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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 1:44 

Iscritto il: domenica 6 marzo 2011, 6:18
Messaggi: 22
Perdonate se entro nell'argomento in modo un po' confuso e poco originale, ma dal mio umilissimo punto di vista mi lascia ancora un po' perplesso.
La cosa che condivido poco è che spesso il coming out mi appare sopravvalutato, venendo trattato come un'istituzione formale, come se l'evento fondamentale fosse la dichiarazione in sè e non la realtà che ha generato tale dichiarazione.
Provo a spiegarmi. Innanzitutto devo dire che io di natura sono piuttosto riservato e in generale non amo raccontare i fatti miei in giro (fatto salvo spiattellarli pubblicamente in un forum...).
In secondo luogo la mia attrazione verso gli altri ragazzi l'ho sempre avvertita come una sensazione istintiva, naturale. Anzi all'inizio dell'adolescenza mi era difficile capire come potesse un ragazzo essere attratto da una ragazza. Non capivo come due “entità” così diverse nella personalità e nei comportamenti potessero stare insieme. Curiosamente dal mio punto di vista era l'eterosessualità ad essere una cosa strana, una forzatura che andava contro l'ordine naturale delle cose...
Tutto questo per dire che il mio orientamento lo considero una manifestazione della mia personalità, ma allo stesso tempo un elemento privato che riguarda me soltanto. Le persone da frequentare e con cui uscire le scelgo io, a mio insindacabile gusto e giudizio. E non avverto alcun bisogno di permesso o giustificazione esterna.
Tornando quindi al coming out per come spesso viene presentato, mi appare come una dichiarazione pubblica e ufficiale di un fatto che per me è normale e privato. Detto così a me suona quasi un controsenso: se è una questione privata perchè dovrei renderla pubblica e se è una cosa normale perchè attribuire così tanta importanza alla sua dichiarazione?
L'importanza capitale conferita al coming out è evidentemente figlia del clima sostanzialmente ostile all'omosessualità, per cui dichiararsi è l'emblema di una rivendicazione del diritto ad essere se stessi e in quest'ottica si ammanta di grandi e importanti significati.
Tuttavia io non mi sono mai sentito tagliato per fare l'eroe, quindi la mia prospettiva si abbassa a livelli assai più egoistici e personali. La percezione che ho della mia situazione è che finora mi sono preso qualche gran sbandata per alcuni ragazzi ( i classici tragici innamoramenti a senso unico, ma questa è un'altra storia... ) e quindi formalmente rientro nella categoria gay. Però è appunto solo una categoria, una definizione arbitraria di un aspetto comportamentale. Come può una sola parola, un nome, descrivere tutto quello che sono, che ho vissuto e provato? Perchè tanta fretta e ansia di definirsi e mettersi addosso un'etichetta?

“Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così Romeo, se non si chiamasse più Romeo, conserverebbe quella preziosa perfezione, che egli possiede anche senza quel nome.” scriveva Shakespeare.

Per questo, al di là dei pregiudizi sociali e contesti più o meno omofobi, dichiararmi gay mi appare una cosa estremamente limitante, io sono molto di più. Sarebbe come classificare un intero mosaico in base ad un'unica tessera.

Chi ne parla ne mette in risalto le sensazioni di libertà e leggerezza che ne sono derivate, e non metto in dubbio che per molti sia stato effettivamente così, però io, dal mio punto di vista non vedo tutto questo. Sono anzi convinto che una semplice dichiarazione non sposterebbe di una virgola tutti i miei problemi e insicurezze.

Forse questo mio atteggiamento deriva dall'essere eccessivamente focalizzato su me stesso e molto meno su quello che mi sta attorno. Di fatti, detto in tutta sincerità, le persone che mi stanno attorno le considero per lo più delle comparse, destinate solo a fugaci apparizioni nella mia vita e verso le quali non riesco a nutrire grandi sentimenti di fiducia. Mah, alla fine onestamente penso che l'essere gay sia solo uno dei miei tanti problemi, e probabilmente nemmeno uno dei più grossi...


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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 1:57 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
Che bell'intervento! In molti punti mi ci sono ritrovato, come per esempio nel fatto che non riuscivo proprio a capire che cosa un ragazzo potesse trovare di interessante in una ragazza, ma anche nella dimensione privata della sessualità e nella lettura del coming out come momento di rivendicazione in un clima di discriminazione e quindi per questo realtà altamente significativa.



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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 11:11 
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Iscritto il: giovedì 29 dicembre 2011, 1:07
Messaggi: 527
star_dust ha scritto:
Chi ne parla ne mette in risalto le sensazioni di libertà e leggerezza che ne sono derivate, e non metto in dubbio che per molti sia stato effettivamente così, però io, dal mio punto di vista non vedo tutto questo. Sono anzi convinto che una semplice dichiarazione non sposterebbe di una virgola tutti i miei problemi e insicurezze.

Forse questo mio atteggiamento deriva dall'essere eccessivamente focalizzato su me stesso e molto meno su quello che mi sta attorno. Di fatti, detto in tutta sincerità, le persone che mi stanno attorno le considero per lo più delle comparse, destinate solo a fugaci apparizioni nella mia vita e verso le quali non riesco a nutrire grandi sentimenti di fiducia. Mah, alla fine onestamente penso che l'essere gay sia solo uno dei miei tanti problemi, e probabilmente nemmeno uno dei più grossi...


Mi ritrovo in ciò che scrivi; posso dire che nel mio caso l'argomento del CO è piuttosto complicato a causa di mancanza di persone a cui poterlo dire, persone che devo voler bene e di cui devo avere fiducia. D'altra parte trovo che non sia una soluzione ma solo una tappa (facoltativa) di un percorso personale che, chi piu e chi meno, affronta ognuno di noi. Riguardo l'ultima frase hai proprio colto quello che penso; trovo che spesso siamo noi stessi e forse anche chi ci circonda che vediamo l'omosessualità come un problema. Un problema è un caso difficile da risolvere, io penso di non aver nulla da risolvere, sono un essere vivente come tutte le persone che mi circondano.

In bocca al lupo per tutto e complimenti per il post ;)



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Ora che sono pioggia
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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 13:35 
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Iscritto il: sabato 23 aprile 2011, 1:00
Messaggi: 888
Nel momento in cui effetti definisci il C.O. come
Cita:
[...]l'emblema di una rivendicazione del diritto ad essere se stessi
mi sembra che il senso dell'evento cambi radicalmente dalla semplice identificazione di se stessi con una parola, con un 'etichetta (tra l'altro anche pericolosa a seconda di come)..

Secondo me, tutto il discorso ha senso, fintanto che questo Coming Out, questo esporre di fronte al pubblico una verità che di norma ci si tiene per se, non è fondamentale; fintanto che non ci si sente usurpati del diritto ad essere se stessi, ne oggetto di una qualsivoglia discriminazione..

Nel momento in cui nascondere il tutto, vorrei dire, non è una scelta, ma una doverosa imposizione, credo che a quel punto il Coming Out abbia tutti quei significati sempre molto ampi che gli si attribuiscono...(Il coraggio di affermare se stessi di fronte alla discriminazione, comprendere che non tutti sono quel che sembrano... ecc..)

Diversamente concordo in effetti, è quantomeno assurdo rivangare una verità già di per se ovvia e assolutamente scontata.



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Per prima cosa portarono via i comunisti, e io rimasi in silenzio perché non ero un comunista. Poi se la presero coi sindacalisti, e io che non ero un sindacalista non dissi nulla. Poi fu il turno degli ebrei, ma non ero ebreo.. E dei cattolici, ma non ero cattolico... Poi vennero da me, e a quel punto non c'era rimasto nessuno che potesse prendere le difese di qualcun altro.
Martin Niemoller


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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 14:44 
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Iscritto il: venerdì 9 luglio 2010, 0:27
Messaggi: 278
Fondamentalmente la penso come te.... però questo punto mi fa riflettere:
star_dust ha scritto:
Di fatti, detto in tutta sincerità, le persone che mi stanno attorno le considero per lo più delle comparse, destinate solo a fugaci apparizioni nella mia vita e verso le quali non riesco a nutrire grandi sentimenti di fiducia.
Mi chiedo, e se così non fosse? Ti assicuro che non è facile districarsi.... :roll:


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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 17:31 

Iscritto il: lunedì 30 gennaio 2012, 1:28
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Io non concordo con ciò che avete detto. Le persone in torno a me non sono comparse. La mia famiglia non è una comparsa, i miei amici, quelli coi quali sono cresciuto, quelli coi quali ho condiviso tante cose non sono una comparsa. Sono una parte fondamentale della mia vita, sono un sostegno, sono rapporti che ho costruito a fatica per lunghi anni. Con tutti loro ho voluto condividere ciò che sono nel profondo.E sono contento d'averlo fatto.Non dovevo rivendicare niente, volevo solo poter condividere le mie difficoltà con le persone che mi stanno a cuore. Voglio poter uscire la sera coi miei amici, coi miei fratelli,coi miei genitori e poter esprimere i miei sentimenti con serenità, poter aver da loro consigli su cosa fare...così, esattamente come fan tutti.
Nelle culture in cui i diritti dei gay sono cosa assodata è naturale parlare del proprio orientamento sessuale. Non ci sono motivi per farlo o non farlo... si fa e basta, se ne parla tranquillamente, come si parla di calcio o di quant'altro...


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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 18:05 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
@giorgio
Evidentemente ti sei trovato in condizioni in cui avevai delle effettive possibilità di scelta e hai scelto, ma ci sono situazioni in cui le scelte sono oggettivamente impossibili, a parte il fatto che un gay non è detto che voglia parlare della propria sessaulità nemmeno con i suoi amici gay che capirebbero, certo, ma che sarebbero comunque persone esterne rispetto alla vera vita affettiva. Amici ok, amici coi quali si può parlare di tutto ma non è affatto detto che uno lo consideri la cosa da fare solo perché non avrebbe reazioni negative. Gli altri non sono comparse, è vero, ma nella misura in cui un dialogo è impossibile, finiscono ivenitabilmente al dimenticatoio. Cero, se il dialogo c'è il discorso è del tutto diverso. Ma se stai in certe situazioni e sai che cosa aspettarti a cercare di creare un dialogo che non potrà esistere non ci provi nemmeno.



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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 21:29 

Iscritto il: martedì 22 maggio 2012, 7:05
Messaggi: 21
Anche nel mio caso l'attrazione per i ragazzi è arrivata prima di pensare alla definizione, della parola. I miei coetanei iniziavano a parlare di ragazze ma io guardandomi in giro non ne trovavo una che mi piacesse. Così nella mia ingenuità la prima cosa che ho pensato è stata:"Certo che noi ragazzi siamo più belli delle ragazze". Mi fa sempre sorridere questo ricordo.

Secondo me c'è una bella differenza tra fare un comunicato stampa e semplicemente non nascondersi. Il CO si rende necessario perché fino a quel momento si è mentito, finto, recitato, nascosto o semplicemente si è evitato di comportarsi sinceramente. Se un bel giorno di punto in bianco facessi un commento di apprezzamento per un bel ragazzo parlando con una collega in università questa rimarrebbe perplessa, poiché fino a quel momento anche se volevo esprimermi spontaneamente non l'ho fatto. Così per evitare la conseguente domanda ("Ma sei gay?") e per quanto possibile ridurre lo stupore, si usa comunicare con una riduttiva definizione ciò che si è sempre provato prima di cominciare finalmente a comportarsi in modo spontaneo.
In una società ideale, in cui non appena si inizia a provare attrazione per persone dello stesso sesso ci si comporta di conseguenza, il coming out non serve.
Sono sempre stato curioso di sapere se qualcuno la pensa come me.

Naturalmente il discorso non vale se si considera l'orientamento fatto privato e personale, come in questo caso se non ho capito male.


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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: sabato 2 giugno 2012, 22:14 

Iscritto il: giovedì 2 giugno 2011, 16:40
Messaggi: 423
Al di la di tutti i possibili distinguo, anche secondo me ha senso parlare di c.o. in una società che non considera l’omosessualità un fenomeno normale del quale non stupirsi o scandalizzarsi. Dichiararsi significa nella sostanza rendere visibile il proprio orientamento (sia pure attraverso comportamenti semplici e banali come una carezza affettuosa in pubblico) in un contesto che non lo considera normale. Di questo credo si debba sempre essere consapevoli. Un c.o. potrà apparire riuscitissimo ... ma lo sarà sempre in relazione a spazi e ambienti limitati (per fare un esempio estremo: anche ammesso e non concesso che in Italia un gay possa comportarsi con naturalezza e spontaneità in pubblico in qualsiasi parte dello stivale, è difficile pensare lo stesso gay possa tenere gli stessi atteggiamenti con il proprio partner in Arabia Saudita dove i gay che "praticano" sono, se non sbaglio, punibili con la pena di morte).



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 Oggetto del messaggio: Re: Vaghe riflessioni personali...
MessaggioInviato: domenica 3 giugno 2012, 0:51 

Iscritto il: domenica 6 marzo 2011, 6:18
Messaggi: 22
Innanzitutto grazie a tutti delle vostre numerose risposte! Non sono abituato ad un così folto pubblico.

Sinceramente non vorrei ricadere nel consueto dibattito tra favorevoli e contrari al coming out, come ho già scritto trovo la questione molto limitante dal mio punto di vista. Quello a cui sto pensando è qualcosa di più ampio. Il punto principale non è decidere chi deve sapere che sono gay, questa semmai sarà una conseguenza, una delle tante. Il punto di partenza è decidere come vivere questa mia caratteristica. Non la voglio reprimere, ma nemmeno lasciarmi ossessionare da essa. Vorrei riuscire a darle il giusto peso in mezzo a tutte le altre componenti del mio carattere.

Una cosa che ho notato è che le diverse posizioni sul coming out non sono altro che lo specchio di differenti concezioni dell'essere gay e della vita stessa. Si dà molta importanza alle condizioni ambientali e sociali in cui si vive, ed è sicuramente giusto, però non è una corrispondenza automatica; due persone diverse pur trovandosi nello stesso ambiente non è affatto detto che reagiscano allo stesso modo, esiste sempre una componente individuale determinante.
Ad esempio vedo alcuni che soffrono nel nascondere la propria omosessualità, si sentono privati della possibilità di esprimersi e vivere liberamente. Probabilmente queste sensazioni sono associate ad una personalità tendenzialmente estroversa, desiderosa di condividere con gli altri la propria vita e le proprie emozioni. Tutto questo viene però impedito dalla riprovazione sociale che blocca e censura questa serie di comportamenti, innescando quindi uno stato di sofferenza. In questo senso a mio avviso il coming out assume una certa valenza liberatoria, ma non in quanto dichiarazione in sè, ma poichè permette di realizzare la propria naturale voglia di esprimersi.

Al contrario una personalità che non avverte questo desiderio di esprimersi a tutti costi, o meglio non sente la necessità di condividere questa parte di sè, chiaramente non vede nel coming out nulla di così salvifico o liberatorio. Questo non per paura o vigliaccheria, ma semplicemente per un diverso approccio alla sfera affettivo-sessuale.
Io che tendenzialmente appartengo alla seconda specie non ho la sensazione di mentire o imbrogliare, poichè non penso che gli altri abbiano alcun diritto di conoscere i dettagli della mia vita. E se poi qualcuno fa domande sulla mia vita sentimentale, beh rispondo semplicemente che sono solo come un cane! Che effettivamente è la pura verità! ;)

Ho fatto solo un paio di esempi e nel mezzo ci possono essere mille sfumature. Tutto questo è per ribadire che secondo me il coming out è solo un eventuale passaggio di un percorso molto più complesso, da considerare nella sua totalità più che preoccuparsi unicamente se dirlo oppure no alla mamma, agli amici o alla portinaia.

Infine mi ricollego a quello che ho già in parte detto, ossia che non trovo corretto l'approccio che spesso si adotta di assumere l'omosessualità come una caratteristica separata e distinta dal resto della personalità. Secondo me invece ne è parte integrante e tutti i discorsi associati ad essa, dal coming out alle varie relazioni aperte, chiuse ecc. perdono di significato se si trascura la natura complessiva della singola persona.

Va detto che secondo me questa tendenza a generalizzare deriva molto dalla visione “eterocentrica”, che tende a sopravvalutare la caratteristica “gay” rispetto a tutte le altre componenti caratteriali, elevandola ad indice di classificazione primaria. E ovviamente di riflesso va a influenzare anche la visione del “mondo gay” che hanno gli stessi ragazzi gay.


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