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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: GAY INDECISI
MessaggioInviato: venerdì 15 maggio 2009, 13:27 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
admin ha scritto:
Per esperienza, sia mia personale che di molti ragazzi gay che conosco, sono portato a pensare che per un ragazzo gay conoscere altri ragazzi gay di età diversa e anche gay di età matura sia una cosa fondamentale. Perché dico questo? La risposta viene anch’essa dall’esperienza: la vita dei ragazzi gay mantiene nel tempo, generazione dopo generazione, delle costanti che derivano proprio dall’essere gay e se i comuni contatti della vita quotidiana possono guidare la vita adulta ordinaria di un ragazzo gay, i contatti con adulti gay o con ragazzi più grandi possono favorire la trasmissione di un patrimonio di esperienze tipicamente gay. Un ragazzo gay può imparare solo da altri gay quali siano i problemi specifici dell’essere gay.

Ciò premesso, a che cosa serve il Forum di Progetto Gay? Si può rispondere che serve a favorire il dialogo e il confronto, ma che significa questo “in concreto”? La risposta è semplice, serve a rendere comune un patrimonio di esperienze e di conoscenze elaborato da altri ragazzi gay anche in altri tempi. La trasmissione di questo patrimonio è la vera finalità di Progetto Gay che mira ad essere una raccolta di materiale di prima mano relativo alle vere esperienze di vita dei ragazzi gay. Scorrendo le varie discussioni, ma in particolare quelle della sezione di “Orientamento gay per i più giovani” avrete potuto notare che ho cercato di delineare in modo riassuntivo i più tipici problemi che un ragazzo gay può trovarsi ad affrontare, da quelli connessi all’accettare di essere gay, a quelli del coming out, a quelli dei rapporti con i genitori, fino a quelli più specificamente sessuali. Conoscere questi argomenti può essere un aiuto notevolissimo quando si presenta la concreta necessità di affrontarli perché ci si può basare su esperienze altrui e si può evitare di perdere anni ad elaborare risposte che di fatto sono sempre le stesse, generazione dopo generazione.

Uno dei problemi più tipici che un ragazzo gay si trova certamente a vivere è quello del proprio orientamento sessuale. Per molti non è un problema se non a livello sociale, per molti è un problema psicologico notevole, in termini di riconoscimento del proprio orientamento o di accettazione di esso, o di entrambe le cose, per qualcuno le incertezze durano per molti anni e addirittura per tutta la vita. È di questo ultimo caso che intendo parlare qui.

L’esperienza mi ha fatto notare che il disagio connesso all’orientamento sessuale è inversamente proporzionale alla liberà nella quale l’individuo vive. In un mondo “libero” i problemi di orientamento sessuale sono assenti perché l’orientamento sessuale non è vissuto come problema. In società in cui l’omosessualità è obbligata a una vita sotterranea ed è soggetta a una censura radicale, l’orientamento omosessuale ha una forte connotazione negativa che finisce per essere interiorizzata anche dagli stessi ragazzi gay. In questi ambienti le indecisioni circa l’orientamento sessuale sono frequenti per il semplice fatto che l’essere gay è vissuto male dagli stessi gay.

Faccio qualche esempio (pur nella consapevolezza che le situazioni concrete possono essere ben diverse). I problemi relativi all’orientamento sessuale emergono soprattutto:
1) in ambienti chiusi in cui la comunità è piccola e il privato è di dominio pubblico e diventa spesso oggetto di pettegolezzo (piccoli paesi con mentalità chiusa),
2) in comunità legate alla cultura religiosa che condanna l’omosessualità (penso al dramma di un prete o di un seminarista che si riconosca gay),
3) in condizioni di dipendenza economica dalla famiglia di origine protratte oltre il limite fisiologico dei 25/26 anni,
4) quando è presente una dimensione educativa intollerante verso l’omosessualità o gli atteggiamenti omofobi sono ostentati in famiglia.

In situazioni del genere il contatto con persone gay serie e lo scambio di esperienze serve a fare aumentare la consapevolezza e a fare diminuire la paura della omosessualità. Non è raro che mi capiti di parlare con ragazzi che manifestano incertezze circa il loro orientamento sessuale. In questi casi, in genere, si percepisce un’ansia di base legata all’idea di fare chiarezza. Mi trovo a dire spesso: ”Se sei etero non c’è problema, se sei gay non c’è problema lo stesso, se poi non sai che cosa sei non hai nessun obbligo di definirti, non devi rendere conto a nessuno e comunque non c’è nessun problema lo stesso.” La maggior parte dei problemi di orientamento sono falsi problemi che si risolvono da sé col passare del tempo e con la diminuzione dell’ansia connessa al non sentirsi etero. Sembra incredibile quanto dei falsi problemi possano condizionare la vita dei ragazzi, ma l’accento costantemente posto sulla sessualità, le aspettative familiari, l’omofobia ambientale contribuiscono a drammatizzare una situazione che per se stessa non ha nulla di drammatico.

In genere l’ansia connessa ai dubbi sul proprio orientamento sessuale porta i ragazzi a comportamenti non spontanei. Un ragazzo che non si sente pienamente né gay né etero cerca di definire il suo orientamento sessuale tramite comportamenti sessuali etero o gay che siano una prova del suo orientamento sessuale. Accade così che diversi ragazzi si imbarchino in esperienze sessuali e in vere e proprie relazioni impegnative, gay o etero che siano, senza nessuna convinzione di base, con la sola idea (sbagliata) che un ragazzo se fa sesso con una ragazza è etero e se fa sesso con un altro ragazzo è gay. Le relazioni che si creano su questa base hanno spesso una caratteristica: sono cioè essenzialmente sessuali e i valori propriamente affettivi passano in secondo piano. Quando un ragazzo indeciso si butta in una relazione al solo fine di accreditare l’idea di essere etero o gay, in genere, preso dall’ansia di chiarirsi, non si rende neppure conto che dall’altra parte c’è una ragazza vera oppure un ragazzo vero che, inconsapevoli delle vere motivazioni del ragazzo che ai loro occhi si comporta come un innamorato, possono investire in quella relazione l’intera loro affettività.

Ho avuto la possibilità di parlare con ragazze che mi hanno contattato perché erano giunte alla consapevolezza che il loro ragazzo fosse gay anche se lui stesso affermava palesemente il contrario. Non è affatto detto che una ragazza rifiuti a priori una relazione con un gay e più di qualche volta ho conosciuto donne innamoratissime dei loro uomini gay, nella piena consapevolezza che fossero gay, questi rapporti possono reggere benissimo e possono essere saldissimi se, anche in assenza di sesso, tra i due esiste un rapporto affettivo profondo. Ci sono donne innamorate che aiutano i loro uomini gay ad essere quello che sono, cioè gay. Ma una donna avverte perfettamente quando l’uomo, col quale pure ha rapporti sessuali, non la ama veramente. In situazioni di questo genere una donna spesso si sente usata e può non essere in grado di comprendere la sofferenza del suo compagno. In questi casi, in assenza di dialogo autentico, le relazioni vanno avanti stancamente per anni con recriminazioni reciproche ma in genere l’uomo non ammette di essere gay nemmeno a livello di ipotesi.

Quando un gay indeciso entra in una relazione con un altro uomo lo fa con la riserva mentale di poterne uscire a suo piacimento, quello in fondo, per lui, è un esperimento. Ma non solo, nei momenti di crisi della coppia, che inevitabilmente si presentano, riaffiora l’idea di voler “provare con una donna”. Un discorso del genere, che l’indeciso fa usandolo inconsciamente come arma di ricatto psicologico motivata da una maggiore richiesta di affetto, mette in allarme il suo compagno, crea insicurezza e destabilizza ulteriormente la coppia. Se l’ipotesi di “provare con una donna” si presenta solo dopo anni di convivenza e senza una motivazione apparente, e soprattutto se quella ipotesi si realizza, c’è da ritenere che ci si trovi di fronte a una vera bisessualità “a periodi”. In alcuni casi, peraltro rari, possono verificarsi anche situazioni di bisessualità non a periodi. Quando questo accade, in genere, l’indeciso ne parla al suo compagno in modo aperto e cerca la sua comprensione che spesso trova almeno a livello teorico o di comprensione umana. Anche in questo caso, tuttavia, l’altro ragazzo si sente in grosse difficoltà.
Le situazioni di indecisione non si superano mai con esperimenti per confermare un orientamento sessuale incerto ma solo col dialogo e col confronto in un clima di libertà a di rispetto.

Vorrei aggiungere che quando un indeciso vede crollare una relazione durata anni prova anche a livello personale momenti di estrema insicurezza. Pretendere una decisione definitiva da un gay indeciso, magari dopo anni di convivenza, non è realistico e, d’altra parte, salvare la convivenza nonostante la sua intrinseca instabilità non è detto che sia la soluzione migliore.

Vorrei mettere in guardia molti ragazzi su un punto: quando un ragazzo si dimostra disponibile ad un contatto sessuale con voi ma presenta delle riserve mentali, vi dice di non sentirsi gay o di non sentirsi del tutto gay o di “non amarvi ma di voler solo fare sesso con voi”, non considerate la sua disponibilità sessuale come il segno “evidente” del suo essere gay, spesso, anzi, è vero il contrario. Spesso i gay indecisi prendono l’iniziativa a livello sessuale e inducono altri ragazzi, per questo motivo, a entrare il relazione con loro, ma questi stessi ragazzi indecisi, quando invece di fare l’amore con loro, si prova a parlarci, mostrano evidenti le loro forti indecisioni. Prima di avere un contatto sessuale con un ragazzo parlateci molto, cercate di capire chi avete davanti e se avete la sensazione che quel ragazzo sia indeciso, e gli volete veramente bene, lasciate perdere il sesso e cercate di costruire un rapporto di amicizia seria. Tenete presente che i coinvolgimenti sessuali non profondamente voluti sono spesso vissuti dall’indeciso in una forma negativa, come se il suo compagno si approfittasse di lui.



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