Donna nel corpo di un uomo

La realtà dei gay, storie ed esperienze di vita gay vissuta
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IsabellaCucciola
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Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da IsabellaCucciola » lunedì 22 ottobre 2012, 12:29

Ho trovato in rete questo racconto di un ragazzo che ha deciso di fare un'operazione per poter diventare ciò che sentiva di essere, cioé una donna.
Spero che possa essere utile.

http://biancoenero.blogdo.net/intervist ... are-sesso/

Isabella
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Powys
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da Powys » martedì 23 ottobre 2012, 19:46

Che storia Isabella, mi ha commosso. Non posso che ammirare il coraggio e la determinzione di questa ragazza, sopratutto da siciliano, comprendo perfettamente quanto l'ambiente che ti circonda può renderti la vita impossibile. Trovare dei veri amici a volte può essere la "salvezza".

Alyosha
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da Alyosha » martedì 23 ottobre 2012, 20:21

Isabella parlo con una certa disinvoltura perché so che posso permetterlo. Mi chiedo spesso ultimamente e chiedo di conseguenza anche a te, se sia giusto considerare ancora la transesssualità un disordine di genere e in definitiva una patologia. Mi chiedo se in una società che sa solo distinguere e tenere le cose separate tra loro per una precisa paura della commistione non si tenga a forza separato il femminile, dal maschile e se non sia in qualche modo una "violenza" recepire la transessualità come come un cammino che abbia come suo essito un intervento chirurgico che reputo in sé una pratica violenta. C'è tanta gente che ha paura di farsi operare, si tratti anche solo di un appendicite, perché non è leggittima la paura di un trasnsgender a subire un intervento che cambierà considerevolmente l'immagine di sé? Mi chiedo se la nostra società fosse più disposta ad accettare un individuo per quello che è, né uomo né donna quante persone ricorrerebbero all'operazione, ma sopratutto, cosa ben più importante, quante si sentirebbero di aver fallito nella misura in cui non se la sentono. In tutta sincerità penso che una persona dovrebbe poter scegliere in tutta serenità dove fermarsi e che iperproteggere i transessuali a patto di considerarli malati proprio non mi piace come idea. Non so spiegartelo meglio ed è ovvio che procedo molto per analogia, però più di una volta in questi anni mi sono sentito quasi costretto a definirmi gay, costretto nel senso di assumere su di me questa definizione, il peso che questa comporta e non so se questo stesso processo sia il risusltato di un processo di gettizzazione. Proprio ieri m'è capitato di vedere un film in cui semplicemente il protagonista era gay. Solo questo, il film poi parlava di tutt'altro e il fatto che il protagonista fosse gay è un dettaglio di cui presto ti scordi. Niente sviluppi d'amore incentrati sul problema dell'accettazione, niente estremizzazioni, niente discorsi ssul c.o. e altro ancora. Mi chiedo se non sia questo cui tutti dovremmo puntare, sulla possibilità semplicemente di poter stare in mezzo agli altri, potendoci confondere (nel senso di mescolare) insieme agli altri. Le domande poste però ssono vere domande nel senso che te lo chiedo per saperne di più, quanto pensi che posssa influire sulle tue scelte la pressione a dover per forza essere qualcosa...

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IsabellaCucciola
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da IsabellaCucciola » martedì 23 ottobre 2012, 21:39

Prima di rispondere ad Alessio, vorrei ringraziare Powys, ero indecisa se mettere o meno questo storia, dato che siamo in un forum gay, ma alla fine ho pensato che potesse essere utile a chiunque volesse sapere il percorso per poter cambiare sesso.

Ed ora ad Alessio :P .
Alyosha ha scritto:Isabella parlo con una certa disinvoltura perché so che posso permetterlo. Mi chiedo spesso ultimamente e chiedo di conseguenza anche a te, se sia giusto considerare ancora la transesssualità un disordine di genere e in definitiva una patologia.
Io non considero la transessualità una patologia, però mi rendo conto che è difficile (sia per me, ma sia per gli altri), riuscire a capire come si possa vivere in un corpo che non rispecchia quello che una persona sente di essere veramente. Ci sono ancora oggi dei momenti in cui sento il bisogno di "essere normale" e non un qualcosa che non è né carne, né pesce...
Ci sono stati dei momenti in cui mi chiedevo se ero normale, proprio perché questa situazione non è così semplice da capire...
Alyosha ha scritto:Mi chiedo se in una società che sa solo distinguere e tenere le cose separate tra loro per una precisa paura della commistione non si tenga a forza separato il femminile, dal maschile e se non sia in qualche modo una "violenza" recepire la transessualità come come un cammino che abbia come suo essito un intervento chirurgico che reputo in sé una pratica violenta. C'è tanta gente che ha paura di farsi operare, si tratti anche solo di un appendicite, perché non è leggittima la paura di un trasnsgender a subire un intervento che cambierà considerevolmente l'immagine di sé?
Per quanto possa sembrare semplice l'idea che una persona decida di operarsi, il discorso è molto più complesso... Ci sono molti fattori che concorrono a far sì che una persona si sottoponga a un'operazione che ha anche degli svantaggi, e che comporta una vera e propria trasformazione del proprio corpo, te ne elenco alcuni, ma penso che ce ne siano altri...
Il primo se vogliamo è più di tipo estetico, cioè il guardarsi allo specchio e poter vedere finalmente quello che sei veramente... Può sembrare una cosa molto superficiale, però vedere ogni giorno un "estraneo" non è così semplice...
Il secondo motivo è più fisico... Se nasci donna dentro un corpo di un uomo ti trovi ad avere un organo genitale che non ti appartiene nel vero senso della parola, il fatto di avere il pene lo senti come un corpo estraneo, un qualcosa che non fa parte di te...
Un altro fattore riguarda la socializzazione con gli altri, è un po' come vivere conituamente una "doppia vita", davanti agli altri sei una persona e quando sei sola, o con poche persone che ti possono capire, puoi essere quello che sei veramente... A volte è anche difficile il relazionarsi con un ragazzo (etero) che ti può piacere. Quando ti relazioni con un ragazo che ti piace, non pensi che lui possa vedere un uomo, ma pensi che riesca a vedere quello che sei veramente, cioé una donna, e (lo so che penserai che una sciocchezza), ma il sentirsi ripetere: "ma tu sei uomo e non una donna...", alla lunga ferisce, perché è come se ogni volta ti facessero notare un qualcosa che non dipende da te..
Spero di essere riuscita a spiegarmi bene :roll: ...
Alyosha ha scritto:Mi chiedo se la nostra società fosse più disposta ad accettare un individuo per quello che è, né uomo né donna quante persone ricorrerebbero all'operazione, ma sopratutto, cosa ben più importante, quante si sentirebbero di aver fallito nella misura in cui non se la sentono. In tutta sincerità penso che una persona dovrebbe poter scegliere in tutta serenità dove fermarsi e che iperproteggere i transessuali a patto di considerarli malati proprio non mi piace come idea.
Quello che scrivi ha un senso, e io mi sento una fallita per non essere riuscita a fare un'operazione che potesse mostrare finalmente Isabella... Purtroppo questo sentirsi una falita deriva anche da chi ti sta intorno e sapendo di te ti dice: "Ma se ti senti donna perché non ti fai operare?", come se l'operazione fosse un banale taglio di capelli, senza rendersi conto della quantità di problemi a cui una persona andrà in contro.
Sarebbe bello se esistesse una società come la proponi tu, ma penso che per alcuni, anche senza l'etichetta di "uomo" o "donna", una persona senta proprio il bisogno di volersi conformare a quanto sente dentro...
Alyosha ha scritto:quanto pensi che posssa influire sulle tue scelte la pressione a dover per forza essere qualcosa...
La pressione è piuttosto forte, ora come ora mi chiedo se abbia senso essere arrivata a 30 anni senza aver almeno provato a informarmi in maniera più approfondita sul cambo di sesso, quando avrei potuto pensarci anni fa... Mi chiedo se abbia un qualche senso parlare ancora di me al femminile se non mi sono fatta operare... Mi chedo se abbia senso tutto questo o stia recitando una parte, che diventerà realtà solo dopo un'operazione...

Alessio non so se sono riuscita a spiegarmi nel migliore dei modi, spero di non aver risposto alle tue domande in maniera superficiale :oops: ...

Un abbraccio, Isabella
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da Alyosha » martedì 23 ottobre 2012, 21:58

Mi interessava avare l'esperienza di una ragaza direttamente interessata la considero preziosa per capirne di più. Non considero affatto l'operazione una cosa semplice e in qualche modo le tue riflessioni mi danno conferma. Grazie ancora

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IsabellaCucciola
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da IsabellaCucciola » martedì 23 ottobre 2012, 22:07

Grazie Alessio, sei sempre molto dolce :P .
Mi ha fatto piacere rispondere alle tue domande :) ...
Diciamo che avevo un po' di paura di non riuscire a rispondere nel modo migliore alle domande :oops: ....
Alyosha ha scritto:Non considero affatto l'operazione una cosa semplice
Qui ti devo chiedere scusa :oops: ... Quello che volevo dirti è che quando si arriva a voler fare un'operazione, si è arrivati a un punto in cui si sente che la vita è diventata ingestibile in quanto uomo e si preferisce diventare donna, in modo da poter finalmente trovare un equilibrio...

Grazie ancora, e un bacio grande grande :oops: ...

Isabella
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da Alyosha » mercoledì 24 ottobre 2012, 1:09

Diciamo che un intervento chirurgico è sempre un intervento e che sei leggittimata ad averne paura come qualsiasi altra persona su questa terra. Era esattamente questo che mi chiedevo, perché considerare la condizione del transessuale patologica in sé e perché prevedere per forza come soluzione l'intervento chirurgico, mi pare una violenza eccessiva (ovviamente solo nel caso in cui ci si senta "forzati" a farlo). Forse se la vita per voi fosse più gestibile il numero delle persone che sentirebbe il bisogno di un intervento calerebbe sensibilmente. Ma sopratutto mi chiedo e una persona che decide di non operarsi, perché insomma superata una certa età non se la sente più, che deve fare? Vivere tutta la vita con questo senso di frustrazione addosso per non aver saputo fare il salto della quaglia? Ma che senso ha? Mi pare veramente un aggiungere al danno la beffa. Mi rendo conto che la condizione di un transessuale è ingestibile sul serio, ma lo è perché ha un disagio con il proprio corpo o con la società che lo fa vivere male dentro quel corpo? Ed esiste una sola risposta in tutti i casi? Boh... comunque di rogne da gestire ce ne saranno, altro che no.

barbara
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da barbara » mercoledì 24 ottobre 2012, 7:34

Grazie,Isabella per aver iniziato questa discussione. C'è ancora tanto da conoscere sulla questione della transessualità . La situazione di un transgender è secondo me ancora più complicata di quella di un omosessuale. E non dimentichiamo che ci sono transgender dopo la transizione amano persone del sesso che hanno acquisito, quindi sono anche omosessuali. Altri invece dopo l'operazione sarebbero considerati eterosessuali, perche amerebbero persone dell'altro sesso. Ma questo secondo tipo, nel caso la persona non decida per l'operazione,come nel caso di Isabella ora, sono considerati omosessuali .
Mi si incasina il cervello solo a pensarci...immaginiamoci a viverlo.
Certo, l'operazione è una scelta definitiva, che può avere anche delle conseguenze non positive per la persona, ed è giusto aiutarla ad essere consapevole dei rischi e ad arrivarci attrezzata . La fretta non credo aiuti in questo.
Credo comunque che l'operazione debba essere ritenuta un'opportunità che la persona sceglie o meno in base alla sua situazione. Invece da alcuni è considerata una auto-mutilazione e da altri un obbligo . E' così difficile al giorno d'oggi accettare la libertà e l'autodeterminazione dell'altro...

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IsabellaCucciola
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da IsabellaCucciola » mercoledì 24 ottobre 2012, 12:16

Alyosha ha scritto:Ma sopratutto mi chiedo e una persona che decide di non operarsi, perché insomma superata una certa età non se la sente più, che deve fare? Vivere tutta la vita con questo senso di frustrazione addosso per non aver saputo fare il salto della quaglia? Ma che senso ha? Mi pare veramente un aggiungere al danno la beffa.
La risposta a questa domanda non è semplice poiché penso che possa variare da persona a persona.
Di solito cerchi di non pensarci, e quindi più o meno riesci a vivere senza problemi, a volte è come avere un rumore di sottofondo, a cui non fai più di tanto caso… I problemi incominciano a sorgere se senti il bisogno di voler instaurare una relazione con una persona, dato che questa con tutte le buone intenzioni che può avere non riesce ad andare oltre quello che vede, e quindi incominci a pensare che se avessi fatto l’operazione adesso saresti veramente una donna…
Altre volte non rimpiangi il fatto di non esserti operato, ma ti senti “spaesata”, cioè ti fermi a riflettere, e ti chiedi se abbia un senso continuare a sentirti una donna…
Io mi chiedo in questo periodo se abbia un senso il fatto di farmi chiamare “Isabella”… Non sono operata, qual è la logica di voler continuare a parlare di me al femminile???? Qual è la logica di voler mettere qualcosa di femminile quando mi vesto????

Nota però che anche l’operazione è molto limitata per un motivo, che non sarai mai una donna vera (e qui chiedo scusa a chiunque abbia deciso di operarsi, ma alla fine è una mia riflessione, molto brutta da scrivere…)… è questo che fa veramente male in una transgender..
In questo periodo sento un forte istinto materno, e mi si spezza il cuore pensare che anche se dovessi fare un’operazione, non potrei mai sentire un bambino crescere dentro di me…
Anche se ti operi, quanti ragazzi eterosessuali potrebbe decidere di mettersi con te? A parte quelli che ci voglio venire solo per poter avere un rapporto sessuale, e quindi vieni vista solo come un oggetto o un giocattolo che dopo che hai usato puoi tranquillamente buttare via... come se l'essere trans ti rendesse automaticamente un oggeto e basta, invece di rendersi conto che dietro l'aspetto una persona ha anche un'anima…
Alla fine l’operazione è un modo di “plasmare” il proprio corpo per avvicinarsi il più possibile a quello che si sente dentro senza però mai poterlo raggiungere veramente…
Alyosha ha scritto:Mi rendo conto che la condizione di un transessuale è ingestibile sul serio, ma lo è perché ha un disagio con il proprio corpo o con la società che lo fa vivere male dentro quel corpo?
Il disagio con il proprio corpo lo sia ha per il fatto che tendi ad avere un corpo che non la rispecchia la sessualità che senti dentro e in qualche modo l’operazione viene vista come un modo per stare meglio con sé stessi… Avere un organo genitale che non ti appartiene, avere dei caratteri sessuali secondari (barba, baffi, il pomo d’adamo…) li senti come estranei, senti che sono cose che non ti appartengono…
La società stessa ti rende ancora più difficile il vivere questa situazione perché etichettando le persone solo in “uomini” e “donne”, tu devi rientrare in uno dei due casi… per molti è già difficile comprendere l’omosessualità, figurati il transessualismo…
barbara ha scritto: Ma questo secondo tipo, nel caso la persona non decida per l'operazione,come nel caso di Isabella ora, sono considerati omosessuali .
Questo è quello che succede, anche se non sempre…. Puoi cercare di far capire alla persona in questione che tu non sei omosessuale, con tutto il rispetto per chi lo è, ma loro ti rispondono sempre che lo sei… è un po’ come dire a una persona che sei gay, e questa ti continua a dire che invece sei eterosessuale…

Non so se sono stata chiara… Chiedo anche scusa se ho scritto qualcosa di offensivo... Quello che ho scritto è dato dal malessere che sento in questo periodo per questa situazione, cosa data anche quando una persona si aspetta per forza che sei dici di essere trans gender (e gli stai a spiegare che non ti sei ancora operata né hai fatto altro), tu debba per forza aver incominciato a fare il percorso per cambiare sesso…

Ringrazio chiunque abbia voluto scrivere qualcosa su questo Topic... è bello leggere di persone che vogliono saperne un qualcosa in più riguardo a un mondo che è sempre legato agli stereotipi...

Grazie ancora :)

Isabella
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Re: Donna nel corpo di un uomo

Messaggio da Alyosha » mercoledì 24 ottobre 2012, 12:23

Bah cara Isabella, vedi quello che penso in tutta onesta... Nessuno di noi decide le condizioni per cui nascere e siamo tutti un pò caricati di pesi ancora prima di vedere la luce, perché eravamo già nei pensieri dei nostri genitori e già caricati di mille cose. Quello della sessualità non parliamone. Neanche nasci e già ti appiccicano un fiochetto azzuro o rosa e quel colore dice già tutto quello che devi essere, macchinine o bambole (poco importa se modello cicciobello per sensibilizzare la futura mamma o barbie per far emergere l'ochetta preanoressica), calcio o pallavolo, durezza o sensibilità e mille altre rotture di scatole del genere. La verità è che è tutto un caso, avremmo potuto nascere come no, qualche frazione di secondo sullo spermatozo vincente e saresti stata completamente altro, avremmo potuto nascere in Africa o in mezzo a famiglie neoaristocratica, storpi e bellissimi e insomma tante altre cose che non ci appartengono. Quello che sto cercando di dirti è che tu senti un corpo che non ti appartiene, ma ognuno di noi in modo diverso dal tuo riceve in dote da chi ci ha preceduto cose che non gli appartengono e ognuno di noi non le potrà cambiare fino infondo. Sapessi quanti cambiamenti sto cercando di apportare nella mia vita, ma per quanto possa cercare di trovare la condizione che meglio mi fa stare, non cambierà il fatto che ho ricevuto cose che hanno influito e sempre lo faranno sul mio modo di essere e ragionare. Non posso cambiare il mio passato, i genitori che ho, né la società in cui vivo per esempio o meglio forse metaforicamente proprio come te potrò cambiare qualcosina e fare qualche correzione "estetica", consapevole che i genitori che ho avuto forse non sono stati quelli che avrei voluto, che la società non è per come la vorrei e che probabilmente io stesso non sarò fino in fondo quello che avrei voluto essere. Ognuno di noi si fa carico di cose che non ci appartengono fino infondo e mi piacerebbe guardassi le cose in quest'ottica. Perché comunque ha un senso cercare, date quelle condizioni che ci hanno predeterminato, le cose che possono farci stare meglio. E' chiaro che le nostre situazioni non sono minimamente paragonabili, però queste cose ci sono e non puoi modificarle, perché non le hai scelte. Il fatto che sei nato maschio mentre dentro ti senti femmina non lo puoi modificare, però cercare le condizioni che possono far stare meglio quello proprio si. Quello che puoi fare Se ti fa sentire meglio vestirti da donna, se ti piace essere chiamata con un nome che ti sei scelta, e se ti andrà un giorno di accordare per quel che ti riesce il tuo corpo con i tuoi pensieri, sono tutte che che devi fare. Mi spiace solo che in questo percorso, magari anche nella più assoluta buona fede di chi lo propone, si veda come esito finale per forza il cambio di sesso. So che le mie sono solo parole e che la situazione che vivi resta una situazione del cazzo, a volte mi vergogno proprio di vivere in una società done un transessuale ha problemi a trovare lavoro, ad uscire per fare acquisti, Vergogna per le resistenze che per forza di cose anch'io posso avere, perché nono nasciamo in mezzo alle nuvole, ma in un contesto che inevitabilmente ci influenza anche quando pare di no.

P.S.: Sei stata chiarissima sul serio. Ed è una bella opportunità che ci stai dando per capirne di più ed evitare di parlare a vaanvera quando si tocca l'argomento.

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