LA VERA STORIA DI UN GAY 64ENNE

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progettogayforum
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LA VERA STORIA DI UN GAY 64ENNE

Messaggio da progettogayforum » venerdì 31 luglio 2020, 14:40

- Ciao Project, sono Enrico, come stai oggi?
- Non mi lamento, mi sento stanco, anche molto stanco, ma tutto sommato va bene, e tu?
- Beh, io bene, un po’ sottosopra emotivamente ma bene.
- Questo mi fa piacere.
- Intanto ti faccio i complimenti per la chat, ci sono veramente ragazzi notevoli.
- Ti ringrazio, ma è tutto merito loro, io ho solo messo in rete uno strumento, tra l’altro in chat non entro quasi mai.
- E poi, a parte la chat, anche tutto il lavoro del forum, anche se io sono un po’ fuori tempo per queste cose.
- Che vuoi dire?
- Io ho 64 anni e mi sto facendo i conti per vedere quando andare in pensione. E nel forum sono tutti giovani, mi sento a mio agio ma avrei dovuto scoprire il forum 40 anni fa, adesso mi fa un po’ malinconia.
- Beh, un po’ ti posso capire però, vabbe’, te lo dico perché lo dico a me stesso, più ti isoli più rapidamente invecchi, per me Progetto è un po’ come un farmaco antiage.
- Non hai tutti i torti e poi io penso che tu abbia tanta gente che ti cerca.
- Io? No! Proprio no! I primi anni di Progetto era così, ma adesso la posta seria è rara, spesso vado a cercare nella posta vecchia ed era proprio un’altra cosa.
- Allora, se hai un po’ di tempo, ti posso parlare un po’ di me.
- Certo, ci mancherebbe, tutto il tempo che vuoi.
- Come vivevamo da ragazzi lo sai perché sono più giovane di te ma il decennio è quello. Adesso non mi ricordo nemmeno tante cose, la memoria è un po’ confusa e poi non ho mai scritto niente: niente diari, niente poesie, niente, io non sono uno scrittore. Non mi ricordo di essere stato gay prima dell’università e direi pure prima di aver finito l’università. Certo non sono mai stato etero, però forse ero distratto dagli studi e pensavo soprattutto a quello e poi di quell’epoca ho solo qualche flash, ma non riesco a ricordarmi come ero veramente, comunque non ho avuto storie con ragazzi a nessun livello, proprio niente. Volevo finire gli studi e lavorare per avere un po’ di soldi miei e magari per andarmene ogni tanto in vacanza, cosa che non avevo mai fatto. Quando mi sono laureato avevo appena compiuto 25 anni e ho cominciato a lavorare quasi subito, ma erano proprio altri tempi, e guadagnavo pure bene. Sono andato a lavorare vicino Torino. Era una cosa molto impegnativa per un ragazzo di 25 anni però mi dava anche soddisfazioni soprattutto economiche, però, forse proprio perché stavo sempre solo, proprio lì ho cominciato a sognare e a desiderare di non essere più solo. Di ragazzi belli ce ne stavano tanti pure dove lavoravo io, ma li vedevo solo da lontano e non c’era nemmeno la possibilità di scambiare due parole, però quei ragazzi li vedevo e la reazione era malinconica e cominciavo a pensare che la vita l’avrei passata comunque tutta da solo. Ho lavorato 5 anni nello stesso posto, ho fatto carriera, sono arrivato a 30 anni ed ero sempre solo come un cane. Non potevo tornare quasi mai a casa perché i miei erano della provincia di Taranto e, coi mezzi di allora, era un viaggio impensabile per stare fuori 1-2 giorni. Stavo nel mio appartamentino e mi immalinconivo ogni giorno di più. Non stavo male, perché avevo fatto amicizia con un po’ di gente del paese e mi trattavano bene, scendevo al bar per prendere il caffè con amici del paese che mi venivano a bussare a casa. Un giorno trovo una busta di plastica appesa alla maniglia della porta, la porto in casa, la apro e dentro c’era un ciambellone fatto in casa e anche un biglietto. In pratica una signora del vicinato mi voleva ringraziare perché una volta ero andato a Torino all’INPS per spicciare un problema dell’INPS e avevo risolto anche un suo problema, tra l’altro minimo, ma lei si era risparmiata un viaggio a Torino. Il ciambellone era buono, lo metto in frigo e non ci faccio troppo caso. L’indomani passo dalla signora e la ringrazio, lei è molto cerimoniosa vuole offrirmi un bicchiere di vino ma io non bevo perché vado di fretta e tutto finisce lì.
- Mh … ma la signora era sposata?
- Sì! Lei avrà avuto 27-28 anni il marito ne aveva 42 e avevano pure due figli, quindi, secondo i miei calcoli molto teorici, io potevo stare tranquillo. Fatto sta che dopo 15 giorni mi arriva un altro ciambellone e questa volta non c’era la scusa della pratica dell’INPS. Passo dalla signora che insiste per farmi entrare ma c’è qualcosa che non mi quadra e le faccio promettere un po’ scherzosamente che non mi manderà più ciambelloni.
Passa una decina di giorni e trovo un altro pacchetto appeso alla porta, questa volta non era un ciambellone ma una pizza rustica con ricotta, salumi e formaggio. Passo doverosamente dalla signora e le dico: “La ringrazio della pizza rustica, ma eravamo d’accordo …” e lei mi dice ridendo: “Ma non è mica un ciambellone! Ne ho fatte due per casa, le uova e la ricotta c’erano e allora ne ho fatte tre!” Poi la signora mi invita come la volta precedente a prendere un bicchiere di vino, ma io dico che vado di fretta, la ringrazio e la saluto. Questi regali si sono ripetuti parecchie volte e la cosa mi ha messo molto in allarme. Vedi, Project, le cose sono strane, magari quella signora non aveva nessuna intenzione di circuirmi, ma io avevo paura. Oggi, a distanza di tanto tempo, sono portato a pensare che potevano essere cose fatte così, per simpatia e amicizia, senza nessun secondo fine ma allora ho avuto paura e sono arrivato alla conclusione che dovevo cercarmi subito un posto di lavoro da qualche altra parte e sarebbe stato comunque un cambio rischioso e faticoso, perché ormai in Piemonte mi ero sistemato bene e mi trovavo bene.
- Ma non hai cercato di capire che cosa aveva veramente in testa la signora?
- No! Ero spaventato, rimandare indietro i regali sarebbe stato oltre che scortese soprattutto strano, tanto più se lei me li mandava senza nessun secondo fine. Io dovevo solo cercare un nuovo posto di lavoro senza accennare nulla a nessuno, anche a costo di pagare un paio di mesi di affitto a vuoto e me ne dovevo andare proprio sparendo da un giorno all’altro, magari andando via di notte per non farmi vedere. Insomma, avevo ormai una certa esperienza del mio settore, prendo informazioni su un’azienda del Veneto di un settore molto affine a quello dove avevo lavorato. Fatto il contratto, scappo dal Piemonte e mi trasferisco in Veneto e il primo giorno del nuovo lavoro scopro che il personale è praticamente tutto femminile. Ci sei ancora o ti sei addormentato?
- Ci sono, ci sono, vai avanti che ti seguo
- Mi rifaccio il nodo alla cravatta e vado a presentarmi al mio capo e trovo che il mio capo è una donna (si fa per dire!), in pratica una signora grassissima, laureata in Economia e Commercio, che si chiamava Francesca e faceva quasi fatica ad alzarsi dalla sedia, però era molto competente anche se si interessava soprattutto della parte commerciale più che di quella tecnica. Abbiamo parlato delle mie esperienze lavorative, si è resa conto che non ero un novellino e mi ha detto: “Tu devi occuparti di tutta la parte tecnica: macchine operatrici, impiantistica, guasti, manutenzione, aggiornamento del parco macchine, io penso alla commercializzazione, il controllo di qualità lo fa Marina, che si occupa anche di questioni sindacali e di amministrazione, paghe, malattie, aspettative, maternità, ecc. ecc..” Io le ho detto: “Ma siete tutte donne!” E lei mi ha risposto: “Meglio, no?” Io ho annuito come un cretino ma dentro di me pensavo che ero finito nel posto sbagliato. Io, Francesca e Marina ci vedevamo spesso e siccome il lavoro tecnico tutto sommato non era molto avevano cominciato a darmi anche altri incarichi. Allora cominciavano a diffondersi i primi computer Olivetti e io proposi di comperarne tre, uno per me, uno per Francesca e uno per Marina. A quei tempi l’acquisto di tre computer era una spesa non indifferente anche per una impresa non proprio piccolissima come quella in cui lavoravo io. A livello tecnico i computer potevano anche essere una vera rivoluzione in azienda, ma c’era il problema tutt’altro che piccolo di insegnare a Francesca e a Marina a programmare il computer, e io avevo paura che i miei problemi sarebbero cominciati proprio dalla mia idea balorda di inserire i computer, perché avrei dovuto stare a stretto contatto con due donne. I computer erano in ufficio, un piccolo edificio di una decina di stanze a 50 metri dagli impianti di produzione. Il lavoro finiva alle 18.00 e noi restavamo lì anche fino alle 22.00 a cercare di programmare i computer, io ne capivo “qualcosa” ma in modo molto rudimentale e quindi mi dovevo studiare le cose la notte prima, per poterle raccontare a Marina e a Francesca la sera appresso. Poi gli incontri da incontri di studio del PC sono diventati incontri conviviali. Cucinavano in ufficio, mangiavamo, scherzavamo e io ero relativamente tranquillo perché quando stai con due donne i rischi sono minimi. Il primo anno con Marina e Francesca è passato così, tutto sommato non male. L’anno successivo a metà di Giugno, Francesca è morta d’infarto e ci sono rimasto veramente malissimo perché non me l’aspettavo minimamente. Aveva 41 anni, era un’amica vera, con tanto buon senso. Non aveva famiglia ed era figlia unica. Per noi e per l’Azienda è stata una perdita insostituibile. Al suo posto la proprietà ha mandato un ex commercialista cinquantenne che appena ha visto il computer sul suo tavolo ha detto: “E che è quest’affare? Questi non servono a niente!” Io e Marina ci siamo guardati negli occhi come per dire: “E questo da dove arriva?” Però quello era il nostro capo! Il “commercialista”, così lo chiamavamo, non capiva niente di commercializzazione dei prodotti, di pubblicità, di campagne di vendita, di promozione e di queste cose qui. Le vendite sono crollate e il “commercialista” ha avuto il buon senso di togliersi di mezzo da solo. Dopo una settimana arriva la nuova sostituta di Francesca, Magda, che forse qualcosa capiva più del commercialista, anzi, senza forse, ma si atteggiava a Regina d’Inghilterra, perché il capo era lei! Io e Marina la chiamavamo Regina! Ovviamente non capiva nulla di computer e non aveva la minima intenzione di farne uso. Non so se Regina fosse una bella donna, perché non è il mio settore, ma aveva tante cose che non mi sono mai piaciute: Francesca e Marina non si truccavano quasi, Regina invece aveva sempre uno smalto rossissimo sulle unghie e un rossetto dal colore incredibile sulle labbra e portava camicette fin troppo sbottonate, gonne aderentissime e tacchi a spillo. Con lei non si è creato nessun trio affiatato del tipo: Io, Francesca e Marina. Io andavo d’accordo con Marina, c’era quasi una complicità nello spettegolare su Regina, però Regina mi aveva adocchiato e io stupidamente avevo sottovalutato la cosa. Di Regina sapevo pochissime cose: che non era sposata, che aveva 29 anni, mentre Marina ne aveva 32, uno più di me. Un giorno, poco prima delle 18.00, Regina mi dice, come se si trattasse di una cosa qualunque, che voleva concordare con me una strategia pubblicitaria e mi chiede di passare a casa sua verso le 20.00, io le dico che va bene, poi lo dico a Marina, pensando dentro di me che sarebbe stato un incontro di lavoro, le dico proprio: “Regina CI vuole vedere a casa sua alle 8.00 per decidere una strategia pubblicitaria.” Marina si gira e mi fa: “Quella ti ha messo gli occhi addosso! Quella TI vuole vedere da solo e a casa sua! Stai attento!” Io le rispondo: “Ma quando mai! Non essere malpensante, ti renderai conto che non è come dici tu!” Lei mi dice molto perplessa: “Ok! Ci vediamo alle otto meno cinque sotto la casa di Regina”. Prima di salire ci raccomandiamo reciprocamente di chiamarla Magda e non Regina! Poi saliamo. Quando Regina apre la porta e vede che non sono solo ha un attimo di perplessità ma non si scompone. Non ci fa nemmeno entrare, ci dice che ha ricevuto una telefonata urgente, che le dispiace moltissimo ma deve andare via di corsa e che della campagna pubblicitaria ne parleremo domani in ufficio e se ne va, proprio correndo, a prendere la sua macchina e Marina mi dice: “Che t’avevo detto io? Questa ce la farà pagare a tutti e due!” Io, da bravo tordo, non avevo capito nulla e pensavo che Regina fosse andata via veramente per un affare urgentissimo, ero perplesso ma Marina mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “Sveglia! Tu ti intendi di computer ma di donne mi sa che ne capisci poco!”
- E come è andata a finire?
- Beh, Regina aveva un debole per me e comunque lei era tecnicamente il capo. Contro di me non si è vendicata ma contro Marina sì. In pratica ha spostato l’ufficio di Marina in un angolo del Capannone di produzione e così, secondo lei, l’avrebbe separata da me e avrebbe annullato le sue influenze negative su di me, e lei sarebbe stata sola con me nella palazzina degli uffici. Poi si era presa l’ufficio più bello, quello del Capo! Francesca stava in un ufficio molto più piccolo e lasciava la sala più grande come sala riunioni, lei invece se la era presa per sé. Lei si sentiva manager e onestamente un po’ lo era. Io, che prima non andavo mai nei reparti, ho cominciato ad andarci ogni giorno e a revisionare macchinari che non avevano nessun bisogno di revisione. Con Marina ci sentivamo tutti i giorni la sera al telefono e abbiamo mantenuto un ottimo rapporto. Con Regina era tutto formale, c’era proprio il cerimoniale di corte. Regina piaceva alla proprietà ed era oggettivamente brava nel suo mestiere, cioè in pratica per la proprietà era la gallina dalle uova d’oro. Le cose sono andate avanti così, in modo imbarazzante per alcuni mesi. Regina era molto sussiegosa e tentava di sedurre col potere e con la professionalità. Nota bene che tra noi, a parte il fatto dell’invito a casa sua, che tecnicamente era risolto, non c’era mai stato assolutamente nulla, però mentre con Marina mi sentivo totalmente a mio agio, con Regina si capiva che c’erano parecchie cose non chiare. Poi a un certo punto le cose sono cambiate.
- Cioè?
- Cioè Regina, che era sempre stata puntualissima ha cominciato ad arrivare tardi in ufficio, ma non solo, se prima era inappuntabile nel vestito e nella capigliatura, dopo sembrava un po’ trascurata, diciamo che sembrava meno manager, meno nella parte di Sua Maestà, diciamo più normale. Ha spostato di nuovo l’ufficio di Marina e l’ha riportato della palazzina degli uffici. Mi vedeva parlare spesso con Marina ma non ci faceva caso, sembrava sovrappensiero. Una volta ha fatto venire la colazione dal bar e ci ha invitato nel suo mega-ufficio per fare colazione insieme e ci ha detto: “Voi siete i miei collaboratori (comunque lei si metteva uno scalino più in alto) e ho piacere di fare colazione con voi!” Marina aveva la faccia di una che stava per dire: “Grazie Maestà!”. Poi si è capito il senso del comportamento “benevolo” di Regina, in pratica lei aveva cominciato una relazione con un ragazzo, un commercialista poco più grande di lei, e voleva convincere la proprietà ad assumerlo. Siccome negli uffici c’erano sempre state solo tre persone, lei pensava che se la richiesta l’avessimo fatta in tre, motivata bene, alla fine la proprietà avrebbe ceduto. Chiaramente Regina non ci ha detto che il commercialista era il suo ragazzo ma era evidente che lei non voleva “un” commercialista, ma “quel” commercialista. Mi sono consultato con Marina e abbiamo deciso di firmare anche noi la lettera alla proprietà per chiedere di avere una quarta persona nello staff. Da allora Regina ha cominciato a chiamarci per nome perché in effetti eravamo suoi complici. Come Regina aveva previsto, il commercialista viene assunto, si chiamava Corrado e francamente non era un gran che, e io di ragazzi, almeno dal punto di vista estetico, me ne intendevo eccome. Regina e Corrado passavano ore insieme chiusi nel mega-ufficio ed era evidente che avevano una relazione, la cosa però dal punto di vista mio e di Marina aveva una certa utilità, perché praticamente Regina per noi non esisteva più, adesso sul lavoro si fidava di noi al 100% e noi stavamo tranquilli. E qui il mio rapporto con Marina ha avuto una svolta molto importante.
- Cioè?
- Cioè Marina è stata la prima persona con la quale ho fatto coming out. Ci vedevamo anche fuori ufficio, io andavo a casa sua (lei viveva sola) e lei veniva a casa mia, cenavamo insieme, ma si sentiva chiaro che non c’era nessun coinvolgimento di altro genere né da parte sua né da parte mia. Una sera lei era a casa mia e abbiamo cominciato a parlare di Regina, prima coi soliti toni canzonatori, e poi, piano piano il discorso si è fatto più personale e mi sono detto: “mi posso fidare!” e così ho detto a Marina che non sopportavo i modi di fare di Regina perché ero gay e non sarei mai andato con una donna. Lei non si è minimamente scomposta e mi ha detto: “Beh, io di me che ti posso dire? Che cosa sono non lo so ma penso che potrei anche andare con un uomo … “ Quella risposta non aveva bisogno di ulteriori commenti. Da allora Marina è diventata il mio punto di riferimento, non era solo un’amica, era una persona che mi capiva, perché in fondo viveva cose non molto lontane da quelle che vivevo io. Ma la storia con Marina non è finita qui.
- Cioè?
- Né io né lei avevamo una vita amorosa e abbiamo cominciato a fare cose simili a quelle che fanno le coppie sposate, andavamo insieme in gita nei fine settimana e anche durante le ferie estive, dieci giorni insieme in albergo in giro per l’Italia, sempre con camere separate, ma passavamo insieme tutta la giornata e ci prendevano sempre per una coppia ma agli albergatori non era chiaro perché prendessimo due singole. Però, ti giuro, queste cose, con Marina, non erano di copertura, erano assolutamente spontanee. Avevamo fatto un patto, se io o lei avessimo trovato coinvolgimenti di un altro tipo, a livello personale, tra noi, non sarebbe cambiato nulla, certo non saremmo più andati in vacanza insieme ma ci saremmo voluti bene esattamente come prima. Ti giuro, io non sono bisessuale, per Marina non provavo nessuna attrazione di un altro genere nemmeno minima, per me era un’amica speciale ma non nel senso sessuale che si dà generalmente a questa espressione. Per esempio, noi siamo andati in vacanza insieme ma l’idea di convivere non ci è mai venuta in mente, né a me né a lei. Allora eravamo poco più che trentenni, adesso lei ha 65 anni è una donna grande e un po’ decaduta, esattamente come me. La situazione è ancora questa e ormai penso che rimarrà questa.
- E sul lato propriamente gay?
- Su quel lato fantasia tanta, ma poi quando ero giovane, in un paesetto del Veneto, che cosa potevo trovare? Il posto era piccolissimo, le possibilità di conoscere altri gay erano minime se non nulle, perché poi io sono rimasto lì definitivamente e ci sto ancora. Mi vedevano sempre con Marina e piano piano col passare dei decenni davano tutti per scontato che noi stessimo insieme e qualcuno pensava proprio che lei fosse mia moglie anche se vivevamo in case diverse. Non so se il mio rapporto con Marina può avere allontanato i ragazzi da me, francamente non credo, anche perché in paese non ho MAI sentito parlare di gay, né bene né male, e ci sto ormai da tantissimi anni. E poi, magari quando sei giovane puoi anche pensare di accettare di correre qualche rischio, ma piano piano, quando passi i 40 che fai? Metti a rischio la tua tranquillità per qualcosa che al 99% è inconsistente? No! Non lo puoi fare. Che ore abbiamo fatto? Le 2.40! Mi sa che devo proprio andare a dormire!
- Intanto ti ringrazio di questa chat che è bellissima e ti volevo chiedere se la posso pubblicare.
- Sì, certo, però cambia i nomi.
- Pensi che Marina potrebbe restarci male di vedere la sua storia su un sito di Progetto?
- Ma no! È impossibile! Le ho fatto conoscere Progetto ed è stata molto incuriosita. Stai tranquillo che va benissimo. Adesso vado. Buonanotte Project.
- Buonanotte Enrico, e grazie!
- Grazie a te! Buonanotte!

Lao
Messaggi: 104
Iscritto il: domenica 19 luglio 2015, 20:41

Re: LA VERA STORIA DI UN GAY 64ENNE

Messaggio da Lao » venerdì 31 luglio 2020, 15:57

È una storia molto coinvolgente, anche se non si tratta di un amore gay. Mi spiace che quest'uomo non sia riuscito a trovare un partner, ma immagino anche la società italiana, foss'anche del nord del paese, negli anni Ottanta (gli anni in cui sono nato ed ero un bambino).
Capisco il timore e l'imbarazzo per una donna che ti corteggia. Tuttavia non credo che avrei cambiato regione per questo, a meno che la situazione non fosse davvero insopportabile. Diversi anni fa una mia coetanea - una persona piuttosto sgradevole umanamente - mi ha fatto delle avances chiedendomi se fossi fidanzato, dicendomi che ero bello, telefonandomi e cercando di trovare la vicinanza fisica con me. A me per ovvie ragioni non interessava nulla di lei, neanche come amica. Sapevo che era fidanzata e infatti, dopo qualche settimana di avances non corrisposte, se n'è uscita di punto in bianco dicendo che qualche settimana dopo si sarebbe sposata, cosa che poi ha fatto: una liberazione nonostante l'incoerenza!

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