Ventun anni e un'amicizia/amore

La realtà dei gay, storie ed esperienze di vita gay vissuta
Aquilotto
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Aquilotto » domenica 15 agosto 2010, 23:31

Giusto!
Quello che scrivi tu in altre parti del forum è vero, sulla tendenza ad aver sempre paura di rimanere soli. Anche per me è così, capitano i periodi in cui vorresti a tutti i costi avere una persona affianco per il semplice fatto di averla, e altri (per me, tipo questo), in cui invece ne senti proprio la mancanza, ma la "senti"... molto in profondità, ed è la mancanza prolungata nel tempo a farti credere di non poter riuscire mai a raggiungere un obiettivo, a essere soddisfatti.
Se io sapessi cosa mi fa bene
se io sapessi cosa mi fa male
nella marea di cose e di persone che c'ho intorno
se non tradissi le mie pulsioni vere
potrei sul serio diventare
un uomo pluricentenario
forse eterno


G.Gaber, Se io sapessi, «E pensare che c'era il pensiero»

Aquilotto
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Aquilotto » sabato 21 agosto 2010, 12:20

Sono in crisi. E’ da molto tempo (mesi? un anno? due anni?) che passo attraverso fasi di tristezza acuta. Giorni in cui non vorresti mai esserti svegliato dal sonno, mancanza di voglia e anche di piacere o interesse nel fare qualsiasi cosa, mancanza di concentrazione e di appetito. Umore a terra. Solitudine, insicurezza, solitudine, zero autostima, solitudine, depressione e pianto, solitudine, SOLITUDINE. Già, anche se proprio solo non lo sono, avendo amici cari… con cui parlare, vedersi… UNO su tutti… ma rimane questo senso di vuoto, di mancanza. Mancanza di una persona affianco, una presenza che dia serenità, che dia pace. Dolorosissima constatazione, giorno dopo giorno, che chi vorresti affianco a te in questo senso, non è e non può essere questa persona. E che pur cercando, un’altra persona, sembra non ci sia verso, si rimane per sempre soli. Perciò penso e mi autoconvinco, “non ho nulla da dare, non riceverò nulla”, al che l’amico prontamente risponde, “non è vero, devi smetterla di dire così, non sei vuoto e non sei inutile, toglitelo dalla testa, ti voglio bene, e come me altri ti vogliono bene, sii felice”. Eppure niente, le cose non cambiano. “Hai tanto da dare, pensi troppo, pensa meno e agisci di più” e magicamente il giorno dopo mi sento ancora meno reattivo e capace del giorno prima. Come se non avessi veramente niente da dare, come se fossi un automa che alla mattina si alza, fa qualcosa di poco importante, conduce in qualche modo l’approssimazione di una vita, poi torna a letto.
Questa infelicità che da tanto tempo… mesi, anni… va e viene, va e viene… ora viene, ma non se ne va più. Stallo.
L’unica persona con cui parlo, che mi capisce, che mi risponde anche nel modo che ho scritto sopra, è lui. La fonte principale, se vogliamo, il motivo scatenante, di questi e mille altri pensieri su di me, sulla mia vita.

Cosa faccio. Glielo dico o non glielo dico?

Glielo dico, se non altro per sbloccare la situazione, essere del tutto sincero con lui, assistere alla reazione, con il terrore che niente possa essere più come prima?
Non glielo dico, come sempre continuo a girare intorno al problema, sperando che lui mi sia d’aiuto, aspettando che passi, ed evitando di portare alla luce un fatto forse troppo pesante?

Ogni giorno mi sento sempre più a disagio, in tutto, e non so se riesco ad andare avanti così…
Ultima modifica di Aquilotto il martedì 16 novembre 2010, 21:30, modificato 1 volta in totale.
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Jek70
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Jek70 » sabato 21 agosto 2010, 16:22

È sempre difficile dare consigli perchè ogni persona la vive a modo suo tuttavia parlarne darebbe sicuramente una svolta. Non devi avere paura degli sviluppi che prenderanno le cose, ossia sul fatto che lui possa o meno rimanetri amico. Se è veramente un amico di certo non cambierà niente, altrimenti vuol dire invece che amico vero non lo era.
Se ti è amico davvero potrà solo che apprezzare.

Sul fatto di sentirsi inutile e di condurre una vita vuota, penso che siano cose che un po' tutti le si abbia provate e a volte le si continui a provare, però come ti dice anche il tuo amico non devi pensarlo.

Non esistono persone inutili.

C'è un film, un classico del cinema intitolato "La vita è meravigliosa" di Frank Capra, che è un'autentica poesia, un inno alla vita e sull'importanza di essa nelle relazioni che ogni persona ha con gli altri. La vita di ciascuno è legata all'altro senza a volte rendersene conto.
Quindi non pensare mai di essere "inutile".

Se non l'hai mai visto e hai un paio di orette prova a guardarti quel film. :)

Credo che in rete si possa trovare. ;)

Anche le piccole cose del quotidiano che facciamo senza neppure pensarci, possono direttamente o indirettamente risultare vitali per altri.

barbara
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da barbara » domenica 29 agosto 2010, 21:57

Deve essere difficile continuare così, se questi momenti durano a lungo e si ripetono nel tempo. E' comprensibile che arrivi un momento in cui ci si perda d'animo, perché la sensazione é che non ci sia una via d'uscita.
Questa amicizia-amore ti fa soffrire forse più di quanto credevi possibile , ma non é solo questo. A quanto dici , ti è capitato spesso di vivere questi momenti di vuoto . Forse incide anche la lontananza da tuo fratello, che se non ricordo male vive lontano. Ci sono persone che vivono più spesso di altre queste malinconie, anche quando le cose non vanno proprio male.
Non so se ti riferivi a questo. Gli artisti spesso sono così: inquieti. Ed é il motivo che li ha spinti verso l'arte. Spero che in un modo o nell'altro tu riesca a trovare la forza di risollevarti, come hai già fatto in passato.
E che tu possa al più presto incontrare qualcuno che ti ami veramente, non solo come amico.
Un abbraccio
Barbara

mbs500
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da mbs500 » sabato 4 settembre 2010, 14:17

ciao Aquilotto, non so se possa aiutarti ma prova a leggere il mio post e i commenti degli altri... la vicenda è molto simile. magari qualche spunto lo trovi... a presto ciao ;)
Memento Audere Semper...

delfino85
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da delfino85 » lunedì 6 settembre 2010, 12:35

prendo una parte di testo da quello che ha scritto aquilotto nel suo primo post: delle nostre innumerevoli serate passate a parlare, mi aveva confidato di aver temuto, anni prima, di poter diventare omosessuale, vivendo a casa soltanto con la madre e la sorella, in assenza del padre (genitori divorziati). Di fatto non lo è, anche se alcuni suoi atteggiamenti potrebbero essere interpretati in questo senso: lui è abbastanza disinibito, nel parlare e nel comportarsi, giochiamo continuamente con doppi sensi (non soltanto fra noi due), si veste in modo a volte appariscente, si tinge i capelli. Di sicuro sa cosa voglia dire, a livello comportamentale, la condizione di omosessuale, in modo per niente superficiale.

Questo piccolo passo del suo discorso mi fa sorridere, perché vedo in questo gli stereotipi che le persone eterosessuali hanno nei confronti delle persone omoessuali, è incredibile come questi siano radicati nella nostra cultura.

1- si tinge i capelli: anche gli eterosessuali lo fanno
2- una famiglia al femminile: ci sono moltissimi eterosessuali cresciuti in una famiglia femminile, anche se questa "critica" alle famiglie femminili, l'ho trovata anche in molti altri libri, ad esempio nella biografia di Forster, colui che ha scritto a passage to India, nella sua biografia, ricordo benissimo che si diceva che era omosessuale che era cresciuto in una famiglia femminile, (intendo con questa dicitura; famiglia composta da sole femmine).

Aquilotto, i ragazzi omosessuali possono essere altrettanto differenti da questi tipi di stereotipi secondo me. Io conosco ragazzi eterosessuali che sembrano omosessuali e viceversa, purtroppo questi sono solo stereotipi e sono quelli che ci fanno sbagliare!.

Un altra cosa su cui vorrei riflettere è la rottura del nucleo familiare/scarso rapporto con i genitori: secondo me questa non può essere una causa della propria omosessualità ( e tu fai ricadere la colpa a tuo papà di questo, mi sembra di ricordare). Allora, anche io provengo da una famiglia divisa, però questa tua "spiegazione" che è la une delle spiegazioni classiche che sento anche da molte altre persone, un po', mi innervosisce, nel senso buono.

Anche io, come molti, ho sofferto per via della figura paterna ecc, però nonostante questo; la spiegazione troppo semplicistica dell'omosessualità proveniente dalla famiglia traballante, appunto, mi sembra alquanto semplicistica e priva di argomentazioni.
Pertanto, io credo che l'omosessualità derivi dal nostro essere e non viene indotta da altre persone, inclusa la nostra famiglia. Tuttavia, momenti di sofferenza ecc, posso sicuramente far prendere coscenza della nostra condizione. Questo io penso.


Ringrazio Aquilotto e tutti gli altri membri del forum che mi danno sempre ottimi spunti per riflettere su temi, spesso sottostanti, numerose situazioni che condividiamo su questo forum.

Grazie.

a presto
amare la natura, studiare le discipline sociali, aiutare il prossimo con positività: questa è la mia filosofia, per dirla con parole di oggi: "Questa è la mia Password".

Aquilotto
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da Aquilotto » venerdì 10 settembre 2010, 18:24

Ahahah. :D Beh, quelle che ho scritto non sono cose che penso io, bensì eventuali segnali ambigui che una società ignorante e poco obiettiva potrebbe interpretare come indicativi di omosessualità dell'individuo.
La frase che ho scritto, "Di sicuro sa cosa voglia dire, a livello comportamentale, la condizione di omosessuale, in modo per niente superficiale" si riferiva non a questo elenco di stereotipi ma alla sua riflessione, che mi aveva confidato, sul timore di crescere omosessuale "per forza" come conseguenza del suo vivere senza una figura maschile: timore appunto, poi non verificatosi (come in effetti dici tu, non è questa una causa determinante). Ma il punto è che lui non è superficiale come gran parte delle persone: pur non essendolo lui in persona, capisce cosa significhi essere omosessuale (da questa, e in particolare altre, conversazioni).

Sul fatto che i rapporti con i genitori siano o meno una causa dell'omosessualità... non cerco una spiegazione semplicistica: lo so benissimo che non può essere uno e univocamente determinabile il fattore "causa", né ha troppo senso mettersi a cercarlo e aspettarsi di trovarlo. Parlo però per la mia esperienza: quando un genitore è più vicino al figlio riguardo l'ambito affettivo e sessuale dell'educazione, è come se lo "accompagnasse" nel percorso di crescita, lasciandogli ovviamente i dovuti spazi per crescere da solo, ed eventualmente assecondando o facendo il "complice" nella conquista delle varie tappe di questo processo. Se da parte del genitore manca totalmente questo lato dell'educazione, vuoi per eccessivo pudore, vuoi per tabù, vuoi per sua incapacità, eccetera eccetera, il figlio è più insicuro degli altri suoi coetanei nel portare avanti questo processo, gli sembra meno naturale, ha meno "appoggi", e può pertanto sentirsi a disagio nel vedere gli altri progredire e stare bene (non è tutto oro quello che luccica, sia chiaro! ma in generale...) e non capire perché con se stessi non avvenga la stessa cosa, fino a provare invidia nei confronti degli altri, fino a sentirsi attratti dalle loro figure con un bel ruolo cucito intorno, fino a voler essere come loro sì, ma al punto di desiderarli.
Non pretendo che quello che dico sia la verità assoluta: come tutti i ragionamenti sulla realtà, è un'interpretazione.
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faustiniano
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da faustiniano » martedì 28 settembre 2010, 8:02

non ascoltare ASSOLUTAMENTE chi ti dice di parlare chiaramente o di tenertelo come amico. Sei destinato a soffrire se lo tieni nella tua vita. Parlare non serve, ti garantisco, mi gioco la vita, che ti rifiuterà. Ho visto questo pattern migliaia di volte. E non prenderti in giro come ho fatto io per anni, dicendo che sarai contento tenendotelo come amico, non sarai mai contento. Ci ho provato io, ed è una cosa straziante. Ti consiglio vivamente di tagliare i ponti, ma di tagliarli in maniera drastica, irreversibile.

Io se penso che un giorno il mio amore etero si sposerò, io muoio, mi manca proprio il respiro. Fidati di me, taglia i ponti

faustiniano
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da faustiniano » martedì 28 settembre 2010, 8:05

Ecco, è quello che penso io da quando sono nato, ma come mai continuano a citare Kinsey? come mai va di modo dire che la sessualità è un continuum e la maggior parte degli uomini hanno una punta di bisessualità? Per favore, spiegatemi. Se ci sono tutti questi etero (il 98%) come mai dicono che in carcere o al militare gli etero si concedono ai gay. È tutto così ingarbugliato e contraddittorio.


[quote="progettogayforum"]Ciao Aquilotto,
partiamo da un presupposto: l’orientamento sessuale nella stragrande maggioranza dei casi è stabile.
quote]

faustiniano
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Re: Ventun anni e un'amicizia/amore

Messaggio da faustiniano » martedì 28 settembre 2010, 8:11

1) non ti è mai capitato di sapere di storie con un epilogo differente? Cioè il ragazzo presumibilmente etero poi si innamori degl ragazzo gay? Perché io ho letto centinaia di storie come queste, ma sempre con lo stesso epilogo: il ragazzo etero, resta etero. Sempre e solo così?

2) purtroppo, non ci si innamora con l'interruttore ed è proprio questa la fregatura dell'essere gay, perché il 98% degli uomini sono eterosessuali, quindi, come facciamo ad innamorarci a comando di un gay?

3) queste storie non sono bellissime sono strazianti, devastanti, orribili, provocano proprio dolore fisico (sono in contatto con un ragazzo gay che ha tentato il suicidio). Non so come si facciano a definire bellissime, a meno che non ci piaccia il dolore atroce.
progettogayforum ha scritto: ma il tempo passa e il ragazzo etero resta etero, dà talvolta dei segnali che il gay interpreta in chiave gay, ma ha la ragazza e con lei sta indiscutibilmente bene. Dopo mesi e talvolta perfino dopo molti anni, il ragazzo gay prende finalmente atto della realtà e comincia a vedere la storia come una bella amicizia e nulla più, proprio per assenza di reciprocità. Quale è stato il risultato di tutto questo? Il ragazzo gay ha atteso l’impossibile e intanto il tempo è passato e si ritrova dopo 3, 4, 5 anni a cominciare da capo.
Voglio dire che innamorarsi è bello e innamorarsi di un ragazzo serio lo è ancora di più, ma deve trattarsi di un ragazzo che quell’amore può condividere perché per vivere in coppia bisogna essere in due in senso sostanziale, ecco perché queste storie, anche se bellissime sono destinate prima o poi ad essere archiviate.

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