Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
ccarr
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Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda ccarr » sabato 19 maggio 2018, 21:03

...ad accettarmi!
Ne approfitto per scusarmi della mia lunga assenza (non scrivo, credo, da dicembre 2017) ma nel frattempo ho trovato lavoro, fatto delle piccole esperienze sessuali (insoddisfacenti e a pagamento) e fatto anche un incidente stradale (tanto per non farsi mancare nulla). Il fatto è questo, come dicevo nel mio thread viewtopic.php?f=20&t=6093&start=60&hilit=ccarr , anche se è inutile che lo andate a rileggere perché non è cambiato molto, io sto male e mi scuso per lo sfogo. Mi guardo allo specchio e non sono contento, io non riesco ad accettare di essere gay, sebbene sono dichiarato, sebbene lo sanno tutti (anche a lavoro), sebbene nel frattempo mi sono dichiarato anche con mia madre con cui ho un rapporto difficile. Certo, per me il sesso è tra due uomini, su questo non c'è dubbio. Tuttavia non sono contento io di me! (Non so se mi sono espresso bene), anche se mi sono stati diagnosticati (lo dicevo nel mio thread di presentazione) problemi di ansia, ho chiuso con tutti i terapeuti (dopo 13/14 anni forse di terapia), basta! Anche perché loro pur centrando il punto e cioè che mi manca autostima, non sanno dimmi come ottenerla. Sì ci sono le soddisfazioni nella vita, e sono stati fatti dei passi avanti (per esempio il parlarne tranquillamente con le persone), pratico anche nuoto abbastanza bene, ho anche delle soddisfazioni sul lavoro qualche volta (non sempre, anche umiliazioni ovviamente) ma a un livello più profondo NON MI VOGLIO BENE, anche se voglio stare meglio, e soprattutto mi sembra di stare in una gara ed essere il perdente SPECIALMENTE, SPECIALMENTE (come dicevo nell'altro thread) non riesco ad accettare che ci sono gay al maschile (considerati dalla società di serie A), gay al femminile e io non sono né carne né pesce; io sto solo male, scusate lo sfogo. La domanda è questa, oltre al tempo, voi come avete fatto? Come si fa? Ad accettare quello che non possiamo cambiare?
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Alyosha
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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda Alyosha » sabato 19 maggio 2018, 23:04

Ti arriveranno mille altre risposte tutte migliori e più garbate della mia, ma a me piace dire le cose per come le penso. Se non sei riuscito a risolvere il problema in 13/14 anni di terapia mi pare difficile tu lo possa risolvere con noi. Anche perché nessuno deve dirti come fare le cose, i problemi sono i tuoi e pure le soluzioni. Poi con i terapeuti al plurale? Quanti sono stati? Si tratta di un percorso unico di 14 anni o di tanti tentativo interrotti in vario modo? Non lo dico per persuaderti a ritornare dallo psicoterapeuta, giuro che non ci guadagno niente. Era solo per capire la situazione di partenza.
Ricordo la tua storia, mi pare avessi un ragazzo più grande di te, con il quale per altro hai avuto una lunga storia.
L'unica cosa che mi viene da dirti è che se non ti sei accettato sin'ora smetti di farlo. Forse il problema sta più nel tentativo di ottenere il risultato, che nel risultato. Questo mio consiglio non risolve il tuo problema. Però se non ricordo male a monte c'era un problema di bassa autostima, che almeno inizialmente però non era legato all'omosessualità in sé. Sicuro che il problema sia accettare la propria omosessualità, da gay dichiarato per altro?
Se non entri nell'ottica di poter risolvere certi tuoi atteggiamenti, l'unica è imparare a conviverci ed assicurarsi che facciano il meno danno possibile.
Un abbraccio comunque mi fa piacere risentirti...

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Niko
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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda Niko » sabato 19 maggio 2018, 23:33

Ciao ccarr,
non so esattamente quanti anni hai, probabilmente sono più giovane di te, eppure anch'io quest'ultimo periodo ho sofferto di problemi legati all'ansia, alla mancanza di autostima, ad un complesso di inferiorità che ogni tanto torna a bussare alla porta della mia vita e a farsi sentire.
Ho condiviso anche un post poco tempo fa riguardo a questa cosa, ora non so se te magari ti identifichi nel mio post o in ciò che scrivo, in ogni caso io negli ultimi giorni ho avuto modo di riflettere sulle mie ansie, di lavorare su me stesso, ragionare sulle cause delle mie paure, e pertanto vorrei condividere con te questi spunti di riflessioni che ho tratto dai miei studi e che mi hanno aiutato ad andare avanti, a guardarmi allo specchio con un sorriso, che mi hanno aiutato a migliorarmi e a piacermi di più.
Qualche giorno fa mi sono proposto di non essere più triste, di non permettere più a me stesso di buttarmi giù, di abbandonarmi al pessimismo e al decadentismo, ed invece attraverso queste riflessioni sono riuscito ad abbracciare un sano ottimismo e riesco a trovare la mia serenità ogni giorni, e ogni volta che il sole tramonta segno un piccolo :) accanto al giorno del calendario, a dimostrazione di essere stato - se non felice - almeno quieto e sereno, senza ansie a gravare sul mio cuore.
E' una promessa che ho stretto con me stesso, una piccola storia d'amore che ho intrapreso con me stesso e con il mio corpo, una forma di rispetto che nutro verso Niko. Ed è la stessa promessa che d'ora in poi anche tu dovresti fare a te stesso, e con questo che scriverò spero di offrirti gli strumenti necessari per affrontare questa piccola sfida in maniera costruttiva.
Per prima cosa ti consiglio di non perdere mai di vista ciò che di positivo ha la tua vita, ciò che di positivo c'è dentro di te, le qualità del tuo carattere, le soddisfazioni derivanti dal tuo lavoro, i tratti del tuo fisico di cui devi essere grato al cielo, e così via.
Insomma, in parole povere, guarda sempre il bicchiere mezzo pieno, perché quando ti focalizzi su ciò che c'è, ciò che hai, ciò che di buono ha la tua vita, tu in quel momento stai occupando la tua mente con pensieri positivi, pensieri sani, gli stessi che ti porteranno sulla strada dell'ottimismo e della serenità.
Quando invece ti concentri su ciò che manca, sulle imperfezioni, sui difetti, sugli insuccessi, senza adottare un atteggiamento costruttivo, ma anzi, con disprezzo e spirito critico, in quel momento tu stai nutrendo eccessivamente il tuo critico interiore e ti stai caricando di pensieri negativi, quelli che pesano di più, che ti fanno sprofondare, che ti buttano giù. Ecco, lascia che i pensieri positivi prendano il posto di quelli negativi.
Detto questo, da ciò che scrivi percepisco un certo senso di inferiorità che tu nutri nei confronti di quei gay che tu definisci "gay di serie A" o "gay al maschile".
Prima di entrare nel merito di questo discorso faccio una premessa: i paradigmi socio-culturali di cui la nostra società è intrisa ci portano a credere dell'esistenza di "gay attivi" e "gay passivi", di "gay mascolini" e "gay femminili", di "gay superiori" e "gay inferiori", ed è lo stesso ragionamento che sta alla base delle due grandi categorie del "maschile" (il sesso forte), e il "femminile" (il sesso debole) e che di conseguenza sussume la superiorità del maschile sul femminile.
Da questa semplice considerazione emerge subito come questo tipo di discorso sia altamente sessista, iper-semplificato, stereotipato e distorto, dato che la realtà non è così netta e certe categorie non esistono nemmeno, vi sono piuttosto sfumature, individualità, entità uniche e irripetibili.
Nella società di oggi c'è seriamente da rivedere i canoni che ruotano attorno ai modelli del maschile e del femminile, bisogna rivisitarli, decostruirli e ricostruirli su nuove basi, a mio parere.
Detto questo, aggiungo che io non ho mai studiato psicologia. Tuttavia permettimi di condividere con te alcune riflessioni di stampo letterario che nel corso dei miei studi ho fatto mie e che mi hanno aiutato e mi stanno aiutando a superare questa cosa anche a me.
Dato che hai accennato a questa dualità, ovvero al maschile e al femminile, vorrei partire proprio da questi due modelli, dal modo in cui essi vengono interpretati nella letteratura, per poi portarti ad arrivare ad alcune riflessioni che potrai far proprie.
Nel Romanticismo tedesco assumo particolare importanza due alberi: la quercia e il tiglio.
La quercia è l'albero che per eccellenza rappresenta il carattere tedesco, l'albero dalla corteccia spessa e dura, impossibile da scalfire. La quercia rappresenta la mascolinità, la forza, la virilità, e nel corso degli anni si è tinta dei colori opachi del nazionalsocialismo. (Ho notato rileggendo la mia risposta che me l'ha censurata la parola :lol: mi riferisco al periodo nero della storia della Germania.)
Il tiglio invece è l'albero sacro a Freya, dea dell'amore e della fertilità, è l'albero più amato dai romantici tedeschi, forse. Pianta curativa, il tiglio, con le sue foglie cuoriformi, è anche l'albero degli amanti, i quali incidono sulla corteccia di questa pianta le iniziali dei loro nomi, è l'albero della domesticità e della prosperità familiare.
Io tra questi due alberi mi riconosco più nel tiglio, sebbene non mi classifico come "gay al femminile", per il semplice fatto che la forza bruta proprio non fa per me, e perché ho deciso di rifiutare per sempre valori e sentimenti negativi che prima facevano parte di me e che mi schiacciavano, caratteristiche tipicamente maschili: competizione, senso di essere più forte, la virilità, l'orgoglio, la durezza d'animo... Io ho abbandonato questi ideali qua, per abbracciare invece altri sentimenti: l'umiltà, la sensibilità, la tenerezza, la semplicità, la naturalezza.
Io sono un ragazzo magro, non ho molta forza, detta francamente non sono nemmeno tanto dotato fisicamente, ma sono dotato di un'estrema sensibilità, cerco di allenarmi quando posso ma devo fare costantemente delle pause perché non ho molta resistenza a livello di cuore e stomaco e se esagero mi viene da rimettere. E se per questo ho ereditato da papà la pressione alta e da mia madre l'ipotiroidismo, ma nonostante ciò non mi butto giù, spero sempre ad esempio che la mia pressione massima non superi i 140 battiti per poter donare il sangue, per poter aiutare qualcuno che in quel momento è più in difficoltà di me.
Oltre a ciò soffro spesso d'ansia e di cambiamenti di umore repentini, insomma, sono proprio un disastro come persona, eppure è il disastro più bello che potesse mai capitarmi, perché se avessi un pulsante per cancellare tutte le mie imperfezioni e insicurezze io non lo premerei, perché se lo facessi cancellerei quello che sono davvero io, cancellerei la mia sensibilità, cancellerei tutti i tratti positivi che ha la mia persona, ed io non voglio, perché in fondo mi piaccio così come sono e mi voglio bene.
Ma torniamo alla letteratura.
Ci sono tratti della nostra vita, tratti fisici legati alla nostra corporeità che non possiamo cambiare, eppure possiamo lavorare su altri aspetti della nostra persona migliorandoli:
io ho deciso di far mie ad esempio le caratteristiche dei personaggi tipicamente femminili legati alla classicità, come l'Ifigenia di Goethe.
Ifigenia rappresenta infatti l’ideale della “Schöne Seele” ovvero l’anima bella, l’emblema della femminilità per eccellenza, un modello ideale di donna dall’animo nobile che, per sua natura, è predisposta al bene in tutte le sue forme e sfumature. Ifigenia è dispensatrice di gioie e segue il proprio cuore per perseguire gli alti ideali di umanità e tolleranza.
E' qualcosa di altamente idealistico, me ne rendo conto, ma è pur vero che è ci troviamo nel Classicismo, ora mi chiederai cosa c'entra questo con il tuo discorso, te lo spiego subito: noi non siamo amati solamente per le nostre doti fisiche, anzi, noi siamo apprezzati per quelli che siamo dentro innanzitutto, siamo amati per la nostra individualità, per le nostre paure, per le nostre insicurezze, per il nostro entusiasmo, per il nostro ottimismo, per il nostro modo di essere e di vedere le cose, per la nostra predisposizione al bene e all'amore in tutte le sue forme.
Io, giorno dopo giorno, attraverso le piccole cose intendo far miei questi valori, intendo essere visto come un ragazzo semplice, come un ragazzo che nonostante tutte le sue imperfezioni almeno ha un gran cuore, e mi sento giorno dopo giorno più forte ogni volta che qualcuno mi dice "grazie", ogni volta che qualcuno trova in me una spalla su cui piangere, ogni volta che qualcuno si lascia consolare dalle mie parole e si lascia coccolare da me (qua parlo in senso figurato del termine, mi riferisco anche agli amici).
Detto questo torno un attimo al discorso della competizione e dell'inferiorità che tu provi, il fatto di sentirti "perdente".
Ti parlo attraverso le parole di Adalbert Stifter, uno dei maggiori rappresentanti della corrente letteraria del Biedermeier, ovvero la poetica delle piccole cose, la poetica del ritiro al piccolo mondo privato, al piccolo mondo rurale, caratterizzato dagli affetti familiari, dalla cosiddetta "legge mite":
"Una volta mi è stato rimproverato di raffigurare soltanto ciò che è piccolo, e che i miei personaggi sarebbero sempre persone comuni. Se questo è vero, oggi sono in grado di offrire al lettore qualcosa di ancora più piccolo, ossia trastulli di ogni sorta per giovani cuori. [...] Lo spirare dell'aria, lo scorrere dell'acqua, il crescere del grano, l'ondeggiare del mare, il verdeggiare della terra, il risplendere del cielo, lo scintillare degli astri, io li reputo grandi; il nubifragio che si abbatte formidabile, il fulmine che pacca le case, la tempesta che scatena i marosi, il monte che erutta fuoco, il terremoto che seppellisce intere regioni, non li reputo più grandi dei fenomeni sopra menzionati, anzi, li reputo più piccoli, perché sono soltanto effetti di leggi superiori."
Questo è un estratto della prefazione della sua opera "pietre colorate". Dietro ogni pietra si nasconde una storia apparentemente piccola di qualcuno, ma significativamente grande.
Sarà anche il manifesto della rassegnazione, o della mite accettazione di ciò che tanto non può essere cambiato. Il Biedermeier è stanco dei cambiamenti rivoluzionari della sua epoca, si ritira piuttosto nel piccolo ambiente borghese, rappresenta una culla, una bolla protettiva dai mali esterni del mondo.
Ci sono persone che volgono lo sguardo verso l'infinito a contemplare il sole incandescente al tramonto, e chi come me invece si accontenta della luce rossastra del crepuscolo.
C'è chi di notte si sveglia e riesce quasi a sfiorare le stelle e chi, come me, invece si sveglia quando ormai i colori della notte assumono la tenue consistenza dell'alba, aspettando placidamente che il sorgere di un tiepido sole porti con sé una piccola aurora nella sua vita.
C'è chi vive alla luce di un caloroso sole estivo per fare grandi cose, per andare alla ricerca della felicità, e chi invece, come me, si ritira nell'ombra, godendo di un po' di quiete e tranquillità prima che arrivi la tarda estate, portando un po' di mitezza nella sua vita.
Ecco io sono arrivato ad un punto della mia vita in cui sono stanco dei cambiamenti radicali, sono stanco di soffrire per cose che tanto non posso cambiare, preferisco piuttosto farmi cullare da uno spirito di serena rassegnazione, lavorando piuttosto sugli aspetti del mio fisico e del mio carattere che posso migliorare e potenziare.
Spesso sono proprio le piccole cose a rendere le persone comuni persone speciali, innanzitutto per se stesse e poi per gli altri, ed è proprio questo spirito di serena rassegnazione che può portare la pace nel cuore.
Non so se il messaggio di queste parole è passato, c'è bisogno di un po' di sensibilità per capirlo, però vedrai che godendo delle piccole gioie che la vita ti offre ogni giorno, imparando ad apprezzare le piccole cose, riesci a raggiungere la tua più grande felicità.
Per concludere: queste categorie di cui tu parli non esistono, esistono semplicemente ragazzi che amano, ragazzi che si vogliono bene, ragazzi che si appoggiano e si sostengono a vicenda.
Dici di non essere né carne né pesce, di non identificarti in nessuno dei due ruoli, ma tu non devi identificarti proprio in niente, altrimenti risulteresti artificiale, sgraziato, scoordinato, come direbbe Heinrich von Kleist, drammaturgo e scrittore tedesco, pubblicò una delle più belle riflessioni sulla grazia appartenente al patrimonio letterario tedesco.
Riporto qui alcune considerazioni:
Heinrich von Kleist pubblicò nei Berliner Abendblätter una riflessione sul Teatro delle Marionette (Über das Marionettentheater), nella quale esalta i movimenti, la graziosità delle marionette come forma d'arte e di spettacolo, la naturale disposizione dei centri di gravità, e la leggerezza con la quale si muovono, non conoscendo la forza di gravità della terra. Solamente lo spirito del marionettista, immedesimandosi nel centro di gravità e nei movimenti inconsapevoli delle marionette riesce ad avvicinarsi alla loro graziosità, riesce ad intraprendere un cammino dell'anima in grado di condurlo verso lo stato di naturalezza. Infine cita l'esempio di un ragazzo bello che si asciuga il piede dopo un bagno sopra un treppiede: nel farlo ripensa alla statua greca del ragazzo sedicenne visto poco prima a Parigi che si toglie una spina dal piede, si accorge della somiglianza, diventa conscio della sua grazia e bellezza e perde l'innocenza e la naturalezza e diventa artificiale.
Ecco, mano a mano che la riflessione diminuisce e si presenta un atteggiamento istintivo, noi ci avviciniamo a quell'innocenza e naturalezza tipiche delle marionette, e la nostra grazia aumenta.

Percorrendo il corso della mia città andando in facoltà, mi sono imbattuto in una ragazza che nel frattempo stava salendo. Portava con sé uno zainetto e probabilmente stava andando a lezione. Ecco questa ragazza zoppicava, e nonostante questo suo "difetto" fisico (bada che uso le virgolette) trovava la forza per andare avanti, per non abbassare mai lo sguardo verso terra.
Anche questa ragazza nonostante tutto è desiderosa di vivere, anche lei è alla ricerca della sua felicità, è desiderosa di amare e di essere amata, e sai che c'è? E' molto più graziosa lei di molte altre ragazze che si fanno i selfie in spiaggia, perché inconsapevole della sua naturalezza, dell'armonia con cui si muove nonostante la sua condizione, ed è proprio questa sua incoscienza a permetterle di andare in alto, di andare oltre la forza di gravità, di volteggiare in aria, proprio come fanno le marionette.
Sii sempre grato e gioisci di quello che sei, di come ti atteggi, della tua naturalezza, della tua individualità e irripetibilità come persona, perché la vita è una sola e questa è la nostra occasione per viverla appieno.
Spero di non averti annoiato con questo approccio al problema non convenzionale e "letterario", ma del resto sei stato te a dire che tanti psicoterapeuti in passato non sono stati d'aiuto. Spero in parte di averti aiutato, ora però devi essere te a far propri tutti questi spunti di riflessione.
Un abbraccio.
Niko

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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda ccarr » domenica 20 maggio 2018, 11:47

Buongiorno, ringrazio entrambi per le risposte.

@Niko: voglio complimentarmi per la tua bellissima risposta e per il tuo altissimo livello culturale! Complimenti! Certo, occorre sensibilità per cogliere il tuo messaggio e quella penso di averne ma purtroppo, puoi capire, non saprei calcolare in quanto tempo riuscirei a interiorizzare il tuo messaggio. Molto bello l'esempio in cui dici che "l'inconsapevolezza" a volte porta a una spontaneità molto più bella di una sgraziata "artificiosità".

Quanto a te, Alyosha, probabilmente mi hai scambiato con un'altra persona! Io non ho mai avuto una relazione! MAI! Quindi tantomeno con un ragazzo più grande, anzi spesso e volentieri nei miei thread mi lamentavo di essere ancora vergine a 24 anni e accarezzavo l'idea di farlo con "un professionista", infatti se rileggi bene proprio all'inizio di questo thread alludo al fatto che alla fine è successo ed è stato insoddisfacente (magari poi aprirò un argomento apposta nella sezione "gay e sesso"). Comunque, tanto per ricordarti chi sono ecco il mio thread di presentazione, alla seconda pagina c'è anche la tua risposta viewtopic.php?f=6&t=5699&p=52860&hilit=ccarr#p52860 . Forse anch'io non ricordo bene di te, perché ti ricordavo più "spirituale" leggendo le tue risposte anche in altri thread, mo sei diventato quello che dice le cose in faccia? Ebbene come tu stesso ti sei autoprofetizzato, non per aizzare una polemica te la dico anch'io una cosa diretta "sì la tua risposta è stata un po' deludente", non è che essere attivi in un forum vuol dire commentare tutto anche quando non si ha nulla di utile da dire!
c-carr

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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda Alyosha » domenica 20 maggio 2018, 22:32

Si ccarr ti ho proprio confuso e adesso ricordo pure con chi. Ho riletto la discussione e mi spiace perché considera che la risposta che ti ho dato dipendeva dal fatto avessi in mente proprio un'altra persona.
Mi colpivano molto i 14 anni di terapia, sono un periodo molto lungo e in effetti leggendo confermi che ne hai cambiate tante. Non voglio minimizzare il problema, solo che ho ben presente cos'è una terapia psicoanalitica avendone fatta una per 8 anni. So quindi che se non si riesce a scardinare certi meccanismi in quelle sedi, forse non ci si vuole separare da alcune cose.
Imparare a convivere con le proprie ansie, con le proprie ossessioni, imparare ad accettarle è in parte una soluzione. Da come poni la questione almeno la tua difficoltà ad accettarti è un po' "vuota", nel senso di priva di contenuti oggettivi. Sei dichiarato in famiglia e a lavoro e quindi probabilmente il problema è più giù per così dire. Ora rileggendo quello che ti ho scritto, mi rendo conto di aver proceduto come un treno, con poco delicatezza senza dubbio. Però non credo sul serio che se in tutti questi anni tu non sia riuscito ad accettarti, ci possa essere qualcuno che possa riuscire a farti fare questo passo. Penso che i ragionamenti a livello teorico tu li abbia fatti tutti e penso anche che con buon probabilità il problema non sia neanche l'accettazione dell'omosessualità in sé. Fai più riferimento alla tua persona, al tuo modo di essere, che all'omosessualità. Abbracciarsi è un gesto più complesso di quello che si crede, comporta la capacità di guardarsi con una certa clemenza, anche e sopratutto nei proprio lati più cupi. Non dovresti solo accettare la parte di te più "femminile", ma anche quella che la odia. Per come la vedo si tratti più di un far dialogare dentro di sé il femminile e il maschile, che nel tuo caso sono invece più in conflitto. Il maschile è la parte rimproverante, che si nega, come assenza. Ecco sei anche questo un maschile rimproverante, che non riconosce a se stesso la dolcezza, la delicatezza, il bisogno di protezione e di essere rassicurato.
Mi spiace non trovare parole diverse e comunque ti ringrazio per la "spiritualità" che hai attribuito ai miei interventi passati, fa sempre piacere. So quando dico le cose in modo più schietto e quando invece la prendo un po' più larga, tieni presente però che ero convinto di rivolgermi ad una persona completamente diversa e con una storia che non centra nulla con la tua. Non avrei usato un atteggiamento così poco rispettoso di un travaglio lunghissimo. Mi spiace sul serio.

ccarr
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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda ccarr » lunedì 21 maggio 2018, 0:31

Nessun problema Alyosha, è già acqua passata! Ecco, adesso mi sembra di riconoscerti, sono contento che abbiamo chiarito subito quest'equivoco, anzi adesso credo anche di riuscire a capire meglio il tuo consiglio. Comunque, nella fattispecie, si è trattato di cambiare spesso terapeuta (anche per spostamenti miei universitari e non) e anche tipo di psicoterapia (senza escludere farmaci). Le terapie sono comunque durate 2 anni in media, ma c'è chi ho visto anche per 4 anni: dalla psicodinamica, alla psicanalisi classica, alla psicanalisi lacaniana, per poi giungere alla psicoterapia cognitivo-comportamentale (che, a mio avviso, è la migliore almeno per quanto riguarda i disturbi d'ansia); anche se non disprezzo la psicanalisi lacaniana (anzi, amo molto Lacan!) ma bisogna trovare un terapeuta veramente bravo in quel campo. Psicodinamica e psicanalisi classica invece le ho trovate insidiose e, oserei dire, deleterie.
c-carr

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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda Alyosha » lunedì 21 maggio 2018, 15:08

Wow ti sei fatto proprio una cultura in merito! Io per esempio non ho mai voluto neanche chiedere che approccio usasse. Ho sempre temuto di psicanalizzare la mia psicanalista per così dire. Ho un'approccio di mio molto riflessivo ed è stato molto complicato in questi anni seguirla senza porsi troppe domande su dove stessimo andando. Poi credo che al di là delle tecniche le persone contino tanto. Non soltanto rispetto alla bravura, perché è ovvio che come in tutte le professioni c'è chi è più e chi è meno preparata, ma anche proprio rispetto alle simpatie personali.
In realtà quindi non si tratta di 14 anni di terapia veri e propri, ma di tanti tentativi. Scusami mi rendo conto che non è nemmeno l'argomento centrale del tuo post. Era una cosa che mi aveva molto colpito.
Io penso che i disturbi d'ansia siano molto invalidanti. Ne sono io stesso, anche se non sono mai arrivato ad avere veri e propri attacchi di panico. Come ti dicevo penso sia un errore ridurre il problema dell'accettazione ad una questione di omosessualità o effeminatezza. Penso anche che poterne parlare apertamente sia in sé un modo per accettare quanto meno le proprie problematiche.
Contento del fatto che ci siamo chiariti comunque, mi fa piacere poter discutere con serenità con te, di certi argomenti. Certe problematiche sono molto più comuni di quello che si crede ed io stesso me ne sto rendendo pian piano conto.

k-01
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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda k-01 » domenica 8 luglio 2018, 8:50

A me pare che tu non sia contento di te stesso e della tua vita in generale più che non accettare la tua omosessualità. Uno che non si accetta non si dichiara in famiglia e al lavoro.
Non so poi come ti possa essere venuta l'idea che gli omosessuali “maschili“ (forse intendevi dire virili) siano considerati dalla società mentre invece quelli femminili (di serie B) invece non lo sarebbero. A me proprio non risulta.

>Come si fa? Ad accettare quello che non possiamo cambiare?

Ma quello che non puoi cambiare cosa t'impedirebbe? Non puoi porti obiettivi differenti che siano alla tua portata?

ccarr
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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda ccarr » lunedì 15 ottobre 2018, 22:34

k-01 ha scritto:A me pare che tu non sia contento di te stesso e della tua vita in generale più che non accettare la tua omosessualità. Uno che non si accetta non si dichiara in famiglia e al lavoro.
Non so poi come ti possa essere venuta l'idea che gli omosessuali “maschili“ (forse intendevi dire virili) siano considerati dalla società mentre invece quelli femminili (di serie B) invece non lo sarebbero. A me proprio non risulta.

>Come si fa? Ad accettare quello che non possiamo cambiare?

Ma quello che non puoi cambiare cosa t'impedirebbe? Non puoi porti obiettivi differenti che siano alla tua portata?


Ciao k-01, scusa se ti rispondo così tardi, ma ho avuto diversi problemi. Intanto grazie per la risposta, chiarisco subito le tue perplessità. Come dicevo in un mio thread precedente viewtopic.php?f=20&t=6093&start=60&hilit=ccarr dal titolo "perché alcuni sembrano etero e io no?", io credo davvero che chi sia "virile" sia più accettato facilmente sia dagli altri gay che, ovviamente dagli etero stessi in quanto non rappresentanti del vecchio stereotipo del gay "macchiettistico". Devo fare però un'altra premessa importante: io vivo al sud, non so di dove sei tu ma io vivo al sud e in provincia, quindi il fatto che io minimamente "sembrassi" o fossi "sospettabile" (parole non mie) mi ha DISTRUTTO l'infanzia, un'infanzia da dimenticare e in cui desideravo solo essere un ragazzo come gli altri, sebbene io non mi sono mai travestito o fatto cose del genere però ero un bambino "diverso" in qualcosa, la vocina alta, scarso negli sport, sensibile e più amico delle femmine che dei maschi. Detto questo la parola "virile" mi sembra un po' superata anche qui al sud, anche per gli stessi etero perché, grazie a Dio, le cose cambiano. Da un lato, hai centrato il punto: io non accetto proprio ME STESSO e questo viene già affrontato con psicologi e compagnia bella, però più mi avvicino al cosiddetto "mondo gay" più SOFFRO perché vedo che, intanto, questi "cosiddetti" gay al maschile rimorchiano di più, sono più desiderati, e nessuno (almeno nella mia esperienza) è attratto da chi per qualche motivo "sembra". Da un lato, perché qui al sud ci si vuole nascondere (io purtroppo questa cultura orribile me la sono fatto attraverso le chat in cui non sono riuscito ad attirare nessuno sebbene non sono un ce**o ma nemmeno un fi*o). Io questo lo percepisco, spero con tutto il cuore di sbagliarmi, spero che da qualche altra parte del mondo sia diverso (sebbene per ora non posso andare via di casa), mi fa piacere che dove vivi tu "non risulta" ma qui è così e fa male! Io, forse non ho nemmeno molto senso dell'umorismo lo ammetto, però ti racconto un aneddoto: l'altro giorno in un video su YouTube (se vuoi dopo lo linko, se si può fare) c'era una segnalazione telefonica dove un uomo o ragazzo gay diceva "quando dico che sono gay mi si risponde "ah ma non sembri"", invece io non serve nemmeno che mi dichiari perché appaio su tutti i "gay radar" (intendo mentali, non chat) e se io dico "sono gay" mi si risponde "l'avevo capito" oppure "lo sapevo già" perché "si vede" e questa cosa, per me, è come una coltellata nello stomaco, perché una cosa che io stesso ho impiegato tantissimo per capire e "accettare" (e non è pienamente accettata) MI FA MALE che sia così OVVIA agli occhi degli altri (scusa se traspare aggressività nelle mie parole ma parlo da bambino ferito sebbene ho 27 anni). Io non ho mai avuto relazioni, i soli 4 rapporti sessuali (insoddisfacenti) che ho avuto li ho avuti con un gigolò anche per questo motivo (forse, aprirò un thread apposta in "gay e ses*o" come ho già detto); così come anche si dà per scontato che io sia "passiva" quando invece al gigolò, scusa la volgarità, gliel'ho mes*o io! Insoddisfacenti non perché in realtà io sia passivo (anzi io non credo nei ruoli perché io voglio una relazione versatile e al pari come scritto nel libro di Project) tuttavia nel mondo delle chat e degli ignoranti tutto dev'essere "etichettato". Certo, che posso pormi altri obiettivi, ma con questa sofferenza (che è un'ossessione) non riesco nemmeno a studiare come si deve. Sono bravo nel nuoto, ma quando esco dall'acqua quei pensieri ritornano ad assillarmi come prima. Vorrei prendere una botta in testa e dimenticare il mio passato e la mia infanzia dolorosa, fatta di "cose date per scontate", la mia identità complessa (come tutte le identità, né più né meno) ridotta a luoghi comuni.
c-carr

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agis
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Re: Non ci riesco... (scusate lo sfogo!)

Messaggioda agis » martedì 16 ottobre 2018, 0:58

E vabbè siamo alle solite c-carr :) . Son d'accordo con te e condivido l'esigenza che queste "etichette" di cui parli vengano alla fine sottratte da una dimensione totalizzante anche in un comune sentire ma, a ben vedere, questa cosa è già ora perfettamente nelle nostre possibilità individuali: basta pensare che sono loro ad essere "fatti nostri" e non noi "fatti loro" . In quanto "fatti nostri" possono pure tornar comode. Pensa ad esempio se tutte le volte che dici "un milione" dovessi poi prenderti la pena di contarli tutti ogni volta uno dietro l'altro. Dici "un milione" e non ti stai ad arrovellare per la sorte in quel milione dei poveri 14564, 351229, 900999 ecc. ecc. che manco ti sei preso la pena di citare ma, se per ragioni nostre personali, in quel milione, ci interessasse proprio il signor 14564, sarebbe pure alquanto buffo se sentissimo quel milione che è e rimane fatto nostro opporsi normativamente al fatto che ci interessi proprio lui. E così, nel comodo subset dei gay effeminati, vedremo di annoverare, su sua proposta, anche il signor c-carr che sarà anche effeminato epperò ha curiose caratteristiche individuali: lo mette e nuota il che sembrerebbe stridere un po' rispetto a certe visioni stereotipate della femminilità...
ah, a proposito, dimenticavo, cerca di non farti sentir troppo dalle femministe con questa tua visione riduttiva della femminilità altrimenti quelle ti adoperano per far polpette per il macdonald :lol: e comunque mi par di ricordare che già anni fa ti avevo fatto notare che esiste una comoda etichetta anche per gli etero effeminati: metrosexual ^_^. E dunque checc'incastrano eventuali virilità e/o femminilità whatever they mean con la prefernza di genere? :)


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