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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: ALTRI AMORI GAY
MessaggioInviato: venerdì 15 maggio 2009, 17:35 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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admin ha scritto:
Ciao Project,
mi chiamo Lorenzo e vivo in una cittadina del Nord Est, a occhio dovremmo essere quasi coetanei. L’idea di questa mail mi è venuta perché Andrea, un ragazzo giovane che mi ha cambiato la vita, mi ha parlato del tuo forum e sono andato a leggerlo con una enorme curiosità. C’è una sezione sui gay anziani e non è in abbandono, anzi! Insomma, leggendo ho avuto l’impressione che tu avessi un modo di vedere le cose non molto lontano dal mio, che tra i gay non è poi così facile da riscontrare.

Io ho 57 anni, Andrea ne ha 31, però lo devo dire subito siamo due gay ma tra noi non c’è mai stato sesso, che la cosa possa essermi passata per la mente è un fatto, come è passata per la mente anche a lui, ma non è mai successo, perché a trattenerci è stato il timore di distruggere quello che tra noi si era consolidato. Ho conosciuto Andrea quando aveva 16 anni e io ne avevo 42. Sono stato sempre un gay non dichiarato e allora non avevo nemmeno amici gay. Non c’era internet, e se ci fosse stato non sarebbe stato certo la mia passione. Professionalmente a 42 anni ero realizzato. Facevo l’avvocato e mi occupavo di divorzi. Un giorno del febbraio 1993 mi si presenta un signore col tipico modo di fare della gente di classe sociale piuttosto alta e mi dice che intende divorziare, ma quello che mi colpisce non è l’atteggiamento di quel signore nei confronti della moglie ma la sua insistenza circa il fatto che la moglie aveva una relazione da molti anni e che il loro figlio o presunto tale sarebbe stato in realtà figlio dell’amante della moglie. Gli ho chiesto quanti anni aveva il ragazzo e lui mi detto 16. Ho accettato la causa di divorzio “per colpa della signora” dicendo al mio cliente che l’affidamento, tanto più in una condizione come quella che lui dichiarava, sarebbe stato concesso alla madre ma il mio cliente non ha fatto una piega e ne sembrava quasi contento.

Pochi giorni dopo ho chiamato la signora per capire le sue ragioni e si è presentata al mio studio con il figlio, cioè con Andrea. Era già allora un bellissimo ragazzo, mi ha stretto la mano in modo deciso. La signora era sicura che il figlio fosse del marito perché all’epoca lei il suo convivente nemmeno lo conosceva. Ma una cosa mi sconcertava, la signora, anche lei sicuramente facoltosa, non era minimamente sconvolta dal fatto che il marito volesse divorziare e volesse addossare a lei la colpa, ma era preoccupata dall’idea di doversi tenere il figlio nella casa in cui viveva col suo compagno, cosa che al suo compagno non sarebbe piaciuta affatto. Ho chiesto alla signora di parlare separatamente col figlio. La signora era un po’ perplessa ma alla fine ha detto di sì.

Quando mi sono trovato da solo con Andrea, faccia a faccia, gli ho chiesto come mai non lo volessero né il padre né la madre e la risposta mi ha sconcertato: “Non mi vogliono perché sono gay e quindi io non sono nemmeno un figlio per loro”. Io ho sorriso come per dire: “Ma possibile?”. Anche li ha sorriso. Poi ha fatto un gesto strano, per un ragazzo della sua età, ha preso dalla mia scrivania un biglietto da visita dello studio e mi ha detto, dandomi del tu: “Poi ti spiego, adesso fai entrare mamma ”. Ho richiamato la madre e li ho salutati. Non nego che la cosa mi aveva turbato e non poco, il comportamento di Andrea era assolutamente disinvolto, dopo lo scambio di sorrisi non aveva più paura di me.

Pensavo comunque che la cosa non avrebbe avuto nessun seguito se non forse a livello professionale, ma non è stato così. La sera stessa, molto tardi, dopo mezzanotte, Andrea mi ha chiamato al cellulare e sempre dandomi del tu e chiamandomi per nome si è trattenuto a parlare a lungo con me. Io per natura sono diffidente, quindi ho parlato in modo formale, perché temevo di essere registrato, ma qua e la mi sono fatto sfuggire qualche parola di incoraggiamento. Abbiamo parlato quasi due ore. Nei giorni successivi è successo praticamente lo stesso. Io disdicevo tutti i miei impegni la sera perché sapevo che Andrea mi avrebbe chiamato. Era bello parlare con lui, piano piano abbiamo parlato di tutto. Io non sapevo se dirgli che ero gay anche io, poteva essere una cosa molto pericolosa, ma poi gliel’ho detto, mi ha risposto che lo aveva capito dal primo momento e che per questo aveva preso il mio biglietto da visita. Piano piano anch’io mi sono sciolto. Andrea parlava con me di tutto, anche di sesso e in modo serissimo e quello che può sembrare incredibile, io facevo altrettanto con lui, gli parlavo di me, dei miei desideri, dei miei sogni e lui mi rispondeva come uno che sa esattamente che cosa dire e come dirla.

Si è arrivati a definire il divorzio dei genitori e Andrea è stato affidato alla madre, aveva ormai 17 anni e mezzo e in pratica ci sentivamo al telefono tutte le sere. La cosa era assolutamente normale, sua madre non lo sapeva e quando lo vedeva al cellulare pensava che stesse parlando con un coetaneo.

Un giorno del marzo del 94 (il girono non lo dico), Andrea compie 18 anni, gli faccio gli auguri. Gli avevo detto che gli avrei fatto una piccola festa a casa mia. Mi si presenta alle sei di sera con due enormi valigie e mi dice: “Qual è la stanza mia?” Io lo guardo perplesso e lui mi fa: “Io a casa di mia madre non ci voglio restare un minuto di più!” Prepariamo la “sua” stanza. Non c’è bisogno di dire che ero felice. Andrea allora frequentava il secondo classico. Io mi sentivo piombato da un momento all’altro in un ruolo nuovo, quello di papà. Mi guarda e mi fa: “Perché non mi adotti?”. Io ho fatto rapidamente il punto della situazione. Non avevo più i genitori e non ho fratelli, quindi una cosa del genere non avrebbe messo in crisi nessuno. Gli rispondo: “Sì può fare sì!” lui mi abbraccia e mi scarmiglia i capelli, poi si accuccia sul divano a gambe incrociate e mi dice: “Mica mi dispiacerebbe! Però intanto comincia a fare il papà come si deve.”

L’indomani c’era il ricevimento dei professori, ha preteso che andassi con lui al ricevimento. Gli ho chiesto se i professori conoscevano i genitori, ma lui ha detto che né suo padre né sua madre erano mai andati a parlare coi professori. La sera prima mi racconta della scuola,dei professori, di quello che dovevo dire. Il pomeriggio successivo faccio il mio debutto come papà. Andrea era bravo a scuola, anzi molto bravo, e io ho cercato di fare bene la mia parte. Il prof. di Matematica mi ha detto che era un piacere avermi conosciuto e che potevo essere fiero di avere un figlio come Andrea! Non posso negare che mi sentivo al settimo cielo! Col passare del tempo il rapporto con Andrea è diventato saldissimo. Quando aveva un ragazzo lo vedevo felice e ne parlava con me. Questo, anche se può sembrare strano, non ha mai creato nessun problema. Poi Andrea, fin da ragazzo ero morigeratissimo: non ha mai bevuto alcolici, non ha mai fumato, non amava andare nei locali. Io lo amavo già allora con tutta l’anima. Qualche volta con i ragazzi ha fatto brutte esperienze, cioè si è illuso parecchio, quando poi arrivava la delusione si sedeva in poltrona e mi diceva: “Ma tu che fai quando sei triste?” e restavamo a parlare per ore.

Ad aprile del 98 la nostra vita è cambiata. Andrea ha conosciuto Piero, un bravissimo ragazzo, anche lui di 21 anni. All’inizio sembrava una delle solite storie di Andrea, importanti ma relative, poi mi ha detto che voleva provare a vivere da solo con Piero. Ecco, quello è stato il momento più difficile per me. Temevo di perdere Andrea e invece non solo non l’ho perso ma ho trovato anche Piero. Io avevo un miniappartamento, una specie di soffitta con una sola stanza ma molto grande. L’abbiamo arredata e Andrea e Piero sono andati a vivere lì, al 5° piano, io abitavo al secondo, all’inizio sono stati un po’ per conto loro, poi, piano piano hanno cominciato a venire a pranzo da me tutti giorni, poi anche a cena, alla fine, in pratica vivevano a casa mia e se ne andavano al 5° piano solo per dormire.
Ormai sono 10 anni che viviamo così. Adesso sia Andrea che Piero lavorano e si potrebbero permettere una casetta per conto loro, ma non se ne vanno. L’estate la passiamo tutti e tre insieme e per 15 giorni andiamo in giro per l’Europa. Anche Piero è un bravissimo ragazzo, pure lui è un figlio non voluto. Mi trattano come un papà, per me è una cosa meravigliosa, quando se ne vanno per conto loro mi telefonano due volte al giorno per non farmi preoccupare. Ormai non sono più due ragazzi ma sono due uomini adulti. Io ho un po’ di paura ella vecchiaia e del fatto che potrei creare loro dei problemi, ma loro mi coccolano in un modo incredibile. C’è una cosa sola, stupida forse, che mi anca un po’, mi chiamano sempre Lorenzo mentre a me piacerebbe sentirmi chiamare papà, però forse a questo non ci hanno nemmeno pensato. Adesso in sostanza siamo una strana famiglia: un uomo di 57 anni e due trentunenni.

Se guardo indietro al mio passato, il mio sogno gay era un altro, avrei voluto anche io vivere in coppia come Andrea e Piero, avrei voluto avere anche io una vita sessuale, che ho avuto solo tra i 30 e i 35 anni e tra l’altro con una persona che mi ha sempre detto una marea di bugie e che poi ha tagliato la corda all’improvviso senza nemmeno dire ciao. Da giovane avrei voluto un mondo come quello di Andrea e Piero ma non l’ho avuto, ma in vecchiaia le cose per me sono cambiate e credo di poter dire di aver vissuto una paternità in piena regola. Io mi sento papà, mi trattano come un papà, in modo affettuoso. C’è gente che dice che la famiglia è quella cosiddetta normale formata da una coppia etero e dai figli, quella è una famiglia di sangue, ok, è un fatto, ma la mia, quella mia, di Andrea di Piero, perché non deve essere considerata una famiglia? Io non dico di me, per carità, ma questi due ragazzi, perché non devono avere nessuna tutela in nome della tutela del matrimonio? Ma che c’entra? Loro si vogliono bene e mi vogliono bene. Ma è possibile che tutto questo non debba contare nulla? Quando avranno bisogno di qualcuno non sarà la famiglia di origine a ricordarsi di solo, ma dovranno aiutarsi l’uno con l’altro. Se io non avessi questi due ragazzi sarei solo un vecchio sbandato che finirebbe guardato da una badante o in qualche istituto, se io ho un futuro è perché ci sono loro e perché mi vogliono bene, ma tutto questo a livello sociale non conta nulla!

Adesso, Project, questa storia pubblicala in modo che qualcuno la legga perché non è una fantasia ma è una testimonianza alla verità, quella verità che tanta gente non vuole sentire, è una testimonianza della serietà dei ragazzi gay e delle cose di cui sono capaci, solo che trovino persone disposte a volere loro bene.

Lorenzo



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 Oggetto del messaggio: Re: ALTRI AMORI GAY
MessaggioInviato: venerdì 15 maggio 2009, 17:37 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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salvo87Na ha scritto:
beh guardi cmq sia lei può lasciare un documento scritto in cui in caso d infermità fisica o mentale vorrebbe essere accudito dalle suddette persone. inoltre scusi il cinismo potrebbe anke fare un testamento in cui lascia tt a loro. Di fronte alla volontà della persona nn c'è legame d sangue ke tenga.

Secretwindow ha scritto:
E' una storia bellissima, e ha qualche similitudine con la mia.
Lasciata casa dei miei con i quali avevo un rapporto praticamente inesistente e quel poco di interazione che avevamo si risolveva con una sequela di insulti che mi venivano lanciati da loro, ho vissuto per un anno col mio ragazzo e sua mamma e per me è stato come rinascere.

admin ha scritto:
Ormai non sono più due ragazzi ma sono due uomini adulti. Io ho un po’ di paura ella vecchiaia e del fatto che potrei creare loro dei problemi, ma loro mi coccolano in un modo incredibile. C’è una cosa sola, stupida forse, che mi anca un po’, mi chiamano sempre Lorenzo mentre a me piacerebbe sentirmi chiamare papà, però forse a questo non ci hanno nemmeno pensato.


Lorenzo, posso darti del tu? Leggendo come parli di Andrea e Piero e del rapporto che si è creato tra di voi, credo che non ti vedranno mai come un problema ma che andando avanti il legame che vi unisce sarà sempre più saldo. Ho un nonno e una nonna ultrasettantenni, che adoro; più gli anni passano più ci avviciniamo e il fatto che col mio ragazzo ci siamo trasferiti all'estero non ha fatto diminuire l'intensità del rapporto che c'è tra i nonni e me.

Forse Andrea e Piero non hanno pensato che a te piacerebbe sentirti chiamare papà, perchè non provi a dirglielo? Penso accetterebbero con entusiasmo! :)

Verlaine ha scritto:
A quanto ho capito comunque non è la persona in questione a postare queste lettere..sono lettere che arrivavano al blog..però che diamine..si vorrebbe rispondere a queste persone!
Io chiederei a Lorenzo se non gli manca un rapporto completo con una persona, insomma, con intimità, sesso e tutto; se non è mai stato geloso sessualmente di Andrea; se l'idea di loro due che dormono insieme non gli ha mai dato noia. Se davvero non prova gelosia fisica nei confronti di Andrea lo ammiro tantissimo e vorrei essere come lui perché ora come ora è l'unica difficoltà che ho nella mia vita :)



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