GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
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GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da progettogayforum » venerdì 3 febbraio 2012, 17:10

Questo post mira ad illustrare le cause ed i meccanismi del rifiuto della omosessualità da parte di ragazzi che sono o sono stati pienamente consapevoli di essere gay. “Sì io sono così, ma non voglio essere così!”. Il rifiuto della omosessualità sintetizzato in questa frase si presenta come un atto volontario e libero di scelta ma la realtà è del tutto diversa. La repressione familiare e sociale della omosessualità ne impedisce ogni libera manifestazione al punto che la coscienza familiare e sociale finisce per sostituire la coscienza individuale nella motivazione delle scelte, fino a portare un ragazzo a rinunciare ad avere la sua coscienza personale pur di non essere espulso del gruppo.

Esaminiamo separatamente i rapporti interpersonali che portano alla abdicazione alla coscienza individuale. Partiamo dall’ambiente familiare. “Odio i miei genitori perché se sono gay è colpa loro! Mi hanno sempre assillato con l’idea di avere una ragazza e così mi hanno portato a pensare che stare con una ragazza fosse un dovere e ho finito per odiare perfino l’idea di stare con una ragazza, ma se loro non si fossero impicciati non sarebbe stato così. Avevo un amico e gli volevo bene, ma hanno cominciato a dire che non dovevo uscire con lui ma con una ragazza, che quel ragazzo mi avrebbe portato sulla cattiva strada, e io, pur di fare il contrario di quello che volevano loro, con quel ragazzo ho passato tantissimo tempo. È cominciato tutto così, alla fine per me c’era solo quel ragazzo”. Chi scrive queste parole rimprovera i genitori di essersi intromessi pesantemente nella sua vita privata apparentemente proponendo ma sostanzialmente tentando di imporre dei valori che avrebbero portato di conseguenza “per reazione” verso l’omosessualità. Come si vede, questo ragionamento mira alla ricerca di “colpe” che avrebbero portato alla omosessualità. In realtà, però, gli elementi centrali del discorso restano due “l’omosessualità è un male”, “l’omosessualità è la conseguenza di comportamenti sbagliati”. Queste due ultime affermazioni sono il segno che i valori della morale familiare e sociale sono stati profondamente interiorizzati e in pratica la sola reazione che si verifica consiste nel dire ai genitori: “La colpa non è mia ma vostra!” Ma l’idea che l’omosessualità sia una male è talmente interiorizzata che il figlio arriva ad odiare i genitori per avergli procurato questo male gravissimo. Di fronte al teorema della morale familiare: “L’omosessualità è una cosa molto brutta e ti ci sei cacciato per colpa tua” la reazione arriva a negare solo la seconda parte di questa affermazione: “Non è vero che la colpa è la mia, la colpa è vostra!” Lo stesso uso del concetto di colpa e della omosessualità come conseguenza di una colpa sa molto mi morale religiosa. Un ragazzo sessualmente represso che abbia interiorizzato la morale familiare non accusa i genitori di avergli impedito di essere gay ma anzi li accusa di averlo fatto diventare gay “per reazione”. Naturalmente in queste situazioni ci sono a monte delle carenze familiari molto pesanti o quanto meno della forme di ignoranza grave che si manifesta in interventi educativi di tipo repressivo. L’educazione ha come elemento fondamentale il dialogo e il rispetto reciproco, che in queste situazioni vengono meno, in buona sostanza queste famiglie sul piano affettivo non sono neppure famiglie.

In modo simile si dà abusivamente il nome di amicizia a dei rapporti, più di gruppo che interpersonali, nei quali manca del tutto la dimensione affettiva e l’unico valore riconosciuto è l’appartenenza al gruppo. È il caso tipico dei gruppi di ragazzi che trovano la loro coesione nel fatto di passare molte ore insieme in giro per la strada o nei bar. Specialmente nei piccoli paesi dove tutti si conoscono, far parte di questi gruppi è praticamente un obbligo al quale è impossibile sottrarsi. Quando un ragazzo gay sessualmente represso dice: “Esco con gli amici” dovrebbe dire invece: “Siccome non voglio rimanere in casa per nessun motivo perché in casa non potrei comunque avere neppure un minimo di libertà, tento di integrarmi nel gruppo”. Nel gruppo, in assenza di rapporti seri di carattere personale, si parla di sport, di politica e ovviamente di ragazze e per integrarsi nel gruppo è necessario conformarsi al modo di fare e di ragionare di gruppo, quindi è necessario essere etero perché il gruppo combina uscite del sabato sera, appuntamenti in discoteca e simili ma sempre e solo seguendo una logica etero. Con questi “amici” un ragazzo gay può integransi solo fingendo di essere etero o meglio (cioè peggio) “volendo” essere etero ad ogni costo.

Quali possibilità di confronto o di dialogo minimamente serio ha un ragazzo che si senta gay in situazioni del genere? Praticamente e paradossalmente ne ha una sola e cioè creare, nei limiti del possibile, un rapporto autentico con una ragazza e qui viene la parte più delicata del problema della repressione sessuale. Mettersi con una ragazza non è solo una scelta di facciata o la risposta obbligata alle richieste espresse o tacite della famiglia o del gruppo ma è praticamente l’unico modo che un ragazzo gay sessualmente represso ha di creare un rapporto che abbia un contenuto affettivo reale. Un ragazzo gay, proprio per il fatto che dimostra in genere un atteggiamento diverso nei confronti della ragazze, molto più legato a una ricerca di dialogo che ad un approccio immediatamente sessuale, con le ragazze ha in genere un certo successo. Per un verso è portato a vivere il rapporto con una ragazza come una copertura sociale ma per l’altro si rende conto che con una ragazza un rapporto affettivo vero è possibile e non è raro il caso che questi rapporti affettivi diventino molto importanti, anche se per motivi diversi, sia per la ragazza che per il ragazzo gay. La ragazza ci vede una bellissima storia d’amore, il ragazzo una reale possibilità di dialogo. Il dialogo in genere si approfondisce e col passare del tempo la ragazza alimenta sempre di più la speranza che quel rapporto arrivi finalmente a manifestasi anche sotto forma di interesse sessuale ma la cosa tarda ad accadere. Le ipotesi possibili a questo punto sono due, o il ragazzo tenta un approccio sessuale con la ragazza che, date le condizioni di particolare calore affettivo, potrebbe benissimo avere un risultato almeno in parte positivo portando il ragazzo all’idea di una ritrovata eterosessualità, o il ragazzo mette da parte del tutto la possibilità di un contatto sessuale con la ragazza e arriva a pensare di poterle confidare di essere gay. Ovviamente si tratta di due ipotesi molto diverse ma non è raro il caso che si possano presentare una dopo l’altra.

Quando un ragazzo arriva a dire alla ragazza con la quale ha costruito un rapporto affettivo serio di essere gay in genere si sente sicuro che l’esito non sarà distruttivo del rapporto e infatti spesso il rapporto sopravvive al coming out. La ragazza, se è realmente innamorata, tende a non dare alla dichiarazione del ragazzo un peso troppo grande, vede che il ragazzo la cerca, sta bene con lei e pensa che la “fase gay” sia in via di risoluzione e che con po’ di pazienza tutto si aggiusterà, cosa che però non accade e, superata la fase del coming out, in assenza di segnali sessuali incoraggianti, la ragazza gradualmente tende ad allentare i rapporti, tanto più se vede spesso il ragazzo distratto da altri interessi, non è raro il caso che si arrivi a una rottura traumatica, in genere perché il ragazzo accusa ingiustamente la ragazza di volerlo condizionare e di togliergli la libertà. Tuttavia il rapporto con la ragazza in questi casi ha un valore estremamente positivo perché rafforza nel ragazzo l’idea di essere gay, non sono però rari i casi in cui, anche dopo il coming out con la ragazza, il ragazzo rinnega del tutto il suo essere gay e si impegna con tutte le sue forze per essere etero e per non perdere l’appoggio della ragazza che ormai giudica indispensabile. In queste situazioni, di fatto, è come se il coming out fosse annullato. Ci sono ragazze che mantengono in queste situazioni un atteggiamento possibilista ma prudente e ce ne sono altre che ci ravvisano una ormai chiaramente avvenuta conversione eterosessuale del ragazzo. In ogni caso la situazione torna a livelli di maggiore ambiguità.

Le situazioni più complicate non sono però quelle in cui si arriva ad un coming out del ragazzo nei confronti della ragazza ma quelle nelle quali si arriva a costruire una relazione anche sessuale tra il ragazzo e la ragazza. Queste relazioni per la ragazza hanno, a maggior ragione per la presenza del coinvolgimento sessuale, la valenza di vere storie d’amore, mentre per il ragazzo sono dei classici esperimenti sessuali in cui ci si mette alla prova. Se la prova è superata, cioè se c’è un coinvolgimento sessuale che permetta di arrivare fino in fondo, il ragazzo si sente gratificato, perché ha superato il suo esame e ha ottenuto la sua patente etero, la ragazza lo vede sinceramente soddisfatto e attribuisce quella soddisfazione al coronamento di un sogno d’amore anche da parte del ragazzo, mentre il primo motivo di soddisfazione per il ragazzo è costituto dal potersi finalmente considerare etero. In questa relazione che ormai ha anche dei risvolti sessuali il ragazzo non tende a prendere l’iniziativa, o lo fa solo per mettersi ulteriormente alla prova e soprattutto, per il ragazzo, avere rapporti sessuali con la ragazza non rappresenta tutta la sessualità perché anche in presenza di possibilità concrete e di facile realizzabilità di rapporti sessuali con la ragazza, il ragazzo non sfrutta a pieno quelle possibilità e conserva una sessualità masturbatoria totalmente orientata in direzione gay, anche con l’uso di pornografia gay. Questo fatto è in genere interpretato dal ragazzo come un vizio che bisogna togliersi. Tuttavia, dopo i primi tempi, i rapporti con la ragazza tendono ad andare in crisi, il ragazzo si sente insoddisfatto da “quella” ragazza ed è portato a seguire la logica etero del cambiare ragazza. All’esterno tutto questo comportamento appare come tipico di un ragazzo etero, l’integrazione familiare migliora e così quella all’interno del gruppo degli “amici”, ma la masturbazione in chiave gay resta, l’uso di pornografia gay resta e l’omosessualità tende sempre più ad essere considerata come un vizio nato per reazione ad errori educativi della famiglia: “Se i miei non si fossero messi in mezzo io adesso sarei felice, ho una ragazza che mi vuole bene e non mi mancherebbe nulla”. In questa espressione non si dice “sono innamorato di una ragazza” e nemmeno “voglio bene a una ragazza” ma “ho una ragazza che mi vuole bene” il che è decisamente diverso. In queste situazioni viene meno anche l’idea di essere gay, e se anche quell’idea aveva portato in precedenza il ragazzo al coming out verso la ragazza, il coming out viene del tutto rimosso. Una ragazza mi ha scritto: “Lui prima mi ha confessato di essere gay, di masturbarsi pensando ai ragazzi e di fare uso di pornografia gay, però poi tra noi le cose sono andate molto bene anche sul piano sessuale e quando gli ho chiesto se si sentiva ancora gay ha detto che io non avevo capito bene e che erano solo dubbi come quelli che vengono a tutti i ragazzi e che lui gay non ci si è sentito mai”.

Che cosa può fare una ragazza in una situazione simile? Credere che la “fase gay” sia realmente superata e che si possa magari dare al rapporto una dimensione più ufficiale attraverso una presentazione del ragazzo ai genitori della ragazza, nella prospettiva di un futuro matrimonio, sembrerebbe la via più naturale e in genere il ragazzo è, almeno inizialmente, favorevole a questo tipo di scelta che non fa che confermarlo nell’idea di essere etero e gli attribuisce per di più la qualifica sociale di fidanzato ufficiale. In realtà tuttavia qui cominciano a manifestarsi le debolezze del rapporto. Il ragazzo prima dice di sì, poi ci ripensa e si rende conto che potrebbe chiudersi in una trappola, ma non perché si sente gay, questione che gli sembra ormai superata, ma perché quella “potrebbe non essere la ragazza giusta”. Il teorema del “potrebbe non essere la ragazza giusta” può salvare il ragazzo dal matrimonio una o due volte, ma quando l’età avanza il passo decisivo non si può più eludere e così si arriva anche al matrimonio che sembra il coronamento perfetto di una storia tipicamente etero, turbata solo da qualche incertezza di orientamento sessuale ancora di tipo adolescenziale e dal permanere di una masturbazione in chiave gay, che non mai sparita del tutto ma è stata degradata al livello di vizietto che non potrà comunque mettere in crisi la serenità di un matrimonio, tanto più se allietato dalla nascita di figli. Non è raro che prima del matrimonio arrivi un minimo di resipiscenza e che il ragazzo senta l’esigenza di confidarsi e di chiedere consiglio e qui, spesso, sedicenti esperti gli offrono tutto il loro sostegno nel trovare che per certe “stupide fantasie” il matrimonio è il rimedio migliore e che tutto sarà certamente risolto dalla pratica della vita matrimoniale. Nei primi tempi le cose sembrano effettivamente andare così e possono anche restare per lunghi periodi a questo livello ma poi il senso di insoddisfazione si fa sentire. Le mogli si rendono conto che c’è qualcosa che non va, il dialogo coi mariti è in crisi e non si capisce perché, i mariti sono nevrotici, ansiosi, hanno bisogno di un sostegno psicologico, cominciano a strare parecchio tempo fuori casa, talvolta anche di notte, ricevono sms che non aprono subito e telefonate che si riducono a uno “Scusami, ora non posso, ti richiamo io” oppure le mogli scoprono nei computer dei mariti tracce dell’uso di pornografia gay o messaggi amorosi scambiati con uomini e a quel punto il matrimonio è in crisi totale.
In sintesi: negare la propria sessualità produce alla lunga effetti negativi ai quali è molto difficile trovare un rimedio.

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Pugsley
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Re: GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da Pugsley » venerdì 3 febbraio 2012, 19:38

Se solo non si avesse paura di essere gay, tutto sarebbe più semplice. Ma il mondo, e soprattutto l'Italia, non gioca a favore.

Alyosha
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Re: GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da Alyosha » venerdì 3 febbraio 2012, 20:44

Caro Project volevo approfittare del tuo post un pò per tirare le somme sulla mia storia. Tanti meccanismi li spieghi molto bene tu. Non è la prima volta che li leggo con estremo interesse, ma la prima che leggendo, proprio per una certa serenità che ho nei confronti del tema volevo ragionarci su. Mi convince molto in particolare il punto in cui ragioni del "gruppo", l'esigenza che ha un gay di mimetizzarsi e la superficialità dei rapporti con gli altri ragazzi che per forza di cose costruisce. Le mi storie sul serio erano l'unica possibilità che avevo di un confronto reale e profondo su certi temi, compresi l'omosessulità. In realtà concepivo quest'ultima come un problema potenziale, non riuscivo a capire perché nei rapporti stessi così a disagio e mi confrontavo spesso con le ragazze con cui stavo. La mia convinzione di sempre era che i miei genitori non mi avessero dato un modello di relazione di coppia valido e che odiassi il rapporto con l'altro sesso principalmente in ragione di ciò. Ero profondamente convinto che se avessi aggiustato il loro rapporto, se avessero risolto loro il loro problema di coppia io avrei risolto il mio e in virtù di questa considerazione ho odiato i miei genitori per lungo tempo e sono molto stato arrabbiato con loro. Adesso ho capito che la loro con tutti i mille difetti è comunque una storia che dura da 26 anni, che per quanto strampalato sia il loro rapporto hanno costruito una famiglia e sono riusciti a stare assieme una quantità di tempo che a me viene il capogiro solo a pensarci. Sono molto litigiosi, ma litigare giusto o sbagliato che sia è l'equilibrio che hanno trovato e ognuno in fondo a questo mondo ha tutto il diritto di trovarsi il suo (molto meno di tirare dentro anche me nelle loro liti, ma su questo ho molto lavorato e lavoro ancora). Capisco che la mia storia, i miei disagi, dipendono solo in parte da loro e guardo la cosa con molto più disinteresse adesso e forse per la prima volta con la giusta distanza. Dei mille ragionamenti che un gay represso può fare forse ne manca uno o almeno manca il mio. Io paradossalmente ero convintissimo di aver accettato la mia omosessualità, ero consapevole al cento per cento della mia attrazione, ma mi consideravo bisessuale. L'idea è che uomo o donna che fosse avrei solo dovuto cercare l'amore e che quando l'avrei trovato uomo o donna non mi sarei certo posto il problema. Successe invece che passai di storia in storia, ma che erano sempre donne e che mentre credevo che le occasioni non venissero per puro caso, di fatto piano piano avevo allontanato l'idea di mettermi in gioco sul serio. Mi ricordo perfettamente a 18 anni l'entusiamo della scoperta e a 19 l'effetto che mi fece il primo approccio sessuale omo. Poi mi fidanzai e quella storia come racconti anche tu, fece quadrare il cerchio, mi rincollò alla mia famiglia e mi convinse sempre più che i problemi erano altri.
Purtroppo in tutta questa storia un gioco importante per la felicità di Hundler l'ha giocato la filosofia. E' un arma strana, uno strumento che bisogna maneggiare con cura, rischia sul serio di cambiarti. Mi ricordo perfettamente come nacque la mia attrazione per la filosofia. Ero al secondo liceo e studiando Dante sentii parlare di essa come "medicina doloris". Temo che la provai ad usare come terapia di vita. L'ho rinnegata io stesso per un pò quando mi sono accorto qual'era stato l'effetto reale dei miei studi filosofici. Concettualizzare significa neutralizzare, ma non risolvere il problema. Mi sono accorto dopo che avevo trovato un nome e una spiegazione per tutti i miei problemi, ma che stavano ancora tutti lì. Diverso è stato per le amicizie instauratesi, ricordo gli anni universitari ancora come i più belli della mia vita e ho ancora tanta tenerezza in mente per quel periodo. A filosofia trovavi davvero tanta gente strana come me e finalmente, oltre che perché ero più o meno riuscito ad avere una storia, stavo bene perché con i miei colleghi si poteva parlare di tutto e le discussioni erano profonde questa volta, ma ahimé astratte. La filosofia ha questo potere strano di astrarre da tutto, il ragionamento ha infondo questa forza. Avevo squinternato da cima a fondo i miei problemi esistenziali e sul serio con la testa ero in grado di vedere tutto. Finita l'università attraversai una crisi gigantesca. Non quelle cui ero abituato che duravano un paio di mesi, ma una lunghissima e cronica durata quattro anni. Gli anni peggiori della mia vita, in cui ricordo l'invidia che provavo quando sentivo di gay che si erano finalmente dichiarati e non so perché io invece avessi trovato come soluzione un evoluzione della mia cara filosofia. L'amore spirituale verso il prossimo, verso i miei meravigliosi bambini, diventati poi Rom, poi rumeni e infine pazienti di reparto. Nel frattempo perduto per sempre il grande amore della mia vita, vivevo da un lato nel rimpianto di non essere stato abbastanza, dall'altro bacchettandomi di continuo per il "maschio" che non riuscivo ad essere, sempre preso da storie e storielle con ragazze di cui sapevo di non essere innamorato e non capivo perché.
Ora ho fatto la pace anche con la filosofia, mi sono reso conto che l'illusione di fondo stava nell'idea che un percorso di studi potesse avere un fine terapeutico e infondo la ringrazio per la capacità che mi ha dato di concettualizzare. Attualmente mi sono iscritto in un altro corso universitario e sto praticamente vivendo una seconda adolescenza e provando a fare tutte le cose che allora non seppi fare, spero nel modo giusto adesso. Ho ripreso molte delle mie amicizie universitarie compreso un rapporto intensissimo con la mia ex ragazza. Lei allora era l'unica che sapeva e di fatto l'unica che seppe per diversi anni della mia omosessualità. Allora come dici tu sul serio per me rappresentò l'unica persona con cui mi sentissi in confidenza tale da poter parlare di certe cose. Lei poi era così aperta e rilassata rispetto all'argomento (anche troppo) si vedeva proprio che non aveva nessun tipo di pregiudizio e mi fece sentire al sicuro, protetto e paradossalmente accettato. Adesso guardo bene tutti i paradossi di quella storia, ma infondo ha avuto un senso profondo nella mia vita e allora quella storia si piazzò sul crinale di una svolta per me comunque importante. Il ragazzo del liceo messo a confronto con quello dell'università vuoi come vuoi, comunque non li riconoscevi più.
Credo sul serio che l'amore abbia dei codici universali e so per certo che con questa ragazza ho un rapporto di intimità assoluto che ha saputo scavalcare, tempo, circostanze terribili e persino orientamento sessuale. Sono molto contento di averla ritrovata e attraverso lei ritrovare tanti dei miei colleghi di filosofia. Questo reincontrarsi è stato tra le cose che ha contribuito a riconciliarmi con me stesso. Non è facile neanche con lei, ma le relazioni che siano di amicizia o di amore hanno sempre un peso e sono fatte così, con alti e bassi se sono cose reali e non film. Sento che adesso il rapporto con lei è molto più sincero e che io stando con lei non m i sento più fuori posto. Sento che per la prima volta sto provando sul serio a chiudere i conti col passato, proprio perché non lo sto rinnegando di netto, ma al contrario lo sto facendo mio e sto provando a dargli un senso diverso.
Ho avuto modo di parlare con gente che come me s'è scoperta in età adulta e anche che aveva avuto storie etero. Quello che continuo a notare è la radicalità della svolta, come se la persona che per lunghissimi anni è stata etero, d'improvviso diventasse un'altra completamente. Come se il modo si dividesse in un prima e dopo e l'omosessualità diventasse ad un tempo l'intero problema della vecchia vita e l'unica dimensione di realizzazione vera nella nuova. Ecco io proprio non riesco a vederla così. Sarà che questo percorso sta avvenendo all'interno di un supporto psicoanalitico, ma non è possibile attribuire tutta questa importanza ad una scoperta di una cosa che per altro infondo infondo si sapeva già. L'omosessualità diventa un pretesto per tagliare di netto con una vita frustrante, per carità frustrante anche e forse sopratutto per la finzione cui ci si è costretti, ma cominciando a fare davvero i conti con le proprie cose ci si rende presto conto che la propria omosessualità non è mai stata il vero problema e ahimé neanche la soluzione.
Mi chiedo ma per un trentenne è mai possibile pensare che tutti i propri trent'anni siano stati una falsità? Si ok molte cose non erano quelle che uno voleva fare, ma è proprio tutto tutto da buttare? Amicizie, contesti esperienze di vita? Si può tagliare in due col coltello la propria storia e fare finta che vuoi come vuoi la parte ancora più consistente della propria vita non si valsa a nulla? Ecco la mia risposta è un convinto no. Proprio non ci sto, le cose che ho fatto e persino gli errori commessi hanno un valore, mi hanno fatto crescere e mi hanno portato dove sono adesso. Ci sono luoghi, persone, esperienze e anche nei loro limiti innamoramenti cui proprio non voglio rinunciare. Mi piacerebbe finalmente incastrare tutti i pezzi nel modo giusto, ricompattarmi se così si può dire e presentarmi così, sereno e in pace con me stesso alle persone. E' tutto tranne che semplice, vecchio e nuovo stridono spesso e tante volte mi viene in mente di tentare colpi di mano. Un bel C.O. che tagli la testa al toro magari, ma poi? Boh non so, sarà per l'età ma paradossalmente mi pare che non ci sia fretta, se ci ho messo trentanni posso starci ancora un altro pò. Sono passato e ripassato mille volte in questo snodo e tutte le volte in un modo o nell'altro ho ritratta in modi simili a quelli che descrivi tu Project. Adesso vorrei provare a fare le cose per bene, essere sicuro che ogni passo per quanto piccolo sta andando nella direzione giusta. Sono serio, dichiarato o non dichiarato, fidanzato o non fidanzato sento che non mi importa, e che la cosa più importante per me dopo tanto vagare è stare in pace con me stesso a godermi, l'innocenza e la dolcezza dei miei desideri, la bellezza di piccole emozioni, nella convinzione che se non ci sarò riuscito almeno ci avrò provato.

Wow che considerazioni lunghe... Prima o poi mi convincerò ad aprire post miei quando parlo delle mie cose, è solo che in quelli degli altri ci sto sempre più comodo :lol:.

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Re: GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da progettogayforum » venerdì 3 febbraio 2012, 21:43

Molto bello boy-com! Mi fa veramente piacere leggere queste cose!!

barbara
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Re: GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da barbara » venerdì 3 febbraio 2012, 22:18

C'è una cosa che mi viene da dire ora su questo argomento. Premetto che non so se abbia un'attinenza con il tema in sè e con la tua testimonianza Boy-Com, ma è qualcosa che piuttosto ho sperimentato e che potrebbe offrire uno spunto di riflessione.
Non si può parlare di repressione sessuale, secondo me, senza parlare del rapporto che si ha con il proprio corpo. Ciò a prescindere dall'orientamento sessuale e da altre caratteristiche della propria storia.
Per educazione, per abitudine la maggior parte di noi dedica al benessere del corpo veramente poco tempo e poca attenzione. Quando parlo di benessere non mi riferisco all'aspetto esteriore. Penso piuttosto alla scelta di un'alimentazione sana, penso a un esercizio fisico che sia capace di rendere armonioso il nostro corpo, che ci renda agili, che favorisca il fluire libero dell'energia che c'è dentro di noi.
Nella società dell'ìimmagine quel che conta è il corpo bello da vedere più che il corpo che sta bene con se stesso. Ma una cosa è frequentare una palestra per avere gli addominali a "tartaruga" e un'altra è seguire dei corsi di danza e un'altra ancora è fare yoga oppure bioenergetica.
Ci sono movimenti che hanno l'obiettivo prioritario di allenare o rassodare certe parti del corpo e altri che invece sono concepiti per aiutare la persona a ristabilire un equilibrio psicofisico.
Ora per tornare all'argomento del topic, (non me l'ero dimenticato!!! :mrgreen: ), noto che spesso si tende a pensare che per risolvere i problemi legati al corpo (come la repressione sessuale) non si abbia altra scelta che intervenire sulla mente , sul modo di pensare, sui problemi psicologici ecc. In realtà è possibile, anzi auspicabile che si parta dal corpo per affrontare le difficoltà che si manifestano nel corpo , e anche per migliorare lo stato della mente.
Condivido con la tua idea Boy-Com, troppo ruminare non scioglie i grovigli della mente , tantomeno i blocchi sessuali. ;)

Alyosha
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Re: GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da Alyosha » venerdì 3 febbraio 2012, 22:31

Grazie Projct :).
Che dirti Barbara sul corpo hai perfettamente ragione. Per quella che è la mia esperienza posso dirti che adesso il mio corpo parla. Quando scrivevo viversi il desiderio mi riferivo (spero che non si scandalizzi nessuno) all'autoerotismo innanzitutto. Per me è fondamentale adesso viverlo come un momento mio, un rapporto di intimità con me stesso. Priva aveva proprio tutt'altra valenza. Ma ho potuto constatare che adesso il contatto mi fa proprio vibrare dentro e anche inaspettatamente. Parlo di strette di mano, di teste che si appoggiano e di persone che mai avrei pensato potessero attrarmi, anzi che scopro che mi attraggono così. Anche quelle poche storie che ho avuto, hanno avuto un carattere completamente diverso, per quanto strampalate per carità, ma avevano una spinta fisica che mancava del tutto. Poi ho anche capito che certe cose devono avvenire nel giusto contesto e che proprio perché il corpo è il mio, non voglio maltrattarlo in rapporti occasionali. Da questo punto di vista proprio non ci posso fare nulla. Nei rapporti con le ragazze proprio perché era meccanica la cosa non ci pensavo, nei pochi rapporti con uomini che ho avuto ho potuto capire l'importanza di certi gesti. Se le cose avvengono nel giusto modo, la persona mi mette a mio agio e sopratutto mostra un minimo di pazienza, io mi lascio andare, poco alla volta, ma mi lascio andare. Vedi Barbara io nei fatti posso fare tutto, il problema non è "tecnico", ma se devo avere rapporti giusto per sfogarmi, davvero allora torno con le ragazze e mi semplifico al vita. Anche perché poi sto male allo stesso modo, perché allo stesso modo al crollo del desiderio segue l'idea di essere stato "toccato", maltrattato. Quelle volte in cui i rapporti sono stati desiderati, tutto è stato più "delicato", più vissuto e non mi hanno minimamente fatto stare male, anzi. Non dico di dover aspettare l'amore della vita, per carità, ragionando così non si vive più, ma prendermi i miei tempi in un rapporto si. Credimi per l'esperienza che ho, ho fatto pure bene a ragionare così. Anzi la prossima volta li faccio aspettare pure di più, così chi non ha tempo da perdere cerca proprio altrove e mi fa la cortesia di fuggire via dalla mia vista il più in fretta possibile :).

barbara
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Re: GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da barbara » venerdì 3 febbraio 2012, 23:53

Sono davvero contenta di sentire la serenità nelle tue parole. La mia in effetti era una riflessione molto generale sul prendersi cura del proprio corpo. Giustamente , come dici tu, non buttarlo via è un altro importante modo di stare bene con noi stessi. :)

multicolor
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Re: GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ

Messaggio da multicolor » giovedì 9 febbraio 2012, 0:20

Molto interessante il tuo post, proprio oggi ci stavo riflettendo! Buona fortuna boy-com!

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