ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
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progettogayforum
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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da progettogayforum » sabato 29 ottobre 2011, 13:01

Beh, una cosa mi viene da dire, la doppia vita non è una finzione o un inganno, è una necessità. Non è una maschera ma un modo per trovare uno spazio privato, dato che in certe situazioni uno pubblico è impossibile averlo. Capisco il guardare alla vita degli altri, ma mi viene da pensare che spessissimo i gay guardano alla vita degli etero del tutto dall’esterno e non si rendono conto che è difficile anche essere etero, i problemi sono diversi ma ci sono, sentirsi all’inferno e considerare gli etero in paradiso non è realistico. Concordo pienamente sulle amicizie, se sono amicizie vere, gay o etero dovrebbe contare poco, ma è pure vero che un etero inevitabilmente non può vedere i problemi dei gay dall’interno, quindi le amicizie gay serie un peso importante ce l’hanno. E poi si guarda al futuro … certo può non essere entusiasmante ma ai miei tempi non c’erano nemmeno le possibilità che ci sono adesso, nemmeno per avere amici gay, era il deserto, adesso la solitudine è comunque relativa e poi c’è un’altra questione, ma siamo sicuri che la vita di coppia sia sempre come uno se la sogna? Anche tra gli etero circa il 50% dei matrimoni va ufficialmente in fallimento e quelli che vanno avanti per inerzia sono molti. Anche moltissimi etero si sono pentiti di scelte di coppia che pure hanno fatto con entusiasmo, almeno all’inizio. Voglio dire che la scelta di coppia è una eventualità possibile ma non indispensabile e che può comportare a distanza di tempo parecchie sorprese. Sognare la coppia gay e il matrimonio gay quando non c’è è comprensibile, ma dove c’è si comincia a sognare il divorzio gay.

tatos76
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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da tatos76 » sabato 29 ottobre 2011, 13:42

Diciamo che si scrive, si usano parole, si ha in testa il proprio vissuto...quindi il discorso della maschera era riferito a come avverto io alcune situazioni (Qualche esempio 'ma quando ti sposi', 'ma hai la ragazza' e lì a doverti chiedere 'ed ora che rispondo' o a domandarti 'ma loro che pensano di me').

Si guarda al modello etero forse perchè è quello che si desiderava...ma si hanno fin troppi esempi di cose che non vanno nelle coppie etero.

Per il resto, beh alla coppia mi piacerebbe pensarci ma mi mancano proprio le basi. Ad un discorso di coppia forse ci si può arrivare quando si è in pace (un pochino) con se stessi e si ha facilità ad inserirsi in un contesto gay.

Alla fine si può finire per ritrovarsi in solitudine e non capire nemmeno come ci sei arrivato in quello stato. O forse ci rifletti, lo capisci, e ti dici 'chi è causa del suo male...'
Ho fatto un patto sai. Con le mie emozioni. Le lascio vivere. E loro non mi fanno fuori. (Vasco)

Alyosha
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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da Alyosha » sabato 29 ottobre 2011, 13:58

Caro Project confesso che nei fatti ho una certa difficoltà a seguire il tuo ragionamento. Il problema serio comincio a vederlo chiaramente. Purtroppo penso si possa tenere una doppia vita come dici tu, quando uno si rende invisibile in un contesto, cerca di farsi notare il meno possibile. Passando inosservato esiste qualche possibilità che nessuno si preoccupi di te. Ma chi come me si mette continuamente al centro dell'attenzione come fa? La gente si accorge che non ho una ragazza, che non ne cerco. Nel frattempo mi vede sempre in mezzo a ragazzi. Io devo farmi la mia vita devo pormi il problema di cosa pensano gli altri? Ed è giusto? Come faccio a vivermi una storia serenamente se io stesso non mi inserisco in un contesto di normalità? Dovremmo vederci di nascosto come fanno gli amanti? E poi uscire sempre da soli? Dovrei uscire con gli amici miei senza che ci sia lui? Ma a me andrebbe farlo entrare nel mio mondo, fargli conoscere le persone cui voglio bene e che mi vogliono bene. Sarebbe come escluderlo da una parte della mia vita e non mi va. Come si fa a vivere così? Se avessi delle colpe allora avrebbe senso nascondersi, ma a me bastano già quelle che mi hanno messo addosso. E' chiaro che non sento l'esigenza di scambiarmi effusioni in pubblico, ma si vede se due persone sono più di amici, si vede e basta. Che dovrei fare? Se esco in comitiva pormi costantemente il problema di chi sta uscendo con noi? Insomma una storia è davvero già un miracolo se uno riesce a costruirla in modo serio. Bisogna sul serio porsi questo carico di stress addosso? Come si fa a non farlo capire? Nessuna delle persone che frequento è omofoba. I miei di fatto lo sanno. Perché devo continuare a nasconderlo? Perché non posso semplicemente né negarlo, né confermarlo? Fra i denti un certo "me ne frego" comincia ad uscire.
Tanto la gente parlerà comunque, su di me l'avranno pensato mille volte senza che tra l'altro ai tempi sapessi nulla io e non succederà mai che qualcuno ti venga a dire "ma sei gay?" e si offra disponibile a parlarne. La voce circolerà alle tue spalle e davanti a te faranno finta di nulla... Non posso fare finta di nulla pure io? Insomma questi i mille interrogativi che per adesso mi ronzano in testa...

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progettogayforum
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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da progettogayforum » sabato 29 ottobre 2011, 15:37

Ciao boy-com,
finché è possibile venire allo scoperto senza rischi seri ok, ma qualche volta non si può. Mi ha fatto riflettere una cosa che mi ha detto un ragazzo, quando io gli dicevo che i ragazzi del progetto nessuno li identifica come gay, mi ha detto: “C’è un elemento che tu sottovaluti e cioè che sono tutti ragazzi e non ci sono ragazze e questo non è una cosa normale. Ma quale gruppo costituito per altre ragioni è fatto solo di ragazzi? Se sono tutti maschi, sempre e solo tutti maschi, è ovvio che sono gay!” Probabilmente ha ragione ma un po’ come dici tu, se qualcuno sospetta lo faccia pure. Niente esibizionismi ma nemmeno nascondersi.

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bracco
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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da bracco » domenica 30 ottobre 2011, 0:09

In quest’ultimo periodo mi è capitato di ricevere diverse e-mail da parte di ragazzi più che trentenni che hanno in pratica cercato in ogni modo di mettere da parte la loro vera sessualità imponendosi una vita almeno formalmente etero o addirittura eliminando del tutto la dimensione sessuale dalla loro esistenza e cercando di realizzarsi attraverso il lavoro. Con alcuni di questi ragazzi ho anche parlato su msn e, nonostante le differenze biografiche, tra loro si riscontrano singolari consonanze di atteggiamenti di fronte alla omosessualità.
Un elemento assolutamente costante è l’idea che la propria omosessualità costituirebbe per i genitori una realtà traumatica e inaccettabile, ragion per cui l’argomento sessualità e in particolare l’omosessualità è accuratamente evitato in ogni situazione di possibile dialogo familiare. Si tratta di ragazzi gay non solo non pubblicamente dichiarati ma, salvo rarissime eccezioni, di ragazzi che non hanno mai parlato della loro sessualità con nessuno e per questo in una situazione di stress notevole. Lamentano tutti l’assoluta mancanza di amici e un senso di solitudine desolante al limite della depressione ma nello stesso tempo covano nel profondo sogni di evasione e meditano su possibili vie d’uscita. Alla fine prevale un atteggiamento fatalistico di rinuncia, ma non di rinuncia serena, ma invece di rinuncia per effetto di una specie di costrizione inevitabile, quasi una specie di maledizione biblica.
I possibili esiti di situazioni del genere, lasciate a se stesse, sono in pratica due: o lo scivolamento progressivo verso forme di vera depressione, di totale passività e di cronica malinconia, o la ricerca esasperate e rischiosa di soluzioni improbabili del problema, tramite quelle che a una persona che non conosce realmente la realtà gay, appaiono come le uniche vie verso una realizzazione di sé, parlo dei siti di incontri, delle chat erotiche e dei locali, che per ragazzi come quelli dei quali stiamo parlando sarebbero un ulteriore e insormontabile ostacolo con tutto un seguito di sensi di inadeguatezza e di frustrazioni.
Chiediamoci innanzitutto: che visione hanno questi ragazzi più che trentenni della omosessualità? La risposta è quasi automatica: ne hanno l’immagine che è stata loro trasmessa dall’ambiente familiare, in termini di disvalore, e l’immagine trasmessa dai media, in termini di comportamenti, tra l’altro le due immagini non sembrano affatto dissonanti e il giudizio negativo sulla omosessualità di conferma ulteriormente. Da lì a dire “io sono sbagliato” il passo è breve e “se poi mi sento comunque attratto verso quel mondo mi sento ancora peggio”.
[…]
La normalità di questi pomeriggi e di queste serate per certi ragazzi è sinonimo di banalità perché questi ragazzi non cercano una forma di amicizia e basta ma sono più o meno consciamente proiettati verso l’idea di trovarsi un ragazzo, cosa che, al limite, potrebbe pure accadere, ma non è assolutamente la regola.
Caro Project....come mi riscontro PIENAMENTE in ciò che dici!!! E' LA MIA FOTOGRAFIA ATTUALE DI VITA (e credo quella anche di molti altri)...e sono all'alba dei 30 anni (ma ciò la avevo anxhe prima)!!!

Chiedo aiuto a voi ragazzi.

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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da acunamatata » domenica 30 ottobre 2011, 14:30

Ciao Project, anch'io come Bracco mi rileggo in quanto tu racconti, e sono pienamente d'accordo che il parlarne sia la miglior soluzione per fare capire a noi stessi che non siamo diversi, non siamo peccatori, ecc. Omosessualità è normalità come per un'etero, è molto difficile però per molti come me interiorizzare questo per molti fattori più che altro sociali (famiglia, gente ecc.) e ci vuole molto tempo anche se si è consapevoli di quello che si è, ma si vive dietro una "doppia vita" esclusivamente per ovviare la paura di essere discriminati o non accettati dagli altri.

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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da progettogayforum » domenica 30 ottobre 2011, 19:14

Ciao Acunamatata,
è difficile liberarsi da certi tabù, ma il problema non è quello della doppia vita in sé, che in tante situazioni non ha alternative, ma quello di considerare la doppia vita soltanto come un problema sociale esterno col quale si devono certo fare i conti per ragioni oggettive di opportunità. Quando si vive una doppia vita nella consapevolezza della oggettiva impossibilità di fare diversamente, la questione non diventa un problema interiore o una questione morale ma resta un semplice fatto di opportunità. Purtroppo invece queste cose sono vissute come problemi morali: “Io inganno i miei amici e la mia famiglia” o si trasformano in una vera rimozione di tutto ciò che riguarda la sessualità. Bisogna tenere presente che le questioni legate alla sessualità e in particolare alla omosessualità sono tabù ancora in moltissime famiglie e in moltissimi gruppi sociali, come se si trattasse di cose innominabili che possono essere al massimo tollerate se non emergono alla luce del sole, questo clima, in cui la sessualità è o mistica del matrimonio o barzelletta sconcia, non fa che mettere in mente ai ragazzi che l’omosessualità è una colpa, un vizio di cui ci si deve vergognare, trasformando un problema di intolleranza sociale in un problema interno alla coscienza individuale con la conseguente rimozione della sessualità o, in alternativa, con la prospettiva di una sessualità avvelenata dai sensi di colpa.

Ludovico
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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da Ludovico » domenica 30 ottobre 2011, 21:58

Di anni ne ho quasi 50 , per me il problema si è trasformato in una vera malattia mentale curata con psicofarmaci ormai da tanti anni:Spero in un vostro aiuto.Ciao

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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da progettogayforum » domenica 30 ottobre 2011, 22:26

Ciao Ludovico,
innanzitutto benvenuto nel forum!
Che le questioni legate al rifiuto ambientate della omosessualità possano provocare sindromi ansiose non trascurabili è un fatto che ho riscontrato più volte. Ovviamente ogni situazione ha una storia a sé e generalizzare è difficile ma la cosa fondamentale è cominciare a vedere la propria omosessualità come un valore e non come qualcosa da combattere, come un modo di amare e non come un vizio da estirpare. Il punto nevralgico della questione sta nel riconoscere alla sessualità il posto che le spetta, senza demonizzarla e senza darsene immagini distorte. La sessualità è una cosa naturale e spontanea ed è quella che è, se uno è etero è interessato alle ragazze, a mettere su famiglia ecc. ecc., se uno è gay è interessato ai ragazzi, se ne innamora e cerca di costruire la sua vita accanto a un ragazzo, cosa che non ha nulla di patologico, anche se è pur vero che i pregiudizi esistono eccome e i gay finiscono irrimediabilmente per interiorizzarli. A quasi 50 anni si può essere gay? Certo! Se uno è gay non è questione di età, lo è e basta. Ma a quasi 50 anni un gay può vivere una vita soddisfacente? Certo che può, naturalmente non è un ventenne e far finta di esserlo sarebbe la peggiore scelta, ma uno della tua età può avere amici gay seri, si può confrontare con loro e potrebbe anche costruirsi una storia importante, ma tutto questo è possibile se si riconquista l’idea di gay come valore. Quando si parla di orgoglio gay non si dovrebbe pensare subito al gay pride ma al sentirsi fieri di essere quello che si è. Ho conosciuto ragazzi gay di tutte le età e fra di essi ho trovato degli esempi di dignità e di altruismo che non ho trovato da nessun’atra parte.

Ludovico
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Re: ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

Messaggio da Ludovico » domenica 30 ottobre 2011, 22:48

Io vivo nella provincia della realtà siciliana e mi trovo davvero in enorme difficoltà:Come dici tu mi butto capofitto nel lavoro ma poi vivo la mia vita come da sdoppiato, da pochi giorni ho comprato un PC nuovo e cerco aiuto nella rete, per come ci riesco , abito insieme a mia madre anziana, non riesco a costruire una relazione, non riesco a curare i contatti, vivo con enormi sensi di colpa la sessualità, limitata alla masturbazione, mi è sempre mancata una figura maschile di riferimento mentre ho avuto una mamma dominante.
Prendo dei farmaci che cercano di stabilizzare l' umore , insieme ad antidepressivi e sedativi.

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