Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
Biancorosso
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Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda Biancorosso » venerdì 27 aprile 2018, 12:47

Salve a tutti!

Ho 27 anni e da due anni e mezzo circa vivo all'estero e dal Novembre scorso sto attraversando un vero momento di crisi che qui sotto spiegherò, cercando di capire quelle che magari sono state anche le vostre esperienze.

Vorrei partire con una precisazione: non ho intenzione di offendere nessuno e quantomeno dire cose fuori luogo, quindi nel caso dovessi farlo, chiedo già scusa.

Mi sono sempre ritenuto etero al 100% e non mi sono mai ritenuto omofobo, anzi! Ho sempre sostenuto che l'amore sia la cosa più bella del mondo e che ognuno debba sentirsi libero di viverlo nella sua più totale bellezza, indipendentemente da sesso e/o razza.

Due anni fa sono partito per l'estero e per circa un anno ho vissuto e lavorato nello stesso edificio, lontano dal mondo esterno e vivendo un'esperienza per certi versi traumatica.
Poco dopo il mio arrivo persi completamente la testa per una ragazza che, ahimè, era di facili costumi ma, nonostante questo, io ne ero perdutamente invaghito.
Nel frattempo, per ripiego, instaurai una storiella con un'altra ragazza che però emotivamente non mi trasportava molto.
Dopo un paio di mesi, accantonate queste delusioni, conobbi un'altra ragazza. Inizialmente non ero convinto di voler stare con lei, ma sessualmente c'era una forte sintonia tra di noi e col tempo iniziai a sentirmi forte, sicuro di me e amato come mai in vita mia. Venivo accettato per quello che ero e non sentivo alcun tipo di pressione, se non quella di dovermi legare a lei in maniera ufficiale, diciamo. Volevo i un certo senso sentirmi libero di andare anche con altre donne, in quanto vivevo il sesso in maniera quasi ossessiva.
Dopo qualche mese decisi di tornare in Italia e, nonostante ebbi spesso la possibilità di andare con altre ragazze, non lo feci. Continuai a restare in contatto con lei, un po' per "sicurezza" un po' perché le volevo bene.
Dopo un paio di mesi decisi di tornare all'estero in quanto avevo trovato lavoro nella stessa nazione, ma in un'altra città, e ci tornai con l'idea di andare a vivere con lei: sì, mi ero convinto, e l'amavo. Dio quanto l'amavo. Una volta ri-approdato in terra straniera passammo insieme una settimana ed io ero super felice! Ma poco dopo iniziò la tragedia: mentre io la notte lavoravo e il giorno mi dannavo per cercare una casa, lei, apparentemente senza motivo, mi lascia. Mi cade il mondo addosso, non me ne capacito, non riesco a vivere, diciamo. Poco dopo scoprii che mi aveva tradito con un altro ragazzo e che continuava a starci insieme.

Passano circa quattro mesi e (conditi da un'esperienza sessuale con una ragazza) incontro quella che era la mia ex fidanzata. In un periodo "nero", all'estero, senza nessun amico o conoscente, mi aggrappo a lei e, in un certo senso, me ne innamoro e ne divento dipendente. Lei era bellissima, ma più grande di me ed io non parlavo bene la sua lingua, così come lei non parlava bene l'italiano, ma mi prendeva, non so perché.
Decidiamo così di intraprendere una relazione. Le mie ansie da tradimento e il mio sentirmi inferiore non giovarono al rapporto: soffrivo di ansia da prestazione che sfociava in eiaculazione precoce (disturbo di cui ho quasi sempre sofferto, tranne che con la ragazza con la quale progettavo di andare a vivere).
Lei, inoltre, mi faceva sempre sentire sotto pressione: non ero bravo a letto, non mi impegnavo ad imparare la lingua, non ero abbastanza "uomo" in quanto insicuro su tutto ed era gelosissima, impedendomi di instaurare quasi qualsiasi tipo di contatto con altre ragazze, controllando il mio telefono ed altre cose assurde che, se ci penso ora, mi viene la rabbia con me stesso.
Nonostante tutto, in occasione del giorno del matrimonio di mia cugina, decido di portarla con me in Italia e di farla conoscere alla mia famiglia.

Pochi giorni prima della nostra partenza, dopo una stressante nottata di lavoro, connessa con la mia ansia da prestazione, mentre tornavo a casa la mia testa iniziò a delirare: pensavo a cose assurde, odiavo tutti, piangevo per il nervoso e, tra le varie cose, mi rimbalza nella testa una frase che lessi su Facebook: "dovrebbe semplicemente ammettere la sua omosessualità".
Dopo un paio di giorni partiamo e, prima di arrivare nella mia cittadina, passiamo un paio di giorni a Roma, dove le cose sembravano andare per il verso giusto, nonostante avessi ancora dei ricordi legati all'altra mia fidanzata.

Giunto il giorno del matrimonio, tra festeggiamenti e quant'altro, ricordo che un cugino di mia madre, un po' ubriaco, parlò male di un altro suo cugino (presumibilmente gay) in quanto lui non aveva il coraggio di ammettere la sua omosessualità e, in quel momento, pensai: "pensa cosa dovrebbero pensare se scoprissero che sono gay", ma poi mi dissi di nuovo:"ma che cazzo stai dicendo? tu non sei gay!". E in effetti non lo ero, o non lo sono, non so.

Successivamente tornammo in terra straniera e la mia relazione prese una piega sempre peggiore: pian piano il sentimento cominciò a svanire ed il sesso, che non era mai stato eccezionale (anzi!) era sempre minore. Inoltre, nel giro di pochi mesi, avrei perso il lavoro.
Io mi sentivo vuoto, privo di emozioni, io che di emozioni forti mi nutro!

Pochi giorni prima che scadesse il mio contratto, inizia il mio calvario. Penso, senza alcun motivo: e se fossi gay?
È lì che inizia il mio calvario: sono ossessionato da questo pensiero, mi auto-testo su tutto: per strada e sui mezzi guardo tutti i tipi di persone e penso: mi piace più l'uomo o la donna? Mi masturbo continuamente (cosa che ho comunque sempre fatto fin da quando avevo 14 anni), cerco rassicurazioni sul fatto di non essere gay, guardo porno gay per cercare di capire se mi piacciono e provo sensazioni di ansia, disturbo e in un certo senso ribrezzo, cerco continuamente su internet storie di gay/non gay e tutta una serie di cose assurde. Inoltre, comunico alla mia ex ragazza questa mia ansia e lei, ovviamente, la prende malissimo dicendomi: non dire scemenze, tu sei normale (purtroppo era in qualche maniera omofoba)!

La mia relazione, oramai già finita da un pezzo, finisce definitivamente, in quanto io troppo impegnato a capire se fossi gay o meno e lei troppo impegnata a dirmi cosa dovevo o non dovevo fare, a criticarmi continuamente, dicendomi una cosa del tipo:"se imparerai la lingua potremmo tornare insieme".
Ovviamente per me è stata una liberazione.

Decido così di intraprendere un percorso di psicoterapia ed inizio ad ampliare un po' le mie conoscenze.
Tra le varie conosco una ragazza che si dichiara bisessuale ed iniziamo una specie di relazione basta solo ed esclusivamente sul sesso. Entrambi "perversi", ci divertiamo, ma io la vivo un po' male in quanto mentre faccio sesso immagini di video porno gay che ho visto mi si affacciano nella mente e cerco di rimuoverli.
Dopo circa un mese ovviamente questa specie di relazione finisce, in quanto dal punto di vista emotivo c'era una sorta di odio tra di noi.

Succede così che dopo un paio di settimane conosco una ragazza italiana.
Nonostante non mi piacesse molto e non provassi quasi nulla per lei, decido di baciarla e lei vuole portarmi a letto ma, preso da sensazioni di ansia e da immagini che mi affiorano nella testa, non riesco a mantenere l'erezione. Inoltre, riaffiorano nella testa ricordi negativi avuti con la mia ex ragazza, la quale voleva "insegnarmi a fare sesso". Ed io mio sento sempre più inutile, poco "uomo" ed ho come paura di una vagina e di penetrarla, quasi come se avessi un rifiuto.

La psicoterapia continua e, in un certo senso, mi rassegno all'idea di essere gay, fino a quando non conosco una ragazza che mi fa provare delle emozioni, ma non delle erezioni.

Nel frattempo continuo a combattere la mia ansia con la masturbazione, ma ovviamente con scarsi risultati: guardo sia porno gay che etero, ma quelli etero non mi danno più le stesse emozioni che mi davano una volta, mentre con quelli gay mi sento in un certo senso attratto ma, dall'altro, mi provocano sensazioni di ansia.

Negli ultimi giorni, poi, mi sono accadute due cose strane:
1. sono andato dal barbiere ed il solo fatto di essere toccato da un uomo mi ha provocato ansia ed eccitazione (una mezza erezione), sfociata quasi in una crisi d'ansia in quanto non riuscivo a respirare;
2. sono andato a casa di un mio amico, bellissimo ragazzo: alto, forte ed affascinante ed il solo fatto di essere a casa da solo con lui mi provocava ansia ed eccitazione.

Negli ultimi periodi, poi, ho realizzato che quando guardo le ragazze (tutte), non riesco più a provare la stessa emozione che provavo prima. Quando guardo gli uomini (tutti), vedo in loro qualcosa che io non ho (o che non penso di avere): bellezza, sicurezza, fascino. È come se fossi attratto da quello che io non sono, diciamo.

È ovvio che le mie siano ossessioni, ma l'idea di dover essere gay mi fa crollare il mondo addosso!
Non è questo quello che nella mia vita volevo: ho sempre sognato di avere una famiglia come la mia, fatta da una coppia etero e da due figli. E badate bene, che la mia non è una discriminazione di generis.
È indubbio che il fatto di provenire da una piccola città con una mentalità ristretta giochi un ruolo fondamentale, ma io su questo tema sono sempre stato molto aperto. Ho, inoltre paura di assumere atteggiamenti omofobi, ed è davvero l'ultima cosa che vorrei.
Sono sempre stato un a persona molto insicura, e vedere crollata quella che era una delle poche certezze che avevo nella vita, mi fa veramente crollare il mondo addosso.
E in un certo senso mi odio perché non sono in grado di prendere una decisione: sono gay? Sono etero? Sono bisex? Reprimo la mia omosessualità?

Ci sono poi degli avvenimenti che, nel corso della mia vita, hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale:

1. quando avevo circa 11 anni ero a casa di mia nonna, da solo con mio cugino, ed in tema di sessualità io ne sapevo ben poco. Così lui mi insegnò a masturbarmi e poi mi disse che dovevo praticare del sesso orale con lui ed io, in quanto non ne sapevo nulla, lo feci.
Questo avvenimento rimase nella mia testa per anni ed io non provai mai attrazione verso un ragazzo, anzi chiedevo alle mie amiche loro cosa provassero di bello in un ragazzo: non riuscivo a spiegarmi come un pettorale potesse essere attraente, ad esempio.
Dopo alcuni anni, appena dopo la laurea, andai da una psicologa per motivi legati alla mia ipocondria e, scavando nei miei ricordi, questo episodio mi tornò in mente e l'ho sempre vissuto male, malissimo! Era una cosa che io NON volevo fare, ma che dal basso della mia ingenuità (e fidatevi, purtroppo sono molto ingenuo) feci. Fu lì che a volte avevo questa paura di essere gay, ma non provavo comunque alcun tipo di attrazione verso gli uomini.
Questo episodio rimase nella mia testa fino a qualche mese fa, quando lo dissi alla mia psicologa, la quale (contrariamente a quello che io penso) sostiene non sia un trauma;

2. Alle volte, in presenza di gay, mi sentivo molto osservato e pensavo tra me e me: "e se fossi gay e non lo so?";

3. Diverse volte alcune persone hanno pensato che io fossi gay, chiedendomelo anche, ma io ero certo della mia sessualità e, senza alcun timore, dicevo che non avevo alcun problema;

4. Un paio di volte ragazzi gay hanno provato a flirtare con me ed io, senza sentirmi in disagio, gli dissi che ero felicemente etero;

5. Sono stato tradito diverse volte dalle donne, e le mie relazioni amorose sono sempre stati fallimentari e, in questo ultimo periodo, inizio a pensare che sia perché io avessi una certa omosessualità latente;

6. Il mio rifiuto verso il genere femminile è probabilmente dettato dalla mia ultima relazione e, a volte, mi chiedo se questa mia insicurezza ed interesse verso gli uomini, possa essere una sorta di reazione a questi ultimi anni veramente brutti. E (magari ingenuamente), penso che se accettassi di essere gay e di avere una relazione con un uomo potrei finalmente avere la sicurezza e la protezione che io non sono in grado di dare, ma la mia psicologa è un po' contraria a questa mia teoria, nel senso che lei sostiene io debba lavorare molto sulla mia autostima e che la mia sessualità è in questo momento irrilevante e che, col tempo si vedrà.

Detta così, e analizzandomi come sempre, sembra io voglia reprimere la mia sessualità, e la cosa mi distrugge.
In cuor mio spero sia un momento di crisi dovuto al mio vivere da solo in un paese estero e che, col tempo, io possa tornare a provare qualcosa anche per le donne.

Non nego che ho pensato di provare un'esperienza sessuale con un uomo, ma il solo pensiero mi mette in un forte stato d'ansia, così come l'idea di fare sesso con una donna.

Sono sempre stato fortemente attratto dalle donne, e ho fatto sesso con circa 20 donne diverse in vita mia, così come sono sempre stato aperto e curioso sessualmente: ero sempre alla ricerca della novità e, nella mia ultima relazione, è come se la mia ricerca fosse "regredita".

Io non so davvero cosa pensare, so solo che sono mesi che non dormo la notte e che il mio unico pensiero è questo.

Aspetto vostre risposte e spero di non aver offeso nessuno.

Grazie e buona giornata!

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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda progettogayforum » venerdì 27 aprile 2018, 14:31

Premetto che non sono né un medico né uno psicologo, ma mi occupo di gay da molti anni. Ho letto con la massima attenzione il tuo post e cercherò di risponderti in modo argomentato nel pomeriggio, ma devo elaborare una risposta all'altezza del tuo post. Ti anticipo solo una cosa: tutto quello che scrivi non ha proprio nulla di gay, c'è invece un'ansia profonda, legata a stress da lavoro e soprattutto ad una vita affettiva senza vere gratificazioni, cosa che provoca il crollo dell'autostima con tutte le conseguenze immaginabili. Non credere di essere il solo a passare esperienze simili, mi è capitato molte volte di vedere ragazzi etero in crisi profonda. Ci vorrà tempo, ma da queste cose si esce quando si cambia ambiente e ci si sente veramente inseriti in situazioni più gratificanti. Molte cose di quelle che scrivi fanno pensare a un doc (disturbo ossessivo compulsivo) a tema gay, si tratta di stati nevrotici reattivi che si superano, anche se ci vuole pazienza, e che non hanno niente a che vedere con l'omosessualità, ma cercherò di allargare il discorso nel pomeriggio.
Grazie della fiducia che hai riposto in questo forum!
Ci sentiamo più tardi.

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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda progettogayforum » venerdì 27 aprile 2018, 18:11

Caro Biancorosso,
partiamo dall’inizio. Ti preoccupi di chiedere preventivamente scusa per il tuo post, se per caso fosse ritenuto offensivo, ma il tuo post non solo non è affatto offensivo ma è serissimo e merita la massima attenzione. Ti sei rivolto ad un forum gay non solo con rispetto ma aspettandoti delle risposte che non potresti trovare facilmente altrove e questo significa riporre una fiducia “seria” in un forum come questo. Per questa fiducia posso solo ringraziarti e spero di non deluderti.
Circa il 40% della posta che ricevo tramite Progetto Gay non viene da ragazzi gay, ma da ragazzi etero che passano momenti di forte stress e che finiscono preda dell’ansia e cominciano a mettere in dubbio la loro eterosessualità. Sono classiche situazioni di doc a tema gay, cioè di disturbo ossessivo compulsivo su base ansiosa polarizzato sull’idea ossessiva di essere gay e caratterizzato dalla tendenza compulsiva a testarsi per risolvere il dubbio. Ho visto veramente tante situazioni di questo genere, si tratta di ragazzi non solo etero, ma aggiungo etero al 200%, e le mail che ricevo sono molto simili al tuo post. L’attenzione di quei ragazzi si polarizza sulla sessualità ma il vero problema è l’ansia che genera tutta una serie di conseguenze che in questi casi si manifestano nella sfera sessuale ma, lo devo sottolineare, l’ansia che c’è alla base del doc a tema gay, molte volte, non è causata da situazioni connesse alla sessualità. Cerco di spiegarmi: La perdita del lavoro, una situazione di forte conflitto coi genitori, il fatto di lavorare in ambienti molto costrittivi, il fatto di avere debiti e di non riuscire a pagarli, o il fatto di essere sottoposti a ricatti da terze persone, possono essere causa di ansia profonda che si scarica poi sulla sessualità, ma siccome si tratta di ansia reattiva, se non si elimina la causa il problema non si risolve.
Tu scrivi “col tempo iniziai a sentirmi forte, sicuro di me e amato come mai in vita mia. Venivo accettato per quello che ero e non sentivo alcun tipo di pressione, se non quella di dovermi legare a lei in maniera ufficiale, diciamo”. Se in una storia con una ragazza cominci a renderti conto che la finalità della ragazza non sei tu ma è il matrimonio, è evidente che la cosa ti mette in crisi. Poi c’è un’osservazione di base: se cambi tante ragazze vuol dire non stai bene con nessuna e che quelle relazioni, invece di essere stabilizzanti possono produrre l’effetto esattamente opposto. Una relazione di coppia è gratificante in senso profondo se è duratura, se crea un affidamento reciproco, se non contiene ricatti impliciti di nessun genere ("se imparerai la lingua potremmo tornare insieme".) E poi lo stare bene insieme non è una questione legata essenzialmente al sesso ma soprattutto alla condivisione di valori e al lavorare insieme per dei fini comuni. Se ti accorgi che quella che consideravi la tua ragazza stava contemporaneamente con un altro ci resti malissimo perché viene meno un rapporto di fiducia.
Mi fermo un attimo sul problema dell’ansia da prestazione che è una tipica spia del fatto che la sessualità non è vissuta come un momento di condivisione dell’intimità con una persona con la quale si ha un profondo rapporto affettivo ma come un esame da superare perché ci si sente giudicati. Il che significa che, dall’altra parte manca la capacità di capire che il sesso non è l’esito inevitabile di ogni incontro.
Tu scrivi: “Lei, inoltre, mi faceva sempre sentire sotto pressione: non ero bravo a letto, non mi impegnavo ad imparare la lingua, non ero abbastanza "uomo" in quanto insicuro su tutto ed era gelosissima, impedendomi di instaurare quasi qualsiasi tipo di contatto con altre ragazze, controllando il mio telefono ed altre cose assurde che, se ci penso ora, mi viene la rabbia con me stesso.” Ma è ovvio che questi non sono rapporti d’amore e non possono avere la dimensione gratificante dei rapporti d’amore, che danno sicurezza, che non chiedono prestazioni, che comportano una presenza affettuosa e mai invasiva o, peggio, giudicante.
L’inizio dei tuoi dubbi dalla frase: “dovrebbe semplicemente ammettere la sua omosessualità” è un classico del doc. Il doc esplode in modo improvviso per il verificarsi di coincidenze che “senza ansia” non sarebbero neppure state notate. Nota che l’idea di poter essere gay sembra quasi un’ipotesi realistica per motivare la mancanza di successo con le donne, ma devo sottolineare che ci sono donne e donne. Ho conosciuto ragazze che amavano veramente i loro ragazzi e che per i loro ragazzi si sarebbero battute fino all’ultimo respiro, perché con i loro ragazzi avevano rapporti affettivi profondi, ma spesso le cose non vanno così. Tutta la serie dei test possibili (il barbiere, lo stare a casa da soli con un ragazzo bellissimo, i video gay, le erezioni o mezze erezioni ecc. ecc.) fa parte dell’armamentario più classico del doc. Nota che nella dimensione ipoteticamente gay non parli mai di “voler bene” ad un altro ragazzo, ma solo di reazioni fisiologiche, perché hai automaticamente ridotto il concetto di omosessualità alla sola dimensione strettamente sessuale. Non hai un’idea di quanti gay innamorati di ragazzi etero ho conosciuto, quei gay sapevano benissimo che con i loro ragazzi etero non ci sarebbe mai stato nessun contatto sessuale ma ne erano comunque innamorati e molto profondamente. Tu vedi l’omosessualità dal di fuori e con gli occhi di un etero che non la conosce e se ne costruisce un’immagine sulla base delle informazioni che trova in giro e questa è, se mai ce ne fosse bisogno, una ulteriore prova che non hai niente a che vedere con l’omosessualità.
Quanto alla masturbazione frequente, è un segno di buona salute fisica e mentale, ovviamente se è gratificante e non è un test compulsivo cioè solo una risposta disfunzionale all’ansia.
Tu scrivi: “Quando guardo gli uomini (tutti), vedo in loro qualcosa che io non ho (o che non penso di avere): bellezza, sicurezza, fascino. È come se fossi attratto da quello che io non sono, diciamo.” Francamente non penso che tu cerchi un modello negli uomini, e in ogni caso il tuo modo di fare non ha nulla di gay. I gay sono fin troppo selettivi in fatto di uomini e non vedrebbero certo possibili ragazzi di cui innamorarsi o da prendere come modello in tutti i ragazzi che incontrano.
Un’attenzione particolare merita l’episodio degli 11 anni. Tutti i ragazzi con doc a tema gay, finiscono per scavare a fondo nella memoria per cercare argomenti che li mettono ancora più in crisi. Tieni presente che oggi i giochi sessuali tra preadolescenti e tra adolescenti sono cose molto comuni e aggiungo che queste cose possono al massimo costituire un imprinting gay che poi si supera facilmente con la maturazione della sessualità adulta. Il sesso vissuto a 11 anni con un coetaneo o quasi è una cosa piuttosto comune anche tra i ragazzi che saranno assolutamente etero per tutta la vita. Queste cose derivano più dalla curiosità e dal senso di trasgressione che da pulsioni sessuali vere ed è per questo che non lasciano traccia, quando però l’ansia cresce anche gli episodi oggettivamente non significativi possono essere caricati di significati che non hanno.
L’omosessualità latente (quella vera) è una cosa molto rara, penso di averne incontrato un solo caso in 10 anni o al massimo due. L’omosessualità latente è nascosta anche al soggetto che la vive, che interpreta tanti eventi della sua vita evitando inconsciamente sempre ogni interpretazione che coinvolga una possibile omosessualità. Un ragazzo con omosessualità latente non ha dubbi sulla sua sessualità, si considera etero al 100%, se i dubbi ci sono, e i tuoi sono fin troppo presenti, l’omosessualità latente non c’entra nulla.
Hai scritto: “Il mio rifiuto verso il genere femminile è probabilmente dettato dalla mia ultima relazione e, a volte, mi chiedo se questa mia insicurezza ed interesse verso gli uomini, possa essere una sorta di reazione a questi ultimi anni veramente brutti. E (magari ingenuamente), penso che se accettassi di essere gay e di avere una relazione con un uomo potrei finalmente avere la sicurezza e la protezione che io non sono in grado di dare, ma la mia psicologa è un po' contraria a questa mia teoria, nel senso che lei sostiene io debba lavorare molto sulla mia autostima e che la mia sessualità è in questo momento irrilevante e che, col tempo si vedrà.” Sulla prima parte concordo al 100% con te, sulla seconda concordo con la tua psicologa.
Hai scritto: “Non nego che ho pensato di provare un'esperienza sessuale con un uomo, ma il solo pensiero mi mette in un forte stato d'ansia, così come l'idea di fare sesso con una donna.
Posso dire che in pratica prima o poi tutti i ragazzi con doc a tema gay considerano l’ipotesi di fare sesso con un uomo, ma non ne ho mai visto nemmeno uno che quelle esperienze le ha fatte poi veramente, e non succede proprio perché la sessualità non è una scelta o una cosa che si può fare per provare. Se io provassi, non in teoria ma in pratica, ad andare con una donna “per provare” mi sentirei in un imbarazzo terribile, e ad un ragazzo etero l’andare “in concreto” con un altro ragazzo provoca lo stesso tipo di reazioni di sconcerto, perché il sesso mira a realizzare le fantasie sessuali che si sono consolidate negli anni attraverso la masturbazione e quelle non cambiano!
Hai scritto: “Sono sempre stato fortemente attratto dalle donne, e ho fatto sesso con circa 20 donne diverse in vita mia, così come sono sempre stato aperto e curioso sessualmente: ero sempre alla ricerca della novità e, nella mia ultima relazione, è come se la mia ricerca fosse "regredita".”
Che il pensiero di fare sesso con uomo ti metta in crisi mi pare ovvio perché non è quello il tuo orientamento sessuale, per quanto riguarda le donne, dove l’interesse sessuale c’è eccome e si percepisce in quello che scrivi (cose che un gay non scriverebbe mai) manca però la dimensione affettiva, che è la cosa fondamentale, quella che crea veramente uno spirito di condivisione e di coppia. Nota bene che le coppie vere, cioè quelle alla cui base c’è un rapporto affettivo vero, sono poche anche tra quanti sono sposati. Prima o poi capiterà anche a te di realizzare una relazione di coppia veramente gratificante e reciproca e così tutti i dubbi spariranno, ma per fare coppia nel vero senso della parola bisogna essere veramente in due e non è facile.
Se fossi in te, lavorerei con la psicologa sulle insicurezze di fondo, sui rapporti coi tuoi genitori, sulle loro attese e anche sulle tue attese dalle relazioni con le ragazze. So benissimo che dirti che l’omosessualità non c’entra affatto non ti risolverà il problema e che il dubbio continuerà a tornare, ma intanto sai che in termini oggettivi l’omosessualità non c’entra e che i dubbi non vanno mai presi troppo sul serio. Io penso che una relazione con una ragazza, anche solo di amicizia, ma di amicizia vera, potrebbe avere una notevole influenza positiva perché riattiverebbe i meccanismi dell’affettività che al momento sembravo un po’ arrugginiti. Dovrai avere pazienza, ma da queste cose ne uscirai certamente.

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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda Biancorosso » venerdì 27 aprile 2018, 20:11

Caro Project,

In primis voglio ringraziarti non solo per la risposta, ma per come lo hai fatto. Hai detto di non essere né medico e né psicologo, ma mi hai dato l'impressione di sapere di cosa parli, così come mi dai l'impressione di farlo con dedizione e passione, cosa da non sottovalutare.

Come hai ben ipotizzato, la tua risposta non ha di certo fatto svanire il problema (e di questo, ahimè, ne ero già al corrente) ma mi ha comunque, in qualche modo, tranquillizzato anche e soprattutto perché viene da una persona che non mi conosce e preparata su questa tematica.

Vorrei ora però aggiungere delle cose che, in un certo senso, potrebbero cambiare l'interpretazione delle cose.

Tu dici: "Che il pensiero di fare sesso con uomo ti metta in crisi mi pare ovvio perché non è quello il tuo orientamento sessuale, per quanto riguarda le donne, dove l’interesse sessuale c’è eccome e si percepisce in quello che scrivi (cose che un gay non scriverebbe mai) manca però la dimensione affettiva, che è la cosa fondamentale, quella che crea veramente uno spirito di condivisione e di coppia.". Bene, per quanto riguarda la sfera affettiva è sì vero che non ne ho parlato, ma devo aggiungere una cosa: mi capita di provare delle emozioni "forti" alla vista o al contatto di un ragazzo che ha una qualsiasi caratteristica affascinante, cosa che con una ragazza invece non mi accade più. La cosa assurda, poi, è che mi capita (quasi) con tutti e, per ancora più assurdo, mi è capitato alla vista del fidanzato di mia sorella e dei miei migliori amici con i quali ho rapporti di amicizia ventennali. Penso:"come fa essere così bello/maschile/sicuro di sé, ecc.". Non ti nego, inoltre (e qui torniamo di nuovo alla sfera sessuale) che nell'ultimo periodo inizio ad accettare la fantasia di fare sesso con un uomo, ma ne ho la fantasia, appunto. L'idea di farlo (ed anche una potenziale fantasia) mi getta però in una situazione di sconforto e, in un certo senso, penso di essere come represso. Non ti nego, inoltre, che ho fatto diversi sogni erotici a sfondo gay, i quali mi facevano svegliare di notte con il crepacuore. D'altro canto, però, realizzo anche che la mia è davvero una grande ossessione.

Ovviamente con la psicologa sto lavorando sugli rapporti con i miei genitori e lei sostiene che, qualora io mi sentissi gay, sarebbe riconducibile alla questione "padre assente e madre opprimente" ed anche lei sostiene che io debba allargare le mie conoscenze e la mia cerchia di amici qui, ma, contrariamente a quello che tu dici, sarebbe meglio se instaurassi più rapporti con uomini, in quanto mi aiuterebbe a fortificare un po' di più la mia autostima.

Ti ringrazio davvero di cuore.

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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda progettogayforum » venerdì 27 aprile 2018, 22:32

Tu scrivi: “mi capita di provare delle emozioni "forti" alla vista o al contatto di un ragazzo che ha una qualsiasi caratteristica affascinante, cosa che con una ragazza invece non mi accade più. La cosa assurda, poi, è che mi capita (quasi) con tutti e, per ancora più assurdo, mi è capitato alla vista del fidanzato di mia sorella e dei miei migliori amici con i quali ho rapporti di amicizia ventennali.” Per te, come avviene regolarmente in presenza di nuclei di pensiero ossessivo (la parola non deve spaventare) conta la contrapposizione tra categorie: ragazzi / ragazze: “mentre con i ragazzi succede una cosa, con le ragazze ne succede un’altra”. Per un ragazzo gay il 99% dei ragazzi sono più o meno indifferenti, come lo sono le ragazze, non conta la categoria “ragazzo” ma la persona del “lui” amato. Per te il “pericolo” è nel genere maschile in quanto tale: la paura del coinvolgimento sessuale con una persona di genere maschile diventa una fobia. È proprio su questo che bisogna riflettere, in buona sostanza l’amore è sempre per il singolo, e non per la categoria, la paura ossessiva è sempre estesa ad una categoria perché come tale è incontrollabile: il “pericolo” o “la tentazione” si nasconde dietro ogni persona di genere maschile.
Ma il fatto che non hai niente a che vedere con l’omosessualità emerge in modo ancora più evidente quando scrivi: “Non ti nego, inoltre (e qui torniamo di nuovo alla sfera sessuale) che nell'ultimo periodo inizio ad accettare la fantasia di fare sesso con un uomo, ma ne ho la fantasia, appunto. L'idea di farlo (ed anche una potenziale fantasia) mi getta però in una situazione di sconforto e, in un certo senso, penso di essere come represso. Non ti nego, inoltre, che ho fatto diversi sogni erotici a sfondo gay, i quali mi facevano svegliare di notte con il crepacuore.” È evidente che non si tratta di fantasie erotiche e di sogni erotici ma di fantasie ossessive e di sogni ossessivi, profondamente disturbanti e destabilizzanti.
Pensi forse che quando un ragazzo gay si ferma a fantasticare sul suo ragazzo (non su tutti i ragazzi che incontra) si senta prendere dall’angoscia, o che possa sentirti sconvolto e destabilizzato da un sogno erotico sul suo ragazzo? Ovviamente un ragazzo gay vive non solo con entusiasmo ma con profonda serenità e partecipazione le sue fantasie sessuali e i suoi sogni erotici, perché sono veramente fantasie sessuali e sogni erotici, perché per quel ragazzo la sessualità è solo ed esclusivamente quella, il fatto che il 92% degli uomini sia etero non lo sconvolge minimamente se non gli sono state messe in mente paure assurde. È chiaro però che se le fantasie, più o meno apparentemente sessuali, sono sconfortanti e destabilizzanti, cioè non sono vera sessualità ma prodotti del pensiero ossessivo, e se i sogni non sono veri sogni erotici (che se sono tali non possono non essere gradevoli) ma sono anch’essi un prodotto del pensiero ossessivo, fantasie e sogni sono vissuti male, con forte tensione, come qualcosa di estraneo, intrusivo e potenzialmente dirompente. Come è ovvio qui la sessualità non c’entra affatto e il pensiero ossessivo non solo non crea una sessualità gay che non era mai esistita ma mette KO la sessualità etero che invece c’era e funzionava anche bene, almeno nei limiti in cui produceva gratificazione e non senso di marginalità e di rifiuto.
Molta attenzione merita la tua ultima frase: “Ovviamente con la psicologa sto lavorando sui rapporti con i miei genitori e lei sostiene che, qualora io mi sentissi gay, sarebbe riconducibile alla questione "padre assente e madre opprimente" ed anche lei sostiene che io debba allargare le mie conoscenze e la mia cerchia di amici qui, ma, contrariamente a quello che tu dici, sarebbe meglio se instaurassi più rapporti con uomini, in quanto mi aiuterebbe a fortificare un po' di più la mia autostima.” Hai scritto molto bene: “qualora tu ti sentissi gay”, cioè qualora ti sentissi gay senza esserlo, perché oggettivamente non lo sei, quel “sentirsi gay” senza esserlo potrebbe essere riconducibile ad una reazione al clima familiare. Devo sottolineare che da tutta l’esperienza di Progetto Gay emerge con chiarezza che dire che i ragazzi gay provengono da famiglie con “padre assente e madre opprimente” è una bufala totalmente priva di senso, che avendo una qualche verosimiglianza (in consonanza con molti preconcetti diffusi) ha ottenuto una qualche credibilità del tutto fuori dalla realtà. Sul fatto che sia opportuno allargare la propria cerchia di amici non ci sono dubbi, anzi, oggi in pratica tutti i ragazzi gay hanno anche amici etero. Tu faresti bene ad avere anche amici gay, non perché sei gay, ma perché un ragazzo etero come te, se conoscesse veramente da vicino dei ragazzi gay sarebbe molto meno sensibile alla paura della omosessualità e quindi sarebbe meno suscettibile alle paure tipiche del doc. Il doc a tema gay è in pratica il risultato della concentrazione del pensiero ossessivo sulla paura di essere gay. Il vero problema non è l’essere gay, ma il pensiero ossessivo in sé. Nei paesi del Nord Europa, dove l’educazione sessuale si fa in modo serio a scuola e fin dalla più tenera età e dove, come ho avuto modo di vedere direttamente, due ragazzi gay possono andare alla funzione domenicale della loro chiesa luterana svedese tenendosi per mano anche in chiesa, perché i gay sono perfettamente integrati, la paura della omosessualità non esiste e non esiste nemmeno il doc a tema gay, il doc esiste lo stesso ma il nucleo ossessivo non è mai costituito dall’idea di essere gay, che lì non fa paura a nessuno.

Biancorosso
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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda Biancorosso » domenica 29 aprile 2018, 10:22

Caro Project,

Grazie mille per la tua risposta, come sempre molto esaustiva ed efficace tanto da indurmi a fare un sogno erotico etero.
Scherzi a parte, devo dire che i tuoi ragionamenti smontano quasi del tutto i miei, soprattutto quando dici che per me conta la contrapposizione "uomo/donna".
Ma quindi secondo te il fatto che io per eiaculare sia tentato a vedere o a pensare ad immagini a sfondo gay/bisex è più riconducibile al fatto che quelle -per come ho sempre vissuto la mia sessualità e le mia fantasie erotiche- siano delle trasgressioni? Così come le erezioni/mezze erezioni (con conseguente impulso sessuale) verso (quasi) tutti i ragazzi?
Inoltre, a volte penso anche a come sarebbe un ipotetico coming out, a come lo prenderebbe la mia famiglia o i miei amici e, ovviamente, mi sale l'ansia. E mi sale l'ansia anche quando su questo forum leggo alcune storie di persone che si sono scoperte gay quando già avevano i figli, a quarant'anni e così via, pensando che possa accadermi la stessa cosa e che al momento io stia solo mentendo a me stesso.

Grazie mille per il tuo tempo e le tue risposte. Credo che a prescindere da tutto sia molto bello quello che fai e come lo fai.

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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda progettogayforum » domenica 29 aprile 2018, 22:07

Caro Biancorosso,
la trasgressione è un “superare i divieti” ma, capiamoci bene, un gay che non ha mai praticato certe forme di sessualità, ma sempre di sessualità gay, può trasgredire, concedendosi per una o più volte delle pratiche dalle quali si è sempre astenuto per motivi morali, religiosi o anche per il semplice timore di essere giudicato, ma chi trasgredisce lo fa seguendo la propria sessualità, lo fa di sua libera scelta e trae indubbiamente piacere da quello che fa, salvo poi a provarne rimorso, se quel rimorso ci sarà. Chi trasgredisce non prova mai disgusto per quello che fa, lo considera anzi molto stimolante e gratificante, assolutamente non ansiogeno. La trasgressione fa parte dei comportamenti sessuali comuni, non genera ansia e non è prodotta dall’ansia.
Le compulsioni sono una cosa del tutto diversa, perché sono un comportamento legato al pensiero ossessivo, nel quale ci si sente “costretti”, “forzati” a determinati comportamenti, spesso ripetitivi, come lo sono i test tipici del doc a tema gay. La compulsione non è una scelta è percepita come una forma di intrusione, di violenza, di auto-imposizione e comunque come una cosa che se non fatta produce ansia. I comportamenti compulsivi sono reazioni disfunzionali nevrotiche alla presenza del dubbio ossessivo e sono dei tentativi destinati a ripetersi all’infinito di risolvere il dubbio ossessivo.
Faccio due esempi che penso possano servire a chiarire la cosa.
Primo esempio. Un ragazzo etero che non ha mai chiesto alla sua ragazza di praticargli sesso orale può trasgredire facendo una richiesta in tal senso (trasgressione come superamento dei limiti imposti dall’esterno, o anche autoimposti) ma se quel ragazzo si sentisse irrefrenabilmente spinto a fare sesso con un altro ragazzo non provando nessuna vera attrazione per quel ragazzo, ma addirittura provando senso di repulsione per quello che si sente spinto meglio costretto a fare, quella non è una trasgressione ma una compulsione di tipo ossessivo, cioè è una risposta disfunzionale all’ansia, ansia che può derivare da mille situazioni diverse, come un senso di frustrazione nella sessualità etero, un clima familiare difficile, ma anche problemi di lavoro, di denaro o difficili rapporto sociali. Analogamente un ragazzo gay può trasgredire inducendo il partner a fare cose che spontaneamente non farebbe, ma sempre restando in ambito gay. Se un ragazzo gay si sentisse invece forzato a fare sesso con una ragazza, beh, anche qui saremmo della dimensione delle compulsioni e non delle trasgressioni.
Secondo esempio. La masturbazione provoca piacere sessuale e se si unisce ad una dimensione affettiva profonda può essere nella sostanza una forma di sessualità di coppia, anche se proiettiva, un modo di fare l’amore quando non è possibile farlo materialmente con il partner. Nel doc la masturbazione diventa un test per valutare le proprie reazioni di fronte ai contenuti gay, in questo caso la gratificazione sessuale è del tutto compromessa dall’ansia e dal timore di potersi eccitare con contenuti gay, questo tipo di masturbazione non è una forma di sessualità ma una risposta compulsiva al pensiero ossessivo. Dove c’è ansia non c’è vera sessualità.
Sia nel parlare di coming out che nel parlare di persone che si scoprono omosessuali in età adulta e magari dopo il matrimonio (espressioni che avrebbero considerate nei loro reali contenuti che sono molto meno netti ci come sembrano) manifesti la tipica paura della omosessualità. È ovvio che per un etero l’idea di diventare o di scoprirsi gay può essere devastante, penso a come starei io se domani mattina mi svegliassi etero: tutto il mio mondo sarebbe distrutto! Solo che questi timori sono del tutto privi di senso. La paura dei fantasmi può fare molti danni … ma i fantasmi non esistono.

Biancorosso
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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda Biancorosso » sabato 5 maggio 2018, 16:48

Caro Project,

Grazie mille per la tua risposta, come sempre molto esaustiva.

Mi ritrovo qui a scriverti dopo una settimana per porti ulteriori quesiti che in questo breve lasso di tempo mi sono posto (nuovamente).

Tu dici: "la trasgressione è un “superare i divieti” ma, capiamoci bene, un gay che non ha mai praticato certe forme di sessualità, ma sempre di sessualità gay, può trasgredire, concedendosi per una o più volte delle pratiche dalle quali si è sempre astenuto per motivi morali, religiosi o anche per il semplice timore di essere giudicato, ma chi trasgredisce lo fa seguendo la propria sessualità, lo fa di sua libera scelta e trae indubbiamente piacere da quello che fa, salvo poi a provarne rimorso, se quel rimorso ci sarà. Chi trasgredisce non prova mai disgusto per quello che fa, lo considera anzi molto stimolante e gratificante, assolutamente non ansiogeno. La trasgressione fa parte dei comportamenti sessuali comuni, non genera ansia e non è prodotta dall’ansia.
Le compulsioni sono una cosa del tutto diversa, perché sono un comportamento legato al pensiero ossessivo, nel quale ci si sente “costretti”, “forzati” a determinati comportamenti, spesso ripetitivi, come lo sono i test tipici del doc a tema gay. La compulsione non è una scelta è percepita come una forma di intrusione, di violenza, di auto-imposizione e comunque come una cosa che se non fatta produce ansia."
Io purtroppo non riesco a capire se le mie siano trasgressioni, compulsioni o repulsioni.
Mi spiego: che in quel che faccio ci sia un atteggiamento compulsivo questo era già assodato, ma il discorso è con il passare del tempo è come se non riuscissi più a provare emozioni e stimoli sessuali verso le donne, mentre verso gli uomini sì. Cioè, se penso ad una donna ho paura di far sesso con lei perché potrei sentirmi sottopressione e, in un certo senso, dominante. Ma io così -in questo momento della mia vita- non mi ci sento. Se penso ad uomo, invece, magari bello fisicamente o in un certo senso affascinante (secondo quelli che sono i canoni della bellezza e del fascino odierno) il discorso cambia, nel senso che la cosa mi eccita e mi genera delle sensazioni di impotenza/invidia/sottomissione/attrazione. Queste caratteristiche però le vedo in (quasi) tutti gli uomini, anche nei miei co-inquilini ad esempio. Cosa accade, dunque? Accade che riesco ad eiaculare e/o a raggiungere un'erezione con più spontaneità pensando ad un uomo, mentre se penso (o vedo) una donna questo non accade, e forse perché mi sento "costretto" a dover eiaculare pensando ad una donna.
Quando eiaculo pensando ad un uomo non sento un sentimento di disgusto. Dopo poco, però, inizio ad avere sentimenti d'ansia in quanto mi auto-convinco di essere gay e di non voler ammetterlo a me stesso e che, se lo ammettessi, avrei risolto i miei problemi, così come penso (e molto probabilmente erroneamente) che un uomo (qualsiasi) da un punto di vista affettivo potrebbe darmi quello che una donna (fino ad ora) non è stato in grado di darmi: non farmi sentire sotto pressione o inferiore e in un certo senso "protetto", in modo tale che non sia io a dover essere
la parte forte.
C'è da dire, inoltre, che analizzando la mia infanzia e la mia adolescenza, si può dire che io sia sempre stata una persona molto sensibile ed, inoltre, ho avuto (ed ho) molte amiche donne (perché spesso venivo preso in giro dai maschi in quanto obeso). Caratteristiche, queste, che nell'immaginario collettivo, se associate ad un uomo, possono far indurre (anche se secondo me non è così) ad un ragazzo gay. Quindi cosa accade? Mi auto-convinco di reprimere la mia omosessualità e di non voler accettarla.
Oppure magari penso a quella volta che ho visto un bel ragazzo ed ho pensato: "wow, è davvero affascinante!", senza però esserne oggettivamente attratto.
Senza contare, poi, che la mia mente va sempre più in là con la fantasia: coming-out, convivere con un uomo, adottare dei figli essendo gay e così via.

Quello che mi chiedo è: non riesco a provare eccitazione e coinvolgimento verso una donna perché in un certo senso me lo auto-impongo o perché effettivamente sono gay e non voglio ammetterlo a me stesso (e agli altri)?

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Help
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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda Help » sabato 5 maggio 2018, 20:28

Ciao Biancorosso. Della discussione al momento ho letto solo la tua ultima risposta ( a breve mi aggiornerò sull'intero contenuto ). Le tematiche che tratti sono molto simili a quelle affrontate in un altro topic del forum:

viewtopic.php?f=17&t=6273

Non so quanto tu possa ritrovarti in quanto scritto li. Ti dico la mia, anche se non ho alcuna competenza medica a riguardo. Ricalcando la risposta che avevo scritto nell'altro topic, penso che il tuo problema sia scaturito da una visione errata delle figure maschio/femmina.
Sei vittima di un pensiero "sessista" abbastanza diffuso e consolidato ma non rispecchiante la realtà e credo che l'unico modo per poter guarire sia cercare di capire cosa sia vero e cosa no. Le donne non sono deboli, i maschi non sono forti. In generale, maschio e femmina non sono aggettivi utilizzabili in campi diversi da quello sessuale.
Credo che risolvere questo "errore" sia fondamentale.

Buona giornata Biancorosso

Alyosha
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Re: Gay, Bisex, Etero, Omosessualità latente, DOC Omosex?

Messaggioda Alyosha » sabato 5 maggio 2018, 20:51

Io continuo a pensare che quando ci sono disturbi d'ansia occorra rivolgersi a professionisti, sopratutto se questi disturbi diventano invalidanti.Non credo affatto che l'esperienza che ti porta in dote Project non ti sia utile, tutt'altro. Distinguere la paura di ammettere di essere gay da un probabile DOC è senz'altro un passo fondamentale. Io non sono un esperto, ma devo riconoscere che dopo un po' la differenza tra un gay represso ed una persona ossessionata dall'essere gay senza esserlo davvero salta subito all'occhio. Credo tuttavia che ci sia un momento in cui occorre farsi carico dei propri disturbi. L'autoanalisi, il ricorso al parere degli amici, i forum, sono tutti strumenti che hanno un utilità relativa in questi casi. Sgonfiare l'ansia nell'immediato può anche riuscirti, ma l'ansia è un sintomo, non il problema.
E' possibile rivolgersi anche a psicologi dell'asp in modo gratuito. Certo non ci si aspetti la possibilità di iniziare percorsi terapeutici completi. Non è detto tuttavia che anche qualche incontro diradato nel tempo non possa essere risolutivo nel tuo caso. Mi dai comunque la sensazione di riuscire a maneggiare queste cose. Averle raccontate qui e aver ricevuto i preziosissimi consigli di Project è già in sé una grande conquista.


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