Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così difficile?

La realtà dei gay, storie ed esperienze di vita gay vissuta
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watchermat
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Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così difficile?

Messaggio da watchermat » martedì 25 giugno 2013, 16:56

Ciao a tutti. A qualche mese dal mio arrivo su progetto gay, sento di nuovo il bisogno di scrivervi. Ovviamente si tratta di un ragazzo. Più precisamente di come è finita tra noi due.
Ci siamo conosciuti ad una festa e ci siamo piaciuti subito. Abbiamo sentito subito una bellissima sintonia e ci siamo frequentati per circa tre mesi. Abbiamo fatto delle belle cose insieme, e ci siamo veramente goduti il tempo passato insieme. All’inizio della nostra relazione però N. mi ha anche detto che vedeva in me una persona dal grandissimo potenziale ma che per una ragione o per un'altra non è in grado di accettarsi. E per questo mi vedeva bloccato. Mi ha provato ad incoraggiare tanto, mi ha detto cose bellissime che nessuno mi aveva mai detto. Dopo tre mesi alla fine però abbiamo rotto. Ha detto di avere bisogno di una persona che gli dia sicurezza e io ho sempre creduto di essere in grado di darlo. Vedevo il suo bisogno e per me era soltanto qualcosa di naturale dargli quello che gli serviva. Lui però ha detto che si è accorto che il bisogno che io ho di lui è molto più grande del suo per me, e questo non è quello che cerca in un compagno.
Dice che vede in me ancora le stesse cose, come all’inizio. A ragione, credo, dice che prima di tutto devo imparare ad accettare me stesso per quello che sono, di smetterla di cercare di essere perfetto in tutto quello che faccio, visto che è impossibile. E smetterla anche di avere paura di deludere gli altri.
Se da una parte mi viene da dire che in una relazione le cose si danno e ricevono reciprocamente, dall’altra capisco anche quello che mi ha detto. La mia incapacità di accettarmi come persona è un problema grosso che mi blocca sentimentalmente.
Ho sempre creduto di essere una persona capace di accettarsi e di volersi bene. Ma quando si tratta di una relazione le cose cambiano. La sensazione che sento più di frequente è la paura di perdere l’altro visto che sotto sotto sono certo fin dall’inizio che le cose non andranno a finire bene. E, per questa paura, cerco di tenermi stretto l’altra persona: ma alla fine le persone se ne vanno. La cosa che mi fa stare ancora peggio è che se penso alle altre volte che ho chiuso delle frequentazioni, bene o male, con parole diverse, la sostanza del discorso era sempre lo stesso. Appena mi si conosce un poco di più ci si accorge di quanto ho bisogno di una persona accanto e di sentirmi protetto. E sto cominciando a capire, finalmente, che questa è una cosa che può spaventare.
So che è difficile cambiare, e che alla fine non si riesce mai a cambiare completamente. Ma almeno vorrei riuscire ad innamorarmi di me stesso prima di tutto, e prendere un po’ di forza da questo, sentirmi più leggero. E invece mi sento ancora come quando andavo alle medie, lo stesso sentimento di essere diverso, lontano e incapace di stare in mezzo alla gente. Col tempo sono riuscito a comportarmi diversamente, ma dentro di me sento ancora lo stesso sentimento, come se stessi recitando una parte. Sento che le persone che mi hanno fatto soffrire sono ancora dentro di me, sono diventate parte di me, continuando a dirmi le stesse cose. Posso dirmi di essere bravo, buono, simpatico e vado bene anche coi miei difetti. Posso provare a convincermi che si può stare bene anche da soli, che se gli altri non mi capiscono non è colpa mia. Ma finchè non imparerò a dimenticarmi di queste voci credo che tutto il resto sarà un lavoro inutile. Se ci penso adesso mi sembra di impazzire, mi sento senza speranza…
Ha anche provato a consigliarmi: “prova a guardarti allo specchio e apprezza la persona che hai davanti, sei pieno di qualità non hai nemmeno idea di quanto sei in grado di fare”. Quando io mi guardo allo specchio a momenti nemmeno mi riconosco, non so nemmeno chi ho davanti. E non riesco a dirgli nulla di buono. Se ci provo sento solo una fitta profonda alla pancia, e mi viene solo da piangere.
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Re: Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così diffici

Messaggio da Tozeur » martedì 25 giugno 2013, 19:42

Caro watchermat, ho molto con molto interesse la tua storia e penso che abbiamo diverse cose in comune, a volte mi sembra di leggere parole scritte da me. Siamo quelle persone che pretendono moltissimo da noi stessi, siamo terribilmente autocritici e appena sentiamo delle critiche queste ci fanno male e rimangono dentro di noi. Quello che posso dire da esperienza è di rilassarti, quando senti che certi pensieri ti stanno avvolgendo, eliminali con un lungo respiro, anche due se necessario e va avanti. Pensi che le persone che ti circondano amano se stessi? Ognuno di noi ha qualche aspetto del carattere di cui vorremmo fare a meno. Quando ero al liceo molte cose di me non mi piacevano e ripensandoci mi viene in mente che col tempo certi lati del mio carattere si sono evoluti, grazie a tante esperienze. Volevo anche dire che non è impossibile cambiare, è possibile però che il cambiamento può avvenire ma ci vuole tempo. Devono anche essere presenti le basi per un cambiamento, cioè tante esperienze di vita, anche quelle che possono sembrare più banali.
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watchermat
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Re: Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così diffici

Messaggio da watchermat » mercoledì 26 giugno 2013, 18:24

Grazie Tozeur per l'incoraggiamento. Non mi sorprende che anche tu condivida - o abbia condiviso in passato - questo stesso problema. Credo che quando si è molto fragili a causa dello scoprirsi gay, sia relativamente facile farsi influenzare dalle persone che ci hanno fatto soffrire. Ho scritto questo post perchè mi sono reso conto di quanto mi abbiano avvelenato. Ho capito tanto tempo fa l'idiozia di quelle persone che mi dicevano - più o meno direttamente - che ero sbagliato, strano, diverso e perciò dovevo cambaire. Ma questo non è stato sufficiente a far si che me ne convincessi del tutto. Sono cresciuto portandomi dentro questi brutti ricordi e mi rendo conto che loro sono diventati parte del mio carattere e del mio modo di vedere il mondo. Spero veramente che il tempo possa riparare, adesso che ho qualche consapevolezza in più.
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Re: Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così diffici

Messaggio da Blackout » mercoledì 26 giugno 2013, 19:46

Ciao watchermat, prima di tutto mi spiace per la storia finita, spero ti riprenda presto e con forza.
Sull'accettare se stessi, purtroppo condivido (come tantissimi direi) questo problema ma la cosa peggiore è che con il passare degli anni la cosa è solo peggiorata. Non credo che sia una cosa legata all'omosessualità, io ci sono arrivato in ritardo eppure questo difetto me lo porto dietro da sempre e l ho sperimentato anche nei rapporti etero. Ora è diventata una cosa che spesso mi impedisce di entrare in relazione con chi mi piace, mi sento come hai detto tu inadeguato e in dovere di dimostrare qualcosa a tal punto che rinuncio anche a "tentarci", pensando già di non essere all'altezza e anche la sensazione di avere profondamente bisogno di qualcuno al mio fianco non mi ha mai abbandonato, creando nel tempo una grande zavorra difficile da gestire.
Non so come si riesca a venirne fuori, probabilmente è una questione di fortuna, di occasioni giuste al momento giusto e di incontrare persone che riescano a penetrare questa nostra barriera ma che non si spaventino troppo per questo bisogno che sentiamo. Sono sempre più convinto che per quanto si possa tentare e provare, non tutti siamo così forti da uscirne da soli ma l'elemento casualità può giocare una grossa parte in tutto questo.
Si, è una visione pessimistica lo so ma è creata dalla mia esperienza di vita e considero che le differenze psichiche di ogni persona hanno un ruolo anch'esso determinante nell'amare se stessi; spero davvero tu abbia le capacità per rialzarti e scoprire le qualità di cui sei dotato per andare avanti con coraggio. Buona fortuna.
Il vero Io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te. (P. Coelho)

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Re: Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così diffici

Messaggio da progettogayforum » giovedì 27 giugno 2013, 0:03

Gli alti e bassi e le docce fredde della vita affettiva sono praticamente inevitabili, bisogna imparare tante cose e si impara soltanto dal propri errori che non sono solo inevitabili, ma anche utili. Permettimi alcune riflessioni sul senso di coppia, in particolare dal punto di vista gay. Un ragazzo etero mette su famiglia con regole precostituite, con l’approvazione della famiglia e della società e nel farlo accetta un concetto di coppia, che è quello di coppia etero sposata e con figli, in quelle situazioni i rapporti di coppia comportano di necessità la convivenza perché ci sono i figli e quindi le coppie sono strette. Tra i gay, pensare di riportare pari pari il rapporto di coppia tipo coppia etero è decisamente poco realistico. Possono anche esiste coppie gay molto strette, ma certo non sono comuni. Tra gay non ci sono figli, non ci sono obblighi legali e quando ci sarà la possibilità di sposarsi lo faranno in pochi, come è successo in Spagna e non per questioni ambientali ma perché il modello matrimoniale non è stato concepito per i gay. Volersi bene è una cosa complessa, è possibile volersi bene anche a distanza, anche senza sesso, anche senza convivenza, anche senza vincoli stretti di fedeltà sessuale, queste cose possono aiutare il volersi bene ma possono anche soffocarlo in una marea di obblighi realmente non sentiti da persone che comunque si vogliono bene veramente, ci sono coppie gay che si lasciano e poi si rimettono insieme a distanza di anni e questo avviene perché alla base c’era un sentimento vero. La base di un rapporto vero è il rispetto reciproco cioè il pensare che l’alto è veramente una persona come si deve, e poi il bene dell’altro non è affatto detto che si realizzi nella coppia stretta. La vera misura di una stabilità di coppia non è l’intensità della vita sessuale o il fatto di convivere, no! La stabilità di una coppia e quindi la solidità della base affettiva si misura solo su tempi lunghi e in questo le coppie strette sono molto più a rischio di quelle con un’organizzazione interna più elastica. Ti faccio alcuni esempi: per essere una coppia in senso profondo non c’è affatto bisogno di frequentare sempre e solo insieme gli stessi amici, non c’è bisogno di vedersi ogni giorno, non c’è bisogno di passare centinaia di ore al telefono, basta poco per capire come vanno le cose, chi ti vuole bene sa a che cosa dai valore e ti risponde nel modo giusto. Mi dirai, ok, ma allora perché tutto questo discorso? La risposta è la seguente: la coppia si costruisce in due e per costruirla bisogna da entrambe le parti essere disposti a mettere da parte i propri modelli di coppia, costruire insieme significa accettare di mettere da parte le proprie aspettative per voler bene ad un ragazzo vero “esattamente com’è” ed è sempre diverso dai nostri sogni e dai nostri modelli, ma è un ragazzo vero. Volere bene non significa soddisfare le proprie aspettative ma cominciare a vivere con attenzione all’altro, ma intendo soprattutto con attenzione alle sue necessità in termini di libertà, di autonomia, di indipendenza. C’è poi un criterio fondamentale: le cose veramente fondamentali nella vita di coppia o nascono spontanee e reciproche al 100% o non nascono proprio, intendo dire ce la buona volontà, la disponibilità di uno solo dei due non può supplire in nessun modo alla mancanza di corrispondenza dall’altra parte. Aggiungo una cosa, tra i gay la distinzione corteggiatore corteggiato non ha senso perché la categoria fondamentale è la parità, se uno dei due è sempre pronto e disponibile ai desideri dell’altro, che però non risponde nello stesso modo, c’è qualcosa che non va e si crea una logica di dipendenza che non ha molto a che vedere coi sentimenti. Altra questione: Non è obbligatorio avere un ragazzo, se capita un’occasione seria, ok, allora ha senso provare e vedere come va, ma innamorarsi non è una conferma della propria autostima, non hai niente da dimostrare a nessuno e non c’è proprio nessuna ragione per andare in crisi per il fatto di non avere un ragazzo perché non si sta con un ragazzo per non stare soli, ma perché se ne è innamorati e l’innamoramento è o almeno dovrebbe essere reciproco, se così non è, si sta bene anche per conto proprio. Tutto quello che accade nella vita affettiva non nasce mai con il vincolo della definitività. Si tratta di esperienze che hanno comunque un senso anche quando finiscono e poi la vita non finisce nel presente, quello che c’è dietro l’angolo non lo sai e non lo puoi sapere. Ho visto ragazzi che erano ormai definitivamente rassegnati a vivere la vita in solitudine che dopo alcuni mesi erano in coppia e ridevano e scherzavano con una naturalezza che non avevano mai conosciuto prima. Vuoi andare in crisi per qualche oscillazione nella vita affettiva? Nella vita possono capitare tempeste e colpi di timone che nemmeno immagini, nel bene e nel male. I bravi capitani che non incontrano mai le tempeste non esistono. L’arte del bravo capitano è uscire dalla tempesta quando ci si trova dentro portando in salvo la nave.
Un forte abbraccio!!
Project

watchermat
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Re: Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così diffici

Messaggio da watchermat » giovedì 11 luglio 2013, 23:45

Grazie Project, le tue parole sono sempre utili. E ti chiedo anche scusa per lo stalking via mail, ahah :)
Di quello che dici riporto solo le cose che mi fanno sorgere qualche dubbio - il resto invece lo condivido al 100%.
Prima di tutto: è ancora lunga la strada che mi porterà ad accettare definitivamente che il concetto di coppia gay è diverso da quello etero. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia tutto sommato felice e che è stata in grado di ritrovare l'armonia anche dopo diverse vicende dolorose. Questo modello di famiglia - che è eterosessuale – ha influenzato moltissimo i miei sogni e le mie aspettative per il futuro come persona gay. E' doloroso ammettere che le cose però per una coppia omosessuale sono diverse. Matrimonio, figli, monogamia sono effettivamente scelte che legano e interferiscono con il concetto di libertà individuale. Io ammetto di aver sempre inconsciamente cercato di limitare la mia libertà nei confronti del partner, aspettandomi lo stesso dall'altra parte, con la speranza costante di stare mettendo le basi per una famiglia in senso classico. E questo è un modello del tutto opposto a quello di cui parli tu.

Un abbraccio forte!
Quando qualcuno dice:
questo lo so fare anch'io,
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B.Munari

ema88
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Re: Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così diffici

Messaggio da ema88 » lunedì 15 luglio 2013, 3:05

Ciao watchermat :)

Sì, l'autostima e l'amore per se stessi sono essenziali perché ti danno quella tranquillità necessaria a vedere le cose obbiettivamente. Le varie preoccupazioni, la paura di restare soli, possono portare a visioni distorte della realtà e magari ci troviamo a programmare la nostra vita in base a problemi che non esistono.

Complimenti a Project per i consigli sempre rivelatori di grande esperienza. Mi è piaciuta molto la metafora del capitano ^^
Il primo compito del capitano è portare in salvo la nave.
Non credo ci si dovrebbe concentrare troppo sul quanto dovremmo cambiare.
Voglio dire, è bellissimo essere flessibili e disposti a cambiare per amore. Penso che sia utile anche per maturare e conoscere meglio se stessi. Però deve essere una cosa spontanea e per amore dell'altro. Se invece uno lo fa per impedire che la relazione giunga al capolinea, e quindi lo fa coscientemente, è come mettersi il prosciutto sugli occhi per non vedere i problemi e così sacrifica se stesso e l'altro in funzione di una relazione sempre più faticosa e pesante.
Che senso ha?

Quindi, watchermat, quello che mi sento di dirti è che è inutile preoccuparsi tanto: solo l'amore può cambiarci davvero, da soli possiamo poco. Cioè per cambiare bisogna essere in due, l'uno per l'altro. Se incontri la persona giusta, tutto il resto verrà da sé e il presupposto migliore per incontrarsi è proprio la tranquillità interiore.
So per esperienza che non è facile, ma bisogna tener duro perché ne vale la pena. Soprattutto un consiglio: non dar retta a quello che dice la gente ma abbi fiducia in te stesso.

Auguri! ;)

Emanuele

barbara
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Re: Amare se stessi, nonostante tutto. Perchè è così diffici

Messaggio da barbara » mercoledì 17 luglio 2013, 7:17

Trovo molto interessante questo post perché fa capire quanto la fine di una relazione da un lato ci interroghi sulla nostra stessa essenza e dall'altro anche minacci la nostra autostima, almeno all'inizio.
In effetti possiamo conoscere noi stessi principalmente in relazione agli altri. E' proprio il loro comportamento che ci suggerisce delle domande, ci indica delle piste di ricerca, ci svela per come siamo, al di là delle maschere che usiamo prima di tutto con noi stessi.
Siamo costretti a uscire dal nostro guscio , dal nostro egocentrismo, e tutto ciò è salutare, perché le nostre maschere ci servono a qualcosa certamente, ma nello stesso tempo ci limitano , ci costringono.
Ma questo, non dimentichiamo, accade anche all'altra persona. Questo ragazzo che ti ha lasciato pare non saperlo. Nel suo attribuire a te la "responsabilità" della fine del vostro rapporto si sta autoassolvendo , se vogliamo parlare in termini di colpe, ma poiché non mi piace , direi piuttosto che rinuncia a cercare il significato che ha per lui questa esperienza.
Dire : ti lascio perché sei insicuro è come dire : ti lascio perché non ti merito.
Sono spiegazioni frettolose, che dicono tutto e niente.
Cosa esattamente lui non poteva più tollerare? quali atteggiamenti nel concreto? e poi perché gli è così difficile accettare l'insicurezza altrui? Forse perché essa rende più evidente la sua?
Credo che sia saggio non fermarsi all'apparenza e interrogarsi. Potremmo scoprire molto di noi , se non ci facciamo condizionare dalla paura di quello che si cela dentro di noi. 10 a 1 che ciò che troveremo è comunque meglio di quello che temiamo di trovare. ;)
L'altro punto: l'autostima dopo che ci si lascia. E' vero che pare precipitare . D'un tratto pensiamo di non essere "a posto" , di non essere capaci di avere una relazione ecc, ma poi se riusciamo a dimenticare l'altro e se riusciamo a riprenderci la nostra vita credo che capiti qualcosa di diverso . penso che questa vicenda possa diventare per noi la prova che possiamo anche innamorarci e rischiare di lasciarci e di soffrire, ma che non ne saremo distrutti. Potrebbe sembrare poco, ma non lo è affatto. Molte persone vivono male l'amore o lo rifuggono proprio perché temono il momento in cui esso finirà. Paralizzati dalla paura di quel momento, vivono in attesa che accada o preferiscono restare soli.
Non c'è migliore antidoto che quello di separarsi da qualcuno scoprendo che non crollerà il mondo. La sofferenza a un certo punto finisce e possiamo scoprire che una storia, anche se finita, ci lascia più ricchi dentro .

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