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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: GAY CHE IMPARANO A VOLERSI BENE
MessaggioInviato: domenica 30 aprile 2017, 11:20 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5126
Ciao Project,
ho deciso di scriverti per raccontarti un po’ della mia storia. Alla fine della mail capirai perché ti scrivo. Ma cominciamo dall’inizio.
Ho 31 anni, vivo in una grande città, non ho mai avuto problemi con la mia famiglia, ma certo non potevo dire a casa di essere gay, forse non l’avrebbero presa male, ma penso che il clima sostanziale sarebbe cambiato, e allora ho evitato di dichiararmi e mi sono tenuto per me le mie cose. Ora mio padre non c’è più e un po’ mi è rimasto il rimpianto di non aver parlato chiaro con lui, perché lui forse avrebbe capito, ma di tutto questo ormai è inutile parlare. Ho sempre saputo di essere gay, mai nessun trauma legato al fatto di essere gay, poi le solite cose: smaniare per qualche ragazzo, starci male, sognare l’impossibile, vivere le amicizie come innamoramenti, ecc. ecc., direi tutto nel più classico stile gay. Non ho mai avuto complessi con la religione, i miei non frequentavano le chiese e nemmeno io. Sono andato avanti non rimuovendo l’omosessualità, che non si può rimuovere, ma rinviando sempre il problema, perché incompatibile con la mia vita in famiglia (ho due sorelle che vivono con me e con mia madre). Già a scuola avevo chiara la sensazione che sarei rimasto solo, gli altri mi trattavano molto bene e io mi sforzavo di mantenere buoni rapporti con tutti, ma i rapporti erano piuttosto formali, non ho mai avuto amicizie strette, non sono mai andato a prendere una pizza con un altro ragazzo, noi due soli, ci andavo in gruppo in sette o otto e mi limitavo a conversazioni colte (senza esagerare) e a ricordi di scuola. Non ho avuto nessun problema con gli studi perché in pratica mi dedicavo solo a quello. Sognavo di poter studiare con qualcuno dei miei compagni di università, in particolare con due di loro, ma poi a loro non l’ho mai proposto e penso che lo avrebbero accettato ma probabilmente solo per educazione, e allora è meglio stare soli. Mi sono laureato, mi aspettavo almeno di trovare un lavoro presto e bene, ma non è successo e sono rimasto quasi quattro anni a fare lavoretti a tempo determinato, ampiamente sottopagati. Poi finalmente, mi hanno chiamato in un posto statale, io non me lo aspettavo perché stavo molto giù in graduatoria, ma probabilmente gli altri hanno trovato di meglio, e così ho cominciato a lavorare ma non nella mia città, in un’altra dove si poteva arrivare facilmente in treno. Uscivo la mattina alle 5.40 e alle 8.10 ero in ufficio, c’era qualche complicazione nei giorni di sciopero dei trasporti, perché dovevo restare in albergo, ma erano cose rare. Insomma la mia vita, almeno dal punto di vista del lavoro, aveva preso un ritmo normale, o più o meno normale. La vita privata girava tutta sulle chat gay, sui siti di incontri ecc. ecc.. In genere non mi veniva la fantasia di incontrare dal vivo i ragazzi, li trovavo troppo grezzi o fissati col sesso e poi pensavo ai rischi per la salute e mi dicevo che almeno non avevo preoccupazioni per l’hiv e non è poco. Solo un paio di volte avevo ceduto e avevo incontrato due ragazzi. Col primo le cose sono andate storte subito, siamo andati a pranzo insieme in un ristorante e lui dava per scontato che il conto lo dovessi pagare io e la cosa non mi è piaciuta affatto, col secondo è durata una settimana, lui si aspettava che “battendo il ferro quando è caldo” (era l’espressione che usava lui) si sarebbe finiti a letto molto rapidamente. Io ho resistito e lui si è “stufato di perdere tempo” (parole sue). Poi tre anni fa mi ha contattato un ragazzo di 25 anni (lo chiamerò Fausto). Con lui rimanevo a parlare per ore e le discussioni erano molto vivaci, a occhio mi sembrava piuttosto depresso, ma il livello del dialogo era molto diverso da quello tipico di certe chat. Dopo due settimane (un tempo enorme per gli incontri a partire da una chat) ci siamo incontrati. Era della mia città e anche più o meno della mia zona. Era un bel ragazzo, non cinematografico ma un bel ragazzo e mi ha colpito. All’inizio mi sono tenuto a distanza perché un ragazzo così, se vuole, non ha certo il problema di trovarsi un compagno. Mi diceva e mi ripeteva fino all’ossessione di non illudermi che lui aveva sempre imbrogliato le persone, che non era innamorato di me, che cercava solo sesso ma senza impegno, che non voleva mettersi con me, che mi considerava una “brava persona” ma che non voleva guinzagli di nessun genere. Io all’inizio gli mandavo sms con TVB e faccine varie, ma a queste cose lui reagiva male e allora ho ridotto tutto all’essenziale. Siamo arrivati a fare sesso, per me è stata la prima volta, poi ho capito che è stata la prima volta anche per lui. Insomma, io avevo mille complessi sul sesso e su come sarebbe stato, ma con lui è stato tutto molto bello, incredibilmente naturale. Nessuna forzatura. Lo vedevo felice, una forza della natura, era contento di stare con me e la cosa mi faceva felice. Poi, dopo il sesso, arrivavano i soliti discorsi: “Non ti illudere! Non sono innamorato di te, è solo sesso.” Ecc. ecc. e questo distruggeva buona parte dell’entusiasmo. In certi momenti ero talmente deluso che gli dicevo che non volevo incontrarlo e che non dovevamo sentirci più. Non si faceva sentire per una settimana, io ci stavo malissimo, poi mi chiamava come se non fosse successo nulla e io mi sentivo di nuovo felice. Certe volte però lo sentivo freddo con me, mi teneva a distanza, mi rispondeva a rigore di logica e senza sentimenti, mi diceva anche cose terribili, ma poi, passata una settimana, si faceva risentire e in fondo sapeva benissimo che ero felice si sentirlo. Aveva però alcuni modi di fare che mi colpivano molto. Non era amante di locali e di cene, al massimo un pezzo di pizza a taglio, nelle rarissime occasioni in cui si andava in pizzeria insieme pagava sempre la sua parte, se provavo a dirgli che ci avrei pensato io, mi guardava con occhi feroci come per dire: “Non ci provare nemmeno!” C’era poi un’altra cosa che mi colpiva, e cioè il fatto che con lui, qualche volta, era possibile arrivare a livelli di comunicazione unici. In sostanza mi sono innamorato di Fausto. Non so che cosa sono per lui, certo sono un interesse sessuale, questo lo dice chiaramente, e mi fa piacere, anche se non capisco come possa succedere perché certo non sono il massimo nemmeno in questo campo. Litighiamo spesso e mi aggredisce verbalmente in modo molto pesante, specialmente quando gli dico che gli voglio bene. Non vuole essere contraddetto e, se mi propone qualcosa (sesso), si infuria se io prendo tempo o cerco di dirgli di no, mi dice che sono un ipocrita e che mi sono fatto fare il lavaggio del cervello dalle tre donne di casa mia. Sono arrivato al punto, qualche volta, di desiderare di interrompere i rapporti con lui perché certe volte passa il segno e non se ne rende conto. Ho avuto sinceramente la paura di essere solo una specie di giocattolo sessuale per lui. Tempo fa io ho avuto seri problemi di famiglia, che non mi aspettavo, ed ero parecchio preoccupato, la mia sorelle più grande è stata male e non si capiva il perché, poi l’hanno portata in ospedale e hanno trovato un problema piuttosto serio, ma che pensano si possa risolvere con un intervento. In questi giorni, che non sono stati pochissimi, Fausto mi ha chiamato proponendomi di vederci, gli ho detto che non potevo e gli ho spiegato il perché, temevo la sua reazione, ma è stata molto diversa da come me la sarei aspettata. Senza nessuna smanceria, come nel suo stile, mi ha risposto solo “Mi dispiace”, poi, nei giorni successivi, ogni due o tre giorni, mi ha mandato un sms: “Come va?” e io gli ho dato notizie. Quando vedevo il suo sms sul telefonino mi sentivo felice. Gli rispondevo col bollettino medico e alla fine ci mettevo un TVB, al quale lui non reagiva. Spero che mia sorella sia operata e si rimetta presto perché Fausto mi manca. Più lo conosco più mi sorprende. L’ultima volta che abbiamo parlato tanto mi ha detto che senza rendersene conto aveva cominciato ad imitare tanti miei modi di fare e mi ha anche detto che non devo dare per scontato che lui capisca tutto quello che faccio ma devo spiegargli le cose, fargli capire il perché, che lui non può sopportare il “no” senza spiegazioni e questo lo manda il bestia. Oggi so solo che mi manca, mi manca tantissimo. Ormai sono tre anni che ci conosciamo, noi ci diciamo sempre che non siamo una coppia, che non siamo innamorati uno dell’altro… sì, ce lo diciamo, ma io non ci credo e forse non ci crede nemmeno lui.
Che ne pensi , Project? Ecco, adesso puoi capire perché ti mando la mia storia, io la sento come una cosa positiva, per me lo è. Nel forum ho letto tante storie positive e a me hanno fatto un bell’effetto, forse pure la mia potrà servire a qualcosa.
Un abbraccio.
Peter



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY CHE IMPARANO A VOLERSI BENE
MessaggioInviato: lunedì 1 maggio 2017, 21:04 
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Iscritto il: venerdì 19 giugno 2015, 13:55
Messaggi: 192
Sinceramente anche io ho detto qualche volta alla persona con cui mi frequento di non dirmi che mi ama, o di non usare con me appellativi comuni come "amore" o "fidanzato" . Sono termini che mi danno fastidio, mi danno l'idea di una gabbia, e le gabbie le lascio ad altri.

Questo potrebbe spingerti a pensare che io sia promiscuo. Invece è solo un'avversione con quelle parole.

Nel momento in cui l'altra persona dice ti amo, dice in maniera sottintesa di avere bisogno di te, e se tu non sei pronto a essere necessario per un altro, non puoi accettare quelle parole a cuor leggero. Questo non sminuisce il sentimento che provi verso l'altro, semplicemente non sei pronto allo step successivo. Io ho lasciato una persona che continuava a dire di amarmi perché non riuscivo più a sopportare questa cosa, quelle parole caricano l'atmosfera di troppe attese, e tutte quelle attese pesano.

Questo non toglie che dopo averla lasciata, e aver parlato di ciò che mi ha spinto a farlo, dopo qualche mese siamo ripartiti con meno "amore" o "ti amo", e la cosa è diventata più gestibile, meno ansiogena. Non so se hai capito dove voglio andare a parare, quelle parole a volte spaventano.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY CHE IMPARANO A VOLERSI BENE
MessaggioInviato: martedì 2 maggio 2017, 7:47 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
Messaggi: 836
Abbè guarda Helpino ora mi sento molto più sollevato. Temevo che, nelle notti di luna piena, potessi subire incredibili metamorfosi e diventare un animale di ciccia completamente diverso... :o :shock: :?

promiiiiscuooooo? :o :o :o

Vabbè me fai morì motorì :lol:

Su una nota meno ironica, ansia di che? Se è ansia per ciò di cui abbiamo già discusso, nulla da dire. Si tratta di fatti che possono essere esaminati tanto in termini statistici quanto mitici e quindi...

Altrimenti potrebbe dipendere dal timore di una perdita che ci porti pure a negare la possibilità di acquisizione di ciò che si teme terribilmente di perdere.

Come ci ricorda tuttavia anche il poeta genovese, su musica di Telemann, l'amore che strappa i capelli tende comunque a non durare Help. Al tuo posto ed alla tua età non me ne sono privato. Poi fai tu ovviamente.

https://www.youtube.com/watch?v=1NXzQmgIqZ4

Ciao :O)***


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