Non so cosa sono

La realtà dei gay, storie ed esperienze di vita gay vissuta
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Hachi
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Non so cosa sono

Messaggio da Hachi » domenica 13 dicembre 2009, 11:56

ho visto il sito,e ho iniziato a leggere storie di varie persone..e ho pensato di voler aggiungere anche la mia..


Sono una ragazza di 23 anni,ultimamente mi sono ritrovata a dover fare i conti con me stessa,per quanto io abbia cercato in tutti questi anni di nascondere e di reprimere tutto dentro me,il silenzio fa troppo male..
All età di 6 anni ho lasciato la mia casa per seguire mio padre per problemi di lavoro.Nel mio nuovo Paese ho iniziato le elementari in una scuola un pò particolare,le classi erano frequentate da ragazzini molto "disagiati".. Lì conobbi una bambina,molto piu precoce di me sessualmente e mi illustrò cosa fosse la masturbazione..successivamente mi presentò i suoi amichetti..erano due ragazzi più grandi di me ma non so di quanto.purtroppo i miei ricordi sono molto confusi,come se fondamentalmente avessi voluto nascondere e dimenticare..ma le cicatrici sono diventate troppo evidenti per nasconderle..Questi due ragazzi non ricordo come,ma iniziarono a mostrarmi il loro pene, e mi spinsero a masturbarli..così questo era il nostro solito gioco,ci si ritrovava nel bagno della scuola ed ogni giorno si effettuava la solita routine..dopo un pò iniziai ad avere le idee confuse e cercai in mia madre delle risposte,avevo bisogno di capire,di sapere se c era qualcosa di "sporco" in quel che facevamo,ma alla prima domanda sul sesso,mia madre mi liquidò subito...imbarazzata, infondo aveva 23 anni a quei tempi..Non riesco a darle colpe per non aver compreso la sua piccola..Dopo un pò i due ragazzi decisero che questo non gli bastava e così approfondirono i loro giochetti.Il mio compito era quello di mostrargli a mia "vagina" e di permettere loro di toccarla.Il tutto non poteva più essere fatto a scuola così ci si ritrovava ogni giorno a casa di un altra loro amichetta.Così il gioco divenne di gruppo, erano due ragazzine e due maschietti.Ricordo che ci fu un periodo in cui io decisi di non accettare alcuni loro giochini e spesso volevo scappare via,ma la S. era figlia di una dottoressa e ricordo che mi mantenevano e mi ponevano una siringa sul braccio minacciandomi di "bucarmi" se non avessi accettato e logicamente se non avessi mantenuto il silenzio..i giochini diventarono un qualcosa che difficilmente si può confondere con una semplice esplorazione del corpo; e il tutto divenne penetrazione vaginale ed anale.io ricordo benissimo di non essere mai stata attiva nei loro giochi ma sempre passiva,ero come una bambolina per loro,ero il loro giocattolo.Questa cosa è continuata fino a quando non sono ritornata al mio Paese di origine,ed avevo oramai l età di 13 anni.questa mia assurda esperienza non l ho mai condivisa con nessuno..l ho tenuta stretta dentro me, per evitare che qualcuno potesse provare pietà o disgusto per me..Logicamente da allora non ho più avuto rapporti con donne,sono stata con molti uomini,sono passata da un letto ad un altro crescendo..e tutt ora non credo che un uomo possa amarmi ne desidero crearmi una famiglia ne dare al mondo un figlio..non riesco a fidarmi di nessuno e mi sento tutt ora sporca,e sono terribilmente cattiva con me stessa.La cosa che cerco di reprimere dentro me è un mio possibile orientamento sessuale verso donne.non ho piu avuto rapporti con donne,ma per masturbarmi ho la necessità fissa di vedere video dove ci sono donne che consumano un rapporto,la visione di un pene mi disturba e mi inibisce.anche quando sto con un uomo per raggiungere un orgasmo immagino che ci sia una donna li nel letto con me..ora sono finalmente fidanzata da 5 anni con un ragazzo,dolce,serio,e possiede qualità magnifiche,ma tutt ora la notte anche se ho avuto rapporti con lui mi chiudo nella mia camera e mi masturbo con video di rapporti lesbo.sono confusa e non riesco a capire cosa sono..Se questo mio trauma infantile abbia modificato il mio essere e sono io troppo rigida con me stessa e non voglio perdonarmi il fatto che forse non sono "normale"...
questa è la mia di storia,a cui non sono ancora riuscita a dare un finale.

Grazie

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progettogayforum
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Re: Non so cosa sono

Messaggio da progettogayforum » domenica 13 dicembre 2009, 13:04

Partiamo da un presupposto, ossia dal fatto che indietro non si torna e che il vissuto, anche se traumatico (e il tuo lo è), è quello che è, può essere razionalizzato, interpretato, ma resta quello che è. Ma c’è un altro presupposto da tenere presente, contrariamente a quanto si pensa, non è in genere la conoscenza o meglio l’ostinata ricerca delle motivazioni che permette di superare i problemi psicologici più profondi e spesso si entra in lunghissimi processi di ricerca delle cause che non portano da nessuna parte. Ti faccio un esempio: mi hanno chiesto più volte di scrivere articoli sulle cause della omosessualità ma ho sempre declinato l’invito per una semplice ragione, ciò che conta non è conoscere le cause, nel presupposto che conoscendo le cause le cose possano cambiare, ma diminuire i livelli di disagio dei singoli che si trovano in situazioni che a loro appaiono problematiche, e spesso ancora più problematiche proprio perché la ricerca del perché diventa una specie di ossessione. Cito spesso una frase di James Baldwin, un grandissimo romanziere americano gay: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare.” Questa frase non è una spinta alla passività e al vittimismo ma la riconoscimento e alla accettazione del sé, per come si è, mettendo da parte tante questioni sulle quali spesso il cervello gira all’infinito in modo automatico del tipo: “Che cosa sarei ora se la mia vita fosse stata diversa?” Questi interrogativi non hanno alcun senso, le eventuali risposte non hanno la concretezza del vissuto ma quella del periodo ipotetico della irrealtà. Questione fondamentale, quindi, partire dal presente, mettendo da parte i “se”, e cercare di capire quali sono oggi nel tuo vissuto quotidiano le tue reali dimensioni affettive e sessuali.
Cerco ora di riassumere un po’ l’esperienza maturata in Progetto Gay sugli abusi sessuali. Sul punto ho scritto diversi post ma qui mi preme sottolineare alcuni elementi fondamentali. L’abuso sessuale perpetrato da adulti su ragazzi e ragazze molto giovani non può non lasciare tracce profonde, anche quando non c’è violenza e il tutto è vissuto su un piano giocoso. Quando poi esistono forme di costrizione o di violenza e gli abusi sono continuati per lunghi periodi di tempo è ovvio che il ricordo dei fatti si imprima molto profondamente nella memoria infantile o adolescenziale. Il fatto che si verifica più frequentemente in un ragazzo che ha subito abusi sessuali di tipo omosessuale è il considerare la propria eventuale omosessualità come conseguenza necessaria e inevitabile dell’abuso subito e quindi vivere male la propria omosessualità se in età adolescenziale si sviluppa un orientamento gay, in sostanza viverla come non naturale ma indotta dell’abuso. Ciò che io vedo attraverso Progetto Gay, però, riguarda ragazzi che hanno subito abusi da uomini adulti o da ragazzi più grandi di loro e talvolta anche da coetanei, ma sempre da persone dello stesso sesso. Nella tua situazione le cose sono più complesse perché probabilmente non hai vissuto i contatti sessuali con la tua amica in modo traumatico e difatti non ne parli in termini di abuso o di violenza ma di apprendimento della masturbazione mentre in riferimento ai due ragazzi più grandi, da quanto dici, non sembra esserci dubbio che si sia trattato proprio di una forma di costrizione sia fisica che psicologica, sottolineata dalla tua partecipazione passiva. In tutto questo non si capisce bene che ruolo abbia avuto la tua amica, se partecipasse o meno a questa violenza o se la violenza fosse solo messa in pratica dai due ragazzi, o almeno fosse vissuta da te in questi termini. Facendo un’analogia con quello che vedo nei ragazzi gay che hanno subito violenza sarei portato a pensare che tu possa essere in fuga dalla tua eterosessualità proprio perché la associ al ricordo della violenza subita, mentre l’assenza o la molto minore presenza di caratteri violenti nei tuoi rapporti con la tua amica può certamente spostare i tuoi interessi sessuali sulle ragazze.
Prima di arrivare a trarre delle conclusioni ti espongo come in genere si risolvano i problemi connessi agli abusi sessuali subiti in età infantile o adolescenziale da ragazzi che si sono poi sentiti gay pur rifiutando l’omosessualità che associavano inevitabilmente alla violenza. Finché questi ragazzi vedono l’omosessualità esclusivamente come pura attività sessuale la vivono traumaticamente come ricordo della violenza subita, evitano perfino la masturbazione in chiave gay, si forzano a una eterosessualità di fuga con esisti di frustrazione profonda. Ma quando questi ragazzi vivono per la prima volta l’esperienza di un innamoramento omosessuale condiviso cominciano a staccare l’omosessualità dal ricordo dell’abuso e a collegarla all’esperienza dell’innamoramento. In genere passano una fase intermedia di mesi nei quali accettano l’omosessualità ma a livello molto sublimato e la vivono in chiave prevalentemente affettiva, ma poi vedendo che l’affetto del loro ragazzo verso di loro è autentico e che l’omosessualità vissuta nell’ambito di un rapporto d’amore crea intimità e comunicazione profonda finiscono per cominciare a viverla in termini positivi e la loro eterosessualità di fuga diventa sempre più marginale, mano a meno che l’omosessualità vissuta in chiave affettiva seria comincia ad essere appagante in senso profondo, cioè man mano che viene vissuta come manifestazione dell’amore verso un altro ragazzo. Devo sottolineare che l’eterosessualità di fuga dei ragazzi gay che hanno subito abusi non è un’eterosessualità affettiva ma è piuttosto un esperimento sessuale, quando non addirittura una pura costruzione mentale che esclude a priori qualunque tentativo di coinvolgimento sessuale. Voglio dire che la vera chiave per capire l’orientamento sessuale, in situazioni in cui ci sono stati abusi sessuali pesanti e ripetuti, non va cercata nelle pure e semplici fantasie matsurbatorie, che ovviamente in situazioni del genere sono ben lungi dall’essere espressione di una sessualità “libera” ma anzi sono necessariamente e pesantemente condizionate, ma ve cercata in una dimensione non sessuale ma affettiva, cioè nella capacità di innamorarsi anche prescindendo dall’aspetto sessuale. Tu parli del tuo ragazzo con rispetto e condanni te stessa per una marea di ragioni e per la vita che hai vissuto (molte esperienze sessuali). Probabilmente non tieni conto nel giudicarti che la tua libertà affettiva e sessuale è stata pesantemente condizionata. Vedendo le cose dall’esterno non mi sentirei certo di condannarti perché sicuramente hai vissuto e vivi disagi profondi. Resta il fatto che dici del tuo ragazzo delle cose molto positive, lo consideri un bravo ragazzo. Sottolineo che nella tua mail non hai mai accennato al fatto di esserti innamorata di una ragazza, il che mi spinge a considerare la tua omosessualità alquanto superficiale perché l’orientamento sessuale ha una dimensione principalmente affettiva e poi sessuale, nonostante quello che si pensa di solito. Ripeto spesso che non è gay chi fa sesso con un ragazzo ma chi se ne innamora anche se non ci fa sesso. In quello che scrivi manca una dimensione affettiva vera rivolta alle ragazze, in linea teorica potrebbe essere stata rimossa ma francamente ci credo poco perché la tua omosessualità, chiamiamola così, non la vedi come presenza positiva, come accadrebbe ad una persona realmente omosessuale ma come elemento di disturbo, quasi una presenza ossessiva dalla quale non riesci a liberarti. Viene qui spontaneo un altro riferimento all’esperienza maturata in Progetto Gay. L’emergere della omosessualità nella masturbazione dei ragazzi che hanno vissuto una vita etero, non ha le caratteristiche di un elemento disturbante e ossessivo. Un ragazzo che si innamora di ragazze e vive da sempre pulsioni etero e si masturba pensando alle ragazze può notare la comparsa di elementi a contenuto gay nelle sue fantasie ma se questa comparsa è vissuta come elemento estraneo e perturbatore che fa perdere la concentrazione sessuale e la allontana delle ragazze, cioè se questa presenza è avvertita come non gratificante e come solo elemento che vanifica le fantasie etero e più ancora se quel ragazzo non ha mai provato un innamoramento affettivo per altri ragazzi, la presenza dei elementi gay nella sua masturbazione ha essenzialmente la dimensione di un disturbo di tipo ossessivo e non ha nulla a che vedere con una eventuale emersione di un orientamento gay. In modo del tutto analogo, nel tuo caso, l’assenza di dimensioni affettive risolte verso ragazze e il vivere una masturbazione in chiave omosessuale non come gratificazione ma come elemento di disturbo mi porta a pensare che non si tratti dell’emergere di un orientamento omosessuale ma di una presenza di tipo ossessivo dovuta ad una omosessualità di fuga a seguito degli abusi subiti da parte di ragazzi. In buona sostanza, se hai veramente buoni rapporti col tuo ragazzo, ti consiglierei di parlare con lui in modo sincero. Se ti vuole veramente bene, è l’unico che può darti una mano a ritrovare una tranquillità interiore e a vivere una sessualità etero in chiava di gratificazione affettiva. Da quello che scrivi è evidente il tuo stato di prostrazione e di condizionamento ma vorrei spingerti a non problematizzare troppo ma ad aprirti col tuo ragazzo, perché la sessualità di coppia non è mai la somma o la combinazione dei due sessualità individuali ma si costruisce insieme, parlando, confrontandosi, esplicitando i propri dubbi e le proprie paure. Coppia significa essere in due e affrontare in due i problemi sulla base di un rapporto affettivo autentico significa cominciare realmente una vita nuova.
Un abbraccio.
Project

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