STORIA DI UN 44 ENNE

La realtà dei gay, storie ed esperienze di vita gay vissuta
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giuliux67vr
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STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da giuliux67vr » domenica 4 settembre 2011, 21:41

Caro Solar pons e cari tutti: eccomi mi, mi sono appena registrato e volevo postare il mio contributo in questa sezione. Allora: ho 44 anni e sono di verona. Da quando avevo 23 anni ho accettato la mia omessualità e ho cominciato a vivere la mia vita gay pienamente, lasciando perdere storie inutili o tentativi di relazione con ragazze che illudevo solamente. Non è stato facile: avevo, come tutti penso, la classica compagnia etero, ho avuto le mie storie, anche importanti con ragazze fino a 23 anni, ma poi ho deposto la maschera. Per capire che non ero l'unico gay al mondo e abitando all'epoca in un piccolo paesino di provincia, la soluzione che ho trovato è stato quello di contattare, nel lontano 1990, l'arcy gay di Bologna. Andai in treno e parlai direttamente con l'allora presidente... Tralascio altri particolare non rilevanti. Morale: da Bologna finisco all'arcy gay a Verona, dove conosco altri ragazzi, inizio a frequentare un bar gay storico di Verona e comincia così la mia vita gay. Lasciai completamente la mia compagnia etero. Per tre anni, dai 23 ai 26, non feci altro che divertirmi, in tutti i sensi, anche sessuale, che era frenetica, non lo nascondo. All'epoca, qui in zona, c'erano anche (ora non piu'), luoghi di battuage dove vivevo le mie esperienze sessuali mordi e fuggi. Andavo anche in discoteche gay delle provincie vicine. Mi sono rifatto del tempo perduto, forse? Non lo so, ma l'ho vissuta cosi'. Per le precauzioni, non ve lo nascondo, non avendo rapporti anali, sia da attivo che da passivo, non usavo precauzioni. So che altre mst si trasmettono anche via orale, ma, lo confesso, non piacendomi all'epoca, i rapporti anali e limitandomi ad altre pratiche, non lo usavo. Nel frattempo, in quei tre anni, avevo conosciuto anche altri ragazzi, che sapevo essere diventati sieropositivi o anche gia' malati. Con un paio ho stretto anche una forte amicizia. Ora non ci sono piu'. Li ho visti letteralmente morire. So che quella sorte poteva capitare anche a me. Ora il sesso si vive, oltre che realmente, anche in maniera virtuale, con internet. All'epoca si era costretti ad uscire e cercare le avventure dal vivo, avventure che non mancavano di certo. Sono stato fortunato: erano ancora anni in cui ci si contagiava parecchio e l'informazione non era cosi' capillare come ora. Nonostante l'informazione di adesso (ma purtroppo regna molta incoscienza), l'aids dilaga e vi posso assicurare che fra noi gay la guardia si è abbassata di molto. A 26 anni, in discoteca, conosco quello che poi per otto anni sarebbe diventato il mio compagno. Lui aveva 38 anni. Da parte mia è stato amore a prima vista e dopo anche lui mi confessera' che per lui è stato lo stesso. Ancora adesso ricordo quella sera e sto piangendo, dopo capirete perche'. Per tre mesi ci siamo frequentati senza fare sesso. Siamo poi arrivati a masturbarci. Lui aveva fatto le analisi da poco e io in tre anni di vita gay, mai le avevo fatte. Decido di farle e risultato negativo, pure per le altre mst. Iniziamo allora la nostra storia d'amore, sesso compreso. Sottolineo comunque che anche con lui, per otto anni, non ho mai avuto rappporti anali, sia da attivo che da passivo e non ci siamo mai messi le corna. Purtroppo lui nell'agosto del 2000 ha un infarto: sopravvive, ma ha subito tre by-pass e l'asportazione di un rene. Gli stetti molto vicino in ospedale, da agosto fino a febbraio. Sono stato fortunato: trovai medici e personale paramedico eccezionale, che su mia confessione del nostro rapporto, mai hanno ostacolato la mia presenza. La sua famiglia sapeva tutto, come pure la mia. Io ero l'amico di famiglia e lui, per la mia, altrettanto. Non vivevamo assieme. Io con mia madre e lui con la sua. Fratelli e sorelle miei e suoi, tutti i parenti, non che sapessero esplicitamente che noi fossimo una coppia. Non l'avevami mai messo in chiaro. Ma, problemi, mai con nessuno. Mia madre lo adorava e la sua, mi adorava. D'estate affittavamo un appartamento qui vicino sul lago. Lassu' pero' volevo un angelo in piu': ad aprile del 2001, dopo un altro infarto, lui muore, sul colpo. Ok, sto piangendo. Io mi ritrovo a 33 anni, senza il mio compagno. Lascio stare i due anni seguenti di depressione durante i quali andavo solo al lavoro. Ho tagliato i ponti col mondo. Esisteva solo mia madre ed il mio lavoro. Non volevo piu' sentire nessuno, neppure gli amici che, assieme, frequentavo con lui. E' un'esperienza che mi ha devastato l'anima, ma credo di essere diventato molto forte. Anche mio padre mori' che avevo 10 anni a cui ero legatissimo. Dopo 2 anni di solitudine e sofferenze atroci, una sera decido di uscire, spronato da mia madre. Una fatica immane, ma ce l'ho fatta. Ho ripreso i contatti con qualche amico gay e pian piano ho ricominciato a vivere decentemente. Dopo un anno ho avuto una storia con un altro uomo, durata solo un anno e mezzo. Di comune accordo decidemmo di interrompere, perche' non vicini: 150 km di distanza ci permettevano solamente di vederci il fine settimana e volendo costruire entrambi qualcosa di solido, troncammo, nonostante il nostro rapporto fosse ottimo. Poi nel 2006 purtroppo mia madre, oramai sull'ottantina, inizia ad ammalarsi e io ho dovuto fare la carognata di andare a vivere da solo. Ho 6 fratelli sposati che sempre se ne sono disinteressati e da solo non ce la facevo piu'. E' stata l'unica maniera per farli rendere conto che dovevamo rimboccarci le maniche tutti assieme. Dopo un anno ritorno qui a casa mia, anche se in affitto: lei era andata a vivere con una sorella e poi abbiamo trovato un piccolo appartamento in affitto che il nostro comune di origine affittava proprio alle persone anziane. Mia madre muore a marzo quest'anno. Da due anni la assistevamo io e le mie sorelle. La mia vita sociale era ridotta a zero. Quei pochi amici che avevo purtroppo non li frequetavo piu'. Per due anni non sono piu' uscito. Ma per mia madre non mi è pesato, anzi. Devo tornare indietro pero' ad ottobre dell'anno scorso. Io lavoro come impiegato in un'azienda privata. Amicizie etero, proprio, le ho escluse da quando avevo 23 anni e da allora, tutti gli amici sono stati gay o lesbiche. Da quando ero tornato qui, dopo un anno via da mia madre, vado anche nei bar di paese, ma quelli che conosco, li considero solo conoscenze e non amicizie. Ad ottobre, un operaio che lavora dove lavoro io, in pausa caffe', mi si avvicina ed iniziamo a parlare del piu' e del meno. Lui etero parla di donne. 34 anni e da 4 non ha piu' la ragazza. Mi dice che gli piacciono molto le donne di colore. Io, innocentemente, gli dico che vicino a casa mia c'è una birreria dove vado qualche sera a bere e c'è una ragazza bellissima e tutto finisce li'. Io con questo collega, a parte il ciao incrociandoci, non ho mai avuto nessun altro tipo di rapporto. Non vi nascondo che comunque mi piaceva: il classico "manzotto", muscoloso, non perche' fa sport ma perche' fa un lavoro pesante. Ma non ci do' peso: so che è etero e tutto finisce li. Dopo una settimana, in birreria, sono li a bere con altri che frequentano il posto ed arriva lui. Lui perde la testa per la barista di colore e tutte le sere, per tre mesi, viene nel locale. Lui mi propone di diventare amici, ma io, categorico, gli dico che fra colleghi è meglio che l'amicizia non esista. Avevo iniziato ad innamorarmene in birreria. Lo vedevo fuori dal lavoro, dove lo vedevo solo in pausa caffe'. Nonostante gli avessi detto che non volevo essergli amici, è venuto a casa mia diverse volte, siamo andati a ballare una volta e due volte usciti per la pizza. Ma, gli ripetevo sempre, non siamo amici. Io ero solo e lui pure. Mi dice che ha lasciato diverse compagnie, che le donne lo hanno deluso. I soliti discorsi insomma. Esce pero' spesso con lo zio, ex tossicodipendente, a cui è molto legato. In pratica, è lo zio che l'ha cresciuto, perche' il padre si è separato dalla madre che lui aveva 7 anni e ne ha sofferto tantissimo. Con lo zio viene in birreria a dicembre e io non c'ero, perche' ero ad assistere mia madre. Lo zio non aveva mai visto la barista di colore ma gli dice che è meglio che la lasci perdere perche' ha capito che a lei piaceva un altro ed in effetti poi lei si è messa con un altro. Ad ogni modo, a dicembre il mio collega non viene piu' in birreria e non mi cerca piu' neppure in pausa caffe' e non viene piu' a casa mia. Io non gli dissi mai che sono gay, me ne guardavo bene. Passano quindi tre mesi e a marzo mia madre muore. Lui si riavvicina a me e io chiaramente gli dico che voglio star da solo e non mi va di uscire con lui. Dopo un mese e messo, a fine aprile, dopo la sua insistenza, cedo e da li' nasce un'amicizia "travolgente". Ci vediamo sul lavoro in pausa e tutte le sere e tutto il fine settimana assieme. Dopo un mese mi dichiaro a lui: gli dico che sono gay e che lui essendo etero e da parte mia stava nascendo un sentimento verso di lui, ed è quindi meglio che mi lasci perdere. Lui mi risponde che io fossi gay gia' lo aveva capito ma che ci teneva troppo alla nostra amicizia. Io mi sforzo tantissimo e gli resto amico e tutto va avanti come prima. Non so se ero riusciuto o se sono riuscito a disinammorarmene, ma comunque che mi cercava era sempre lui. Ti voglio bene, non riesco piu' ad immaginare la mia vita senza di te, ma purtroppo sono etero: sono le cose che mi ripeteva quasi ogni giorno. Mi presenta la madre, sorella con la quale uscivamo spesso con il suo compagno, lo zio: tutti mi adoravano. Purtroppo ora è tutto finito, dal 29 luglio, di venerdi'. Dalla settimana precedente lui parlava pochissimo: non che parlassa molto pure prima. E' molto introverso. Ma quando aveva dei problemi o pensieri che lo assillavano, me ne parlava sempre, ringraziandomi di essere suo amico, amico che non aveva mai trovato. Quella sera uscimmo con lo zio: lui non parlava per niente e a me sono girati i cosiddetti e allora ho pianto il muso per tutta la serata. Il giorno dopo, mai successo, non si fa sentire ed io neppure. Ero nero. La domenica mattina, gli mando un sms con scritto: sto molto male. La sua risposta fu: io no! tu te la suoni e te la canti da solo, ma io non sono il tuo moroso! Io incazzato nero allora lo chiamo chiedendogli spiegazioni, ma mi ha risposto a mugugni. Non mi ha voluto spiegare nulla. Il lunedi' al lavoro tento di avvicinarlo ma non parla ed allora lascio perdere. Dopo lui lavora fino al 5 agosto. Dopo una settimana gli mando un ciao e non rispondo all'sms. Dopo una settimana ancora, altro mio ciao con sms e lui risponde: non ho nulla contro di te, ma non mi va piu' di uscire. Veramente, non ce la faccio piu! Parole sue testuali. Io allora inizio a soffrire come un cane. Non riesco a darmi spiegazioni o forse l'unica che sono stato in grado di darmi (ma è solo un'illusione, lo so), è che lui si è spaventato, sapendo di volermi bene, ma che non provando interesse sessuale per me o non accettando il fatto che magari avrebbe potuto anche cominciato a provarlo, ed è fuggito. La settimana scorsa trovo la sorella in piscina e dispiaciutissima mi dice che anche lei non capisce il comportamento del fratello. Io gli espongo la mia teoria sopra e lei concorda, con dispiacere. Lei sa che io sono gay, ma che il fratello sia completamente eterosessuale ne è certissima. Sto ancora soffrendo: soffro, non perche' io mi sia impuntanto ad avere una storia con un eterosessuale (cosa impossibile, come mi ha gia' spiegato project via mail e anche vedendo altri post simili al mio), ma perche' io avrei voluto una spiegazione chiara da lui, cosa che si è rifiutato di fare. Domani io ricomincio a lavorare e lo rivedo. E' passato piu' di un mese e sto ancora male. Ci penso sempre. Non so come comportarmi domani, ma mi sforzero' di salutarlo e basta, non cercando di parlargli, allontanandomi in pausa caffe'.Ho voluto scrivere tutto questo sproloquio per sfogarmi ulteriormente: ripeto, tutti voi, mi siete di aiuto, come per primo project, con le mail che ci siamo scambiati. Solo vedendo il post di solar pons, che dopo mesi di tira e molla, pure finisce per fare sesso col suo amico! Si è riaccesa una speranza in me? Vi chiederete voi. No, non è speranza: al sesso con lui non ci penso, è questo un ulteriore guaio. Era capitato, a meta' giugno, che entrambi ubriachi fradici e lui a torso nudo sul divano a casa mia, io gli succhiai i capezzoli per 10 minuti e si teneva le mani la', coprendosi ben bene i genitali. E non era successo niente altro. Il giorno dopo ci siamo chiariti ed io promisi che non ci avrei mai piu' provato. Io non allungavo neppure le mani in auto o a casa mia davanti alla tv, con lui a 10 cm di distanza. Non l'ho mai fatto. Quella volta, da ubriachi... mah, certo che lui un pugno me lo poteva pure tirare! Ma non lo fece. Mi disse chiaramente il giorno dopo che la cosa gli aveva fatto letteralmente schifo e che a fare sesso con un uomo lui non ci aveva mai pensato e mai ci potra' mai pensare. Che solo le donne gli piacciono, anche se proprio da fare per trovarne una non lo fa. Si è sempre limitato ad ammirare le bariste e basta. E' tutto! E non è poco! Scusatemi per questo lungo post. Non volevo neppure iscrivermi al forum, ma ora sento di averlo fatto per sentirmi meno solo e perche' vedo che mal comune mezzo gaudio e che ci sono persone veramente valide in questo forum. Ci si scambia idee ed opinioni sulla propria vita ed altrui o sulla vita quotidiana e questo è molto bello ed importante. Un forte abbraccio. Giulio

Dado
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da Dado » domenica 4 settembre 2011, 23:42

Che racconto! Mi dispiace moltissimo, sei stato molto sfortunato. Il comportamento del tuo amico secondo me è comprensibile dopo quel aneddoto da ubriachi. In ogni caso la tua storia non è ancora finita e forse tra poco potrebbe iniziare il capitolo più importante. Ti auguro una rappacificazione con il tuo devoto eterosessuale :) .

Tra i miei pensieri prima di provare i siti di incontri c'era anche l'idea come hai fatto tu di andare all'arcigay e chiedere qua e la, certo però con la comodità di internet di adesso la mia pigrizia ha scelto per me. Quindi ti sei proprio trasferito a Verona a 23 anni giusto? Come ti sei trovato nei bar gay? Non ci sono mai stato, sinceramente non mi alletta molto l'idea di esperienze sessuali mordi e fuggi.

giuliux67vr
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da giuliux67vr » lunedì 5 settembre 2011, 0:25

CAro Dado, in effetti, a 44 anni, ne ho passate di brutte esperienze. Rifarei pero' tutto. La cosa piu' importante, cioe' l'AMORE, l'ho conosciuto. Il mio compagno è morto, si', dieci anni fa, ma il suo AMORE dentro di me non morira' mai. Quanti di noi arrivano alla vecchiaia senza neppure sapere cosa è l'AMORE, un fantastico rapporti di coppia? La cosa assurda è che noi aspettavamo sempre ad andare a convivere assieme per via delle mamme anziane. Lui non voleva mollare la sua e io la mia. Solo d'estate affittavamo per 3-4 mesi un appartamento sul lago per passare il fine settimana. Quello che ho vissuto, i bei momenti con lui, nelle piccole cose quotidiane e anche la sua malattia, l'assisterlo in ospedale e anche la sua morte, nessuno puo' togliermelo dalla mente. Mi sento felice quando ci penso, anche se lui non c'è piu'. Era la persona piu' semplice del mondo: trovava gioia a cucinare per me (che arrivo ancora adesso a malapena a farmi una pasta). Non era un intellettuale: faceva di lavoro il macellaio. Purtroppo anche il padre è morto giovane a 52 anni ed il mio compagno a 46. Pero', ripeto l'AMORE che ci siamo dati, niente e nessuno potra' mai cancellarlo. Anche se l'ho cercato ancora, non è venuto finora come con lui. E se non verra' ancora fino a che vivro', va bene lo stesso. L'AMORE l'ho conosciuto una volta in vita mia. E' finito a causa della sua morte: ripeto, mi ha devastato l'anima, per due anni uscivo di casa solo per andare a lavorare. E ce l'ho fatta da solo: solo mia madre mi ha aiutato, senza tanti discorsi. La vedevo pregare di continuo per l'anima del mio compagno. Quando è morta a marzo, nella bara ho messo la mia foto assieme al mio compagno, che lei teneva sul comodino. Va bene, sto soffrendo ancora per l'interruzione del rapporto col mio collega-ex amico. Ripeto, non so neppure se ne fossi innamorato, se lo consideravo solo un amico o cos'altro. Mi sentivo talmente solo dopo la morte di mia madre che ho accettato di essere amico di un collega etero e poi è successo quel che è successo. Da due anni avevo allentato molto le amicizie con tante persone, amici gay o anche semplici conoscenze da bar. E lui si è offerto di starmi vicino, pur sapendo che io sono gay e quel che provavo all'inizio per lui. Ah! Io abito ora in un paese in provincia di Verona. All'Arci gay a Bologna ci andai vent'anni fa, per avere aiuto ed erano stati molto cordiali. C'era pure l'arci gay a Verona, ma forse capii male io al telefono e volli io andare a Bologna. Certo poi andai anche all'Arci gay a Verona e poi presi la mia strada. Ora quel bar che frequentavo c'è ancora, ma ha cambiato gestione e non è piu' gay. Non so la tua storia, pero', avendo io 44 anni, ti posso consigliare che piuttosto di andare in una sauna, in un cruising o in una dark room, secondo la mia opinione, è meglio cercare almeno un minimo di rapporto umano, conoscendo una persona. Si fanno due chiacchere e si beve qualcosa assieme. E ci si conosce. Come capirai, non sono un novellino. Diciamo che ho 20 anni di esperienza e non mi sono fatto mancare nulla. Come tanti (non dico tutti, per fortuna) ho avuto anche io il periodo del sesso compulsivo. Dai 23 ai 26 anni e sono stato fortunato, molto fortunato, nel senso che non mi sono infettato con l'Hiv, come tanti che conoscevo all'epoca. Qualcuno non c'è piu' ed ho sofferto anche per questo. Dico sempre che un grosso angelo custode ha vegliato su di me o forse sono, diciamo, le mie preferenze nel sesso che mi hanno permesso di passare indenne ai primi anni novanta. Dopo due anni di depressione dopo la morte del mio compagno e dopo una storia di un anno e mezzo con un'altro uomo interrotta per via della distanza, anche io ho provato le chat od i siti di incontri gay, ma mi hanno deluso molto. Ok, se uno ha voglia di solo sesso e basta, si puo' fare, prendendo ovviamente le dovute precauzioni, ma sesso cosi' mordi e fuggi ti da' solo un orgasmo (o forse neppure quello): insomma ci si sfoga e basta. Masturbandosi, si raggiunge lo stesso scopo. Io, a 44 anni, sinceramente non mi ci metto piu' a cercare sesso in chat o siti di incontri. Li uso ancora, certo, ma non cerco incontri. Chatto ben volentieri con gente che magari abita non in Italia e che mai avro' l'occasione di incontrare. Mi da' molto di piu' l'aver scoperto questo sito. Ripeto che ho scambiato qualche mail con project prima di scrivere qui. Lo ringrazio per quel che mi ha fatto capire. Sto parlando di questa amicizia, o passata amicizia, col mio collega. Il punto è che domani me lo rivedo al lavoro, dopo un mese che non lo vedo e non lo sento. Ho passato tre settimane a casa, da solo, non sono andato in giro. E ci penso ancora, sto soffrendo ancora, ma passera'. Mi auguro solo che lui si limiti al solo ciao e non torni all'attacco, cercando ancora di parlarmi. Ma se da un mese non vuole piu' vedermi, non vedo perche' mi debba cercare ancora. Gli ho dato tre mesi di amicizia, di presenza, l'ho ascoltato sempre (e ti assicuro che non siamo solo noi gay ad avere depressioni, dubbi o problemi: gli etero forse ne hanno piu' di noi): ora pero' ho iniziato a riallacciare i rapporti con tanta gente che non sentivo da tempo. Dovevo tirarmi fuori o cercare di farlo. Non posso permettermi di pensare che la mia felicita' dipenda solo da una relazione, che nel mio caso, era impossibile. Lui etero e io gay. E pensa che pure l'avevo respinto, due volte. Ma poi ho ceduto. Questa esperienza mi servira' molto. Magari mi capitera' ancora una persona problematica come lui. Eppure rifarei tutto, anche pur sapendo che alla fine soffrirei. Gia' project mi aveva messo sul chi va la': nel rapporto ci vuole reciprocita'. Ok, lui puo' aver preso paura, ma non puoi forzare una persona ad essere come te. So che stanotte non dormiro'. Non vorrei che venisse domani per NON rivederlo. Purtroppo, lui lavora dove lavoro io e rivederlo aprira' un po' di piu' la ferita, ma dopo si rimargina. Ho superato la morte del mio compagno, di un AMORE durato otto anni. Questa esperienza di vita, in confronto, è una barzelletta. Scriverne qui mi da' un grande conforto. L'unica cosa che mi fa paura e che non vorrei succedesse è quella che non vorrei diventare eterofobo. Non vorrei precludermi amicizie con etero perche' magari poi me ne innamoro. Scrivevo su che frequento i bar al mio paese: certo ci sono dei ragazzi o anche uomini sposati molto belli o che comunque mi piacciono. Ma mi limito a bere assieme a loro al bar e poi ognuno per la propria strada. E' vero, con qualcuno potrebbe nascere anche una bella amicizia, ma ho messo sempre i paletti. Non lo so se loro sanno che io sono gay e neppure mi pongo il problema. E da stupido, ci sono caduto disgraziatamente con un collega di lavoro! Preferisco avere amici gay, che magari non vedo tanto spesso, ma che comunque sono sempre punti di riferimento e con cui si puo' parlare liberamente. Bacio!

Dado
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da Dado » lunedì 5 settembre 2011, 1:26

Sei riuscito a farmi commuovere.
Riguardo l'eterofobia... con loro mi sono sempre sentito a disagio e non conosco molti omosessuali, secondo me sei molto più tranquillo di me e di molti altri se sei riuscito a fare quello che hai fatto fin'ora. Almeno per me nell'amore è importantissimo sapere cosa prova l'altro. Se so per certo che la sessualità di qualcuno è non compatibile con la mia riesco a spegnere l'affettività nei limiti dell'amicizia. Questo non mi blocca l'attrazione sessuale, ma fino ad adesso non ho mai sentito la necessità di saltare addosso a qualcuno a tutti i costi.
Curioso il fatto che ho sempre pensato che la paura dell'eterosessualità fosse compresa nell'omofobia. In un certo senso la paura dell'eterosessualità vista da un omosessuale è la fobia dell'essere diverso da un etero.

edit: Per fortuna non bevo e non avrò mai l'occasione di essere ubriaco con un etero a dorso nudo sul divano. :lol:
La voglia di contattare l'arcigay è aumentata in me, chissà se sono attivi a L'Aquila dopo il sisma...

Alyosha
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da Alyosha » lunedì 5 settembre 2011, 11:27

giuliux67vr la tua esperienza è molto particolare. Come scrivi tu il mondo lo conosci parecchio e ipotizzo che più che di consigli materiali, avessi solo voglia di condividere la tua storia. Speranze o non speranze, gay o etero, probabilmente ci sono relazioni che hanno senso e ragione di esistere e relazioni che non ne hanno alcuno. Magari tenerti un amico buono, piuttosto che un compagno di letto può farti bene. Le amicizie sono molto più stabili delle storie d'amore e visto e considerato che non mi sembri avere troppe alternative, potresti fare di vizio virtù, sopratutto nella condizione di estremo isolamente nel quale mi sembri radicato. Previsioni su queste cose ovviamente non se ne possono fare, ma dal piccolo frangente che racconti, mi pare difficile sia realmente interessato ad una storia con te, ma queste probabilmente sono cose che già sai.
Per il resto ti rinnovo il mio benvenuto e ti auguro una buona permanenza nel forum.

giuliux67vr
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da giuliux67vr » lunedì 5 settembre 2011, 13:30

Grazie, boy-com: è vero, avevo voglia di condividere la mia storia e la mia ultima esperienza, del tutto negativa per come è finita con il mio collega. Oggi sono tornato al lavoro: l'ho salutato freddamente e lui altrettanto. In pausa caffe' non l'ho degnato di uno sguardo e vedevo chiaramente che i suoi occhi cercavano i miei, ma ho tenuto duro e voglio continuare su questa linea. Devo essere forte e non riavvicinarmi a lui, in nessuna maniera e respingerlo categoricamente se dovesse tornare ancora all'attacco. Lo devo fare per me stesso. Non ti nascondo che avrei voluto un ultimo chiarimento, ma io non posso risolvere i suoi problemi irrisolti o cercare un rapporto che puo' sfociare solo in incomprensioni da ambo le parti, di amicizia o relazione. Un abbraccio. Giulio.

giuliux67vr
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da giuliux67vr » lunedì 5 settembre 2011, 18:46

Ciao a tutti, scusatemi, sono tornato dal lavoro e finalmente riesco a piangere. Ho voluto farmi del male, ma mi fa stare bene, ascoltando la canzone che piaceva tanto al mio ex amico-collega: ho ancora la forza, Ligabue. Non riesco a scrivere altro, ma incollo sotto il testo della canzone. Scusatemi, avevo bisogno veramente di sfogarmi con qualcuno ed alleggerire il peso dei ricordi... Un abbraccio, Giulio.
P.s: provate ad ascoltarla su youtube. Sto male in questo momento, ma piangere è la mia valvola di sfogo. Per piu' di un mese non sono riuscito a piangere. Ora sono al 4° di fazzoletti! Ringrazio di saper piangere, ancora!
Ho ancora la forza che serve a camminare,
picchiare ancora contro e non lasciarmi stare
ho ancora quella forza che ti serve
quando dici: “Si comincia !”

Ho ancora la forza di guardarmi attorno
mischiando le parole con due o tre vizi al giorno,
di farmi trovar lì da chi mi vuole
sempre nella mia camicia.

Abito sempre qui da me,
fra chi c'è sempre stato e chi nn sai se c'è
al mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo.

Ho ancora la forza di starvi a raccontare
le storie che ho già visto e quelle da vedere,
e tutti quegli sbagli che per un
motivo o l’altro so rifare.

Ho ancora la forza di chiedere anche scusa
e fare la partita giocando fuori casa
e di dirvi che comunque la mia parte
ve la voglio garantire.

Abito sempre qui da me,
fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c’è
nel mondo sono andato,
dal mondo son tornato sempre vivo, sempre vivo.

Ho ancora la forza e guarda che ne serve
per rendere leggero il peso dei ricordi
e far la conta degli amici andati e dire:
” Ci vediam più tardi, più tardi...più tardi”

Abito sempre qui da me,
fra chi c'è sempre stato e chi non sai se c’è
col mondo sono andato
e col mondo son tornato sempre vivo… sempre vivo.

Abito sempre… dal mondo son tornato sempre vivo

Hellas
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da Hellas » mercoledì 7 settembre 2011, 23:39

Giulio, la tua storia e' veramente bella e nello stesso tempo terribile.
Pero' dici una cosa : hai amato.L'AMORE , il sentimento , e' quello che ci fa emozionare , battere il cuore.Tu l'hai perso perche' non si sa, perche' si, la vita finisce ma una giovane vita che finisce e' sempre una risposta inevasa.
Ma averlo avuto e' stata una grossa fortuna.
Non mi dilungo sulla mia , pure io sono rimasto solo perche' sono stato lasciato dopo anni ...ma se e' vero che anche un amore puo' finire vorrei aver avuto una risposta...un perche'...niente..o perlomeno poche spiegazioni e sempre diverse.
Peccato che ci credevo moltissimo in questo AMORE.
Tornando alla tua esperienza..beh..deve essere stato durissimo riprendersi da una batosta simile...il dolore e' una ferita che quando si riapre fa male eccome...ti auguro davvero che tu riacquisti serenita'...un abbraccio e buona notte !!

giuliux67vr
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Iscritto il: domenica 4 settembre 2011, 20:12

Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da giuliux67vr » giovedì 8 settembre 2011, 0:14

Grazie, Hellas. Piu' che di dolore, io parlo sempre della "scatola del dolore". La morte del mio compagno è stato il dolore piu' grande della mia vita finora. Mio padre mori' che avevo dieci anni, ma piu' che di dolore, io la chiamo sofferenza che ho provato negli anni a seguire essendomi mancato una figura di riferimento solida, una figura maschile. Ho pure tre fratelli e pure tre sorelle... Insomma, famiglia classica numerosa ma alla fine mi sono trovato io e mia madre. Come dicevo a 23 anni ho accettato la mia omosessualità, ho smesso di fingere a me stesso, l'ho accettato e sinceramente non ho avuto nessuna difficoltà nel farlo. L'autoaccettazione per me è stata una vera liberazione e ho provato tanta gioa. Forse saro' una mosca bianca, ma non ho sofferto per questo. L'unica cosa che mi ha fatto soffrire fino a 23 anni era il pensiero insistente che io ero l'unico al mondo! Non la consideravo una cosa sbagliata, non mi sentivo in colpa, non avevo paure religiose, anche se la mia educazione è stata profondamente legata alla parrocchia. Avevo letto molti libri al riguardo, e li tenevo ben nascosti. Eppure.... Quando lo dissi a mia madre, ti posso dire cosa mi ha risposto in dialetto: va ben, ti si' mezo par sorte, no' te podare' mai farte na famea come i altri e se te lo fare', te sare' un falso co' la dona che te sposi. Alora, le' meo che se te pol, te cato nomo come ti' e te te fe' la to vita! Ma mi' te voi ben, to' fato mi', te ghe un laoro, te' studia' par averghelo e ti si' onesto. Chialtri i ga' da pensar solo a casa sua e ti te ve' par la to' strada! Mia madre, seppur nella sua semplicita', era una gran donna anche se non esprimeva molto il suo affetto. Avendo avuto prima di me sei figli, sai che vita ha passato! Non posso dire di essere sereno, ora, in questo periodo. Ho passato quello che ho passato, sto incassando, ma devo andare avanti. Non posso fare altro. Sono una persona ironica, per fortuna, soprattutto su me stesso e su quello che mi succede. Mi sono sempre sforzato di pensare che qualsiasi cosa mi succeda, puo' anche andare peggio. A 44 anni se si ha un lavoro, si riesce a pagare l'affitto e a vivere decentemente, va bene cosi'. Ok, mi manca un compagno, un vero amico che pensavo di aver trovato nel mio collega e invece.... Ma di certo era un rapporto sbagliato e nonostante mi fossi sforzato a non voler viverla questa esperienza, sono scivolato. Era appena morta mia madre a marzo e... mi sono reso conto che, morta la madre, noi gay, se non abbiamo un compagno stabile, non abbiamo piu' nessun LEGAME FORTE e sembra che si viva per niente. La solitudine non mi pesa piu' di tanto. Ma io voglio essere qui e vivere, andare avanti. Forse sembra che non io non abbia piu' uno scopo per vivere. L'unico scopo per me per vivere,so di poter dare ancora dare e ricevere amore e se proprio non posso darlo ad un compagno ora perche' non ce l'ho, lo posso sempre dare ai colleghi di lavoro, agli amici, ai conoscenti, agli sconosciuti, cercando di essere sempre gentile, ascoltando gli altri con empatia.La vita va rispettata e vissuta, nonostante i nostri periodi di depressione, di sconforto, di ansia, di malinconia. In passato ho fatto del volontariato a contatto con persone anziane e disabili: è un'esperienza che mi ha arricchito molto e sto pensando di ricominciare. Li', in certi ambienti, si puo' dare e ricevere tantissimo amore, maturando ed arricchendo molto la propria persona. E si capisce che anche se noi siamo omosessuali, siamo pur sempre delle persone piu' fortunate di loro. Cito sempre mia madre: pensa sempre a chi sta peggio di te e ha meno di te! Un abbraccio.

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Alecto
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Re: STORIA DI UN 44 ENNE

Messaggio da Alecto » giovedì 8 settembre 2011, 12:05

Confesso che si, mi sono emozionato e ho pianto leggendo la tua storia. E' una storia bellissima e tragica allo stesso tempo. Ti voglio ringraziare di cuore per questa tua testimonianza: mi hai fatto capire certe cose, riflettere e dato speranza. Sei un testimone dell'amore, di quello più vero e puro... Grazie di cuore. A 26 anni mi capita spesso di pensare che forse idealizzo un po' troppo l'amore, come un bambino fantastica sulle novelle raccontate la sera prima di addormentarsi... Mi hai fatto riflettere sull'amore e su come questo sentimento, ormai da tanti dimenticato, continui ad esistere e ad incendiare i cuori...
Un abbraccio
La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. (A. Merini, Terra d'amore)

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