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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Non avere niente da raccontare
MessaggioInviato: sabato 18 novembre 2017, 2:11 
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Iscritto il: domenica 18 ottobre 2015, 0:48
Messaggi: 92
Ultimamente pensavo al fatto che molto spesso evito di fare coming out con persone che frequento abitualmente non tanto per questioni di “sicurezza”, quanto per timore di dare la possibilità all'interlocutore di chiedermi altro, mettendomi nell'imbarazzante situazione di dover ammettere la mia inesperienza e totale vuoto di vita affettiva, pur avendo un'età relativamente avanzata.
Di mio non trovo che sia così tremendo il fatto di non aver mai avuto relazioni o di non aver mai avuto rapporti sessuali, semplicemente è andata così e me ne faccio una colpa fino a un certo punto. Però penso sempre che se ne parlassi il mio interlocutore, qualunque esso sia, mi vedrebbe come una specie di alieno, da guardare con un misto di stupore e incredulità. Magari il problema non si porrebbe se dovesse capitarmi di parlarne con persone della mia età o più grandi di me, se presupponiamo una maggior maturità. Ma se dovessi trovarmi a parlarne con ragazzi più giovani di me, che a differenza mia di esperienze ne hanno avute, penso che mi sentirei molto a disagio. In particolare credo che mi imbarazzerebbe e soprattutto mi infastidirebbe vedere una reazione stupita da parte di altri ragazzi gay, ma temo proprio che sia quel che accadrebbe, dato che al giorno d'oggi quasi chiunque riesce ad avere una vita sessuale attiva. Quel che è peggio è che temo di essere visto come lo sfigato della situazione, da prendere in giro e umiliare all'occorrenza.

Il problema più grande resta trovare persone empatiche, etero o gay che siano, ma per la vita che faccio attualmente è altamente improbabile che riesca ad allargare il giro delle mie conoscenze (praticamente assenti), dialogare con qualche prescelto fino al punto da conoscerlo meglio, capire di potermici fidare, quindi raccontargli gli affari miei. Un'impresa.

Infine aggiungerei che ho sempre fatto molta fatica a parlare di queste mie mancanze quelle poche volte che l'ho fatto e con quelle poche persone con cui sono riuscito a farlo, ma non per l'imbarazzo in sé, bensì perché non abituato ad affrontare certi discorsi. Tuttavia sento il bisogno di farlo se voglio uscire dal mio torpore perenne, però è come se non avessi gli strumenti per farlo. Mi è anche capitato di fare CO, forzandomi a farlo, ma senza avere particolare voglia di approfondire il discorso, ma solo perché mi infastidiva essere considerato erroneamente etero: il risultato è stato che mi son trovato ad affrontare una serie di domande personali sulla mia omosessualità, che mi hanno messo in imbarazzo, perché non sapevo assolutamente come affrontare il discorso. Mi ero messo nella condizione di parlarne pur non avendone voglia. Questo perché il CO è anche (giustamente) considerato un modo per farsi conoscere, quindi è anche legittimo aspettarsi da qualcuno che lo faccia un certo desiderio di parlarne. Ma parlare di cosa esattamente nel mio caso? Non essendoci esperienze, non essendoci nulla di gay in concreto nella mia vita, purtroppo, il discorso verterebbe immediatamente sulle problematiche che mi trascino da anni. Insomma non sarebbe un CO gioioso, fatto col desiderio di aprirsi agli altri, ma diventerebbe l'anticamera per uno sfogo di frustrazione, una cosa che farebbe inorridire me ed il povero malcapitato interlocutore. Nella mia mente l'associazione è immediata: coming out = vomitare malessere addosso agli altri.
Già vivo una situazione di quasi totale isolamento a livello di relazioni sociali, e per evitare di avere definitivamente un deserto intorno fino ad ora ho sempre tenuto chiusa la porta del sotterraneo degli orrori.
Il rischio di questo mio atteggiamento è quello di non arrivare mai a rompere il ghiaccio e di condannarmi a rimanere in questa situazione di stallo. E purtroppo le cose andranno sempre peggio continuando così, dato che più passano gli anni, più si accumula il carico di imbarazzo legato al dover svelare le mie mancanze.

Mi piacerebbe sapere da quelli che magari hanno vissuto questo passaggio, in età paragonabile alla mia o superiore, come l'hanno affrontato, se sono riusciti a parlarne con qualcuno, quindi che reazioni hanno visto e in che maniera si è evoluta la situazione dopo averlo fatto.


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 Oggetto del messaggio: Re: Non avere niente da raccontare
MessaggioInviato: sabato 18 novembre 2017, 17:42 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 619
Ciao Birdman, innanzitutto non ricordo la tua età, quindi se me la dici posso avere un metro di paragone.

Io non capisco perchè la vivi come fastidio? Mi riferisco al fatto di non dire di essere gay. Guarda che quello che esponi nel tuo post è assolutamente comune come "problematica".
Sai oggi perchè sono quì sul forum? ero venuto appositamente in questa sezione per cercare qualche post sui rischi del Coming Out . Ho trovato per caso il tuo post appena scritto e sto rispondendo. Io spesso sono tormentato dall'idea, come mi succede ultimamente, che gli altri possano aver capito. Forse sto percorrendo un percorso inverso al tuo.

Vorrei che spiegassi meglio il tuo episodio in cui hai dovuto fare CO forzatamente. In che modo è successo? Qualcuno ti ha costretto a fare CO chiedendoti sfacciatamente se sei gay? Se sì, allora è grave (da parte dell'altro, non tua), perchè questa è violenza psicologica , una volta è successo anche a me.

Riguardo alla tua verginità, stai tranquillo che non è un problema nemmeno questo. Io l'ho persa ma ciò non mi ha cambiato la vita, ne arricchito emotivamente, sono state delle scop@te e basta. E' stato comunque eccitante ma ciò non mi rende più "figo" rispetto ai miei coetanei gay e non. Questa è una stronzata sociale che hanno inventato coloro che fanno solo sesso ma non sanno amare, sanno che sono squallidi e quindi si vantano di aver inzuppato il biscotto.



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Non è forte chi non cade, ma chi cade ed ha la forza per rialzarsi!
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 Oggetto del messaggio: Re: Non avere niente da raccontare
MessaggioInviato: domenica 19 novembre 2017, 2:04 
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Iscritto il: domenica 18 ottobre 2015, 0:48
Messaggi: 92
@Gio, innanzitutto un saluto, mi fa piacere rileggerti!
Vengo al punto, mi sto avvicinando ai 30 anni oramai, un'età alla quale onestamente credevo di arrivare in condizioni migliori.
Vorrei precisare qualche aspetto, dato che forse nel post di apertura sono stato poco chiaro: non intendo fare un CO pubblico o raccontare gli affari miei a gente che conosco poco o nulla. Mi sto ponendo il problema in quanto lo vedo piuttosto come un passaggio intermedio necessario per aprirmi ad una vita sociale più appagante, nel senso di crearmi un gruppo di amici con i quali possa sentirmi a mio agio ed è in quest'ottica che mi chiedo come affrontarlo. Ad oggi gli unici che sanno di me sono solo i miei amici più stretti praticamente. Qui mi riaggancio al discorso del CO “forzato”, nel senso che l'ho fatto con un'amica a cui tengo particolarmente e ci tenevo che lo sapesse, però sono stato leggero nel dare prorità allo scioglimento di questo nodo, piuttosto che ascoltarmi e capire se fossi capace di affrontare la situazione. Non mi ha fatto alcuna violenza psicologica, mi ha semplicemente posto delle domande legittime, ma non essendo assolutamente avvezzo a parlarne mi sono sentito a disagio. Ma da parte sua non c'è stata alcuna scorrettezza, come ho detto, è giusto che parlarne porti a delle domande, perché se lo stai dicendo è perché ci tieni a farlo sapere. Sono stato “leggero” verso me stesso, ma alla fine penso che sia stato un bene farlo in ogni caso. Diciamo che l'ho fatto come sfida verso me stesso, volevo spingermi ad affrontarlo quel discorso che tendevo sempre a nascondere. L'ho fatto perché penso che da qualche parte bisogna pur cominciare, se almeno all'inizio non mi forzo a farlo, non riuscirò mai a renderlo un qualcosa di naturale, perché questo dev'essere, per quanto mi riguarda. Voglio essere spontaneo quando parlo di me stesso, ma il problema è che sono ben lontano da quel traguardo.
Degli eventuali rischi del CO ne sono fin troppo consapevole ed essendo (anche eccessivamente) prudente sono sempre stato molto, troppo discreto. Onestamente penso che avrei potuto nascondermi di meno in passato e probabilmente adesso avrei qualche bel ricordo in più. Sono dell'idea che almeno gli amici debbano saperlo, il che mi sembra il minimo che si possa fare. Dover stare attenti quando si parla con degli amici, o peggio fingere, questo sì che sarebbe una violenza psicologica, e reiterata per giunta.
Per quanto riguarda la verginità, diciamo che non la vivo più come una mancanza “grave”, come quando avevo 15 anni. Però resta un qualcosa che mi manca, e non posso ignorare che mi stia ancora privando di una parte di me. Non idealizzo affatto il sesso come possono fare facilmente persone nella mia stessa situazione, perché immagino che sia un'esperienza che come tutte le altre porta vantaggi e svantaggi, ma è pur sempre un pezzo di vita che bisogna esplorare. Tu l'hai esplorato e mi dici che non ti ha cambiato la vita, ma se non l'avessi fatto riusciresti anche solo a pensare di poter dire che non cambia la vita? Posso immaginare che magari sia stato meno coinvolgente emotivamente di quanto ti aspettassi, ma non credo che siano state scopate e basta, sono state tappe del tuo percorso di crescita.
Non mi preoccupo di chi si fa vanto della propria iperattività sessuale, semplicemente mi preoccupo di non ritrovarmi questi esemplari tra i piedi. Il post che ho scritto in pratica nasce anche dalla preoccupazione di trovarmi davanti a persone immature, e purtroppo ne vedo tante nella vita di tutti i giorni. Se voglio avere una vita sociale secondo le regole che decido io, sarò costretto (o meglio mi costringerò) a “buttarmi” in alcuni contesti, perché purtroppo alcuni tentativi bisognerà pur farli ed eventualmente a scontrarmi col genio di turno. Non si può sempre reagire ignorando chi non ci piace, perché le persone non affini a noi sono dovunque. Fino ad oggi sono rimasto solo soprattutto perché ho rifiutato ogni forma di compromesso nelle relazioni sociali e solo adesso mi sto leggermente ammorbidendo. Non dico che debba frequentare solo stronzi, ma almeno vorrei essere in grado di affrontarli, se proprio costretto dalle circostanze.
Per quanto riguarda il tuo modo di intendere il CO, mi sembra (ma forse mi sbaglierò, dato che traggo conclusioni in base a poche righe scritte) che di questo timore di essere “scoperto” tu stia rischiando di farne l'oggetto di una nuova ossessione. Il timore che provi può essere più o meno legittimo a seconda del contesto, dipende da chi sono le persone dalle quali vorresti difenderti e per quale ragione. Se ritieni che possano sapere di te delle persone potenzialmente pericolose in qualche maniera è legittimo preoccuparsi, ma non riesco ad immaginare una situazione di pericolo tale da generare dei pensieri ossessivi a riguardo. Valuta bene la situazione e assicurati di non essere tu ad ingigantirla.


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 Oggetto del messaggio: Re: Non avere niente da raccontare
MessaggioInviato: domenica 19 novembre 2017, 11:31 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Provo a dire la mia. Pure essendo un vecchio, non ho mai fatto CO pubblico e neppure ho preso in considerazione una eventualità simile, e non perché fosse un’altra epoca (se mi trovassi ad essere giovane adesso, farei esattamente lo stesso) ma per la semplice ragione che, salvo rarissime eccezioni, agli altri non importa nulla di me e meno che mai della mia vita privata. Il CO sul posto di lavoro, o con possibili riflessi sul posto di lavoro, anche qui con rarissime eccezioni, equivale ad una marginalizzazione autoinflitta in nome della chiarezza. Ho amici etero, con i quali vado d’accordo da decenni, ma il nostro privato resta privato e con loro non ho mai parlato di sesso, né ne hanno parlato loro. I nostri rapporti sono su un piano molto diverso, di stima e anche di affetto, ma nel rispetto della totale privacy di ciascuno. Con altri amici etero è stato possibile parlare chiaro, ma si tratta di assolute eccezioni e di persone affidabili al 200%, che conosco da molti anni e che vedo anche abbastanza spesso. Francamente il fatto che i miei amici etero abbiano (abbiano avuto) una vita sessuale tipicamente etero, non solo non mi sconvolge ma mi è assolutamente indifferente, quella è la loro vita privata che con me non ha nulla a che fare. In modo perfettamente analogo penso che, nel migliore dei casi, a chi riceve un coming out da parte di un amico gay, non importi assolutamente nulla di quello che viene a sapere. Voglio dire che dove non c’è rischio perché si tratta di persone serie c’è comunque disinteresse. Quando (molto raramente) qualche amico etero mi ha raccontato qualche sua storia con una donna, storia per lui importante se non addirittura sconvolgente, la mia reazione è stata di ascolto educato ma anche si sostanziale estraneità, in buona sostanza si trattava di realtà per me sconosciute sulle quali non avrei avuto nulla da dire. Quando un gay fa CO con un amico/a etero, pensa che dall’altra parte ci possa essere un qualche interesse a conoscere la “verità”, questo potrebbe essere vero da parte di un’amica donna (etero), perché la sua amicizia potrebbe nascondere una qualche forma di innamoramento, ma un amico uomo (etero) nel migliore del casi resta del tutto indifferente di fronte al CO dell’amico gay. Francamente non capisco la necessità di dover condividere tutto con gli amici, specialmente con gli amici etero, con i quali una dissimmetria sostanziale è ineliminabile. E non capisco nemmeno perché il CO sia considerato fondamentale, perché quando va bene non cambia oggettivamente nulla e quando va male le conseguenze possono essere pesanti anche a distanza di anni.
Seconda questione: le verginità. Francamente condivido quello che dice Gio, penso sia un altro mito del tutto privo di senso. Tra fare sesso (magari con forti coinvolgimenti unilaterali) e costruire una storia d’amore c’è un abisso. I due concetti non hanno niente in comune, anche se spesso le due cose sembrano confondersi. Avere esperienze sessuali è facile, ma dopo le illusioni arrivano le disillusioni e francamente di gente che, dopo un’esperienza sessuale (senza amore) si sia sentita realizzata non ne ho mai vista. Anche tra gli etero c’è il mito della prima volta, ma poi nel 99% dei casi la prima volta si consuma in una banalità totale, proprio perché consumata senza amore, solo per fare un’esperienza. Per non dire, se non si usa la dovuta prudenza, dei possibili rischi per la salute. Non capisco in che cosa uno debba sentirsi condizionato dall’idea di essere vergine, cioè, in parole povere, di non aver buttato via la propria sessualità tanto per fare qualcosa col primo ragazzo disponibile. Il problema vero è trovare l’amore che è una cosa del tutto diversa, che può cambiare profondamente la vita di una persona e ne ho visti esempi concreti, non è una favola, ma è una cosa rara. Questo è il sogno vero di tutti, amare e essere amati per quello che si è.



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 Oggetto del messaggio: Re: Non avere niente da raccontare
MessaggioInviato: domenica 19 novembre 2017, 18:55 
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Iscritto il: domenica 6 settembre 2009, 18:19
Messaggi: 619
Mi sono piaciute entrambe le risposte di Birdman e Project che concordo almeno all'80%.

Birdman ha scritto:
@Gio, innanzitutto un saluto, mi fa piacere rileggerti!
Vengo al punto, mi sto avvicinando ai 30 anni oramai, un'età alla quale onestamente credevo di arrivare in condizioni migliori.


Anche per me è un piacere rileggerti :)

30 anni.... manco ne avessi 55!! ma dai! e pure a 55 anni c'è gente che magari dopo un divorzio si fa una nuova vita, nascono le famiglie allargate, che oggi sono così diffuse... non sei assolutamente vecchio! io ho 25 anni , qualche annetto meno di te (puoi adottarmi come fratellino minore? :oops: :oops: :3 sto scherzando ahhaha) e posso garantirti che pensavo come te fino ad un paio d'anni fa.
Il punto principale è che poi ho capito che non serve a nulla piangere sulla sofferenza passata, non serve a nulla pensare che è tutto finito solo perchè, almeno nel mio caso, ho avuto un passato tremendo.
Si chiude, si archivia. Senza pensarci. Senza dover ripercorrere il passato per "dargli un senso". Ma è così importante? in alcuni casi si ma comunque anche se lo facciamo non migliora la situazione presente, nè può cambiare i contenuti semantici del passato. Fare punto e a capo è molto più semplice di quello che si pensa.

Non hai avuto una vita sociale ricca come avresti voluto, se ce l'hai è poco viva, forse vorresti qualche amico in più.
Mi sembra un pensiero abbastanza normale, adesso, mettendo da parte il CO, e l'omosessualità in genere, mi pare che tu stia avendo questo pensiero (o almeno è la sensazione che avverto quando leggo le tue righe) "cosa racconto? come faccio? mi sento un po' sfigatello. Non voglio che gli altri se ne accorgano".

Probabilmente posso anche sbagliami ma se è così ti inviterei a guardarti da una prospettiva più neutra, meno giudicante, più amorevole. Secondo quali standard dovresti essere più aperto omosessualmente parlando e non?

Birdman ha scritto:
Sono stato “leggero” verso me stesso, ma alla fine penso che sia stato un bene farlo in ogni caso. Diciamo che l'ho fatto come sfida verso me stesso, volevo spingermi ad affrontarlo quel discorso che tendevo sempre a nascondere. L'ho fatto perché penso che da qualche parte bisogna pur cominciare, se almeno all'inizio non mi forzo a farlo, non riuscirò mai a renderlo un qualcosa di naturale, perché questo dev'essere, per quanto mi riguarda. Voglio essere spontaneo quando parlo di me stesso, ma il problema è che sono ben lontano da quel traguardo.
Degli eventuali rischi del CO ne sono fin troppo consapevole ed essendo (anche eccessivamente) prudente sono sempre stato molto, troppo discreto. Onestamente penso che avrei potuto nascondermi di meno in passato e probabilmente adesso avrei qualche bel ricordo in più. Sono dell'idea che almeno gli amici debbano saperlo, il che mi sembra il minimo che si possa fare. Dover stare attenti quando si parla con degli amici, o peggio fingere, questo sì che sarebbe una violenza psicologica, e reiterata per giunta.


Quì il discorso si fa leggermente più complesso e anche molto interessante :) ti spiego;
quel che tu dici è giusto, ed è un desiderio di tutti gli omosessuali, quello di parlare della propria omosessualità in maniera naturale, come un qualcosa che finalmente abbiamo accettato, con cui finalmente abbiamo fatto pace dopo un lungo e faticoso lavoro su noi stessi; ma vorrei tranquillizzarti perchè voglio farti capire che quello è un punto d'arrivo molto alto. E non tutti ci arrivano con lo stesso tempo e gli stessi modi.
Sei stato discreto, hai fatto bene. Questo vale anche per me che pure ogni tanto mi faccio queste paranoie. Gli amici devono saperlo, bene. E' una cosa che ha un suo senso. Però è anche vero, come dice project, che alla fine nell'amicizia, almeno inizialmente, queste cose hanno poco senso.
Puoi scegliere due strade:
1) quello di avere la forza di fare coming out, di sforzarti come hai fatto con quella tua amica, accettando anche il disagio che comporta ma considerando quest'ultimo come obiettivo per emanciparti.
2) leggermente come il punto n 1 ma con modi e tempi più lunghi, tenendo conto proprio del fatto che qualche volta ti sei sentito a disagio e lasciando che il tempo faccia il proprio lavoro, che le amicizie che hai e che farai si consolideranno tantissimo e che naturalmente un giorno potrai svelarti senza forzandoti troppo.

Devi lavorare anche su altri lati di te per rinforzarli e per far sì che ciò che vuoi fare tu, avvenga con naturalezza.
Questi lati magari possono essere ad esempio migliorare la sicurezza personale in altri ambiti della tua vita, che non siano per forza il contesto sociale, nello specifico magari puoi scegliere tu. Ad esempio l'attività fisica, o concedersi dei tempi per se stessi per meditare, stare in pace, aiutano tantissimo a ristabilire equilibri psicologici. Tanto per fare un esempio.
Sembrano banalità ma hanno un senso. A volte sentiamo di non avere competenze su un qualcosa su cui altri sono più allenati perchè non abbiamo lavorato su altri aspetti di noi stessi che possano contribuire ad essere più efficaci anche su queste cose.

Spero vivamente che tu abbia capito ciò che voglio dire perchè questo passaggio è cruciale e importantissimo.

Da quel che ho capito e da come mi scrivi non è proprio un CO generalizzato ma selezionato, e comunque comporta un certo impegno. Poi se ho sbagliato nelle mie ipotesi e non ho capito nulla puoi dirmelo e mandarmi a quel paese facendomi capire meglio i tuoi concetti :mrgreen: :mrgreen:

Birdman ha scritto:
Per quanto riguarda la verginità, diciamo che non la vivo più come una mancanza “grave”, come quando avevo 15 anni. Però resta un qualcosa che mi manca, e non posso ignorare che mi stia ancora privando di una parte di me. Non idealizzo affatto il sesso come possono fare facilmente persone nella mia stessa situazione, perché immagino che sia un'esperienza che come tutte le altre porta vantaggi e svantaggi, ma è pur sempre un pezzo di vita che bisogna esplorare. Tu l'hai esplorato e mi dici che non ti ha cambiato la vita, ma se non l'avessi fatto riusciresti anche solo a pensare di poter dire che non cambia la vita? Posso immaginare che magari sia stato meno coinvolgente emotivamente di quanto ti aspettassi, ma non credo che siano state scopate e basta, sono state tappe del tuo percorso di crescita.
Non mi preoccupo di chi si fa vanto della propria iperattività sessuale, semplicemente mi preoccupo di non ritrovarmi questi esemplari tra i piedi. Il post che ho scritto in pratica nasce anche dalla preoccupazione di trovarmi davanti a persone immature, e purtroppo ne vedo tante nella vita di tutti i giorni. Se voglio avere una vita sociale secondo le regole che decido io, sarò costretto (o meglio mi costringerò) a “buttarmi” in alcuni contesti, perché purtroppo alcuni tentativi bisognerà pur farli ed eventualmente a scontrarmi col genio di turno. Non si può sempre reagire ignorando chi non ci piace, perché le persone non affini a noi sono dovunque. Fino ad oggi sono rimasto solo soprattutto perché ho rifiutato ogni forma di compromesso nelle relazioni sociali e solo adesso mi sto leggermente ammorbidendo. Non dico che debba frequentare solo stronzi, ma almeno vorrei essere in grado di affrontarli, se proprio costretto dalle circostanze.


Sicuramente le esperienze che ho avuto sono state tappe del mio percorso di crescita ma quel che ti volevo dire è che non cambia molto dal non farle proprio.
Mi spiego: se analizzo la mia situazione sociale dalla tua, più o meno siamo lì. A me è fatta solo di conoscenti e di qualche persona più fidata ma con cui non abbiamo chissà quale rapporto. Sono in una fase della mia vita in cui le mie priorità principali, che per me sono salvavita ancora oggi, sono la mia salute psicofisica, ovvero la mia serenità mentale e corporea, il rapporto con la mia famiglia che sto aggiustando e concludere il mio percorso terapeutico.
Con gli stronzi ci ho avuto a che fare ogni tanto e ho imparato ad affrontarli.

In tutto questo cosa c'entra la mia sessualità? Cosa c'entra il sesso orale che mi sono divertito a fare e a ricevere qualche volta? Cosa c'entrano le coccole che mi sono fatto con un ragazzo per un mese per poi scoprire che è un paranoico e che non lo contatto io su whatsapp lui non si fa più sentire nemmeno per un "come stai?"? Nulla.
Probabilmente quelle esperienze hanno sbloccato delle parti di me che erano congelate da anni (vuoi per timidezza o altro) ma se io vivo una vita sociale non molto ricca e dall'altro però sto ritrovando la serenità in me stesso che da anni avevo perso e che sto recuperando piano piano , quelle esperienze hanno poco e nulla a che vedere con tutto questo.

Sono collegate le due cose, ovvero prime esperienze sessuali con le tappe della crescita di ognuno ma non in senso così stretto come comunemente si crede. Molti standard ce li poniamo noi secondo modelli sociali, nulla di sbagliato se questo ci fa stare bene, ma se questo ci fa soffrire dobbiamo modificarlo , anche leggermente.

Birdman ha scritto:
Per quanto riguarda il tuo modo di intendere il CO, mi sembra (ma forse mi sbaglierò, dato che traggo conclusioni in base a poche righe scritte) che di questo timore di essere “scoperto” tu stia rischiando di farne l'oggetto di una nuova ossessione. Il timore che provi può essere più o meno legittimo a seconda del contesto, dipende da chi sono le persone dalle quali vorresti difenderti e per quale ragione. Se ritieni che possano sapere di te delle persone potenzialmente pericolose in qualche maniera è legittimo preoccuparsi, ma non riesco ad immaginare una situazione di pericolo tale da generare dei pensieri ossessivi a riguardo. Valuta bene la situazione e assicurati di non essere tu ad ingigantirla.


Ne sono più che consapevole del rischio che corro. E spesso mi domando se da un lato mi sono quasi rasserenato sulla mia omosessualità, perchè dall'altro lato ho ancora un po' paura.
Ma me la tengo questa paura. Si dice che "la prudenza non è mai troppa". Non sono così coraggioso come altri gay iperdichiarati e iperstrafottenti sono. Anche io ho le mie debolezze purtroppo. Per quanto possa essermi rafforzato ma l'idea di essere completamente sereno sulla mia omosessualità e di essere completamente sereno riguardo l'ambiente circostante credo non sia così lontana ma nemmeno così vicina. Molto probabilmente tra qualche anno succederà ma per adesso quello che vivo oggi è già tanto :) :)
Se ti va possiamo approfondire in privato questo discorso su me stesso, non voglio invadere questo post.

Ti abbraccio forte



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