IL SENSO DELL'AMORE GAY

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
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progettogayforum
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IL SENSO DELL'AMORE GAY

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 16 marzo 2011, 1:15

Caro Project,

sono fortunati quei ragazzi che, trovando questo tuo sito, possono
confortarsi e capirsi. Non è facile aprirsi e parlare di se stessi,
neppure oggi dove, sembra, moltissime cose siano rese più semplici.
Oramai sono sulla quarantina e, quindi, ho un certo vissuto alle
spalle. Quando m’accorsi d’essere omosessuale non c’erano tutti i
mezzi informatici, le chat, le possibilità di confronto odierne. Di
conseguenza, vissi il mio dramma in silenzio, all’interno d’una
famiglia tutto sommato serena e con i suoi valori che io non volevo né
potevo mettere in crisi, in una cittadina provinciale abbastanza
piatta e fin troppo tranquilla. All’inizio, per la verità, non lo
coscientizzai. La scoperta della sessualità fu abbastanza precoce e mi
travolse senza ch’io me ne potessi rendere bene conto. Era l’ultimo
anno delle elementari e il primo delle scuole medie. Ricordo l’affetto
particolare che portavo verso il mio maestro, un giovane uomo gentile
e affabile. Indubbiamente provavo attrazione nei suoi confronti. Solo
dalla seconda media mi resi conto che questo mio orientamento avrebbe
caratterizzato la mia vita, per tutta la sua durata e la cosa, pian
piano, mi deprimette. Ad un certo punto m’accorsi che ero in
un’immensa crisi davanti alla quale mi sentivo assolutamente
disarmato. Indubbiamente ciò che l’alimentava era l’idea di “come”
avrebbero reagito gli altri – genitori e amici – nel caso in cui
avessero saputo di me. Rifuggivo dal cercare aiuto, men che meno lo
volevo dalla famiglia alla quale nascondevo attentamente il mio
dramma. Così, rimasi totalmente isolato e arenato: non cercavo amici
che potessero aiutarmi, ancor meno degli amori che mi avrebbero
costretto ad affrontare il mio problema. Mi chiusi in un mondo ideale,
che mi diede l'illusione di dimenticare la mia realtà e i miei
bisogni, una specie di “mondo delle favole” che attutiva, come un
analgesico, la mia sofferenza psicologica. Fu così che, verso i
diciassette anni, mi avvicinai alla religione. Dal grande “bagaglio”
ch’essa fornisce, tirai fuori quello che mi serviva in quell’istante:
l’identità d’un uomo puro, lontano dai bisogni degli uomini comuni,
come se fossi magicamente divenuto una sorta d’angelo. Iniziai a
rifrequentare gli ambienti di chiesa, lasciati nell’infanzia, con lo
scopo egoistico di sentirmi non solo meglio ma, pure, il migliore.
Tuttavia, il mio aspetto “carnale” non spariva, era lì, anche se
trascurato e, in certi momenti, pure disprezzato. Non potevo svestirmi
della mia carne come se fosse stata un abito e questo m’indispettiva!
Da parte sua, il corpo si fece sentire: soffriva, lanciava evidenti
segnali di disagio! Forse la cosa sarebbe ulteriormente peggiorata
finendo in una specie di disturbo psicosomatico se non mi fosse
successo qualcos’altro.
Il mio primo amore mi levò da questa situazione di stallo senza che
lui se ne fosse reso conto. Lo incontrai in un momento imprevisto, in
una realtà totalmente imprevista: un’ istituzione religiosa!
La storia con questo ragazzo fu piuttosto breve e tormentata ma fu
sufficiente ad aprirmi delle porte e delle finestre nell’animo, fino
ad allora ben chiuse. Da allora non fu più come prima: iniziai a
guardare bene in faccia la mia omosessualità e ad accettarla
progressivamente. Tutto questo iniziò a rincentrare la mia
personalità, a renderla più armoniosa ed equilibrata. Notai che pure
il mio sguardo cambiò: da selvatico e diffidente, divenne sereno,
rappacificato.
Ma quanti anni dedicati apparentemente a “niente”, quanto tempo
impiegato a fuggire da se stessi!

Caro Project,
ti scrivo questo perché penso possa servire a tutti quei ragazzi che
sono tentati a non guardarsi dentro, a non prendere seriamente in
considerazione la loro realtà, a costruirsi immagini alternative,
idealizzate, irreali, per non affrontare la loro vita. Io per alcuni
anni l’ho fatto e mi rendo conto che ho perso molto tempo inutilmente.
Non sono il tipo che crede sia lecito fare tutto quello che ci salta
per la testa, ma non penso neppure che ci si deve negare fino al punto
da soffrire o da mummificare il proprio animo. La vita è fatta per
essere amata e per amarla in un’altra persona o nelle persone in
generale. Solo assieme a qualcuno che ci ama si cresce e, in
definitiva, si vive.

Ti ringrazio cordialmente per la tua ospitalità.

Alyosha
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Re: IL SENSO DELL'AMORE GAY

Messaggio da Alyosha » mercoledì 16 marzo 2011, 10:15

Quanto è bello questo post. Sono proprio delle belle considerazioni. Tocca temi molto importanti e delicati
Fu così che, verso i diciassette anni, mi avvicinai alla religione. Dal grande bagaglio”ch’essa fornisce, tirai fuori quello che mi serviva in quell’istante: l’identità d’un uomo puro, lontano dai bisogni degli uomini comuni, come se fossi magicamente divenuto una sorta d’angelo.
La nostra condizione vive uno stato di sciossione che pare non potersi conciliare (e mi pare proprio questo il vizio oscuro della concezione della susseualità cattolico-cristiana). Vengono concepiti gli estremi come assoluto bene puro spirito e assoluto corpo (il peccato della carne). Solo la procreazione dove si ripete in piccolo l'atto creativo di Dio pare poter riconciliare questi due estremi per un piccolo istante e comunque in un terzo soggetto (e quindi di nuovo fuori da me). Pare non poter esserci apce in questa visione, che la scelta comporti una perdita di qualcosa, quando invece l'amore non è mai stato scisso in sé. Pare non ci siano opportunità tra la "castità" e la perdizione dei sensi e per i gay cui non esiste un modo casto di realizzare se stessi, pare non doverci essere altra scelta, che essere o per sempre castrati o per sempre dannati. Questa visione ce la portiamo dentro anche quando la rifiutiamo perché è scritta tra le lettere della nostra coscienza. Mi pare invece che tutti noi, in quanto persone, abbiamo bisogno di conciliare mente e corpo e farli camminare assieme. Non esiste un modo diverso di amare che non sia spirituale e carnale assieme, a meno che non si ami per l'appunto un puro Spirito, l'essnza vuota di ogni perfezione, l'Onniscenza, l'Onnipotenza e la Bontà infinità. Vedo troppi ragazzi perdersi negli estremi opposti (non solo i gay veramente) o tra l'eccesso di una vita dissacrata, atei perennemente in guerra o al contrario supinamente fedeli, repressi e inibiti. Sento che qualcosa comunque vada comunque si perda ed è un vero peccato (questo si che lo è)
Non sono il tipo che crede sia lecito fare tutto quello che ci salta per la testa, ma non penso neppure che ci si deve egare fino al punto da soffrire o da mummificare il proprio animo. La vita è fatta per essere amata e per amarla in un’altra persona o nelle persone in generale. Solo assieme a qualcuno che ci ama si cresce e, in definitiva, si vive.
Ecco questo lo condivido assolutamente. Almeno è il modo con cui intendo io approcciarmi alla mia omosessualità. Un abbraccio a chiunque abbia scritto questo post. Sarai proprio una gran bella persona!

guy21
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Re: IL SENSO DELL'AMORE GAY

Messaggio da guy21 » mercoledì 16 marzo 2011, 16:18

anche io dico che bel post veramente! facci compagnia se vuoi, che sei ben accetto! grazie per il post e per regalarci la tua speranza e il tuo ottimismo! grazie!

Torrismondo
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Iscritto il: sabato 12 febbraio 2011, 15:52

Re: IL SENSO DELL'AMORE GAY

Messaggio da Torrismondo » giovedì 24 marzo 2011, 14:36

progettogayforum ha scritto:Ma quanti anni dedicati apparentemente a “niente”, quanto tempo impiegato a fuggire da se stessi!Caro Project,
[...]
Non sono il tipo che crede sia lecito fare tutto quello che ci salta
per la testa, ma non penso neppure che ci si deve negare fino al punto
da soffrire o da mummificare il proprio animo.
La vita è fatta per
essere amata e per amarla in un’altra persona o nelle persone in
generale. Solo assieme a qualcuno che ci ama si cresce e, in
definitiva, si vive.
Quoto totalmente tutto, in particolar modo quello che ho posto in grassetto anche perché ho capito che "mummificare il proprio animo" non serve a nulla e non ti difende dalle tue paure, anzi, te ne crea.
Ti ringrazio per la tua testimonianza che sicuramente farà riflettere e aiuterà.
Velle parum est: cupias ut re potiaris oportet (Ov. Ex Ponto I 1, 35)

nate
Messaggi: 14
Iscritto il: lunedì 4 aprile 2011, 20:29

Re: IL SENSO DELL'AMORE GAY

Messaggio da nate » lunedì 9 maggio 2011, 21:13

veramente bellissimo questo post
Mi chiusi in un mondo ideale,
che mi diede l'illusione di dimenticare la mia realtà e i miei
bisogni, una specie di “mondo delle favole” che attutiva, come un
analgesico, la mia sofferenza psicologica.
anch'io lo feci: solo nella mia testa ero felice, avevo attorno chi volevo, le cose andavano nel verso giusto, ma negli sprazzi di realtà a cui ero costretto dalla vita sentivo un vuoto profondo e paralizzante; ero veramente incapace alla vita.
Notai che pure
il mio sguardo cambiò: da selvatico e diffidente, divenne sereno,
rappacificato.

quando guardo delle foto recenti, noto dei sorrisi simili a quelli che avevo verso i 10-11 anni, ma che mi avevano abbandonato per tutta l'adolescenza, sorrisi che fingevo veramente male e che invece ora sono naturali; accettarmi e essere accettato mi ha dato finalmente serenità d'animo
La vita è fatta per
essere amata e per amarla in un’altra persona o nelle persone in
generale.
si commenta da sola, davvero molto poetica, complimenti :D
ogni uomo mente ma dategli una maschera e sarà sincero
Oscar Wilde

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