Parlare con qualcuno che sta male

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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barbara
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Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da barbara » giovedì 14 aprile 2011, 7:43

Ho discusso con Need a friend qualche giorno fa di Thomas Gordon , un teorico importante della comunicazione efficace , che Need ama molto leggere.
E così è nata l'idea di aprire questo topic.
Gordon ha scritto vari libri per genitori, insegnanti ecc sull'arte dell'ascolto.
Libri secondo me molto preziosi per capire come porsi soprattutto davanti a una persona che sta male.
Qui capita spesso che ciò accada, non solo sul forum, ma soprattutto in chat , che qualcuno dica "Oggi sono proprio a pezzi" ; non è facile sapere cosa dire e capita a volte che una risposta data con le migliori intenzioni possa suscitare dall'altra parte una reazione che non ci aspettiamo, proprio perchè l'altra persona è in preda alle proprie emozioni ed è estremamente suscettibile.
Capita che nascano malintesi, fraintendimenti ecc e il dialogo si chiude con una rissa o con un silenzio.

Per evitare ciò possiamo trarre spunto da alcune teorie di Gordon . Dico subito che seguire alla lettera ciò che dice sarebbe una vera rivoluzione copernicana nel nostro modo di comunicare. Siamo stati educati a parlare fra di noi in un modo molto diverso, perciò fare esattamente come dice sarebbe molto difficile, specialmente in una chat o sul forum, dove si hanno a disposizione sono le parole per ascoltare ; non ci si può guardare negli occhi, non si può esprimere una vicinanza. Ma riflettendo su queste teorie , possiamo comunque migliorare il nostro modo di comunicare e , se facciamo un passo falso, accorgerci in tempo e rimediare.

Gordon ha individuato quelle che chiama le barriere alla comunicazione , che sono le seguenti:

1. Dare ordini, comandare, dirigere.
“ Bisogna che tu ...” “Tu devi …”
“Adesso non discutere e fai come ti dico…”

2. Minacciare, avvisare, mettere in guardia.
“E’ meglio per te …, altrimenti …”
“Se non imparerai a difenderti…”

3. Fare la predica, rimproverare.
“Hai proprio sbagliato …”
“La colpa è solo tua …”
“Sta al tuo senso di responsabilità di …”

4. Offrire soluzioni , consigli, avvertimenti.
“Sai che devi fare…?”
“Quello che farei io al posto tuo è …”
“Consentimi di darti un suggerimento …”

5. Argomentare, persuadere con la logica.
“Adesso ti spiego …”
“In realtà le cose stanno così …”
“E' normale che ti accada questo perchè ...”

6. Giudicare, criticare, biasimare.
“Ma non puoi fare così...
“Tu non pensi come una persona matura …”
.
7. Ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte.
“Eccolo qua , mancavi solo tu con le tue paranoie stasera"
“Inutile piangere sul latte versato"
“Strano cne capitino solo a te"

8. Interpretare, analizzare, diagnosticare.
“Ah ma il tuo è il classico caso di ...”
“Tu sei semplicemente stanco …”
“Tu in realtà non vuoi dire questo …”
“Secondo me in fondo infondo il tuo problema deriva da...”
.
9. Fare apprezzamenti, manifestare compiacimenti.
“Bene, io penso che tu stia facendo un ottimo lavoro …”

10. Rassicurare, consolare.
“Non aver paura …”
“Vedrai, ti andrà meglio …”
“Su, fatti coraggio …”

10. Contestare, indagare, mettere in dubbio.
“Perché …?”
“Ma sei sicuro che è andata proprio così?”
“Ma tu cosa hai fatto?”

12. Cambiare argomento, minimizzare, ironizzare.
“Parliamo piuttosto di cose piacevoli, …”


La prima volta che le ho lette , ho pensato : Aiutooooo! Coi miei figli ho sbagliato tutto!!!! :o

Quindi tranquilli. All inizio fa questo effetto ( e anche dopo :mrgreen: ...) Ma prima di passare a quello che dice Gordon sul quello che è opportuno invece dire, mi piacerebbe sapere la vostra opinione.
Vi trovate d'accordo sul fatto che queste risposte bloccano la comunicazione?
A voi cosa viene spontaneo dire a una persona che sta male?
E invece quando vorreste essere ascoltati, quali di questi atteggiamenti vi danno particolarmente fastidio?

Alyosha
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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Alyosha » giovedì 14 aprile 2011, 9:48

Barbara che dirti ho sempre trovato questi approcci psicologici molto interessanti. Mi era capitato nei miei studi di accedere all'ormai storico libro "pragmatica della comunicazione umana", che getta un po le premesse di tutta questa impostazione. Sono buone tecniche per risistemare la comunicazione e le relazioni, sopratutto quando queste tendono a stereotiparsi in dei ruoli come nel caso insegnante-studente. Molte volte nessun o di noi riflette su quello che fa o dice. Il vero problema secondo me è che però tutte queste tecniche di comunicazione, quando vengono assunte senza una reale acquisizione di consapevolezza rischiano di svuotarsi completamente di significato. Inoltre il tipo di relazione cui fa riferimento Gordon sia nell'esempio genitoriale che in quello insegnante adulto è tipico di relazioni asimmetriche (come tutte le relazioni educative) con un soggetto up e uno down. Internet si presta invece molto più a relazioni simmetriche, con individui alla pari e non so quanto quel modello sia efficace, perché presuppone che chi ti ascolta voglia instaurare con te una relazione educativa o meglio "aiutarti". Non ci ragioniamo mai, ma quando chiediamo aiuto o consigli ci mettiamo in una posizione down rispetto ai probabili interlocutori. Internet non sempre è il mezzo idoneo a costruire questo tipo di relazioni, ne sempre vale la pena accettarle, visto che infondo l'interlocutore non lo si conosce proprio e non si capisce a che titolo parli. Manca secondo me una buona analisi dei rapporti simmetrici, perché nei forum ma sopratutto nelle chat non sempre uno si iscrive perché cerca "aiuto", qualche volta vuole solo scambiare opinioni e li un po le cose cambiano.Le relazioni ideali sono quelle che intercambiano continuamente relazioni up/down con relazioni simmetriche, ovvero entrano ed escono continuamente dai ruoli. In qualche misura anche le relazioni educative possono essere concepite così, ma i ruoli restano per così dire fissi, chi educa si mantiene sopra anche quando si pone al livello dell'educato, perché il fine è comunque portarlo al suo livello (o quando succede forse anche al di sopra).
Più in generale per come la vedo io sono teorie che hanno il loro bei vantaggi anche e sopratutto sulla stabilità degli individui, snelliscono di molto la psicoanalisi (si limitano a sciogliere i paradossi comunicativi e ripristinare una buona comunicazione) ma queste stesse teorie presuppongono che non esiste la "personalità" è che la partita si giochi tutto a livello comunicativo. Un tempo ero convinto sostenitore di queste teorie oggi comincio a ridimensionarle un po'.

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Cagliostro
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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Cagliostro » giovedì 14 aprile 2011, 12:42

Le barriere individuate da Gordon nella comunicazione sono i normali comportamenti delle persone adulte che hanno perso la capacità all’ascolto e alla comprensione: sono inaffidabili, incoerenti, instabili, coercitivi, prepotenti.
La visione d’insieme non ce l’hanno perché tutto si limita a quello che loro vogliono e per ottenere ciò che vogliono non si limitano a ordinare, impongono ed esercitano la loro presunta autorità.
Certo è che le teorie di Gordon oggi risultano un po’ datate, si è limitato a trovare gli errori di comportamento e a dare delle direttive sull’ascolto ma non ha focalizzato il vero fulcro del problema che è stato invece trovato da Daniel Goleman con la teoria dell’Intelligenza emotiva.
L'intelligenza emotiva viene definita come la capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere obiettivi.
Daniel Goleman esprime le cinque caratteristiche fondamentali dell’intelligenza emotiva, che ogni uomo codifica interiormente:
1. Consapevolezza di sé, la capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni;
2. Dominio di sé, la capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine;
3. Motivazione, la capacità di scoprire il vero e profondo motivo che spinge all’azione;
4. Empatia, la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto;
5. Abilità sociale, la capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone.
Se solo le persone si concentrassero di più sulla comprensione e l’empatia verso gli altri e non sempre su sé stessi e i propri desideri allora le cose comincerebbero davvero a migliorare.

Per tornare poi agli adulti (in questo caso ai genitori, insegnanti…) la voglia di non ascoltare è diventata un retaggio culturale, così come quella di mettere sempre in dubbio tutto ciò che i ragazzi fanno o dicono minando la fiducia che hanno in sé stessi.
Gli adulti pontificano, giudicano, feriscono, impongono, ma non ascoltano, hanno perso questa capacità dal momento in cui hanno detto “tu non capisci niente, fai quello che io ti dico”: ecco perché i ragazzi non ripongono più fiducia in loro. Non ci si può fidare dell’incoerenza.

E in ultimo quando una persona sta male non servono grandi giri di parole, basta semplicemente dire “io ci sono, adesso”, poi tacere e ascoltare.
Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima
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Felix
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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Felix » giovedì 14 aprile 2011, 13:52

Barbara premetto che quello che dici ha la sua importanza, ma per quel che mi riguarda è in un certo senso limitante.
Ho imparato nel tempo a servirmi di queste piccole accortezze nella comunicazione verbale, e spesso mi piacerebbe che altri le usassero con me.
A volte però penso che nel mio caso siano diventati una vera e propria barriera nella comunicazione, visto che spesso mi rendo conto di non essere in grado di dire quello che penso così come lo penso. Cerco sempre il modo migliore e più diplomatico per interloquire con gli altri, ma spesso mi accorgo di non aver detto le cose giuste al momento giusto per paura di ferire o far chiudere l'altro che mi sta di fronte.

Risultato?
Mi dicono che ho una grandissima capacità di ascolto, che è bello chiacchierare con me (bellissimo ovviamente sentirmelo dire), eppure io sento di restare nascosto. Non so neppure litigare e questo mi pesa tanto. Sembra assurdo, ma a volte avrei proprio il desiderio di farmi una solenne discussione senza stare a pensare alle barriere della comunicazione...

Per il resto sono d'accordo con Cagliostro (che per essere un quindicenne, in proporzione ha già una cultura pari a quella di Pico della Mirandola :lol: :lol: :lol: ): spesso la migliore comunicazione è il silenzio, il dire "coraggio ti sono vicino", cosa che del resto cerco sempre di fare...
E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare, perché mi piace ciò che pensi e che dici, perché in te vedo le mie radici.
...
E ti vengo a cercare perché sto bene con te.

Perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te


(F. Battiato, E ti vengo a cercare/La cura)

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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Cagliostro » giovedì 14 aprile 2011, 14:21

Felix ha scritto:Per il resto sono d'accordo con Cagliostro (che per essere un quindicenne, in proporzione ha già una cultura pari a quella di Pico della Mirandola :lol: :lol: :lol: ): spesso la migliore comunicazione è il silenzio, il dire "coraggio ti sono vicino", cosa che del resto cerco sempre di fare...
Grazie Felix, in realtà il mio nome è Pico de Paperis, il tuttologo :mrgreen:

Scherzi a parte, mi piace studiare, leggere e essere informato, ritengo sia il miglior modo per diventare "grande"
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barbara
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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da barbara » giovedì 14 aprile 2011, 17:30

La comunicazione umana è un fenomeno molto complesso in effetti . Sono contenta che ci si possa confrontare a un livello così alto di analisi.
Concordo con il fatto che ogni teoria diventa necessariamente una semplificazione di un aspetto della realtà e applicarla in modo meccanico ha poco senso .
Le teorie che hai citato , Cagliostro, sull'intelligenza emotiva sono affascinanti .
Attraverso le emozioni possiamo accedere ad ambiti di conoscenza che la nostra parte razionale ci inibisce. Si tratta di un processo di ascolto che si attua su se stessi , prima ancora che nei confronti degli altri.
Pensando a ciò che accade in una chat a volte quando qualcuno sta male è possibile che le emozioni di chi ascolta prendano il sopravvento.
Anche chi ascolta ha le proprie fragilità ; ci sono momenti in cui si è più o meno stanchi ; ci sono parole che colpiscono più di altre.
Se si usano certe barriere, secondo me, il motivo non è solo culturale, e cioè perché si è abituati così . Spesso per la mia esperienza c'è una ragione emotiva.
Se vai a ben guardare cosa succede durante un litigio o quando non ci si comprende, puoi scoprire che c'è uno stato d'animo molto intenso che ha attraversato le due persone .
Puoi intuire che c'è stata come una risonanza fra il racconto di chi parlava e i sentimenti di chi ascoltava. Una risonanza che può diventare molto forte.
Mi viene in mente quando un gesso stride su una lavagna e ti stordisce.
Ma le emozioni hanno un potere molto più forte del suono, perché è un suono interiore, che richiama i ricordi , le ferite, e chissà che altro ancora.
Spesso non c'è lo spazio , né la voglia di capire cosa sia successo.
Ed è un peccato.

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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Volonté Duvall » giovedì 14 aprile 2011, 18:06

Topic azzeccatissimo, Barbara, non posso che ringraziarti per aver postato un argomento del genere.
Approfitto di una pausetta adesso dopo un poco di studio per risponderti.
Le frasi e teorie che hai riportato sono molto interessanti, tuttavia per me si deve giungere a una radicalizzazione, ad una estremizzazione di quelle teorie, ma anche all'esatto contrario, ovvero a un certo, moderato relativismo.
Estremizzazione perchè a mio modo di vedere tali "artifici verbali" vanno proprio eliminati dalla prassi consolatoria o dal ruolo in sè della parola "amico". La medicina migliore è la presenza, è la freqeuenza della presenza, è la fisicità dell'aiuto e del conforto.
Anche i latini dicevano che le parole volano, mentre i fatti restano impressi. Niente di più vero. Tali ghirigori del linguaggio non servono molto a consolare, anzi portano il soggetto consolato in una situazione di inferiorità maggiore, di debolezza acuita dalle parole del consolante.
Più fatti meno parole, insomma.
Relativismo, però, perchè ognuno di noi è diverso, come ha potuto dimostrare Felix.
Le persone possono gradire tali frasi ed espressioni fatte, altre meno. Alcune possono ringraziare, altre mandarti al diavolo (come il sottoscritto). Tutto è relativo, nulla è certo. Dunque, ogni azione, o parola, deve venire dopo un'attenta osservazione dell'individuo da confortare, spronare o consolare.
E un'osservazione ad hoc, fatta come si deve, è un'osservazione da vicino, pelle a pelle, per la quale serve l'utilizzo dei sensi fisici e pratici; bisogna essere dei San Tommaso per giungere davvero allo scopo prefissato, ovvero all'aiutare davvero la persona in questione.
Le parole sono la cosa più banale, semplice, confusa, superficiale, e pavida che la natura ci abbia dato. Per questo sono uno "scrittore" qualunque, ai limiti del cinismo-stoicismo. Agire è ben diverso, è elevare l'uomo alla sua natura più completa, è trasformarlo da pavida e savia colomba ad arguto e formidabile sparviero.
Perchè ahimè, con le parole, non si va da nessuna parte.
Scoprii di essere un Nessuno...di non essere completo.
Proprio come tutti loro, ero venuto al mondo senza un cuore.
Avrebbe fatto qualche differenza?
Se avessi un cuore...allora sarei "qualcuno"?

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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Cagliostro » giovedì 14 aprile 2011, 18:12

barbara ha scritto:Spesso non c'è lo spazio , né la voglia di capire cosa sia successo. Ed è un peccato.
Direi che è la voglia di capire che manca, perché gli adulti sono emotivamente sterili.
Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima
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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Volonté Duvall » giovedì 14 aprile 2011, 18:17

Cagliostro ha scritto:Direi che è la voglia di capire che manca, perché gli adulti sono emotivamente sterili.
Mai fare di tutta un'erba un fascio. Ci sono adulti che sono pozzi di emotività, di lezioni di vita, di dolcezza modesta straordinarie.
Punti di salvezza di un benessere primigenio, ante-guerra, antidiluviano...
Non scagliamo la pietra sugli adulti Cagliostro.
Prima o poi, adulrto lo diventerai anche tu. E allora che farai?
Scoprii di essere un Nessuno...di non essere completo.
Proprio come tutti loro, ero venuto al mondo senza un cuore.
Avrebbe fatto qualche differenza?
Se avessi un cuore...allora sarei "qualcuno"?

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Re: Parlare con qualcuno che sta male

Messaggio da Cagliostro » giovedì 14 aprile 2011, 18:26

Volonté Duvall ha scritto:
Cagliostro ha scritto:Direi che è la voglia di capire che manca, perché gli adulti sono emotivamente sterili.
Mai fare di tutta un'erba un fascio. Ci sono adulti che sono pozzi di emotività, di lezioni di vita, di dolcezza modesta straordinarie.
Punti di salvezza di un benessere primigenio, ante-guerra, antidiluviano...
Non scagliamo la pietra sugli adulti Cagliostro.
Prima o poi, adulrto lo diventerai anche tu. E allora che farai?
Cercherò di essere un adulto diverso da quelli che ho conosciuto fino ad ora.
Citami un adulto con questi requisiti, che non rientri nella categoria dei Santi, quelli che mi circondano sono il deserto assoluto.
Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima
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