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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: GAY REPRESSI
MessaggioInviato: venerdì 15 maggio 2009, 17:41 
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Iscritto il: sabato 9 maggio 2009, 22:05
Messaggi: 5112
admin ha scritto:
A commento del post UNA DONNA COMMENTA IL POST "SE UNA DONNA AMA UN GAY" http://nonsologay.blogspot.com/2008/01/ ... donna.html del blog STORIE GAY è stato inserito il 14 Marzo 2008 il seguente commento, che riporto qui come post di apertura della discussione intitolata GAY REPRESSI
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Anonimo ha detto...
Ho appena scoperto questo blog, sento che è serio e mi è piaciuto, e scrivo per via del mio ragazzo. Ho dei seri dubbi sul fatto che sia gay ma represso, dunque non lo ammette nemmeno a sè stesso, e vorrei capirlo, vorrei capire... Nel blog non ho trovato nessun riferimento a questo fatto: come aiutare un uomo, di carattere estremamente rigido e razionale, di 37 anni, a fargli scoprire se è questa la sua vera natura? Cioè, come aiutarlo a venire allo scoperto? Premetto che non siamo in Italia ma in un paese islamico, dove la famiglia tradizionale è sacra e molti gay si rifugiano nel matrimonio x salvare le apparenze, o si nascondono in un hamam, o nei bar riservati a soli uomini...Ho letto i commenti delle donne e apprezzo la loro sensibilità, e la vostra nel riservare uno spazio alle loro storie. Una donna sente, vive e capisce quando qualcosa non va... E se prova amore, cercherà sempre di aiutare. Io però lo faccio anche per un altro motivo: se esiste una bugia, lo voglio sapere. Nel blog si parla di moralità/immoralità gay, ma in fondo si tratta chiarezza e onestà nei confronti di chi sta vicino, uomo o donna che sia, se non è più la persona dei nostri sogni. Scusa se resto nell'anonimato, ma credo che forse la mia domanda sia troppo difficile e forse non troverà risposta. Grazie...
14 marzo 2008 22.24

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RISPOSTA

Cara Amica,
provo a rispondere a quello che ti chiedi. Innanzitutto dividerò la risposta in due parti, una sulle cause della repressione gay e l’altra sul “che fare” in particolare da parte di una donna, nei confronti del suo ragazzo.

REPRESSIONE GAY

1) PERSECUZIONE DEI GAY
La sessualità umana è un’espressione della libertà individuale e la libertà personale in materia sessuale può essere repressa in molti modi, alcuni di essi costituiscono delle vere e proprie forme di persecuzione sistematica fino all’applicazione ancora ai giorni nostri della pena di morte. Il presidente iraniano Ahmadinejad dichiarò in una conferenza alla Columbia University che in Iran non esistono i gay come nei paesi occidentali. Una dichiarazione del genere si commenta da sé. In quelle condizioni il livello di repressione è tale che nessuno si dichiara omosessuale e il matrimonio per i gay è la regola. Per rispetto delle persone che sono costrette a vivere in situazioni simili non direi mai che si tratta di gay repressi ma che si tratta di gay perseguitati e che qualunque loro comportamento che tenda a nascondere la loro identità sessuale è pienamente giustificato, anche quello di fronte alle mogli. Non si tratta di bugie ma di istinto di sopravvivenza.

2) INTOLLERANZA SOCOALE VERSO I GAY
In molti paesi, anche islamici, tuttavia, si assiste a una lenta evoluzione che, se non favorisce realmente la libera espressione di una cultura gay, arriva a non criminalizzare il fatto stesso di essere gay. In situazioni del genere, come quella relativa al paese dal quale mi hai contattato, non esistono “persecuzioni legali dei gay” ma l’opinione pubblica resta comunque mille miglia lontana dal mostrare tolleranza verso i gay. In questi casi si tratta di vera e propria intolleranza sociale verso la omosessualità. Situazioni di intolleranza sociale verso i gay non si manifestano solo nei paesi islamici ma anche in Europa, là dove si sono conservate strutture sociali chiuse e legate a valori di tipo tradizionale. Una spinta ad atteggiamenti di chiusura, se non di omofobia, viene dalla Chiesa cattolica e ci sono ancora, anche in Italia, molte situazioni in cui non consiglierei certo ad un ragazzo gay di parlare apertamente dei suoi orientamenti sessuali. In Italia, in qualche raro caso, complice una educazione familiare molto tradizionale, esistono ancora ragazzi gay repressi al punto tale da sposarsi, nella convinzione di aver superato la propria omosessualità.
La variabilità del quadro della intolleranza sociale verso i gay è tale che non ha senso concreto cercare di classificare i possibili comportamenti di coming out in questo caso. Ma devo sottolineare che in alcune situazioni il costo del coming out può essere altissimo. Ho visto ragazzi gay costretti ad emigrare perché nel loro paese non avrebbero trovato lavoro e sarebbero stati ostacolati nei modo più vari. In ogni caso, la valutazione del rischio del coming out compete esclusivamente a chi lo deve mettere in pratica. Si tratta di una scelta personalissima, come quella del matrimonio, che non può essere condizionata da nessuna richiesta di chiarezza, da chiunque provenga, per il semplice fatto che le conseguenze del coming out in regime di intolleranza sociale sono tutte e soltanto della persona che si dichiara. Rispondo in modo diretto alla domanda specifica: “e l’eventuale compagna di uno di questi ragazzi?” L’eventuale compagna, se vuole può andare per la sua strada ma deve ricordarsi che il coming out non è il suo ma è un atto personalissimo e rischioso da parte del ragazzo. Ho visto con i miei occhi situazioni di autentico linciaggio morale a seguito di pettegolezzi scatenati da confidenze improvvidamente affidate ad amiche da una ragazza che aveva ricevuto il coming out del suo ragazzo. Sottolineo un’altra cosa che può non essere gradita alle donne innamorate di ragazzi gay, un ragazzo gay può avere un interesse concreto a dichiararsi ad un altro ragazzo che lui pensa essere gay per creare i presupporti di un eventuale legame di coppia, in quel caso il rischio ha una giustificazione oggettiva, nel caso del coming out verso la ragazza, invece, al rischio non corrisponde alcun possibile beneficio, tanto più se il rapporto con quella ragazza è stato costruito a puro scopo di facciata. Spetta al ragazzo, valutati molto attentamente i livelli accettabili di rischio, scegliere se, eventualmente, fare coming out davanti alla sua ragazza, ma non vedrei assolutamente il farlo come un obbligo e non farlo come una bugia.

2) INTOLLERANZA FAMILIARE VERSO I GAY
La più comune e la più insidiosa forma di repressione dai gay, sia nei Paesi arabi che in Europa è quella familiare. Delle forme persecutorie e dell’intolleranza sociale si ha in genere piena coscienza e le si riconosce come tali, mentre l’intolleranza familiare viene assorbita gradualmente e progressivamente, si tratta in sostanza di un veleno della liberà che tende ad estinguerla fin dall’origine. La mancanza di libertà è chiaramente avvertita quando si passa da un regime di libertà ad uno di assenza di libertà o quando si confrontano scenari di libertà e scenari di repressione, ma quando si cresce in un ambiente repressivo e quando si ricevono informazioni da una sola fonte non si ha nemmeno coscienza dell’esistenza di una possibile libertà e la repressione diventa un abito mentale profondamente interiorizzato e vissuto come proprio. Modelli del genere hanno caratterizzato anche la cultura europea fino all’avvento di internet. Ancora oggi, in Europa, un ragazzo non riceverà mai a scuola una educazione sessuale seria e meno che mai riceverà informazioni corrette sull’essere gay (basti pensare che spesso l’educazione sessuale è di fatto delegata ai sacerdoti e agli insegnanti di religione che, data la condanna a priori della omosessualità da parte delle Chiesa, non sono certo le migliori fonti di informazioni sulla vita gay). Ancora oggi, in Europa, ben difficilmente un ragazzo avrà la possibilità di parlare di sesso con i suoi genitori e meno che mai avrà la possibilità di parlare con loro di omosessualità. Fino a pochi decenni fa, le uniche informazioni sulla omosessualità si potevano ritrovare su pochi libri seri che un ragazzo avrebbe avuto difficoltà a comprare e avrebbe dovuto accuratamente nascondere. Il peso della intolleranza familiare sta progressivamente diminuendo, specialmente tra i ragazzi più giovani, grazie alla diffusione di Internet che in tempi recenti ha cominciato a diffondere un modello di omosessualità come normalità che, lentamente, sta prendendo piede. La stessa parola gay, fino a vent’anni fa praticamente un tabù per i ragazzi benpensanti, è ora di uso comune e le implicazioni di scherno o di ironia stanno progressivamente sparendo. Dove non c’è internet, o internet non è libero, però, la situazione è ancora come era in Italia 30 anni or sono. I casi in cui l’intolleranza familiare spinge i ragazzi gay a sentirsi etero, almeno in Europa, oggi come oggi, sono limitati a situazioni nelle quali un ragazzo è spinto in modo automatico e totalmente disinibito verso la sessualità etero in età estremamente precoce, in casi dal genere un ragazzo giovanissimo può fare le prime esperienze etero che possono avere un valore anestetizzante per anni ma, ci tengo a sottolinearlo questo ragazzi non dicono bugie alle loro ragazze, si sentono sostanzialmente etero. Anche in questo caso, quindi, non parlerei di bugie né di inganni.
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UNA DONNA VUOLE PORTARE IL SUO RAGAZZO A DICHIARARSI GAY

Più volte sul forum di Progetto Gay è stato affrontato questo tema, ed è venuto fuori molto opportunamente il termine di “crocerossine” per definire le ragazze che vogliono aiutare il loro ragazzo ad accettarsi come gay. Riassumo brevemente i termini della questione.
Una ragazza che si rende conto che il suo ragazzo è gay, se vuole fare una cosa buona, lo deve lasciare andare per la sua strada. Ogni tentativo di “aiutare” e visto dal ragazzo gay come una indebita ingerenza se non addirittura come una forma di violenza mentre serve alla ragazza a sentirsi una brava ragazza... Nel caso del commento dal quale ha preso lo spunto il post, con un ragazzo di 37 anni, in condizione di forte stress ambientale, pretendere la chiarezza è sostanzialmente una forma di violenza. Se una cosa ha senso fare da parte delle ragazze legate affettivamente a ragazzi gay, è sempre e in ogni caso lasciare al proprio compagno la massima liberà e non pretendere nulla... Tra accettare e capire c’è una differenze enorme, l’amore, a qualunque livello, è accettazione, chi cerca una spiegazione non è in grado di accettare senza condizioni. Per rispondere con la massima chiarezza: se una ragazza si rende conto che il suo compagno è gay lo lasci a sé stesso e non concepisca su di lui progetti di nessun genere che, anche sotto l’apparenza delle migliori intenzioni, rischiano di celare un atteggiamento predatorio.
Mi rendo conto che la nostra lettrice potrà non gradire una risposta come questa ma, per l’esperienza che ho del mondo gay, so per certo che i ragazzi gay non amano le “crocerossine”.



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