GAY E MORALE

Che cosa significa essere gay
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GAY E MORALE

Messaggio da progettogayforum » lunedì 24 maggio 2010, 15:19

Ciao Project,
sono un ventunenne di una città del nord Italia, fino a pochissimo tempo fa mi sono reputato etero nel senso totale del termine, in pratica non avevo mai avuto nessun tipo di pensiero gay, ho una ragazza da tre anni e con lei sto bene, senza sesso perché sono cattolico praticante e l’idea del sesso prima del matrimonio la considero sbagliata. Diciamo che fino a due mesi fa era quello che pensavo, ma ora comincio a pensare che in effetti l’idea di non fare sesso con la mia ragazza per questioni morali sia solo una specie di paravento che nasconde altre motivazioni (non correre alle conclusioni per favore). Ma anche su un’altra cosa diciamo che comincio ad avere l’idea di avere avuto o voluto un paravento dietro cui nascondermi ed è l’autoerotismo. La Chiesa lo condanna e io sono riuscito nel tempo a farne a meno e la cosa nemmeno mi pesa, questa cosa l’ho sempre considerata una grande conquista come il fatto che non faccio uso di pornografia. Ho diversi amici, credo tutti etero, con loro sto bene e non ho mai avuto fantasie su di loro, amici e basta. Diciamo che fino a due mesi fa tutto andava bene, poi una notte, tra il 3 e il 4 aprile, vedi caso sproprio la notte di Pasqua, ho fatto un sogno erotico (cosa che non mi succede praticamente mai) ed era un sogno a tema nettamente gay, ma era bello, pieno di dolcezza e nello stesso tempo di trasporto sessuale. In pratica, in sogno, credo di aver vissuto una bellissima storia d’amore e mi sono sentito profondamente coinvolto al punto che ho avuto una polluzione notturna fortissima. La mattina mi sono svegliato profondamente turbato, non sapevo che pensare, mi sentivo in colpa. Insomma era Pasqua e sono andato a confessarmi. Il sacerdote non si è scomposto più di tanto e mi ha solo detto che per peccare ci vuole la volontà di farlo e che io nel sonno non potevo esercitare nessun atto di volontà, ma in realtà al sacerdote non avevo detto che il sogno era un sogno a sfondo gay. Il discorso del sacerdote mi ha rassicurato sui miei sensi di colpa circa la religione, ma in effetti non mi ha risolto il problema di fondo: perché un sogno a tema gay? E perché ci stavo così bene? Questa domanda me la sono tenuta dentro e d’altra parte non ne potevo parlare con nessuno. Le immagini del sogno mi tornavano in mente, qualche fantasia anche forte di fare autoerotismo pensando a quelle cose l’ho avuta ma l’ho scacciata subito per evitare di cadere nella dipendenza da quelle cose. Ho proprio cercato di evitare le sensazioni. Sono uscito con la mia ragazza ma ho cominciato a pensare che con lei non avevo mai avuto contatti sessuali non per motivi morali ma perché in realtà non mi interessava veramente da quel punto di vista. Questo fatto mi ha sconvolto. Ho provato con lei qualche minimo contatto fisico, come penderle la mano e accarezzarla, ma non provavo nulla, mentre nel sogno fare gli stessi gesti con un ragazzo mi portava a un’eccitazione fortissima. Poi ho pensato anche ad un’altra cosa, i miei amici sono tutti sportivi e mi hanno invitato tante volte ad andare in piscina con loro ma non ci sono mai andato per le ragioni più varie, ora comincio a pensare che il mio non volerci andare nascondesse in realtà la paura di trovarmi in situazioni eccitanti. In apparenza mi dicevo che ero etero e che non ci andavo perché non avevo tempo, ma in sostanza forse non ci andavo per non trovarmi di fronte alla conferma di essere gay, cosa che allo stato dei fatti mi sembra tutt’altro che certa, ma almeno è un’ipotesi che non metto da parte del tutto, anzi, forse la vedo addirittura probabile. Adesso il problema è grosso, ammesso e non concesso che io fossi gay, per me non sarebbe nemmeno un grosso problema, ma io non voglio rinunciare a quello che sono, nel senso che sì, posso anche essere gay ma sono anche cattolico e non riesco a capire come si possano mettere insieme le due cose. Al limite, anche se la cosa può sembrarti paradossale sarei pure disposto a mettere da parte l’idea di vivere una storia con un ragazzo a livello sessuale, penso che non sarebbe nemmeno così complicato, mi basterebbe anche solo un’amicizia affettuosa. Magari quello che dico potrebbe essere completamente contraddetto dei fatti, però credo che riuscirei a vivere rispettando le regole della religione. Ho letto quello che hai pubblicato su gay e Chiesa, però, scusa se te lo dico, ma forse ti manca la capacità di capire le cose dall’interno. Io cerco di seguire le regole e finora non me ne sono pentito e vorrei continuare a vivere anche da gay, se sono veramente gay, seguendo le regole. Non voglio sacrificare i miei valori, sono cose veramente importanti per me, mi danno delle certezze e poi io non vorrei vivere con un piede in due scarpe, nel senso di giocare con i sacramenti, per me sono una cosa seria. Ti dico sinceramente che l’idea di poter essere gay un po’ mi sconvolge, devo capire bene chi sono e che cosa voglio ma i miei principi voglio conservarli integri come ho fatto fino ad ora, nei limiti del possibile. Ho letto il regolamento del forum e ho visto che non si può parlare di religione ma in effetti non voglio parlare di religione perché quello per me è un punto fermo ma mi chiedo spesso se ci possono essere altri ragazzi come me che sarebbero anche disposti a una forma di amicizia senza sesso con un altro ragazzo o se è solo una mia fantasia. Fai quello che vuoi di questa mail, cioè se pensi che possa essere pubblicata pubblicala, altrimenti rispondimi in privato.
Ciao e grazie di tutto.
A. B.
_________

Ciao,
ho letto la tua mail. Non corro alle conclusioni perché alle conclusioni ci sei arrivato da te. Stai formulando ipotesi su come conciliare l’essere gay con le tue scelte morali irrinunciabili e da quello che sembra hai di fatto rinunciato all’idea di essere gay per quello che la parola significa concretamente e trasponi il tutto sul piano di una affettuosa amicizia. Francamente, anche ammesso e non concesso (come dici tu) che tu trovassi un ragazzo disposto a sacrificare la sua sessualità ai propri principi morali (ipotesi molto teorica) o addirittura ai principi morali del suo compagno (ipotesi che mi sembra francamente fantascientifica), dubito molto che poi questo tipo di rapporto possa non degenerare in altro in tempi più o meno brevi e per di più connettendo alla sessualità gay dei sensi di colpa difficilmente eliminabili. Dici di non voler tenere un piede in due scarpe, ma l’ipotesi di una affettuosa amicizia con un ragazzo gay sa tanto di idea ponte che dovrebbe traghettarti verso l’accettazione della sessualità gay, anche se a te sembra un’ipotesi credibile. Un’amicizia senza sesso per un ragazzo gay è possibile solo con un amico etero e francamente mi chiederei quanto dei tuoi propositi di rimanere fedele ai tuoi principi potrebbe resistere di fronte ad una vera (non ipotetica) amicizia affettuoso con un altro ragazzo gay. Visti dal di fuori i tuoi comportamenti fanno pensare ad una forma di auto-repressione della sessualità gay cioè, per un ragazzo gay, della sessualità sic et simpliciter. Non mi permetto di valutare le tue motivazioni perché le vedo dall’esterno, ma certo mi lasciano qualche perplessità. Capisco fino a un certo punto le motivazioni legate all’idea di fedeltà al pensiero morale della chiesa e mi domando fino a che punto il tuo giudizio morale arrivi realmente a condannare la sessualità gay. Francamente mi sembra molto improbabile che un ragazzo, forse gay come tu sei, possa realmente pensare che la sua sessualità sia una forma di devianza patologica. In pratica al di là delle morali esterne, esiste una moralità interna e che per un ragazzo gay questa moralità interna possa condannare l’essere gay come depravazione mi sembra profondamente contraddittorio.
Project

clark68
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da clark68 » lunedì 24 maggio 2010, 21:40

Ciao Project,

ho letto attentamente la storia, toccante, raccontta bene, non mancano i colpi di scena però permettimi di dire la mia anche se non scrivo bene ma mi viene un dubbio, un perplessità nel racconto dice:
1- che si reputa etero nel senso totale del termine
2- Cattolico praticante senza sesso e l'idea del sesso prima del matrimonio
la considera sbagliata.
3- una conquista il fatto di non fare uso di pornografia
Fino a qui mi sembra di capire che non ci siano state esperienze in campo gay ma neanche in campo etero ma la cosa che mi stupisce e altro e mi viene da chiedermi quando scrive...
ho fatto un sogno erotico (cosa che non mi succede praticamente mai) ed era un sogno a tema nettamente gay, ma era bello, pieno di dolcezza e nello stesso tempo di trasporto sessuale. In pratica, in sogno, credo di aver vissuto una bellissima storia d’amore e mi sono sentito profondamente coinvolto
Mi chiedo:
ma com'è possibile che un ragazzo che non ha avuto esperienze di tipo gay faccia sogni di quel genere cioe sogno a tema nettamente gay!?
Chiedo è una cosa normale !?? a me non mi è mai successo!!
Mi fa pensare, il fatto di essere consapevole di essere etero e di scoprire di essere gay, mi chiedo:
Ma si puo vivere entrambi le cose cioe vivere da etero e da gay a me sembra di voler vivere entrambi i piedi in una scarpa cosa per me improbabile, impossibile
capisco pero che è un problema vivere una situazione tale.
Credo che un rapporto di affettivita gay non puoi essere vissuto assieme ad un rapporto di affetività etero è una questione di scelta che avvolte si sceglie di non scegliere questo è il problema. Le scelte avvolte sono sempre difficile e sofferte ma se si vuole una relazione serena, di affettivita bella e senza tanti problemi bisogna fare una scelta: Quando si sceglie a qualcosa bisogna rinunciare e avvolte non si vuole rinunciare e non si sceglie questo è il problema.
Ho espresso il mio pensiero sull'argomento ci sarebbe tanto da scrivere forse mi sono date delle risposte a tanti interrogativi sull'affettività gay cosa ne pensate? il mio augurio e che si possa trovare un equilibrio una serenità e di vivere pienamente l'affettività un abbraccio ;)
Clark ;)

editore
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da editore » lunedì 24 maggio 2010, 23:49

Io capisco che la Chiesa vende il "pacchetto chiesa" come una cosa da prendere in toto o niente, però a un certo punto penso di debba maturare anche come credenti, diventare cioè cattolici adulti, e capire che la maggior parte di quello che viene proposto in tutti i modi non rappresenta affatto una volontà ultraterrena, ma la mera interpretazioni fatta dagli uomini di una supposta volontà divina. Insomma io capisco la religiosità, però a un certo punto bisogna saper riconoscere il Messaggio, se c'è, da quella che comunque è la costruzione dell'Uomo, e quindi comprendere che si può benissimo vivere da credente comunque interpretando criticamente ciò che ci viene detto.

Ferro
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Ferro » mercoledì 26 maggio 2010, 10:29

Penso che a prescindere dall'essere omosessuale o meno l'approccio di questo ragazzo alla religione è assolutamente immaturo e sottomesso.
Forse l'omosessualità può essere un mezzo di "concessione divina" per uscire della sottomossione clericale e avvicinarti ad una spiritualità più matura e consapevole senza cadere in una banale ipocrita superstizione del solito cattoliciume nostrano.

Chiudo parentesi religiosa per evitare degenerazioni. :)

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Re: GAY E MORALE

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 26 maggio 2010, 13:26

A proposito del post GAY E MORALE ho ricevuto alcune mail che mi hanno riflettere. Ho chiesto in particolare all’autore di una di queste mail il permesso di pubblicarla, perché mi sembra importante, ma al momento non ho avuto risposta (confido però che la risposta possa arrivare presto). In particolare alcuni ragazzi mi hanno rimproverato di aver usato un approccio un po’ troppo scientifico e asettico, come se avessi in pratica rifiutato un vero dialogo con il ragazzo che mi aveva inviato la prima mail. In effetti io stesso, dopo aver mandato la mai di risposta, rileggendola avevo avuto l’impressione di aver reagito in modo incongruo e in qualche modo pregiudiziale e avevo nella stessa giornata inviato al ragazzo che mi aveva scritto una mail nella quale chiedevo scusa di essere stato troppo drastico. Purtroppo anche io ho i miei condizionamenti e fatico a liberarmene. Ho ricevuto poi un’altra mail si risposta alle mie scuse e ho avuto l’impressione che il dialogo non fosse per niente interrotto e che anzi le mie scuse fossero state gradite, cosa che, non lo nego, mi ha fatto veramente piacere. Ho avuto la possibilità di conoscere su msn quel ragazzo e lo trovo veramente una persona come si deve con una dimensione umana notevolissima. Lo dico perché lo penso. Ma le critiche che ho ricevuto da altri ragazzi si centravano su un punto specifico e cioè sul fatto che ho sottolineato che un rapporto di “affettuosa amicizia” tra ragazzi gay potrebbe essere difficilissimo da realizzare e che in pratica nessun ragazzo gay accetterebbe consapevolmente una cosa simile. Ebbene, ho notato, e lo devo dire qui, che non è così, ci sono ragazzi che desidererebbero eccome una affettuosa amicizia senza sesso con un altro ragazzo gay e da quello che scrivono penso che ne siano profondamente convinti. Cioè in fondo per alcuni ragazzi gay la dimensione tecnicamente sessuale è in realtà un corollario di una dimensione affettiva che potrebbe benissimo avere senso anche di per sé, senza sviluppi sul piano sessuale. Conosco alcuni dei ragazzi che mi hanno rimproverato di insistere troppo sulla dimensione sessuale e sono ragazzi serissimi che sono profondamente convinti di quello che dicono. Mi dicono in pratica che la dimensione sessuale dell’essere gay è fin troppo sottolineata mentre quella affettiva, che è fondamentale, è troppo spesso messa tra parentesi. Francamente credo che abbiano ragione, accetto le critiche e ne terrò conto.

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Re: GAY E MORALE

Messaggio da barbara » giovedì 27 maggio 2010, 14:18

Mi sforzerò di scrivere qualcosa di equilibrato, anche se non é facile.
Sono una donna. Ho vissuto la mia infanzia negli anni sessanta e sento ancora su di me le tracce che una certa morale mi ha lasciato e che , per quella che é stata la mia esperienza, mi hanno negato la possibilità di vivere pienamente e serenamente molti momenti importanti della mia vita.
Alla tua età ero molto religiosa, mi é sfiorata pure l'idea di farmi suora (adesso che ricordo) . Mi ero affidata ciecamente a un mondo che sentivo puro e dal quale mi ritenevo protetta. Col tempo sono cambiate tante cose.
Quello che mi ha allontanato da un certo ambiente é stato il mettere i dogmi prima della carità.Non mi addentro su questo concetto , perché non vorrei infrangere una regola del forum. Ora sono credente nel modo che ritengo giusto e mi sento più vicina al vangelo di un tempo.
In questo percorso ho dovuto recuperare un rapporto col mio corpo che era stato fortemente condizionato da certi insegnamenti.
Certe frasi sono come gocce che una terra assetata assorbe per nutrirsi. Un bambino é assetato di sapere, curioso del mondo, dunque permeabile a insegnamenti che gli fanno del bene come a quelli che gli fanno del male.
Con questo non rinnego affatto quell'esperienza, che mi ha dato moltissimo sotto altri aspetti. Voglio dire solamente che a me é accaduto di dover cambiare il mio modo di essere credente , se volevo rimanere in contatto con me stessa ed essere coerente con ciò che ritenevo giusto e sbagliato.
Ci sono tanti modi di vivere la fede e ognuno trova la propria strada . L'unica cosa che mi sento di dirti e te la dico come la direi a un figlio: non avere paura di conoscere persone che pensano diversamente da te, continua a confrontarti con altri modi di vivere , come hai scelto di fare scrivendo qui. Se l'hai fatto significa che sei alla ricerca di una risposta.
Puoi trovare Dio in luoghi anche molto lontani da quelli che certe persone ti indicano. Non lo dico io, ma lo diceva Gesù.
Un abbraccio e buona ricerca
barbara

PS: se ho infranto qualche regola del forum, project, cancella pure questo messaggio, difficile risponde a questo ragazzo senza rischiare di farlo
Ultima modifica di barbara il sabato 7 agosto 2010, 10:12, modificato 1 volta in totale.

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Re: GAY E MORALE

Messaggio da progettogayforum » giovedì 27 maggio 2010, 17:35

Ricevo oggi l’autorizzazione alla pubblicazione di una mail di commento al post GAY E MORALE viewtopic.php?f=16&t=682&start=0 . Pubblico con piacere questa mail perché mi ha fatto riflettere molto.
___________

Ciao Project,
Non ho potuto fare a meno di vedere gli ultimi discorsi del 24 Maggio su tuo blog.
Cioè "GAY E MORALE"... allora, tu sai che io ti supporto sempre in quello che fai e che condivido le tue idee...
...ma non questa volta.
Premetto che non sono cattolico, però sono una persona dalla forte religiosità.
Io credo in una mia fede personale che mi sono costruito nel tempo, e nel tempo questa fede mi ha supportato più volte dandomi la forza di proseguire il mio difficile cammino di essere umano.
Cerco di spiegarmi, rifletti su quello che ti dico, se hai dubbi o alcuni discorsi ti tornano poco chiari chiedimi che cerco di spiegarti le cose meglio di quanto riesca a fare adesso.
Mi piacerebbe intanto sapere meglio quale è la tua posizione personale nei confronti del divino (se hai fede, in cosa credi, perché credi)... giusto per il fatto che il ragazzo che ti ha scritto quel messaggio diceva di sapere la tua posizione verso la Chiesa, ed io a quanto pare non ne sono al corrente (o più semplicemente no so di sapere quello che c'è da sapere).
Passando oltre e facendo un discorso che non affonda tanto nella fede ma quanto appunto nella forza morale ed interiore delle persone, volevo chiederti cosa hai provato leggendo quello che ti ha scritto quel ragazzo di 21 anni.
Io sinceramente ho visto un ragazzo molto dolce, che ha scorto il valore che rende legittimo e di pari dignità qualsiasi rapporto con l'altro, omo od etero che sia: l' Amore.
Il ragazzo non aveva mai avuto pulsioni omoerotiche in vita sua e per di più ha sempre seguito i comandamenti della sua religione cattolica... il solo fatto che non abbia rifiutato se stesso e che pensi che vi sia dolcezza ed umanità dietro al sogno che ha fatto denota che questo ragazzo è una persona buona capace realmente di comprendere le cose per come realmente stanno, senza pregiudizi di alcuna sorta né timori infondati di divinità o quant'altro.
A questo punto, espresso il mio punto di vista, quello che ti voglio chiedere è: perché hai dato a questo poveraccio delle risposte così aride? Io sono sicuro che questo ragazzo rivolgendosi a te avesse riposto speranze maggiori nell'essere ascoltato e compreso.
Il tuo approccio nei suoi confronti è stato molto "scientifico": hai preso le domande del ragazzo e gli hai risposto in termini di mettere a fuoco l'oggettiva impossibilità di lui di vivere come vorrebbe con due piedi in una staffa, hai ridotto il fattore moralità esterna rispetto al fattore moralità interna (non considerando che la moralità interna è, sopratutto per un ragazzo religioso, riflesso di quella esterna) (inoltre hai detto che una persona difficilmente si ritrova a definire, di propria coscienza/moralità, la propria sessualità come aberrante... ti devo ricordare i discorsi inerenti al dualismo sesso/amore?... Mi puoi dire che è ingiusto che una persona consideri la propria sessualità sbagliata, ma non che la cosa sia contraddittoria e questo per due motivi: a) non è vero; b) se al ragazzo gli dici che è contradditorio con se stesso, quando oltretutto non lo è, finisci solo con l'impanicarlo ulteriormente e mettere così in crisi il suo equilibrio spirituale nei confronti della religione e della sessualità).
In ultimo, la cosa che mi ha lasciato più con l'amaro in bocca è stata che tu hai addirittura sottolineato il fatto che per un ragazzo gay, lui nel caso specifico, è praticamente impossibile vivere un'amicizia affettuosa...
Io non sono d'accordo: io non solo per i miei personali principi, ma anzi, questo vale ancor di più per rispetto dei principi della persona che amerei, sacrificherei tranquillamente l'aspetto puramente sessuale del vivere assieme.
E non sarei l'unico: SenzaPeso è un altro che, anche se portato a simili scelte da altri motivi suoi, avrebbe comunque quella sensibilità di rinunciare a qualcosa di non necessario per la persona che ama. Lo dico perché nei post che lui ha scritto, che io ho letto, ho percepito da parte sua la consapevolezza che lo stare bene accanto ad una persona ed il vivere assieme ad essa le cose della propria vita, è il fulcro dell'amore. Tutto il resto viene di conseguenza.
Con tutti questi discorsi non voglio dire che non esista in me desiderio sessuale che vorrei appagare, ma io, così come il ragazzo di 21 anni cattolico, possiamo tranquillamente sacrificare questo aspetto almeno per un primo momento in cui il vero desiderio è conoscere il cuore dell'altra persona.
Il sesso verrebbe per noi solo come naturale conseguenza del provare affetto per il nostro ragazzo: dopo aver avvicinato la nostra anima a quella dell'amato, anche i corpi si attraggono perché vogliono esprimere appieno il piacere e l'amore che c'è fra di noi.
Tu hai detto invece che se quel ragazzo stesse con un altro ragazzo non riuscirebbe a resistere all'impulso sessuale... io non lo credo. Ripeto, è naturale ed è giusto che col tempo lui finisca anche col fare sesso, ma da qui a dire che "non so quanto tu possa rimanere fedele ai tuoi principi" c'è un abisso: i principi di questo ragazzo sono forti e se tu gli dici che lui non rimarrà fedele ad essi gli stai praticamente trasmettendo l'idea che quei principi non valgono nulla [in realtà non sto difendendo il valore dei principi in questione, ma il valore della determinazione del ragazzo. In parole povere, per quel ragazzo quei principi che a noi paiono ingiustificati (e che in effetti lo sono in parte), a sommi capi per lui sono giusti:
si evince dal modo fiero in cui dice che ha smesso di masturbarsi (non è più dipendente) che per lui questi principi sono sacri... se tu dici che la sua fedeltà a tali principi crollerà come un castello di carta, stai praticamente considerando privo di valore il suo mondo interiore che invece è ricco di amore (anche se è viziato da alcuni
ragionamenti di fondo erronei)].
Sono stato abbastanza chiaro? Riesci a capire di cosa sto parlando? [Se non lo capisci, dimmelo che vedo di essere più comprensibile].
In generale la cosa che mi ha lasciato disturbato da ciò che gli hai detto al ragazzo è l'accento che hai posto sul fatto che per un ragazzo gay è impossibile trovare la possibilità di coltivare un'amicizia affettuosa:
non solo penso che non sia necessariamente vero (io mi ritroverei meglio a vivere un'amicizia affettuosa piuttosto che una storia d'amore vera e propria, al momento), ma oltretutto reputo ingiusto che tu dica ciò.
E' vero che è statisticamente comprovato che il comportamento sessuale dei ragazzi di tutte le fasce di età tende ad essere quello di ricercare il sesso e solo in seconda (ma molto seconda, direi) analisi l'amore, però Project non ti devi dimenticare che è anzitutto l'affetto, la comunione di sentimenti fra due ragazzi, la cosa che rende degna di essere vissuta una relazione in due. Se una rapporto si basasse solo sul sesso sarebbe solo un delirio che deteriorerebbe la vita delle persone che partecipano di esso.
Capisci?
Se tu dici che un'amicizia affettuosa non può esistere fra due gay, stai trasmettendo a tutti coloro che leggono i tuoi post che prima di tutto viene il sesso, poi forse l'affetto... il che è statisticamente comprovato dal comportamento affettivo/sessuale dei gay, ripeto, come ripeto che però non è neppure giusto che pure da una persona importante sulla scena gay come te, questo tipo di messaggio venga sottolineato e così reso come se fosse una cosa normale e moralmente giusta.
Penso che dovresti piuttosto adoperarti a cercare di portare i gay verso una maggiore capacità di provare ed esprimere affettività piuttosto che rischiare di fossilizzare così i loro pensieri verso l'idea fissa che tra due uomini ci può essere sesso, ma difficilmente amore.
Anche perché l'omosessualità, se vai a ben vedere, è sempre e solo sopravvissuta nella storia umana e la sua dignità in senso di "modo lecito di amare" si è sempre dovuta storpiare via via secondo l'opinione pubblica delle varie ere in cui è passata: pensaci. C'è mai stato un tempo in cui le persone omosessuali sono state effettivamente libere di amarsi fra loro? Avere la stessa dignità di quelle etero? No.
E questo perché le persone omosessuali sono sempre state una minoranza incapacitata da vari fattori di poter aggregare fra di loro le persone che la compongono. In sostanza le persone omosessuali hanno dovuto vivere sempre vite clandestine, senza nemmeno sapere chi o cosa erano, e trovando come unici modelli di riferimento gli stessi modelli dispregiativi forniti dalla cultura dominante eterosessuale patriarcale. Che così hanno assorbito.
Ma adesso, volendo, le cose potrebbero cambiare: se grazie a potenti media come Internet si riuscisse a fornire messaggi più positivi e realistici sull'omosessualità non solo si verrebbe finalmente riconosciuti dal mondo etero come fratelli legittimi, ma prima ancora si darebbe alle giovani leve la possibilità di affrancarsi dagli stili di vita sbagliati "della ricerca del sesso e del ragazzo a tutti i costi", e seguendoli moralmente si potrebbe rendere questi ragazzi capaci di vedere la sostanza del valore dell'amore.
Il problema, per ritornare al discorso di prima, è che mentre la sessualità si manifesta in modalità più libere da condizionamenti vari, l'affettività ha bisogno di essere coltivata.
In sostanza se si contribuisce a dare l'idea che nel mondo gay non vi siano spazi aperti per l'affettività, le persone restano focalizzate ancor più sulla sessualità e basta. Bisogna invece, per quanto difficile, sfatare tutto ciò per fornire alle persone gli strumenti necessari a costruirsi sani rapporti duraturi basati sull'affetto.
Bisogna cambiare l'ordine delle cose perché, così come sono, sono sbagliate, e cambiare il mondo significa anche imparare a misurare la portata/significato delle proprie parole fino al milligrammo, ed anche in base al tipo di ascoltatori che abbiamo di fronte.
Ora, dopo tutto questo parlare, sei riuscito infine a capire il mio disappunto?
Hai capito di cosa ti ho "biasimato"? (nonostante il fatto che penso onestamente che per buona parte tu abbia detto quello che hai detto in buona fede)

Rispondimi e fammi sapere per favore,
Ciao e salutoni,

editore
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da editore » giovedì 27 maggio 2010, 19:28

Anche se trovo giusto quanto detto nella mail dall'ultimo ragazzo, trovo ingiusto che ciò sia mossa come critica proprio a Project, che mi fare essere l'unico che nel mondo gay virtuale mette sempre l'accento sul piano affettivo della relazione gay; il problema è che però non si può comunque evitare di essere anche realistici.
Quanto dice Project è vero una "amicizia affettuosa" (ed è bene concentrarsi proprio su questo aggettivo) senza sesso può esserci solo in una amicizia gay - etero, dove il ragazzo eterosessuale la vive come una semplice amicizia senza ulteriori implicazioni, mentre il ragazzo gay la vive come palliativo per uno storia d'amore che non potrebbe esserci in quanto il suo amico etero non lo corrisponderebbe mai.
Insomma un conto è una semplice amicizia, che può essere tra due gay o tra etero e gay, un conto è invece un'amicizia affettuosa che indica un qualcosa che viene vissuta dal ragazzo gay come un second best affettivo, non potendo vivere al suo posta una relazione amorosa vera e propria. Ed è realisticamente difficile che una "amicizia affettuosa" tra due ragazzi gay possa durare senza sfociare prima o mai nella sessualità, in quanto se vi è attrazione una relazione simil amorosa sfocerà prima o poi anche nella sessualità del suddetto rapporto.

pavlosss
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » lunedì 6 agosto 2012, 14:39

Ho potuto leggere solo ora questa discussione che reputo molto interessante.

Per me “progetto gay” è divenuto una piccola casa, nel senso che posso trovare persone comprensive con le quali stabilire un minimo di dialogo su una visione molto sana di omosessualità. Per questo mi è piaciuto inserire diversi commenti, cosa che faccio pure ora.

In questa discussione specifica si affronta un tema molto scottante: omosessualità e morale (religiosa). Il ragazzo che ha aperto la discussione espone il suo tentativo personale di creare una connessione tra i due aspetti, tentativo a tratti anche eroico, dal momento che la Chiesa (cattolica ma anche quella ortodossa e la confessione evangelica) non aiutano di certo a fare.

E’ una vita che io sto cercando di farlo e ogni giorno mi devo rimotivare dal momento che nulla è scontato.

Perché mi mantengo legato alla religione?, mi direte. E’ un bisogno del cuore che mi apre l’orizzonte vitale a spazi infiniti. Questo è quanto mi viene da dire immediatamente unito ad un reale senso di profondo affetto verso quanto credo. Tuttavia ho da tempo distinto quello che è il clericalismo (che a volte avvilisce, stravolge o equivoca questo bisogno) dalla questione puramente religiosa. A volte la differenza tra l’uno e l’altra è come il deserto e l’oasi.

Nella mia vita ho cercato di provare tutto quello che ritenevo onesto. La via della castità, che si può motivare solo in una libera scelta di tipo ascetico, non è parsa confacente alla mia natura sensuale. Ma, allo stesso modo, mi è sembrato pure intollerabile vivere la sessualità come puro “sfogo” occasionale con chiunque, cosa che alcuni fanno anche nell’ambito clericale per pura comodità. Per molto tempo ho cercato di vivere l’affetto verso qualche amico privandolo totalmente di qualsiasi valore sessuale ma mi sono accorto che, alla lunga, avevo bisogno di qualcosa “di più”. E non era "vizio", il mio!

Oggi ho una relazione stabile e molto affettiva nella quale è presente anche la dimensione sessuale. Quando costantemente emergono certi giudizi morali ecclesiastici, devo riconfermare ciò che sono in quanto credente con ciò che sono in quanto uomo, tanto quei “signori” mi paiono violenti. Una violenza che a volte entra nel mio intimo, devo confessarlo!

Proprio ieri, quando ho visto il mio ragazzo, gli ho accennato questa cosa. “Vedi – gli dicevo – volere da certe persone l’assenza di vita sentimentale e sessuale, è come voler costruire un grattacielo su un terreno che non lo può sostenere. Su quel terreno devi necessariamente fare un’altra costruzione, non imporre un grattacielo, pena il fallimento dell’opera auspicata”.

Ma anche costruire una semplice casetta a due piani ha la sua dignità e la sua apprezzabilità. Perché passare dal troppo al niente? Capire questo vivendo la propria omosessualità come un dono per se e per gli altri, dono del proprio corpo e della propria anima ad un ragazzo al quale mantenersi fedeli, significa capire pure che questo è un valore e, come tale, non può essere posto in collisione con una scelta religiosa.

Ma per vederlo come valore anche religioso bisogna fare scendere certi principi "oggettivi e assoluti" e conformarli al singolo: per un omosessuale l'amore non può che esprimersi secondo la sua natura! Il modo di vivere l’amore deve passare attraverso il suo modo di essere e questo non significa assolutamente dispersione e avvilimento della propria persona.

In un quadro relazionale ordinato, in cui si vive l’amore come dono di sé e si concepisce il proprio compagno come un “alter ego” (amare il prossimo come se stessi), può e dev’esserci lo spazio per vivere i valori religiosi che finiscono, così, per elevare ulteriormente tale rapporto, non per essergli contro! Ma questa è, al momento, ancora una via di coscienza personale.
Molte istituzioni ecclesiastiche sono sorde e spingono alcuni alla sofferenza (praticando una castità che non riescono a mantenere) o ad una doppia vita (praticando la promisquità magari pure di "nascosto" a se stessi).

Il rinnovato tentativo da parte di certe gerarchie ecclesiastiche di non dare cittadinanza all’amore omosessuale, oltre a misconoscere l’amore in se stesso (di cui l’amore gay è una delle NATURALI manifestazioni) significa ignorare le persone e volerle adagiare tutte necessariamente su un letto di Procuste standardizzato. Ciò che va bene per uno non è detto che vada bene per un altro. Anche chi si appella alla tradizione – come ha fatto recentemente l’arcivescovo greco-ortodosso d’Australia schierandosi contro il matrimonio gay – manifesta un concetto molto statico e rassegnato di tradizione come se il Cristianesimo non possa continuamente tirare fuori “cose nuove” dal suo tesoro, assieme alle “cose vecchie”.

Credere in un Dio che sa parlare e accogliere tutti per far crescere, sapendo innestarsi anche in un rapporto fedele omosessuale, penso sia quanto di cui abbiano bisogno i credenti omosessuali.

Coltivo il sogno, al momento piuttosto utopistico, di una coppia di …. “santi gay”! ;)

pavlosss
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Iscritto il: lunedì 6 agosto 2012, 14:23

Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » lunedì 6 agosto 2012, 16:58

progettogayforum ha scritto: Diciamo che fino a due mesi fa tutto andava bene, poi una notte, tra il 3 e il 4 aprile, vedi caso sproprio la notte di Pasqua, ho fatto un sogno erotico (cosa che non mi succede praticamente mai) ed era un sogno a tema nettamente gay, ma era bello, pieno di dolcezza e nello stesso tempo di trasporto sessuale. In pratica, in sogno, credo di aver vissuto una bellissima storia d’amore e mi sono sentito profondamente coinvolto al punto che ho avuto una polluzione notturna fortissima. La mattina mi sono svegliato profondamente turbato, non sapevo che pensare, mi sentivo in colpa. Insomma era Pasqua e sono andato a confessarmi.
Il sogno gay che questo ragazzo fa, proprio la notte precedente alla Pasqua, e che, dandogli un fortissimo piacere, rivela a lui stesso ciò che è, lo ritengo un IMMENSO DONO.

Forse questo ragazzo di primo acchito ha sicuramente opposto la Pasqua con questa rivelazione di se stesso. Io, dopo molto cammino, lo ritengo un GRAZIA (anche religiosa!).

Poco importa che molto clero non lo veda così.

Ricordo ancora quando, ventenne, reprimevo la mia sessualità per motivi religiosi. Forse mi credevo più ligio alla legge morale ma facevo il più drammatico equivoco che si potesse fare: prescindere da me stesso!

La mia natura me lo faceva capire con il suo profondo e sofferto lamento. E' necessario accogliere la proria natura e farla fiorire nel modo migliore possibile, illuminata da principi che ne diano profondità e umanità. Non si deve mai confessare l'omosessualità (non è un "peccato") ma viverla in modo da dare espansione positiva al proprio essere.

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