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 Oggetto del messaggio: ARCHETIPI GAY E ATTEGGIAMENTI RIPETITIVI
MessaggioInviato: mercoledì 8 febbraio 2017, 19:22 
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In questi giorni, rileggendo i romanzi e i racconti che ho scritto molti anni fa, mi sono reso conto di un fatto oggettivo, che credo sia anche molto significativo: pur se con variazioni e accenti un po’ diversi, molte situazioni si ripetono a distanza di anni, è un po’ come se uno schema fortemente interiorizzato e sostanzialmente stabile fosse applicato via via a situazioni diverse. Gli atteggiamenti mentali sono più o meno gli stessi, le tendenze interpretative dei fatti sono sempre le stesse, gli eventi che suscitano attenzione sono sempre gli stessi, e questo anche nell’arco ormai di più di mezzo secolo di scrittura.

Ho cercato di fare una piccola indagine per appurare se questo fatto sia una mia caratteristica personale o sia qualcosa che riguarda anche altre persone e il risultato mi ha confortato nella mia intuizione iniziale: con pochissime eccezioni, la storie della maggior parte di noi (mi riferisco ai gay, ma il discorso potrebbe essere generalizzato) tende a rivivere sempre la stessa storia, anche se con altre persone, e anche a ripetere sempre gli stessi errori, a cercare partner dalla caratteristiche sostanzialmente analoghe.

Ovviamente possono osservare questi fenomeni solo le persone che hanno una storia affettiva sufficientemente lunga, e la consapevolezza di questi fenomeni si consolida con l’andare degli anni.

La tendenza a rivivere, a reincarnare in altri individui le storie e i sentimenti del passato si manifesta in modo forte. Rivivere per ripetere, non per correggere gli errori del passato ma per provare l’ebbrezza di ripercorre la medesima strada. La si potrebbe chiamare abitudine, ed in fondo è una specie di economia mentale, che non fa che riciclare contenuti già sperimentati. Spesso si ripetono le stesse parole, si usano gli stessi vezzeggiativi, si tende a ricreare le stesse situazioni, addirittura a frequentare gli stessi luoghi, ci si aspetta di ottenere le spesse risposte, come se, riavvolta la pellicola, la si proiettasse una seconda volta.
La tendenza a ripetere le medesime esperienze e a scartare in modo automatico quelle che si presentano rispetto ad esse in forte dissonanza fa pensare che esistano dei veri e propri standard individuali ai quali ci si ispira.

È come se, fin dall’adolescenza si cristallizzasse un nucleo di desideri, di fantasie, di valori, di comportamenti, destinato a dare forma e struttura all’intera vita affettiva. Si tratta dei cosiddetti archetipi e nel caso dei gay esistono specifici archetipi relativi all’affettività e alla sessualità gay.

La conservazione degli archetipi nel tempo dipende anche da un fenomeno generale di inerzia mentale, che si oppone al cambiamento. È dubbio che il vero modo di affrontare le situazioni nella vita reale si conservi inalterato nel tempo, anzi la stessa esperienza sembra dimostrare che non si conserva. Si conservano, invece, gli archetipi del mondo affettivo, che, anche se perdono via via la loro consistenza, cioè si sbiadiscono, pur non cambiando nei contenuti, nell’immaginario conservano un peso oggettivamente enorme. Il mondo delle proiezioni e dei desideri astratti tende a rimanere immobile e a non essere travolto dalla contraddittorietà del vissuto. Si potrebbe dire che l’esperienza non cambia gli archetipi. Quando si scrive con la finalità di trasmettere un messaggio in cui si crede, ciò che si scrive è frutto più della fantasia astratta che della vita reale e la tendenza alla stabilità dei contenuti si riverbera facilmente dalla fantasia nella scrittura.

Da che cosa derivano gli archetipi? L’osservazione sembra indicare con chiarezza che vengono dalla prime esperienze emotive, e non parlo neppure di sessualità. Cercare in questo campo delle regole generali significa credere di poter dominare l’infinita variabilità del reale.

Sta di fatto, però, che le simpatie o le antipatie istintive, spontanee, sono strettamente legare alla maggiore o minore corrispondenza agli archetipi interiorizzati e si tratta innanzitutto di caratteristiche fisiche, ritenute segno e simbolo di caratteristiche morali o di valori : corporatura, altezza, colore del capelli o degli occhi, forma delle mani, tipo di camminata, magrezza o grassezza in vario grado, tono della voce, modalità di comunicazione non verbale, atteggiamento del volto. Se un computer potesse valutare tutti questi parametri in relazione ad una serie di ragazzi particolarmente apprezzati da una specifica persona gay, quello stesso computer potrebbe individuare altri ragazzi potenzialmente interessanti per quella stessa persona. In altri termini potrebbe essere possibile definire un algoritmo capace di codificare i gusti estetici (e non solo) di un individuo (che sono parte dell’imprintinig), cioè di identificare i suoi archetipi, ma spingendo le cose un po’ più altre e dando la possibilità al computer di analizzare le preferenze di un singolo tra tanti tipi di approccio verbale, si potrebbe costruire anche in questo caso un algoritmo capace di imitare le reazioni e gli interessi di quel singolo.

Che cosa porta alla selezione dei modelli archetipi? Come in moltissimi esempi derivati dal mondo animale, quando ad una scelta consegue una gratificazione, quella scelta è assunta come buona, e quando scelte dello stesso genere portano costantemente a gratificazioni, la tendenza a considerare gratificante quella scelta si consolida: se portare il cappello d’inverno mi produce sensazioni di benessere e non portarlo mi provoca il raffreddore o il mal di testa, assumo che per me portare il cappello d’inverno è una cosa buona. Se provando a fumare una sigaretta mi viene una tosse stizzosa, che si ripresenta ogni volta che provo a fumare, giungo a ritenere il fumo, per me, una cosa negativa. È possibile e addirittura probabile che le prime gratificazioni siano anche condizionate geneticamente o epigeneticamente, o siano semplicemente assimilate inconsciamente dall’ambiente.

Per i gay, come per tutti, le prime esperienze sessuali o para-sessuali hanno un’enorme importanza, queste esperienze costituiscono il cosiddetto imprinting sessuale. L’imprinting sessuale, per quanto importante, non determina l’orientamento sessuale profondo ma può condizionare e condiziona di fatto per alcuni anni, spesso ben oltre l’adolescenza i comportamenti sessuali, e le connesse reazioni emotive, rendendo talora difficile l’emersione dell’orientamento sessuale profondo. Sottolineo che l’orientamento sessuale profondo è con ogni probabilità determinato, o quantomeno fortissimamente influenzato da fattori genetico-epigenetici, mentre l’imprinting, che subentra in un momento nettamente successivo, è un fenomeno derivante dall’esperienza e quindi prevalentemente di tipo culturale e di apprendimento.

Provo a chiarire il concetto di imprinting attraverso qualche esempio concreto.

1) “Quando ero molto piccolo ricordo di aver visto, per caso, in televisione, qualche fotogramma di un film porno, di quelli che una vota si mandavano la notte tardi. Ricordo che mio padre era vicino a me e si affrettò a cambiare immediatamente canale. Io chiesi che cosa fossero quelle immagini, lui fu imbarazzatissimo e cercò di fare finta di niente. Questo fatto mi mise in mente che se non dovevo vedere quelle immagini era perché avevano qualcosa di proibito e, in pratica, dopo non molto tempo, quando mio padre non c’era, ho cominciato a cercare quei canali sulla tv, poi ho scoperto la masturbazione (molto presto) e le due cose sono andate insieme”.

2) “Ero poco più che un bambino, diciamo otto o nove anni, ero a casa coi miei cugini, più grandi di me. Ero andato nella mia stanza a prendere dei giocatoli, poi, rientrando in salotto, ho visto mio cugino (16 anni) che infilava la mano sotto la gonna del sua ragazza. Ho fatto finta di niente, ma poi mi è rimasta l’idea ossessiva di fare pure io lo stesso, anche se non avevo la più pallida idea di che cosa fosse il sesso.”

3) “Intorno ai sette anni ho visto per la prima volta un uomo che faceva pipì dietro un cespuglio, la cosa mi ha fatto un effetto fortissimo: aveva un membro grosso, non avevo mai visto il membro di un adulto. Da allora ho cercato spesso occasioni per ripetere la stessa esperienza.”

4) “Un giorno ero al mare con la mia famiglia, avevo 13 anni, ho aperto la finestra del bagno ho visto nell’appartamenti di fronte tre ragazzi, tutti maschi, sui vent’anni, che facevano giochi sessuali tra loro. Le finestra della loro stanza non avevano tende e loro avevano la luce accesa. Sono rimasto a fissarli incantato. Per tutto il tempo che sono rimasto al mare con i miei, invece di andare al mare, negli orari in cui pensavo di poter rivedere quei ragazzi, me ne stavo a casa e aspettavo l’occasione. È successo un altro paio di volte. La masturbazione l’ho scoperta così.”

Nei tre esempi riportati i ragazzi che hanno descritto il loro imprinting sessale sono stati coinvolti solo a livello di osservatore casuale di un episodio sessuale o para-sessuale. Molto più complesse sono le situazioni di imprinting in cui dei ragazzi giovanissimi si trovano coinvolti come partecipanti in attività sessuali.
Questi fenomeni non sono rarissimi, nonostante la legge tenti di reprimerli in modo molto deciso. Va sottolineato che oltre la pedofilia, esistono i giochi sessuali imitativi che son molto comuni tra i giovanissimi e che possono lasciare tracce profonde. Quando poi si arriva alle vere forme di abuso o di violenza si provocano danni gravissimi che finiscono per condizionare profondamente gli individui che ne sono oggetto, anche nella vita adulta. Ma qui si entra nel dominio del diritto penale. C’è da augurarsi che la tutela del minori, oltre che sulla legge, possa contare sulla collaborazione di tutti e in particolare dei genitori. Va sottolineato che la maggior parte degli abusi su minori avviene nell’ambito della famiglia.

Uno degli elementi costanti e costitutivi dell’imprinting sessuale è la tendenza ad imitare. Va sottolineato che l’imprinting sessuale si realizza molto prima che si raggiunga un livello di maturità capace di garantire l’autonomia individuale. Anche per questo il comportamento degli adulti, in famiglia, deve essere sempre controllato. Un gesto di tenerezza è sempre una cosa positiva e incide favorevolmente sulla sessualità di un individuo in formazione, purtroppo un gesto di violenza incide almeno altrettanto pesantemente e può trasmettere un imprinting di associazione tra sesso e violenza.

L’imprinting sessuale può essere superato? Cioè, è possibile uscire dai condizionamenti che esso comporta?

Un primo problema, decisamente serio, si presenta quando l’orientamento sessuale legato all’imprinting non è conforme all’orientamento profondo e ne complica l’emersione. Questo accade quando bambini che in assenza di un imprinting etero avrebbero sviluppato spontaneamente un orientamento gay, sperimentano di fatto un imprinting etero, o quando bambini che in assenza di un imprinting gay avrebbero sviluppato spontaneamente un orientamento etero, sperimentano di fatto un imprinting gay.

In situazioni del genere il superamento dell’imprinting può avvenire solo quando il livello di maturità è tale da portare il soggetto a sottoporre a critica gli interessi derivanti dall’imprinting, cosa che avviene con difficoltà quando l’ambiente è fortemente normativo e l’orientamento che dovrebbe emergere non è socialmente approvato. Questo significa che un ragazzo etero che ha avuto un imprinting gay potrà superare l’imprinting molto più facilmente di un ragazzo gay che ha avuto un imprinting etero.

Ma gli effetti dell’imprinting esistono anche quando l’orientamento dell’imprinting è conforme all’orientamento sessuale profondo, in questi casi gli effetti si manifestano attraverso le modalità di realizzazione dell’affettività- sessualità: individuazione delle caratteristiche fisiche del o della partner ideale, delle modalità e del tenore del rapporto, del livello di coinvolgimento emotivo, del modo di considerare il/la partner all’interno de rapporto. Anche tutti questi aspetti, ovviamente, posso cambiare quando si esce dai livelli imitativi e si conquista una dimensione individuale autonoma, ma i cambiamenti sono spesso lenti e progressivi e, col passare degli anni, finiscono per essere collegati soprattutto con lo sviluppo di un’affettività molto meno sessualizzata e con uno spirito di tolleranza che supera l’assolutismo degli anni della giovinezza.

Ovviamente l’evoluzione della sessualità nel corso degli anni è legata al livello di socializzazione. Più alto è il livello di socializzazione più facile risulta staccarsi dagli archetipi. In genere il progressivo distacco dagli archetipi non porta alla loro sostituzione con nuovi archetipi ma semplicemente ad una svalutazione della conformità agli archetipi come parametro che influenza o determina l’interesse affettivo-sessuale.



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 Oggetto del messaggio: Re: ARCHETIPI GAY E ATTEGGIAMENTI RIPETITIVI
MessaggioInviato: mercoledì 8 febbraio 2017, 21:03 
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Se posso aggiungere qualcosa, che forse può esserti utile:
Io ho avuto un imprinting sessuale credo omosessuale, la prima cosa che vidi fu il corpo di un uomo nudo in televisione, non in atti sessuali. Ma per almeno 2 anni dopo questo imprinting, ho avuto fantasie eterosessuali soddisfacenti, e non sentivo il bisogno di rivedere il corpo di un maschio nudo, o quantomeno, tale desiderio era al pari di vedere quello di una donna.

La cosa ancora più particolare però è il fatto che adesso il corpo femminile non mi provoca alcun tipo di desiderio.

Leggendo il tuo pensiero ho notato che non mi ci rispecchio per niente, non sono mai tornato a nulla anzi il mio orientamento è sempre mutato in maniera imprevedibile prendendo strade sempre più lontane dal punto di partenza.

Niente volevo dire questo :D


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 Oggetto del messaggio: Re: ARCHETIPI GAY E ATTEGGIAMENTI RIPETITIVI
MessaggioInviato: mercoledì 8 febbraio 2017, 21:20 
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Quello che dici è molto interessante, perché non è standard. Sull'imprinting mi viene da supporre che ne avessi già avuto, più o meno coscientemente, uno etero, altrimenti sarebbe difficile spiegarsi l'interesse per le ragazze, il fatto che questo interesse non ci sia più potrebbe essere legato proprio all'orientamento sessuale profondo, che è rimasto coperto da un imprinting eterosessuale per un certo periodo e poi è emerso, soppiantando del tutto l'effetto dell'imprinting. Un imprinting è tale quando provoca un interesse sessuale, altrimenti è un puro fatto al quale non si riconnette una particolare importanza. Mi piacerebbe capire da dove veniva l'interesse per le ragazze.



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 Oggetto del messaggio: Re: ARCHETIPI GAY E ATTEGGIAMENTI RIPETITIVI
MessaggioInviato: mercoledì 8 febbraio 2017, 21:29 
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Si, dopo aver visto il corpo dell'uomo ovviamemte ebbi fantasie sessuali su quello ma fu per un breve periodo. Le fantasie sulle donne non erano state condizionate da niente.

So di per certo che la vicenda di quel uomo fosse il primo stimolo sessuale che ricevetti, perché fu la prima volta che sperimentai la masturbazione. E ricordo con chiarezza anche il mio interesse per il mio corpo femminile. Nessun imprinting etero possibile


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 Oggetto del messaggio: Re: ARCHETIPI GAY E ATTEGGIAMENTI RIPETITIVI
MessaggioInviato: mercoledì 8 febbraio 2017, 21:51 
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Mh... eh, segno che gli schemi generali hanno molte eccezioni... Grazie del contributo, che, lo ammetto, mette un bel po' in crisi tutto il discorso.



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 Oggetto del messaggio: Re: ARCHETIPI GAY E ATTEGGIAMENTI RIPETITIVI
MessaggioInviato: mercoledì 8 febbraio 2017, 23:57 
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progettogayforum ha scritto:
Mh... eh, segno che gli schemi generali hanno molte eccezioni... Grazie del contributo, che, lo ammetto, mette un bel po' in crisi tutto il discorso.


Beh, beh ovviamente project. Mi racconta mia madre che all'età di 5-6 anni manifestavo la preoccupante tendenza a spogliare le mie amichette di pari età e, una volta spogliatele, a denudarmi anch'io per andare reciprocamente ad esplorare i nostri corpi. Non faccio alcuna fatica a crederlo ché ho tuttora mantenuto il ricordo ed il nome di una di loro che mi sembrava bellissima. Due genitori un po' sadici, alla sua tenera età, le avevano già fatto bucare i lobi ed ancor oggi ho memoria come se fosse ieri dei suoi piccoli orecchini d'oro a pendente e del piacere giocoso e divertito che dava ad entrambi la reciproca esplorazione dei nostri corpi. Ti lascio immaginare la sorpresa della mia povera madre che temeva di aver messo al mondo un piccolo maniaco eterosessuale quando feci coming out con lei a 15 anni. Dopo il classico periodo di denial la poverina arrivò pure a pensare:

"non sarà mica stata colpa mia per via della ramanzina che ti feci quella volta che vi colsi sul fatto?"

Nota bene che di questa ramanzina non avevo serbato il minimo ricordo cosciente :lol:

Anche qui sembrerebbe forse un po' difficile parlare di imprinting etero o gay ma, naturalmente, per quello che ti/vi ho già rappresentato del mio pensiero, non vedrei nulla di cui preoccuparmi. Se un modello/paradigma/schema comincia ad esibire un numero crescente di eccezioni prima si interviene ricorrendo in maniera sempre più copiosa a cause sananti e poi, molto semplicemente, si prova a cambiarlo.

P.S. Ho molto apprezzato in passato, in special modo da un punto di vista letterario, Jung, Hillmann e la relativa corrente di pensiero. A voler pignolare oggi non mi sembrano più molto in auge all'interno del mainstream psicologico ma la cosa non mi disturba più di tanto. Mica sono uno psicologo io :lol:


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