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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Coming out con genitori: sì o no (nel mio caso)
MessaggioInviato: venerdì 22 novembre 2013, 21:52 
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Iscritto il: venerdì 30 marzo 2012, 18:40
Messaggi: 1386
Ciao noconclusion...
noconclusion ha scritto:
Ovviamente mi dispiace per lui, mi ripropongo di passarci più tempo insieme e gli faccio delle proposte ad esempio andiamo a funghi, andiamo in campagna, ma lui è solo indifferente e dice che non ha voglia, il più delle volte quando gli rivolgo la parola neanche si degna di rispondermi. Io faccio la parte dell'allegrone fischiettante per dimostrargli che sono OK, ma non so quanto sia credibile. Il mio equilibrio psicologico regge solo perché ci sono altre persone che mi sostengono, e perché cerco di distrarmi con il lavoro e lo sport.

in queste situazioni sembra quasi di essere un “giocoliere”, cercare di tenere un equilibrio con il proprio genitore, cercare di tenere noi un equilibrio... è veramente una fonte di stress incredibile...
noconclusion ha scritto:
Ieri mio padre è scoppiato in lacrime dicendo che non avrebbe mai accettato questa parte di me, che è un fulmine a ciel sereno, che non era mai stato così male, che è una disgrazia, che non lo ho mai ascoltato quando mi ha detto (fin da piccolo) di "stare attento a dove metti i piedi", che avrei dovuto reprimere la mia omosessualità, che non sa se riuscirà a superare tutto ciò e che non dorme da tre giorni. Io lo ho abbracciato come si fa con un genitore in lacrime, ma francamente il tutto mi sembra assurdo.

Tutto ciò è assurdo... io piango se dovessi sapere che mio figlio rischia di morire... non perché è gay... però mi rendo anche conto che molte persone crescono con il pregiudizio che essere gay è sbagliato, che è contro natura e altre cose molto più assurde... e allora quando un genitore scopre che il proprio figlio è omosessuale è come se scoprisse che il proprio figlio è “sbagliato”, non fa parte del “giusto ordine” delle cose, ma questo succede solo perché è stato cresciuto così...
noconclusion ha scritto:
Francamente non so se mandarlo da qualche professionista che possa aiutarlo, o in un'associazione di genitori di omosessuali.

Forse dovrebbe vedere la “normalità” dell'omosessualità... cioè che i gay non sono le macchiette con cui vengono rappresentati...

Ti auguro che questo momento finisca il prima possibile...

Isabella



_________________
Ogni sera quando mi ferisco una parte di me si chiede cosa stia facendo, ma io non so cosa risponderle. Guardo il sangue colare dalla ferita, colare a terra, goccia dopo goccia, come una clessidra.
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 Oggetto del messaggio: Re: Coming out con genitori: sì o no (nel mio caso)
MessaggioInviato: venerdì 22 novembre 2013, 23:11 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
I genitori sbagliano in tanti modi. Da madre posso dire di aver sbagliato molte volte. Siamo esseri umani e possiamo andare in crisi , come qualunque altro essere umano.
Ognuno ha il suo modo di manifestare il proprio disagio. C'è chi riesce a mantenere la calma e chi ha bisogno di buttar fuori ciò che prova.
C'è da dire che tuo padre, se ben ricordo, non può condividere questa ansia che ha con tua madre. E forse arriva troppo stanco per tante cose da poter ascoltare questa notizia. Forse avrebbe voluto che tu potessi ripagarlo di una vita che non è andata come voleva.
Certo lui ha sofferto come uomo. Ma tu non hai forse sofferto come figlio?
Non hai forse dovuto mettere da parte il tuo bisogno legittimo di ricevere un aiuto quando hai capito quello che eri? Non ti sei forse dovuto arrangiare per conto tuo per non dargli una preoccupazione ?
C'è una grande sofferenza e un grande vuoto che avete condiviso, anche se ora sembra che vi divida.
Ogni situazione è a sé . E questa è la storia della vostra famiglia, non di un'altra famiglia. Solo all'interno di questa storia e di questo linguaggio è possibile ricercare un senso di ciò che sta accadendo. Nessuno meglio di te potrà mai sapere cosa avete passato e capire di cosa avete bisogno per ritrovarvi.
Certo, chi vorrebbe mai essere in conflitto con coloro che ama?
Eppure il conflitto è spesso anche un'opportunità. Un po' come quando un bosco risorge dopo un incendio. Non lo crederemmo possibile , nel momento in cui tutto pare perduto.
Per quello che scrivi , per l'amore che esprimi per tuo padre, qualunque genitore dovrebbe ritenersi fortunato ad avere un figlio come te. Perfino chi ha smarrito la lucidità necessaria per parlare a un figlio con il rispetto che gli deve.
Coraggio. Mantieni la calma e fai del tuo meglio. Abbi fiducia in te e in un modo o nell'altro , ritroverai la tua serenità.


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 Oggetto del messaggio: Re: Coming out con genitori: sì o no (nel mio caso)
MessaggioInviato: sabato 23 novembre 2013, 10:08 
Utenti Storici

Iscritto il: mercoledì 14 aprile 2010, 9:22
Messaggi: 2861
Scusate il doppio post, ma volevo aggiungere una cosa.
Rispetto all'atteggiamento da tenere con tuo padre , penso la pazienza vada bene, ma l'acquiescienza no. Mi spiego: un conto è dargli tempo , ascoltarlo quando esprime il suo disagio in modo rispettoso, un conto invece è incassare frasi inaccettabili , subire un silenzio "punitivo" e cose simili.
Se un genitore sbaglia nei suoi atteggiamenti , deve capire dalla reazione di un figlio che sta sbagliando. Se dentro di sé è convinto che il figlio si sia comportato male accettando di essere gay, verrà confermato in questa sua convinzione se il figlio si comporta come chi accetta la punizione sapendo di essere nel torto.
L'atteggiamento di tuo padre oggettivamente è una ingiustificata invadenza nelle tue scelte di vita , un ingiusto rimprovero , e come tale va trattato.
Come ti comporteresti se ti accusasse ingiustamente di altre cose?
Per quanto "comprensibile", il rifiuto omofobo non è accettabile.
Inoltre subire per qualche tempo e poi scoppiare metterebbe tuo padre di fronte a un atteggiamento incoerente, che lui a quel punto potrebbe percepire come mancanza di rispetto. Quindi è meglio non chiedere a se stessi l'impossibile , mettendo da parte la propria dignità, perché sarebbe anche controproducente .
Bisogna insomma trovare il giusto equilibrio fra comprensione dell'altro e rispetto di sé.


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