IO GAY E MIO PADRE

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progettogayforum
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IO GAY E MIO PADRE

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 20 marzo 2019, 15:49

Ciao Project,
riduco al minimo i complimenti per il forum, che è veramente unico. Non dico altro. Ti ho scritto per portare un mio piccolo contributo.
Ho 49 anni, un’età incerta in cui uno non è né vecchio né giovane, in altri tempi si sarebbe detto maturo, ma lasciamo stare le definizioni. Ho perso mio padre quando avevo 37 anni. Mia madre era morta di tumore quando io avevo 16 anni e di lei ho un ricordo piuttosto confuso, legato soprattutto alla malattia. In pratica io ho vissuto per 21 anni con mio padre ed è a lui che vorrei dedicare questo scritto, nel giorno di san Giuseppe, la festa del papà, anche lui si chiamava Giuseppe.
Ho letto spesso, sia nel forum che altrove, storie di incomprensioni familiari, di rifiuto dei figli gay, di fuga dalla famiglia eppure io ho trovato in mio padre una guida sicura, anche per quanto riguarda il mio essere gay.
Dopo il funerale di mia madre, ci ritrovammo, la sera, soli in casa a televisore spento, seduti uno di fronte all'altro e ho visto mio padre piangere dalla disperazione. Lui e mia madre si volevano bene. Durante la malattia lui la seguiva con la massima attenzione cercando di farla soffrire il meno possibile e lei gli diceva tante cose belle per cercare di non farlo crollare psicologicamente.
La sera del funerale, quando ho visto mio padre disperato l’ho abbracciato, come faceva mamma e l’ho tenuto stretto, io avevo 16 anni ma sapevo che in quel modo si sarebbe calmato. Mi ha detto:
“Usciamo?”
Gli ho fatto cenno di sì e sono andato a prendere il cappotto, perché era gennaio. Abbiamo camminato tanto, ma lentamente, senza dire una parola, siamo passati davanti all'ospedale dove mamma era morta e anche lì non abbiamo detto una parola, era come se mamma fosse tra noi. Siamo tornati a casa e papà è andato subito in cucina per prepararmi qualcosa da mangiare, ma gli ho detto:
“Siediti lì, che ci penso io.”
Ma abbiamo preparato in due, poi ce ne siamo andati a letto, ma non abbiamo dormito, né lui né io. L’indomani doveva pensare a tante cose burocratiche, ai certificati anagrafici di morte, al chiudere le pratiche dell’INPS e alla successione. Io dovevo andare a scuola. I miei compagni e i professori mi hanno fatto capire che mi volevano bene e io ho cercato di rientrare il più presto possibile nel meccanismo ordinario della scuola. Avevo conosciuto da poco Biagio (nome di fantasia), un ragazzo più grande di me di un anno, e un po’ avevo perso la testa per lui, era serio, mi voleva bene, non era mai eccessivo, e poi era un bellissimo ragazzo, o almeno a me sembrava tale, insomma era il ragazzo dei miei sogni. Lo vedevo solo a scuola, non c’era occasione di studiare insieme perché era più grande di me e frequentava la classe successiva e questo mi rendeva triste.
A casa, il rapporto con mio padre era buono, come in fondo era sempre stato. Mi lasciava la massima libertà, di me si fidava al 100%, qualche volta mi dava qualche incarico di responsabilità: andare alla ASL o dal commercialista. Appena ho compiuto 18 anni mi ha fatto una carta di credito ricaricabile e ogni mese ci metteva un po’ di soldi e non mi ha mai chiesto che uso ne facessi. Non ho mai pensato che mio padre potesse risposarsi o potesse innamorarsi di un’altra donna e infatti non è mai successo. Lui viveva per me, cercando di non essere mai invasivo, si stare a distanza, di lasciarmi libero. Certe sere tornavo a casa tardi, anche tardissimo, ma lui non mi diceva nulla.
Ero arrivato a 21 anni, frequentavo il terzo anno di università e la mia storia con Biagio era diventata la cosa più bella della mia vita, ma proprio allora è successa una cosa terribile, Biagio ha perso entrambi i genitori in un incidente automobilistico, era distrutto. Dopo il funerale non sapeva come sbrogliarsela, perché era figlio unico e non aveva la più pallida idea di che cosa si dovesse fare per l’eredità e tutto il resto. Io l’ho detto a mio padre ed è così che mio padre ha conosciuto Biagio. Lo ha chiamato lui al telefono e ci siamo incontrati in tre. Biagio si è fidato, perché si trattava di mio padre e tra loro hanno raggiunto rapidamente un’intesa molto franca. Sistemate le questioni legali dell’eredità rimanevano quelle economiche, Biagio aveva ereditato la casa dei genitori, ma lui era ancora all’università, non lavorava e non sapeva come sostentarsi, in pratica avrebbe dovuto vendere la casa per finire gli studi. I parenti di Biagio non volevano problemi di nessun genere. Papà si era reso conto della situazione e penso avesse anche capito che Biagio era il mio ragazzo. Un giorno mi dice:
“Può stare con noi, così la casa l’affitta e ha anche un piccolo reddito per finire gli studi … che ne dici?”
Io gli rispondo solo:
“Magari!”
Papà lo chiama al telefono e lo invita a cena da noi, Biagio accetta. Papà prepara una cena superlativa, vuole che Biagio si senta a suo agio. Quando Biagio arriva lo tratta come un figlio, con la massima naturalezza. Biagio si sente di nuovo inserito in un clima familiare ed è visibilmente contento, poi papà gli fa la proposta e lui dice di sì. Allora mi alzo e lo abbraccio, un po’ come facevamo quando stavamo tra noi. Biagio è chiaramente in imbarazzo ma papà dice la sua:
“Non vi fate problemi, io non me ne faccio!”
Quello è stato il nostro coming out in famiglia. Da quella sera abbiamo dormito nella stessa stanza e dopo qualche settimana nello stesso letto. Papà aveva cominciato a fare straordinari per portare un po’ più di soldi a casa. Biagio si è dato da fare a studiare e si è laureato dopo pochi mesi. Ha avuto una ottima offerta di lavoro, ma avrebbe dovuto trasferirsi in un’altra città e ha lasciato cadere l’offerta, poi ha optato per un lavoro molto meno qualificato ma che gli avrebbe permesso di rimanere con noi. Ho notato che Biagio non ha voluto contribuire al bilancio di casa ma abbiamo stabilito tutti insieme che, salvo un fondo personale di 300 euro a testa al mese per le piccole spese, avremmo messo i nostri guadagni insieme, come si fa in una famiglia vera.
Abbiamo fatto forti economie e abbiamo messo da parte un po’ di quattrini che ci avrebbero permesso di acquistare un piccolo appartamento per andarci a vivere in due, se Biagio avesse avuto altre offerte di lavoro. Io nel frattempo mi sono laureato in settori molto vicini a quelli di Biagio e dopo circa sei mesi abbiamo trovato un’occasione rara di poter andare a lavorare entrambi in un’altra regione ma con delle ottime prospettive di lavoro. Biagio però non ha voluto comprare casa, io non capivo perché e lui mi ha detto:
“Prendiamo in affitto un appartamento un po’ più grande e papà viene a vivere con noi! Così può affittare l’appartamento dove stiamo adesso e riduciamo ancora le spese e tra un po’ ci prendiamo un appartamento più grande e ci stiamo tutti insieme.”
E così abbiamo fatto. Papà nel frattempo era andato in pensione e stava a casa, faceva la spesa, cucinava, teneva la casa in ordine, lo vedevamo invecchiare ma gli volevamo bene e lui era felice di stare con noi e ce lo diceva spesso. Poi Biagio ha capito che a papà sarebbe piaciuto vivere un po’ fuori città. Quando papà aveva 67 anni abbiamo acquistato una casa indipendente con 5000 metri di terra intorno. Papà era felice, si era costruito un orto progettandoselo con criteri di massima razionalità, coltivava un sacco di cose, non facevamo più spesa di frutta e verdura ed eravamo sicuri che quello che portava in tavola era genuino.
È andata così fino a quando papà a compiuto 70 anni, poi si è ammalato e abbiamo capito abbastanza presto che non ci sarebbe stato nulla da fare, lo ha capito anche lui, ma ci ripeteva spesso che non aveva paura della morte e che la sua era stata una vita piena e felice. Biagio ha fatto per mio padre quello che credo nessun figlio farebbe per il proprio. Lo abbiamo visto spegnersi sereno mentre ci stringeva le mani dopo averci detto che ci voleva bene. Ho visto Biagio piangere in modo veramente violento, perché si sentiva orfano per la seconda volta.
Da allora sono passati 12 anni. Biagio ha conservato tutte le cose di mio padre come vere reliquie, in particolare le fotografie che gli aveva fatto. Per noi è stato un modello di vita, è per questo che papà Giuseppe resterà sempre nei nostri cuori.

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