, tratteneva per le braccia la sua compagna diventata un compagno, lo costrinse a rivestirsi e lo trascinò per le orecchie alla vicina stazione di polizia, nonostante le proteste del giovane balordo, che con forza affermava che era solo uno scherzo.
Nell’ufficio, quest’ultimo fu identificato come uno di nome Justin R…, cameriere senza dimora, ben noto nella zona sotto il significativo soprannome di "il Trottin '.
Approfittando dei suoi modi effeminati, la sera, indossava abiti da donna e, così travestito, "batteva il suo quarto," [aspettava i clienti come una prostituta], allettando i signori anziani.

Il "Trottin” è stato messo sotto custodia dove il suo ingresso è stato dei più sensazionali (8).

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Il sig. Jean Coquelin è stato oggetto, in questi ultimi tempi di un tentativo di ricatto da parte del suo fornitore di vestiario alla Porte-Saint-Martin, il signor Guyard.

Guyard minacciava il sig.Coquelin di inviare una lettera al sig. Constant Coquelin, suo padre, per informarlo di fatti gravi quanto inverosimili. Guyard è stato condannato in contumacia a sei mesi di prigione (9).

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Il caso della Baronessa de Valley. – Nel mese di giugno il caso della donna strangolata in via Penthièvre fece apparire delle silhouette di unisessuali. Quanto segue è dedotto da Gil Blas.

Femand Laghény, 18 anni. È stato lui l’istigatore del crimine, che aveva premeditato lungamente.

La sera stessa dell’assassinio bighellonava dalle parti di rue du Croissant, informandosi dei risultati delle corse. Quando comparvero le prime copie del Paris-Sport, ne comprò rapidamente una, dopo averla guardato: “Ecco il mio cavallo ha vinto, gridò, e io intasco una forte somma.”

Il miserabile credeva di costruirsi così una specie di alibi e di spiegare la provenienza del denaro che aveva in tasca.

Laghény non aveva domicilio riconosciuto; spesso « di notte » si coricava sulle panchine; di “facili” costumi, condivideva qualche volta il letto di un compagno o di un borghese vizioso.

Quando la sua benefattrice gli dava n po’ di denaro, lo impiegava per farsi un giro di ballo popolare o per bere.

La notte del delitto andò a dormire all’hotel de la Meuse, al 29, di rue de l’Ecole-de-medecine, ma non tornò l’indomani; la precauzione era buona perché lì era stata predisposta una trappola per lui.

I suoi due accoliti, o meglio i suoi esecutori, si chiamano Julien Kiesgen e Pierre Ferran.

Kiesgen, vent’anni. Un gran bel ragazzo, un tipo di mezzano bellimbusto, già impiegato di commercio, che aveva in altri tempi lavorato nei grandi magazzini della riva sinistra.

Di una famiglia abbastanza buona di commercianti stabiliti a Versailles, Kiesgen non era mai andato d’accordo coi suoi genitori e li aveva abbandonati per venire a Parigi, dove si era ben presto legato con una banda di furfanti.

Kiesgen abitava al n. 1 di rue Descartes, in un hotel che si presenta di basso livello, dove sopra un muro grigio e sporco è istallata pomposamente in lettere mezze cancellate questa insegna: Grand-Hôtel des Ecoles.

La rue Descartes, prolungamento della rue Mouffetard, sinistramente celebre, viene a perdersi in una stradetta tortuosa e oscura la rue Montagne-Sainte-Geneviève.

Allo stesso indirizzo dove alloggiava Kiesgan, la rue Descartes si allarga in una specie di piazza, al centro della quale si innalza una fontana situata su una rotonda e circondata da una sorta di parapetto a forma di ferro di cavallo.
Lì, ogni giorno, si affollano i “terrori” del quartiere: teppisti terribili, con la faccia di belva, con la cicca incollata al labbro appeso, con la testa coperta da un berretto bisunto il cui bordo inferiore accarezza il loro collo di bestia, discutono dei colpi da fare o sul modo col quale si deve dare una coltellata.

Questa era le compagnia che frequentava Kiesgen.

È lui, stando alle dichiarazioni dei complici, che ha strangolato la baronessa di Valley: Ferran faceva il palo sul pianerottolo e Laghény aspettava in strada.

Completamente diversa è la fisionomia di Pierre Ferran. Ci si chiede a seguito di quale aberrazione mentale, di quali attrazioni funeste il disgraziato ragazzo si era lasciato andare a buttarsi in un delitto così abominevole.

Le informazioni prese su di lui nel quartiere sono delle più favorevoli. Molto dolce di carattere, di un’educazione che rasentava l’amabilità, Pierre Ferran suscitava in quanti lo accostavano una reazione di simpatia.

Abitava da sua zia, la signora M…, una donna rispettata che vive di rendita e occupa un appartamento con un affitto di 1800 franchi.

Questa sfortunata donna che è stata costretta a letto dalla notizia del crimine al quale ha partecipato suo nipote, ci ha ricevuti con gentilezza, nonostante la sua condizione di debolezza.

- Pierre era un bambino piuttosto timido, dice. Era molto felice qui. Era spesato di tutto, e non gli ho mai nemmeno rifiutato la banconota da cento, quando voleva divertirsi un po’. Ultimamente aveva voluto la sua libertà. Gli avevo fatto dare una camera in casa al sesto piano; ma so dalla portiera che non la usava affatto per dormire, e la sua esistenza era piuttosto regolata.
- Conosceva Kiesgan da molto tempo?
- È il suo amico d’infanzia, si vedevano ogni giorno e ho sempre deplorato questa amicizia per lui.

Molti giornali hanno ricevuto lettere pittorescamente scritte in bella calligrafia, della bella Marcella, che è stata molto intervistata e che era data per amante del bel Raoul, uno dei compari di Laghény. L’amabile ragazza si difende sostenendo di non avere avuto alcuna relazione col bandito sodomita, che, del resto, aggiunge lei, “non propendeva” affatto per le donne.

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Gabriel Nivellau un giovane operaio incastonatore senza lavoro, vagava un giorno all’avventura, non avendo né pranzato né cenato e si domandava con inquietudine se i pasti dell’indomani sarebbero stati così leggeri come quelli del giorno presente.

Durante questa passeggiata melanconica incontrò un vecchio che viveva di rendita, che cominciò una conversazione con lui e parve interessarsi alla sua sorte. Perché questa improvvisa filantropia? Forse è meglio, nell’interesse della morale, non cercare di approfondire troppo! In breve Gabriel Nivellau ricevette qualche sussidio dal buon vecchio.

Quando egli raccontò la sua avventura a Marins Roblin, un suo compagno, col quale alloggiava in rue du Vert-Bois, questo, uno scienziato che aveva letto molti romanzi e “che la sapeva lunga”, ebbe subito una ispirazione.

Propose a Nivellau di introdursi a casa del suo protettore, di addormentalo con del cloroformio e di “rubargli la focaccia” dopo di che sarebbero andati a fare un giro ai bagni di mare, come la gente dell’alta società. Nivellau accettò con entusiasmo e tutti e due se ne andarono da un farmacista della quindicesima circoscrizione al quale chiesero una fiala di cloroformio per calmare, dissero, un violento mal di denti.

Il farmacista si stupì della quantità che gli veniva richiesta e pregò i due ragazzi di ritornare dopo un’ora: questo tempo, disse, gli sarebbe stato necessario per preparare la pozione.

Dopo che i due singolari clienti si furono allontanati, si recò presso il sig. Chadefaux, commissario di polizia e lo informò dei suoi sospetti.

Quest’ultimo dispose una vigilanza intorno alla farmacia; quando Nivellau e Roblin si presentarono, fu data loro una fiala di acqua pura.

Dopo un pedinamento in piena regola, i giovani furono arrestati.

Condotti al commissariato di place Vauban, non esitarono a confessare i loro progetti criminali. Tutti e due furono messi in custodia.(10)

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RETATE D’ESTATE

Il servizio di sicurezza ha fatto ieri una nuova retata nel Bois de Boulogne, che è durata dalle sei di sera a mezzanotte. Sono stati operati diciotto arresti.
Nel momento in cui gli agenti arrivarono al Bois, due malfattori avevano appena strappato l’orologio a un passante. Inseguiti dagli agenti sono stati arrestati. Altri due vagabondi, di cui uno vecchio di settantun anni, sono stati sorpresi in flagrante delitto di atti osceni.(11)

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Léonard D..., soldato musicista nel 154esimo reggimento, di stanza a à Saint-Denis, e Ferdinand B..., distaccato all’infermeria del medesimo reggimento, entrambi appartenenti ad eccellenti famiglie, erano legati, dal loro arrivo al reggimento, da un’amicizia stretta. Questa intimità era frequentemente turbata da scene di gelosia che ne indicavano abbastanza chiaramente la specie contro natura. I due soldati dormivano nella stessa stanza avendo per compagno di letto un caporale armaiolo.

Avanti ieri sera, si coricarono tutti e tre: il caporale armaiolo e il musicista si addormentarono. Subito l’infermiere Ferdinand B…., che era sveglio, tirò fuori la sua baionetta e la passò attraverso il corpo del suo amico Léonard D… che dormiva. Alle grida del ferito accorse gente e dopo l’iniziale incertezza fu trasportato all’ospedale, dove morì molto rapidamente. L’arma gli aveva perforato l’intestino.

Ferdinand B…, che ha osservato il più rigoroso silenzio è stato messo in cella. Appena compiuto il suo gesto, aveva ingerito una dose di laudano, insufficiente, del resto, a portare pregiudizio alla sua salute. Forse anche dei civili sono coinvolti in questo caso.(12)

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Già da qualche tempo, i direttori di una importante ditta di seterie del quartiere Gaillon constatavano che la loro merci sparivano con una incredibile regolarità. Ogni giorno era un bel pezzo di velluto che spariva o qualche metro di satin.

La situazione divenne intollerabile, e una sorveglianza regolare fu organizzata per arrivare alla scoperta del ladro o dei ladri, perché date tutte quelle sottrazioni materiali, gli sfortunati negozianti si credevano taccheggiati da una intera banda di malandrini. Fu comunque l’azzardo che fece pizzicare il colpevole. Ieri mattina, un tale, chiamato L…, impiegato della ditta, si preparava ad uscire, quando lasciò cadere per disattenzione, dalla tasca del suo soprabito un cilindro di cartone intorno al quale erano arrotolati molti metri di una seta dei riflessi luccicanti.

L…., arrestato, non cercò nemmeno di fuggire e, senza creare difficoltà, si presentò al commissariato di rue Marsollier, accompagnato dai suoi padroni.
Dopo un interrogatorio sommario, il sig. Péchard, commissario di polizia, andò al domicilio dell’incolpato in rue de Dunkerque.

Lì, con sua grande sorpresa, il magistrato constatò che gli appartamenti di L… erano dei veri e propri depositi dove stavano ammonticchiate mercanzie di ogni qualità e provenienza, che L… aveva comprato tutte, come disse al reggimento a “una fiera del palio”. Ma lo stupore del commissario giunse al colmo quando nel corso dell’ispezione degli approvvigionamenti dell’incolpato, quello aprì un armadio nascosto dietro un drappeggio: in questo luogo discreto si affollavano costumi da ballerina, da danzatrice del ventre, da clown-donna, abiti da ballo scollatissimi, con cui, in sostanza di potevano vestire i corpi di ballo di molti teatri sovvenzionati.

Quando L… fu interrogato sulle sue presunte numerose amanti, dato questo guardaroba femminile, si difese dicendo di non avere alcuna relazione con donne, ma al contrario!

I costumi che si potevano vedere, disse, servivano a travestire i ragazzi “di facili costumi” di cui faceva conoscenza nei balli pubblici; amava soprattutto quelli che ballavano bene. Un giro di gamba lo seduceva e la spaccata lo conquistava.
Portava allora questi signori da lui a fare baldoria.(13)

___________

La notte scorsa, un negoziante di vini di Bordeaux , di passaggio a Parigi, tornava al suo albergo in rue du Quatre-Septembre, quando fu accostato da due individui che gli dissero:
- Ecco sono due ore che ti seguiamo. Ti abbiamo visto entrare in una casa in compagnia di un ragazzo. Noi siamo agenti della buon costume, seguici.
Il sig. X… cercò di protestare.
- È inutile che neghi, disse uno dei due individui. D’altra parte noi abbiamo arrestato il ragazzo che ti accompagnava. Vado a prenderlo.

Mentre i due falsi agenti si allontanavano, quello che era rimasto col sig. X… cercava di convincere quest’ultimo a soffocare lo scandalo.
- Ci si può sempre mettere d’accordo, disse.

Qualche istante dopo, l’altro agente ritornò con un giovane uomo, un ragazzino di diciassette anni, che recitò la lezione che aveva imparato.

Finalmente i ricattatori promisero al sig. X… che lo avrebbero rilasciato per 500 franchi. In quel momento il negoziante vide due vigili e li mise al corrente dell’avventura che gli era accaduta pregandoli di portarli tutti al posto di polizia per spiegarsi. I due agenti continuarono a fare la poro parte di agenti della buon costume e si diressero tutti verso il posto di polizia di la rue de la Banque. Arrivati all’angolo di rue Paul-Lelong, i due sedicenti agenti e il ragazzo girarono bruscamente e si diedero alla fuga. I vigili si misero a inseguirli e non poterono arrestarne che uno solo, che fu condotto al commissariato di polizia del sig. Orsatti, dove dichiarò di chiamarsi Félix D…, di avere ventidue anni e di essere impiegato di commercio. Ha rifiutato di fare i nomi dei suoi complici e a dato molti indirizzi dove, però, risultava sconosciuto.(14)

_________

Il sig. Rabarroust, direttore di un’agenzia di pubblicità, si recò avanti ieri al commissariato di polizia del sig. Orsatti, su invito di questo magistrato.

Là apprese di essere l’oggetto di una querela da parte di due ragazzi che lo accusavano di aver fatto loro delle proposte oscene; è questa, penso, l’espressione per designare castamente questo genere di noleggio.

Il sig. Rabarroust si difese come un diavolo: non conosceva affatto i suoi accusatori e si trovava senza dubbio in mezzo ad un tentativo di ricatto. Chiese di essere condotto immediatamente alla Procura della Repubblica, dove, dopo essere stato interrogato dal giudice istruttore Boucar, nominato seduta stante, fu rimesso in libertà.

Se il sig. Rabarroust, è stato, come lui afferma, vittima di uno spudorato ricatto, si consoli pensando che non è il solo al quale è capitata una simile disavventura.

I dintorni della stazione di Saint-Lazare, i viali degli Champs-Elysées sono infestati da questi giovani balordi, che vengono designati in argot con nome di “Jésus”, e il cui merito consiste nell’essere, molte volte al giorno, l’oggetto di un attentato al pudore.

Il loro modo di agire è dei più semplici: uno di loro adocchia un signore, nel momento in cui va a ritirarsi in una di quelle edicole che la municipalità previdente
ha messo al servizio delle persone prese da un bisogno di intima effusione.

Penetra dietro a lui e esce quasi immediatamente gridando. Si forma un crocchio di persone, Che c’è? Che è successo? Il signore impaurito non ci capisce più niente. Allora l’ignobile ragazzotto lo accusa apertamente di aver voluto praticare su di lui degli atti immorali.

La folla idiota prende le parti dell’accusatore e non ha epiteti abbastanza svilenti per apostrofare lo “sporco” signore che continua a non capire nulla. Arrivano i vigili, lo “sporco” signore è preso. Trascinato davanti al commissario di polizia, perde la testa e non trova in genere che un solo mezzo per cavarsene fuori. Se ne va, ben presto rimesso in libertà, perché è raro che la persona arrestata sia, in questi casi, tenuta sotto custodia, dai genitori del suo accusatore (questo ha dato il suo indirizzo come per caso nel corso dell’interrogatorio); lì, a seguito del pagamento di somme da decidere, ottiene che la denuncia sia ritirata. I genitori, che sono conniventi con il loro scellerato figlio, accettano: questo è tutto.
Al Bois de Boulogne e ai Buttes-Chaumont, il piccolo "trucco" è usato dalle ragazze, istruite a questo gioco dalle loro madri.

Ci è stato detto alla Pubblica Sicurezza che queste piccole commedie ricorrono molto frequentemente: purtroppo, spesso si trasformano in tragedia e abbiamo visto a volte dei padri di famiglia farsi saltare le cervella, per sfuggire una tale accusa infame quanto infondata.

La legge protegge in modo insufficiente contro queste manovre quelli che possono divenirne oggetto. In effetti, in caso di inchiesta giudiziaria una sola cosa può salvare l’accusato ed è l’infamia riconosciuta dell’accusatore.

Quando un uomo accusato di attentato al pudore a seguito della denuncia di un bambino, è portato davanti al commissario di polizia, si interroga immediatamente il bambino. Se è noto che questo è abitudinariamente implicato in fatti simili, è raro che la faccenda abbia un seguito. Spesso il ragazzino o la ragazzina forniscono, nel corso dell’interrogatorio dei dettagli precisi che provano in modo penoso a che punto la loro educazione al vizio si sia spinta.

Cinque o sei anni fa un ufficiale di cavalleria veniva arrestato a seguito di una denuncia di una vecchia prosseneta che gli rimproverava di aver voluto abusare della sua ragazzina. L’incolpato riconosceva di essere “salito” con la ragazza: ma affermava che lei lo aveva “provocato” e che lui aveva accettato le sue proposte, credendola almeno diciottenne. La piccola aveva un’aria angelica e ammirabilmente impeccabile, sembrava l’immagine della virtù. Ma davanti al commissario di polizia le sfuggì una parola che salvò l’accusato. Dato che costui riconosceva di averla accompagnata parecchie volte, aggiunse anche che una volta aveva passato la serata con lei e con una delle sue amiche: “Ah sì!, gridò la ragazzina, era Angela; quella che viene con me quando abbiamo un cliente che vuole vedere “due donne amarsi!” Si servì anche di un’espressione più cruda: in ogni caso il magistrato restava fisso sulla pretesa virtù della denunciante: questa esclamazione aveva fatto cadere e ali dell’angelo e l’aveva mostrata nella sua giusta luce.

Due giorni dopo, l’undicesima sezione penale giudicava una banda di giovani ruffiani, già ferrata in ogni tipo di furto, e di bambine, più esperte a smerciare la spazzatura dell’amore delle prostituite più navigate: il più grande di questi bambini aveva a malapena quattordici anni.

Pensate forse che questi sfruttatori in erba e queste prostitute in gonne corte avessero esitato a compromettere il primo passante per una caramella o per una moneta da dieci centesimi? (15)
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Nel Gil Blas del 26 settembre, in un’intervista col sig. Sermet, censore, a proposito della Lega contro la licenza nei teatri:

Forse hanno ragione, disse, ma noi non abbiamo torto, La verità è che i caffè concerto di sesto ordine ci presentano canzoni oscene, noi indichiamo loro i cambiamenti da fare. Loro li fanno sul manoscritto e poi continuano a cantare la prima versione. Che ci possiamo fare? Spetta alla prefettura di polizia agire.

Spetta all’agente intervenire. Ora egli interviene solo quando la canzone lo prende in giro. E il fatto è raro.
- Qual è dunque l’argomento seguito di più in quest’arte così particolare?
- Oh! Dipende dall’attualità. Così, dopo il processo di Oscar Wilde, non c'è giorno che non siamo obbligati a cancellare nei lavori presentati, innumerevoli scene di pederastia.

APPENDICE B: Unisessualità inglese

Estate 1895. – Caso di ricatto, - Una serata d’estate, Westley Francis, un parrucchiere, aveva appena lasciato un orinatoio pubblico (situato dell’ l’Oxford Market) quando fu avvicinato da un certo Moody, ragazzo dai capelli rossi, che aveva ventisei anni ma sembrava averne solo diciassette. Moody gli domandò un bicchiere di una cosa qualunque. Perché, ragazzo mio, dovrei darti da bene? Chiede il parrucchiere. – Non ho lvoro e non ho soldi, gli dice il ragazzo di ventisei anni, e lo afferra per il braccio. Il parrucchiere fa uno sforzo per allontanarsi, ma spuntano due individui, e uno di loro grida: Noi ti teniamo, briccone! – Questi uomini si fanno passare per egenti e chiedono del denaro. Il parrucchiere comprendendo con chi ha a che fare chiama in suo soccorso due signori che passavano e, dopo delle minacce, i tre se ne scappano, un negoziante di Oxford Market che vide questa scena, incontrò più tardi i tre ricattatori in uno spaccio di vino e li indicò alla polizia. Hawkins poté mostrare al magistrato una cicatrice sul labbro di Moody e darne la spiegazione: nel mese di ottobre questo individuo venne alla mia porta e mi invitò ad accompagnarlo all’orinatoio. Io gli diedi un pugno in faccia.

L’ispettore di polizia fornì una testimonianza altrettanto grave: aveva visto lunedì sera Moody e Wilton (uno dei suoi complici) vicino a questo orinatoio. Vide Moody entrarci cinque volte di seguito e in una delle sue uscite un signore fu visto dargli del denaro. Poi Moody e Wilton andarono dal mercante di vino. L’ispettore chiamò Hawkins per identificare Moody e i colpevoli furono arrestati. Wilton creò dei problemi in prigione. È un abile simulatore di malattie. In occasione di un precedente arresto, aveva fatto andare avanti una causa per venti settimane facendosi passare per malato. Il magistrato felicitò calorosamente il parrucchiere: Se si seguisse il vostro esempio, disse, queste mascalzonate potrebbero essere represse. Non so quale fu la punizione dei ricattatori, ma furono puniti.

Novembre 1895. – Un americano. Nathan B. …, che ha l’abitudine di frequentare Hyde Park, fa la conoscenza di un certo Frédéric P. ..., attore. Si fanno delle promesse reciproche; l’americano porta l’attore a casa sua, gli dà dei vestiti. L’indomani sparisce un paio di scarpe. Quanto l’americano incontra di nuovo il suo amico lo fa arrestare. Il magistrato assolve l’accusato e il giornalista che fa la cronaca di questa “amicizia di Hyde park” non se ne stupisce affatto.

André Raffalovich
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[1] Echo de Paris
[2] Gil Blas, 15 marzo.
[3] Gil Blas, 26 marzo.
[4] Gil Blas, 27 marzo.
[5] Echo de Paris, 30 marzo.
[6] 2 aprile.
[7] Journal, 30 aprile.
[8] Gil Blas, maggio.
[9] Gil Blas,
[10] Gil Blas, 2 luglio.
[11] Le Journal, 15 agosto,
[12] Le Journal, settembre.
[13] Le Gil Blas, 9 settembre.
[14] Le Journal, 11 settembre.
[15]Gil Blas, 27 agosto.



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