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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: GAY E RIMOZIONE DEL SESSO
MessaggioInviato: ieri, 12:26 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
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Caro Project, sono capitato casualmente sul tuo forum e posso dire che sono rimasto colpito, perché permette di gettare veramente uno sguardo sulla realtà gay. Io ho passato i 50, ho avuto i miei problemi e anche le mie storie e adesso sono di nuovo felicemente single (o quasi) da anni. Mi dispiace solo che sento il mio primo e forse unico ex-compagno (se posso chiamarlo così) molto raramente, è un brav’uomo, non c’è dubbio, ma alla fine non ha molto senso cercare di stare insieme per forza quando si avverte che forse si starebbe meglio soli. Quando ci siamo lasciati, penso che sia stata una liberazione per entrambi. Lo ripeto, penso che sia una bravissima persona, ma questo non è un motivo sufficiente per stare insieme. All’inizio, ormai quasi dieci anni fa, c’era qualcosa di forte che ci spingeva uno verso l’altro, forse ci conoscevamo ancora poco e ognuno poteva proiettare nell’altro tutto quello che voleva, in pratica ci siamo innamorati delle nostre proiezioni, i primissimi tempi sono stati belli, poi sono arrivate le prime insoddisfazioni, i primi dubbi, i primi tentativi di provare a rinsaldare il rapporto. Non so se mi ha mai tradito, e francamente non credo, ma il motivo della crisi del nostro rapporto non ha niente a che fare con queste cose e nemmeno con modi incompatibili di vedere la vita, perché sotto quel punto di vista siamo molto simili. Io penso che anche lui, più che altro, abbia provato il desiderio di non essere legato più a nessuno, non so se puoi capire: il fatto di tornare a casa dal lavoro e di trovare il tuo compagno che aspetta non basta e qualche volta puoi sentirlo come una mancanza di libertà, perché se quando torni a casa il tuo compagno nemmeno ti guarda, non perché ha un amante segreto, ma molto brutalmente, perché si è stufato di te, perché è annoiato e anche deluso dal fatto di vivere in coppia… beh, che cosa ti resta da fare se non prenderne atto e cominciare a fare le valigie. Tra l’altro non abbiamo proprietà in comune e la casa è in affitto, quindi basta dare la disdetta e passare il contratto a nome di uno solo di noi e le complicazioni giuridiche sono finite. In pratica quando ci siamo lasciati, la casa è rimasta a lui e io sono andato da un’altra parte in via temporanea, poi, per fortuna, ho trovato un lavoro migliore in un’altra città e me ne sono andato. Questa è la prima parte della storia.

Arrivato nella nuova città, all’inizio ho avuto qualche problema per trovare casa, poi ne ho trovata una che poteva andare bene per me (2 stanze) e mi sono sistemato lì. Sul lavoro mi trovavo abbastanza bene ma c’era una cosa che mi piaceva poco e che mi metteva in ansia. I miei colleghi (otto persone in tutto, sei uomini, quattro sposati e due no, e due donne, una sposata e una no) erano abituati a una vita comune che a me non piaceva per niente. Si incontravano spesso, andavano spesso in vacanza insieme, si invitavano reciprocamente a cena una o due volte alla settimana, e ovviamente hanno cercato di coinvolgere anche me, ma io sono rimasto sempre in disparte e non ho mai partecipato a nessuna della loro attività, evidentemente ci sono rimasti male e alla fine non mi hanno più invitato, cosa che per me è stata una vera liberazione. Il mio tempo libero, che in realtà era poco, lo passavo in casa, a leggere, a sentire musica, oppure su internet, a cercare siti gay come il tuo ma anche siti porno, non mi vergogno di dirlo, ma contatti con persone non ne ho mai voluti, quindi niente facebook, niente social di nessun genere e niente siti di incontri o chat erotiche, insomma, la mia era una vita totalmente da single ed è andata avanti così per parecchi mesi. E questa è la seconda parte della storia.

Un giorno mi fermo a parlare con uno dei miei colleghi (32 anni, non sposato, io ero molto più vecchio di lui) la conversazione è gradevole ma dura pochi minuti, perché sul lavoro di tempo libero ce n’è veramente poco, mi invita a pranzare con lui durante la pausa ma io gli dico che non posso perché ho molto da lavorare. Una risposta del genere, per me significava: “No, grazie! Non sono interessato!” ma evidentemente lui l’ha letta come: “Vorrei venire a pranzo con te, ma purtroppo ho troppo lavoro e non posso!” e da qui è cominciato il gioco degli equivoci. Lui ha cominciato ad insistere e io ho cominciato a raccontare bugie, una appresso all’altra. Era evidente che mi stava facendo la corte, cosa un po’ strana perché un bell’uomo come lui, se vuole, ne trova cento! Io mi sentivo in imbarazzo, lui mi piaceva ma io non volevo più saperne di cominciare storie di coppia e nemmeno di avere avventure. In pratica gli ho sempre detto di no, ad ogni proposta e senza nemmeno tentennare, ma lui non mollava e la cosa mi teneva in agitazione. A un certo punto ho avuto la netta sensazione che prima o poi avrei ceduto, ma non volevo che succedesse e allora ho preso una decisione estrema, senza dire niente a nessuno ho chiesto trasferimento in un’altra città, ed è stata una cosa molto complicata, perché volevo andarmene ad ogni costo e ho dovuto fare una ricerca approfondita per chiedere una nuova sede in modo da essere sicuro di ottenere il trasferimento. Ho disdetto l’appartamento, venendo a patti col proprietario che mi è toccato rabbonire con una adeguata bustarella. Arrivano le feste di Natale, mi viene comunicato che dal 2 gennaio dovrò prendere servizio nella nuova sede. Ovviamente non dico nulla a nessuno, lo sa solo il dirigente, che sta in un altro palazzo, lontanissimo da dove lavoro io. Vado nel mio ufficio quando non c’è nessuno, faccio un pacco di tutte le mie cose e mene vado come un ladro. Arrivo nella nuova città, dal 2 gennaio prendo servizio, vivo temporaneamente in una pensione, nel frattempo cerco un appartamento, ma qui è molto difficile trovarne uno, o sono costosissimi o solo lontanissimi dal mio posto di lavoro. Dopo tre settimane trovo una soluzione che mi sembra accettabile. Nel frattempo ricevo le telefonate sconcertate dei miei ex-colleghi che hanno pensato di avermi fatto qualche sgarbo magari inavvertitamente tanto da spingermi ad andare via in quella maniera. Ricevo le telefonate di “tutti” i miei colleghi con l’unica eccezione di “lui” che non si fa proprio sentire. Non nego che ci sono rimasto un po’ male perché ho pensato che lui il vero motivo della mia fuga lo abbia capito. Non so se lui avesse capito che ero gay, ma non è affatto scontato, potrebbe aver pensato di aver insistito troppo con la persona sbagliata che poi lo ha scaricato in quel modo non potendo fare altrimenti. Nella nuova sede siamo in tanti, tantissimi e i rapporti tra colleghi sono molto superficiali, in pratica ognuno si fa i fatti propri e nessuno si impiccia della vita altrui, l’ambiente è proprio quello che io andavo cercando. Il dirigente è un po’ pignolo ma è anche molto tranquillo e se ci sono problemi non te li scarica addosso ma si prende le sue responsabilità. E questa è la terza parte della mia storia.

Dopo quasi dieci mesi nella nuova sede, una mattina vado al lavoro e rimango trasecolato, nella stanza dove lavoravo da solo hanno aggiunto una seconda scrivania, chiedo perché e mi dicono che il lunedì successivo sarebbe arrivato un novo collega e che siccome gli altri erano già due in ogni stanza, lo potevano sistemare solo da me. La cosa è logica e non posso obiettare nulla. Beh, Project, penso che tu abbia capito chi era il nuovo collega. La mattina del lunedì lo trovo già in stanza. Ci salutiamo come due colleghi che si ritrovano per caso, ma non era assolutamente un caso. Ormai bisognava arrivare ad un chiarimento serio. A fine mattina mi dice che ha le valigie al deposito bagagli della stazione e che dovrà stare in albergo perché non è riuscito a trovare casa, poi mi invita a pranzare con lui, questa volta accetto. L’imbarazzo è palpabile. Ti riporto qui di seguito il dialogo, così come l’ho ricostruito il giorno stesso per non perdere memoria di nulla. Salto tutti discorsi di circostanza e vado subito al sodo.

Lui: Ma perché sei andato via in quel modo? Però, dimmi la verità…
Io: Senti Paolo [lui si chiama Paolo], non fare troppe domande…
Lui: Hai avuto paura?
Io: Paura? E di che?
Lui: di me…
Io: Perché dovrei avere paura di te?
Lui: Uno che non ha paura non scappa…
Io: ma io non sono scappato…
Lui: non dire bugie!
Io: E tu perché sei venuto qui?
Lui: perché io non ho paura…
Io: ma che cosa vuoi da me?
Lui: Non mi dire che non ci siamo capiti… perché non è vero … se è veramente quello che vuoi posso anche chiedere un altro trasferimento, magari un una sede disagiata, così ti lascio in pace… non ti voglio dare fastidio…
Io: ma che dici? Piuttosto, se vuoi puoi stare da me finché non trovi una sistemazione, perché qui trovare casa è complicato…
Lui: Grazie! Me ne vado appena trovo casa, stai tranquillo!
Io: Per favore non insistere su questo tasto! Mi pare che non c’è molto altro da dire…
Lui: beh, ci sarebbe eccome…
Io: Voglio dire che non c’è bisogno di dirlo.

Finita la giornata di lavoro siamo andati alla stazione a prendere i suoi bagagli e li abbiamo portati a casa, si è sistemato nella seconda stanza, non sembrava un ospite, faceva tutto lui, ha preparato la cena, non mi ha permesso di lavare i piatti, alle 22.00 mi ha detto che era stanchissimo ed è andato a dormire. Io ero completamente sottosopra, sono andato a dormire anche io ma ho dormito molto poco. L’indomani mi sono alzato prestissimo, alle 6.15, mi sono preparato e sono sceso al bar a prendere il necessario per la colazione, colazione a casa! Erano anni che non facevo colazione a casa! Preparo tutto con molta cura e mi sorprendo quasi interessato a fare una bella figura con Paolo. Paolo guarda compiaciuto il tavolo e mi dà un pacchetto. Mi dice questo è per te! È una bottiglia di lavanda. Mi dice che è la stessa che usa lui, evidentemente il gesto è simbolico.

Ormai sono passati tre mesi, gli ho detto che se vuole può stare a casa mia “dividendo le spese”, per dare una motivazione formale alla cosa. Ci siamo comportati sempre come buoni amici e niente di più. Ti sembrerà strano, Project, ma io voglio che le cose vadano avanti così e magari spero pure che si trovi un ragazzo e che se ne vada con lui. Ho cominciato a volergli bene, ma non voglio avventure e nemmeno storie serie, lui lo sa, non insiste. Non so se diventeremo mai una famiglia nel vero senso della parola, o forse siamo già una famiglia. A me sta bene così, anche se è incredibile, forse ho più bisogno di un figlio che di un amante o forse mi sento amato anche così.

Insomma Project, non so se lui soffra per questa situazione ma non mi sembra proprio, In questo modo abbiamo trovato un nostro equilibrio e così la cosa può andare avanti senza vincoli di nessun genere, salvo un po’ di affetto. Quando sento la gente che parla di tradimenti mi viene da pensare che io quasi quasi vorrei essere tradito da lui, per il suo bene, non lo odierei affatto, ansi penso che tra noi non cambierebbe proprio nulla, o forse sì ma in meglio.



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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E RIMOZIONE DEL SESSO
MessaggioInviato: ieri, 17:22 
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Iscritto il: sabato 28 dicembre 2013, 22:27
Messaggi: 897
Mah guarda project... non posso categoricamente escludere una storia di questo tipo ma, in 20 anni di navigazione, di ragazzi gay che mi parlassero già di una crisi del desiderio tipo andropausa negli -enta me ne son capitati esattamente un paio. Diverso ovviamente è il caso dell'ansia prestazionale/senso di inadeguatezza/asessualità vera o presunta che si possono manifestare in età anche di molto più precoce onde per cui, nei panni di quel cinquantenne, altro che lasciare la questione del sesso sul piano del generico/amicale/indistinto! Salvo problemi da dover preliminarmente tirar fuori per chiarezza, prima di arrivare a convivere con una persona di non importa quale età, un trentenne, giustamente, senza sesso non ci starà. Se ne andrà a cercar coetanei o, se amante del genere, a far da nave scuola a qualche twinkino.
Anche un amante dei daddies potrà, al limite, essere indulgente su certi fatti prestazionali, passar sopra la riduzione fisiologica del drive sessuale ed assumere un ruolo nella coppia di tipo trainante o compensatorio ma, all'ambiguità di una convivenza in bianco di questo tipo, giudicherei preferibile per il cinquantenne un/a coetanea/o che, per motivi suoi o per aver già praticato a sufficienza, non sia interessata/o agli aspetti strettamente genitali della relazione o, al più, una dignitosa colf/governante/badante.


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 Oggetto del messaggio: Re: GAY E RIMOZIONE DEL SESSO
MessaggioInviato: ieri, 21:47 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5281
Dunque, Agis, ti confesso che di fronte a questa mail la prima reazione che ho avuto è stata praticamente identica alla tua. Se il 50enne deluso può anche arrivare a mettere da parte l’idea di trovarsi un compagno o, a maggior ragione, di frequentare chat e siti di incontri, è molto meno credibile che un 32 enne possa accettare un rapporto senza sesso, però, parlando a voce con il 50enne mi sono reso conto che la mail omette tante altre cose, che renderebbero la storia molto più comprensibile. Io penso che alla fine tra queste due persone, che intanto hanno una notevole differenza di età, si sia creato un equilibrio per cui possono fidarsi uno dell’altro, loro non usano la logica della coppia, perché non sono una coppia, non ci si sentono, la logica è piuttosto di tipo familiare (padre-figlio) ed è quasi ovvio che messe le cose in questi termini la sessualità sia una realtà ampiamente marginale. Non sono portato a puntare sulla stabilità di questo rapporto, non è detto che duri nel tempo, anche se non ha in ogni caso le instabilità dei rapporti che coinvolgono la sessualità. L’impressione è che questo rapporto non sia un impedimento per il crearsi di altri rapporti, quelli sì, almeno per il 32enne, con una vera componente sessuale. Quello che colpisce è che il più giovane abbia perseguito in modo tenace l’obiettivo della convivenza col 50enne, ma probabilmente, nonostante le ritrosie più volte dichiarate, il 50enne aveva manifestato, forse inconsapevolmente, una disponibilità sostanziale molto forte a quel tipo molto particolare di rapporto.



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