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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: mercoledì 10 ottobre 2012, 21:23 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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metrocasual ha scritto: "Sì, sono il tipo che non cerca una persona, ma fondamentalmente qualcuno da amare. Ho commesso questo errore da sempre, e ci sono ricascato con lui. Il punto è che poi è risultato per me una persona da amare. Di solito tratto tutti come oggetti d'amore, e non soggetti che condividono un amore. Ora era diverso. Non so cosa si sia rotto".

Ciao metrosecsual, riprendo queste frasi perché mi sembrano affermazioni molto significative, nel senso che secondo me vanno un po' al nocciolo delle questioni che riguardano le relazioni affettive.
Mi sembra interessante questa osservazione che fai, proprio perché evidenzia molto bene come in fondo noi tutti oscilliamo tra il riconoscere l'altro come soggetto , come persona, e il riconoscerlo invece come oggetto , come uno strumento dei nostri desideri.
Vorrei precisare che quando intendo "oggetto" non mi riferisco solo alle situazioni in cui l'altro è visto come oggetto sessuale, ma mi riferisco a tutte le volte in cui vorremmo che l'altro fosse a misura dei nostri desideri e non riusciamo a concepirlo come un soggetto a sé stante , con le proprie convinzioni, il proprio modo di porsi ecc.
Riconoscere l'altro come soggetto non implica certo che noi dobbiamo adeguarci necessariamente a ciò che lui è , perché potremmo rispettarlo, ma nello stesso tempo trovare un compromesso oppure decidere che non ci sono le premesse per una vita comune.
Oppure può anche capitare che sia l'altra persona a concepire noi come un oggetto e a pretendere che noi in qualche modo annulliamo la nostra individualità.
Oppure può anche essere che entrambe le persone si usino a vicenda , come oggetti sessuali, per esempio.
Credo che ridurre l'altro ad oggetto sia spesso un modo per superare la nostra angoscia di essere abbandonati. Se l'altro è solo un oggetto sessuale non mi importerà più di tanto se la relazione si interrompe.
Allo stesso modo, se penso che sia giusto imporre la mia volontà sull'altro, posso vivere nell'illusione di poterlo controllare.
In verità in amore non si controlla un bel niente di ciò che l'altro intende fare.
L'unico potere che abbiamo è su noi stessi, sulle nostre scelte, sulle nostre emozioni . E' su di noi che possiamo e dobbiamo investire, se vogliamo imparare a stare accanto agli altri , senza subire l'assillo che prima o poi tutto potrebbe finire.
Ma per imparare non c'è altro modo che provare a lasciarsi andare. In questo senso credo che anche un'esperienza come questa, per quanto frustrante e dolorosa, sia comunque un passo avanti se paragonata a una esistenza fatta di rapporti "oggettuali". Non possiamo scegliere chi riuscirà ad accendere in noi la passione . Potrebbe essere qualcuno che è solo di passaggio. Ma, una volta che ci si è veramente innamorati, è difficile tornare indietro e rassegnarsi alla vita di prima. Per questo trovo che certi amori, per quanto tormentati, siano come una svolta , un'occasione , un segnale che siamo pronti per qualcosa di profondamente diverso.


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: mercoledì 10 ottobre 2012, 22:18 
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90 minuti di applauso per Barbara!!! :)
M'è molto piaciuta la tua riflessione, va molto al nocciolo della questione!


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: venerdì 12 ottobre 2012, 21:16 

Iscritto il: martedì 9 ottobre 2012, 1:26
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barbara ha scritto:
metrocasual ha scritto: "Sì, sono il tipo che non cerca una persona, ma fondamentalmente qualcuno da amare. Ho commesso questo errore da sempre, e ci sono ricascato con lui. Il punto è che poi è risultato per me una persona da amare. Di solito tratto tutti come oggetti d'amore, e non soggetti che condividono un amore. Ora era diverso. Non so cosa si sia rotto".


Sono anch'io arrivato a questa conclusione dopo anni di sbagli. Anni trascorsi a controllare il sentimento dell'altro, piuttosto che il mio. In questo modo, non capendo che fondamentalmente un rapporto sia costituito di due differenze, di due persone diverse che pensano e vivono il rapporto in maniera diversa, una volta rimasto solo perdevo le giornate a capire cosa in me non avesse funzionato, non concentrandomi sui reali motivi per cui una storia può finire.
Questa non era una avventura. E' una storia di amore di due differenze. Ci siamo amati, nel comune senso di rendere felice l'altro. Qual è stato l'elemento di rottura? Che entrambi non ci vedevamo felici in una vita comune. E so che non corrisponda ad un mio limite. Vivo la mia omosessualità serenamente, lui, omosessuale, o bisessuale che sia, non è ancora pronto per le sue nuove consapevolezze. Pertanto stare con me, seppure vivesse serenamente la nostra storia, non poteva declinarla nella sua vita. E si sceglie di amare ciò che ci fa più comodo, alle volte. Non so se ritornerà, e se mai riuscirà a superare i suoi limiti, ma io so, dopo averlo risentito le ultime volte, che lui è profondamente legato a me, ma che non voglia più rivedermi, per il mio bene, perché sa che non riuscirebbe a resistermi. In fondo, ci siamo vissuti soltanto per due mesi e non c'era alcun motivo per cui la storia dovesse finire. Credo piuttosto che lui abbia voluto troncare adesso prima che divenissimo necessari per l'altro. In quel caso sarebbe successo un disastro per entrambi, perché lui può vivere nel mio mondo, che è anche il mondo reale, nel suo mondo, piuttosto, non ho spazio. Sarei costretto a farmi trascinare in ipocrisie e nei suoi limiti che diverrebbero per me prigioni. Non tutti arrivano a essere completamente liberi di essere quello che si vuole. Si sceglie di essere ciò che si può. Ci si ferma dinanzi a ciò che ci sembra impossibile, ma non è altro che una ennesima possibilità improbabile da realizzare. Allora occorrono alibi per legittimare le proprie scelte. E si incolpa qualcos'altro - il mondo che non accetterebbe, l'Altro che è diverso da te, la situazione che è controproducente e impossibile, ad esempio - per trovare un alibi per aver scelto di non uscire da quella zona grigia in cui tutto è rassegnazione passiva. E ci si rassegna all'idea che soltanto la mediocrità duri e che tutto ciò che è intenso sia destinato a evaporare rapidamente.
E forse è bene non svegliarsi mai dalla quiete della mediocrità. Ci si accorgerebbe magari di aver vissuto serenamente, ma senz'altro si realizzerebbe che non si è vissuto davvero.
E' questo forse che mi dispiace. Non ci siamo dati il tempo per conoscerci e viverci davvero. Forse non sarebbe mai arrivato quel tempo. Ma non ha voluto provarci. Ho vissuto questa relazione non per egoismo, ma soltanto perché fosse un sentimento corrisposto. L'ho lasciato sempre libero di scegliere, e aveva scelto me. Ma sul ripiano della sua bilancia, tra me e il suo, e solo suo, mondo, io non ho peso. E non lo biasimo. Ognuno sceglie quello che è meglio per sé, anche a costo di perdere qualcosa di meglio.
Lo amo, e non ho alcuna ragione per non amarlo più. Mi ha inviato un messaggio, pochi giorni fa, in cui diceva che non mi dimenticherà mai e che conserverà il mio ricordo in modo speciale, che resterò per sempre suo. Che è meglio così. E dice che ora già è con un'altra. Io credo che il chiodo scaccia chiodo sia un abominio nei confronti del sentimento. Perché non rimpiazzi il sentimento, ma fai soltanto tutte le cose che avresti voluto fare con la persona che vuoi rimpiazzare. Cose che non avrebbe potuto fare con me. Quindi lo capisco. Ma capisco quando l'ultima volta mi ha detto che con me non aveva tutto quello di cui ha bisogno. Il punto è, però, non perché io non avrei potuto concederglielo.
Farsi una ragione di questo è davvero difficile.


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: venerdì 12 ottobre 2012, 22:14 
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Eh si... era abbastanza scontato si facesse risentire e temo proprio che non sia affatto finita qui. Occorre capire quanto tu sia masochista prima ancora che innamorato, l'amore non costituisce di per sé né una motivazione, né una ragione per alcunché, è un sentimento ma non una spiegazione. Dire che uno ha fatto una cosa perché era innamorato vuol dire descrivere lo stato d'animo con cui l'ha fatto non le ragioni per cui ha compiuto l'azione. E' chiaro che sinché si è innamorati e tutto va nessuno si interroga sulle ragioni per cui succedono le cose, ma al primo inciampo e dopo soli due mesi sarebbe il caso di interrogarsi su te stesso. Vedi allontanarsi un pizzico dal proprio oggetto d'amore, cercare di capire perché un etero poco ortodosso, perché hai accettato questa storia a lascia e piglia, perché ti sei fatto umiliare, perché anche adesso invece di mandarlo lietamente a cagare sospiri è importante. Capire cosa non ha funzionato in te intendo può servirti anche e sopratutto per ignorare i suoi raptus di follia, perché credimi ne avrà è anche probabile ti proporrà qualche notte di sesso, per poi sentirsi una pezza il giorno dopo e maltrattarti.... Insomma ha o non ha giocato con uno schema sin troppo facile da prevedere? E cosa c'è di tanto entusiasmante in un rapporto di c**** come questo qui? Perché ti piace così tanto da sentirti innamorato, quando per esempio se lo chiedessi a me un tipo del genere lo manderei per direttissima ad un centro di salute mentale (ma proprio con l'idea di farcelo restare). Non voglio affatto dirti con questo che io sia meglio di te, ho scelto ragazzi anche più idioti probabilmente, ma solo che evidentemente qualcosa di tuo si lega a questa modalità e dovresti cercare di capire cos'è, perché te la ritroveresti in continuazione in mezzo ai piedi. Caro... in tutta oggettività sto ragazzo quanto ti ha fatto sentire bene? due tre giorni? Per poi farti stare male e poi altri due tre e di nuovo farti stare male... Quello che provi non è amore, ma una strana forma di dipendenza e crisi d'astinenza bella e buona, disintossicati e mandalo a cagare.


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: venerdì 12 ottobre 2012, 22:38 

Iscritto il: martedì 9 ottobre 2012, 1:26
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@Alyosha: Posso convenire con te sul lavorare su me stesso per dar fronte in futuro ad un amore senza calpestare totalmente il mio amor proprio. Ma sinceramente questa volta per dar voce al mio amor proprio l'ho perso. Perché? Perché mollare la presa con uno che non è sicuro di chi sia, e di cosa voglia, significa sbrigliare l'unica forza che lo teneva stretto a me. Non era pronto per questo tipo di relazione, e non è ancora pronto, in generale. Come già è stato detto, è un percorso che deve fare da sé, e forse pretendeva che io lo accompagnassi, confidando sulla mia lunga pazienza e sul mio forte modo di reagire a una delusione. Ma dopo gli ultimi episodi non sono disposto a soccombere, soltanto perché lui non vuole arrivare sul fondo delle sue nuove consapevolezze. Deve stare con me quando è l'unico motivo per cui lo fa. Altrimenti sarei uno strumento, e si avvalerà sempre della possibilità di ripormi a suo piacimento.
Mi chiedi quanto sia stato bene? Per la maggior parte del tempo, davvero. Quanto sono stato male? Nell'ultimo periodo. Mi sono comportato nel modo giusto? Sì, l'ho fatto, e lo credo tuttora. Lui ha sbagliato? Non sono in grado di dirlo finché non sarà in grado di capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato per lui. Compete a lui, e non a me.
E ti sbagli nuovamente, credendo di poter discernere il mio sentimento d'amore da una dipendenza. Forse dipendeva più lui da me, di quanto dipendessi io da lui. Provo un sentimento intenso, senza cadere nell'irrazionale, perché ho saputo amarlo anche con intelligenza.
Devo migliorare su altri aspetti, ma non nel mio piano emotivo. Lì mi conosco bene. E' nei rapporti che sono un disastro, che cerco il dramma, sempre e comunque.
E conoscendolo, non mi chiederebbe mai una notte di sesso. Come sempre ripeteva, se fosse stato per un motivo di sesso, non avremmo mai continuato a viverci.
E non per legittimarlo, ma non è un idiota. E' immaturo. Sta vivendo l'ultima fase dell'adolescenza in cui si sente ancora il bisogno di dimostrare qualcosa al mondo, e conformarsi ai modelli che più egli stima, e l'esigenza contrastante di trovare una identità propria ed essere modellato soltanto su stesso. Auguro per lui che ci riuscirà, come ci è riuscito ognuno di noi.
Se ritornerà? Ritornerà quando avrò le dovute rassicurazioni che ritorna per un motivo valido, e non per debolezza, perché magari gli manco ma non mi rivuole, perché magari in preda alla confusione vuole sentirsi normale assieme a me. Insomma, ritornerà quando vorrà davvero ritornare, e non essere di passaggio per chissà quale rassicurazione.


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: sabato 13 ottobre 2012, 3:29 
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Mi capita spesso di innervosire la gente innamorata ormai non ci faccio più faccio caso. So di dire cose fadtidiose e di dirle nel modo più fastidioso possibile, ma siccome quando uno è innamorato ha gli occhi improciuttati, allora occorre alzare il volume a 10 così almeno lo sente a due, perché purtroppo e per fortuna chi è sentimentalmente coinvolto non ha orecchi per ascoltere ne occhi per vedere cose che purtroppo erano chiare fin dall'inizio. Vedi all'inizio di questa avventura tu stesso hai esitato, dopo il suono magico del flauto ti ha incantato e ipnotizzato.
Vedi io non confondo affatto l'amore con una crisi d'astinenza, la situazione di un innamorato privato del suo oggetto d'amore è fisiologicamente paragonabile a quella di uno in crisi di astinenza. Non mi perdo nei dettagli ma le situazioni sono oggettivamente paragonabili e se ci pensi un attimino uno innamorato fa cazzate almeno quanto un tossico dipendente per avere la dose. Intendevo dirti che purtroppo si ama in due e se l'altro non ci corrisponde l'amore si trasforma presto in una crisi d'astinenza per l'appunto. I sentimenti non sono motivazioni è difficile da accettare come cosa e da fastidio sentirsela dire. Ho provato nel primo post a dire delle cose se ti va rileggile, non ho mai preteso che le prendessi minimamente sul serio e infatti non le hai neanche prese in considerazione e vedo la cosa normalissima alché non mi stupisco affatto.
Ti rigiro l'argomento quante possibilità hai nel cercare un gay solo attivo di incontrare bisessuali, etero trasgressivi e tipoligie di persone che ti daranno esattamente lo stesso problema che ti ha dato lo psicoleso di cui sopra? Hai solo 23 anni il che significa che sei giovanissimo, hai davanti una vita... Vuoi sempre stare con etero indecisi solo perché lì cerchi attivi senza neanche conoscerli?
Cerco di essere più chiaro, neache per sogno criticare i desideri sessuali degli altri, leggittimi e sacrosanti, ma anticipare nella relazione questa cosa ti danneggia. A letto piacciono delle cose e non altre e queste cose che ci piacciono fare un pò dipendono un pò da noi e un pò dalla persona che si ha di fronte. Perr dirtela brutale non mi presento dicendo "piacere non mi piacere tirare pXXXXXXX", cioè prima c'è da vedere se ti piace lui e poi cosa la sessualità la costruirete assime, trovando cose che vi piace fare assieme e rinunciando a fare cosa che si sà che all'altro proprio non piacciono, ma in modo del tutto spontaneo e non costruito artificiosamente come pare invece faccia tu.
Se tu apriori ti dichiari passivo automaticamente cerchi solo attivi e un gay solo attivo (ovvero un gay che come te, ma al contrario, dichiara prima di consocerti di essere solo attivo), che cosa deve essere? Statisticamente uno stronzo indeciso sulla sua sessualità, oppure uno che ha paura del contatto fisico e delle emozioni che questo produce... se sei fortunato 1 su un milione è un bravo ragazzo.... Però siccome quest'ultima probabilità è assai più rara dovresti stare mille volta di più attento quando incontri un iperattivo e invece succede che neanche due mesi e gli muori dietro... Insomma affidi la tua vita sentimentale ad un terno a lotta e le probabilità di riuscirci non diventano troppe.
E' questa cosa che ti consigliavo di rivedere perché potrebbe ripetersi praticamente all'infinito. Conosco un ragazzo che si innamora solo di bisessuali perché li vuole "maschi" e va a finire che li trova sempre con la ragazza e sempre viene lasciato e sempre per lo stesso motivo (non accettano la loro omosessualità). Vedi mi ha colpito il fatto che è stata la prima informazione che ci hai fornito e se lo hai fatto con noi che non ce ne frega nulla di sapere cosa ti piace fare a letto figuriamoci ai tuoi partner... Vedo personalmente una relazione netta tra il tipo di cui ti sei innamorato e la premessa che ci hai fatto in cima.
Per il resto vedi... di norma gli etero non vanno a letto con gli uomini e se non hai escluso in passato la possibilità che potesse esserci tra te e lui qualcosa, non escludere adesso la possibilità che possa rifarsi vivo (visto che s'è già rifatto vivo), ti farà solo stare male e poco altro. Sarà un tira e molla che ti distruggerà dentro, finché sei in tempo tiratene fuori senti a me... Purtroppo tocca a te arginare la sua incontinenza, perché al momento a quel che racconti non mi pare innamorato, ma incapace di contenere e dirigere le sue emozioni...
Mi spiace so già di aver detto parole pesanti, però sono le uniche che mi sono venute in mente ascoltando la tua storia. Vedrai che è solo una questione di tempo presto o tardi ci faremo simpatia :).


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: sabato 13 ottobre 2012, 8:46 

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Ma vedi, è un punto di vista sul quale non avevo mai soffermato davvero la mia attenzione, e le tue considerazioni sono più che legittime. Ma quello che volevo farti capire, e che magari ho espresso male nel raccontare la mia vicenda: è che con lui non si è mai effettivamente parlato di sesso. Per dirti, sì, magari al primo contatto virtuale, di poche righe, ma già al primo incontro tutto è nato spontaneamente senza che l'altro dicesse all'altro cosa piacesse, e cosa no. Già dal primo incontro, parlando, abbiamo notato affinità che ci legassero, non come oggetti sessuali che si usano per usarsi, ma come persone che interagiscono. D'altronde, anche lui ammetteva che il motivo per cui mi abbia voluto rivedere siano stati la mia voce, le mie parole, il mio modo di fare. Sì, c'era grande affinità a letto, davvero tanta, però da uno che ha appena deciso di affrontare una esperienza omosessuale, anche se all'inizio avesse lo scopo di solo sesso, rivedere la stessa persona è ammettere che sia successo sul serio. Poi ripeto, ci son stati davvero momenti intensi, e non dico solo episodici, ma sempre. Forse il fatto di sapere entrambi che un giorno sarebbe finita, e non perché lo volessimo, ma perché non avessimo spazio nella vita dell'altro, forse più io nella sua, ci ha fatto condensare di più. Per questo quando ne parlo, sembra che sia durata da anni. In effetti, sono soltanto due mesi. Ho avuto relazioni durate anche anni, ad esempio l'ultima un anno e mezzo. Ma ammetto solo ora che le emozioni provate in questi due mesi abbiano superato di gran lunga le emozioni che provavo con il mio ex.
Vedi, ammetto i miei errori, i miei solecismi quando mi esprimo male, ammetto che forse lui non fosse coinvolto quanto me, ma quanto è consapevole di quel che accadeva e che provava? Un episodio: stavamo vedendo "Se mi lasci ti cancello", capolavoro cinematografico, e dopo averlo visto, mi disse, ed era sincero, che se fosse stato possibile mi avrebbe voluto dimenticare, perché da solo mai ci sarebbe riuscito. Io gli chiesi il perché. E lui mi rispose che sono il suo più grande guaio.
Il punto che ora mi domando, e che posi anche a lui, è che, se avessimo vissuto una storia possibile, saremmo arrivati comunque ad un esito? Se non mi avesse sempre cercato di negarmi, di vedere la nostra relazione come un errore, sono sicuro che sarebbe rifluito liberamente verso di me. Rifluiva verso di me, sempre, anche quando decideva di distaccarsi, a costo che di notte veniva da me per esser certo che con me stesse bene. Ma vivere con un rifiuto una situazione che non si è pienamente accettata, è come vivere un sentimento di affetto commisto a ripudio. Un più e un meno che si annullano. Se fosse stato diverso il suo approccio? Starei ancora con lui? La sua risposta è un forse. E anche la mia. In fondo, non ci abbiamo provato sul serio per esser certi che saremmo ancora assieme.
Poi che debba fare ordine nella mia vita sessuale è un percorso mio che credo in questa storia non sia rilevante. Accetto comunque la critica che mi occorrerà per capire meglio le mie dinamiche mentali e sessuali.


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: sabato 13 ottobre 2012, 10:10 
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Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
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Due mesi possono essere anche intensi, ma non permettono una conoscenza vera dell'altra persona. Paragonare una relazione di oltre un anno a una di due mesi potrebbe trarre in inganno. L'incontro e l'innamoramento possono essere anche travolgenti, ma è sulla distanza che ci si rende conto dei propri sentimenti . Non c'è niente di più idealizzato di un rapporto che si interrompe prima che la quotidianità abbia dato modo di toccare con mano l'umanità dell'altra persona,con tutti i suoi limiti, i suoi difetti,perfino le meschinità .
In realtà finchè non conosciamo bene l'altro, siamo innamorati in buona parte dei nostri desideri su di lui. interrompere una relazione a questo punto può essere saggio, ma poi bisogna trovare il modo di mettersi il cuore in pace, di dire a se stessi che le cose sarebbero cambiate comunque, per effetto della quotidianità, finendo per assomigliare molto di più alle relazioni ,quelle vere , che noi sperimentiamo per un tempo abbastanza lungo da rivelare l'altro e rivelare noi stessi per come realmente siamo.


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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: sabato 13 ottobre 2012, 10:35 
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Ohhhhhhhhh finalmente ti ho agganciato :). E' stato anche più facile del previsto e non certo per merito mio. Da come scrivi sembri una persona molto riflessiva e realista. Scrivi delle cose importanti e fossi in te rileggerei più volte il mio stesso post. Diciamo che nella sostanza ci sei, uno si lamenta tanto di quello che trova, dei "difetti" diciamo così della storia che vive o del partner, ma riflettendoci anche solo un attimo prresto si rende conto che la situazione che tanto si odia è anche la stessa che ha reso possibile l'incontro e la relazione stessa.
Da quello che scrivi pare almeno che una piena accettazione della vostra storia non ci sia mai stata, che i momenti belli intensi e spontanei fra di voi siano sempre stati "guastati" da questo suo tirarsi indietro. Insomma parre che mentre stava nelle cose, ne stava anche fuori immaginando già come sarebbe finita. E' evidente come la rotondità della sfera che questa ragazza che ha è stato l'unico modo che ha avuto per interrompere la vostra relazione e io sono sempre dell'avviso che avrà delle "ricadute" e che per allora caro meter dovrai tirare fuori gli attributi e tenere il punto. Personalmente penso che una persona che parte dalla sua situazione abbia bisogno di tempo, di parlare molto e sopratutto di smetterla di gettarsi in storie foriere di disastri. Insomma dovrebbe starsene un bel pò per i fatti suoi e cominciare un percorso di chiarimento e accettazione personale. Credo che allo stato attuale sappia solo far soffrire le persone con cui entra in contatto e vedrai che fra un pò ti sclera anche la ragazza con cui sta... Insomma spero tanto non riparte alla carità, mi rendo conto che per te sarebbe difficile trattanerti, come pure che le possibilità di un reale cambiamento da parte sua sono più che rare. Vedi non è per sminuirli, ma non bastano i sentimenti per far funzionare le cose, anzi alcune volte i sentimenti sono un'ostacolo che non ci fa vedere in modo chiaro la situazione.
Mi interessava che ragionassi sull'eventualità che tu stesso poni, ovvero sul fatto che probabilmente ti sei lasciato andare così tanto perché sapevi fin dall'inizio della pecarietà del rapporto. Badiamo bene è comunque una cosa bella quella che ti è successa, sono dell'avviso che certi sentimenti è sempre meglio provarli che non, però magari la prossima volta affidali a persone più stabili mentalmente. Sai anche meglio di me che gli etero"curiosi" possono solo far sta male alla lunga.
Volevo osare un'altro pochetto... Facciamo che con lui non c'è stato neanche bisogno di precisare che eri passivo, perché ti aspettavi che un "etero" che è alle prime esperienze con gli uomini a letto tratti l'uomo come sà e come può, ovvero come donna? Dici che niente niente questo non avrà contribuito quanto meno a interessarti a lui? ;)
Un abbraccio
P.S.: Barbara continui a illuminarmi :). Dici delle cose sensatissime. E fossi in meter le ascolterei tantissimo. Può anche essere una scelta quella di vivere una storia intenza che però si sa dall'inizi non porti da nessuna parte. Però insomma alla fine della fiera c'è sempre il conto da pagare. Se si è mangiato bene ne è valsa comunque la pena. Però si bisogna mettersi il cuore in pace fin dall'inizio sull'esito finale.


Ultima modifica di Alyosha il sabato 13 ottobre 2012, 10:51, modificato 1 volta in totale.

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 Oggetto del messaggio: Re: Negazione della propria omosessualità?
MessaggioInviato: sabato 13 ottobre 2012, 10:46 

Iscritto il: martedì 9 ottobre 2012, 1:26
Messaggi: 8
I momenti intensi erano quelli che vivevamo. Il problema era quando era da solo. E quella ragazza è stata la sua via di uscita, perché sa bene che se restasse da solo penserebbe e ripenserebbe a cosa sia successo. Gli occorre un tappo per ovviare al fatto di guardarsi dentro. Quindi durerà la sua serenità finché non capirà che nessun altra persona può completarlo se non lui stesso. Ha tanta strada da fare. E se ritornerà con affetto e disponibilità gli farò capire queste cose. Arriverà anche ad odiarmi, come ha già fatto, ma dovrà capire che la rabbia che ha nutrito e che nutrirà nei miei confronti non sia altro che il dolore che si porta dentro per non accettarsi e piacersi così com'è, bisessuale, o omosessuale, che sia.
Sì, non abbiamo vissuto una reale quotidianità. Era soltanto la proiezione costruita di una realtà. Ma la realtà è fatta anche di altro, di contingenze, della realtà, appunto.
Aveva con me, come diceva, tutto quello di cui avesse bisogno, ma senza di me, no. Era e è impossibile per lui declinarmi nel suo mondo. Quindi lo capisco. Ma non lo giustifico. Perché per non affrontarsi, ha scelto di cedere allo scontro, e farmi male gratuitamente.
Io proseguo il mio percorso. Imparando da questa esperienza.
Grazie dei vostri commenti, davvero.
Un abbraccio, sentito.


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