Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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voyager79
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Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da voyager79 » domenica 10 luglio 2011, 13:17

Viviamo in un’epoca dominata da un paradosso: all’aumentare dei mezzi di comunicazione (radio, televisione, cellulare, internet), sembra corrispondere una diminuzione della nostra capacità di comunicare, con importanti conseguenze sul piano sociale. Si parla infatti di “eremiti digitali” per indicare la condizione di isolamento dal mondo reale consentito da tali mezzi.

Umberto Galimberti, nel suo saggio “I miti del nostro tempo”, scrive che ai processi di de-realizzazione alimentati dall’uso incontrollato del computer, si aggiungo i processi di de-socializzazione: “perché è vero che con internet posso farmi amici in America o in Australia, ma che grado di profondità hanno queste amicizie? Come mi addestrano a incontrare gli altri faccia a faccia avendo qualcosa di interessante da dire? Quanto tempo sottraggono alla nostra vita reale e ai rapporti che potremmo avere con chi ci circonda? Con quali danni sostituiremo la comunità reale del vicino di casa, del compagno di scuola, dell’amico al bar con la comunità virtuale delle voci senza volto con cui pensiamo di comunicare via e-mail o con i telegrafici e inespressivi sms?
Che ne è a questo punto della nostra competenza sociale, e quali conseguenze in termini di solitudine, di depressione, di timidezza, per essere ormai divenuti incapaci di quel faccia a faccia dove, oltre a sentire quel che dice l’altro, si percepiscono i suoi moti emozionali, la qualità del suo sentimento, e in generale tutto quel linguaggio che non passa attraverso la parola, ma attraverso il corpo, e che è indispensabile per la formazione di un’identità la quale, al pari della forza di carattere, della fiducia, della determinazione, della perseveranza, non si scarica da un sito web?”

Più avanti parla ancora delle chat, “dove uno è catturato dal piacere di poter liberare la sua fantasia presentandosi agli altri con un’identità sessuale o con caratteristiche fisiche, di età, di occupazione, di stato civile diverse da quelle reali. (…) Il piacere di essere affascinanti, almeno nel mondo virtuale, compensando in questo modo tutte le frustrazioni a cui si va incontro nel mondo reale.
In questo modo chi chatta ha la possibilità di realizzare, anche se solo in modo virtuale, l’ideale del proprio Io, e di sentirsi finalmente ciò che vorrebbe essere e non riesce ad essere. Con queste sensazioni a portata di mano, come fa costui a spegnere il modem e tornare in famiglia o tra gli amici dove nessuno lo crede davvero ideale? Di qui il bisogno irrefrenabile di aumentare le ore davanti al computer che, come una scatola magica, realizza d’incanto e senza impedimenti o zone d’ombra, il sogno della nostra identità agognata.”

Cosa accade se si decide di passare dal virtuale al reale incontrando la persona oltre lo schermo?
“Spesso la realtà delude le aspettative, e allora il sogno si infrange e la delusione, se non addirittura la depressione, riconducono bruscamente alla realtà che non si sa come trattare. Eppure, nonostante la realtà smentisca il virtuale, non per questo ci si astiene, perché se solo il virtuale dà quello che il reale nega, allora si prende casa nel virtuale, riducendo i contatti reali, quelli a tu per tu, ormai divenuti fonte d’ansia e quindi da evitare il più possibile.”

Cosa pensate delle frasi di Galimberti, in particolare riferite alla nostra condizione di omosessualità, vissuta spesso di nascosto e che quindi spesso ci obbliga a trovare sfogo soltanto (o soprattutto) nel virtuale?

voyager79
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barbara
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da barbara » domenica 10 luglio 2011, 15:36

Proprio ultimamente riflettevo fra me e me su quanto internet possa essere un'arma a doppio taglio. Come la televisione e altre opportunità rel resto.
Mi pare che le persone della mia generazione il più delle volte demonizzino eccessivamente internet, specie in riferimento ai giovani. E' facile d'altra parte prendere le distanze da ciò che si conosce poco.
I giovanissimi al contrario lo danno per scontato, rischiando di sottovalutarne i rischi. Certo la sua notevole "comodità" costituisce un'insidia, come dici tu, per chi dovrebbe fare uno sforzo per uscire dal guscio in cui si trova. La noia e la solitudine in fondo sono elementi che spingono a cercare soluzioni nuove, ma se c'è una chat a disposizione puòrisultare più facile restare nel proprio equilibrio pur insoddisfacente che mettere in moto le proprie energie per andare da qualche parte.
Nello stesso tempo confrontarsi nel mondo virtuale può anche offrire spunti nuovi e può aiutare a capire se stessi e gli altri , in modo da facilitare le relazioni "reali" . Ma nel caso di persone omosessuali che devono fingere ogni giorno, quali sono le relazioni più autentiche? quelle reali in cui si recita o quelle virtuali in cui si rivela ciò che si è?

Torrismondo
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da Torrismondo » domenica 10 luglio 2011, 20:40

Ah il mio confessore scrive! :mrgreen: E allora il fedele deve rispondere :P
Secondo me il "pericolo" di stringere conoscenze in qualche modo più labili c'è... e a volte lo si sperimenta. Io tento sempre di non dimenticare che dietro un nick di solito c'è una persona e un cervello. Quindi non è detto che i rapporti che si stringono siano a prescindere negativi, d'altronde è solo un altro mezzo per comunicare. Nel XIX esistevano pure i rapporti epistolari anche tra persone che mai s'erano viste (mi viene in mente Ciaikovskij e la sua protettrice). La natura dei rapporti non lo so quale sia, credo che comunque ad un certo punto la conoscenza diretta della persona non sia da escludere perchè le sensazioni che provi quando qualcuno ti sta davanti fisicamente sono differenti che con uno schermo. A me è capitato di chattare con uno che poi ho scoperto essere della mia stessa scuola, e che mi stava pure cordialmente antipatico... infatti ritrovatici ad un corso non è che ci siamo guardati con chissà quanta simpatia. Quindi anche questo potrebbe essere un problema….
Altra faccia del problema è affidarsi solo alla chat per creare legami di qualsiasi tipo, forse questo è il rischio che si corre... cosa però che dovrebbe essere evitata, magari staccando un po' qualche volta, o facendo altro...
Sul quello che dice barbara sono d’accordo: per noi omosessuali è fondamentale interagire seppur in un primo momento anche solo in via virtuale con persone che possono capire la nostra situazione, o averne provate di simili. E anch’io mi chiedo se sono più vero qui o nella vita reale (ovviamente tra persone che di me non sanno, perché con quelle che sanno sono pressappoco come qua)
Velle parum est: cupias ut re potiaris oportet (Ov. Ex Ponto I 1, 35)

Nemesis

Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da Nemesis » domenica 10 luglio 2011, 21:11

voyager79 ha scritto: “perché è vero che con internet posso farmi amici in America o in Australia, ma che grado di profondità hanno queste amicizie?

“Spesso la realtà delude le aspettative, e allora il sogno si infrange e la delusione, se non addirittura la depressione, riconducono bruscamente alla realtà che non si sa come trattare. Eppure, nonostante la realtà smentisca il virtuale, non per questo ci si astiene, perché se solo il virtuale dà quello che il reale nega, allora si prende casa nel virtuale, riducendo i contatti reali, quelli a tu per tu, ormai divenuti fonte d’ansia e quindi da evitare il più possibile.”
Posso risponderti in due modi.
Il primo è sociologico e riguarda, come avevo fatto cenno in un mio topic, alla diseducazione sentimentale. Le generazioni di adesso sono incapaci di costruire legami stabili e duraturi perché non sono state educate al sentimento, alla cura di sé e dell’altro.
C’è una superficialità nell’affrontare il mondo interiore, e conseguentemente quello che ci circonda, che porta la maggior parte degli individui a costruirsi una vita precaria basata su valori fasulli (bellezza, lusso, soldi, sesso, status symbols...) che non consente di costruire rapporti autentici e conduce quindi ad una progressiva solitudine che viene colmata con mezzi materiali oppure porta a malattie quali depressione, apatia, perdita del senso della realtà.

Il secondo modo di risponderti è più “informatico”. Prima di tutto nessuna tecnologia va demonizzata o sopravvalutata, ci dev’essere sempre un equilibrio e trovarlo dipende dalle persone.
La tecnologia porta con sé pregi e difetti.
Come scrive Eco in “Apocalittici e Integrati” l’uso della tecnologia, specie quella informatica, permette di aprire porte che fino al secolo scorso erano utopie, ma il risultato del suo uso dipende da chi è il fruitore.
Se dietro lo schermo c’è una persona che è sentimentalmente sterile, incapace di costruire relazioni, uno che basa la sua vita sul numero di Dunbar è ovvio che non si otterrano i risultati sperati.
Queste sono tutte quelle persone che prendono la chat come un luogo per combinare incontri, i forum come posti per evadere dalla realtà, che si perdono nei giochi di ruolo o si inventano nuove vite (prendete Second Life) perché non sono capaci di gestire quelle reali.

E poi ci sono quelle persone (poche ahimè) che invece capiscono il reale potenziale della rete e attraverso essa costruiscono rapporti veri, genuini, basati sulla stessa fiducia reciproca che c’è alla base di un rapporto “reale” perché, fino a prova contraria, anche un rapporto on line può essere un rapporto vero.
Pensate a tutte quelle persone che per svariati motivi (salute, lavoro, lontananza forzata) non possono viaggiare, uscire di casa, recarsi da persone che vivono molto lontano: per loro il computer è tutto e nei rapporti che creano ci mettono tutto l’impegno possibile, tutto il sentimento, perché sono davvero rapporti autentici.

La conclusione? Non è la rete che crea cattivi rapporti, sono le persone. Perché, pensateci bene, potete essere presi in giro tanto da qualcuno conosciuto in rete quanto dalla persona con cui avete diviso ogni momento della vostra vita.
Tutto dipende dalle persone.

tatos76
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da tatos76 » lunedì 11 luglio 2011, 1:32

Mi ci ritrovo nelle parole d Galimberti.

Premesso che alla fine la chat un pochino mi aiutato,.
Si scopre una dimensione dove riesci ad essere più te stesso, con il rischio di preferire quasi l'ambiente virtuale al reale. Il fenomeno si accentua se cerchi di sfuggire ad una certa solitudine.

Non penso che l'ambito virtuale vada demonizzato, anche perché posso dire di avere parlato con persone che mi hanno trasmesso più calore umano dal video rispetto alle persone con cui sto ogni giorno per lavoro.
Però bisogna avere i piedi per terra e ricordarsi che è solo 'un mezzo in più'.

Non nego che anche l'effetto del mitizzare, idealizzare, ecc. svanisce di fronte all'incontro reale, ma forse fa parte del gioco e soprattutto se cade significa che il rapporto creato non era poi così profondo, perché bisognerebbe andare oltre (semplice a dirsi ma difficile a farsi).

La delusione più grande si ha a volte quando pensi di poter trovare nel virtuale quello che nel reale non riesci a trovare...per ritrovarti a non saperlo trovare nemmeno nel virtuale e allora incominci a chiederti se il problema sei tu...(frase contorta ma spero renda l'idea).
Ho fatto un patto sai. Con le mie emozioni. Le lascio vivere. E loro non mi fanno fuori. (Vasco)

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Cagliostro
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da Cagliostro » lunedì 11 luglio 2011, 17:57

“Educare significa anche fare conoscere loro l’altra faccia della medaglia: la responsabilità dei nostri comportamenti, anche e soprattutto in Rete”
Con queste parole si è concluso un recente convegno sulla tecnologia informatica tenutosi a Washington D.C. e io non potrei trovarmi più d’accordo, così come condivido la posizione di Eco quando sostiene che non è il mezzo ma l’utilizzo che se ne fa a renderlo un vantaggio o un pericolo.
E’ inutile sostenere che la tecnologia è dannosa se poi tutti possediamo comunque qualcosa di tecnologico, che può essere un cellulare, un computer, un I-pad...
La tecnologia è utile, ha portato un sacco di benefici in questa società moderna.
Parliamo di Internet? Bene, grazie a Internet possediamo una conoscenza e una capacità di informazione e formazione miliardi di volte superiori a quello che i nostri nonni potevano sognarsi di avere.
Siamo liberi di esprimerci, di costruire rapporti con persone lontane che altrimenti non avremmo mai potuto conoscere, possiamo condividere pensieri, emozioni, conoscenze in tempo reale.
E questo è un male?
No, il male, la delusione arrivano quando dall’altra parte dello schermo ci sono persone poco serie che anche nella vita off line non sono capaci di essere maturi, di costruirsi una vita e dei rapporti autentici e dunque anche on line prendono in giro le altre persone, ferendole e ingannandole.
Ma la colpa non è certo del processore, del modem, della chat, del forum o della mail. La colpa è sempre e comunque delle persone, che siano dietro un monitor o al nostro fianco.
Sarebbe meglio farsi un esame di coscienza generale prima di demonizzare Internet, che è la più grande risorsa di questo Terzo Millennio.
Mi sovviene una domanda: ma se Galimberti è contro Internet, come mai pubblica i suoi saggi anche on line? Mistero!
Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana e non sono sicuro della prima
Albert Einstein


Chi semina raccoglie,
ma chi raccoglie si china...
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guy21
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da guy21 » lunedì 11 luglio 2011, 19:56

bè dato che osservavo e ho letto questo post per un pò rispondo anche io dato che è un argomento che mi interessa e che mi preme. hanno ragione gli altri è colpa delle persone, la tecnologia è utile questo è innegabile. il problema secondo me non è avere questi tempi rapidissimi in cui il mondo cambia grazie a nuove scoperte e noi inconsapevolmente non ci accorgiamo di questi cambiamenti e facciamo ben poco per analizzarli e capire cosa è cambiato e con quali conseguenze. infatti molte volte sottovalutiamo internet e tutte le nuove scoperte in realtà bisognerebbe prima educare le masse che permettere di usare queste tecnologie subito. alcuni hanno detto come cagliostro che alcune persone usano queste tecnologie come la realtà e quindi se nella realtà si comportano in un modo anche lì si comportano così. anzi forse ho travisato le sue parole comunque quello che voglio dire è che prima bisogna creare una società solida, sociale e aperta in cui vivere e dopo si possono creare tutte le tecnologie utili a questo mondo. creare nuove tecnologie per poi vedere il mondo che va sempre di più chiudendosi e creandone un altro virtuale ancora di più oscuro non va bene anzi peggiora le cose. ma questo si crea anche perchè il mondo virtuale diventa una seconda casa e la si riempe e la si popola come si vuole. il problema quindi si sono le persone ma sono anche i metodi e i modi per far si che la nuova tecnologia o scoperta sia utile e che non vada a distruggere quello che di buono c'era prima. se adesso vivessimo civilmente con una vita degna di essere vissuta senza le scoperte fino adesso nessuno si lamenterebbe se non avessimo un pc ecc...
il problema quindi diventa quando la tecnologia è già stata inserita e quindi dopo diventa dura farne a meno. quindi bisogna prevenire prima queste cose.
prima si istruisce la massa si migliora la vita con metodi e regole più dignitose più leali e più giuste poi si inserisce la nuova tecnologia. sennò diventa sempre più difficile e andiamo sempre più nell'oscurità e diventiamo sempre meno sociali nel mondo vero. non so se mi son fatto capire, spero di si sennò cercherò di farmi capire meglio la dove possibile.

Muzzle
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da Muzzle » martedì 12 luglio 2011, 0:24

grazie dello spunto di riflessione voyager79, molto interessante..

se posso dire la mia
è vero che le ore che passaimo davanti a un pc per un motivo o per l'altro sono diventate enormi, e come argomentava Castroglio la tecnologia è ovunque e pervasiva (e fichissima direi) ma tutto il pessimismo di Galimberti che ne consegue sull'incapacità di provare/regolare/gestire emozioni può essere vero, nel caso in cui il digitale diventa il solo e unico nostro strumento su cui fondare le relazioni tra persone
Ma allora, come dice Nemesis/Eco ;), il problema è un'altro,
non intenet in se
quanto l'incapacità di integrarlo nel resto della propria vita

anche la tv ha ucciso un sacco di relazioni allora.. (anche senza scvomodare Pasolini)
vi è mai capitato di tronare a piedi a casa in una splendida notte d'estate, con tutte le finestre aperte, e vedere da fuori le famiglie chiuse in casa calamitate davanti alle luci di uno schermo.. beh non vi danno l'impresione di essere finiti dentro un libro du Huxley/Orwell/Bradbury in cui le persone non vivono realmente?
beh ma la tv si può spegnere, o usare in altri modi, senza per questo venire lobotomizzati o demonizzarla in toto.

così come internet può aiutare a superare tutte le cose negative che Galimberti stesso dice, se usato bene e integrato

nel senso non è che se usi il telefono non puoi più capire il non verbale del corpo e quindi creerai dei rapporti "mostruosi".. arriva sempre il momento in cui una telefonata avrà effetti nel tuo mondo "reale" e per quello deve essere usata, ma non potrà mai inglobare totalmente un rapporto tra persone


di conseguenza non nego che internet offra nuovi strumenti per acuire alcuni problemi (timidezza, depressione, solitudine), ma i problemi relazionali non sono causati da "internet" sono reali e esistenti fiori a prescindere dalla rete.
e sappiamo tutti che la soluzione non si può trovare solo in questi surrogati

per l'omosessualità, io sono un neofita in tutti i sensi (di omosessualità, di forum, di forum sull'omossesualità) ma penso che il discorso possa estendersi anche qui,
ognuno usa spazi come questo come crede/vuole/ha bisogno,
non so per la parte "relazionale",
ma se Galimberti teme la creazione di "un mondo fantasioso in cui le persone re-inventano la propria identità" mi sembra di capire che questo sia un posto che smentisca esattamente tutto ciò, perché non ho mai letto cose più reali e personali di quelle che si possono leggere tra le pagine di questo forum

altrove potrebbe anche essere, soprattutto per certi tipi di persone, ma di nuovo il problema non è certo internet in se :)

@guy18 diciamo che istruire la massa non mi suona molto bene (un po' da totalitarismo? ;) ma se intendi educare a una consapevolezza maggiore su tutti i media sono assolutamente d'accordo
Ha aperto la mano sinistra. Così ci ho messo dentro la mia storia.

Nicomaco
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da Nicomaco » giovedì 14 luglio 2011, 13:25

Topic dal titolo amletico …
A me pare che le parole di Galimberti siano, nel loro complesso, condivisibili e non pregiudizialmente ostili all’uso di internet.
Internet è uno strumento utile per mille scopi (informativi, culturali, lavorativi, ludici ecc.).
Ed è certamente utile per relazionarsi con gli altri, compresi noi gay.
Resta però il fatto che internet è per l’appunto solo uno strumento, posto al servizio dell’uomo.
E dunque ha dei limiti oggettivi che non vanno dimenticati.
Uno di questi è dato dal fatto che, se pure interagissimo (come dovremmo sempre fare) in modo assolutamente responsabile (evitando ad esempio di costruirci identità fasulle), la nostra personalità (o umanità) non è assorbibile, né identificabile con la rete, ma rimane un’entità concreta, fatta anche di carne e sangue ...
Una personalità che, per svilupparsi pienamente, richiede oltretutto relazioni egualmente concrete con gli altri.
Questo mi pare voglia in fondo sottolineare Galimberti, quando accenna al fatto che la nostra identità personale si compone anche di corporeità, di forza di carattere, di fiducia, di determinazione e di perseveranza.
Prendiamo ad esempio l’amicizia richiamata dall’autore nel post iniziale.
Internet aiuta certamente a interagire tra persone che vivono in luoghi disparati, creando anche forme più o meno intense di simpatia reciproca.
Tuttavia, da che mondo è mondo, un rapporto di amicizia profondo e pienamente umano (anche dal punto di vista emozionale), ha tendenzialmente bisogno della presenza fisica degli amici.
Anzi, le amicizie più belle sono proprio quelle che implicano una certa e duratura consuetudine di vita insieme: per dialogare, per condividere interessi comuni (che vuol dire fare insieme le cose che ci stanno a cuore), per gioire insieme, per soffrire insieme, per aiutarsi ecc. (su questi aspetti dei rapporti di amicizia ha scritto cose di grande valore, anche per noi omosessuali, Martha Nussbaum – studiosa che mi è particolarmente cara –, nel capitolo dedicato a “I beni di relazione” del suo corposo saggio intitolato “La fragilità del bene”).
Ovviamente dico questo, ben sapendo quanto sia difficile e faticoso costruire relazioni amicali del genere, sopratutto quando si è gay e si desidererebbe che questa parte della nostra personalità non venisse mortificata nelle relazioni con gli altri.
Ma anche sotto questo profilo eviterei di semplificare.
La mia speranza è infatti che ciascuno di noi possa riuscire a trovare un punto di equilibrio per vivere anche nel mondo reale il proprio orientamento.
Ovviamente ricette generali non si possono dare per raggiungere l’obiettivo.
Quello che si dovrebbe comunque rifuggire (almeno io ho sempre cercato di fare così) è l’atteggiamento di chi vuole “o tutto o niente”.
Perché questo sì ci potrebbe portare a delusioni cocenti e a fuggire in mondi ideali o virtuali, rimanendo, però, pericolosamente “ostaggi” del mondo reale.
La verità, vi prego, sull'amore (W.H. Auden)

lallo
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Re: Essere o non essere digitale? Questo è il problema…

Messaggio da lallo » giovedì 21 luglio 2011, 15:02

E' un argomento interessantissimo che tengo d'occhio da un po' di giorni, ripensando a quella che è la mia visione delle cose...è tanto più interessante, considerando che questo è un forum in cui, inevitabilmente, molti di noi cercano un confronto, un momento di condivisione, visto che (parliamo chiaramente), non tutti siamo così fortunati da averne modo nella vita reale. Ovviamente, condivido pienamente con Muzzle che scrive che ognuno usa questi spazi come vuole e ha bisogno...c'è chi tiene più alla parte relazionale, chi più a cogliere spunti tematici per poi riflettere su sè stessi e su ciò che c'è attorno e così via...questo è il bello di Internet: ognuno può fruirne come vuole, per soddisfare i propri bisogni e le proprie necessità, siano transitorie oppure permanenti.
Per quanto riguarda l'aspetto relazionale credo non si possa prescindere dall'evidenza che c'è "differenza" tra realtà attuale (in cui possiamo davvero entrare in contatto con il nostro interlocutore, cogliendone espressioni, gesti, esitazioni e tutto ciò che ci consente di farci un'idea, sfruttando i cinque sensi di cui disponiamo) e realtà virtuale (in cui possiamo comunicare con il nostro interlocutore, possiamo anche vedere il nostro interlocutore, ma, avremo una conoscenza che, probabilmente, resterà frammentaria o apparentemente tale). Tuttavia tengo a sottolineare che, nella mia ottica, parlo di "differenza", ma pur sempre di "realtà"; sono d'accordo a dire che c'è differenza, ma non sono d'accordo se si identifica e si eguaglia la realtà virtuale con la falsità, con qualcosa che, per definizione, non potrà mai avvicinarsi all'autenticità di un rapporto, contestualizzato nella realtà attuale. Ecco, le frasi di Galimberti mi sembra che siano volte principalmente ad enfatizzare questo aspetto ad avvalorare la triste equazione digitale=falso.
Tornando a ciò che chiede Voyager e che in effetti incuriosisce anche me...per noi omosessuali, che frequentemente non riusciamo o non siamo ancora riusciti a proporci autenticamente nella realtà attuale, cosa significa poterlo fare nella realtà virtuale? a questo punto io mi avvicinerei molto più a ciò che dice Eco e cioè che il problema non è il mezzo usato, ma tutto dipende da chi ne fa uso. Con ciò vorrei dire che, omosessuale o eterosessuale che sia, chiunque può decidere di proporsi in modo falso, sfruttando uno strumento che lo consente. Quello che voglio sottolineare è che anche questa è una eventualità, da cui ci si deve guardare bene, ma che, in ogni caso non può essere utilizzata come prova incorrutibile che il digitale propone il falso.
Personalmente, condivido ciò che dice Nemesis (sempre sottolineando la differenza rispetto alla realtà attuale), ritendo che il digitale, se ben usato, consenta di costruire rapporti autentici, sebbene diversi dall'ordinario e con molte mancanze, ma in cui credere e fare affidamento, considerando sempre che chattiamo e comunichiamo con persone, esseri pensanti e che sarebbe quantomeno difficile (per me lo sarebbe senza dubbio) fare ciò, partendo dal presupposto che in ogni caso starei impiegando del tempo a costruire castelli di carta :)
comunque, l'argomento lo trovo davvero interessante e chiaramente ognuno ha la propria visione, che deve essere rispettata (anche la mia potrebbe assumere fattezze diverse nel tempo) :) A sentir parlare di rapporti autentici quando ci riferiamo a qualcosa che si fa davanti allo schermo di un pc e non seduti al tavolo di un bar, immagino si possa avvertire della stranezza...però credo che una stranezza ancora maggiore si colga nel vedere svalorizzato il digitale al punto da identificarlo con uno strumento che predispone ad un comportamento patologico (vedi desocializzazione o derealizzazione, come scrive Galimberti).
La farfalla che volteggia intorno alla lampada finché non muore è più ammirevole della talpa che vive in un buio cunicolo.

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