GAY TRA PENSIERO DIVERGENTE E INTELLETTUALISMO

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GAY TRA PENSIERO DIVERGENTE E INTELLETTUALISMO

Messaggio da progettogayforum » domenica 25 ottobre 2020, 1:24

Caro Project,
ho letto sul forum una discussione molto interessante intitolata: “Gay tra ricerca affettiva e pensiero divergente”. È una discussione di più di otto anni fa che mi ha attirato particolarmente non perché io sia o mi senta un ragazzo capace di un pensiero veramente divergente, magari fosse così! Ma perché il mio ragazzo, che qui chiamerò Elio, secondo me lo è, e io vorrei portare il mio piccolo contributo alla discussione spostando un po’ il baricentro del discorso. Premetto che per capire che si tratta di pensiero divergente e non solo di retorica spicciola o di uno show di intellettualismo spinto, ci vuole una controparte già di un certo spessore culturale. Io ho letto qualche libro ma francamente non mi sento proprio all’altezza di questi discorsi. Elio, che secondo me è un intellettuale rifinito, uno che legge molto e soprattutto che ragiona molto, non mi ha conquistato per questo aspetto della sua personalità, che penso che gli serva soprattutto come arma di difesa quando non si fida realmente di qualcuno e anche un po’ per nascondere il suo ego fragile. Non sto facendo a mia volta discorsi intellettualistici, Project, intendo dire che alla fine la ricerca affettiva che tu stesso hai associato al pensiero divergente, nella vita di Elio ha finito per essere l’elemento prevalente. Quando la dimensione affettiva scricchiolava o veniva meno, allora veniva fuori il pensiero divergente. Un po’ come se il genio nascesse dalla frustrazione dei sentimenti. Mi ricordo adesso che non ti ho ancora detto che io ho 35 anni ed Elio ne ha 32. Per nostra fortuna lavoriamo entrambi, Elio in una situazione molto migliore della mia, ed è giusto che sia così perché oggettivamente il suo lavoro lo impegna molto più di come il mio impegna me. Potrebbe essere orgoglioso di quello che ha fatto ma non è assolutamente orgoglioso, anzi, sottolinea in mille modi che ha fatto molto meno di quello che avrebbe potuto e che io penso che lui sia chissà chi, mentre è solo uno che si arrabatta a fare quello che altri fanno spontaneamente senza nessuno sforzo. Quelli che lo conoscono solo attraverso il lavoro lo rispettano e in un certo senso lo temono. Io, che lo conosco da quasi 10 anni e che ho seguito passo passo tutti suoi studi e tutti i suoi successi di lavoro, conosco però anche il lato umano di Elio, le sue debolezze, che secondo me sono il lato più affascinante del suo carattere. Certi giorni torna stanchissimo dal lavoro, perché lavora spesso anche il pomeriggio, entra in casa, lascia le scarpe vicino all’ingresso e si mette delle pianelle da casa, poi entra nella stanza da pranzo e io gli faccio trovare la tavola apparecchiata e lui si siede e alza il collo verso di me perché quello è il momento del bacetto sulla fronte, un uso che abbiamo inaugurato tanti anni fa, quando ci siamo conosciuti. Durante la cena non vediamo la TV, qualche volta gli scarmiglio un po’ i capelli o gli accarezzo la mano e lui me la stringe forte. Per la cena usa un solo piatto, sta attentissimo a non sporcare la tovaglia perché sa che poi io la dovrei lavare. Qualche volta mi racconta qualche aneddoto del suo lavoro ma sempre per sommi capi. Dopo la cena ce ne andiamo nel salotto e lui si toglie le pianelle perché gli piace camminare sul tappeto solo con le calze, dice che è un po’ come camminare sull’erba. Io mi siedo sul divano e lui si stende e poggia la testa sulle mie gambe e quando è molto stanco si addormenta così! Tra noi parliamo poco, siamo capaci di dirci tutto con un abbraccio. Viviamo insieme ormai da 4 anni e dividiamo le spese, ma non al 50%. Lui guadagna 1,45 volte quello che guadagno io, e paga 1,45/2,45 di tutte le spese. Mi dice che quello è il minimo dell’equità e che poi io lavoro in casa mentre lui in casa non fa praticamente nulla ed è ovvio che contribuisco in altri modi al funzionamento della casa. Questa precisione nella divisione delle spese è però una specie di gioco, perché Elio, che in passato di quattrini ne ha avuti sempre pochissimi, non è minimamente avaro e lascia il suo stipendio insieme col mio senza distinguere il mio e il suo, chi ne ha bisogno si prende quello che gli serve. Noi abbiamo un conto cointestato che per legge è per metà suo e per metà mio anche se ovviamente lui contribuisce molto più di me. All’inizio pensavo che tra noi ci potessero essere problemi legati ai quattrini ma non è mai successo. I suoi genitori una volta si sono trovati a poter riscattare l’appartamento in cui vivevano ma non avevano tutti i quattrini necessari e noi abbiamo dato loro (non prestato) tutti i nostri risparmi. Nota bene che non ci aspettavamo nessuna restituzione e invece ci hanno restituito tutto in soli tre anni. Io non ho più i miei genitori e i genitori di Elio sono un po’ la mia famiglia. Fanno più festa a me che a Elio perché sanno che questo a lui fa piacere. Li vediamo tutte le settimane, nei limiti del possibile, e penso che il fatto che Elio sia un uomo interiormente sereno sia in gran parte merito loro. Negli atteggiamenti di Elio rivedo molti atteggiamenti di suo padre. Qualche volta parliamo di cose culturali, cioè un po’ dei massimi sistemi, e spesso resto stupito perché mi ascolta. Mi fa parlare e mi ascolta, non mi zittisce mai, cerca di seguire il filo logico di quello che gli dico. Quando ho finito sta zitto per qualche secondo e poi riprende tutti i punti del mio discorso, li arricchisce, li sviluppa, e se non lo erano già, li fa suoi, li integra nel suo modo di vedere le cose, mi dice che gli do spesso delle dritte che gli sono utili anche nel lavoro e che non c’è bisogno di aver studiato filosofia per essere filosofi. Nota, Project, che me lo dice in modo molto serio. Mi dice spesso che lo tranquillizzo, che sono il suo ansiolitico, il suo antidepressivo. Lui è molto razionale ma va facilmente in crisi quando vede le persone che soffrono. Quando siamo andati a vivere insieme, nella nostra scala c’è stata una signora anziana, la signora o meglio la signorina Adele, che ci ha trattato molto bene fin dall’inizio, quando ci incontrava per le scale ci sorrideva e penso che avesse capito benissimo che eravamo una coppia, poi, dopo qualche mese, non l’abbiamo più vista, Elio si è informato e ha saputo che la signorina Adele non poteva più uscire di casa, viveva sola ed era assistita da un’associazione di volontariato. Siamo andati a trovarla quando c’erano i ragazzi dell’associazione, la casa era pulita e in ordine, per merito di quei ragazzi, anche se la signorina non si alzava dalla sedia a rotelle. Lei però era molto sveglia mentalmente, scherzava con noi e ci trattava bene e così abbiamo preso l’abitudine di passare da lei due sere alla settimana e di cenare insieme con lei. Ti posso dire, Project, che erano belle serate, niente di forzato, tutto era molto spontaneo, era un po’ come avere una nonna. Poi la salute della signorina è peggiorata e l’hanno ricoverata, e dopo tre settimane è morta. Per noi è stato un vero lutto di famiglia. Al funerale c’eravamo solo noi e il funerale lo abbiamo pagato noi. Dopo nemmeno una settimana ci ha chiamato un notaio che ci ha detto che la signorina aveva fatto testamento e ci aveva lasciato l’appartamento e tutto il denaro che aveva, oltre ad una lettera sigillata. Nella lettera ci diceva che avrebbe pregato per noi dal Paradiso e che ci lasciava le sue cose perché ne facessimo ciò che ritenevamo più giusto. Tre giorni dopo siamo tornati dal notaio con il legale rappresentante dell’associazione che aveva assistito la signorina e abbiamo lasciato tutto a loro. Project, ti sembrerà incredibile ma quando siamo usciti dallo studio del notaio ci siamo abbracciati stretti per la felicità di avere fatto quello che andava fatto. Puoi capire, Project, che secondo me questi gesti sono il vero pensiero divergente, perché Elio non è solo colto e intelligente ma è buono, è un brav’uomo che non posso che ammirare. Non è gretto, non pensa solo a se stesso. Io, quando lo abbraccio, so di stringere il tesoro più raro che ci sia. E sai che cosa mi ha detto? Ha detto che quando ha capito che sull’eredità della signorina Adele stavamo pensando di fare esattamente la stessa cosa, lui si è sentito l’uomo più felice della Terra perché eravamo in due ad avere un pensiero divergente ed un pensiero divergente esattamente nella stessa direzione. Quando incontri un uomo così non c’è bisogno di parole! Questo pensiero divergente non è intellettualismo, è proprio un’altra cosa. Quando penso a Elio mi vengono le lacrime agli occhi, noi stando insieme abbiamo imparato ad essere migliori. Puoi capire perché andiamo d’accordo. Certe volte leggo sul forum storie di gelosie, di sesso e di giochi di potere all’interno della coppia. Prima di conoscere Elio anche io vivevo quel tipo di situazioni e probabilmente le viveva pure lui, ma poi ci siamo incontrati e la nostra vita è proprio cambiata. Nella casa della signorina Adele l’associazione di volontariato ha sistemato due signore anziane, noi siamo andati a trovarle ma ci guardavano strano come se fossimo due intrusi, allora abbiamo salutato e siamo andati via. Non erano come la signorina Adele che quando ci vedeva ci sorrideva e ci faceva una faccia piena di felicità e quando cenavamo insieme si faceva trovare tutta ben vestita e pettinata e ci abbracciava forte per farci capire che per lei eravamo importanti. Ieri Elio è venuto a casa la sera tutto bagnato, non aveva in testa il cappuccio dell’impermeabile ma lo portava in mano con la massima cura, io mi sono avvicinato e mi ha fatto cenno di stare zitto, poi ha aperto il cappuccio dell’impermeabile e c’era dentro un gattino non proprio piccolissimo, tutto bagnato. Lo abbiamo asciugato, gli abbiamo fatto una specie di cuccia e poi abbiamo provato a dargli un po’ di latte, dopo averlo scaldato un po’ tra le mani, e il gattino era in grado di mangiare da solo e per noi è stato un sollievo enorme. Noi abbiamo un’amica veterinaria alla quale chiedere consiglio ma se il gattino mangia da solo vuol dire che tutto sommato sta bene. Lo abbiamo sistemato nella nostra stanza e abbiamo passato tutta la sera a coccolare il gattino che sembrava anche in ottima forma. Oggi la nostra amica veterinaria ci ha detto che il gattino era in realtà una gattina e che stava in buona salute e noi abbiamo deciso di chiamarla Adelina. Non immagini con quanta cura Elio tratta la gattina e la gattina si fida di lui, e per la verità anche di me, come se ci conoscesse da sempre, un po’ come aveva fatto la signorina Adele, è per questo che le abbiamo messo quel nome. Oggi Elio ha cominciato a chiamarla “la bambina” e mi sono venuti in mente tanti pensieri su come sarebbe bello avere una bambina vera. So che questi sono solo sogni, però Elio sarebbe veramente un ottimo papà e pure io cercherei di fare del mio meglio. Adesso ti mando la mail, altrimenti non la finisco più. Ovviamente puoi usarla come credi meglio.
Grazie di quello che fai, Project. Continua così.

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