A me non va..

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
Totoro
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A me non va..

Messaggioda Totoro » sabato 3 maggio 2014, 17:52

Mi porta a scrivere un viaggio di immaginazione che mi sono appena fatto (no, non mi drogo, per ora) ed anche questo, come altri, non è che uno sfogo.
A me non va che si dica in giro che sono gay/etero/bisex o che dir si voglia. Il mio orientamento è in qualche modo ben specifico, le poche volte che provo attrazione per una persona in particolare è per questioni di coinvolgimento mentale-emotivo. Per tutto il resto del tempo non sono né le donne né gli uomini, e se capita che m'interessi a cose a sfondo sessuale è per l'atto sessuale in se, che poi si svolga tra donne, tra uomini, o tra donne e uomini non mi cambia nulla. Questa è la premessa. Immaginando di uscire con una donna, o con un uomo, ed immaginando le reazioni ed i pensieri di chi mi sta attorno, mi sento oppresso. Trarrebbero conclusioni sul mio orientamento. E non è che non mi vada che si dica che sono gay o etero o bisex perché ci sia qualcosa di male nell'esserlo, ma perché sarebbe falso. Non mi ci trovo. M'inquadrerebbero in uno schema e sarebbe come se mi cucissero addosso un vestito che non è mio e mi sta stretto. Si penserà "beh, che te ne frega di quel che pensano gli altri?", eh, in effetti, a questa domanda non so rispondere. Diciamo che è come essere gay se tutti pensano che sei etero, o essere etero se tutti pensano che sei gay, o almeno così immagino. Mi turba, tutto qua.
 


"La capacità di stare da soli è la capacità di amare. Può apparirti paradossalle, ma non lo è. E' una verità esistenziale: solo le persone in grado di stare da sole sono capaci di amare, di condividere, di toccare il nucleo più intimo dell’altra persona, senza possederla, senza diventare dipendenti dall’altro, senza ridurla a un oggetto e senza diventarne assuefatti."

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IsabellaCucciola
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Re: A me non va..

Messaggioda IsabellaCucciola » sabato 3 maggio 2014, 19:52

Penso che le etichette, per quanto sbagliate ed esclusiva della società, siano un modo per “rassicurare” le persone... se diamo un nome a tutto ciò che ci circonda ci sentiamo più sereni, e sappiamo come comportarci...
Si penserà "beh, che te ne frega di quel che pensano gli altri?", eh, in effetti, a questa domanda non so rispondere.

Ci frega quello che dicono gli altri perché viviamo in una società e non siamo eremiti... molte volte è anche la nostra educazione o il volerci sentire parte di un gruppo che fa sì che teniamo al giudizio degli altri...
Ogni sera quando mi ferisco una parte di me si chiede cosa stia facendo, ma io non so cosa risponderle. Guardo il sangue colare dalla ferita, colare a terra, goccia dopo goccia, come una clessidra.


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