Il mio disagio.

Solitudine, emarginazione, discriminazione, omofobia...
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Alyosha
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Re: Il mio disagio.

Messaggio da Alyosha » mercoledì 7 settembre 2011, 17:05

Dal mio punto di vista l'avversione ad uscire e conoscere nuove persone e ad intessere rapporti (parlo per esperienza personale) risiedono nella non-accettazione di noi stessi. Mi spiego meglio. Io dico a me stesso di essermi accettato o comunque riconosco di essere gay... il problema poi è: interiorizzo o esteriorizzo? Regredisco in me stesso o progredisco con gli altri?
Dal mio punto di vista invece ci sono persone riflessive e profonde che proprio non ce la fanno ad adattarsi alla superficialità imperante diffusa in molti ambienti (non solo quello gay). Esistono associazioni, gruppi giovanili o anche solo comitive dove è possibbile un confronto serio, un dialogo autentico oltre che la possibilità di essere accettati nella proprio "particolarità" e luoghi in cui non ha senso neanche provarci. In questi ritrovi gay, per carità, probabilmente in un primo momento ci si sente anche a casa, liberi di essere se stessi fino in fondo e probabilmente un certo sentimento di "appartenenza" scatta pure, poi ci si accorge che (al di là di giudizio morali) tutto scorre troppo in fretta, tutto è già programmato e le relazioni sono sempre troppo corte per essere reali. Non so se mi sono accettato o meno, ma so che con certi ambienti non ho nulla a che spartire. Può essere utile conoscerli, comunque è una realtà da tenere presente, ma per quello che ho visto la gente e superficialotta e monotematica. Si tratta di impressioni di fondo, perché per carità non ho avuto modo di conocerne neanche mezzo. Proprio non dubito che sia gente dalle mille sofferenze e profondità, ma questso mi avvilisce di più, perché mi accorgo che è proprio il contesto che ti abitua a ragaionare in un certo modo.
Non so fino a che punto è gente che ha accettato la proprio omosessualità o piuttosto l'ha invece stereotipata, ammanzita in uno schema dal finale sempre noto. Insomma la vita è fatta di scelte e più gay o non-gay uno si ritrova a scegliere se vivere per cose che hanno un certo valore o cose che non ne hanno alcuno.

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Alecto
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Re: Il mio disagio.

Messaggio da Alecto » mercoledì 7 settembre 2011, 18:32

boy-com ha scritto:
Dal mio punto di vista l'avversione ad uscire e conoscere nuove persone e ad intessere rapporti (parlo per esperienza personale) risiedono nella non-accettazione di noi stessi. Mi spiego meglio. Io dico a me stesso di essermi accettato o comunque riconosco di essere gay... il problema poi è: interiorizzo o esteriorizzo? Regredisco in me stesso o progredisco con gli altri?
Dal mio punto di vista invece ci sono persone riflessive e profonde che proprio non ce la fanno ad adattarsi alla superficialità imperante diffusa in molti ambienti (non solo quello gay). Esistono associazioni, gruppi giovanili o anche solo comitive dove è possibbile un confronto serio, un dialogo autentico oltre che la possibilità di essere accettati nella proprio "particolarità" e luoghi in cui non ha senso neanche provarci. In questi ritrovi gay, per carità, probabilmente in un primo momento ci si sente anche a casa, liberi di essere se stessi fino in fondo e probabilmente un certo sentimento di "appartenenza" scatta pure, poi ci si accorge che (al di là di giudizio morali) tutto scorre troppo in fretta, tutto è già programmato e le relazioni sono sempre troppo corte per essere reali. Non so se mi sono accettato o meno, ma so che con certi ambienti non ho nulla a che spartire. Può essere utile conoscerli, comunque è una realtà da tenere presente, ma per quello che ho visto la gente e superficialotta e monotematica. Si tratta di impressioni di fondo, perché per carità non ho avuto modo di conocerne neanche mezzo. Proprio non dubito che sia gente dalle mille sofferenze e profondità, ma questso mi avvilisce di più, perché mi accorgo che è proprio il contesto che ti abitua a ragaionare in un certo modo.
Non so fino a che punto è gente che ha accettato la proprio omosessualità o piuttosto l'ha invece stereotipata, ammanzita in uno schema dal finale sempre noto. Insomma la vita è fatta di scelte e più gay o non-gay uno si ritrova a scegliere se vivere per cose che hanno un certo valore o cose che non ne hanno alcuno.
Bhè, indubbiamente hai colto nel segno! Io però mi riferivo all'uscire non necessariamente per andare in ambienti culturalmente stereotipati. Può darsi, credo, che il chiudersi in sé stessi, data la nostra situazione, sia dovuto al non-accettarsi. Da qui, la paura di venire allo scoperto e la rassegnazione. Non lo so se riesco a spiegarmi, non sono mai stato tanto bravo con le parole...
Ti faccio i miei complimenti boy-com e ti ringrazio! La tua riflessione ha finalmente tradotto quello che pensavo in lingua avatar, e ho capito che questi sono i miei pensieri su certi ambienti e stereotipie culturali. Non sono adatto a determinati stili di vita, li considero lontani da me e non potrei intraprenderli. Questioni di scelte, questioni di carattere... Si, indubbiamente! Certe volte provo invidia per quelli che sono così sai!? Almeno loro riescono a sentirsi bene con loro stessi, anche se si ammassano in locali/feste da raduno WWF-pretezione specie in estinzione. Ma possibile che non ci possa essere altro che il sesso in quelle teste!? Riconosco che è importante, capperi... C'è ben altro cui godere!! Sarà che sono ipersensibile... Boh...
La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. (A. Merini, Terra d'amore)

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Re: Il mio disagio.

Messaggio da barbara » mercoledì 7 settembre 2011, 18:37

Dado ha scritto:Grazie di nuovo barbara. Ho letto quello che mi hai detto, come dovrei comportarmi? Mi stupisco che i miei pensieri sono scritti esattamente nella pagina da te riportata. Se mi innamoro di un etero? :| Questo mi porta il pensiero a giuliux67vr, spero tu stia meglio.
Dado , non aggiungere alle attuali preoccupazioni quelle futuribili... Non credo ci siano esperienze "obbligatorie". Magari non ti succederà mai questa cosa.
Oggi ho copiato e incollato per te alcune citazioni sul tema dell'omofobia interiorizzata. Ci sono anche i riferimenti ai testi per chi vuole approfondire l'argomento.


L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non è nulla di vergognoso, non è un vizio né una degradazione e non può essere classificata come malattia […]. Molti individui altamente rispettabili del passato e del presente sono stati omosessuali e tra loro alcuni degli uomini più celebri che siano mai esistiti (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci ecc.). È una grande ingiustizia ed anche una crudeltà perseguitare l’omosessualità come un crimine.50

S. Freud Lettera a Mrs N. N., 1935, in Isay, Essere omosessuali, cit., pag. 1.




È da evidenziare che la nostra omosessualità è parte sostanziale della nostra identità, non perché vi sia
alcunché di intrinseco ad essa, ma perché tale l’ha resa l’oppressione sociale

Altman The End of Homosexual?, in AA.VV., Social Perspectives in Lesbian and Gay Studies



La nostra malattia non sta nell’essere omosessuali, ma nell’averne il senso di colpa”

C Levi Il lavoro di presa di coscienza, Fuori, n. 12, primavera 1974, in Pini,
Omicidi, cit.,



“L’omofobia internalizzata può essere definita come un insieme di sentimenti e atteggiamenti negativi verso caratteristiche omosessuali in se stessi e verso l’omosessualità nelle altre persone”.

Shidlo, Citazione riportata da Pietrantoni in La gestione dello stigma antiomosessuale:
omofobia internalizzata ed autostima,



“La costruzione della propria identità omosessuale risulta così uno dei processi più dolorosi e laceranti che si possa chiedere a un essere umano”
“Per poter accettare la mia identità omosessuale, io dovrò, per prima cosa, riuscire a sgrovigliare chi, fra me e la società, sbaglia. Devo riuscire a dimostrare a me stesso/a che la società mente”

Dall’Orto, L’identità omosessuale,



Quando uomini e donne omosessuali non dovranno più spendere così tanta energia e tempo nel nascondere e camuffare se stessi e nel trovare modi segreti per esprimere il loro amore e la loro sessualità, allora ci sarà una liberazione di energia creativa da cui trarrà beneficio tutta la società.
Ai gay [e alle lesbiche] viene richiesto uno sforzo enorme per mantenere un senso di dignità e di autostima in una società che rimane ostile a loro ed alla loro sessualità. Saranno necessari un impegno ed una convinzione ancora maggiori perché la nostra società riesca a infonder un senso di autostima, salute emotiva e benessere ai gay [e alle lesbiche] attraverso il riconoscimento di ogni tipo di relazione amorosa.

Isay, Essere omosessuali,


In realtà, la liberazione omosessuale, come nuova coscienza, è in grado di contribuire alla crescita dell’accettazione della diversità umana [in generale], della consapevolezza che noi tutti possediamo un potenziale di amore e di relazione umana assai più grande di quanto le strutture sociali e culturali ci abbiano mai consentito di rivelare
Altman, The End of Homosexual?,

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Alecto
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Re: Il mio disagio.

Messaggio da Alecto » mercoledì 7 settembre 2011, 18:44

barbara ha scritto: La nostra malattia non sta nell’essere omosessuali, ma nell’averne il senso di colpa”

C. Levi Il lavoro di presa di coscienza, Fuori, n. 12, primavera 1974, in Pini,
Omicidi, cit.

“La costruzione della propria identità omosessuale risulta così uno dei processi più dolorosi e laceranti che si possa chiedere a un essere umano”
“Per poter accettare la mia identità omosessuale, io dovrò, per prima cosa, riuscire a sgrovigliare chi, fra me e la società, sbaglia. Devo riuscire a dimostrare a me stesso/a che la società mente”

Dall’Orto, L’identità omosessuale.
Ti ringrazio Barbara per queste tue parole. Grazie davvero. Mi fanno stare meglio!
Ancora grazie.
Un abbraccio
La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. (A. Merini, Terra d'amore)

barbara
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Re: Il mio disagio.

Messaggio da barbara » mercoledì 7 settembre 2011, 21:17

Ciao Alecto , benvenuto!
visto che hai toccato l'argomento dell'isolamento ti lascio questo link .
Oggi mi sento bibliotecaria o forse dovrei dire archeologa, visto che il topic è del lontano ottobre 2010. :shock:


viewtopic.php?f=21&t=893

è una specie di sondaggio sull'argomento. Spero ti possa dare qualche spunto di riflessione.

sunshine86
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Re: Il mio disagio.

Messaggio da sunshine86 » venerdì 9 settembre 2011, 0:48

barbara ha scritto:L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non è nulla di vergognoso, non è un vizio né una degradazione e non può essere classificata come malattia […]. Molti individui altamente rispettabili del passato e del presente sono stati omosessuali e tra loro alcuni degli uomini più celebri che siano mai esistiti (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci ecc.). È una grande ingiustizia ed anche una crudeltà perseguitare l’omosessualità come un crimine.50
S. Freud Lettera a Mrs N. N., 1935, in Isay, Essere omosessuali, cit., pag. 1.

È da evidenziare che la nostra omosessualità è parte sostanziale della nostra identità, non perché vi sia
alcunché di intrinseco ad essa, ma perché tale l’ha resa l’oppressione sociale
Altman The End of Homosexual?, in AA.VV., Social Perspectives in Lesbian and Gay Studies

La nostra malattia non sta nell’essere omosessuali, ma nell’averne il senso di colpa”
C Levi Il lavoro di presa di coscienza, Fuori, n. 12, primavera 1974, in Pini,
Omicidi, cit.,

“L’omofobia internalizzata può essere definita come un insieme di sentimenti e atteggiamenti negativi verso caratteristiche omosessuali in se stessi e verso l’omosessualità nelle altre persone”.
Shidlo, Citazione riportata da Pietrantoni in La gestione dello stigma antiomosessuale: omofobia internalizzata ed autostima,

“La costruzione della propria identità omosessuale risulta così uno dei processi più dolorosi e laceranti che si possa chiedere a un essere umano”
“Per poter accettare la mia identità omosessuale, io dovrò, per prima cosa, riuscire a sgrovigliare chi, fra me e la società, sbaglia. Devo riuscire a dimostrare a me stesso/a che la società mente”
Dall’Orto, L’identità omosessuale,

Quando uomini e donne omosessuali non dovranno più spendere così tanta energia e tempo nel nascondere e camuffare se stessi e nel trovare modi segreti per esprimere il loro amore e la loro sessualità, allora ci sarà una liberazione di energia creativa da cui trarrà beneficio tutta la società.
Ai gay [e alle lesbiche] viene richiesto uno sforzo enorme per mantenere un senso di dignità e di autostima in una società che rimane ostile a loro ed alla loro sessualità. Saranno necessari un impegno ed una convinzione ancora maggiori perché la nostra società riesca a infonder un senso di autostima, salute emotiva e benessere ai gay [e alle lesbiche] attraverso il riconoscimento di ogni tipo di relazione amorosa.
Isay, Essere omosessuali,

In realtà, la liberazione omosessuale, come nuova coscienza, è in grado di contribuire alla crescita dell’accettazione della diversità umana [in generale], della consapevolezza che noi tutti possediamo un potenziale di amore e di relazione umana assai più grande di quanto le strutture sociali e culturali ci abbiano mai consentito di rivelare
Altman, The End of Homosexual?,
Sono citazioni molto belle!!!


Grazie Barbara!!! :roll:

barbara
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Re: Il mio disagio.

Messaggio da barbara » sabato 10 settembre 2011, 9:35

Ciao Sunshine!!! Mi sa sempre piacere ritrovarti. Spero che tu stia bene.
Un augurio per tutti i progetti a cui tieni in questo momento.
Spero che la visione descritta nell'ultima citazione si trasformi presto una realtà . Lo spero per tutti noi. :)

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