GAY E MORALE

Che cosa significa essere gay
Alyosha
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Alyosha » venerdì 10 agosto 2012, 12:57

Monox innanzitutto benvenuto. Provo a dirti due cose. C'è una profonda differenza tra il parlare in astratto di argomenti generali e davvero complessi, che poi nella maggior parte delle volte come giustamente sottolinei tu si trasformano in discorsi caserecci e il parlarne riportando tutto alla propria esperienza o convinzioni di vita. E' sempre lo stesso argomento, ma da risultati nettamente diversi. Toccare argomenti così controversi come quelli riguardanti la religione, così anche dolorosi infondo, rischia di trasporre sul piano della contesa, l'emozione che dervia dal toccare argomenti comunque sensibili. In altre parole o finisce a baruffa o anche quando c'è una seria intenzione di discutere finiscono a discorsi accademici.
Altro è invece rapportare il tutto alla propria esperienza. Senza dubbio la fede è un esigenza umana e conciliare la propria fede con il proprio orientamento sessuale è indispensabile per un credente. Non è semplice è ascoltare il punto di vista di altre persone che a loro modo hanno preso la loro posizione sulla fede può aiutare e come. Questo antico legame dell'ascetismo cristiano con le religioni orientali per esempio non mi era noto e l'ho trovato molto interessante. Il senso originario del valore della castità in effetti nessuno lo spiega e nella lettura che sia tu che pavlosss ne date l'ho trovato molto interessante. Temo che certi buoni argomenti nel corso della storia un pò abbiano perso il loro senso originario, ma su questo potrei ovviamente sbagliarmi e sicuramente la disinformazione non aiuta. Tante volte si procede per slogan sia da una parte che dall'altra.
Ancora benvenuto

Nicomaco
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Nicomaco » venerdì 10 agosto 2012, 13:05

Ciao monox. Benvenuto anche da parte mia.
Ho letto con interesse quello che hai scritto.
Se non ho capito male, sei cattolico, credente, omosessuale e casto, nel senso indicato dalla Chiesa cattolica, la quale predica ufficialmente l’astensione da parte di un omosessuale da ogni pratica sessuale solitaria o insieme ad altro uomo.
E mi pare di avere anche capito che sei intimamente convinto che la fusione sessuale tra un uomo e una donna dia risultati diversi da quelli tra persone dello stesso sesso.
Ora, per quanto riguarda la tua scelta personale, non c’è dubbio che la stessa si apprezzabile e vada rispettata.
Soprattutto perché è una scelta libera, che ti ha condotto alla serenità interiore.
La castità del resto è chiesta dalla Chiesa anche a chi fa una scelta di vita religiosa, almeno qui in Occidente.
Per l'estremo Oriente, invece, mi pare che la Chiesa cattolica detti regole diverse, che autorizzano anche i sacerdoti a sposarsi e quindi a condurre una vita matrimoniale diciamo “regolare”.
L'essere casti non mi pare pertanto un valore legato indissolubilmente a una certa condizione personale (che sia di orientamento sessuale o di vita religiosa), ma sia funzionale ad altri valori ...
Per inciso, sarebbe comunque interessante sapere se i sacerdoti cattolici d'Oriente sono tenuti in eguale considerazione dalla Chiesa di Roma rispetto a quelli di casa nostra … io ho quale dubbio in proposito … ma questo è un altro discorso.
Non sono invece d’accordo con la seconda delle tue affermazioni che sopra ho sintetizzato e cioè che la fusione sessuale tra un uomo e una donna dia risultati diversi (e migliori?) da quelli tra persone dello stesso sesso.
Mi pare un’osservazione un po’ sbrigativa.
Premesso che si sta parlando di fusione tra persone consenzienti, che sanno quello che sono (eterosessuali nel primo caso e omosessuali nel secondo caso), quali sono i diversi risultati cui condurrebbe la fusione tra un uomo e una donna rispetto a quelli prodotti dalla fusione tra persone dello stesso sesso?
Forse ti riferivi all’apertura alla procreazione?
Direi proprio di no. So benissimo che la Chiesa ha soprattutto nel passato utilizzato questo argomento.
Tuttavia è innegabile che i rapporti sessuali li abbiano, e siano pienamente approvati dalla Chiesa, anche le coppie eterosessuali sterili o anziane che non possono avere figli.
La fusione sessuale ha un valore che prescinde dalla procreazione.
E’ forse allora un risultato intermini di “intensità e qualità dell’amore che uno ci mette”? Perdonami … non saprei come chiamarlo.
Direi ancora di no. Almeno per l’esperienza che riguarda me (ma immagino anche tanti altri …).
Dunque dove starebbero i risultati diversi?
Ripeto, la premessa è che la fusione avvenga tra persone consenzienti eterosessuali nel primo caso e omosessuali nel secondo … e che si riconosca serenamente che l’omosessualità non è una malattia, come anche la Chiesa cattolica comincia (credo un po’ a malincuore) a riconoscere …
La verità, vi prego, sull'amore (W.H. Auden)

monox
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da monox » venerdì 10 agosto 2012, 14:13

Ciao a tutti e grazie per l'accoglienza! Un ringraziamento particolare a project per l'impegno e la qualità del suo lavoro, un luogo così dove è possibile confrontarsi con apertura su argomenti così intimi e sensibili non è falile trovarlo! (e grazie a marco per avermi indicato le regole aggiornate del forum).
Nicomaco mi identifica abbastanza bene, sono cattolico ma cerco di andare al di là dell'insegnamento così come ci viene proposto, certe chiavi di comprensione il magistero non le dà più, forse sono un po' eretico... :-), credente senz'altro, il mio orientamento sessuale è sempre rimasto incerto (e non sono giovanissimo ho superato i 50) lo scrivo solo perchè può darsi che questo condizioni la mia visione dell'omosessualità (si vorrebbe essere sempre oggettivi ma non è detto), casto cerco di esserlo, continente, è uno sforzo che va al di là dell'astenersi da certe azioni.
La castità è proposta dalla chiesa a tutti, è insita nel monachesimo, è imposta (a parer mio ingiustamente) ai sacerdoti secolari, non quelli di rito orientale e nemmeno (!) a quelli che provengono dall'anglicanesimo.
Ma appunto la scelta matrimoniale in se è permessa... prevista.
L'ultimo punto è un po' spinoso ma alla fine non citarlo da parte mia era fare un discorso monco, sulla differente complementarietà, non sono riproduttiva, fra uomo e donna, chiavi maggiori si trovano appunto nelle dottrine orientali, la combinazione delle due polarità, indirizzate verso l'alto, l'elevazione, la liberazione dell'individuo, viene indicata come ingrediente fondamentale. Questa operazione è meglio descritta nelle pratiche yoga, tantriche, prevista come realizzazione solitaria o a due di sesso diverso, il matrimonio realmente unitivo avrebbe questa finalità, non è giustamente come rilevi un aspetto riproduttivo.
Ma appunto queste spiegazioni non sono date e proporle come semplice obbligo, senza tener conto delle umane possibilità, alla fine porta semplicemente a rifiutare tutto...
Giustamente come rileva project certe logiche si capiscono solo dall'interno, e se una persona non ha questi convincimenti e di base sono fatte richieste straordinarie a persone ordinarie come noi siamo (non santi, mistici), senza spiegare che la finalità è superiore e nemmeno si viene incontro, se non sottobanco, alla realtà umana, nascono molti problemi.
Sicuramente esistono coppie omosessuali che vivono un amore vero e più pulito di tante coppie eterosessuali, questo che riguarda una via spirituale di un certo tipo è però un discorso diverso, bisogna vedere cosa può essere compatibile e cosa no.
Nel frattempo però scendiamo sulla terra... cosa fare quando siamo qui con i nostri desideri, esigenze, affetti, pulsioni etc?
Chi non è credente credo non si ponga il problema di cosa pensa la chiesa di questo, chi lo è ed è all'interno della chiesa o di una chiesa credo se lo ponga necessariamente. Ho avuto dialoghi con altri omosessuali credenti, in particolare un amico che ha avuto la (bella:-) idea di passare da eterocurioso, poi gay, ed evangelico a cattolico, la fede cattolica ora lo attira di più anche se non gli pone meno problemi (la sua chiesa di origine era forse ancora più rigida), però considera comunque questo passaggio un'importante acquisizione e tiene in particolare al suo rapporto intimo con Dio, in questo senso si diceva, e gli dicevo, che la cosa più importante era quest'ultima e di viverla, a costo di mettere da parte e convivere con le proprie contraddizioni, e rimanere all'ascolto delle richieste interiori che ci vengono fatte.
Attualmente nel cattolicesimo uno può trovare tutto, preti gay omofobi o fiendly..., insomma se uno se la vuole accomodare il sistema lo trova, penso sia meglio accettare magari la nostra contraddizione, lasciare, se non si riesce a dare una risposta soddisfacente che metta la nostra situazione e la chiesa in accordo, la questione aperta, e salvaguardare il rapporto interiore con l'assoluto.
Penso che anche la chiesa potrebbe fare uno sforzo in questo senso, non solo verso i gay, magari anche verso i divorziati (non escludere a priori dai sacramenti ad esempio) più accettazione, magari senza dare l'imprimatur, ma tenendo presente che ognuno ha il suo percorso, spesso tutt'altro che lineare....

Nicomaco
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Nicomaco » venerdì 10 agosto 2012, 17:15

Monox, grazie davvero per i chiarimenti.
Faccio alcune osservazioni.
Sgombriamo innanzitutto il campo da un equivoco.
La castità non si identifica con l’astensione dalla pratica sessuale.
In realtà si può essere casti anche nella pratica sessuale … e mi pare che questo concetto sia condiviso dalla Chiesa (e anche da te, se ho bene inteso quello che hai scritto …).
Per quanto riguarda invece la dottrina yoga o le filosofie orientali, io non ho alcuna conoscenza al riguardo.
Non saprei … non saprei dirti in particolare se siano o meno la “cartina di tornasole” che consente di evidenziare la differenza tra sessualità etero e sessualità omo.
Posso solo sottolineare che nella mia vita ho cercato più di qualche volta di mettermi nei panni di una coppia etero.
E devo dire che quando il rapporto sessuale è vissuto serenamente come un modo per comunicare il proprio amore per un’altra persona o più limitatamente per vivere una passione erotica circoscritta, sempre nel rispetto reciproco ovviamente … (lo si evince dalla letteratura, dai film e dai racconti degli amici), beh, devo dire che non ci ho visto differenze rispetto alla sessualità omo sia mia sia raccontata in questo forum.
Ripeto: non c’è finalità procreativa nella sessualità omo, ma questa – secondo me – non è essenziale perché si possa parlare di sessualità vissuta in modo buono.
Infine, ti posso dire, da credente di formazione cattolica, che non è mai stata mia intenzione pretendere dalla Chiesa gerarchia cambiamenti di dottrina.
Quello che ho sempre cercato di rivendicare (con tutti i limiti e le lacune che mi porto dietro) è solo la libertà di valutare la sensatezza e la sostenibilità di quello che mi viene detto, perché non ho mai pensato seriamente che la fede matura fosse “follia” o roba da malati mentali.
Che sia fiducia nella verità della testimonianza degli evangelisti che ci hanno parlato della risurrezione dalla carne e della vita eterna per i buoni e i giusti, questo si.
Ma non che questa fiducia esiga per definizione dalle persone comportamenti disumani, quasi che per essere credenti si debba rinunciare alla propria umanità (tra l’altro esaltata dall’incarnazione del Figlio di Dio, che non si è mai stancato di parlare di amore tra gli uomini e che, attraverso le parole riportate dagli evangelisti, non mi risulta abbia mai parlato di omosessualità … San Paolo è stato invece esplicito al riguardo ... ma credo che le sue parole dovrebbero essere contestualizzate ... come ad esempio quelle che esprimono una chiara approvazione per i rapporti di schiavitù diffusi nell'antichità ...).
Ovviamente parlo di umanità e non di “debolezza della carne” o di “debolezza dello spirito” o di imperfezione dell’uomo per le quali si invoca talvolta la misericordia divina.
Umanità e debolezza della carne sono concetti diversi.
Poi l’evoluzione delle posizioni ufficiali della Chiesa farà il suo corso … se lo farà … e lo sta facendo in tanti campi …
Grazie per il confronto.
La verità, vi prego, sull'amore (W.H. Auden)

pavlosss
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » martedì 14 agosto 2012, 2:04

Nicomaco ha scritto:Monox, grazie davvero per i chiarimenti.
Faccio alcune osservazioni.
Sgombriamo innanzitutto il campo da un equivoco.
La castità non si identifica con l’astensione dalla pratica sessuale.
In realtà si può essere casti anche nella pratica sessuale … e mi pare che questo concetto sia condiviso dalla Chiesa (e anche da te, se ho bene inteso quello che hai scritto …).
Gentile Nicomaco, questo concetto mi pare assai strano e non perché non ne sia in qualche modo informato. Dopo anni di frequentazioni e di studi di tipo religioso se fosse esistito qualcosa del genere lo avrei di certo saputo!
Quel che so io è che da un lato esiste la castità (da cui la definizione "voto di castità") che consiste nell'astensione della pratica sessuale.
Dall'altro esiste la pratica sessuale ammessa (ossia quella all'interno del matrimonio in un rapporto rigorosamente etero e sempre con fine procreativo).
Forse oggi nel cattolicesimo (in alcuni suoi ambienti spesso si dice tutto e il suo contrario senza riferimenti rigorosi alle fonti) hanno un poco pasticciato questi concetti?
Nicomaco ha scritto: E devo dire che quando il rapporto sessuale è vissuto serenamente come un modo per comunicare il proprio amore per un’altra persona o più limitatamente per vivere una passione erotica circoscritta, sempre nel rispetto reciproco ovviamente … (lo si evince dalla letteratura, dai film e dai racconti degli amici), beh, devo dire che non ci ho visto differenze rispetto alla sessualità omo sia mia sia raccontata in questo forum.
Ripeto: non c’è finalità procreativa nella sessualità omo, ma questa – secondo me – non è essenziale perché si possa parlare di sessualità vissuta in modo buono.
Quoto

E' comunque vero quello che diceva Project sulla difficoltà che oggi possono avere i gay credenti davanti a certe affermazioni della gerarchia che cadono come lame taglienti di una ghigliottina... Io non sono più di primo pelo eppure, nonostante ciò, quando sento queste cose ci rimango pure io male e mi pare di essere cacciato fuori di casa mia!

Nicomaco
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Nicomaco » martedì 14 agosto 2012, 8:49

pavlosss ha scritto:
Nicomaco ha scritto:Monox, grazie davvero per i chiarimenti.
Faccio alcune osservazioni.
Sgombriamo innanzitutto il campo da un equivoco.
La castità non si identifica con l’astensione dalla pratica sessuale.
In realtà si può essere casti anche nella pratica sessuale … e mi pare che questo concetto sia condiviso dalla Chiesa (e anche da te, se ho bene inteso quello che hai scritto …).
Gentile Nicomaco, questo concetto mi pare assai strano e non perché non ne sia in qualche modo informato. Dopo anni di frequentazioni e di studi di tipo religioso se fosse esistito qualcosa del genere lo avrei di certo saputo!
Quel che so io è che da un lato esiste la castità (da cui la definizione "voto di castità") che consiste nell'astensione della pratica sessuale.
Dall'altro esiste la pratica sessuale ammessa (ossia quella all'interno del matrimonio in un rapporto rigorosamente etero e sempre con fine procreativo).
Forse oggi nel cattolicesimo (in alcuni suoi ambienti spesso si dice tutto e il suo contrario senza riferimenti rigorosi alle fonti) hanno un poco pasticciato questi concetti?
Io studi religiosi non li ho fatti.
Sono d’accordo con te quando dici che la castità viene comunemente identificata puramente e semplicemente con l’astensione dalla pratica sessuale masturbatoria o dai rapporti sessuali con altre persone.
Tuttavia mi pare che tra le varie accezioni del termine castità vi sia anche quella, molto interessante e per nulla marginale, che ha a che fare con la continenza, il dominio di sé, con la propensione a non banalizzare e svilire l’atto sessuale, a non ridurlo alla soddisfazione di un semplice appetito egoistico ecc. ecc.
Ora questa castità, che nel pensiero religioso cattolico viene identificata anche con una virtù, non mi sembra sia in contrasto con la pratica sessuale, né mi sembra che dove ci sia la prima (la castità) non ci possa essere la seconda (la pratica sessuale). Anzi …
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Alyosha » martedì 14 agosto 2012, 13:44

e se una persona non ha questi convincimenti e di base sono fatte richieste straordinarie a persone ordinarie come noi siamo.
Monox Ho letto con estremo interesse gli spunti di riflessione che hai dato e parlo personalmente, questa la è la prima volta che sento accostare la castità alla tradizione orientale, cosa che al di là del credere o meno per me è di estremo interesse. Questo passaggio che ti ho riportato mi ha colpito tanto e vorrei se mi permetti un pò piegarlo ai miei ragionamenti, giusto per confrontarmi con te.
In qualche modo lasci emergere l'idea di una gerarchia, chiamiamola così, forse meglio aristocrazia, per cui non tutti possono accedere alla dimensione spirituale allo stesso modo. Ma grandi pesi, per grandi persone (sintetizziamola così o per dirla con spiderman "grandi poteri comportano grandi responsabilità" :P). In effetti qualcosa di questa visione resta nell'immagine del santo, che tanto più è vicino a Dio, tanto più è esposto alle tentazioni.
Però in effetti il cuore del cristinesimo sta proprio in questa sua volontà di "allivellare" la spiritualità. Mi veniva in mente a proposito di Spirito del passaggio storico importante di S. Pietro che comincia a battezzare di spirito santo anche gli incirconcisi. Questo è storicamente il vero punto di svolta rispetto all'ebraismo se non sbaglio. Nel nostro ragionamento, sempre metaforicamente, quest'atto di battezzare in spirito tutti è un pò come lasciare che tutti possano accedere ai privilegi, ma anche agli oneri che derivano dall'ascetismo.
A questo punto concludo brevemente con due osservazioni.
La prima è che in effetti proprio S. Paolo avvisa che la castità (o celibato, correggimi tu) è un qualcosa che non tutti possono accedere e consiglia una vita casta solo a chi riesce realmente a condurla. In altre parole se la castità deve essere più fonte di tentazione che di ascesa verso dio, meglio sposarsi e accedere alla spiritualità nella dimenzione, anche sessuale, della coppia. In questo credo che S. Paolo, che tanto viene usato contro i gay, venga sottostimato e credo che questa sua considerazione vada nel senso che davi tu alla castità.
La seconda è che a questo punto mi chiedo se non sia stata questa universalizzazione del Dio ebraico, questo ecumenismo strutturale alla chiesa cattolica a degenerare in sé l'idea originaria di ascetiscmo per come la intendi tu. Mi sto chiedendo se in effetti più che un difetto di comunicazione di alcuni principi e metodi, non ci sia un vizio strutturale, che è poi quello che tu ravvisi, ovvero, che grandi privilegi e insieme grandi oneri possono essere dati solo a grandi uomini.

Questa considerazione sarebbe per il mio punto di vista assolutamente laico estremamente interessante rispetto all'idea che la religione cattolica sia l'elevazione a universale del punto di vista del servo, che pretende di accedere indistintamente alle vette più alte della spiritualità, in mano prima all'aristocrazia, senza averne i mezzi. In effetti non è necessario che ti spingi fino a tanto, queste sono solo mie personalissime considerazioni. Mi piacerebbe avere dei chiarimenti sui primi due punti.
Infine resta un problemuccio, di cui nel tuo discorso rendi però serenamente conto e che per come la vedo è la vera forza del tuo ragionamento. Resta infatti comunque il problema del perché l'amore omosessuale, che può raggiungere nella dimenzione della relazione vette altissime di spiritualità debba essere escluso per principio. Il punto fondamentale mi pare proprio questo. Perché mai?

pavlosss
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » venerdì 17 agosto 2012, 11:44

Nicomaco ha scritto: Tuttavia mi pare che tra le varie accezioni del termine castità vi sia anche quella, molto interessante e per nulla marginale, che ha a che fare con la continenza, il dominio di sé, con la propensione a non banalizzare e svilire l’atto sessuale, a non ridurlo alla soddisfazione di un semplice appetito egoistico ecc. ecc.
Ora questa castità, che nel pensiero religioso cattolico viene identificata anche con una virtù, non mi sembra sia in contrasto con la pratica sessuale, né mi sembra che dove ci sia la prima (la castità) non ci possa essere la seconda (la pratica sessuale). Anzi …
Caro Nicomaco,

ho sfogliato il famoso "Catechismo della Chiesa Cattolica" del 1992 (il testo principale, non quello riassuntivo) e, sinceramente, non ho trovato il concetto di castità che mi hai esposto se non in un brevissimo riferimento.
Il Catechismo al numero 2349 specifica l'esistenza di tre tipi di castità: quella delgli sposi, delle vedove e delle/dei vergini.
Qui la castità sponsale ha il significato tradizionale: consiste essenzialmente nell'astensione dai rapporti in determinati periodi. Quella delle vedove finisce per aderire a quella delle vergini ed è un'astensione continua.
A rigori, dunque, la castità pare sempre essere sinonimo di astensione.

Tuttavia lo stesso Catechismo, citando il Concilio Vaticano II, parla di atti sessuali tra i coniugi fatti in unione di "casta intimità" (Gaudium et Spes, 49).
Personalmente mi sembra un abuso del termine "castità" che finisce per assumere un campo semantico simile se non identico a "fedeltà".

La fedeltà, effettivamente è un'altra cosa, ossia la capacità di esprimere il proprio atto sessuale ad una sola persona vivendolo in modo integro ossia con cuore indiviso.

Comprendo ora, dunque, quale sia la radice di quanto sostieni. Rispetto il tuo punto di vista (o quello cattolico odierno) ma non lo condivido per un semplice motivo filologico d'uso di terminologie. Castità è altro da fedeltà!

Poi sempre lo stesso catechismo, qualche numero più in là, parla dell'unica via che, secondo il cattolicesimo, l'omosessuale deve praticare ed è quella della castità.

Questo, almeno, è quanto emerge dal famoso Catechismo che è riferimento ufficiale del mondo Cattolico.

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Re: GAY E MORALE

Messaggio da Nicomaco » sabato 18 agosto 2012, 10:20

Caro Pavlosss, le tue precisazioni terminologiche sono molto interessanti. Tuttavia, non mi pare un dramma se lo stesso termine viene impiegato anche dalla Chiesa Cattolica in vari documenti ufficiali con significati che sono in parte diversi e in parte sovrapponibili. Ripeto: sono d’accordo con te circa il fatto che la castità viene spesso identificata con la semplice astensione dall’unica pratica sessuale ammessa dalla Chiesa (vale a dire il coito vaginale … correggimi se sbaglio …). Però tu stesso accenni ad una castità che la Chiesa predica all’interno del matrimonio, dove la pratica sessuale è consentita. Certo si può dire che anche in questo caso la castità è pur sempre astensione dalla carne limitata a determinati periodi (e a determinati atti?). Tuttavia mi domando: non è forse vero che la castità viene dalla Chiesa (e non solo …) indicata come una virtù? Ora, mi pare difficile sostenere che questa virtù compaia e scompaia “ad intermittenza” nel contesto della relazione sponsale e cioè esista solo nei periodi in cui c’è astensione dai rapporti carnali. La virtù è non è un abito morale acquisito e permanente? Non ha a che vedere con l’atteggiamento dello spirito? Insomma ho qualche difficoltà a ritenere che per il pensiero cattolico castità = pura e semplice astensione dalla pratica sessuale. Ma sia qualche cosa di più complesso, di più ricco oltre che di positivo. Ovviamente, tutto quello che ho detto l’ho detto senza avere fatto studi specifici in proposito, ma solo basandomi su una serie di reminiscenze di insegnamenti ricevuti quando ero più giovane e di letture non specialistiche fatte. Ancora grazie per il confronto comunque.

P.S. mi resta invece qualche dubbio sul significato della castità prescritta dalla Chiesa agli omosessuali. In questo caso la mia impressione è che la castità sia veramente un semplice "paletto" che con la castità come valore ha poco a che fare.
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Re: GAY E MORALE

Messaggio da pavlosss » sabato 18 agosto 2012, 16:40

Nicomaco ha scritto: Insomma ho qualche difficoltà a ritenere che per il pensiero cattolico castità = pura e semplice astensione dalla pratica sessuale. Ma sia qualche cosa di più complesso, di più ricco oltre che di positivo. [...]
P.S. mi resta invece qualche dubbio sul significato della castità prescritta dalla Chiesa agli omosessuali. In questo caso la mia impressione è che la castità sia veramente un semplice "paletto" che con la castità come valore ha poco a che fare.
Sta di fatto, caro Nicomaco, che la castità è ritenuta una prassi di astensione sessuale la quale, per uno sposato, è fatta intermittentemente (associandola pure al digiuno quaresimale in Oriente). Questa è la prassi tradizionale, che si sia d'accordo o no (ora stiamo semplicemente facendo delle descrizioni).

La castità non è mai stata contata tra le virtù, semmai tra i voti (e solo in questo caso assume un carattere permanente). La castità è il frutto dell'integrità di spirito (sempre secondo la prassi tradizionale): se uno ha uno spirito retto e integro può praticare la castità, non viceversa. La rettitudine e l'integrità possono essere delle virtù. Uno può essere sempre retto e integro anche se non sempre pratica la castità.

Per quanto riguarda gli omosessuali la cosa si fa veramente pesante, se si sta ad un certo pensiero tradizionale. In pratica è come se ti monacassero forzatamente, dal momento che richiedono la castità continua. E' un pensiero che mi trova discorde perché non tutti gli uomini sono portati per questo tipo di scelta e, anzi!, direi che lo possono fare relativamente pochi.

Mi permetto di segnalare, a tal proposito, un interessante intervento di Vito Mancuso (teologo cattolico un po' critico) nei riguardi dell'omosessualità.

Il link è il seguente: http://www.divshare.com/download/17210075-0cc

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