UN GAY INNAMORATO DI UN UOMO SPOSATO

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progettogayforum
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UN GAY INNAMORATO DI UN UOMO SPOSATO

Messaggio da progettogayforum » lunedì 12 novembre 2018, 3:34

Ciao Project,
sono capitato sul forum per puro caso, la cosa che mi ha colpito di più è l’assenza di pubblicità e poi le grafiche molto sobrie e senza immagini, un po’ come il catalogo di una biblioteca. Si capisce che il forum è in funzione da parecchi anni, perché ci sono messaggi molto vecchi. Insomma, mi è venuta curiosità e mi sono messo a leggere. Scavando qua e la ho visto che c’è un’enormità di messaggi, anche se in gran parte sono vecchi. Mi colpisce che sono molto seri, una cosa un po’ rara in rete, preciso meglio: non ho trovato la chiacchiera facile, le riposte sono interessanti alcune anche molto. Poi ho visto i libri online penso che ne leggerò qualcuno, di certi autori gay classici avevo sentito parlare e penso che leggendo potrò chiarirmi le idee. Ma adesso vengo al punto. Ho esitato molto prima di decidermi a scrivere ma poi ho creato un account di posta nuovo e mi sono deciso perché ho visto in pratica e ho letto nel regolamento il peso che date al rispetto della privacy. Project, se vuoi, puoi anche pubblicare la mail, se credi che possa essere utile, io ho cercato di descrivere bene le situazioni ma evitando sempre elementi espliciti che potessero mettere a rischio la privacy. Se tu pensi che sia opportuno omettere qualcosa, fallo direttamente e poi pubblica la mail, se credi.
Sono un ragazzo di 33 anni, anche se dire ragazzo è ormai improprio, sono del Nord Italia, vivo in una città che non è una metropoli ma non è nemmeno piccola, sono stato sempre in questa città. La mia famiglia è una famiglia normale, primo punto critico: sono figlio unico. I miei genitori mi hanno sempre detto che avrebbero voluto un secondo figlio (o figlia) ma non è arrivato. I miei genitori si sono stabiliti qui 35 anni fa per motivi di lavoro, ma venivano entrambi dal profondo Sud. Qui dove vivo, qualche po’ di razzismo contro i meridionali c’è e c’è sempre stato, ma io di questo non ho mai dovuto scontare nulla perché mi hanno detto che sono probabilmente di ascendenza normanna, sono biondo, alto e con gli occhi azzurri, come mia madre. Mio padre non è esattamente così , ma certo qualcosa di normanno ce l’ha anche lui. I miei non sono mai stati ricchi, sono professionisti di medio livello, non arrivisti, non fissati sui quattrini, tutto sommato dei genitori come si deve.
Non ho mai avuto problemi né con la scuola né con l’università, adesso ho il mio lavoro che mi piace abbastanza, che probabilmente non mi farà ricco ma mi farà vivere tranquillo lasciandomi anche un po’ di tempo libero. Avrei anche altre prospettive professionali che però comporterebbero ben altri livelli di stress.
Non ho mai avuto una ragazza, potrei dire che il mondo femminile è stato sempre per me qualcosa di sconosciuto che però non esercitava su di me il minimo interesse. Io sono un libero professionista (molto piccolo) ma il fatto di avere un lavoro autonomo mi permette di stare alla larga da ambienti di lavoro in cui si è costretti a lavorare fianco a fianco con delle ragazze. Non ho niente contro le ragazze, ma preferisco stare alla larga per non finire in situazioni imbarazzanti.
Mi sono sentito sempre gay al 100%, mai nessuna oscillazione e non ho mai cercato di farmi piacere le ragazze, perché la vedevo proprio come una cosa totalmente impossibile. Quanto ai ragazzi, anche gay, ne ho conosciuti alcuni all’università (ma non mi sono mai dichiarato con loro), con qualcuno ho avuto un qualche rapporto di amicizia, ma li sentivo lontani. Erano bravi ragazzi ma mi sembravano un po’ troppo portati a costruire subito qualcosa e ad andare al sodo. Non so se mi sono spiegato. Diciamo che per il tempo dell’università sono stati una tentazione, una fantasia, ma niente di più.
Lo scorso anno, siccome il lavoro andava aumentando, mi è venuta in mente l’idea di associare al mio studio un altro professionista, l’idea era buona e anche il mio commercialista mi incoraggiava in quel senso, ma avrei dovuto trovare una persona all’altezza della situazione. Mi sono deciso e mi sono dato da fare, intanto ero deciso a prendere un uomo, o meglio uno più o meno coetaneo, prima di tutto per stare alla larga dalle possibili complicazioni con una donna e poi, non lo nego, perché sotto sotto c’era anche l’idea che forse non sarebbe stata solo un’associazione professionale. Mi sono arrivate un po’ di offerte di collaborazione. Ho fatto una selezione sulla base dei curriculum, una dozzina in tutto, tolti di mezzo gli over 40, tolti di mezzo quelli che avevano troppe pretese, ne rimanevano tre e ho deciso di arrivare a un colloquio con quei tre. Il primo era competente, ma molto chiacchierone, troppo chiacchierone e disposto a fare battute, quindi non faceva per me, il secondo aveva un’esperienza limitata ma era un bel ragazzo e si dimostrava disposto a lavorare sodo, non era sposato e qualcosa mi diceva che “forse” poteva essere gay, ma c’era il problema di fondo legato al fatto che si era occupato sempre di altro e che avrebbe dovuto partire da zero. Il terzo era anche lui un bel ragazzo, era sposato e aveva anche un figlio piccolo, aveva 34 anni ed era molto esperto del settore di cui mi occupo io e avrebbe potuto essere un collaboratore veramente alla pari, se non meglio di me. Quello ipoteticamente gay non era male e mi tentava molto, ma non conosceva il lavoro. Alla fine mi sono detto che io stavo cercando un collaboratore per uno studio professionale e non un amante e ho scelto il 34-enne sposato, perché pensavo che sarebbe stato molto più facile mantenere il nostro rapporto solo a livello professionale.
Abbiamo cominciato a lavorare insieme quasi subito e ci sapeva fare eccome, anche più di me. Restavamo allo studio anche oltre l’orario e in pochissimi mesi abbiamo cominciato a guadagnare sensibilmente di più, lui pensava che avrebbe dovuto mantenere un ruolo in qualche modo subordinato, e si è stupito quando gli ho detto che aveva la sua quota di utili da portare a casa, che gli spettavano ed erano pure pochi perché lavorava più di me. Quando finiva il lavoro lo accompagnavo a casa o lui accompagnava me, perché abitavamo nella stessa zona. Gli chiedevo del bambino e lui era contentissimo di parlarne. Io stavo bene con lui, sapevo che aveva famiglia ma mi sembrava proprio un ragazzo bravissimo. Quando eravamo al lavoro non mi permetteva di parlare di cose private ma durante i viaggi verso casa parlavamo molto. Io lo avrei invitato a casa mia o ad andare a prendere una pizza da qualche parte ma non lo facevo per non sottrarlo alla famiglia. Comunque, pure con tutte le limitazioni del caso, siamo diventati amici e amici nel senso profondo del termine. Mi sono chiesto più volte se avrei dovuto dirgli che ero gay, di lui mi fidavo al 100%, non temevo proprio che mi potesse mettere in difficoltà, poi mi sono detto che alla fine si sarebbe potuto sentire a disagio perché lui, etero, si trovava a lavorare con me e a condividere con me e solo con me l’intero orario di lavoro, ma non mi sembrava che fosse un tipo che potesse sentirsi a disagio per questo, in somma, alla fine gliel’ho detto e lì le cose tra noi sono cambiate e il cambiamento l’ho sentito netto, apparentemente era tutto come prima, ma è sparita qualsiasi forma di contatto fisico, anche il semplice stringersi la mano, è sparito lo scambio di sorrisi. Sul momento si vedeva che aveva accusato il colpo, ha risposto che la cosa non era assolutamente un problema per lui e che si sentiva gratificato dal fatto che gliel’avessi detto. Il lavoro continuava alla grande, ma avvertivo che c’era qualcosa che non era più come prima.
Un giorno, finito il lavoro, affronto direttamente l’argomento:
“Volevo dirti una cosa a cui tengo moltissimo, dopo che ti ho detto che sono gay, ho avuto l’impressione che qualcosa tra noi sia cambiato, che ci sia più distanza, più freddezza, io so benissimo che la tua vita è un’altra e se ti ho messo in difficoltà ti chiedo scusa perché non era proprio mia intenzione …”
Lui mi ha fatto cenno di sedermi e poi mi ha detto:
“Tu con me sei stato onesto al 100% e io devo fare lo stesso con te, io sono sposato, ho un figlio, questo è tutto vero, ma io penso di essermi innamorato di te, questo è il mio problema, se io non avessi famiglia che cosa fare lo saprei eccome, ma io la famiglia ce l’ho è mi sento spaccato dentro, è per questo che ti tengo a distanza…”
Mi sono sentito tremendamente in imbarazzo. Gli ho detto solo: “Dai! Ti riaccompagno a casa, ho bisogno di riflettere anch’io.”
Sono passati solo tre giorni, continuiamo a lavorare insieme ma l’imbarazzo lo sentiamo entrambi, lui è molto frenato e anche io. Ho provato a riprendere il discorso ma vedo che glissa e allora non insisto.
Non so proprio che fare, Project, non so se dovremmo smettere di lavorare insieme, io non vorrei. Ho pensato che l’unica cosa che può avere un senso è restare amici e basta. Non so che rapporti lui abbia con la moglie ma non penso siano cattivi, anche se non ne parla mai, mentre parla spesso del bambino e ne parla come un papà felice, penso anzi che sia un ottimo papà.
Che devo fare Project? Io gli voglio bene e non vorrei per nessuna ragione rovinargli la vita o metterlo di fonte a situazioni laceranti. A me sta bene anche così, ma lui certe volte è proprio teso e si vede che vorrebbe andare oltre, o almeno questo sembra, perché sa che in me, ora come ora, trova un freno.
Tutto mi sarei aspettato nella vita ma non una situazione come questa.
Project, potresti darmi un tuo contatto per parlare un po’, ne avrei proprio bisogno.
Grazie e a presto.

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agis
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Re: UN GAY INNAMORATO DI UN UOMO SPOSATO

Messaggio da agis » lunedì 12 novembre 2018, 14:09

Gentile signore normanno, è la solita vecchia storia per cui, a prescindere dalle preferenze di genere, instaurare in un rapporto di lavoro relazioni di un altro tipo può portare, in caso di problemi, situazioni difficili che rischiano di ripercuotersi sulla professione stessa. Viviamo purtroppo in una società sessuofobica e che a me/noi personalmente questa cosa possa non piacere, non toglie e non modifica l'attuale stato dei fatti checché ne dicano molte anime belle. Mettere dunque al corrente un collega delle proprie preferenze sessuali va dunque ancora considerato come un atto sopra le righe rispetto alle normali esigenze di cortesia, educazione e colleganza. Di dar consigli ovviamente non me la sento. Personalmente, cercherei di sdrammatizzare e recuperare un rapporto di colleganza amicale facendo leva, after due diligence, sul fatto che un figlio che suppongo in tenera età genera anche degli obblighi in capo a coloro che l'hanno messo al mondo. Ma altre soluzioni più divisive in un senso o nell'altro sono ovviamente possibili. Di casi di questo genere in cui analoga situazione in una relazione etero ha finito per provocare il divorzio di una coppia di giovani professionisti ne ho osservato uno molto di recente con un lui, una lei e... l'altro.

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Help
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Re: UN GAY INNAMORATO DI UN UOMO SPOSATO

Messaggio da Help » martedì 13 novembre 2018, 8:37

Mi sembra una situazione di stallo inutile.

Tu, come detto fin da subito, cercavi un partner del lavoro che diventasse anche partner sessuale. Se lo hai scelto fisicamente attraente, è ovvio che adesso provi per lui attrazione fisica. Parlo di sesso e attrazione fisica perché, da quello che scrivi, hai sottolineato di non volere legami.

Lui forse è confuso. Vivere tante ore al giorno con una persona confonde i rapporti. Non dico che magari non sia omosessuale, ma nel caso in cui lo fosse sarebbe molto facile per lui legare ogni suo desiderio a te.

Magari provando a frequentarvi senza costrizioni non vi piacereste davvero. In ogni caso, parlo di stallo inutile perché l'unico obbligo che questa persona ha nei confronti della sua famiglia è con il bambino. Se ama te, continuare a vivere con il senso di colpa per qualcosa che non ha fatto (pensare a te da sposato) non ha senso. Considera anche che lui ha parlato di amore, quindi se cerchi sesso ci sono situazioni decisamente meno complicate in cui inserirsi e in cui far inserire gli altri.

Buona fortuna

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