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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: UN GAY PERPLESSO CHE CERCA DI CAPIRE
MessaggioInviato: martedì 5 settembre 2017, 22:56 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5126
Caro Project,
perché ho deciso di scriverti? È semplice: leggendo il tuo forum ho notato tante volte alcune tue risposte perplesse. In altri siti gay, a parte quelli per trovare sesso facile, ci sono atteggiamenti ideologici, non politici o religiosi, ma ideologici nel senso che per quello che riguarda i gay esiste solo il positivo, i gay sono altruisti, educati, sono veri amici, di loro ci si può sempre fidare ecc. ecc.. Tu, su queste cose, sei molto più sfuggente o, diciamo meglio, prudente.
Ho compiuto da poco 40 anni. Si dice che la quarantina sia l’età della crisi, forse sarà così, ma per me è comunque il tempo dei primi bilanci complessivi. Ho vissuto una lunga storia con un ragazzo che chiamerò Salvatore, perché l’ho considerato veramente il mio Salvatore, e pensavo di amarlo. Ormai però Salvatore se ne è andato appresso ad altri sogni, perché vuole “ricominciare” a 42 anni, vuole, come si dice, “rifarsi una vita”. I segnali erano stati tanti e chiari già da molto tempo, e così, quando me lo ha detto esplicitamente non sono rimasto per niente sconvolto, ormai la cosa era attesa e diciamo pure che l’ho considerata una forma di liberazione.
Poi mi sono messo a riflettere: 18 anni con un ragazzo, di cui 12 di convivenza, e non avevo capito niente di lui. Non lo considero un cattivo ragazzo perché non lo è affatto, ma è diversissimo da me, né meglio né peggio, ha le sue fantasie, i suoi fantasmi interni, le sue fissazioni, come le abbiamo tutti, eppure dopo 18 anni mi accorgo di aver vissuto con lui solo in superfice. Prima (parlo di molti anni fa) ero convinto di capire tutto di lui e pensavo che sarei riuscito a farlo felice, poi piano piano mi sono accorto che non era affatto così, e soprattutto che non sarebbe stato così.
Ti sembrerà strano, ma l’unica cosa che funzionava tra noi due era il sesso, ma bisognava farlo in silenzio, se per caso cominciavamo a parlare la cosa finiva male. Certe volte si arrabbiava per una parola alla quale io non davo nessun significato. Con lui non potevo parlare di tenerezza o di dolcezza, perché dietro queste parole lui vedeva in tentativo di legarlo a me con una catena di tipo affettivo. Tra noi doveva esserci solo sesso. Certe volte non capivo come potesse perdere la pazienza per cose che a me sembravano di nessun peso. Durante il sesso voleva che facessi tutto quello che diceva lui e fin qui nessun problema, ma voleva anche che gli dicessi delle cose che a me sembravano solo una recita e, aggiungo, una recita stupida, ma se non gli dicevo quello che voleva sentire, mi guardava arrabbiatissimo e questo distruggeva tutto il momento di intimità. Probabilmente le cose che mi chiedeva erano legate a parti del suo vissuto delle quali non ho mai saputo nulla, ma se è veramente così non lo saprò mai. Ho finito per cercare varie scuse per non fare sesso con lui, cioè non per non fare sesso ma per evitare che di finire comunque a litigare per cose assurde. È ancora un bel ragazzo, anche se non ha più vent’anni, e non mi sembra invecchiato, ma ormai da tempo lo sentivo estraneo, lontano, a parte il sesso fatto in silenzio.
Certe volte, specialmente nei primi tempi, quando non abitavamo insieme, era addirittura assillante, mi cercava, mi mandava messaggi, io pensavo che fossero manifestazioni di affetto, l’ho pensato per anni, ma probabilmente erano solo dei mezzi per riuscire a fare sesso con me, idea che all’inizio, per lui, era quasi ossessiva. In fondo ciascuno di noi faceva dell’altro il secondo protagonista della storia che avrebbe voluto vivere. Per me, lui era il ragazzo innamorato che si esprime attraverso il sesso perché ha delle remore ad esprimersi a parole. Per lui, io ero il ragazzo inibito che fa tante chiacchiere perché non ha la faccia di dire che il sesso gli piace troppo. Non c’è bisogno di dire che entrambe le interpretazioni erano assolutamente sbagliate.
Prima ci raccontavamo tutto, anche quello che ci succedeva al lavoro, poi lui del lavoro ha finito per non dire più nulla e quando gli parlo di quello che mi succede al lavoro, mi sta a sentire per educazione ma è sostanzialmente indifferente. Un ragazzo amico nostro ha avuto dei grossi problemi di salute, io me ne sono sentito preoccupato per non dire sconvolto, lui è rimasto sostanzialmente indifferente, quando ho provato a parlargliene mi ha detto che parlarne non serve a niente e che le cose vanno come devono andare. Questa risposta mi ha gelato un po’ anche se so che sostanzialmente ha ragione. Un giorno è uscito fuori l’argomento del tradimento e gli ho chiesto se mi aveva mai tradito. La risposta è stata chiarificatrice: “Quando stavo non Luigi, tu non ti sei fatto scrupoli…” Non mi lascia male il fatto che mi abbia tradito ma il fatto che non me lo abbia detto se non quando la nostra storia era ormai finita. Chissà per quanto tempo e con quanti ragazzi è stato… e io non avevo capito niente. Ma perché tenere una posizione così ambigua? Poteva andarsene se voleva. Forse per la casa? La casa è affittata a nome mio e tutte le utenze sono intestate a me, ma abbiamo sempre diviso esattamente tutte le spese. Lui non ha problemi di quattrini, lavora molto e guadagna bene e, se volesse, una casa potrebbe benissimo comprarsela. Io credo che per lui la monogamia sia sostanzialmente impensabile, anche i tradimenti non li sente proprio come tradimenti perché tende a tenere in piedi più relazioni contemporaneamente.
Non sono arrabbiato o furioso con lui, sono solo perplesso. Adesso lui non c’è più da un paio di settimane, ma non mi stupirei di vederlo ritornare alla carica. Se lo facesse, mi metterebbe in difficoltà perché non saprei che cosa fare con lui, ma spero che non accada nulla di simile e che il tempo ne sbiadisca anche il ricordo, anche se inevitabilmente quel ricordo resterà.
Quanto a me, non ho la minima intenzione di cercarmi un altro ragazzo. La mia esperienza di coppia gay l’ho fatta, non ha niente a che vedere con le favole, è un’esperienza umana come le altre, un’esperienza qualunque, la mia (e la sua, ovviamente). Adesso voglio restare solo, voglio pensare al lavoro, ad organizzarmi una vita basata su altre cose e magari a fare qualcosa di buono per il mio prossimo, ma niente più gay. Per il momento almeno, l’argomento va congelato.
Certe volte mi viene in mente un pensiero strano: se mi fossi forzato a stare con una donna (cosa anche possibile, perché non ero del tutto indifferente alle ragazze) forse adesso avrei figli grandi e avrei in prospettiva una vita che ha un senso. Capisco che magari potrei avere alle spalle un bel divorzio, ma certo è che come gay il risultato è praticamente fallimentare. Sognavo una vita affettiva ma io ho avuto solo una vita sessuale, quella sì, ma una vita affettiva non l’ho mai avuta. Adesso ho superato la fase degli innamoramenti, mi sento neutro su tutta la linea, sostanzialmente indifferente. Avrei solo la curiosità di sapere se ad altri è andata bene. A me in fondo non è andata male, semplicemente è finito tutto in fumo e non posso neanche dire che mi dispiace.



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 Oggetto del messaggio: Re: UN GAY PERPLESSO CHE CERCA DI CAPIRE
MessaggioInviato: mercoledì 13 settembre 2017, 11:18 

Iscritto il: venerdì 10 marzo 2017, 21:43
Messaggi: 102
Con lo scrivente sono coetaneo, ma non mi sento di fare bilanci della mia vita, non sono uno statista: posso descrivere come l'ho vissuta sin'ora. Credo che quando si riesce a dare dignità e onestà a sè stessi e alle proprie giornate, si è vissuti in modo reale e questo dovrebbe bastare :)

Condividere 18 anni col proprio partner, etero o gay, è un traguardo che molti vorrebbero raggiungere.

La cosa che non molti si augurerebbero, è arrivare al capitolo finale della propria storia e constatare di non aver capito molto di chi è stato al proprio fianco per tutto questo tempo.

E' da apprezzare la mancanza di rancore che si avverte nelle parole del ragazzo che ci scrive: personalmente al suo posto credo la vivrei in maniera diametralmente opposta!

Quando si intraprende un percorso insieme, si mette in preventivo che questo possa interrompersi e se ciò accade ma si è stati sempre sinceri e leali, può aprirsi con l'ex un altro cammino...almeno è ciò che è successo a me e me ne reputo fortunato.

Personalmente terminare una storia mi ha portato sofferenza sia se ho lasciato che se sono stato lasciato. Sono d'accordo con lo scrivente che chiudere un rapporto non vuol dire aprirne uno nuovo subito a tutti i costi, anzi: trovo giusto riprendersi la propria vita, i propri spazi e guardare avanti seguendo ciò che si sente di fare.

Quello che non consiglio (anche se obiettivamente è lecito almeno pensarlo in tali momenti) è generalizzare col dire "ormai ho chiuso". Per molti (sottoscritto incluso), far parte di una coppia è altamente gratificante ed emozionante, ma ovviamente bisogna trovare la persona giusta, cosa non affatto semplice...ma nella vita fortunatamente le cose succedono e non possiamo escluderle a priori.

Al momento, l'augurio che faccio a me stesso e a chi sta vivendo un legame importante è quello di continuare ad avere la fortuna di condividere con il proprio ragazzo, tra piccole liti e tanti abbracci, le giornate che ci si prospettano. A chi non ha mai vissuto storie o ne ha chiuse, auguro invece di non abbattersi e di andare avanti essendo sempre sè stessi, senza cercare nulla, ma afferrando ciò che la vita ci offre!


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