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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: La mia esperienza
MessaggioInviato: lunedì 1 luglio 2013, 11:14 
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Iscritto il: mercoledì 6 febbraio 2013, 17:10
Messaggi: 241
Vorrei raccontarvi qualcosa di personale. Di come fu la scoperta(e lo sviluppo) della mia sessualità. Per farlo bisognerà scavare nel passato. Perchè il passato non si dimentica, è inutile provare a farlo. I ricordi, le nostre memorie son sempre lì,e spesso ci vengono a trovare. Ma il come riviverle si può mutare eccome. Perchè ciò che abbiam fatto e vissuto nel passato,e che adesso odiamo, malediciamo, rimpiangiamo, a quel tempo era il presente,e in quel presente qualunque cosa ci abbia attraversati aveva un senso,dei suoi perchè. E riviverli con questa consapevolezza è l'unico modo perchè il passato non divori il nostro presente.

A 12 anni, mi trovai ad avere un nuovo compagno di banco. Lui il più discolo,io il più bravo della classe. Ci misero assieme perchè credevano l'avrei cambiato. Lo feci,a dire il vero. Ma anche lui mi insegnò tanto.
Un pomeriggio ebbi come una visione,un sogno ad occhi aperti. Immaginai di essere con lui nel bagno della scuola. E che i nostri 2 corpi si toccassero. Toccassero,niente più. Non era un abbraccio,non un bacio,era solo uno stare così vicini da toccarci e mantenere fisso quel contatto. Fu un'esperienza stordente,ma piacevole. Credo che la interpretai come un forte desiderio di star vicino a lui,di condividere tutto.
Lui fu gentile con me,potei dire premuroso,per quanto potesse esserlo un ragazzino di 12 anni. Mi coinvolgeva in tutto,mi voleva bene,mi considerava un suo pari. Fu lui a darmi questo soprannome,”Candido”, che ancora oggi porto.
Qualche anno dopo,incontrai sulla mia strada un ragazzino timido,dolce,impacciato. Per tutti era un effeminato,un uomo che si atteggiava da donna. Diventò il mio migliore amico. Per alcuni anni fummo inseparabili. Ricordo una gita scolastica,stessa camera d'albergo. Si andò a fare una doccia. Ero curioso,attratto forse,andai nel bagno.Si stava facendo la doccia con una t-shirt addosso,tanto era in imbarazzo di star solo in camera con me. Scoppiammo entrambi a ridere.
Qui i ricordi si fanno più confusi. Devo averli rimossi,o aver provato a farlo. Ce ne son troppi,forse avevano una carica emotiva troppo forte,o forse li sento contaminati,e li rifiuto,vorrei che non mi appartenessero.
Ricordo in terza Liceo l'arrivo di un ragazzo,che era stato bocciato l'anno prima. Ribelle, rivoluzionario, e bello,dannatamente bello. All'inizio ci fu distacco. Mi vedeva come uno schiavo del sistema, quella diligenza,quella dedizione,quell'obbedienza ad un'istituzione sacra per me,marcia per lui. Ma le cose cambiarono. Lo aiutai in più occasioni,iniziai a divertirmi assieme a lui(e agli altri). Si sedeva sulle mie gambe,mi abbracciava,mi scriveva messaggi e frasi (sconce). Per lui era un modo di fraternizzare,di fare squadra. Per me significava altro. Provavo altro.
Ma non ero più un bambino. Non sapevo cosa fosse,cosa significasse essere omosessuali. Ma sapevo cosa volesse dire sentirsi diversi, dover filtrare le emozioni,i gesti,le parole.
Nel frattempo crescevo in seno all'Azione Cattolica,alle messe domenicali,e alla mia famiglia,così premurosa e affettuosa,ma anche così impreparata e inadatta alla diversità.
I sentimenti,le pulsioni,le emozioni iniziarono ad essere connotati di valenze morali (e sociali). Così iniziai a sdoppiarmi,tra ciò che ero(o sentivo di essere) e ciò che dovevo essere.
Ma non fu solo questo. Internet si affermava,ed io scoprii la pornografia. Sesso etero,poi bisex,poi gay,poi di nuovo etero. Era un modo(pessimo) di capire cosa fossi. E di sforzarmi ad essere altro.
Era uno sfogo(fisico,mentale). Mi faceva star bene,e poi male.
Il problema non era la (presunta) omosessualità, quanto piuttosto una sessualità che non trovava altri canali per esprimersi. Perchè non conforme alla regola,perchè inopportuna,perchè forse allo sbaraglio.
Fu quello però il più duro sdoppiamento. La pornografia mi permise di alienare la sessualità, trasformandola nel mero contatto tra 2 corpi(e poco importa se fossero un uomo e una donna,o due uomini). La sessualità fu privata del suo coinvolgimento mentale,affettivo,reale. Il duro confronto con una realtà,che vedevo ostile, confermava questa “scelta”. Ma fu la pornografia a trasformarla in qualcosa di possibile. Non lo sapevo,ma avevo perso un qualcosa di importante. E che allora avevo scambiato per un semplice “prurito”. Ma la cui assenza mi stava pian piano portando verso una strada che, con alti e bassi, mi ha condotto fin qui.

Di ricordi ce ne sarebbero ancora molti,alcuni più freschi,altri invece ancora sopiti.
Ma è del presente che bisogna occuparsi. Perchè il passato,dolce o amaro che sia stato, non esiste più. E forse non è mai esistito,se non nel suo essere presente,ma di fatto anche lì mutevole. E ciò di cui ho scritto sopra altro non è che un fantasma,un'ombra di un presente che è stato,e che non è più.
Scrivo in questa sezione perchè non ho mai smesso di chiedermi e provare a capire se fossi gay o meno. E non son mai riuscito a farlo perchè ho sbagliato l'approccio,il metodo. Fino ad oggi almeno.
Darsi un'etichetta, che sia riferita ad eventi del passato,o a qualcosa che pervade il nostro presente non ha senso. Perchè anche il nostro presente non è statico,immobile, ma è mutevole,e connesso con tutto ciò che ci circonda. Come il nostro pensiero,d'altronde.
L'invito(in primis, a me stesso) è quello invece di ritrovare noi stessi. Di ritrovare il senso vero della sessualità,dell'affettività,dell'amore,svincolandosi da sovrastrutture e immagini precostituite(dalla società,dal contesto in cui si vive,dalla religione,dalla morale,dalla pornografia). Ascoltare e osservare,senza giudicare, ciò che ci passa per la mente per poterlo comprendere meglio,eliminando così ciò che non ci appartiene,e prendendo consapevolezza di ciò che siamo, qui e ora.
Voler capire ossessivamente il sesso della persona che vorremo al nostro fianco non avrà più importanza, perchè diventerà una semplice e naturale conseguenza di ciò che siamo e proviamo,un'intuizione simile a quelle che si hanno da bambini,qualcosa che non ha bisogno di un perchè, perchè semplicemente è in noi,qui e ora,e non ha bisogno del nostro attaccamento.


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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: lunedì 1 luglio 2013, 12:11 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5111
Candido, veramente un bellissimo post! Ci sono parecchie cose che mi hanno colpito, comincio dalla prima: “mi considerava un suo pari!” Ecco questa è la base di un vero rapporto affettivo, la parità, lo scambio alla pari, senza ruoli sociali, senza schemi prefabbricati. L’affetto vero nasce solo tra persone che si ritengono alla pari, questo concetto, se è valido per tutti, lo è particolarmente per i gay. Essere alla pari non è legato all’età o a qualcosa di oggettivo ma dal sentirsi alla pari, al rendersi conto che l’altro capisce, ha una sua personalità ed un suo valore e non è semplicemente il completamento dei nostri sogni.
Secondo punto di riflessione. L’educazione in genere e quella cattolica in particolare tende a fornire modelli d affettività, di sessualità, di coppia e di famiglia e proprio per questo complica la vita dei gay e di quanti negli schemi dell’educazione che hanno ricevuto non si ritrovano. Ai ragazzi si mette in mente che lo scopo della sessualità è mettere su famiglia e che qualsiasi altro uso della sessualità è peccato. I ragazzi etero ci mettono poco a rendersi conto che questi concetti sono tanto affermati in teoria quando disattesi in pratica, per i gay è più difficile perché ai comuni problemi generati da una educazione repressiva si aggiunge l’idea della devianza, del “contro natura”. La masturbazione e la pornografia diventano il centro della vita segreta di un ragazzo e lo condizionano pesantemente. Parlare seriamente di queste cose è praticamente impossibile e su questi condizionamenti si finisce per fondare la personalità morale di un ragazzo, il che è veramente assurdo, come se la morale si identificasse con la repressione della sessualità. La sessualità non è una colpa ma una opportunità per rendere migliore la vita ed è il naturale completamento delle dimensione affettiva. Separare l’affettività dalla sessualità, cioè sublimare la sessualità, significa rompere artificialmente una unità che è una cosa naturalissima, perché affettività e sessualità crescono insieme.
Mi verrebbe da sottolineare che il ricordo delle prime emozioni e delle prime esperienze sessuali non deve essere rimosso ma valorizzato perché si tratta dell’imprinting della vita affettiva. Anche la pornografia non è di per sé un male e non è degradante, lo è solo rispetto a un modello fortemente sublimato e, tra l’altro, per ragazzi che non hanno una vita sessuale di coppia la pornografia è una cosa che non andrebbe demonizzata. Si cresce in tanti modi e pensare che oggi, in presenza di internet, la pornografia sia una realtà che può essere rimossa sic et simpliciter significa non vedere la realtà.
Nel pst mi colpisce molto un’espressione: “famiglia, così premurosa e affettuosa, ma anche così impreparata e inadatta alla diversità.” È questa la vera ragione del disagio di tanti ragazzi, cioè avere una famiglia premurosa ma del tutto impreparata a fare i conti con la diversità.
La necessità di rispondere ai modelli interiorizzati è effettivamente qualcosa che svia dal cercare le risposte dentro di sé ed allontana da una morale personale in nome della omologazione intesa come bene supremo.
Grazie di questo post Candido!



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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: lunedì 1 luglio 2013, 16:52 
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Iscritto il: venerdì 14 giugno 2013, 12:59
Messaggi: 161
Condividere le proprie esperienze non può fare altro che bene, sia a chi le condivide che agli altri che le leggono, quindi grazie.
Non ho però capito una cosa (magari perché ho letto di fretta): non sei ancora sicuro di essere omosessuale?



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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: lunedì 1 luglio 2013, 18:39 
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Iscritto il: giovedì 29 dicembre 2011, 1:07
Messaggi: 527
ciao Candido, ho letto con attenzione la tua storia e mi è piaciuto il ragionamento finale. Premetto che quello che sto per dire è un discorso generale che applico a me stesso in primis. Il problema di noi stessi è che spesso ci giudichiamo troppo e analizziamo ogni minima cosa che facciamo e che non facciamo. Non diamo tempo a noi stessi di imparare e spesso ce la prendiamo se una cosa non riusciamo a farla come vorremmo. Molte volte poi continuiamo a rimanere aggrappati al passato in un modo così morboso che continuiamo a rimuginare. Il principio per stare un po' meglio è proprio questo : Ascoltare e osservare,senza giudicare, ciò che ci passa per la mente per poterlo comprendere meglio,eliminando così ciò che non ci appartiene,e prendendo consapevolezza di ciò che siamo, qui e ora (citazione tua ;)). Questo è il primo passo per cambiare le cose dal mio punto di vista :)



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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: lunedì 1 luglio 2013, 22:09 

Iscritto il: mercoledì 19 giugno 2013, 17:21
Messaggi: 134
Bellissimo testo candido, sia nella forma che nel contenuto.
Come a Tozeur, anche a me è piaciuto soprattutto il ragionamento finale.

Ultimamente nel forum quando trovo qualche riflessione o qualche testimonianza che mi colpisce per qualche ragione copio il testo e lo conservo sul mio computer, in una specie di "quadernino", diario virtuale. Così posso andare più facilità rileggerli e meditarci sopra....ultimamente alcune parole che ho trovato qui sul forum mi hanno molto colpito e alcune volte mi hanno persino fatto cambiare idea su certe questioni.
Il tuo testo ora fa parte di questo mio diario :)


PS: spero che per questi testi non sia previsto alcun copyright :lol:


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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: martedì 2 luglio 2013, 15:43 
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Iscritto il: mercoledì 6 febbraio 2013, 17:10
Messaggi: 241
@Project Grazie delle tue parole :) Questo nuovo stato di consapevolezza mi sta aiutando a comprendere meglio anche gli altri,e se ripenso ai tanti tuoi interventi e post che ho letto(anzi,letteralmente divorato) ma che in qualche modo mi sfuggivano,mi scivolavano addosso,adesso ripensandoci li trovo illuminanti!E alcune cose le sento ora mie,come se mi appartenessero. Forse siamo pronti a comprendere gli altri solo se abbiamo prima compreso noi stessi.

@Luv L'aver condiviso questo,come dici bene, ha sicuramente fatto bene a me,e spero sia stato un buono spunto di riflessione anche per qualcun altro :)
Sull'essere gay non ho poi dubbi,ma sicuramente vivo ancora dei contrasti interiori,e delle difficoltà. Alcune delle quali legate proprio all'idea di omosessualità vissuta a livello mentale in modo sproporzionato,dandole una valenza eccessiva e rendendola un forte fattore condizionante. In questo modo,l'omosessualità stessa,o meglio la sua concettualizzazione ,rischia di diventare una sovrastruttura che non ti fa vivere (e affrontare) bene la realtà. E la realtà non è quella che viviamo nella nostra mente (che è condizionata dall'inconscio,dal passato,da paure e ansie ingigantite) ma è quella che viviamo ogni giorno.

@Tozeur Condivido il tuo ragionamento al 100%. E visto appunto che la coscienza non si può annullare(ed è un bene,sia chiaro), passare da uno stato di coscienza ipercritico e giudicante a una coscienza "passiva" che semplicemente osserva la realtà, ci può aiutare ad acquisire un grado di consapevolezza maggiore di noi stessi e a vivere meglio :)

@Tobias Grazie mille,Tobias. Son contento(e anche un po' orgoglioso) di essere finito in questo tuo "diario"! :D Per "uso personale" non metto alcun copyright :lol:


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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: venerdì 19 luglio 2013, 12:20 
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Iscritto il: domenica 14 aprile 2013, 3:07
Messaggi: 107
Ciao Candido, non aggiungo nulla di nuovo dicendo che è un bellissimo post! Mi sento un po "romantico" ma devo ammettere che trovo molto bella l'idea che tu abbia tenuto il soprannome Candido (che è molto bello anch'esso) che ti è stato dato dal tuo compagno di banco! :)
Mi sono ritrovato in alcuni aspetti della tua esperienza, sopratutto quando parli del disagio provocato dalla divisione tra ciò che sei e ciò che vuoi essere.
Quello che hai condiviso è molto importante, e l'invito che tu fai alla fine del racconto è per me una verità immensa! Grazie! :D


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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: sabato 20 luglio 2013, 0:08 
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Iscritto il: giovedì 11 aprile 2013, 18:46
Messaggi: 287
Quello che scrivi, Candido, è molto toccante e sincero. Anche io, come Barbino, mi sono ritrovato in molte delle cose che hai scritto. La cosa che più mi ha fatto riflettere è però la tua risposta a Luv:
candido ha scritto:
Sull'essere gay non ho poi dubbi,ma sicuramente vivo ancora dei contrasti interiori,e delle difficoltà. Alcune delle quali legate proprio all'idea di omosessualità vissuta a livello mentale in modo sproporzionato,dandole una valenza eccessiva e rendendola un forte fattore condizionante. In questo modo,l'omosessualità stessa,o meglio la sua concettualizzazione ,rischia di diventare una sovrastruttura che non ti fa vivere (e affrontare) bene la realtà. E la realtà non è quella che viviamo nella nostra mente (che è condizionata dall'inconscio,dal passato,da paure e ansie ingigantite) ma è quella che viviamo ogni giorno.

Sono perfettamente d'accordo con te, e mi rendo conto che se ho un problema grosso è proprio quello di vivere l'omosessualità un po'troppo a livello mentale. Spero che tu, che dici di avere in questo senso dei "contrasti interiori", possa riuscire a superarli.


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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: sabato 20 luglio 2013, 9:39 
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Iscritto il: mercoledì 6 febbraio 2013, 17:10
Messaggi: 241
Grazie a te,Barbino :D

Ciao e^ip+1=0 :)
Il tuo intervento(di cui ti ringrazio) mi permette di affrontare un discorso importante.
Circa 20 giorni fa,in questo topic,scrivevo:
Cita:
Il problema non era la (presunta) omosessualità, quanto piuttosto una sessualità che non trovava altri canali per esprimersi. Perchè non conforme alla regola,perchè inopportuna, perchè forse allo sbaraglio..[]...alienare la sessualità, trasformandola nel mero contatto tra 2 corpi(e poco importa se fossero un uomo e una donna,o due uomini). La sessualità fu privata del suo coinvolgimento mentale,affettivo,reale.

La stessa tematica l'ho potuta affrontare,qualche giorno fa,con una psicologa: ovvero la ricchezza e multi-dimensionalità della sessualità e il suo ruolo nella strutturazione dell'identità,della personalità,delle interazioni con gli altri.
L'omosessualità è una variante (naturale) della sessualità,un orientamento della sessualità. Questo credo di averlo compreso. A livello cognitivo,intellettivo,intendo. Quindi, non è qui che si gioca(più) il conflitto interiore.
Ho compreso anche le difficoltà sociali,esterne correlate all'omosessualità,ovvero l'omofobia. L'omofobia mi fa paura,rabbia,mi intimorisce e,sicuramente, limita e ostacola la possibilità di fare esperienze e di poter vivere la mia sessualità in modo sereno e libero. Ma rappresenta solo in minima parte un problema interno,in quanto è comunque realmente presente e,laddove presente,rimane un fattore "esterno" da combattere e con cui fare i conti.
Dov'è allora il dissidio interiore,che si ripercuote poi a livello mentale diventando a volte un qualcosa di invadente e stressante,nei confronti dell'omosessualità?
Secondo me, più che nel concetto di omosessualità il problema sta ancor prima in quello di sessualità, e nel modo in cui questa si è sviluppata,è stata vissuta,e si vive.
Mi spiego meglio. Prima ancora di essere atto sessuale e,ancor meno,procreazione, la sessualità comprende la sfera affettiva,emozionale,corporea, del sè e dell'altro,nonché quindi la propria identità.
La sessualità è intimamente connessa alla scoperta e all'acquisizione del significato del piacere. Si scopre che il proprio corpo può dare piacere,a sè e poi all'altro,e lo può ricevere dall'altro. Si prende quindi anche contatto col proprio corpo,e con quello dell'altro,e con le proprie emozioni. Si esperisce l'intimità,la condivisione,l'intesa,la complicità,la dimensione del gioco. Tutte cose che non interessano esclusivamente la dimensione di coppia ma che definiscono più in generale il rapporto con ciò che è altro da te. Si inizia quindi a conoscere se stessi (e a volersi bene),e a relazionarsi con gli altri.
Questo per dire che la sessualità,intesa nella sua complessità, pervade pressoché tutte le dimensioni del nostro essere,e contribuisce alla definizione di identità,personalità e delle relazioni con gli atri e l'ambiente. E' qualcosa che abbiamo sotto la pelle,che non ci può essere tolta,un qualcosa di identitario.
L'omosessualità si "riduce" quindi a definire solo il differente oggetto con cui si scopre,si esprime,e si vive questo ricco universo della sessualità. Il che non vuol dire sminuire la cosa,ma semplicemente vederla da un punto di vista diverso, allargando l'orizzonte entro il quale la sessualità si muove,e esaltandone la sua centralità e natura intima e irrinunciabile dell'individuo.
Riscoprire quindi che siamo una fonte di piacere per noi,e che lo possiamo essere per l'altro,come anche riscoprire l'importanza dell'espressione della sessualità nelle relazioni e il suo posto nell'identità,nella personalità e nella vita di ognuno diventa sicuramente una bella sfida! Da affrontare con un senso di scoperta,di meraviglia,di curiosità,simile a quello di un bimbo. Ma scoprire cosa? L'altro e,tramite esso,noi stessi. Per trovare una dimensione in cui stare finalmente bene. Certo,il clima di generale ostilità verso l'omosessualità non aiuta,ma bisogna trovare la forza e il coraggio di iniziare questo cammino di scoperta. E farlo proprio perchè non si tratta di un semplice prurito nelle mutande ma perchè in gioco c'è tutto ciò che siamo.

(Mi scuso per essermi dilungato. Mi farebbe piacere avere dei commenti su questo tema, sapere cosa ne pensate, poterci confrontare :) )


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 Oggetto del messaggio: Re: La mia esperienza
MessaggioInviato: sabato 20 luglio 2013, 18:17 
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Iscritto il: giovedì 29 dicembre 2011, 1:07
Messaggi: 527
Hai scritto un bellissimo discorso che dimostra una nuova consapevolezza in te e un notevole passo avanti. Spero di aver capito bene il discorso, volevo aggiungere che non basta la sessualità per trovare un benessere interiore, quest'ultimo è una questione molto complessa e instabile



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