Ventun anni e un'amicizia/amore

La realtà dei gay, storie ed esperienze di vita gay vissuta
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Aquilotto
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Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Aquilotto » martedì 20 luglio 2010, 22:11

Ho scoperto questo forum per caso e mi ha fatto un bell'effetto. Mi piace quello che ci ho trovato, esperienze vere di persone vere, qualcosa che apprezzo moltissimo. Così ho trovato il coraggio per scrivere anch'io di me. Spero di non annoiarvi se vi racconto un po' della mia vita, ma penso che questo sia il posto giusto. Davvero complimenti per il sito.

Ho 21 anni. Mi sono reso conto che mi piacevano i maschi in terza media. Prima le mie fantasie erano rivolte alle ragazze, ne ero attratto, però verso i 14 anni ho cominciato a rivolgere le mie attenzioni quasi solo ai miei coetanei. Per me è stato un trauma, non lo accettavo affatto, non riuscivo a credere di essere diverso… era un fatto grave perché era proprio in quel tempo che mi stavo rendendo conto di quanto mi sentissi distante da tutti: vedevo gli altri divertirsi, fare gruppo, condividere esperienze; invece io mi sentivo solo, emarginato, un po’ per via del mio carattere, un po’ per l’ambiente in cui vivevo dove contava molto l’”essere fighi”. E come se non bastasse, c’era questo. La mia prima adolescenza è stata tetra. Non avevo praticamente amici, mi sentivo solo e triste, a scuola andavo bene come è sempre stato fin dalle elementari ma ovviamente crescendo cominciavo a sentire la mancanza delle cose più importanti, appunto lo stare bene con i coetanei, divertirsi. Ero attratto da molti dei ragazzi con cui avevo a che fare, ma non davo segni esteriori riguardo il mio orientamento sessuale. Erano un po’ tutti una specie di modello di riferimento, su come anche io mi dovessi comportare, come se loro fossero “giusti”, avanti, e io li dovessi raggiungere. A sedici anni è capitato che i miei scoprissero che avevo consultato siti gay porno, ne erano rimasti sconvolti, io avevo trovato qualche scusa per fargli credere che non si trattasse di una cosa seria ed è finita lì. Devo dire che ha sempre molto pesato la presenza-assenza dei miei genitori, entrambi abbastanza in su con gli anni e totalmente lontani da me per quanto può riguardare la sfera dell’affetto e dell’educazione sessuale. Mio padre, in particolare, era ed è, di fatto, un estraneo. La mia figura familiare di riferimento è sempre stata mio fratello, di dieci anni più grande, che ovviamente mi era molto più vicino, anche se successivamente si è stabilito all’estero e abbiamo un po’ perso il contatto quotidiano. Ad ogni modo non gli ho mai detto di me, né a nessun altro.
Passato un po’ di tempo c’è stato un cambiamento nella mia vita, ho cominciato a suonare in un gruppo musicale, e da lì le cose sono migliorate, ho cominciato davvero a stringere nuovi rapporti di amicizia, a conoscere molto bene alcune persone, ad uscire la sera, eccetera. Mi sentivo meglio; se non altro un po’ del buco che sentivo di avere si era riempito, anzi inaspettatamente ero arrivato a diventare una specie di punto di riferimento, una persona abbastanza conosciuta, per cui sempre più spesso mi capitava di avere a che fare con nuove persone e nuove conoscenze, ragazzi e ragazze, sia della mia età sia un po’ più vecchi e un po’ più giovani, e di essere addirittura visto con ammirazione e rispetto. Il luogo in cui vivo è una specie di grande paese e se non di persona, almeno di vista, ci si conosce un po’ tutti, ed era bello sentirsi parte di questo mondo, in qualche modo realizzati. Il mio carattere era cambiato, non ero più moralista e bacchettone come prima (avevo un po’ preso dai miei), ma molto più tollerante, molto più interessato alle diversità, alla vita reale con tutto ciò che vi accade. Continuavo, ovviamente, a nascondere a tutti la parte più profonda della mia coscienza, e ragazze non ne avevo; questo mi rendeva un po’ depresso, mi sentivo un incapace, un imbranato, pensavo che sarei rimasto sempre solo. Me ne importava davvero, voglio dire, sapevo bene “che cos’ero” ma mi è sempre piaciuta l’idea di avere accanto una persona, amarla, volerle bene, e non avevo mai pensato all’eventualità che questa persona fosse un ragazzo. Vivevo l’omosessualità come una specie di abitudine, che magari avrei portato avanti di nascosto, ma che non mi avrebbe mai portato ad amare un maschio. Gli altri però, un po’ tutti, anche senza amare veramente, riuscivano comunque facilmente ad avere “avventure” con le ragazze, cosa in cui io non sono mai riuscito, e sentivo molto questa mancanza, questa mia distanza da un terreno comune.
Poi è successo che mio padre scoprisse di nuovo che siti avevo frequentato, questo un paio d’anni dopo la prima volta, e lì non sapendo che scuse inventare sono stato costretto ad ammettere che mi interessavano i ragazzi. Lui probabilmente non avrebbe mai immaginato una questione simile nella mia (sua) vita, per un po’ ha cercato di capire ma io poi ho troncato ogni discorso. Mi infastidiva tantissimo che ora sapesse di me, pur se avevo alleggerito la cosa raccontandogli parecchie balle. In un certo senso lo ritenevo (e lo ritengo tuttora) responsabile di come sono e come mi sento, per una sua incapacità di trasmettere ai figli altro che non fossero gli insegnamenti morali di base. Lui non mi ha mai più fatto domande inerenti l’argomento, ma io già lo detestavo come persona, da quel momento ancora di più e non provo alcun affetto nei suoi confronti.
A diciannove anni finalmente un’esperienza con una ragazza, in pratica degli amici avevano… “organizzato” il nostro metterci insieme, essendo entrambi single cronici. Io però non provavo nulla per lei, me ne sono reso conto e dopo tre mesi l’ho lasciata, senza che ci fossimo mai spinti più in là dei baci (lei era anche più giovane di me), e ad oggi è ancora l’unica ragazza con cui sia mai stato insieme.
Essere di nuovo solo, dopo l’euforia iniziale di essermi inaspettatamente “sistemato” (finalmente avevo avuto una ragazza, come tutti), mi ha fatto stare di nuovo maluccio, insomma sempre triste e malinconico anche se non in apparenza, ma nel profondo sì. Questo sebbene avessi ormai un nucleo di amici buoni e stabili, insomma non ero affatto solo, però mi sentivo sempre un po’ vuoto. Finché è successa una cosa.
Ormai un anno fa ho conosciuto Matteo (chiamiamolo così), un ragazzo due anni più giovane di me che mi ha chiesto di suonare con lui nel suo gruppo. Ci abbiamo messo poco tempo a conoscerci e ad entrare in sintonia, e, cosa splendida, abbiamo scoperto di essere molto simili in certi aspetti del nostro carattere e dei nostri interessi, abbiamo cominciato a parlare e a passare del tempo insieme, a divertirci. La sua persona mi ha colpito: allegro, estroverso, senza molti dei freni o dei preconcetti che io invece ho (e che stando con lui ho un po’ perso!), ma allo stesso tempo di un’intelligenza assai acuta, sensibile, una rara capacità di capire le cose nel profondo. Una bella persona, a cui praticamente tutti vogliono bene, così come lui dimostra di voler bene agli altri. Per me era un po’ un modello: un insieme di tante caratteristiche che avrei sempre voluto essere mie ma che non lo sono mai state.
Ho scoperto di trovarmi perfettamente a mio agio con lui e la cosa è stata reciproca, in breve tempo siamo diventati ottimi amici, ma veramente ottimi, come io non ne avevo mai avuti: ovvero, con nessun altro ottimo amico che ho parlerei come parlo con lui, di tutto, anche delle riflessioni sulla vita e sui sentimenti… e spesso ragionando arriviamo alle stesse conclusioni, ci finiamo le frasi a vicenda, insomma ci sentiamo proprio vicini ed è un bellissimo attaccamento quello che si è sviluppato fra di noi, fatto di empatia, stima e fiducia reciproca, di piacere nello stare insieme, sia in occasioni stabilite, sia per il gusto di stare, così senza un motivo particolare.
Attrazione fisica verso di lui ne provavo ma in modo un po’ banale, voglio dire, ne provavo verso di lui come verso tanti altri. Col tempo la cosa ha preso una piega che non mi aspettavo. Mi sono scoperto sempre più affezionato a lui, in pratica non aspettavo altro che di vederlo o sentirlo; ho cominciato ad essere impaziente nei periodi in cui non riuscivamo ad essere insieme (lui a scuola, io all’università, in una città pur non molto lontana); mi interessavo di tutto quello che faceva… stare in sua compagnia mi faceva stare bene, bene davvero, e sembrava essere l’unica cosa capace di farmi questo effetto. Già da un paio d’anni ormai la mia rinomata diligenza scolastica era venuta meno, ora ero sempre meno concentrato sugli studi, e pensavo sempre di più a lui. Giornate intere passate a non fare nulla, a saltellare dal letto al divano al computer, senza concludere proprio niente, soltanto pensando a lui. Totalmente innamorato, per la prima volta nella mia vita, e ho capito cosa significa davvero. Sono andato alquanto in confusione, ho perso ogni punto di riferimento, senza capire chi fossi o cosa volessi fare, semplicemente non riuscivo a non pensare in ogni momento a lui, se stesse bene, se potessi fare qualcosa per farlo stare meglio, come potessi essergli d’aiuto casomai non tutto gli andasse bene. Con lui parlavo di me, gli dicevo di non essere tranquillo, anzi inquieto per via di alcune scelte in ambito universitario – e poi di vita – che dovrò fare, mi sono anche sfogato a volte e lui mi ha consolato con molta vicinanza, facendomi sempre sentire la sua presenza, il suo aiuto e il suo appoggio; non gli ho mai detto, però, che il vero e fondamentale motivo della mia inquietudine, che a questo punto della mia vita mi ha cambiato radicalmente l’esistenza, era lui.
Piccolo problema: Matteo è etero! Anche se forse non proprio “eterissimo”. Mi spiego.
Lui e la sua ragazza, con cui stava insieme da molto tempo, si amavano davvero. Da quando l’ho conosciuto a quando si sono lasciati, molti mesi, hanno avuto qualche incomprensione, in queste occasioni Matteo si confidava con me e io gli davo dei consigli. E’ andata a finire che si sono lasciati definitivamente, però dopo poco tempo, davvero molto poco, Matteo si è messo insieme con un’altra ragazza che già prima era attratta da lui, e insieme formano, si può dire, una coppia perfetta: si vogliono molto bene e si aiutano reciprocamente nelle avversità, di cui la vita di entrambi abbonda. Io, più che essere geloso, ero (e sono) sinceramente felice per lui: nel vedere la sua felicità, nel vedere il suo sentirsi bene, un po’ divento felice anch’io.
Una volta però, in una delle nostre innumerevoli serate passate a parlare, mi aveva confidato di aver temuto, anni prima, di poter diventare omosessuale, vivendo a casa soltanto con la madre e la sorella, in assenza del padre (genitori divorziati). Di fatto non lo è, anche se alcuni suoi atteggiamenti potrebbero essere interpretati in questo senso: lui è abbastanza disinibito, nel parlare e nel comportarsi, giochiamo continuamente con doppi sensi (non soltanto fra noi due), si veste in modo a volte appariscente, si tinge i capelli. Di sicuro sa cosa voglia dire, a livello comportamentale, la condizione di omosessuale, in modo per niente superficiale.
Io vivo come nella perenne speranza che un giorno ci si… “incontri” su questo terreno, poi lo vedo felice e stabile in compagnia della sua amata e mi disilludo. Però ci sono stati dei periodi in cui mi sono davvero consumato nel pensare a lui, nel fantasticare sulla possibilità di avere un rapporto anche affettivo con lui, per quanto già ora siamo molto espansivi l’uno nei confronti dell’altro e ci vogliamo tanto bene. Ogni tanto ci ricasco, passo dei periodi di profonda tristezza.
Sono sincero con Matteo su tutto tranne che su questo. Gli ho sempre nascosto la mia vera persona. Penso però che se decidessi di parlarne a qualcuno, lui sarebbe indubbiamente il primo con cui lo farei. Perché so che mi capirebbe, meglio di quanto chiunque altro potrebbe capirmi. Ci intendiamo a tal punto che lui saprebbe capirmi a fondo. Ciononostante ho paura, perché temo l’eventualità di rovinare, anche se non so come, il nostro bellissimo rapporto da amici, un rapporto che veramente non vorrei perdere, è fondamentale nella mia vita. Ho paura di come le cose potrebbero cambiare, una volta che gli dicessi di essere innamorato di lui, quando lui è già innamorato di una ragazza, e insieme portiamo avanti una attività (quella del suonare insieme) che coinvolge altri amici comuni.
Il mio volergli bene mi fa essere, nei pensieri e nelle azioni, piuttosto protettivo nei suoi confronti, come se fosse un fratellino. Farei tutto per lui e non sopporto l’idea che possa stare male per qualche motivo, vorrei essergli sempre vicino. Nel tempo ho imparato a non essere assillante, a tenermi a debita distanza se non è necessario essere vicini… non vorrei né condizionarlo, né fargli sospettare qualcosa. Poi chissà, lui magari già sospetta, ma è intelligente e saprebbe non farmelo capire (queste ad ogni modo sono mie costruzioni).
Davvero non so come portare avanti la mia vita, che nel frattempo, almeno dal punto di vista degli studi, ha conosciuto un vero e proprio flop, dal quale per riprendermi dovrei dimenticare tutto quanto e concentrarmici totalmente. Ne sono incapace, perché la mia vita è cambiata e non sono più disposto a rinunciare al contatto umano, che con tanta fatica ho creato negli anni, in nome dello studio, come invece avrei saputo fare in passato.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, e magari se qualcuno di voi si ritrova in quello che ho scritto.
Mi scuso per essere stato abbastanza prolisso, è la prima volta che parlo (scrivo) di me dicendo proprio tutto tutto, ma poter parlare qui dentro mi sembra una cosa bellissima e attendo ansiosamente le vostre risposte.
Ciao a tutti.
Se io sapessi cosa mi fa bene
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barbara
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da barbara » martedì 20 luglio 2010, 23:04

Ciao aquilotto, che intensità la tua storia... Così giovane e così vissuta, di emozioni profonde. Anni difficili, i tuoi. Li descrivi così bene che si "sente" la solitudine. Eppure sei qui, ancora a credere nell'amicizia, a sperare nell'amore. Questo é l'importante. Prima o poi lo incontrerai, a furia di desiderarlo, non temere.
E' bello poi questo pensiero che hai di non voler rovinare un'amicizia. Chi ti sta intorno lo capisce che si può fidare. Nonostante il vuoto che hai vissuto, in te c'é spazio anche per gli altri ,
Arriverà da qualche parte questa capacità di amare. Non credi?
Qualcosa in fondo ti avranno passato i tuoi genitori, compreso tuo padre.
Anche se c'é la rabbia, aiuta pensare che ci sono delle radici solide, buone, sulle quali puoi costruire.
E poi serve il coraggio. Ma quello non ti manca, a quanto vedo.
Spero di poter parlare ancora con te.
Un abbraccio
Barbara

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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da progettogayforum » mercoledì 21 luglio 2010, 0:12

Ciao Aquilotto,
che post! Credo che non si potesse ritrarre in modo più fedele una storia che, con poche varianti, moltissimi ragazzi gay hanno vissuto o stanno vivendo. Descrivi i fatti in prima persona, dall’interno, e cogli proprio le più tipiche sfumature psicologiche di questo innamoramento rivolto verso un ragazzo etero.
Queste situazioni, quando esiste una corrispondenza affettiva vera, cioè quando ci si vuole bene veramente, possono essere importantissime da entrambe le parti perché sono vere storie d’amore gay-etero anche se vissute almeno da una parte in modo inconsapevole. Un ragazzo etero la vive come amicizia ma è certo anche per lui un’amicizia speciale.
Il problema di questi rapporti sta nel fatto che essi nella sostanza sono in un certo senso molto gratificanti anche per il ragazzo gay che vive di fatto un innamoramento a senso unico con la mitica speranza che prima o poi l’altro ragazzo arrivi a riconoscere la sua presunta omosessualità. Va detto che il presupporre che il ragazzo etero sia in realtà un potenziale gay inconsapevole è una costante di queste storie. Se il ragazzo gay non avesse questa speranza il suo interesse per il ragazzo etero crollerebbe rapidamente. L’attesa che l’altro si riconosca gay costituisce per il ragazzo gay una specie di pausa nella vita affettiva, una pausa nella quale si sacrifica tutto ad un amore sublimato nella speranza che possa prima o poi concretizzarsi, ma il tempo passa e il ragazzo etero resta etero, dà talvolta dei segnali che il gay interpreta in chiave gay, ma ha la ragazza e con lei sta indiscutibilmente bene. Dopo mesi e talvolta perfino dopo molti anni, il ragazzo gay prende finalmente atto della realtà e comincia a vedere la storia come una bella amicizia e nulla più, proprio per assenza di reciprocità. Quale è stato il risultato di tutto questo? Il ragazzo gay ha atteso l’impossibile e intanto il tempo è passato e si ritrova dopo 3, 4, 5 anni a cominciare da capo.
Voglio dire che innamorarsi è bello e innamorarsi di un ragazzo serio lo è ancora di più, ma deve trattarsi di un ragazzo che quell’amore può condividere perché per vivere in coppia bisogna essere in due in senso sostanziale, ecco perché queste storie, anche se bellissime sono destinate prima o poi ad essere archiviate.

guy21
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da guy21 » mercoledì 21 luglio 2010, 0:57

bellissimo post mi ritrovo molto in quello che dici!
concordo anche con project!
queste amori impossibili bisogna archiviarli il più velocemente possibile, il problema è come?
e se uno non riesce?
se l'amore è più forte project come si fa?
io sono stanco di innamorarmi di etero o fasulli gay!
voglio innamorarmi di qualcuno che sappia amarmi nello stesso modo in cui amo io.
purtroppo è una realtà molto lontana lontana anche se esiste ed è reale!
che stress!

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Telemaco
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Telemaco » mercoledì 21 luglio 2010, 15:53

Aquilotto! Benvenuto! che carino questo nick!

Chiedi se c'è qualcuno che si ritrova nella tua storia? ECCOMI QUI! :lol:

Se non ci fossero alcune varianti decisive (tipo che non so suonare strumenti musicali :cry: ) direi che sei il mio alter ego! anche l'età coincide! :P

Un consiglio però: non dimenticare di separare amori e impegni di studio, le due cose possono convivere senza problemi e se va male da una parte, devi comunque farti forza e andare avanti dall'altra, devi farlo per te stesso, per poterti realizzare e costruire il futuro che desideri! e poi vedrai che mentre sei tutto concentrato a dare esami all'improvviso arriverà anche una realizzazione affettiva... sarà la solita pallosa frase ripetitiva ma... porta pazienza! :D
# Non basta un giorno di freddo per gelare un fiume profondo.
(Gǔlǎo de zhōngguó yànyǔ)

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riverdog
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da riverdog » mercoledì 21 luglio 2010, 17:48

Ciao Aquilotto, innanzitutto benvenuto, sulla tua storia che dire, mah.... penso che in moltissimi possano capire come ti senti in questo momento, il problema è che darti un consiglio è quasi impossibile, sia perchè ogni questione del genere, anche se tutte contraddistinte da una forma di amore verso persone con sessualità differente, ha le sue peculiarità, eppoi perchè qualsiasi cosa deciderai di fare ci saranno degli effetti negativi, purtroppo non penso si possa uscire in maniera indenne da situazioni del genere, servirebbe un interruttore dei sentimenti, ma mi sa tanto che ne siamo sprovvisti!! :)
Provo a sbilanciarmi un pò, analizzando le strade percorribili sulla base del tuo racconto, ovviamente sono soltanto mie considerazioni personali.
Ovviamente parto dal presupposto che il tuo amico sia etero al 200% e che tale condizione non cambierà..... devo ammettere che non so fino a che punto possa dirsi "normale" per un etero aver paura di una presunta omosessualità, ma dovendo basarsi sui dati oggettivi non vi è motivo di dubitare della sua eterosessualità.
Prima strada: continuare così, sperando che prima o poi le cose possano prendere una piega diversa (non intendo una sua conversione) e salvaguardare l'amicizia.... magari il non prendere decisioni può sembrare paradossalmente la decisione migliore, ma penso dipenda anche dal grado di coinvolgimento e dai disturbi che ti porta questa situazione!! Già il fatto che tu possa trovare notevoli difficoltà nello studio è abbastanza emblematico! Magari a lungo andare potresti rivedere i tuoi sentimenti, conoscere altre persone, e riuscire a mantenere un rapporto d'amicizia con questo ragazzo, ma sinceramente penso che fino a quando il tuo cuore sarà impegnato non so quante probabilità ci siano che accada questo. Certamente a lungo andare dovresti renderti conto che devi andare oltre i tuoi sentimenti visto l'impossibilità di ricavarci qualcosa di concreto, ma temo che una parte di te sarà sempre pronta a nutrire la speranza di una sua conversione, andando alla ricerca di qualsiasi dettaglio possa farti pensare ad una sua sessualità non del tutto definita.
Sei giovane, è importantissimo che tu riesca a gettare le basi per il tuo futuro, e qualsiasi rapporto d'affetto non penso dovrebbe essere causa di frustrazione!!
Seconda strada: fuga, tranciare di netto il rapporto etc etc..... mah, penso sia la cosa peggiore, prova ad immaginare come ti sentiresti tu nella situazione contraria, verresti comunque chiamato ad un confronto, a dover dare spiegazioni, ed il rischio di buttare via un rapporto che comunque VI HA dato tanto è concretissimo, sinceramente mi sembrerebbe un pò una vigliaccata ed anche dolorosissima.
Forse la scelta migliore è tentare di prendere un pò le distanze, ma quando si hanno attività in comune (nel tuo caso la vostra band) è complicato, anche perchè poi ci rientrano anche altre persone ed altri rapporti.
Potresti prendere in considerazione l'ipotesi di parlarci più o meno chiaramente, ma anche questa soluzione va ponderata bene: pensi che possa valere la pena mettersi a rischio (valutando bene tutte le possibili conseguenze) quando la possibilità di vedersi in qualche modo corrisposti è ridotta ai minimi termini? Solo tu puoi rispondere a questa domanda, azzarderei a dire che i rischi di essere "sputtanati" e dati in pasto all'ignoranza della gente, sono assai ridotti, in fondo lui ti ha confidato un particolare "scomodo" quando ti ha parlato delle sue paure, un omofobo una cosa del genere l'avrebbe repressa anche a se stesso (almeno penso).... lui ha avuto fiducia in te....!!
Si potrebbe obiettare che parlarci non ha alcun senso, ma non ne sono così convinto, se lui è abbastanza intelligente per capire e capirti, anche un vostro allontanamento sarebbe visto come una conseguenza dettata da situazioni serie, il vostro rapporto rimarrebbe autentico, poi chi lo sa.... magari col tempo superarai questa situazione e se vorrete potreste riallacciare un pò i rapporti, dando per scontato che per te la sua amicizia abbia veramente un valore una volta scissa da altri fini.
Magari potresti pensare di sondare un pò il terreno, senza parlargli direttamente dei tuoi sentimenti nei suoi confronti, potresti confidargli delle tue inclinazioni anche senza assumere inizialmente posizioni troppo chiare e definite.... una pseudo-bisessualità, un periodo di confusione.... boh, qualcosa del genere!!
Magari (si fa per dire!!!) lui non la prende benissimo, inizia ad allontanarsi un pò ed in quel caso rimarresti si deluso di esserti parzialmente compromesso e di aver provato sentimenti VERI per qualcuno che non ne è degno, però screditandolo in questa maniera riusciresti ad accelerare i tempi per chiudere la pratica e quindi essere "idoneo" a rivivere sentimenti questa volta (te lo auguro) corrisposti!!
Altre strade percorribili sinceramente non ne vedo!!
Te l'ho detto....è difficile, tremendamente difficile, spero che tu possa venirne fuori soffrendo il meno possibile.
Parecchie cose che ti ho detto saranno suscettibili di critiche, non so, d'altra parte c'ho pensato bene prima di risponderti su questioni così delicate, quindi..... se ho detto ca###te l'ho fatto in buona fede!! ;)
Salutoni

Aquilotto
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Aquilotto » giovedì 22 luglio 2010, 11:22

Per cominciare ringrazio tutti per le risposte. E Riverdog per i consigli.
Noto che guy18 e Telemaco si riconoscono un po’ nella mia storia. (E io un po’ mi ritrovo in quella di Alcuno, in un altro topic). Non posso dire “mi fa piacere”… :) insomma, sono contento di non essere solo! Certo se tutti quanti certe sofferenze potessimo risparmiarcele… :lol:

Con Matteo ci è capitato di parlare dell’omosessualità in genere e degli omosessuali. Entrambi riconosciamo il gran valore delle persone, e il loro diritto ad essere se stessi nel profondo. Ad entrambi a dare fastidio sono i comportamenti eccessivi, che siano essi legati all’orientamento sessuale, o a qualunque altra cosa. Ad entrambi fanno ridere (o pena?) le persone che sentono la necessità di dimostrare, di apparire, di comportarsi in un certo modo. Che dimostrino di essere effeminate parlando in modo strano, o che dimostrino di avere un sacco di soldi girando con un SUV, la nostra reazione è la stessa. Sono molto fiero di conoscere Matteo perché persone che ragionino così non sono comuni da trovare.
Io stesso a volte faccio fatica a darmi dell’omosessuale. Non perché non mi sia accettato, non perché voglia nascondere a me stesso la persona che sono, ma proprio per la parola in sé, che mi sa da definizione, e che può voler dire una cosa come mille. Vivo conscio delle enormi differenze che separano me da chiunque altro e chiunque altro da chiunque altro ancora, cerco di apprezzare i tratti positivi, e di imparare, sempre, e da tutto, ma proprio non saprei darmi una definizione, e probabilmente sarebbe anche giusto che non me la dessi. L’orientamento sessuale è uno dei dettagli che compongono una persona. Amo le persone per quello che riescono a essere, quello che riescono a trasmettermi, consapevolmente o inconsapevolmente, maschi o femmine, grandi o bebè. Amo le situazioni in cui mi trascina la vita e amo poter vedere nuove cose ogni giorno come spunti di riflessione, così come vedere le stesse per lungo tempo e imparare a conoscerle e trarne qualcosa di buono per la mia vita.

A quello che mi ha scritto Project ho già pensato, molto tempo fa. (Nella disperazione, ma non solo, cerco di immaginarmi gli scenari più verosimili, e di vedere al di là del presente, per capire come andare avanti. Non soltanto per questo particolare ambito). Personalmente ho elaborato un’idea, un sogno, bellissimo, di rapporto, conscio però che è irrealizzabile. E allora, per non perdere ciò che di bello già ho, ho capito di dovermi accontentare. Ho solo ventun anni e ora dirò la cazzata del secolo, ma crescendo ho l’impressione che sia l’accontentarsi, via via, ciò che ti fa… “crescere”? o comunque smettere di essere giovane, “bambino”, diventare adulto. (Fra una ventina d’anni potrò dire se mi sbagliavo ;) ). Questa è stata la prima volta che mi sono innamorato in modo totale, e ho imparato molto. Non come con altri ragazzi, molti altri, con cui mi capita di avere fantasie sessuali e basta. Questo è stato ben di più. Ho avuto paura di non potermi innamorare più, poi sono un po’ riuscito a trarre qualcosa di generale dall’esperienza particolare. A dirla tutta, e qui non so bene immaginarmi le reazioni di voi che leggete, io penso di potermi innamorare di una persona in genere, anche di una ragazza. In effetti recentemente ne ho conosciuta una che mi piace, che sento vicina, e con cui vorrei approfondire la conoscenza. Anche per questo dicevo che faccio fatica a darmi dell’omosessuale “e basta”. Se trovassi la persona giusta, persona, non ragazzo o ragazza, potrei provare le sensazioni che in questi mesi ho scoperto di poter provare, e che non sapevo fossi capace di provare. (@Barbara: una madre iperaffettiva e un padre dall’affetto n.p. han fatto sì che io crescessi incapace di sviluppare rapporti affettivi perché ne avevo un’idea priva di un necessario equilibrio, e ne rifuggivo).

Riguardo a lui, sono un po’ più in pace con me stesso di quanto lo fossi nel recente passato. Al momento però sono in forte crisi. Ho degli attriti drammatici con i miei genitori, che riguardano me e il mio futuro. Cerco di star loro lontano il più possibile, perché la loro semplice presenza mi fa star male. Ovviamente non gli ho mai spiegato che la grossa causa del mio essere svampito, del non rendere su nessun fronte… sia una questione di tale portata. Né intendo farlo, punto ad allontanarmi da loro e non impazzire. Stando così le cose, Matteo, che comunque conduce la sua vita (ha una ragazza con cui stare, un altro progetto musicale da portare avanti, innumerevoli questioni familiari da risolvere), mi vede che sto male, ma non sa come aiutarmi (e neanche lui logicamente SA!). Io mi chiedo se sarebbe il caso di parlargliene, spiegargli, oppure cercare di risolvere le cose altrimenti.
Progetto di cambiare totalmente città per seguire studi diversi da quelli di quest’anno (vorrei andare in una facoltà che c’è solo in un posto in Italia), non so se la distanza, a questo punto radicale, mi getterebbe ancora di più nella disperazione oppure mi gioverebbe e mi consentirebbe di smuovere lo stallo in cui galleggia la mia vita da un annetto o due. Stallo che, va detto, mi ha provocato una grossissima crisi di autostima. Matteo cerca sempre di farmi rinsavire, facendomi notare come io non sia affatto una persona da buttar via, a livello di cervello e azioni. Sarà anche vero, lui me lo dice perché ci crede non per farmi un piacere, ma a me sembra sempre poco, molto poco quello che riesco a fare. Preciso di aver pensato al suicidio, negli anni, ma sempre in modo molto blando. Cioè, non sarei mai stato capace veramente di farlo e non lo sono tuttora, a maggior ragione sapendo che persone a cui voglio bene, vogliono bene anche a me. Ogni tanto ci ripenso, non posso fare a meno di dirlo.
Se io sapessi cosa mi fa bene
se io sapessi cosa mi fa male
nella marea di cose e di persone che c'ho intorno
se non tradissi le mie pulsioni vere
potrei sul serio diventare
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Joyello

Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Joyello » giovedì 22 luglio 2010, 11:44

Ciao Aquilotto, senza nemmeno leggere i commenti degli altri (per non essere influenzato) ti dico una cosa: Diglielo!
Dico così perché la storia che hai raccontato è praticamente la descrizione della mia vita di quando avevo la tua età (gruppo musicale incluso) e il mio amico di allora, quello così importante, solidale, affine e tutto il resto è ancora il mio punto di riferimento.
Siamo ancora il migliore amico l'uno dell'altro... Lui è sposato con una bravissima ragazza ed io sto con un ragazzo da quasi dieci anni.
Adesso, finalmente, siamo due amici completi. Prima mancava qualcosa.
Lo so che non è facile ma... se ce la fai, provaci! Io ho aspettato inutilmente quasi 20 anni prima di riuscirci e, credimi, a chiunque dico che non è valsa la pena!
Diglielo!
Quellè è "il tuo migliore amico". Certe cose a lui non si possono nascondere.
Un abbraccio

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riverdog
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da riverdog » giovedì 22 luglio 2010, 18:44

Penso che Joyello abbia fatto bene a parlarti della SUA esperienza, poi è chiaro che ogni storia è diversa, sei tu che devi decidere ciò che è meglio/giusto per te (mi riferisco in generale, anche sulla questione di partire o meno).
Sinceramente non sono molto d'accordo sulla questione dell'accontentarsi....... non crearsi troppe aspettative, non andare alla ricerca di chissà quale felicità, saper apprezzare le piccole cose della vita e dargli il giusto valore, non lasciarsi mangiare dal dio denaro...... beh, tutto giusto, ma se si parla di sentimenti non mi sembra proprio il caso di accontentarsi a 21 anni di un innamoramento dissimmetrico!!! Non voglio assolutamente minimizzare il valore di questo rapporto tra te ed il tuo amico, soltanto penso tu possa, anzi debba, ambire a qualcosa di più, senza lanciarsi in una ricerca, ma nemmeno precludersi!!!
Un'altra cosa, penso che dire di essere omosessuale sta a significare semplicemente il sentirsi attratti affettivamente e sessualmente da un altro uomo, poi è logico che ognuno lo è alla sua maniera, l'etichetta vale solo per quel "sentir comune", il resto è diversificazione!!
Senti la storia del suicidio faccio finta di non averla letta...... ok?!! ;)
Forza Aquilotto!!

Aquilotto
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Aquilotto » giovedì 22 luglio 2010, 20:32

Accontentarmi, nel senso, rinunciare a ogni velleità in questo caso, e tener buona la preziosissima amicizia che ho.
Poi, per il resto... vorrei volare alto... ma sono un aquilotto :roll:
riverdog ha scritto: Senti la storia del suicidio faccio finta di non averla letta...... ok?!! ;)
Anch'io vorrei far finta di non pensarlo mai, ma quando ti viene la disperazione cosmica, è brutta.
Se io sapessi cosa mi fa bene
se io sapessi cosa mi fa male
nella marea di cose e di persone che c'ho intorno
se non tradissi le mie pulsioni vere
potrei sul serio diventare
un uomo pluricentenario
forse eterno


G.Gaber, Se io sapessi, «E pensare che c'era il pensiero»

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