GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
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progettogayforum
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GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da progettogayforum » domenica 26 dicembre 2010, 14:46

Questo post è dedicato ai ragazzi per i quali l’accettazione della propria sessualità gay come normalità è stata ed è tuttora problematica. Cercherò di chiarire i meccanismi con i quali la repressione esterna della sessualità gay si interiorizza e genera insicurezze e conflitti interiori.
Parto da un presupposto che è un po’ la somma delle esperienze maturate in Progetto Gay, tutti, ma in particolare i ragazzi giovani, hanno bisogno di vivere una dimensione relazionale-affettiva gratificante, che è la base su cui poggia la vita affettiva e sessuale adulta. Questa dimensione relazionale-affettiva dovrebbe svilupparsi all’interno della famiglia attraverso un volersi bene che sia primario, indefettibile, non collegato ad alcuna condizione. Se questo volersi bene si realizza i ragazzi hanno modo di crescere con dei punti fermi di tipo affettivo, con delle certezze, e di sviluppare se non un dialogo, che non è sempre facile, almeno un rapporto di rispetto e di affetto con i propri genitori. Accade purtroppo che alcuni genitori non siano realmente capaci (non sempre per loro colpa) di costruire e di mantenere un rapporto affettivo con i figli. Tutto questo non è collegato in alcun modo al livello culturale dei genitori. Ci sono genitori coltissimi, anche in questioni di psicologia, che mancano di una carica affettiva adeguata nei confronti dei figli, che prima che amarli e accettarli li giudicano, costruiscono su di loro aspettative e pongono condizioni per concedere il loro affetto e ci sono genitori che non hanno mai letto un libro di psicologia ma che sono istintivamente capaci di trasmettere con un abbraccio una carica affettiva fortissima. L’esigenza di contatto affettivo non si ricuce al solo ambiente familiare ma è la molla di fondo della vita “vera” delle persone. Un contatto affettivo vero è una spinta fortissima verso la vita, ma spesso accade che per un malinteso senso del pudore non si parli di queste cose e le si metta al margine.
L’educazione affettiva e sessuale, non è mai precettistica ma imitativa. Ciò che si interiorizza realmente sono i comportamenti che si osservano da vicino nell’ambiente familiare, è quella la vera educazione affettiva. Vedere i genitori che si scambiano una carezza o un sorriso, che manifestano rispetto l’uno per l’altro, che coinvolgono i figli in una dimensione affettiva calda, in cui si può dire “ti voglio bene!” senza timore che la frase sia considerata stupida, fa stare bene i ragazzi, li fa sentire in un ambiente sereno, vicino a genitori che li amano.
Ci sono dei momenti in cui però scattano tra genitori e figli meccanismi che non hanno nulla a che vedere con l’affettività. Alcuni genitori non pongono sempre e comunque al primo posto il rapporto affettivo con i figli ma lo subordinano ad alcuni “se”. In qualche modo questi genitori non amano i figli in quanto tali ma li amano in quando soddisfano dei requisiti e trasmettono loro in questo modo inconsciamente una scala di valori attraverso una serie di ricatti affettivi. Un campo tipico in cui si realizzano questi meccanismi sono gli studi e in particolare la scelta della facoltà universitaria in cui il genitore lascia “libero” il figlio ma gli suggerisce che lui preferirebbe la scelta di una particolare facoltà, presentando quindi al figlio non la possibilità di scegliere in modo incondizionato ma solo la possibilità di dire di no a quella che ai genitori appare coma la scelta migliore. Spesso la scelta proposta dal genitore non è neppure adeguatamente ponderata ma è per lo stesso genitore un banco di prova della sua autorità nei confronti del figlio. Un discorso analogo si realizza per i ragazzi etero quando i genitori tendono a suggerire al figlio come possibile ragazza una ragazza che i genitori ritengono adeguata, in questo sottintendendo che il figlio è immaturo e incapace di scegliere da sé. Chiaramente i meccanismi di ricatto affettivo e di risposta affettiva condizionata dei genitori si manifestano in forma dirompente nelle questioni concernenti l’orientamento sessuale dei figli. Un genitore dà per scontato che il figlio debba essere etero perché assume a modello la propria sessualità, è socialmente condizionato e non ha la più pallida idea di che cosa significhi essere gay. Su questa base un discorso serio con i figli su tematiche concernenti l’orientamento sessuale non solo è impossibile ma rischia di diventare uno scontro di principio. Se manca alla base del rapporto genitori-figli quella affettività primaria incondizionata e il genitore vive l’omosessualità del figlio come un tradimento delle proprie aspettative, le conseguenze non possono che essere negative. Spesso il rifiuto dei figli in quanto non conformi o ritenuti non conformi alle aspettative dei genitori circa l’orientamento sessuale, avviene in età molto precoce, quando il genitore vede o crede di vedere nel figlio degli atteggiamenti che considera gay. In quel momento la dimensione effettiva si interrompe e subentra la precettistica: “questo è giusto e questo e sbagliato”, “tu devi …” ecc. ecc.. Il genitore tenta di imporre al figlio dei limiti che, secondo lui, potrebbero risposarlo sulla buona strada. Spesso i figli, tanto più se giovanissimi, non si rendono neppure conto che le imposizioni che subiscono da parte dei loro genitori sono manifestazioni di omofobia (“non puoi andare in giro così, sembri un frocio!”). Diciamo pure che in questa fase il genitore coltiva ancora la speranza di orientare la sessualità dei figli correggendo una serie di comportamenti esterni. Vorrei sottolineare che in genere i genitori che hanno dubbi sulla sessualità dei figli evitano di parlare di omosessualità in modo serio e si limitano all’uso di espressioni di condanna per principio e senza appello e parlano con il figlio dando assolutamente per scontato, anche se sono convinti del contrario, che il figlio sia etero e anzi lo incoraggiano a farsi una ragazza. Questi meccanismi scattano molto presto e agiscono su ragazzi di 13-14 anni che, in questo modo, vedono come unica sessualità possibile quella etero. C’è ancora un’altra cosa fondamentale, questi ragazzi che ormai non hanno più un vero dialogo con i genitori si trovano in condizioni di carenza affettiva e quando si avvicinano a una ragazza cercano di instaurare con quella ragazza un rapporto affettivo vero. Questo significa che tra una ragazza etero adolescente ma anche 16/18enne e un ragazzo gay adolescente ma anche 16/18enne possono crearsi rapporti affettivi importanti che tuttavia non sono simmetrici, per la ragazza si tratta di un’affettività che ha una valenza sessuale, per il ragazzo si tratta di un rapporto in cui la sessualità non entra o entra poco, e qui cominciamo gli errori e le forzature. Il ragazzo dice “io la amo profondamente”, dice la verità ma si riferisce a una dimensione affettiva e non sessuale, percepisce che la ragazza vorrebbe da lui anche un contatto sessuale ma non si sente spontaneamente portato a corrispondere a quella richiesta, si sente inadeguato e vive il suo voler bene alla ragazza con un disagio profondo. Talvolta le esigenze affettive sono talmente forti che la presenza dell’erezione nei momenti di intimità con la ragazza viene letta come un segno di chiara eterosessualità o almeno di bisessualità. Va tenuto presente che i ragazzi gay che vivono queste esperienze, salvo che non si tratti di omosessualità latente e quindi non cosciente, vivono comunque in parallelo una sessualità masturbatoria gay e spesso fanno molto uso della pornografia ma lo fanno con profondi sensi di colpa, proponendosi spesso di resistere alla loro sessualità gay in nome dell’amore verso la ragazza alla quale sono disposti a sacrificare la loro sessualità in ragione del calore affettivo che la ragazza può dare loro. Questi ragazzi sono del tutto soli e abbandonati a se stessi, non possono affrontare con nessuno un discorso realistico che riguardi la loro sessualità e oscillano tra la pornografia gay e l’affettività sublimata nei confronti della ragazza. Non è raro il caso che un ragazzo arrivi, per non perdere la ragazza, ad avere contatti sessuali con lei ma si tratta di autentiche forzature perché la vera sessualità di questi ragazzi resta la sessualità masturbatoria gay che però è vissuta come una degradazione e un qualcosa che deve essere assolutamente evitato, anche se di fatto non è possibile evitarla. Ecco come la repressione della sessualità gay si trasforma in auto-repressione e in senso di inadeguatezza e di marginalità. Un ragazzo gay che cresce in queste situazioni faticherà molto a considerare normale la sua sessualità per due diverse ragioni, la prima è l’abitudine a considerarla una cosa da combattere e la seconda è la prevalenza dei modelli della pornografia e la conseguente abitudine a separare affettività e sessualità. Per questi ragazzi è già difficile accettare una sessualità fisica gay senza sensi di colpa ma è certamente molto più difficile pensare di vivere verso un ragazzo una vera forma di innamoramento che unisca la dimensione affettiva con quella più specificamente sessuale. È necessario rendersi conto della realtà, della quotidianità dell’essere gay, della compresenza necessaria di elementi affettivi e sessuali per costruire una rapporto profondo. Uscire dal condizionamento operato dalla repressione della omosessualità non è facilissimo, si tratta di ristrutturare la propria personalità sulla base di una sessualità gay che non deve essere più vista come un elemento negativo ma come un valore. Da qui la paura di essere gay, che deriva proprio dalla non conoscenza della realtà gay e dalla sua errata identificazione con tutto ciò che viene presentato come gay. Nel superamento della paura di essere gay un peso notevolissimo hanno le amicizie gay che possono creare un clima affettivo e di dialogo che permetta ad un ragazzo si sentirsi bene, di sentirsi a suo agio con degli amici gay. L’essere gay, se è vissuto come una cosa seria, coinvolge l’affettività profonda delle persone e permette di vivere una vita di alto profilo morale che può dare grandissime soddisfazioni.

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kikko
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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da kikko » domenica 26 dicembre 2010, 21:36

...e se uno è bisex?

Alyosha
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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da Alyosha » lunedì 27 dicembre 2010, 10:53

Kikko: E se uno è bisex è due volte sex(y) :lol: ... Scusa la battuta in realtà mi rendo conto che per quanto possa sembrare il contrario, per un bisex è tutto molto più complicato.

Le cose che scrive project sull'argomento mi lasciano invece sempre a bocca aperta, sembrano la fotocopia delle cose che mi sono successe. Avevo sempre avuto paura che fossi attratto dai ragazzi per via dei problemi relazionali che avevo in famiglia. Non ho mai pensato che forse le cose stanno esaattamente al contraio, ovvero, che ho cominciato ad avere problemi relazionali quando, sopratutto mio padre, ha cominciato a sospettare che fossi diverso e a cercare di cambiarmi, grosso modo come spiega Project nel suo commento....

barbara
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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da barbara » martedì 28 dicembre 2010, 11:45

L'analisi di Project è davvero illuminante. E' molto vero ciò che dice a proposito dell'affetto dei genitori nei confronti dei figli. Non è qualcosa che possa dipendere dalla loro istruzione , ma semmai dal rapporto affettivo che a loro volta hanno avuto come figli. Ci sono persone che , pur avendo avuto genitori molto anaffettivi, riescono poi nella vita ad esprimere la loro affettività ; forse incontrano la persona giusta, forse sono molto determinati a recuperare l'amore che non hanno avuto, chi lo sa?
Ma ci sono persone che , pur avendo subito come figli un certo tipo di rapporto e pur facendo del proprio meglio per essere dei genitori migliori di quelli che hanno avuto , inconsapevolmente ripercorrono gli stessi o analoghi errori. Non se ne rendono conto, perchè in genere la carenza di attenzioni che hanno subito non è paragonabile a quella che agiscono nei confronti del figli. Dunque in un certo senso è vero che danno ai figli molto più di quanto hanno a loro volta ricevuto. Il problema è che questo affetto spesso non basta comunque. E poi ogni figlio è diverso. Ogni bambino ha la sua sensibilità : ci sono bambini facili per un adulto e bambini più difficili .
Certi bambini impongono la loro personalità , si fanno sentire, sin da piccolissimi , altri si adattano .
Quando un genitore che ha difficoltà affettive incontra un bambino "impegnativo" è lì che poi si creano le maggiori difficoltà.
Etero , gay o bisex, non cambia . Quel bambino non si sente riconosciuto per quello che è. Logicamente , se non si è sentito abbastanza amato, potrebbe avere qualche diffidenza in più verso il mondo che lo circonda. E' del tutto naturale che da grande tema di innamorarsi o che viceversa diventi possessivo nei confronti della persona che ama. Dovrà fare un pò di esperienze positive per convincersi che lui, esattamente come gli altri, è una persona che si merita di essere amata così com'è. E , se saprà entrare in contatto con se stesso, scoprirà che la sua infanzia non gli ha lasciato solo qualche difficoltà, ma anche una maggiore sensibilità o una maggiore creatività.
Spesso le persone più tormentate sono anche le più interessanti. Per forza: hanno dovuto lottare per emergere.

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davide
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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da davide » sabato 8 gennaio 2011, 14:24

questo post sembra che sia stato scritto apposta per me.In tutto quello che dice project mi ci ri trovo,ogni singola espressione,ogni singola parola.
Io purtroppo credo di non aver mai voluto da parte mia creare un rapporto affettivo con i miei genitori,nulla di spontaneo in questo senso.La mia famgiglia è un totale sfacelo, i miei sono separati e non fanno altro che farsi la guerra.Mio padre è del tutto assente e non si è mai preoccupato di me.mia madre cerca di instaurare da sempre un rapporto con me ma a me non basta,non riesco con lei ad essere sincero e me stessso.Mi ritrovo ad interpretare una parte,a recitare.Forse la colpa è proprio mia......ma sento che tra di noi manca qualsiasi base affettiva......è vero anche l'imposizione indiretta della facoltà.....afferma che io sia libero di scegliere ma in verità so bene che ci sono alcune scelte che non accetterebbe mai.Non me lo direbbe mai ma lo so già.Io non ho scelta,non ho via di fuga e mi sento chiuso in una gabbia d'oro.Credo che sappiano di me più gli aici che i miei genitori anche se anche il rapporto che ho con loro non riesce a darmi una soddisfazione(sembra brutto detto cosi).Mi sento incompleto,privo di un appoggio solido e resistente su cui fare affidamento.La mia vita affettiva è allo sbando più totale,quasi inesistente......e questo fa un saccco di male..........Non posso essere me stesso con nessuno perche tutti si aspettano che facccia quello che loro si sono sempre aspettati da me.IO NON SONO IO,IO SONO L'ALTRO.......

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barbara
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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da barbara » sabato 8 gennaio 2011, 15:36

Caro Davide, sei molto giovane e dunque hai tutto il tempo che vuoi per capire qual'è la tua strada e iniziare a percorrerla.
Non c'è catena, non c'è sbarra che possa fermare un ragazzo che insegue i suoi sogni. Per quanto i genitori possano sembrare condizionanti, alla tua età già non è poco il potere di cui si dispone. Certo può capitare di perdere la fiducia e la forza di reagire. Allora bisogna raccogliersi in se stessi e cercare di fare chiarezza , riuscire a distinguere fra questo "altro " che dici tu e il nostro io più autentico . E' un percorso lungo , che ci accompagna per tutta la vita, quello di far emergere il nostro daimon , il compito cui siamo chiamati , il destino che più di ogni altro ci fa sentire realizzati .
Sei un ragazzo sveglio e sai guardare lontano.
Ora ti senti ingabbiato e non è facile guardare con affetto chi , secondo te, ti impedisce di volare. Forse quando sarai riuscito a compiere anche qualche scelta di testa tua , sfidando il parere degli altri, ti sarà più facile sentirti più sereno con i tuoi genitori .
Continua così. :)
Un abbraccio
barbara

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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da davide » sabato 8 gennaio 2011, 18:18

Come sempre voi sapete come mettermi di buono umore e di incoraggiarmi.Che farei senza di voi? ahahahah
io i miei sogni ce l'ho come tutti e non è giusto che gli atri ci tappino le ali e ci impediscano di realizzarli per quanto folli e alcune volte insensati.mi ricordo di una frase molto bella:è quando smettiamo di sognare che iniziamo a morire.
I sogni sono tutto perchè sono una parte di noi e del nostro io.Essere genitori è difffcile e molto complicato,lo immagino naturalmente perche da figlio non ne posso essere sicuro al 1oo %.Però in fondo ognuno di noi è un genitore,genitore di se stesso.Ognuno di noi deve badare a se e deve assumersi le sue responsabilità.alcune volte non ci piacciamo per uqello che siamo ma perchè viviamo in contesto sociale cosi rigido e chiuso dove anche la più piccola differenza è vista strana.......accettare di essere gay si presenta come un trauma e come ha detto project molti tentano di negarlo cercando di forzarsi.è sbagliato reprimersi perche ci faccciamo ulteriore male.Detto da me che fa ancora fatica è veramente ridicolo però sono convito di quello che dico anche se non lo metto in pratica.

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Alyosha
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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da Alyosha » sabato 8 gennaio 2011, 21:41

Davide anche a me i post di Project mi lasciano sempre sconvolto. Sembrano radiografie della coscienza non è vero? :lol: Ti dedico questa canzone, m'è venuta in mente leggendo della tua famiglia (anche la mia è molto complessa, non sono divorziati, ma forse avrebbero fatto meglio a farlo).
http://www.youtube.com/watch?v=rzTfKb-3dpE
Pensa sempre "IO SONO IO e questa (IO) è casa mia :).

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davide
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Re: GAY E REPRESSIONE INTERIORIZZATA

Messaggio da davide » sabato 8 gennaio 2011, 22:04

Molto carina la canzone.Secondo me cmq project ci spia sennò non si spiega come fa a sapere tutte queste cose di noi aahahahaha.Non scherzi a parte è davvero illuminate e mi aiuta(ci aiuta) con i suoi consigli.

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