cosa significa "accettarsi"?

L'accettazione dell'identità gay, capire di essere gay
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zeno
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cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da zeno » domenica 18 luglio 2010, 14:32

Buona domenica a tutti!

La metto sul ridere: leggo su questo forum frasi del tipo "mi sono appena accettato ed ora...", oppure "sono nella fase in cui mi sto accettando e quindi...", o ancora "ho 14 anni e il giorno 11 gennaio alle 8.30 e 23 secondi mi sono accettato ed ho deciso...", ecc, ecc.

Ora, mi reputo completamente ignorante in materia, perchè non mi sono mai posto il problema, perlomeno in modo così "scientifico"... Cosa intendete di preciso con "accettarsi"?

Personalmente non ricordo di aver mai avuto un periodo in cui non mi accettavo, un periodo in cui mi stavo accettando, ecc! Vuol dire che non mi sono mai accettato?
O che mi sono sempre accettato? :D

Mi sono espresso in modo scherzoso ma mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensate!

Un saluto a tutti!!!!

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Stravinsky
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da Stravinsky » domenica 18 luglio 2010, 15:02

Dunque...Penso che l'accettarsi sia la fase di transito. Il momento in cui uno realizza di essere gay. Magari da etero comincia a capire che prova qualcosa per le persone del suo stesso sesso. Siccome nella società di oggi è sempre più difficile ammetterlo, se in un primo momento l'idea di essere gay ci repelle, piano piano si "accetta" la propria sessualità. Un momento che sto vivendo anche io, anche se non l'ho mai chiamato così. Infatti penso che questo termine denoti una concezione molto travagliata della scoperta della propria "sessualità". Come se si dovesse essere in conflitto con le proprie preferenze in amore, e che si debba lottare in qualche modo contro qualcosa che è "sbagliato". Essere gay non è affatto sbagliato, semplicemente per come stanno le cose in Italia, è difficile. Pertanto alcuni in un primo momento rifiutano l'idea di esserlo, ma poi si "accettano":
Io tutt'ora sono convinto in un amore verso le persone, indipendentemente dal sesso di queste. So che per molti questo potrebbe sembrare un "non voler prendere posizione" o un "tenere il piede in due scarpe" tuttavia io sono seriamente convinto di ciò. Chissà, la permanenza qui potrebbe aiutarmi ad "accettarmi" come gay!! :lol: :D
Un saluto, Marco.
Criticare i difetti altrui è rendersi incapaci di accettare le proprie debolezze. Ascoltare l'altro è sentirlo respirare e permettergli di vivere i suoi silenzi. Non giudicate, contemplate. Non rifiutate, guardate. Non disprezzate, ascoltate!

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progettogayforum
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da progettogayforum » domenica 18 luglio 2010, 17:31

Ciao Zeno,
il tema è particolarmente interessante.
Intanto già l’uso della parola accettazione sottintende che si tratterebbe di un disvalore. Accettare l’omosessualità come una condanna, come una malattia, come un destino che porta ad una condizione di inferiorità. L’omosessualità non è né una condanna né una malattia né una condizione di inferiorità, ma come accade in molti fenomeni di tipo sociologico ciò che conta non è la realtà ma la percezione della realtà e così ragazzi cresciuti in contesti chiusi e omofobi finiscono per assimilare l’idea che l’omosessualità sia realmente una condanna, una malattia o una condizione di inferiorità. Nessun eterosessuale si pone il problema dell’accettazione della sua eterosessualità, perché la vive come un valore socialmente accettato a tutti i livelli, così non accade purtroppo per i gay. In una società senza preconcetti omofobi il problema dell’accettazione dell’essere gay non esisterebbe neppure, in contesti molto aperti il problema è di minima entità, in contesti chiusi e omofobi il problema può assumere connotati di vero e proprio dramma.
Perché si possa avere un’idea anche molto approssimativa di che cosa è stato in altri tempi il problema dell’accettazione, vorrei citare alcuni esempi, il primo è un romanzo famosissimo di Roger Peyrefitte (1907-2000), scritto nel 1943 (c’è anche una bella trasposizione cinematografica di Jean Delannoy, del 1967, che conserva lo stesso titolo). Peyrefitte racconta, in chiave strettamente autobiografica, la storia di un’amicizia particolare “senza sesso” nata tra due ragazzi, un quindicenne, Georges (lo stesso Peyrefitte) e il dodicenne Alexandre, in un collegio cattolico alla fine degli anni ‘20. Il rapporto tra i due viene ostacolato dai superiori che lo considerano morboso, alla fine Alexandre si uccide.
Un altro esempio notissimo di difficile accettazione è quello di John Addington Symonds (1840-1893, sepolto a Roma, al cimitero acattolico, detto degli Inglesi, accanto alla tomba di Shelley. Fu uno dei massimi storici inglesi del Rinascimento italiano, per gran parte della vita cercò di reprimere la sua omosessualità, e i suoi diari lo testimoniano in modo chiarissimo. Nel 1887 perse la cattedra di poesia all’università di Oxford per la “troppa familiarità con gli studenti”. Symonds nel tentativo di reprimere l’omosessualità si sposò ed ebbe quattro figlie ma tutta la prima parte della sua vita, fin circa a 40 anni, è caratterizzata dalla lotta con se stesso nel tentativo di reprimere l’omosessualità.
Vorrei aggiungere che ancora oggi in alcune situazioni l’accettazione può diventare una vera tragedia e certamente lo è stata in passato (probabile motivazione di diversi suicidi inspiegabili). Per fortuna molte cose sono cambiate.

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Ennis
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da Ennis » domenica 18 luglio 2010, 21:51

ciao zeno!
in effetti nemmeno io ho ancora ben chiaro cosa vuol dire accettarsi...
cmq, basandomi sulle mie esperienze, penso che l'accettazione da parte mia ci sia stata più o meno un anno fa. prima, pur sapendo di essere gay, continuavo a cercare soluzioni che potessero reprimere la mia omosessualità, o magari tenerla nascosta: mi dicevo che mi sarei sposato e che quindi l'amore per un eventuale figlio mi avrebbe fatto "dimenticare" il mio orientamento sessuale, avrei quindi pensato solo a lui... ma più ci pensavo a queste cose, più mi rendevo conto che stavo male. facendo questo, avrei mentito alla mia famiglia e soprattutto a me stesso. un conto è decidere di non rivelare la propria omossessualità e un conto è mentire creando situazioni che se mai venissero fuori allo scoperto, rovinerebbero non solo la tua vita ma anche quella delle persone che ti sono state accanto e che si fidavano di te.
penso quindi che accettarsi voglia dire non cercare di reprimere o nascondere a se stessi la propria omosessualità... tuttavia non ho mai ragionato in termini di accettazione, mi sono semplicemente reso conto che ho bisogno di vivere la mia vita accanto ad un uomo, voglio amarlo ed essere amato da lui. tutto qui! :D

CERCANDOUNANIMA
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da CERCANDOUNANIMA » mercoledì 21 luglio 2010, 9:57

ciao ennis
dici proprio bene!
accettazione, dire o non dire, alla fine sono tutti termini di una stessa questione. In questi giorni in particolare me ne sto chiaramente e dolorosamente rendendo conto. Anche io dentro di me voglio trovarmi un'uscita, una via secondaria nella quale scappare, da imboccare per fuggire da tutto il dolore che sto provando in questo momento, ma alla fine so dentro di me che questa strada non sono le donne e l'eterosessualità - come cerco di dirmi e di fare - ma è solo il rendersi perfettamente conto di quello che si è. ps sono nuovo del forum ed un pò imbranato mi dareste delle dritte, grazieeeeeeeee
In un modo o in un altro si tratta di trovare un modo... Buon FIND A WAY a tutti.....

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progettogayforum
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 21 luglio 2010, 10:46

Benvenuto CERCANDOUNANIMA, come hai potuto vedere si tratta di problemi che tutti devono affrontare, però, permettimi di dire una cosa: cerca di guardare le cose con più ottimismo! Essere gay non è una tragegia di ragazi gay realizzati ne conosco tanti. I problemi ci sono se vivi in un ambiente arretrato ma anche di fronte a quelle cose è possibile reagire in modo costruttivo!
Ancora benvenuto!

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Telemaco
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da Telemaco » mercoledì 21 luglio 2010, 13:46

Che argomento interessante e difficile! provo a rispondere.

Secondo me

"accettarsi" vuol dire "smettere di negare l'evidenza a se stessi".

Che una persona possa negare l'evidenza a se stessa non penso sia un fatto da sottovalutare, ci tengo a sottolinearlo, perchè l'educazione sociale e morale nella stragrande maggioranza delle società attuali è eterocentrica (ma questo senza intenti polemici, è un dato di fatto inevitabile dovuto forse alle proporzioni numeriche), quindi è praticamente automatico che siano applicate certe categorie mentali anche dalla persona omosessuale che non può che appropriarsene fin da subito. Queste categorie poi saranno molto facilmente cristallizzabili in un aspetto, quello della sessualità e dell'affettività, che è di per sè sfuggente, privato, non di pubblico dominio perchè in buona parte mentale.

E' un processo il cui svolgimento immagino vari moltissimo in ogni singola persona: se in alcuni fortunati casi è un processo leggero e abbastanza diretto, molto più spesso però credo che sia lungo, pesante, tortuoso, la durata è molto sfumata, nel senso che è difficile individuarne un inizio ed una fine se non in modo molto approssimativo. Ci si può impiegare mesi, anni, una vita intera, addirittura si può ritornare al punto di partenza una o più volte oppure ci si può fermare in fase di stallo per un indeterminato periodo; è un momento in cui l'introspezione e l'autoanalisi della persona raggiunge la massima intensità, magari anche con dolorosi attimi di depressione e altrettanto forti attimi di euforia.
Inoltre i condizionamenti esterni giocano un ruolo piuttosto rilevante sulla durata e sulla riuscita del tutto.

Come giustamente diceva Ennis, lo strumento più concreto e fondamentale con cui si "realizza" l'accettazione è la cessazione di ogni tentativo di autorepressione delle pulsioni omosessuali, sia fisiche, sia affettive. (Poi però può esser più facile o breve per uno o per l'altro aspetto, che non necessariamente sono collegati).

Quindi si può osservare come primo risultato una decisiva presa di coscienza della persona e una crescente consapevolezza di sè.

Diciamo che in un certo senso, la visione delle cose si ribalta, soprattutto con sguardo alla propria idea di sè nel futuro: prima dell'accettazione si tende a vedere la realtà che ci circonda come una serie di "impossibilità", come una canalizzazione delle proprie azioni in una rigida serie di limiti e percorsi stabiliti, in seguito invece si incomincia a vederle come tutta una serie di "possibilità", come un (ri)aprirsi del ventaglio delle occasioni per costruire se stessi, almeno in linea teorica (e non è mica poco per l'umore della persona!).

Però, detto questo, mi accorgo che forse sono stato troppo soggettivo, quindi mi sa che ognuno avrà poi un proprio personalissimo percorso di accettazione; lo stesso concetto di "accettazione" secondo alcuni non ha senso, secondo altri è invece importantissimo.

Facciamo così, per provare ad esser più "tecnici" possibile:
"accettarsi" è un lavoro di ristrutturazione delle proprie più profonde convinzioni che gran parte dei gay si ritrova ad affrontare in un certo periodo della sua vita.
Ecco così può andare! :D
# Non basta un giorno di freddo per gelare un fiume profondo.
(Gǔlǎo de zhōngguó yànyǔ)

Joyello

Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da Joyello » mercoledì 21 luglio 2010, 15:19

Provo anche io a dire la mia.
Per esempio, telemaco dice una cosa che è giusta solo parzialmente.
C'è una fase (o almeno per me c'è stata ma fortunatamente non succede a tutti) in cui "smettere di negare l'evidenza a se stessi" non è sufficiente.
Io sapevo di essere omosessuale fin dai tempi delle elementari ma, lo stesso, non riuscivo ad accettarlo e cercavo ad ogni costo di trovare una scappatoia per cercare di vivere serenamente la mia vita senza bisogno di uscire allo scoperto. Ho condotto una vita da velato, "fingendo" di essere eterosessuale e facendo soffrire alcune donne (due in particolare) che hanno speso e sprecato pare della loro vita con chi non poteva e non avrebbe mai potuto amarle.
Sì, certo, ero perfino arrivato ad innamorarmi sinceramente di loro, ma suppongo fosse solo una sfumatura della mia non-accettazione. Non accettavo di essere gay, volevo fortemente essere come gli altri, fingevo di essere eterosessuale ed ho avuto relazioni, anche durature, con donne. "In fondo" - mi dicevo - "non è nemmeno difficile. Posso prenderlo come una specie di lavoro e in cambio avrò tante soddisfazioni, una vita normale, na bella donna da portare alle cene coi colleghi e non dover dare spiegazioni a nessuno".
Evidentemente, non era poi così facile. Le relazioni con le mie donne sono finite ed i tormenti erano sempre in aumento.

Ecco perché sostengo che accettarsi, in realtà sia più che altro la consapevolezza della normalità della condizione omosessuale e che si decida di cominciare a comportarsi secondo questi parametri.
Telemaco ha ragione quando dice che ognuno completa questa fase in maniera individuale. C'è chi decide di confidarsi con qualcuno, chi preferisce viverla in maniera riservata e chi continuare a fare "il velato", magari sposandosi e scegliendo di vivere le pulsioni omosessuali in maniera criptata (non si stupisce nessuno qui dentro, visto che nelle saune, nei locali gay e nei battuage c'è pieno di uomini sposati...)

Anche io sono d'accordo che la sintesi di Ennis sia la più efficace mentre invece non sono per niente d'accordo con Project quando sostiene che il termine "accettazione" sottintenda una qualche forma di disvalore.
Il dizionario segnala che accettare è un sinonimo di ammettere, in questo senso sta la "nostra" accettazione. Il roconoscimento di uno stato fisico, sentimentale e(perché no?) sociale che a volte non è facile riconoscere a causa dei modelli che ci arrivano dall'esterno.
Ecco, Zeno, speriamo di aver fatto chiarezza (non tanto in te che, mi pare, non hai alcun problema di accettazione) sulla questione.
:-)

jack89
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da jack89 » mercoledì 21 luglio 2010, 15:55

accettarsi = colpirsi con un'accetta?

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Telemaco
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Re: cosa significa "accettarsi"?

Messaggio da Telemaco » mercoledì 21 luglio 2010, 16:11

jack89: ahahah! :lol:

grammaticalmente ineccepibile :D
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