Doveri dello psicologo verso i clienti omosessuali

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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barbara
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Doveri dello psicologo verso i clienti omosessuali

Messaggio da barbara » sabato 4 giugno 2011, 17:52

Vorrei aprire una discussione che permetta alle persone di essere informate sui loro diritti durante i trattamenti psicologici.

A tale proposito segnalo un documento elaborato dal Gruppo di Lavoro “Identità di Genere: sviluppo e psicopatologia” - dell'Ordine degli Psicologi della CAMPANIA – , sono vere e proprie “Linee Guida” per informare e facilitare gli psicologi nel loro lavoro con clienti omosessuali.
Le linee guida, che riprendono un lavoro dell’Australian Psychological Society del 2001, sono state organizzate in 4 sezioni:

1. Lo psicologo ed i clienti omosessuali.
2. Le relazioni familiari e sociali.
3. Aspetti etici e deontologici.
4. La formazione.

e si possono scaricare in versione integrale nel sito dell'ordine , nel documento ci sono i NOMI di chi l'ha redatto, cosa che può essere d'interesse soprattutto per chi abita in quella regione.

L'indirizzo web é : http://old.psicamp.it/Articolo.asp?id=1584

Per dare un'idea dei contenuti ho riportato alcuni concetti salienti.

Si ricorda che già dal 1973 l'omosessualità è stata tolta dall'elenco dei disturbi psichici ed è da considerarsi una variante naturale dell'espressione erotica e affettiva. Ed è così che lo psicologo deve considerarla onde evitare di esporre tali persone ad un eventuale aumento del disagio emotivo .
La discriminazione verso gli omosessuali è diversa da quella etnica, religiosa o razziale. Infatti l’intrinseca invisibilità delle persone omosessuali o il volontario nascondimento li rende ancora più vulnerabili e rende più difficile per loro ricorrere alle strategie difensive adottate da altri gruppi o minoranze per alleviare lo stress, per trovare sostegno nella comunità di appartenenza e per affermare la cultura specifica della minoranza nella quale si riconoscono.
La persona omosessuale interiorizza sin dalla prima infanzia, dunque acriticamente e ben prima di scoprire il proprio orientamento sessuale, una serie di stereotipi legati a un'educazione eteronormativa. Stereotipi capaci di provocare nella persona stessa una bassa autostima e un grave disagio psicologico, dovuto al rifiuto che l'ambiente familiare e sociale esprime nei confronti della sua identità.

La prima reazione dei genitori allo svelamento della omosessualità da parte di un figlio/a costituisce spesso un grave turbamento, connotato, generalmente, da rifiuto/negazione. Essi possono vivere tale condizione come un danno all’equilibrio familiare, una messa in crisi dell' immagine del proprio figlio/a e degli eventuali progetti di vita immaginati per lui/lei. In tal senso, la consulenza psicologica deve sostenere i genitori nell’elaborazione dei complessi e conflittuali vissuti connessi con il venire meno dell’immagine idealizzata del proprio figlio/a, affinché la famiglia comprenda che continua ad avere di fronte la stessa persona che ha sempre conosciuto ed amato. Perché i genitori possano capire e accettare pienamente l’orientamento sessuale del proprio figlio/a può essere necessario offrire non solo informazioni specialistiche quanto soprattutto un sostegno attraverso una consulenza (psicologica o psicoterapeutica). Ad essa vanno affiancati supporti specifici da parte di enti e servizi sociali e sanitari, da parte di istituti scolastici e di associazioni che si occupano di sostenere i diritti delle persone omosessuali,#
Queste risorse variano drammaticamente a seconda del luogo di residenza ed è doveroso per lo psicologo conoscere dove possano essere reperite a livello locale, regionale e nazionale
Molti omosessuali inoltre tendono a considerare il partner e i numerosi amici – che magari condividono lo stesso orientamento sessuale – alla stregua di una vera e propria "famiglia alternativa", sebbene non esistano stretti riferimenti parentali o vincoli biologici. Il riconoscimento da parte dello psicologo di queste relazioni affettive come reali legami familiari, può rivelarsi una fonte preziosa di benessere personale per il cliente.

La deontologia professionale

Per il cliente più che avere uno psicologo dello stesso orientamento sessuale, è fondamentale avere di fronte uno psicologo che rispetti il proprio orientamento sessuale , considerandolo “naturale” come quello eterosessuale.

Un altro aspetto cruciale da tenere in considerazione da parte dello psicologo concerne il confronto con le proprie eventuali inconsce componenti omoerotiche: in tal senso, non è sufficiente unicamente un'elaborazione intellettuale né la consapevolezza che esistono pratiche psicoterapeutiche discriminatorie ma è necessario un lavoro emotivo su se stessi.

In relazione all’orientamento sessuale dei propri clienti omosessuali, ci si aspetta dallo psicologo:
- il pieno rispetto di tale orientamento così come della dignità e del diritto alla riservatezza di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni.
-che si relazioni con i clienti omosessuali evitando l’interferenza di stereotipi o di altre forme di pregiudizio (come l’uso di un linguaggio sessista o omofobo) e che si astenga dall’uso di etichette umilianti o dispregiative
- che tenga presente e chiaro il concetto di “non” discriminazione
-che tenga bene in considerazione come un orientamento sessuale diverso dall’eterosessuale “non” è indicativo di un disturbo psicologico.
-che si astenga fermamente dal mettere in atto tentativi di modificare l’orientamento sessuale di una persona attraverso qualsiasi forma di trattamento psicologico.

E' bene ribadire che l’Art.5 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani (datato dicembre 2006) raccomanda agli psicologi un’opportuna formazione professionale ed un aggiornamento continuo relativamente alle tematiche specifiche ed alle competenze necessarie per garantire ai clienti sempre e solo adeguati interventi, senza ingenerare possibili false aspettative (non sostenute, cioè, da idonea preparazione e competenza del professionista ). E' fatto obbligo ad ogni psicologo di rispettare sempre i limiti delle proprie competenze e , se del caso, di suggerire al proprio cliente l’opportunità di rivolgersi ad un altro professionista , qualora non ritenga di avere una preparazione adeguata ad offrire un’efficace risposta.

Uno psicologo non adeguatamente preparato potrebbe considerare l'omosessualità come intrinsecamente patologica oppure attribuire senza alcuna evidenza il disagio del cliente all’orientamento sessuale. In altri casi potrebbe non riconoscere che la sofferenza della persona é determinata dall'omofobia interiorizzata o, ancora, potrebbe attribuire automaticamente ad un cliente un orientamento eterosessuale, o disconoscerne la sua identità omosessuale. Potrebbe inoltre focalizzarsi sull’orientamento omosessuale del cliente laddove non è rilevante, oppure scoraggiare il consolidamento e l’assunzione di un orientamento omosessuale o, ancora, considerare l’omosessualità come sintomo di un disturbo di personalità ed esprimere critiche e giudizi negativi sul tema specifico.

Riguardo all’eventuale utilizzo di strumenti clinico-testologici, lo psicologo deve porre la massima attenzione affinché essi non diventino fonte di discriminazione, evitando il ricorso a strumenti che si basano su una visione discriminante dell’omosessualità in quanto indicativa di patologia.
Ciò è particolarmente vero per alcuni reattivi psicologici sviluppati sulla base di paradigmi teorici ormai superati.
In ogni caso lo psicologo è sempre tenuto ad informarsi su quali siano gli strumenti più recenti, validi ed affidabili.

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